Caro Presidente Conte…


Caro Presidente Conte,

Mi rivolgo a lei perché ho saputo che, pur essendo un uomo di straordinaria importanza, è così sensibile da aver risposto personalmente alla missiva di un bimbo di cinque anni che le chiedeva un’autocertificazione speciale per Babbo Natale.

Forse quindi risponderà anche a me.

Sarò sincero, l’autocertificazione non mi preoccupa molto. Ho solo cinque mesi e nessuno mi ha mai parlato di questo Babbo Natale. Né potrò scoprire di che si tratta, visto che sono annegato.

Quei volontari erano quasi riusciti a salvarmi. Ma ero troppo provato dal naufragio e avrei avuto bisogno di cure che in mezzo al mare non ci sono. Purtroppo nessuno è venuto a prendermi per portarmi sulla terraferma.

So che lei è molto impegnato, ma volevo chiederle se può fare qualcosa per aiutare le persone che annegano cercando di raggiungere il suo paese.

Non lo dico per me, io ormai la vita l’ho persa.

Ma le barche sono piene di bambini come me che, mi creda, sono costrette a partire. A casa loro non possono restare perché soffrirebbero la fame. In Libia non possono restare perché morirebbero nei campi di concentramento.

Nessuno mette i suoi figli su una barca, a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”.

Con calma, senza fretta. Mi rendo conto che queste cose da grandi richiedono tempo e le priorità sono altre. Il Natale per esempio.

Intanto, forse, può aiutare quel bambino di sei anni che era sulla barca con me. È quello che nella foto vomita acqua, perché quando sono arrivati i volontari stava annegando anche lui. Nel viaggio ha perso la madre, ora è completamente solo.

Le chiedo scusa, le sto rubando tempo. È che mi è sembrato che lei ci tenesse, ai bambini.

Le auguro buon lavoro e spero che potrà fare qualcosa per noi.

 

Post scriptum:

Perdonatemi se ho indugiato in una figura retorica molto banale. Come tanti sono colpito dalla trovata della letterina e dalla retorica del “salvare il Natale” che imperversa sui media, e ho trovato infinitamente triste la sovrapposizione dei due bambini nelle cronache di questi giorni.

Vorrei solo dire che:

È necessario ripristinare un sistema istituzionale di ricerca e soccorso.

È necessario smettere di ostacolare le organizzazioni che salvano vite in mare.

È necessario ricostruire una cultura dell’empatia e della solidarietà.

Chiedo scusa in anticipo per l’accostamento (un’altra forma retorica), ma credo che sia anche a causa dell’abitudine a rimuovere dalla coscienza collettiva i morti altrui che siamo capaci di superare con una scrollata la strage che si consuma oggi nei nostri ospedali.

 

Autore: Fabio Sabatini – Professore Associato di Economia e Dottore di Ricerca in Studi Statistici e Socio-Economici presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

 

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