Perché l’Italia non si finanzia da sola invece di chiedere soldi all’Europa?


La proposta di Salvini di finanziare la risposta all’emergenza con bond riservati agli italiani è sbagliata e controproducente, figlia della propaganda più spregiudicata e della pericolosa incompetenza dei suoi consiglieri economici.
Non si sa da dove cominciare.

Emettere titoli del debito pubblico riservati ai risparmiatori italiani significa finanziarsi attraverso il mercato come sempre, ma esclusivamente quello locale.

All’emissione dei titoli corrisponde la promessa di restituire i soldi prestati con gli interessi. Tali interessi costituiscono il “rendimento” del titolo. Il rendimento è un premio per il rischio. Investimenti più sicuri hanno un basso premio per il rischio. Investimenti più rischiosi garantiscono un rendimento più alto. Per questo quando un gestore di fondi vi propone investimenti ad alto rendimento dovreste chiedervi: sono sicuri?

Se il prestatore (cioè i risparmiatori italiani, nella proposta di Salvini) teme che lo Stato non sarà in grado di restituirgli i soldi, per convincerlo sarà necessario offrire dei rendimenti più alti.
Se lo Stato è già pesantemente indebitato, in parte per aver gestito male le proprie finanze pubbliche in passato (per una breve storia del nostro debito pubblico si veda questo thread), la paura che non sia in grado di ripagare il debito aumenta, e i risparmiatori chiederanno rendimenti più alti.
Se uno Stato già pesantemente indebitato come il nostro chiede ingenti prestiti nel corso della peggiore crisi dal dopoguerra, il timore che non sia in grado di restituire i soldi è ancora più alto. Quindi i rendimenti aumentano ulteriormente.

I cittadini italiani sono disposti a correre questo rischio? Se hanno soldi da investire, non preferiscono rivolgersi a titoli più sicuri ancorché con rendimenti meno elevati?

Qui Salvini, e i sedicenti “economisti” che lo consigliano, puntano su due fattori:

  1. L’illusione di ricchezza che soffrirebbero gli elettori trovandosi in tasca titoli con un rendimento elevato, senza accorgersi che il tasso di interesse è alto proprio per convincerli a comprare carta straccia.
  2. La possibilità di costringere gli italiani a comprare quei titoli, convertendo forzosamente parte dei loro risparmi in debito pubblico.

L’oro alla patria insomma, il prestito forzoso di memoria fascista, un’idea tante volte accennata da Salvini e dai suoi “economisti”, come ho spiegato a suo tempo qui.

In parole povere, avremmo un’esplosione non solo del debito pubblico (che è comunque destinato ad aumentare, beninteso), ma anche dei tassi di interesse; la spesa per interessi aumenterebbe ulteriormente limitando la nostra capacità di finanziare le misure anticrisi, i nostri titoli diventerebbero sempre meno appetibili dal punto di vista di tutti i risparmiatori (non solo quelli italiani), perderemmo rapidamente l’accesso ai mercati internazionali, e gli italiani si troverebbero il portafoglio gonfio di carta straccia.

Un’illusione di autarchia che pagheremmo a caro prezzo.

Ora, tale prestito forzoso sarebbe migliore del finanziamento sui mercati internazionali con la “garanzia” della Bce o del ricorso al MES senza condizionalità, come proposto da altre parti politiche, non solo italiane?

No.

Sarebbe un disastro del tutto inutile, che ha l’unica funzione di consentire a Salvini qualche sparata televisiva per distogliere l’attenzione da un altro disastro: quello causato in Lombardia dagli amministratori della Lega.

Disegnare un meccanismo europeo di sostegno alla spesa in deficit contro il #Covid19 che sia equo ed efficiente è tutt’altro che facile, ma è l’unica strada che possiamo permetterci di seguire per affrontare la crisi.

Autore: Fabio Sabatini – Professore Associato di Economia e Dottore di Ricerca in Studi Statistici e Socio-Economici presso l’Università “La Sapienza” di Roma

 

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