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BNL: Più uniti e più forti!

3 - Fisac Cgil

Cresce la partecipazione allo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della BNL, sempre più convinti delle ragioni della mobilitazione. sempre più forte la determinazione a salvare l’integrità della nostra Azienda e la volontà di tutti di non arrendersi ad un piano industriale scellerato

Persino gli stitici dati aziendali, comunicati in modo che non si possa ricostruire un dato complessivo di quanti lavoratori hanno scioperato, quanti hanno lavorato e quanti erano assenti per altri motivi, unitamente all’ambiguità sul computo dei colleghi in smart working, confermano ampiamente che la seconda giornata di sciopero dei lavoratori della BNL, proclamata contro le aberrazioni di questo piano industriale, ha fatto segnare un sostanzioso incremento delle adesioni.

Un risultato spinto in avanti dalla crescente consapevolezza delle lavoratrici e dei lavoratori della banca, di quale sia la reale posta in gioco, senza distinzione tra Rete e Direzione Generale.

Questo gruppo dirigente deve ancora una volta interrogarsi sulla propria inadeguatezza a gestire una transizione delicatissima.

Una dirigenza che invece di traghettare una azienda tradizionalmente coesa e orgogliosa di sé nella complessità del mondo digitale, sta lavorando per dividere e minare le basi della coesione aziendale e per traghettare in scatole e scatolette dall’incerto destino lavoratori e lavorazioni.

La risposta della comunità aziendale di BNL è stata ancora una volta all’altezza della sfida e coerente con la propria storia centenaria.

Solidarietà da tutto il settore, e non solo, per un comune destino, spirito di sacrificio e senso della responsabilità collettiva! Con questi presupposti ci avviamo alla nuova procedura ed al confronto con l’Azienda.

Roma, 25-01-2022

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN




BNL: lo sciopero non si tocca

Ancora una volta respinto l’attacco al diritto di sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori di BNL

Nonostante, infatti, l’azienda abbia provato in ogni modo ad impedire il nuovo sciopero, non ci è riuscita NEANCHE STAVOLTA!!!

È stato inutile per la banca ricorrere alla Commissione di Garanzia una prima volta e successivamente presentare una seconda opposizione.

Rispettate da parte nostra le ulteriori indicazioni della Commissione, RESTA LA PIENA LEGITTIMITÀ della proclamazione del nostro sciopero del prossimo lunedì 24 gennaio.

Lo sciopero, dunque, è confermato.

Non saranno i capziosi cavilli giuridici con cui BNL si diletta a vanificare l’azione di protesta. Proseguiamo con la mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici di BNL!

In questo modo assicuriamo a tutti i colleghi di far sentire la propria voce in un momento difficile come questo, e in risposta a questo atteggiamento aziendale che, oramai è palese, tenta in ogni modo di fermare una legittima e doverosa protesta. Invano!

Roma, 21/01/2022

 

Le SEGRETERIE NAZIONALI

Le SEGRETERIE DI COORDINAMENTO GRUPPO BNL

FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN


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BNL: mobilitazione su tutti i fronti, dagli scioperi ai tribunali

BNL, il 24 gennaio sarà ancora sciopero

 




BNL: mobilitazione su tutti i fronti, dagli scioperi ai tribunali

3 - Fisac Cgil

Le organizzazioni sindacali, di fronte ad uno scenario sempre più critico per il futuro di tutte le lavoratrici ed i lavoratori della Bnl, ritengono che la mobilitazione sia l’unica risposta efficace per contrastare l’arroganza aziendale.

Una mobilitazione da declinare su tutti i fronti: con le assemblee, con gli scioperi, con il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti, ma anche sul piano legale. Una mobilitazione per rafforzarci al tavolo di confronto, dove ancora confidiamo di poter individuare soluzioni diverse e condivise.

Per questo motivo, per la prima volta, le organizzazioni sindacali, unite in un fronte comune, hanno deciso di costituire un coordinamento nazionale degli avvocati che segua gli sviluppi della situazione sotto il profilo tecnico giuridico.

Le eventuali azioni legali che le lavoratrici ed i lavoratori intenderanno intraprendere sono naturalmente individuali – come è noto, in Italia, non esiste per questo genere di contenzioso la possibilità di una class action; ma la strategia che si è intrapresa è quella di nominare un avvocato per ciascuna sigla sindacale, che funga da supporto per quello che riguarda tutti gli aspetti connessi alle procedure di cessioni di ramo d’azienda.

Un coordinamento al quale sottoporremo la documentazione che di volta in volta abbiamo acquisito e che acquisiremo, ma anche per organizzare assieme a tutti i colleghi delle riunioni nelle quali poter dare una risposta ai tanti dubbi ed alle preoccupazioni che ormai albergano nell’animo di tutti, cosa che avverrà anche grazie a informazioni e istruzioni che forniremo a tutte le lavoratrici ed i lavoratori. Risposte sul profilo sindacale, ovviamente, ma quindi anche sul piano giuridico in vista delle possibili azioni legali che si profilano all’orizzonte: esito non voluto ma che, se permane l’atteggiamento di indisponibilità da parte dell’azienda, diviene sempre più plausibile. Atteggiamento che potrebbe aggravarsi poiché l’azienda sta mettendo in atto maldestri tentativi di far sottoscrivere ai colleghi oggetto di cessione accordi individuali con clausole pericolose e un inaccettabile “ricatto” sotto forma di rinuncia a diritti fondamentali come quello di fare ricorso, a fronte della concessione di garanzie di fatto inconsistenti: eventualità in cui invitiamo tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti nelle operazioni di cessione a non esitare nel contattare le rappresentanze sindacali aziendali.

Un’ azienda – e con essa anche le altre coinvolte in questa deprecabile situazione – a cui abbiamo risposto unitariamente a livello sindacale. Forse sarà necessario che anche l’azienda dia delle risposte, stavolta non a noi ma ai giudici.

Nei prossimi giorni si svilupperà il confronto sulla procedura di cessione dei 7 rami del back office. È l’ultima occasione: o si trova una soluzione complessiva a tutte le questioni sul tavolo (mobilità geografica e funzionale; carenza di organico; pressioni commerciali; minore presenza sul territorio; ritardo nelle assunzioni concordate; cessione del ramo d’azienda dell’IT; cessione dei rami del Back Office), oppure la lunga stagione di conflitto permanente continuerà in azienda e sarà affiancata da un contenzioso senza precedenti.

Roma, 14/01/2022

 

Le Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo Bnl
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN


 

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BNL, il 24 gennaio sarà ancora sciopero




BNL, il 24 gennaio sarà ancora sciopero

3 - Fisac Cgil

Da mesi le scriventi Organizzazioni Sindacali si confrontano con la controparte aziendale alla ricerca di una soluzione a questa drammatica parentesi nella storia della nostra comunità aziendale.
II Sindacato ha impiegato, e continuerà a farlo nel rispetto della sua missione, le migliori energie alla ricerca di una responsabile mediazione volta a salvaguardare la dignità delle donne e degli uomini di BNL.

La Banca continua a dimostrarsi sorda alla rivendicazione delle persone alle quali deve i risultati positivi che il management si è affannato a sbandierare nei mesi scorsi.

Rivendicazioni semplici, che tutelino gli individui che tanto hanno sostenuto l’azienda col proprio lavoro e con molti sacrifici nei precedenti piani industriali.

Non possiamo — tollerare l’arrogante ostinazione dell’A.D., dei suoi manager e della proprietà francese: sono intollerabili le cessioni di ramo e continueremo ad urlarlo, come pure non passerà in cavalleria la riorganizzazione auspicata dalla banca, con le gravi ricadute previste in particolare per la rete.

Le Organizzazioni sindacali hanno proclamato una nuova giornata di sciopero per il prossimo 24 gennaio! Intanto, come noto, e successivamente all’avvio dell’iter per lo sciopero, la Banca ha avviato la procedura per la cessione dei rami inerenti il back office(APAC).

Scioperiamo contro tutte le misure inique contenute nel piano industriale:

  • la chiusura di 135 filiali e le ricadute in termini di mobilità funzionale e geografica;
  • la cessione del pacchetto di controllo di Axepta;
  • la carenza di organico nelle filiali e le pressioni commerciali
  • il modello presenza sul territorio;
  • il ritardo nel numero di assunzioni concordate negli accordi sindacali relativi alla cosiddetta Q100.
  • l’esternalizzazione mediante cessione del ramo d’azienda dell’IT;
  • il progetto di esternalizzazione mediante cessione dei rami d’azienda del Back Office.

Scioperiamo per tutti questi motivi, scioperiamo tutti!




BNL: oltre l’arroganza, c’è il ridicolo

 

3 - Fisac Cgil

La BNL si scontra con una scomoda realtà ed inventa il suo tasso di adesione allo sciopero!

La Bnl dopo aver tentato goffamente e scandalosamente di boicottare sciopero, ricorrendo ad ogni genere di ostruzionismo e non rinunciando a forme di becero pseudocrumiraggio, ora la spara grossa sul tasso di adesione allo sciopero, rendendo pubblico un dato, il 29,8%, assolutamente ridicolo e fuori dalla realtà.

Sui territori l’80% di filiali chiuse e gli uffici deserti sono un dato inconfutabile. Bnl accetti la sfida e spieghi come ha computato il tasso di adesione. Ci dica, ad esempio:

  • quanti sono in termini assoluti gli aderenti allo sciopero;
  • quanti sono stati i presenti sul luogo di lavoro;
  • quanti i colleghi in malattia, in ferie, in aspettativa;
  • quanti in smart working.

O semplicemente taccia, perché l’oltraggio verso le sue donne e i suoi uomini ha superato davvero ogni limite di decenza.

Le lavoratrici ed i lavoratori di Bnl non si sono fatti intimorire finora dall’arroganza e dalla spregiudicatezza di un management senza scrupoli, e non si faranno scoraggiare oggi da questo vergognoso tentativo di rendere vana l’azione di lotta e di solidarietà che ha unito il popolo della Bnl.

Il Sindacato, con vigore rinnovato dall’entusiastica adesione all’azione di lotta, continuerà agguerrito una battaglia che, per esclusiva volontà dell’AD e del suo advisor, del COO e dell’azionista, sarà necessariamente ancora più cruenta.

Le organizzazioni Sindacali, raccogliendo molto serenamente la plateale sfida lanciata dall’azienda, si impegnano sin da subito affinché le grida di dissenso dei lavoratori arrivino in tempi rapidi ancora più chiare e manifeste!


 

In merito alle ragioni dello sciopero, leggi anche:

BNL: uno scontro senza precedenti




BNL: una rottura scontata

 

3 - Fisac Cgil

 

Comunicato Stampa

Le soluzioni innovative di Bnl? La rinuncia del lavoratore all’inalienabile diritto a fare causa!

“La rottura delle trattative tra Bnl e Sindacato è la logica conclusione della sorda arroganza con cui questa azienda si è presentata ad ogni incontro e che si evince in modo chiaro dalla comunicazione di chiusura in risposta alle istanze sindacali. Questa Bnl considera i lavoratori oggetto di scambio.

Una clausola di rientro della durata di 20 anni applicabile solo in casi eccezionali e realisticamente difficilmente realizzabili, e soprattutto subordinata all’inaccettabile condizione della rinuncia da parte dei lavori oggetto di cessione al diritto di ricorrere in giudizio e tutelare i propri interessi. Ciò significherebbe un accordo contra legem che il sindacato non firmerà mai.

Questo è un inaccettabile attacco al diritto ed alla dignità del lavoro oltre che al buon senso e all’intelligenza dei lavoratori e del Sindacato.

La gravità di questa pretesa da parte della Bnl risulta ancor più evidente di fronte al rischio di illegittimità dell’intera operazione.

È evidente che l’intenzione dell’azienda è solo quella di liberarsi di 900 lavoratori: infatti hanno ripetutamente rifiutato di confrontarsi su soluzioni complessive”.

Lo dichiarano le Segreterie Nazionali di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin in riferimento alla chiusura della procedura di cessione di ramo d’azienda del Banking Service Platform (IT) che riguarda 270 lavoratori.

Roma 24 12 2021

 

Le Segreterie Nazionali




BNL: lo sciopero è imminente!

IO SCIOPERO!!!

 

Dopo un acceso confronto, le Organizzazioni Sindacali e la banca hanno condiviso che sarà possibile revocare la giornata di ferie del 27 dicembre a chi lo richieda entro venerdì 24 dicembre, con contestuale ripianificazione del giorno entro il 31.12 o, in casi particolari, entro il 10 gennaio 2022.

Gli interessati, dunque, potranno richiedere lo spostamento del giorno di ferie eventualmente fissato per il 27 concordando la ripianificazione col proprio responsabile.

Lo sciopero è un diritto che tutti devono essere liberi di esercitare!

 

Roma, 20/12/2021

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL

 

 

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BNL: il 27 dicembre IO SCIOPERO!

 

 




BNL: il 27 dicembre IO SCIOPERO!

3 - Fisac Cgil

Le decisioni aziendali nel piano di ristrutturazione illustrato alle organizzazioni sindacali sono inaccettabili.

Il piano presentato, che include esclusivamente strategie di contenimento dei costi, senza alcuna indicazione espansiva che valorizzi la nostra azienda e le lavoratrici ed i lavoratori che ne sono il motore principale, è inaccettabile.

L’atteggiamento della controparte, chiuso ed arrogante, non disponibile ad alcuna forma di confronto costruttivo basato sull’ascolto reciproco, è inaccettabile.

Le lavoratrici ed i lavoratori, intervenuti numerosi alle moltissime assemblee che si sono tenute sui territori, sono stanchi di tutto questo. Chiedono un cambio di rotta sostanziale nel loro modo di lavorare, nelle opportunità di crescita formative e professionali. Chiedono di vivere in un’azienda che ne valorizzi l’esperienza, la professionalità e l’impegno. Che ascolti le loro esigenze e che ne consideri gli sforzi, anziché guardarli dall’alto come fossero dei numeri in una casella.

Le organizzazioni sindacali di Bnl, dopo un lungo e travagliato periodo di incontri, nei quali hanno cercato responsabilmente di instaurare un dialogo costruttivo con un’azienda sorda a qualsiasi proposta, altrettanto responsabilmente ritengono di dover chiamare tutte le lavoratrici ed i lavoratori allo sciopero.

Il 27 dicembre siamo tutti chiamati a far sentire la nostra voce. Una voce che per troppo tempo è rimasta inascoltata, generando frustrazione e preoccupazione in tutti noi.

È la voce del lavoro, quello fatto di impegno, sacrificio e senso di appartenenza nonostante tutti gli sforzi compiuti dall’azienda per farci sentire soli. Invece, il 27 dicembre siamo chiamati ad essere tutti uniti, consapevoli che solo attraverso una risposta forte a questa banca spersonalizzata e spersonalizzante, avremo la possibilità di tornare ad essere considerati come persone, lavoratrici e lavoratori. Scioperare è un nostro diritto, ma anche un dovere che ci assumiamo con l’obiettivo di migliorare la condizione, tanto lavorativa che personale, di ciascuno di noi.

Ricordiamo a tutti che al datore di lavoro è vietato in maniera assoluta chiedere in anticipo a chiunque se aderirà o meno allo sciopero. Il lavoratore non deve far altro che astenersi dall’attività lavorativa: scioperare è un diritto anche se si è già inserito un giorno di ferie o altro permesso, che è vostro diritto revocare. Ci giungono a tal proposito numerose segnalazioni di ostruzionismo da parte dell’azienda, che starebbe rifiutando la revoca dei permessi già inseriti: vi invitiamo a segnalare prontamente alle Organizzazioni Sindacali episodi simili che ledono un diritto.

Roma, 16/12/2021

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo
BNL FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN




Pubblicità regresso e sciopero generale

Se è vero che la pubblicità è lo specchio di un paese, quello che abbiamo visto nelle ultime settimane deve preoccuparci, e non poco.

In almeno tre campagne pubblicitarie, infatti, abbiamo visto un’immagine del lavoro e dei lavoratori che sarebbe poco definire degradante.

Il primo caso, quello di cui si è parlato tanto, è quello di Renatino e della sua dedizione alla produzione di parmigiano. Per farci capire come dovrebbe essere un vero lavoratore, lo spot ci mostra un povero disgraziato che, dall’età di 18 anni, lavora 365 giorni l’anno e che, come gli viene chiesto dai ragazzi in visita al caseificio, in vita sua non ha mai visto il mare, né Parigi, né messo gli sci. Una vita annullata nel nome della produzione.
Si è detto che quella è un’opera di finzione, che non bisogna esagerare a criticarla, che magari è solo un copione scritto male.

Per questo fa ancora più effetto la campagna pubblicitaria di Amazon, azienda talmente refrattaria ai diritti dei lavoratori da suscitare la preoccupazione di Amnesty International.
La campagna pubblicitaria in corso mostra diversi lavoratori che tessono le lodi del loro munifico datore di lavoro. Tra loro c’è Gianluca, che di sé ci racconta: “Ho smesso di studiare, è il mio grande rimpianto”. Ma per fortuna è arrivata mamma Amazon ad accoglierlo tra le sue braccia.  “L’importante è rialzarsi”. Perché lavorare per Amazon è un traguardo, niente a che vedere con i parassiti che non si rialzano e campano di sussidi. Gianluca ci dice che “imparo cose nuove”, perché “siamo fatti per fare cose grandi”, e “l’importante è crederci”. Imparare a leggere codici a barre, accatastare scatoloni, spostare pedane rappresenta evidentemente un patrimonio al quale una persona deve ambire, altro che quella cultura inutile, con la quale non si mangia: bisogna produrre e ringraziare chi, con spirito mecenatesco, è disposto persino a pagare le persone alle quali offre la possibilità di una simile crescita professionale.
Ma lo spot più inquietante della campagna è quello che ha per protagonista Mohamed. Di sé ci racconta: “la mia frase preferita è (poi dice qualcosa in arabo), che vuol dire non smettere di lottare“. Ma cosa significa per Mohamed lottare? Significa impegnarsi per ottenere condizioni di vita dignitose? Per evitare ad esempio, come raccontano i suoi colleghi del mondo reale, di dover urinare dentro una bottiglia perché mamma Amazon non concede loro neanche il tempo di andare al bagno? No, lottare significa dare tutto sé stesso per permettere al suo datore di lavoro di continuare a trattarlo come un oggetto, una bestia da soma. Eppure Mohammed è grato all’azienda: “Mia sorella è nata con disabilità” “I miei  genitori sono molto contenti perché riesco a aiutarli economicamente”. Alla fine Amazon si è accollata il mantenimento di uno straniero, e questo viene fatto passare non come il corrispettivo (inadeguato) per un duro lavoro, ma come un atto di pura generosità.
Quello che fa male è pensare che le persone che vengono mostrate sono probabilmente veri lavoratori, che hanno recitato un copione molto più inverosimile di quello di Renatino, non si sa quanto volontariamente. La memoria torna ai film di Fantozzi, quando il Megadirettore Galattico si rivolge ai dipendenti chiamandoli “Cari inferiori”.
Inferiori costretti a fare tutto ciò che serve a compiacere i loro padroni e, nonostante questo, condannati a sorridere e ringraziare chi li fa sì lavorare, ma al tempo stesso li priva di ogni prospettiva di una vita dignitosa.

L’ultimo caso emblematico di quanto poco valore venga ormai dato agli esseri umani è quello di uno studio legale che si autocelebrava per essere stato premiato come miglior studio legale d’Italia. Il suo merito? Aver aiutato un’azienda, la GKN di Campi Bisenzio, a cacciare 430 dipendenti: un’operazione della quale, evidentemente, è giusto vantarsi pubblicamente.
Ora, a parte il fatto che lo stesso studio legale è stato sconfitto in appello dalla Fiom di Firenze che giustamente ha commentato: “Chissà cosa spetterà a noi che contro di loro abbiamo presentato e vinto un ricorso in Tribunale per atteggiamento antisindacale!” l’essere arrivati a sventolare come un trofeo l’aver messo sul lastrico centinaia di famiglie rappresenta un punto di non ritorno nella considerazioni di quelli che evidentemente non vengono più viste come persone.

Si dirà che si sta esagerando, che in fondo sono solo spot. Ma gli spot sono evidentemente realizzati seguendo le indicazioni dei committenti, che guarda caso sono le nostre controparti, e che evidentemente ci tengono a dare questa immagine di loro e dei loro dipendenti. Le stesse controparti che sbraitano contro il reddito di cittadinanza, perché vorrebbero pagare i lavoratori, che tanto generosamente mantengono, meno di un sussidio di povertà, ma per farlo avrebbero bisogno che quel sussidio non esistesse.

E’ contro questa visione del mondo che la Cgil sciopererà assieme alla Uil il prossimo 16 dicembre. Una visione del mondo che chiunque attribuisca un valore alle parole “giustizia” e “solidarietà” non può che rifiutare.

Qualcuno dirà che per noi è diverso, che la categoria dei bancari non ha nulla a che vedere con i personaggi degli spot citati.
Eppure in ognuno di noi c’un po’ di Renatino: ogni volta che facciamo straordinario senza farcelo pagare, ogni volta che restiamo in ufficio durante la pausa pranzo per finire un corso online, ogni volta che rinunciamo alle ferie perché le campagne commerciali vanno completate…
In ognuno di noi c’è un pizzico di Mohamed: quando vendiamo ad un cliente un prodotto non adatto a lui solo perché dobbiamo raggiungere un “obiettivo sfidante” , quando guardiamo i dati di vendita ed abbiamo paura di ritorsioni perché sono inferiori a quello che ci era stato chiesto. È normale aver paura di andare a lavorare?
Ogni filiale che viene chiusa in un piccolo paese è la nostra GKN, e dietro quelle chiusure, decretate non perché le banche abbiano problemi economici ma solo perché gli utili non bastano mai, ci saranno dei dirigenti premiati. Premiati per aver contribuito a spopolare un centro abitato.

Dobbiamo, com’è giusto, approfondire i motivi dello sciopero.
Possiamo parlare del fatto che nei prossimi mesi l’Italia riceverà dall’Europa oltre 190 miliardi di Euro per il programma Next Generation UE, e del fatto che questa somma arriverà nell’unica nazione industrializzata nella quale gli stipendi sono mediamente più bassi rispetto a 30 anni fa.

 

Potremmo aspettarci che questa montagna di denaro venga investita in modo da elevare le retribuzioni e migliorare il tenore di vita delle fasce più deboli. Ma il governo non ha nessuna intenzione di usare questi soldi  per ridurre le diseguaglianze, fedele alla teoria dello sgocciolamento tanto in voga tra le destre: i soldi si danno ai ricchi. I poveri potranno contendersi le briciole che cadranno dalla loro tavola, e dovranno pure ringraziare. Una teoria che ha prodotto effetti devastanti: oggi in Italia oltre un lavoratore su 10, pur percependo uno stipendio, è sotto la soglia di povertà.

Potremmo parlare di pensioni, del fatto che in Europa siamo il paese con l’età pensionabile più alta, di un governo che si era impegnato a ricercare con i Sindacati possibili forme di flessibilità ma poi di questo argomento non ha voluto parlare.

Potremmo parlare della mancanza di prospettive per chi inizia a lavorare tra salari da fame, contratti a singhiozzo, pensioni con le quali non potranno mantenersi da vecchi.

Potremmo parlare di scuole, di sanità, di ambiente, di disabili, di pari opportunità, degli oltre 100 miliardi annui di evasione fiscale… tutti temi sui quali il Governo non apporterà migliorie.

Decidere se aderire o meno ad uno sciopero significa schierarsi, dall’ una o dall’altra parte. Partecipare allo sciopero è un modo per ribellarsi, per provare a rifiutare, per noi ma soprattutto per i nostri figli, una società che contrappone pochi padroni (e i loro rappresentanti), e tantissimi “inferiori” sempre più poveri, sempre più sfruttati, sempre più privati di diritti.
Chi non sciopera afferma implicitamente che le cose vanno bene così come stanno. Ed è una posizione legittima. Però poi perde il diritto di lamentarsi, magari venendo tra qualche anno a chiederci: “Dov’era la Cgil?
Noi ci saremo, come ci siamo sempre stati. E stavolta speriamo di essere davvero in tanti.




Fisac e Uilca: INSIEME PER L’EQUITA’ E LA GIUSTIZIA SOCIALE

3 - Fisac Cgil

Lavoratrici e lavoratori bancari, assicurativi, della riscossione, del credito cooperativo e delle Authorities

INSIEME PER L’EQUITA’ E LA GIUSTIZIA SOCIALE

Sciopero generale di 8 ore giovedì 16 dicembre 2021


La pandemia ha colpito duramente il nostro Paese, da un punto di vista economico e sociale.

Si sono persi un’enorme quantità di posti di lavoro, tante imprese sono state costrette a chiudere, sono cresciute precarietà e povertà, si sono approfondite vecchie e nuove disuguaglianze.

I dati ufficiali dicono che i più colpiti sono stati il lavoro dipendente e le pensioni.

Il Parlamento sta discutendo la Legge di Bilancio predisposta dal Governo.
Alcune proposte avanzate dal Sindacato confederale sono state recepite, ma l’intervento più importante – quello in materia fiscale – è pericoloso nell’impostazione e sbagliato nel merito e non coglie il profondo disagio che si vive nel Paese, in particolare da parte di chi è più debole e più fragile.

Infatti, mentre sono stati destinati a sostegno delle imprese 170 miliardi, vengono destinati alla riduzione delle tasse solo 8 miliardi di euro, secondo questa logica:

  • 1 miliardo va a diminuire l’IRAP a carico delle imprese (il che equivale a 1 miliardo in meno per il Sistema Sanitario Nazionale)

7 miliardi sono destinati alla riduzione della pressione fiscale per le persone fisiche.

In tale ambito la manovra fiscale produce inoltre l’effetto di favorire notevolmente meno chi ha più bisogno infatti:

con un reddito tra i 20 e i 35.000€ lordi annui, si avrà un beneficio fiscale medio di 115€ all’anno. Per i redditi più bassi poco o nulla.

Inoltre:

  • Vengono ridotte da cinque a quattro le aliquote IRPEF con l’effetto che si andrà a premiare chi dispone dei redditi più alti, indebolendo ulteriormente il criterio della progressività della tassazione;
  • nulla è previsto per la lotta all’evasione e all’elusione fiscale.

Questo vuol dire non dare risposta alle attese di gran parte del lavoro dipendente e delle pensioni, con la conseguenza di aggravare le disuguaglianze.

È una legge di bilancio che va cambiata, va resa più giusta.
Il Paese ha bisogno di un fisco giusto, di una lotta concreta all’evasione fiscale, di soluzioni che puntano all’inclusione e alla giustizia sociale e di supportare concretamente tutto il lavoro dipendente e le pensioni, che garantiscono da sempre il pagamento puntuale delle tasse e il sostegno ai consumi.

Dobbiamo uscire al più presto dalla pandemia e riprendere la via della crescita: lo dobbiamo fare unendo il Paese, riducendo precarietà e disuguaglianze, investendo sullo sviluppo dell’occupazione e su un lavoro dignitoso per tutte e tutti.

Per tutti questi motivi CGIL e UIL hanno deciso di proclamare lo sciopero generale nella giornata di giovedì 16 dicembre, e Fisac Cgil e Uilca sostengono la mobilitazione che riguarderà anche il settore del credito (Banche, BCC, Banca d’Italia, Authorities), tutto il comparto assicurativo e la riscossione.

Le iniquità delle misure fiscali previste e le incertezze che gravano sul futuro dei criteri pensionistici impattano in modo diretto anche sui nostri settori e serve un segnale chiaro di contrarietà a tale situazione.

Partecipiamo convinti portando le attese e le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori dei settori finanziari italiani.