Salvini querelaci tutti!

Alcune agenzie di stampa riportano la notizia che il Ministro dell’Interno intende querelare il Segretario Nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra, per le sue dichiarazioni relative alla sospensione del Codice degli appalti pubblici proposta da Salvini:

Quella di Salvini non può più essere considerata una follia. È piuttosto un disegno lucido che regala alle mafie e alla corruzione spazi enormi di agibilità

La Fisac Cgil si unisce a quanto già dichiarato dal Segretario Generale della CGIL Maurizio Landini:

Il Ministro Salvini affronti i problemi, entri nel merito delle questioni. Anche Cantone ha detto che c’è rischio di infiltrazione mafiosa cambiando quelle norme”.

Sospendere il Codice degli appalti pubblici rischia di aprire le porte all’illegalità e ai numerosi interessi criminali che purtroppo spesso si celano dietro le opere pubbliche.
La lotta alla mafia e alla corruzione non vive attraverso la sospensione di leggi dello Stato ma contrastando in modo effettivo ed efficace l’evasione fiscale e soprattutto limitando l’ uso del contante.

Nell’esprimere la nostra piena solidarietà al compagno Giuseppe Massafra e contro una politica che attacca i principi democratici della nostra Repubblica come mai in passato diciamo al Ministro dell’interno Matteo Salvini:

CI QUERELI TUTTI!

 

Il Segretario Generale della Fsac/Cgil Giuliano Calcagni

 




Oltre 1,5 milioni di lavoratori in nero nel 2017. Per lo Stato un danno di 20 miliardi.

L’elaborazione della Fondazione Consulenti del Lavoro sui dati dell’ispettorato. Il calo rispetto agli ultimi due anni. Due aziende su tre tra quelle controllate presentano irregolarità.

Oltre un milione e mezzo di persone in Italia lavora “in nero”. È quanto emerge dall’elaborazione della Fondazione Consulenti del Lavoro sui dati del primo anno di attività dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
I lavoratori irregolari in Italia sul totale delle aziende attive “nel 2017 sono un milione 538 mila”, anche se in calo – si spiega – “negli ultimi due anni (2016 e 2015), di circa 200.000 unità”.
Il nero, oltre ai lavoratori stessi, fa male anche alle casse previdenziali. Gli occupati in maniera irregolare causano infatti un mancato gettito allo Stato “stimato in 20 miliardi e 60 milioni di euro”. 

I DATI

Lo scorso anno “sono state 160.347” le aziende verificate dall’Ispettorato, e quelle che presentavano forme di irregolarità riguardanti almeno un occupato “sono state 103.498”, ossia “il 64,54% del totale di quelle controllate”.
Le irregolarità, ricordano i consulenti nel dossier, possono riguardare “forme di elusione previdenziale, assicurativa e fiscale (come il mancato assoggettamento a Inps, Inail e Irpef di parte della retribuzione corrisposta), il lavoro parzialmente ‘sommerso’ (ad esempio, rapporti in part-time che, invece, risultano a tempo pieno)” ed il lavoro completamente in ‘nero’. Nel 2017, si legge, l’Ispettorato ha raggiunto alcuni obiettivi, applicando le nuove, più pesanti sanzioni in materia di caporalato nel settore agricolo: si registrano, infatti, il deferimento di 94 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali 31 in stato di arresto, e l’individuazione di 387 lavoratori vittime di sfruttamento.

Il 2018 presenta, poi, dei dati relativi ancor più incoraggianti: nel primo semestre dell’anno in corso si rileva il deferimento di 60 persone all’Autorità Giudiziaria, delle quali una in stato di arresto e 47 in stato di libertà, e l’individuazione di 396 lavoratori coinvolti, mentre sono stati adottati 9 provvedimenti di sequestro. Le cifre, si sottolinea nello studio, “riportano l’attenzione sull’importanza strategica di un’incisiva azione di contrasto al lavoro ‘nero’ che, non di rado, sfocia in fenomeni di caporalato diffuso, non solo in agricoltura”. Il ‘sommerso’, dice il presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro Rosario De Luca, è “in forte aumento soprattutto dopo la depenalizzazione, avvenuta col ‘Jobs act’, del reato di intermediazione fraudolenta di manodopera”.

 

Fonte: La Repubblica.it