Riscossione tributi. Dalla parte dei lavoratori


Leggiamo, di quando in quando, pagine piene di fiele, accuse e condanne rispetto all’attività sindacale svolta ed in via di svolgimento in Agenzia delle Entrate – Riscossione scritte da parte di chi, per limite di rappresentanza e/o incapacità propria a trovare una sintesi con altre organizzazioni al fine di conseguire una dimensione più ampia non sa esprimere, oggi, la rappresentatività sufficiente a partecipare ad una trattativa di livello nazionale di settore quale quella del rinnovo del CCNL.

Stiamo realizzando una serie di incontri mirati, innanzitutto, a comprendere nel maggiore dettaglio possibile la posizione aziendale, per poi portare avanti al meglio le istanze sindacali, e perseguire l’obiettivo di una ipotesi di accordo che possa essere valutata positivamente dalle colleghe e dai colleghi nelle assemblee che faremo all’esito della trattativa.

Riteniamo che fare attività sindacale, ovvero lavoro di rappresentanza delle esigenze dei lavoratori significhi cercare di tutelarne al meglio le condizioni economiche e normative e che questo obiettivo comporti un duplice impegno, ovvero contrattare con i rappresentanti aziendali cercando di costruire risultati positivi, ma anche perseguire sempre l’unità dei lavoratori, perché solo l’essere uniti può consentirci i migliori risultati contrattuali e le migliori condizioni di lavoro.

Contrattare significa ricercare un punto equo e positivo d’intesa fra parti ed esigenze spesso opposte, e comunque diverse, ed i risultati di ogni contrattazione si misurano non solo sulla base delle diverse esigenze che le parti rappresentano, ma anche sempre valutando il contesto (ovvero le condizioni economiche aziendali, i limiti normativi, gli orientamenti della magistratura del lavoro .… e, per quanto riguarda le aziende pubbliche, come la nostra, la volontà politica del Governo e delle forze politiche parlamentari, che sono sostanzialmente le nostre controparti di ultima istanza).

A chi giova il continuare con lo stillicidio di parole, accuse, denigrazioni ….?

Dove può portare quell’agire, se non a creare confusione, incertezze, scontento e divisioni, e pertanto a diminuire la nostra forza contrattuale?

Proponiamo una riflessione, a chi scrive come a chi legge, rispetto al fatto che, perfino al di la delle intenzioni, quel modo di agire non può che indebolire le possibilità di difendere al meglio quei lavoratori che tutti diciamo di volere, vogliamo, o dovremmo volere difendere al meglio.

Confermiamo quanto scrivevamo il 22 dicembre scorso: “ Quella della contrattazione è una strada difficile, che richiede capacità e pazienza, e il cui possibile risultato spesso fa meno scalpore di una causa vinta, ma quel (possibile) risultato realizza un punto di avvicinamento di esigenze diverse e pertanto presuppone un percorso di confronto (e talvolta anche di scontro) che deve ricercare e costruire un’intesa, un accordo che realizzi le migliori condizioni al momento possibili per i lavoratori”.

Difendere i lavoratori è fare analisi, studiare e proporre soluzioni, non limitarsi a cercare di denigrare chi, seppure nei momenti e nei contesti meno favorevoli come quello attuale, cerca di conseguire un risultato economico atteso da anni (perché impedito per anni proprio da quelle controparti di ultima istanza che sono le forze politiche del paese) e, nel contempo, migliorare, o quantomeno difendere le condizioni di lavoro in senso più ampio.

Roma, 2 febbraio 2018

Le Segreterie Nazionali
FABI          FIRST/CILS          FISAC/CGIL          UILCA

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