Cosa sta succedendo in Italia?


Un’analisi lucida, documentata e precisa. E proprio per questo spaventosa.

 

10 cose che abbiamo imparato dall’assassinio del carabiniere a Roma.

1) Quando si tratta di divulgare una notizia dell’ultima ora, i media tradizionali non mettono grande attenzione nella redazione dei titoli e dei contenuti. Informazioni approssimative e non verificate sono gridate nei titoli al pari di notizie certe e documentate. La natura delle fonti è spiegata malamente, quando non del tutto ignota e ignorata. Versioni sbagliate sono corrette a stento, non con rettifiche ufficiali ma semplicemente modificando ex post parti del testo.

 

 

 

Dai media più noti, l’inesattezza si riversa a cascata su tutti gli altri mezzi di informazione con una rapidità incontrastabile. Poiché è nelle prime ore che il pubblico dedica alla notizia la massima attenzione, nessuna rettifica successiva potrà penetrare altrettanto in profondità nell’opinione pubblica, che rischia di assorbire la falsa informazione in modo permanente. Tale disinformazione “a valanga” non è inevitabile ma è frutto di scelte precise da parte degli operatori dell’informazione.

 

2) I leader della maggioranza e i loro spin doctor sfruttano senza esitazione qualsiasi fatto di cronaca potenzialmente utile a rafforzare la narrazione securitaria, autoritaria e razzista, incuranti delle vittime, della verità e delle conseguenze. A tale scopo, non si fanno scrupolo di utilizzare informazioni provvisorie e non verificate, quando non palesemente false. Nel farlo, possono facilmente invocare di aver tratto tali informazioni dai media tradizionali, attribuendo a questi ultimi la responsabilità della disinformazione.

 

Tuttavia, gli stessi leader gialloverdi contribuiscono a orientare i media verso la disinformazione (basti pensare alla Rai sovranista).

 

3) Senza scomodare i leader della maggioranza, esiste un enorme sottobosco di influencer grandi e piccoli (giornalisti, politici in cerca di poltrone, falsi esperti che sgomitano nei blog e nei salotti televisivi, accademici falliti) che si adopera per alimentare la narrazione autoritaria della propaganda gialloverde. Una ciclopica macchina del fango che vive di vita propria e non ha nemmeno bisogno di essere attivata dai suoi beneficiari.

 

 

La rete trabocca di interventi che incitano all’odio, alla discriminazione e alla sospensione di pezzi dello stato di diritto da parte di personaggi più o meno “famosi” che ammiccano ai potenti. Non solo la propaganda trova nella cronaca nera una riserva infinita di argomenti, ma è anche sostenuta da un esercito di “volontari” a costo zero.

 

4) A tale “offerta” di propaganda e disinformazione, corrisponde una “domanda” altrettanto attiva. Il pubblico si beve ormai qualsiasi cosa, non solo perché non ha i mezzi per distinguere il falso dal vero. Il popolo è assetato di sangue e ha bisogno di conferme a sostegno dei suoi orientamenti cognitivi. Gli immigrati sono criminali, gli studiosi sono al soldo delle multinazionali, chi professa buoni sentimenti è un ipocrita che persegue loschi obiettivi, chi salva vite in mare è pagato dalla lobby ebraica e i mali italiani sono colpa di oscure potenze straniere. La propaganda fa facile presa sugli italiani perché gli italiani hanno un disperato bisogno di essa. Per molti, questa narrazione distopica alimenta una speranza malata: quella che, liberandoci dal giogo dei poteri forti che ci opprimono, conosceremo un boom economico senza precedenti, in cui le risorse cadranno dal cielo senza fare distinzioni tra chi merita e chi no.

 

5) Per tale motivo esiste una vasta quota della popolazione che, anche dopo che la falsa notizia è stata smentita dall’evidenza, decide di credervi comunque. L’impatto della falsa notizia è irreversibile, per loro. Fate un giro sui social per vedere quante persone credono che l’arresto degli studenti americani sia un’operazione dei servizi segreti per nascondere la vera nazionalità dell’assassino, con lo scopo di evitare tumulti di piazza (o sostenere il piano di sostituzione etnica ordito dalla lobby ebraica, secondo le versioni).

 

Non è che l’inizio. La sete di sangue e la necessità politica di alimentare tale sete (la domanda e l’offerta di propaganda autoritaria, in altre parole) sono destinate a salire di livello. La rete oggi pullula di persone che invocano la pena di morte, sapientemente aizzate da un leader che chiede “lavori forzati” e ricorda che “negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto ma…”.

 

6) La narrazione autoritaria e razzista del governo non ha una connotazione esclusivamente “distruttiva” come sembra. Non si limita a indicare nemici immaginari su cui indirizzare l’odio del popolo per catalizzare consenso. Implicitamente, suggerisce che una volta sconfitti tali nemici (l’Europa, i poteri forti, gli immigrati, la lobby ebraica, gli studiosi, eccetera), il popolo avrà il suo riscatto dalla crisi che tuttora l’attanaglia e godrà di un benessere senza precedenti.

Il governo propone quindi una visione del futuro che, seppur confusa e priva di fondamento, instilla anche una qualche dose di speranza nei suoi tifosi spaventati. Credere, obbedire, combattere per ottenere, in un futuro non meglio definito, la ricompensa. Le analogie coi regimi autoritari del passato sono ogni giorno più evidenti. L’unico modo per scardinare tale narrazione nell’immaginario del pubblico è contrapporgli una visione alternativa del futuro che sia altrettanto allettante, oltre che compatibile con la democrazia. Tuttavia, l’opposizione è annichilita e lascia che sia la propaganda a dettare l’agenda.

 

7) Non possiamo più ignorare il fatto che una frazione delle forze dell’ordine sembra disponibile ad alimentare la propaganda autoritaria. Le questure fanno filtrare materiali riservati che non dovrebbero giungere al pubblico. La foto segnaletica di Carola Rackete. Lo studente americano bendato e ammanettato: spunti preziosi per la propaganda, che infatti Salvini ha utilizzato senza scrupoli nei suoi post, a supporto della narrazione securitaria e autoritaria.

 

Ma non solo: alcune frange delle forze dell’ordine contribuiscono a diffondere in rete anche le false notizie. Come ha documentato Simone Fontana , la falsa notizia della cattura di quattro nordafricani è stata pubblicata da un collega della vittima e diffusa da un agente della Guardia di Finanza, che ha esposto le foto dei presunti colpevoli sulla sua pagina Facebook incitando al linciaggio. La bufala è stata cancellata troppo tardi, quando i volti dei 4 innocenti erano diventati ormai virali sollevando l’ennesima ondata di indignazione contro gli immigrati.

 

8) Né possiamo ignorare che una parte delle forze dell’ordine mostri una insofferenza crescente per le garanzie democratiche e manifesti (non solo sui social, ma anche in alcune dichiarazioni ufficiali) una adesione talvolta sfacciata alla causa autoritaria. La rimozione sistematica degli striscioni dissenzienti, il sequestro dei telefoni degli autori dei “selfie di protesta”, le minacce ai manifestanti, il pestaggio del cronista di Repubblica, il capo della Polizia che legge “come un segno di attenzione nei nostri confronti” la mania del ministro di travestirsi da poliziotto, il leader del sindacato autonomo che rivela l’esistenza di “un connubio indissolubile tra Lega e Polizia”.

Questo circuito fatto di media approssimativi e talvolta deliberatamente complici, leader autoritari e senza scrupoli, una parte (non ci è dato di sapere quanto numerosa) di forze dell’ordine compiacenti, e un popolo largamente obnubilato dalla propaganda e sempre più assetato di sangue è quanto di più pericoloso per la democrazia.

 

9) A Roma esiste un problema di ordine pubblico che non suscita il minimo interesse nelle persone che dovrebbero affrontarlo, cioè la sindaca Raggi e il ministro dell’interno, né nell’opposizione (che a Roma è particolarmente inesistente). Se il territorio è abbandonato dalle istituzioni e impantanato in uno sfacelo civico capillare e profondo, la criminalità prospera a ogni livello. Si va dai quartieri controllati dai clan a Ostia e Roma Est alle strade del centro pattugliate da spacciatori e truffatori di piccolo taglio. Tutti democraticamente accomunati dall’invasione della spazzatura.

 

10) Mentre alimenta la sete di sangue dei tifosi e rafforza la coesione del popolo contro nemici immaginari, la propaganda distrae dalle notizie scomode, come i finanziamenti russi alla Lega, e dalle vere emergenze che dovremmo affrontare. Il dibattito è polarizzato da storie prive di fondamento, come il Pd “partito di Bibbiano” e la caccia a fantomatici criminali nordafricani, o da pantomime ridicole che non dovrebbero interessare a nessuno (per esempio il “mandato zero” dei grillini). Discorsi che non incidono in alcun modo sul benessere del paese reale. Solo una èlite minuscola, e villipesa dai più, si è resa conto che l’Italia rischia concretamente di uscire dall’euro e per la prima volta dal dopoguerra si sta allontanando dal consesso delle democrazie occidentali.

La realtà e la storia ci presenteranno il conto e sarà salatissimo, ma a pagarlo non saranno le persone che ci hanno portato in questo disastro.

 

Fabio Sabatini
Professore Associato di Economia e Dottore di Ricerca in Studi Statistici e Socio-Economici presso l’Università “La Sapienza” di Roma

 

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