Intesa-Ubi, l’Antitrust mette in stand-by l’operazione.

L’Antitrust rileva che l’accordo per la cessione a Bper di una serie di attività al dettaglio non può essere preso in considerazione perché non è chiaro quali siano gli asset che sarebbero ceduti.


Nell’attesa di avere chiarimenti sulla cessione di asset a Bper, l’Antitrust mette in stand-by l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo. In una nota l’Authority guidata da Roberto Rustichelli precisa che “non è stata assunta alcuna decisione” in merito alla “compatibilità” della concentrazione tra Intesa e Ubi Banca “con le regole della concorrenza”.
Allo stato”, spiega ancora l’Authority, “è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione”.

Una comunicazione, quest’ultima, con cui l’Ente precisa la propria posizione dopo le indiscrezioni che riportavano stralci della Comunicazione delle Risultanze Istruttorie. Nel documento, inviato nei giorni scorsi, l’Authority afferma che alla luce delle criticità emerse l’operazione non è «allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata».

Dopo l’avvio del procedimento, e la Comunicazione alle parti delle risultanze dell’istruttoria, il documento ora dovrà essere oggetto di controdeduzioni e chiarimenti da parte dei soggetti coinvolti. Peraltro va segnalato che nella sua valutazione dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, l’autorità Antitrust non ha preso in considerazione la prevista cessione di 400-500 sportelli a Bper perché «in base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda Ubi oggetto di cessione a Bper, senza che permanessero significative incertezze in merito al suo perimetro».

Operazione al momento non autorizzabile

Realistico, dunque, che Intesa voglia precisare con maggiore dettaglio il perimetro di attività oggetto di cessione. Dal documento emerge anche che lo scorso primo giugno Intesa ha chiesto tempo fino al 10 giugno per «fornire la specificazione del ramo di azienda» che sarà ceduto a Bper. Istanza che tuttavia l’Antitrust ha rigettato il 3 giugno. Le parti avranno ora tempo di presentare memorie e documentazioni entro il 15 giugno. Il 18 giugno è invece prevista l’audizione finale di tutti i soggetti coinvolti.
La decisione finale attesa nella seconda metà di luglio

Dopo l’audizione collegiale il procedimento entrerà nella fase decisoria, rispetto alla quale le risultanze istruttorie non precludono alcun esito. Una volta acquisito il parere non vincolante dell’Ivass, per il quale c’è un termine massimo di 30 giorni, il collegio dovrà chiudere entro i 60 giorni lavorativi dall’avvio dell’istruttoria il procedimento, per cui una decisione è attesa nella seconda metà di luglio. L’Antitrust può approvare l’operazione, rigettarla nella sua interezza o approvarla chiedendo però dei correttivi. “E’ ragionevole attendersi che Intesa presenti le proprie controdeduzioni e/o eventuali piani alternativi di cessione in modo da garantirsi il rispetto delle condizioni richieste rimuovendo un ostacolo che non consente la partenza dell`Ops sul mercato”, ha scritto oggi Equita Sim in un suo report.

Concentrazione in molti mercati

Nelle conclusioni delle «risultanze istruttorie» l’Antitrust, come riportato da Radiocor, rileva che la concentrazione è in grado di ridurre «in maniera sostanziale e durevole la concorrenza» su una serie di mercati «in ragione dell’elevata quota di mercato e livello di concentrazione raggiunta, accompagnati da una distanza significativa dal secondo operatore di ciascuna area e in considerazione della capacità ‘disciplinante’ di Ubi nei confronti delle maggiori banche».

L’Antitrust ha identificato «639 aree critiche nel mercato della raccolta bancaria, 782 negli impieghi alle famiglie consumatrici e 218 negli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese, nelle quali l’operazione in esame conduce alla costituzione o al rafforzamento di una posizione dominante». Le “aree” citate sono lo cosiddette “catchment area”, vale a dire i bacini di utenza dei 1.064 sportelli Ubi, la cui ampiezza è stata determinata, secondo la prassi Antitrust, «considerando un tempo di percorrenza massimo di 30 minuti in auto, calcolato sulla base della mobilità della domanda dei clienti bancari». L’autorità sottolinea inoltre che il numero totale di aree problematiche è naturalmente inferiore alla somma delle cifre riportate, dato che in molti casi la stessa area può essere critica in due o più mercati. Sono state identificate come critiche le aree in cui la banca nata dall’aggregazione avrebbe, tra le altre cose, «una quota di mercato congiunta maggiore o uguale al 35%» e «un distanziamento dal secondo operatore, in termini di quota di mercato, non inferiore a 10 punti percentuali».

I dubbi sulla cessione di filiali a Bper

L’Antitrust ritiene inoltre che «non possa essere preso in considerazione, quale intervento volto a risolvere le criticità concorrenziali dell’operazione in specifici mercati e aree territoriali, il contenuto dell’accordo sottoscritto» da Intesa e Bper, che prevede la cessione a quest’ultima di un pacchetto di 400-500 filiali. Ciò, scrive l’Antitrust, per tre ragioni: in primo luogo per la «sostanziale indeterminatezza del perimetro del ramo di azienda di Ubi, oggetto di cessione in favore di Bper»; in secondo luogo per le «incertezze in merito all’effettiva attuazione di tale accordo» qualora Intesa detenga a valle dell’offerta pubblica di scambio «il mero controllo al 50% più 1 azione del capitale sociale di Ubi»; infine per la «sostanziale inefficacia di tale accordo rispetto alle criticità in altre aree del territorio italiano, diverse dalle province del nord-ovest, su cui parimenti le quote post merger» di Intesa e Ubi «risultano di indubbia rilevanza, con specifico riferimento ad alcune CA (catchment area, mercati locali circoscritti ai bacini d’utenza, ndr) della regione Calabria e della regione Marche, nonché dell’Abruzzo».

Per Ubi operazione punta a eliminare concorrente

Ubi Banca «ha sostenuto che l’operazione notificata», vale a dire l’ops lanciata da Intesa Sanpaolo, «eliminerebbe dal mercato non solo un operatore capace già oggi di esercitare una significativa pressione concorrenziale, ma anche l’unico competitor tra quelli di medie dimensioni capace di avviare un percorso di consolidamento nel mercato bancario nazionale in modo indipendente e, dunque, di creare nel breve/medio periodo un terzo polo alternativo a Intesa e UniCredit».

Secondo Ubi «che questo sia il reale fine dell’operazione» sarebbe provato anche dalla decisione di Intesa di procedere con «un’ops ostile, scegliendo un percorso proceduralmente molto più complesso» rispetto a un negoziato. Una modalità «atipica per il settore bancario». «In un mercato nel quale vi sono molti operatori che sarebbero disponibili a valutare ipotesi di integrazione – conclude Ubi, secondo quanto riportato dall’Antitrust – tale modo di procedere cela la volontà di eliminare un operatore temibile e conferma l’assoluto valore competitivo di Ubi».

Nel quadro delle audizioni all’Antitrust, emergono poi schermaglie tra i due gruppi, e in particolare in merito all’ipotesi, evocata da Ubi, che la banca guidata da Victor Massiah faccia da pivot per la creazione di un terzo polo bancario in Italia. Nella Comunicazione delle risultanze istruttorie dell’Antitrust, Ubi ha spiegato «di aver valutato, a livello progettuale, la possibilità di procedere a forme di aggregazione con altri istituti bancari di medie dimensioni (segnatamente Mps, Bper, Bpm), e in particolare con Bper, con la quale risultato agli atti tavoli tecnici con Bper e Unipol». Sul tema la stessa Bper ha chiarito che «nell’autunno 2019 hanno avuto luogo alcuni contatti esplorativi», ma l’interlocuzione si è interrotta alla fine dell’anno per scelta di Ubi, che ha comunicato «di volersi focalizzare su altre priorità, quali l’elaborazione del proprio piano industriale poi presentato in febbraio». Intesa, da parte sua, rileva quindi che «non risultano elementi di fatto da cui possa desumersi che Ubi stesse effettivamente procedendo ad aggregazioni con altri operatori, né tantomeno che tali aggregazioni le avebbero consentito di raggiungere le dimensioni di Intesa Sanpaolo e UniCredit».

Intesa: Ubi non aveva altri interlocutori

L’istituto guidato dall’a.d. Carlo Messina ricorda infatti che in passato le acquisizioni di Ubi hanno riguardato solo «piccole realtà locali in condizioni molto particolari», cioè le cosiddette good banks di Banca Marche, Etruria e Carichieti, e che il piano industriale presentato da Ubi il 17 febbraio, «vale a dire lo stesso giorno dell’annuncio dell’ops», è «stato concepito in ottica “stand alone”». «Pertanto – conclude Intesa – le dichiarazioni di Ubi secondo cui la società avrebbe avuto contatti preliminari con altre banche appaiono manifestamente inidonee a supportare il requisito della “ragionevole certezza” e della sussistenza di evidenze specifiche e convergenti di uno scenario controfattuale, ma confermano semmai come Ubi, all’epoca dell’ops, non avesse individuato uno specifico interlocutore con cui realizzare un’operazione di integrazione».

Intesa: senza Bper valuta operazione diversa da nostra ops

Infine, dal documento emerge come Intesa segnali all’Antritust come, escludendo dalle sue valutazioni la prevista cessione di sportelli a Bper, l’Authority stia valutando un’operazione diversa da quella presentata dalla stessa Intesa, che ha tra le sue condizioni di efficacia quella di ottenere una «autorizzazione incondizionata» dall’autorità. Lo ha sottolineato la stessa Intesa all’Antitrust, secondo quanto riportato da quest’ultima nella Comunicazione delle risultanze istruttorie. «Ad avviso di Intesa Sanpaolo – si legge nel documento – l’Autorità starebbe valutando nella presente istruttoria un’operazione differente rispetto a quanto notificato dalla stessa Intesa Sanpaolo, con conseguenze rilevanti anche sull’ops, posto che l’operazione è subordinata all’autorizzazione incondizionata dell’Autorità».
A quanto si legge nel documento, inoltre, lo scorso primo giugno Intesa aveva chiesto tempo fino al 10 del mese per «specificare il ramo di azienda» da vendere a Bper. Una richiesta, respinta dall’Antitrust il 3 giugno, che secondo quanto risulta a Radiocor metteva sul piatto anche una possibile revisione del perimetro oggetto di cessione, secondo criteri di massima cautela e peggiorativi per Intesa, con una conseguente modifica degli accordi con Bper, per garantire di ridurre le quote di mercato al di sotto della soglia del 35% in tutte le province italiane.

Fonte: www.ilsole24ore.it

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La Bce dà il via libera al matrimonio Intesa-Ubi

 




La Bce dà il via libera al matrimonio Intesa-Ubi

Come da attese, e nei termini dei 60 giorni previsti, Francoforte ha dato in serata dunque disco verde all’operazione che vede la fusione tra la prima e la quarta banca italiana, che è vincolata all’acquisizione del 50% più dei voti di Ubi.


Mentre la Vigilanza Bce dice sì all’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, Ca’ de Sass esclude che la pandemia possa impattare negativamente su Ubi, Intesa o sull’offerta di scambio in sé.
Intesa aveva annunciato l’Offerta pubblica di scambio su Ubi lo scorso 17 febbraio ed entro il 6 marzo, giorno in cui ha comunicato il deposito in Consob del documento di offerta, aveva presentato a tutte le autorità competenti «le comunicazioni e le domande volte a ottenere le autorizzazioni».

Come da attese, e nei termini dei 60 giorni previsti, Francoforte ha dato in serata dunque disco verde all’operazione che vede la fusione tra la prima e la quarta banca italiana, che è vincolata all’acquisizione del 50% più dei voti di Ubi. La banca guidata da Carlo Messina incassa così un importante punto a favore nella battaglia che la vede opposta a Ubi: l’ex popolare, i cui grandi soci si dicono contrari all’offerta, ha infatti avviato nelle scorse settimane un ricorso al Tribunale di Milano per chiedere la verifica dell’efficacia dell’Ops, nella convinzione che la mancata rinuncia da parte di Intesa alla condizione Mac – attivata dal Covid-19 – l’abbia fatta decadere.

E proprio su questo punto, Intesa chiarisce che non includerà tra le condizioni di efficacia dell’Ops la pandemia e i suoi effetti. «A seguito dell’autorizzazione ricevuta da parte della Banca Centrale Europea» la banca ritiene che «pur non disponendo tuttora di informazioni in merito ai possibili effetti pregiudizievoli della pandemia da COVID-19 su UBI Banca», che «ragionevolmente dalla pandemia non derivino effetti tali da modificare negativamente l’attività di UBI Banca e/o la situazione finanziaria, patrimoniale, economica o reddituale sua e/o delle società del gruppo UBI, oltre ad analoghi effetti per l’Offerta e per Intesa Sanpaolo». Di conseguenza, Intesa Sanpaolo «non includerà tra le condizioni di efficacia dell’Offerta la pandemia da COVID-19 e i suoi effetti» come indicati al punto (v) del paragrafo 1.5 della comunicazione pubblicata dalla Banca il 17 febbraio 2020.

Nel contempo è in corso un’istruttoria da parte dell’Antitrust per verificare il rispetto dei limiti alle concentrazioni, procedimento che è destinato a spostare a settembre l’avvio dell’Ops originariamente fissato per luglio. Infine, a valle delle autorizzazioni delle Authority prudenziali (oltre a Bce, anche Ivass) si esprimerà Consob, che dovrà dare il suo via libera al prospetto.

 

Fonte: www.ilsole24ore.it




Banche: primi passi per l’offerta Intesa su Ubi, parola alla Consob

L’offerta prevede che per ogni 10 azioni di Ubi portate in adesione all’Offerta saranno corrisposte 17 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo di nuova emissione

L’operazione di Intesa Sanpaolo nei confronti di Ubi banca muove i primi passi. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha depositato alla Consob il prospetto relativo all’offerta pubblica di scambio volontario sulla totalità delle azioni di Ubi.
L’offerta prevede che per ogni 10 azioni di Ubi portate in adesione all’Offerta saranno corrisposte 17 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo di nuova emissione.
La decisione della commissione di vigilanza arriverà entro i cinque giorni successivi dall’acquisizione di tutte le autorizzazioni da parte delle autorità (Bankitalia, Bce, Ivass).

Il calendario dell’operazione

Prima di poter arrivare alla fine dell’operazione bisognerà attendere diversi mesi, così come avevano già preannunciato i manager delle due banche.
Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea straordinaria di Intesa Sanpaolo già convocata per il 27 aprile.
In quell’occasione gli azionisti dovranno decidere sulla proposta di delegare al consiglio d’amministrazione l’aumento del capitale sociale a servizio dell’offerta su Ubi Banca.
In questo frangente la Consob resterà in attesa delle autorizzazioni delle autorità di vigilanza che, secondo le previsioni fatte dalle due banche, arriverà tra maggio e giugno.

La parola a Ubi Banca
Con la pubblicazione del documento la parola passerà a Ubi Banca con il consiglio d’amministrazione che, avvalendosi degli advisor, si esprimerà sull’offerta, dando indicazioni ai propri azionisti.
In realtà l’umore di alcuni degli azionisti è già noto considerata la bocciatura da parte del Car, il patto di consultazione che vincola il 17,7% del capitale, e del Patto dei Mille (1,6%). I due gruppi di azionisti hanno definito l’offerta di Intesa come “ostile” e “inaccettabile”.
Dopo tutte queste tappe partirà il periodo di adesione all’offerta che sarà concordato da Intesa Sanpaolo con Borsa Italiana e avrà una durata compresa tra un minimo di 15 e un massimo di 40 giorni di borsa aperta.
L’offerta prevede che per ogni 10 azioni di Ubi portate in adesione all’offerta saranno corrisposte 17 azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo di nuova emissione.
Dall’operazione nascerà un gruppo in grado di realizzare utili superiori ai 6 miliardi di euro al 2022. Si tratterà della terza banca europea per capitalizzazione di mercato, che salirà a 48 miliardi di euro, e la settima per ricavi, a quota 21 miliardi, con impieghi per circa 460 miliardi di euro e 1,1 trilioni di euro di risparmio degli italiani in gestione.

 

Fonte: www.ilsole24ore.it

 

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BPER e Unipol Banca: fusione “fredda”

Quali sono gli effetti di un progetto di fusione per un’azienda e quali sono i risvolti per i suoi dipendenti ed i suoi clienti ? Solitamente non è necessario interrogare un esperto di alta finanza per poter fornire una risposta tecnica sensata.

Di sicuro ci sono aspettative diverse a seconda degli attori, ma quando le legittime mire aziendali impattano negativamente sulla vita lavorativa dei dipendenti, rendendo la giornata un vero incubo, più che domande ad un esperto sarebbe necessaria una profonda autocritica.

In mancanza, la valutazione critica sull’organizzazione della fusione, da parte nostra, deriva da alcune semplici constatazioni.
Si è ignorato e sottovalutato l’impatto di una Banca piccola ed efficiente, quale era Unipol Banca, con filiali con determinate autonomie, caratterizzate da masse importanti e clientela diversificata sia nel campo dei prodotti di investimento che nel mondo delle facilitazioni.

Quanto si ha modo di riscontrare in questi giorni nel passaggio alle procedure informatiche di BPER, conferma quanto più volte sostenuto dal Sindacato Unitario e, cioè che il Gruppo BPER ha bisogno urgente di investimenti in tecnologia finalizzata a realizzare un sistema informatico snello, efficace ed efficiente, in grado, da un lato, di far fronte con tempestività alle esigenze di una clientela sempre più sofisticata e, dall’altro, semplificare ed alleggerire i carichi di lavoro, che, nella prospettiva degli esodi previsti, sono destinati ad aggravarsi sempre più.
Infatti, da tale obsoleta piattaforma informatica, sono scaturiti una lunga serie di rallentamenti e blocchi sia delle procedure utilizzate in filiale, che di quelle messe a disposizione della clientela (Internet banking, CBI, BCM ecc.).

L’apice si è raggiunto con l’impossibilità dei clienti imprese e professionisti di assolvere al pagamento di tasse, contributi e stipendi, a causa delle inefficienze sopra descritte, costringendoli a richiederne il pagamento in filiale, previa sottoscrizione di specifica manleva (!?) per aver infranto le norme di legge.
Ci risulta che alcuni clienti si siano rivolti all’unione consumatori sia per tutele legali derivanti da eventuali danni patrimoniali, oltre che ritenere tale comportamento equiparabile a quello dell’utilizzo di clausole vessatorie.

In questi giorni tanti colleghi, tra filiali e uffici, annaspano nel tentativo di ricostruire storia e autonomie inerenti delibere del mondo fidi, essendo costretti ad operare al “buio” assumendosi rischi enormi per non bloccare l’operatività dei clienti.
Se ne deduce facilmente che andavano stabilite modalità diverse e una diversa data di partenza per la fusione, evitando di scegliere un mese notoriamente fitto di scadenze, quale dicembre, e di impegni per la clientela, quali pensioni, tredicesime, Imu/Tasi.
Nonostante le costanti e continue segnalazioni delle OO.SS., le conseguenze stanno generando situazioni imbarazzanti all’interno delle Filiali ex Unipol banca (o accorpate), dove i colleghi fanno enorme fatica, nei riguardi della clientela indispettita, a fornire ragionevoli motivazioni per il lungo elenco di disservizi, che possano essere comprese e accettate al fine di tacitarne l’indignazione.

I colleghi della rete, in questa fase caotica, non hanno altra strada che quella di metterci la faccia, assumendosi in proprio, agli occhi della clientela, le responsabilità di quanto accade.

Riteniamo profondamente ingiusto ed eticamente inaccettabile che gli esiti di una organizzazione approssimativa ricadano solo su chi è in prima linea e che, invece, i veri responsabili di tale progetto possono sottrarsi alle sue ricadute.
I lavoratori hanno diritto ad un clima lavorativo sereno, esente da picchi di stress inaccettabili.
I tempi previsti per la risoluzione non sono a noi noti, non avendo né riscontri tangibili, né risposte dettagliate da parte dell’azienda ai quesiti posti in argomento da tutte le Organizzazioni Sindacali del gruppo.
Pertanto, le scriverti OO.SS., nel stigmatizzare l’attuale situazione, chiedono con determinazione all’Azienda il potenziamento, ad horas, di tutti i supporti sin qui utilizzati (Allineatori, help-desk, ecc.) in tempi rapidissimi, sia in termini numerici che temporali.

In attesa di ricevere i riscontri fino ad oggi mancati, auspichiamo che l’Azienda riconosca in modo tangibile, magari con un indennizzo economico, l’abnegazione di tutti quei colleghi coinvolti a vario titolo in questa fusione, riconoscendone lo straordinario impegno finalizzato, tra l’altro, a salvaguardare l’immagine Aziendale.
Nel contempo invitiamo i colleghi tutti a continuare a segnalarci tutti i disservizi e le lacune procedurali onde di consentirci di chiedere all’azienda le dovute risposte.
Auguriamo a tutti voi un Sereno Natale non mancando di restare vigili al fianco dei colleghi su i luoghi di lavoro.

Napoli, 20/12/2019

RSA NAPOLI EX UNIPOL BANCA SpA
FIRST CISL FISAC-CGIL UILCA-UIL




BPER – UBI Banca: fusione in arrivo?

La fusione tra BPER e UBI Banca è tornata ad infiammare le prime pagine dei quotidiani nazionali.

Stando alle ultime indiscrezioni in merito, anche i grandi soci avrebbero iniziato ad accarezzare l’ipotesi di merger tra i due istituti.

D’altronde le esigenze di consolidamento del comparto sono state a lungo sottolineate nel corso del 2019 ma fino ad oggi nessun player si è fatto avanti. La fusione tra UBI Banca e BPER potrebbe essere una delle combinazioni più plausibili.

Fusione BPER-UBI Banca: le indiscrezioni

Stando a quanto riportato da Il Sole 24 Ore, i grandi soci dei due istituti di credito avrebbero iniziato a guardare con crescente interesse all’ipotesi di avvicinamento.

A favorire la fusione tra BPER e UBI Banca, ha continuato il quotidiano economico, potrebbe essere proprio la presenza di “interlocutori di peso e ben definiti negli azionariati”.

Una caratteristica mancante in realtà quali Banco BPM, l’altro istituto spesso accostato alla compagine di Victor Massiah, che in seguito alla fusione non è mai riuscito a vantare soci di rilievo.

Certo è che le esigenze di consolidamento continueranno a farsi sentire nel Belpaese, in un mercato dove anche le piccole entità sono state rese sempre più fragili dal fardello dei crediti deteriorati. Anche la vigilanza europea sta oggi spingendo affinché queste realtà si fondano creando gruppi più solidi.

 

Fonte: www.money.it

 




Bper ufficializza l’acquisto di Unipol Banca e del 100% del Banco di Sardegna

Il gruppo Unipol ha ceduto a Bper, di cui possiede il 15%, il 100% di Unipol Banca per 220 milioni di euro. Secondo l’ad Carlo Cimbri l’operazione “cambia radicalmente la posizione di rischio di Unipol” perché fino a quando la banca era nel perimetro del gruppo Unipol sarebbe stata “costretta a metterci i soldi” nel caso in cui, anche a seguito delle richieste del regolatore, ci fosse stata l’esigenza di ricapitalizzare. L’accordo prevede anche l’acquisto da parte di UnipolRec, la società del gruppo che si occupa di recupero crediti deteriorati, di un portafoglio di crediti in sofferenza del gruppo Bper per un ammontare lordo pari a 1,3 miliardi di euro, a fronte di un corrispettivo di 130 milioni.

La vendita di Unipol Banca è costata 338 milioni di minusvalenze sul bilancio di Unipol e 50 milioni su quello di UnipolSai. La cessione della controllata, spiega la compagnia bolognese, “completa il processo di riqualificazione della propria strategia nel comparto bancario”, “accentua la focalizzazione sul core business assicurativo” e “valorizza la partecipazione detenuta in Bper Banca, supportandone il processo di crescita con potenzialità di sviluppo di ulteriori business in futuro”. Bper prevede ora di “razionalizzare” la sua rete e di “integrare la sede” della banca bolognese con la propria. Ulteriori efficienze sono attese sul fronte “del costo della raccolta” alla luce del fatto che quello di “Unipol Banca è il doppio di quello di Bper”. Unipol Banca, una volta acquisita e fusa in Bper, “scomparirà” e “diventerà Bper banca”, ha detto Cimbri. Unipol dal canto suo intende salire dal 15 al 20% del capitale di Bper.

La cessione di Unipol Banca a Bper è stata preceduta dall’esercizio da parte di UnipolSai nei confronti di Unipol dell’opzione di vendita sul 27,49% del capitale di Unipol Banca e di UnipolReC. L’esercizio dell’opzione ha fatto salire la quota di Unipol in Unipol Banca all’85,24% del capitale mentre a UnipolSai è rimasto in portafoglio il 14,76% del capitale. Le quote sono state poi cedute a Bper.

Oltre all’acquisizione di Unipol Banca, Bper ha approvato anche una seconda operazione straordinaria che riguarda il Banco di Sardegna, di cui già deteneva una partecipazione del 51%. La Fondazione di Sardegna, che aveva il 49%, trasferirà tutte le sue azioni ordinarie al gruppo bancario, che in cambio emetterà a suo favore 33 milioni di nuove azioni Bper (circa 514 milioni) e un bond subordinato convertibile al valore nominale di 150 milioni di euro. La Fondazione riceverà le azioni a seguito di un aumento di capitale riservato da 180 milioni.

Bper prevede che l’acquisizione del Banco di Sardegna possa concludersi “entro il terzo trimestre del 2019”, dopo che l’assemblea straordinaria di Bper abbia deliberato l’aumento di capitale riservato a favore della Fondazione Banco di Sardegna. Un’analoga tempistica è stimata per il closing su Unipol Banca, che resta “subordinato” al via libera delle authority e dell’antitrust “nonché al mantenimento di determinati livelli di raccolta totale effettiva da parte di Unipol Banca”.