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Appalto Assicurativo: lo sciopero SNA non sia scaricato sui dipendenti

Sciopero SNA e diritti dei/delle dipendenti

Siamo venuti a conoscenza, in questi giorni, che lo SNA ha proclamato un’azione di protesta nei confronti di IVASS indicendo uno sciopero, con chiusura delle Agenzie, per l’intera giornata di martedì 27 aprile 2021.

Non entrando nel merito delle questioni alla base della protesta, chiariamo che le conseguenze di una vertenza sindacale degli agenti non devono in nessun modo essere scaricate sui/sulle dipendenti che hanno il diritto a svolgere la propria prestazione lavorativa.

Al/alla dipendente quindi non dovrà essere arrecato nessun danno economico e normativo: le ore di lavoro eventualmente non svolte il giorno 27 aprile, per la chiusura delle agenzie decisa dagli agenti, non potranno comportare alcuna riduzione di stipendio né l’obbligo di fruire di una giornata di ferie o di permesso retribuito art. 42 ccnl.

Roma, 26 aprile 2021

 

Le Segreterie Nazionali
First CISL – Fisac CGIL – Uilca – FNA




Coronavirus. Sindacati: bancari non protetti, via a mobilitazione e sciopero

I sindacati bancari Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin preparano la mobilitazione della categoria, a partire da domani, e minacciano lo sciopero: i dipendenti del settore, tra i quali si registrano molti casi di positività al Coronavirus, non operano in condizioni di sicurezza. Ciò perché i dispositivi individuali (mascherine chirurgiche) necessari a proteggere le lavoratrici e i lavoratori non sono stati distribuiti né sono disponibili gel igienizzanti e guanti.

«Preso atto dei provvedimenti governativi, che comprendono tra i servizi che restano garantiti i “servizi bancari e finanziar”, ma “nel rispetto delle norme igienico-sanitarie», Vi dichiariamo che ci riserviamo ogni iniziativa di tutela collettiva, fino allo sciopero» scrivono i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Masi ed Emilio Contrasto – in una lettera spedita questa mattina all’Abi, a Federcasse, a tutte le banche, e, per conoscenza, al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, oltre che alle rappresentanze sindacali aziendali e di gruppo.
In mancanza di urgente positivo riscontro, da parte Vostra e/o direttamente da ciascuna Associata, ci riterremo liberi di assumere, a partire dalla giornata di martedì 24 marzo, ogni necessaria iniziativa di tutela dei nostri rappresentati» si legge nella lettera firmata dai segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin.
Vi abbiamo espresso una forte e unitaria richiesta di chiusura, per almeno 15 giorni, di tutti gli sportelli bancari, che oggi rappresentano purtroppo punti di diffusione del contagio; a tale richiesta ci avete risposto negativamente» aggiungono Sileoni, Colombani, Calcagni, Masi e Contrasto.

«Abbiamo sottoscritto con ABI un Protocollo” contenente «misure di prevenzione, contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19 nel settore bancario», che impegna ABI e quindi le Associate a garantire standard di sicurezza adeguati alla gestione dell’emergenza. Nel Protocollo si è condiviso che “la prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone adeguati livelli di protezione”. Il decreto “Cura Italia” definisce ulteriori e necessari strumenti di protezione individuale, prevedendo, all’art. 16, che in mancanza di presidii organizzativi che garantiscano la distanza di sicurezza minima, i lavoratori siano dotati dei dispositivi di protezione individuati dalla stessa legge. Le “mascherine chirurgiche” rientrano tra questi dispositivi di protezione individuali necessari; dispositivi che, insieme a gel igienizzante e guanti, sono peraltro già da tempo in uso generalizzato nei supermercati, ma a tutt’oggi non sono in dotazione dei lavoratori del nostro settore, che pertanto non operano in condizioni di sicurezza. Ne è conferma il numero di operatori bancari già contagiati.

Il Presidente del Consiglio non ha accolto la nostra istanza, conseguente al Vostro diniego, di provvedere per via legislativa alla sospensione dell’attività delle filiali bancarie; anzi nel DPCM di ieri 22 marzo ne ha confermato l’operatività, rendendo necessario, per la gestione della emergenza, questa nostra ulteriore iniziativa, anch’essa emergenziale, di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori» osservano le organizzazioni sindacali.

Roma, 23 marzo 2020

 

I Segretari Generali
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – Unisin
Lando Maria Sileoni – Riccardo Colombani – Giuliano Calcagni – Massimo Masi – Emilio Contrasto

 




Sciopero agenti Gruppo Generali: i dipendenti hanno diritto a svolgere la prestazione lavorativa.

Siamo venuti a conoscenza, in questi giorni, che gli Agenti aderenti al “Gruppo Agenti Generali Italia” (GA–GI) hanno proclamato un’azione di protesta nei confronti di Generali Italia indicendo uno “sciopero”, CON CHIUSURA DELLE AGENZIE, perl’intera giornata di lunedì 18 novembre 2019.

Secondo quanto riportato nei comunicati stampa del GA-GI, l’obiettivo dell’iniziativa di mobilitazione degli Agenti è quello di far arrivare, in modo unisono, ai vertici aziendali la richiesta di “poter lavorare meglio con efficienza e con il rispetto di tutti: clienti, agenti, dipendenti amministrativi e organizzazione produttiva” … che nasce non solo a causa di croniche “disfunzioni informatiche” ma anche da tutta una serie di “problematiche, assuntive e liquidative”, che negli ultimi anni “hanno attanagliato sempre di più l’attività quotidiana degli Agenti”.

Pur comprendendo le questioni evidenziate, desideriamo chiarire che l’azione di sciopero degli Agenti dovrà essere gestita, dagli stessi, in modo tale da non avere alcun riflesso negativo sull’esatto adempimento delle obbligazioni retributive e normative convenute nel contratto di lavoro con i dipendenti e, quindi, non dovrà ricadere negativamente sulle lavoratrici e sui lavoratori né, tantomeno, procurare loro un danno.

Conseguentemente, anche considerato che si prevede, da parte dei datori di lavoro, che il giorno 18 novembre p.v. sarà inibito qualsiasi collegamento con i sistemi informatici della Compagnia, fermi restando la chiusura dell’Agenzia, qualora definita, ed il “non utilizzo” degli strumenti di lavoro “informatici”, qualora lo stesso venga impedito, i dipendenti avranno in ogni caso il diritto, attenendosi alle prescrizioni operative indicate dal datore di lavoro, di svolgere la propria prestazione lavorativa e non potrà essere loro imposta la fruizione di una giornata di ferie, il cui utilizzo non potrà che essere, eventualmente, frutto di libera scelta da parte del dipendente che lo porti ad effettuare, nel caso, specifica richiesta in tal senso.

 

Roma, 12 novembre 2019

 

Le Segreterie Nazionali
First/Cisl          Fisac/Cgil         FNA          UILCA

 




Esternalizzazioni, scioperano i dipendenti UBI

Non accadeva dal 2007. In cento saranno trasferiti, la protesta venerdì 13 settembre.

Era lo scorso aprile quando, nel corso dell’assemblea degli azionisti, l’ad di Ubi, Victor Massiah si prodigava in complimenti nei confronti delle organizzazioni sindacali. «È stato un esempio di come si collabora in maniera civile, senza polemiche, senza veleni, ma in maniera sempre costruttiva per individuare le soluzioni migliori in un contesto di così grande difficoltà. Io — aveva concluso il banchiere — sono testimone della civiltà e costruttività con cui le organizzazione sindacali si sono comportate in questi anni e le ringrazio veramente di cuore».

Tempo cinque mesi ed ecco spuntare ieri il volantino con cui tutte le sigle annunciano la protesta. Il 13 settembre si scende in piazza. Evento non certo epocale, ma sicuramente inusuale per la banca, dal momento che andando a ritroso nel tempo se ne ricorda solo un altro, quando nel 2007, 1.200 dipendenti della neonata Ubi, finirono per migrare in Ubiss, la società di servizi (portata in dote dalla componente bresciana di Lombarda Sistemi e Servizi).

Dunque, la seconda discesa in piazza della storia. E nemmeno è inusuale il motivo per cui i sindacati chiamano a raccolta i dipendenti di tutte le società del gruppo (sono escluse le filiali). A Bergamo, prima per l’assemblea presso il Centro Congressi e poi per il presidio in piazza Vittorio Veneto (ma sono chiamate ad aderire anche altre 7 piazze, Brescia, Milano, Cuneo, Pesaro, Jesi, Bari e Chieti colpite dalle cessioni). Sul tavolo c’è il trasferimento dei rami di azienda ad Accenture Service e BCube con lo spostamento di un centinaio di unità. Nessuna dismissione, né perdita del posto di lavoro. In questo caso specifico, la tutela occupazionale è assicurata, fermo restando, peraltro, che nella recente storia di Ubi si contano già tre esternalizzazioni. La prima nel 2009, quando 50 dipendenti di Banca Depositaria finirono in Rbc Dexia, nel 2013 con 30 dipendenti di Ubi Fiduciaria trasmigrati in Unione Fiduciaria e, infine, a marzo di quest’anno con l’esternalizzazione dell’ufficio stamperia che contava 5 addetti. 

Non sul contingente, piuttosto è sul futuro che puntano i fari i sindacati: oggi 100 persone, ma domani? Si chiedono con un punto di domanda che campeggia sul volantino. Il domani, che vede di prossima emanazione il nuovo piano industriale con gli inevitabili controlli sulle spese come uno degli elementi portanti (lo è sempre, anche nelle semplici trimestrali) è figlio del passato anche recente che ha visto Ubi Banca ampliare, con l’acquisizione delle tre good bank, il proprio organico fino a 22.500 addetti. Scesi, con l’incentivazione all’esodo ai 20.300 di fine aprile ma, come rivelano fonti sindacali «con l’obbligo di un’ulteriore diminuzione dell’organico, per ottemperare gli obblighi della Bce, entro fine anno a 19.950. Che dovranno diventare 19.505 entro la fine del 2020». Nessun catastrofismo alla Unicredit, per intenderci, ma solo l’accensione dei riflettori da parte dei sindacati nell’alveo, comunque, della propositiva costruttività ricordata da Massiah. Interpellata in merito, Ubi non ha rilasciato dichiarazioni.

 

fonte: Il Corriere della Sera

 

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I vertici UBI rispondano sulle esternalizzazioni




CGIL: ecco dove eravamo

Si moltiplicano sui social gli attacchi alla confederazione con il solito ritornello: “Non avete fatto nulla”. Ma i fatti sono andati diversamente. È lungo l’elenco delle iniziative dal 2011 a oggi per contrastare le politiche dei vari governi.

 

Sono mesi ormai che sui social, a ogni presa di posizione sui provvedimenti del governo o su fatti di cronaca, i profili ufficiali della Cgil così come quelli di dirigenti, iscritti e simpatizzanti, vengono sommersi dai “dove eravate” e conditi dal solito frasario livido e violento. Dove eravate mentre approvavano la Fornero, mentre toglievano l’articolo 18? Dove eravate mentre smantellavano i diritti dei lavoratori? Invece di occuparvi degli immigrati sareste dovuti scendere in piazza contro il Jobs Act. E via così. Capita pure di venire improvvidamente accusati di averli votati quei provvedimenti, più spesso di non avere fatto nulla per fermarli.

Nei giorni a cavallo tra Natale e fine anno, mi sono imbattuta su Facebook in un file realizzato da qualche meritevole sindacalista Cgil che, non potendone evidentemente più di questa manfrina, ha provato a mettere in fila le iniziative nazionali dal 2010 a oggi. Guardandolo mi sono resa conto che non riusciva a rendere appieno la portata e men che mai l’impegno organizzativo delle tante e tante iniziative fatte in questi anni sia sul versante previdenziale che a contrasto del Jobs Act. Complicato, intanto, ricostruire tutte le iniziative nazionali unitarie e non. Complicato spiegare che se oggi alcuni tribunali stanno adottando decisioni che intaccano il Jobs Act e ne ridimensionano la portata, è anche grazie ai ricorsi promossi dalla Cgil, giuridicamente e finanziariamente. Complicato restituire alle categorie e ai territori il merito dell’imponente sforzo fatto per spiegare la Carta dei diritti e i quesiti referendari, e raccogliere complessivamente oltre 4 milioni e mezzo di firme per presentarli e avviare l’iter legislativo popolare.

Qualche numero però possiamo provare a darlo. Tra il 2011 e il 2012 durante il governo Monti, la Cgil sola o insieme ad altri sindacati ha organizzato e indetto sette iniziative tra scioperi generali o manifestazioni nazionali contro le politiche di austerità, previdenziali (legge Fornero), fiscali e bilancio del Paese. Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, durante il governo Letta, Cgil Cisl e Uil insieme sono scese in piazza o si sono fermate per uno sciopero generale almeno tre volte con iniziative nazionali e un obiettivo costante: riportare il lavoro al centro dell’agenda politica.

Dal 22 febbraio 2014, data di insediamento del governo Renzi che rimarrà in carica fino al 12 dicembre 2016, la confederazione di corso d’Italia da sola ha organizzato ben dodici iniziative di mobilitazione nazionale tra cui scioperi, presidi e manifestazioni. Su tutte, quella del 25 ottobre 2014 di piazza San Giovanni con un milione di persone e il flash mob dei giovani “Il Jobs Act fa acqua da tutte le parti”, così efficace dal punto di vista iconografico che quegli ombrelli bucati in mano ai “giovani” della Cgil sono diventati il simbolo della lotta al JobsAct. Se contro la riforma del lavoro la Cgil è riuscita a coinvolgere solo la Uil – che ha scioperato e manifestato insieme a noi il 12 dicembre del 2014 – contro la legge Fornero sono state almeno sette le iniziative di mobilitazione unitarie.

Una battaglia importante condotta insieme dalle tre organizzazioni sindacali che è proseguita durante il governo Gentiloni. E ancora dopo l’abrogazione dei voucher per fermare i referendum, la loro riproposizione e la ripresa della battaglia in piazza e nei palazzi. Dal 12 dicembre 2016 al 1º giugno 2018, mentre proseguiva il confronto con l’esecutivo Gentiloni sulla previdenza, Cgil Cisl e Uil hanno continuato a mobilitarsi per cambiare la legge Fornero e la Cgil da sola è scesa anche in piazza il 2 dicembre 2017 per la  manifestazione nazionale “Pensioni i conti non tornano”.

Complessivamente quindi dal 2011 alla fine del governo Gentiloni, si possono contare ben 49 iniziative, unitarie e non, dove eravamo a difendere i diritti, a rivendicare tutele, a contrastare politiche che inevitabilmente avrebbero avuto effetti dannosi per il mondo di chi vive di lavoro. A questi numeri andrebbero poi sommate le iniziative di mobilitazione delle categorie, dal pubblico impiego, alla scuola, agli edili e a tutti gli altri settori professionali che sono scesi in piazza contro il sistema previdenziale, contro specifici provvedimenti o anche solo per il mancato rinnovo dei contratti. Poco? Non mi sembra. In ogni caso metto a disposizione il lavoro di ricostruzione che ho realizzato con il supporto delle colleghe dell’ufficio stampa nazionale così la prossima volta, quando il primo troll o drago da tastiera ci chiederà “Dove eravate?” avrremo almeno 49 buone risposte da dargli.

Esmeralda Rizzi è responsabile social della Cgil nazionale

 

Fonte: www.rassegna.it




Conclusa positivamente la vertenza Unicredit

Sono trascorsi mesi durante i quali l’Azienda si è dimostrata sorda a tutte le segnalazioni e le iniziative del Sindacato; in conseguenza di ciò, da questa estate, in diverse Region sono state organizzate iniziative, culminate anche in scioperi locali, sui seguenti temi:

  • pressioni commerciali
  • carenza di organici
  • formazione insufficiente e disorganizzata
  • disfunzioni organizzative mai risolte.

Quale conseguenza di questa totale indifferenza da parte aziendale, a novembre abbiamo intrapreso il percorso di mobilitazione di tutti i Lavoratori e Lavoratrici di UniCredit, abbiamo condiviso con loro , nel corso delle assemblee convocate sul territorio nazionale, le ragioni di una iniziativa che, perdurando la sordità aziendale, avrebbe portato allo sciopero entro la prima decade di Gennaio del 2019.

Nell’ambito di questa vertenza, tra il 19 e il 21 dicembre, siamo riusciti, con un grande lavoro unitario e prese di posizione molto ferme da parte sindacale, a sbloccare la vertenza con acquisizioni importanti per i/le Dipendenti di Unicredit, sia nell’immediato che per il percorso di relazioni industriali che ci attende nei prossimi mesi.

Le intese firmate il 21 dicembre contengono i seguenti punti acquisitivi:

 

Organici

Nei primi mesi del 2019 saranno effettuate 110 nuove assunzioni direttamente destinate alle filiali e suddivise tra tutte le Region (con contratto a tempo determinato con durata 5 mesi), che si aggiungo alle assunzioni già previste per il 2019 in base agli accordi stipulati (420 nuovi assunti/e).
Tali 420 nuove assunzioni saranno anticipate ai primi sei mesi del prossimo anno con la finalità di programmare in tempo utile la sostituzione dei colleghi/e in uscita a luglio 2019 per esodo/pensione.
Le nuove assunzioni saranno destinate alla rete commerciale (prevalentemente Unicredit Direct) con successivi adeguati passaggi di personale verso le filiali (con un numero minimo iniziale di 40, a partire dal secondo semestre).
L’azienda avrà l’obbligo di fornire alle Organizzazioni Sindacali, sia a livello locale che nazionale, comunicazione delle assunzioni tempo per tempo effettuate (numeri, tipologia contrattuale e destinazione). Entro il 31 marzo 2019 si terrà un primo incontro di verifica delle assunzioni effettuate, sia a tempo determinato sia in apprendistato/tempo indeterminato, per definire i termini di una periodica comunicazione dei passaggi da UniDirect alle filiali ma soprattutto per accertare se le ben conosciute difficoltà organizzative richiedano la proroga delle assunzioni a tempo determinato.

 

Pressioni commerciali

Abbiamo ottenuto una forte dichiarazione sul tema “clima aziendale” e sul rispetto del Protocollo 22/4/2016 e dell’Accordo Nazionale del 7/2/2017: tale dichiarazione sarà rilasciata dall’Amministratore Delegato di Unicredit nei primi giorni di gennaio e pubblicata sul portale aziendale, a conferma che anche l’Azienda ha preso atto della situazione che le OO.SS. denunciavano da tempo.
Ai principi già condivisi negli accordi sopra citati, si aggiungo, per la prima volta, degli espliciti DIVIETI tendenti a regolare l’indirizzo delle politiche commerciali:

divieto di fornire indicazioni commerciali con eccessiva frequenza e con inutili ripetizioni; divieto di usare strumenti e/o canali alternativi alla D.O.P per monitorare le vendite;
divieto di diffondere classifiche comparative tra Colleghe e Colleghi
divieto di chiedere previsioni di consulenza con cadenza inferiore alla settimana
divieto di chiedere previsioni di consulenza e di vendita a livello di singolo cliente.

Occorre sottolineare inoltre che, come da dichiarazione sindacale contenuta nelle intese, tutto quanto non espressamente contemplato dai divieti elencati non può considerarsi un avallo di comportamenti posti in atto in violazione delle normative vigenti, delle policy aziendali, o il benestare di dichiarazioni/comportamenti vessatori o irrispettosi della dignità delle persone.
Di tali divieti, efficaci comunque da subito, saranno informate, entro il 31 gennaio 2019, tutte le figure di sintesi, a partire dai livelli più alti sino ai Direttori di Filiale.

I corsi predisposti per le figure di sintesi inerenti alle politiche commerciali saranno obbligatori e rilevanti ai fini dell’erogazione dei premi da sistema incentivante.

Entro la fine di febbraio 2019, anche alla luce delle acquisizioni sopra descritte, sarà convocata la Commissione Bilaterale sulle Politiche Commerciali per discutere delle nuove modalità di monitoraggio e pianificazione commerciale.
Tutte le previsioni in tema di pressioni commerciali sono da considerare sperimentali e oggetto di verifica della loro reale attuazione, rispetto ed efficacia entro il 30 aprile 2019. Invitiamo pertanto tutti i colleghi e le colleghe a farci pervenire tempestivamente ogni segnalazione utile per una puntuale verifica dell’effettiva esigibilità di quanto concordato.

 

Formazione

Sul tema ormai annoso della difficoltà di fruizione della formazione on line l’azienda si è impegnata a:

  1. inibire attraverso l’inserimento del codice PFO (da utilizzare per la programmazione della formazione on line) l’utilizzo di qualsiasi applicativo di sportello così da consentire al lavoratore/lavoratrice la massima concentrazione nell’attività formativa (decorrenza 1° maggio 2019, dopo la partenza del nuovo applicativo ProStaff prevista per aprile).
  2. dare indicazioni ai Responsabili perché procedano a una rigorosa programmazione della formazione, con il monitoraggio della funzione HR: non deve più ricadere sul singolo/a dipendente l’onere di inserire, tra le incombenze giornaliere, anche la fruizione dei corsi.
  3. prevedere iniziative formative non unicamente on line, con la riproposizione di una parte di corsi in aula.
  4. valutare la sperimentazione del flexible working a fini formativi anche per il personale di rete.
  5. riavviare i lavori della Commissione bilaterale sulla Formazione Finanziata per migliorarne l’efficacia.

La realizzazione di tutti questi impegni sarà oggetto di verifica nel secondo semestre del 2019

 

Organizzazione del Lavoro

Dopo le reiterate denunce da parte sindacale, portate sia in sede politica che in sede tecnica ai più alti livelli del Management (ricordiamo l’incontro con i Signori Ronca e Casini del 26 settembre scorso) l’Azienda ha dichiarato che:

  1. rafforzerà tutti gli applicativi e le iniziative volte a eliminare le difficoltà che si frappongono alla normale l’attività nelle Filiali e che senza dubbio rendono intollerabili le condizioni di lavoro: ad esempio Firma Mia, Dematerializzazione dei Documenti, Anticipo Fatture e Check Image Truncation;
  2. continuerà la sostituzione delle apparecchiature hardware;
  3. revisionerà la circolare 240 (che disciplina anche il caricamento degli ATM) entro il 31 marzo 2019, perché diventi coerente con l’organizzazione attuale delle Filiali.

Quanto siamo riusciti a ottenere con questa intesa, unitamente ad un atteggiamento aziendale favorevole a riprendere un positivo percorso di relazioni sindacali, ci hanno portato a decidere la chiusura della vertenza.

Di fondamentale importanza perché giungessimo a tale decisione è stato l’impegno assunto dall’Azienda a realizzare soluzioni concrete e immediate per migliorare il clima lavorativo; noi, da parte nostra, monitoreremo attentamente gli esiti delle intese raggiunte.

Milano 27 dicembre 2018

 

Segreterie di Coordinamento Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin Gruppo UniCredit

 

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Unicredit: l’Azienda è sorda, facciamoci sentire

Dal mese di settembre, consapevoli delle difficoltà organizzative e gestionali createsi in banca, abbiamo intrapreso un percorso negoziale che permettesse di individuare soluzioni condivise per migliorare un clima aziendale pesantissimo. Abbiamo trovato, invece, un’azienda “muro di gomma” che, pur ammettendo disservizi e disfunzioni, continua a ritenere che si può andare avanti così, scaricando di fatto tutto il peso delle ristrutturazioni sulle spalle dei lavoratori.

Nell’ultimo incontro, visto che l’azienda non ha di fatto riscontrato le nostre richieste di anticipare le assunzioni previste per il 2019 né di prorogare gli 80 lavoratori e lavoratrici stagionali che, al contrario, cesseranno il servizio entro dicembre, abbiamo deciso unitariamente di intraprendere una mobilitazione nazionale con l’invio della richiesta di tentativo di conciliazione in ABI.
Riteniamo infatti che, dopo una serie di mobilitazioni aperte in diverse province in tutta Italia, sia giunto il momento di unificare tutti gli sforzi locali in una vertenza nazionale all’interno della banca, riprendendo, quali parole d’ordine, le ben conosciute problematiche aziendali:

  • Pressioni commerciali
  • Carenze di organico
  • Formazione carente e disorganizzata, malgrado le nostre ripetute segnalazioni
  • Disfunzioni organizzative mai risolte, malgrado le nostre dettagliate segnalazioni per settore della banca, illustrate, nello scorso settembre, in sede di Commissione tecnica sulla Organizzazione del Lavoro.

Questi temi critici sono i medesimi emersi come esito della valutazione dello Stress Lavoro Correlato, concordata tra azienda e rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza ed eseguita nel 2017 attraverso un apposito questionario on line sulla piattaforma aziendale e cioè:

  • Funzione e Cultura Organizzativa in merito alle Pressioni Commerciali;
  • Sviluppo della Carriera
  • Modalità di erogazione e fruibilità della Formazione;
  • Organizzazione in merito ai carichi e ai ritmi di lavoro, alla gestione dell’organico e alla Comunicazione interna.

PRESSIONI COMMERCIALI
Per noi: non sono solo insistenti, ormai vanno oltre la normale sopportazione.
Per l’azienda: le pressioni semplicemente non esistono!

ORGANICI
Per noi: la carenza di organico è endemica, esito della applicazione di algoritmi costruiti con logiche sconosciute e avulse dalla realtà.
Per l’azienda: siamo abbastanza, anzi presto saremo persino troppi, grazie alla digitalizzazione e alle innovazioni tecnologiche.

FORMAZIONE
Per noi: carente nella qualità, ma soprattutto nella modalità di fruizione. Il codice PFO non è bloccante, né lo sarà a breve, come l’azienda si era impegnata a rendere.
Per l’azienda: funziona benissimo, qualche milione di ore totali fruite ogni anno, il 95 % dei colleghi e delle colleghe la svolgono…dove sta il problema?

DISFUNZIONI ORGANIZZATIVE
Per noi: l’inefficienza, e il caos conseguente, sono enormi e impediscono di fornire un servizio adeguato alla clientela.
Per l’azienda: si tratta di normali problemi organizzativi che si risolverebbero usando in modo adeguato i “famigerati” ticket.

Sosteniamo, inoltre, la giusta aspettativa dei Lavoratori di un Premio di Produttività 2018 adeguato ai risultati che sono stati raggiunti soprattutto attraverso il sacrificio e l’abnegazione dei colleghi.
A tale proposito segnaliamo come il terzo trimestre confermi un trend produttivo di importante crescita, con i risultati del Commercial Bank Italy che sostengono l’intero Gruppo: un Risultato Netto incrementato del 48%, un Margine Operativo Lordo a + 13%, un rapporto costi/ricavi al minimo storico (- 5%) rispetto al 2017.

Dopo mesi durante i quali come rappresentanti dei lavoratori abbiamo riportato, inascoltati, tutto il malessere, la sfiducia nei confronti di questa azienda, e richiesto segnali che indicassero un cambio di direzione, riteniamo sia giunto il momento di denunciare come UniCredit non sia “the best place to work”. mediante l’apertura di una vertenza nazionale che coinvolga tutte le Lavoratrici ed i Lavoratori della Banca.

Partiamo con la mobilitazione forti dei grandi risultati degli scioperi locali che hanno fatto da apripista e sono un termometro evidente di una febbre molto alta.
Già diverse assemblee nei posti di lavoro sono state effettuate, altre lo saranno nelle prossime settimane.

Partecipare numerosi è un nostro diritto! L’azienda è sorda, facciamoci sentire!

Milano, 26 novembre 2018

 

Segreterie di Coordinamento
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin
UniCredit Spa

 

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Unicredit: l’insostenibile pesantezza del lavoro nelle agenzie




Unicredit: a Vicenza sciopero contro l’eccesso di stress

Gli impiegati vicentini di Banca Unicredit pronti a incrociare le braccia.

In modo unitario, i sindacati associati a CGIL, CISL e UIL assieme a FABI e a UNISIN hanno annunciato per lunedì 5 novembre uno sciopero “contro le condizioni di stress quotidiano a cui sono ormai sottoposti i circa 750 dipendenti vicentini: costretti a lavorare con hardware e software obsoleti e ogni giorno raggiunti da continue richieste dei dirigenti su quanto e come hanno venduto”.
Uno sciopero per dire alla Banca che “l’orientamento deve essere al cliente, più che al prodotto”

E’ il senso della manifestazione di lunedì, espresso ieri da Stefano Huller (FABI), Cinzia Lanaro (Fisac/Cgil), Gianfranco De Zottis (First/Cisl), Massimo Cazzavillan (unisin) e Stefano Veronese (Uilca/Uil).
I dipendenti dell’Istituto nel vicentino sono circa 750, le filiali una settantina.
La manifestazione vedrà dei sit-in dalle 8.15 alle 11 davanti alle sedi di Vicenza, Montecchio Maggiore e Bassano, ma anche davanti alle filiali di Lonigo e Thiene.

La vertenza che parte dal Vicentino – e che si svolgerà contemporaneamente in Liguria – fa da apripista per una riflessione più ampia sull’organizzazione del lavoro negli istituti bancari.
I Sindacati chiedono almeno 12 assunzioni in provincia – accordi passati su esuberi e pensionamenti prevedono un rapido ridimensionamento: a gennaio nel Vicentino i dipendenti saranno circa 700 – e lamentano ingerenze della Banca contro lo sciopero programmato.
“I vertici hanno anticipato un corso di formazione per costringere i dipendenti ad essere presenti. Inoltre i manager d’Area stanno parlando con gli impiegati uno a uno, chiedendo se parteciperanno alla protesta. E’ incostituzionale”.

 

Articolo di Andrea Alba pubblicato sul Corriere del Veneto – Ed. Vicenza in data 1/11/2018




Assemblee alla Banca del Fucino

Si sono svolte nei giorni scorsi le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori della Banca del Fucino. A quella di Roma ha partecipato il Segretario Nazionale Giuliano Calcagni, dopo alcune notizie uscite sugli organi di stampa e relative al futuro del più antico istituto bancario privato della capitale.

Alla base delle assemblee le indiscrezioni riportate nell’ articolo tratto dal sito Bluerating.com.

L’operazione Banca del Fucino-Barents è in bilico. Secondo quanto riportato da MF, non è più così certa l’intesa tra la private bank laziale e la multinazionale delle riassicurazioni. Sono infatti trascorsi sei mesi dal memorandum of understanding, ma la firma del contratto di integrazione non è ancora stata firmata a dimostrazione del fatto che sono sorti dei problemi.

L’intesa di marzo tra la più antica banca privata romana (fondata dai principi Torlonia e guidata da Salvatore Pignataro) e il gruppo britannico prevedeva preliminarmente un aumento di capitale di 50 milioni di euro e il deconsolidamento dell’intero portafoglio di 300 milioni di euro di crediti deteriorati (Npe). Si era parlato anche di un piano industriale quinquennale da mettere a punto in maniera congiunta punta a rafforzare la crescita nel private banking attraverso anche l’aggregazione di altre realtà del settore, l’ingresso di nuovi professionisti attivi nella gestione di grandi patrimoni e la possibile quotazione in Borsa della banca. Per il momento la situazione è in stand-by.

Le assemblee hanno votato all’unanimità il seguente Ordine del Giorno:

I lavoratori e le lavoratrici della Banca del Fucino, stante la delicata e complessa situazione aziendale delineata nel corso dell’assemblea dei rappresentanti sindacali, concordano di posporre le iniziative di mobilitazione pubblica e di sciopero, dando mandato ai rappresentanti di porre in essere tutte le azioni necessarie presso gli Organi Istituzionali e finalizzate ad un tempestivo intervento di salvataggio, ormai non più procrastinabile alla luce del grave rischio per la tenuta della liquidità e del mancato rispetto degli impegni da parte dei proprietari della Banca.

Resta inteso che le iniziative di assemblea di piazza, conferenze stampa, scioperi, in assenza di adeguate risposte istituzionali che comprendano la messa in sicurezza della Banca e dei posti di lavoro, saranno proclamate in tempi brevissimi.

L’ASSEMBLEA, ALL’UNANIMITA’ , APRROVA

 

Scarica l’Ordine del Giorno delle assemblee




Solidarietà agli addetti alla vigilanza privata

Il 4 maggio si è svolto lo Sciopero degli Addetti alla vigilanza privata, Guardie giurate, Portavalori e Addetti alle portinerie per il rinnovo del loro Ccnl.

La categoria occupa 70.000 addetti coi quali spesso siamo in contatto per i servizi che svolgono in appalto per le nostre Aziende.

Alcune attività , fino a qualche anno fa, erano svolte da Lavoratori ricompresi nel ns/ Ccnl, al punto che sono ancora presenti i relativi inquadramenti.

I lavoratori chiedono un aumento medio di 120 euro e la costituzione di un livello intermedio tra Operai e Dirigenti.
La risposta datoriale, invece, prevede:

  1. Flessibilità di orario durante tutta la giornata con pause prolungate.
  2. Aumento dell’orario settimanale da 40 a 45 ore .
  3. Compressione dei permessi L 104.
  4. Cancellazione dell’orario minimo del parte time.
  5. Eliminazione della retribuzione nei primi tre gg di malattia.

Come Dipartimento Nazionale riteniamo inaccettabile le posizioni datoriali ed esprimiamo la nostra Solidarietà e vicinanza a tutti i lavoratori in vertenza con l’augurio che possano vedersi realizzate le loro giuste richieste.

FISAC/CGIL
Dipartimento nazionale Legalità

 

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