Dove diminuiscono gli sportelli bancari, aumentano gli usurai


Nelle scorse settimane, abbiamo pubblicato due distinte notizie, entrambe scoraggianti ma apparentemente scollegate.

La prima risale allo scorso mese di agosto: la provincia dell’Aquila è stata, nel 2020, una di quelle maggiormente penalizzate dalle banche, con una percentuale di chiusura delle filiali superiore all’11%, il triplo rispetto alla media italiana del 3,4%.

I drammatici dati dell’abbandono bancario in provincia dell’Aquila


 

La seconda, pubblicata la settimana scorsa, riporta il risultato di uno studio condotto dal Sole 24 Ore, secondo il quale nel 2020 la nostra Provincia è salita al terzo posto in Italia per l’incidenza dei reati di usura.

La Provincia dell’Aquila al terzo posto in Italia per i reati di usura

Due fatti senza un apparente legame, ma che invece sono sicuramente collegati fra di loro.

Non è un mistero il fatto che la chiusura degli sportelli renda più difficile l’accesso al credito, soprattutto per le categorie più fragili: precari, anziani, giovani, imprese senza adeguate garanzie…
La chiusura di una filiale locale crea la situazione ideale per uno strozzino: viene meno la concorrenza e si aprono ampie nicchie di “mercato”. Si tratta di un rischio che più volte abbiamo paventato, ma fa impressione vedere come i peggiori timori finiscano per materializzarsi.

Alle banche questo non interessa, e sotto certi aspetti è comprensibile: loro guardano solo al profitto, ammesso che si possa pensare di continuare a crescere all’infinito mentre tutto intorno si impoveriscono ampie aree del paese.

Chi manca del tutto è la politica: il fenomeno dell’abbandono del territorio non è mai stato all’ordine del giorno, mai inserito nei programmi politici, mai portato avanti in campagna elettorale.

Per questo, lo scorso 24 settembre, le organizzazioni sindacali di Abruzzo e Molise sono scese in piazza per sensibilizzare la politica locale: nonostante una buona copertura mediatica sul momento, l’argomento è tornato nel dimenticatoio.

Diventa fondamentale capire che quello che le banche stanno facendo, invocando in modo pretestuoso il libero mercato, rischia di condannare definitivamente le zone meno floride del paese ed in modo particolare le aree interne. Serve una forte presa di coscienza, pretendendo dai partiti politici risposte concrete in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali.

Per non trovarci a dover dire: “Però noi lo avevamo detto…”

 

Abruzzo, bancari in agitazione: “Sempre più filiali chiuse, intervenga la politica”.

Il libero mercato secondo le banche

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