Quando l’arte spiega la politica (e predice le sciagure future)


Un’immagine può dire più di mille parole. E’ questo il motivo per cui, in tutti i periodi storici, i potenti hanno cercato di tenersi buoni gli artisti, cercando di farne i portabandiera della loro propaganda o ostacolandoli in tutti i modi nel caso si ostinassero a voler restare liberi di esprimersi.

Il dipinto riprodotto all’inizio dell’articolo è un esempio di come un’opera d’arte possa rappresentare una critica feroce verso un gruppo di potere, purtroppo dimostrando di aver capito prima degli altri che si stava per aprire una delle pagine più spaventose nella storia dell’umanità.
Il titolo dell’opera è “Eclissi di sole“. L’autore è George Grosz, pittore tedesco che nel 1926 descrisse a modo suo la situazione della Germania alla vigilia del nazismo.

 

Intorno ad un tavolo sono seduti i politici tedeschi. Sono rappresentati privi di testa. Il loro compito è prendere ordini: non vedono quello che accade intorno a loro, non sono capaci di pensare. Sono lì solo per obbedire a qualcun altro, che comanda al posto loro.

 

Chi comanda è il personaggio raffigurato al centro del tavolo. La sua figura domina letteralmente la scena. Si tratta di un generale, e lo capiamo da diversi indizi: l’uniforme, la sciabola insanguinata deposta sul tavolo. Ma sul tavolo c’è un altro oggetto: un crocifisso. Quindi un generale cristiano che all’occorrenza può essere anche violento ed uccidere, ma pur sempre con la benedizione divina.
Non si tratta di un personaggio immaginario: ad essere ritratto è il vero capo del governo, il presidente della Repubblica Tedesca, Paul von Hindemburg. Colui che qualche anno dopo avrebbe consegnato il potere nelle mani di Adolf Hitler, circostanza che fa di questo dipinto una sinistra profezia del futuro.

 

Ma è davvero il capo del governo a comandare, a dare ordini ai politici? Il dipinto ha un altro protagonista. Un uomo vestito in modo molto elegante, che sussurra nell’orecchio al Presidente, indicandogli le decisioni “giuste” da prendere. Chi è questo suggeritore? Il suo abbigliamento ci dice che è un finanziere, probabilmente un banchiere, e sottobraccio tiene i simboli delle imprese da lui finanziate: armi e treni. Alla fine, chi comanda davvero è lui. Lui sussurra al Capo del governo i suoi desideri, che vengono trasformati in ordini che i politici eseguono senza pensare, com’è normale per chi è privo di una testa.

 

E il popolo? Dov’è il popolo in tutto questo? Nel dipinto è raffigurato come un asino, con i paraocchi per non vedere aldilà del proprio naso, che si nutre dei giornali infarciti delle bugie e della propagande che il presidente e il banchiere gli propinano.

 

 

Ma è possibile che nessuno comprenda ciò che accade? Possibile che non ci siano voci fuori dal coro?
In un angolo vediamo anche i pochi che provano ad opporsi. Sono relegati sotto al tavolo. Per loro c’è la prigione e la prospettiva di una morte vicina, rappresentata da uno scheletro.

 

All’esterno dovrebbe splendere il sole. In effetti il sole c’è, ma è un sole che non fa luce perché oscurato da un’enorme moneta, con il simbolo del dollaro. Ed è questa immagine che dà il titolo al quadro, “Eclissi di sole“.

A rivederlo oggi, a distanza di quasi 100 anni, questo dipinto riesce ad essere davvero inquietante. Ciò che spaventa è che sembra fotografare non la situazione della Repubblica di Weimar alla vigilia del nazismo, ma la realtà politica che viviamo in questi giorni.
Tutti gli elementi trovano riscontro: i politici senza testa che non osano discutere gli ordini del Capo del governo, la sua vicinanza al mondo delle banche e della finanza, i generali ai quali il potere ricorre per darsi una parvenza di maggiore autorevolezza, l’uso spregiudicato dei simboli religiosi per acquisire consenso, il popolo con i paraocchi che si nutre di balle.
Rispetto al dipinto manca solo la galera o – peggio – la morte per chi si permette di dissentire, ma quanti in questo periodo si permettono di criticare il Capo, colui che gode di fama di infallibilità? E che succede se qualcuno si osa mettere in dubbio questo dogma? Viene subito attaccato da tutte le parti, isolato, messo a tacere: il Capo del governo non si può criticare.

Grosz riuscì a scappare in America prima che il nazismo arrivasse al potere; oggi non ce l’abbiamo più un’America in cui scappare, visto che a quel tavolo sono seduti idealmente tutti i governanti delle nazioni considerate più avanzate. Nulla rende l’idea della situazione meglio dell’enorme moneta che copre non soltanto il sole, ma tutti i valori in cui dicevamo di credere.
Basti pensare al rifiuto dei Paesi ricchi a liberalizzare la produzione di vaccini, che consentirebbe la loro diffusione in tutto il terzo mondo. I brevetti non si toccano, le grandi aziende farmaceutiche non possono intaccare i loro guadagni, e pazienza se milioni di persone non potranno vaccinarsi.
Oppure, per restare in casa nostra, pensiamo alle pretese di Confindustria, che da un lato reclama il diritto di licenziare i lavoratori più anziani (a spese dello Stato che dovrebbe farsi carico degli ammortizzatori sociali), dall’altro chiede di assumere più precari con stipendio ridotto (a spese dello Stato che dovrebbe farsi carico degli incentivi).

E mentre succede tutto questo l’asino si abbuffa di chiacchiere, come non ha mai fatto prima.

 

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