La giornata della memoria corta


A cosa serve la giornata della memoria, a parte riempire per qualche giorno tutte le bacheche dei social?

Ricordare non è un esercizio sterile. Serve a conoscere, ma soprattutto a riconoscere. A capire che quanto è successo può ripetersi, ed a coglierne i segnali appena si presentano.

Se pensiamo all’Olocausto il pensiero corre subito ai campi di sterminio, alle camere a gas. Ma quella fu solo la fine di un percorso partito molto tempo prima.
Era iniziato convincendo la gente che esistessero le razze, che il valore delle persone dipendesse dalle loro origini, dal loro nome.
Era iniziato da personaggi che sembravano dire cose giuste, che parlavano di difesa dei valori tradizionali, della religione, della patria, della famiglia. Che si opponevano alla contaminazione, perché se è vero che esistono le razze, e la nostra è la migliore, dobbiamo impedire che venga sostituita dagli altri.

Il passo successivo fu trasformare queste idee in leggi: leggi che tramutavano degli esseri umani, che fino ad allora avevano avuto una vita normale, in fantasmi che non potevano più lavorare, studiare, immaginare un futuro per loro e per la loro famiglia.

Uno dei punti più emblematici di questo cammino verso l’inferno fu la cacciata dei bambini dalle scuole: improvvisamente scoprirono di essere diversi, di non poter fare quello che facevano i loro compagni. E non sapevano che quello era il primo passo sulla strada che li avrebbe portati alle camere a gas.

Ecco perché, tra i tanti modi di celebrare questa giornata, abbiamo scelto di pubblicare una striscia di Stefano Disegni che ci costringe a fare i conti con la realtà: non solo può succedere di nuovo, ma sta già succedendo. La storia si è messa in moto nuovamente.

E nuovamente stiamo scegliendo di girarci dall’altra parte.

 

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