Bonus Nido 2020, i chiarimenti dell’INPS

Ecco quello che c’è da sapere sul nuovo bonus asilo nido: requisiti, importo e modalità di presentazione della domanda.


Bonus Nido 2020, l’INPS fornisce i chiarimenti. Si ricorda infatti che l’articolo 1, comma 343, legge 27 dicembre 2019, n. 160 ha previsto, a decorrere dal 2020, una modulazione del beneficio in base alle fasce di appartenenza ISEE.

Alla luce di questa novità, sono in corso le implementazioni procedurali necessarie all’attuazione di tali disposizioni, concluse le quali saranno fornite le istruzioni operative relative alla presentazione delle domande per la fruizione del Bonus Nido per il 2020.

Bonus Nido 2020, l’INPS fornisce i chiarimenti

Possibile dall’inizio di questa settimana richiedere il contributo per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati. La richiesta si riferisce anche all’introduzione di forme di supporto presso la propria abitazione in favore dei bambini al di sotto dei tre anni, affetti da gravi patologie croniche.

L’articolo 1, comma 488, della legge  30 dicembre 2018, n. 145 ha elevato l’importo del buono a 1.500 euro su base annua per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

Il premio è corrisposto direttamente dall’INPS su domanda del genitore. Infatti la domanda può essere presentata dal genitore di un minore nato o adottato dal 1° gennaio 2016 in possesso dei requisiti richiesti.

Il bonus asilo nido viene erogato con cadenza mensile, parametrando l’importo massimo di 1.500 euro su 11 mensilità. L’importo massimo è di 136,37 euro direttamente al genitore richiedente che ha sostenuto il pagamento, per ogni retta mensile pagata e documentata.

Per i nuclei familiari con un Isee minorenni compreso tra 25.001 e 40.000 euro, l’agevolazione potrà spettare in misura pari a un massimo di 2.500 euro. Infine, spetterà l’importo minimo di 1.500 euro nell’ipotesi di Isee minorenni oltre la predetta soglia di 40.000 euro, ovvero in assenza dell’Isee.

Il contributo mensile erogato dall’Istituto non può eccedere la spesa sostenuta per il pagamento della singola retta.

Il premio asilo nido non è cumulabile con la detrazione prevista dall’articolo 2, comma 6, legge 22 dicembre 2008 (detrazioni fiscali frequenza asili nido), a prescindere dal numero di mensilità percepite.

Per maggiori informazioni in merito alla domanda da presentare quest’anno potete consultare il Messaggio INPS del 14 gennaio 2020, n. 101.

 

Fonte: www.lentepubblica.it




Donne al lavoro: può essere lecito il ritardo per portare i figli a scuola

Il giudice dichiara illegittime le discriminazioni in danno delle lavoratrici madri, costrette a ritardare l’ingresso per le necessità scolastiche dei figli.

Se qualche volta fai tardi al lavoro perché devi accompagnare i figli a scuola, d’ora in poi non dovrai più preoccuparti troppo dei rimproveri del capo o dei colleghi: adesso la giustizia ti viene in aiuto. Però devi essere donna e mamma, perché il nuovo principio stabilito dai giudici riguarda la parità tra i sessi e dunque il divieto di discriminazione nei confronti di chi versa in questa doppia situazione di svantaggio.

Le donne che lavorano sono svantaggiate, devono conciliare impegni ed orari con le esigenze della maternità, specialmente quando hanno figli piccoli. E tra le incombenze da svolgere c’è anche quella di portarli a scuola o all’asilo, oppure di andarli a riprendere all’uscita (talvolta anticipata, se non stanno bene e dalla scuola avvisano di venire).

Il caso che ha portato alla ribalta la questione è successo in un ufficio pubblico: si tratta della Regione Toscana, che aveva emanato un ordine di servizio che la consigliera alle Pari Opporunità ha impugnato davanti al giudice del lavoro ritenendolo discriminatorio perchè violava la parità tra lavoratori e lavoratrici.

Il giudice le ha dato ragione: il provvedimento era penalizzante per le lavoratrici madri perché non teneva conto del fatto che i loro ritardi sul lavoro potevano essere dovuti proprio alla necessità di dover accudire i loro figli, anche accompagnandoli a scuola. Il Tribunale ha ritenuto «notorio che i genitori (e a maggior ragione le lavoratrici madri) specialmente se con figli in età da scuola dell’infanzia, materna o primaria, si trovino frequentemente a dover far fronte ad impellenti e imprevedibili esigenze connesse all’accudimento della prole, le quali possono anche comportare l’improvvisa necessità di ritardare l’ingresso al lavoro o di anticiparne l’uscita».

Invece, secondo il giudice fiorentino, l’ordine di servizio emanato dalla Regione era troppo rigido e metteva in una posizione di svantaggio queste lavoratrici madri: in particolare non c’era nessuna flessibilità nel punto che imponeva ai dipendenti di giustificare per iscritto tutti i ritardi d’ingresso dalle ore 09,16 alle 09,30 e prevedeva, in caso di motivi riconosciuti non validi, l’instaurazione di un procedimento disciplinare a loro carico per il ritardo registrato.

Questo, oltre alle penalizzazioni sul recupero successivo dei tempi di lavoro non effettuato, o il computo del ritardo – se l’ingresso avveniva oltre le 09,30 – come “permesso breve”, che però in base a quelle stesse disposizioni avrebbe dovuto essere chiesto ed autorizzato in anticipo, cosa evidentemente inconciliabile con una situazione di necessità e urgenza che potrebbe insorgere improvvisamente e all’ultimo momento.

La conclusione è stata l’annullamento dell’ordine di servizio nella parte in questione: il giudice ha ordinato «la cessazione del comportamento pregiudizievole tramite la rimozione dell’efficacia giuridica o, comunque, la non applicazione delle disposizioni accertate come discriminatorie» ed ha ordinato alla Regione interessata di rimuoverne gli effetti, anche provvedendo a definire e ad attuare un apposito «piano di rimozione» entro 6 mesi, interpellando prima dell’adozione i sindacati di categoria e i consiglieri alle pari opportunità.

Il significato che si può trarre da questa pronuncia giurisprudenziale è che non si può prendersela comoda al mattino derogando all’orario di lavoro, ma se ci sono esigenze particolari – deve trattarsi di necessità improvvise e non programmabili prima – che talvolta fanno fare ritardo alla madre lavoratrice che ha dovuto portare i figli a scuola, non si può essere puniti o penalizzati dal proprio datore di lavoro per il solo fatto del ritardato ingresso, senza aver considerato queste particolari giustificazioni; altrimenti si realizzerebbe una discriminazione vietata dalla legge.

La sentenza del Teibunale del Lavoro di Firenze

 

Fonte: www.laleggepertutti.it




Diritto di critica, una sentenza esemplare

Un delegato sindacale di un’azienda di servizi aveva rilasciato un’intervista ad un giornale locale in cui criticava il trasferimento di un collega di lavoro ad un altro comune, con conseguenti difficoltà nell’espletare il servizio di raccolta rifiuti per il quale l’impresa datrice di lavoro aveva ottenuto un appalto.

Il sindacalista era stato licenziato per tali dichiarazioni ritenute dall’azienda “gravissime, lesive e foriere di danni”.

Dapprima, il Tribunale d’Imperia riteneva il licenziamento legittimo; successivamente la Corte d’Appello di Genova lo dichiarava nullo in quanto ritorsivo; l’azienda faceva quindi ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte ha ora deciso la causa con la sentenza n. 31395/2019, ritenendo condivisibili ed esaustive le argomentazioni svolte nella sentenza d’appello su due punti in particolare. 

In primo luogo, era stato accertato il rispetto della cosiddetta “continenza sostanziale” del diritto di critica (in ordine alla veridicità dei fatti dichiarati) e dell’ulteriore requisito della “continenza formale” (in quanto l’intervista non presentava toni dispregiativi, volgari, denigratori, polemici); non sussisteva alcuna condotta gravemente lesiva della reputazione né alcuna violazione dei doveri fondamentali alla base dell’ordinaria convivenza civile. 

In secondo luogo, si era accertato il carattere ritorsivo del licenziamento, in quanto l’unico motivo che aveva giustificato il licenziamento – ossia il rilascio di dichiarazioni ritenute gravissime, lesive e foriere di danni per l’azienda – si era rilevato insussistente.

La Corte di Cassazione ha pertanto respinto il ricorso del datore di lavoro, stabilendo definitivamente che il licenziamento è nullo in quanto discriminatorio, con conseguente diritto alla reintegra sul posto di lavoro.

Si tratta di una sentenza assolutamente chiara. Un lavoratore piuttosto che un sindacalista hanno pieno diritto ad esprimere una critica nei confronti del datore di lavoro nei limiti così delineati: un licenziamento o qualunque altra sanzione disciplinare comminata in tali circostanze sono illegittimi.

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Alberto Massaia
Dipartimento Giuridico Fisac/Cgil

 

Scarica la sentenza




Riscatto Laurea 2020, l’INPS allarga la platea dei beneficiari

Riscatto Laurea 2020, l’INPS allarga la platea dei beneficiari con le istruzioni fornite nella Circolare n.6 del 22 gennaio 2020.

I chiarimenti si sono resi necessari a seguito delle modifiche introdotte dall’approvazione della Legge di Bilancio 2020.

Si ricorda che ai sensi dell’articolo 2 del D.lgs n. 184/1997, l’onere per il riscatto dei corsi universitari di studio è determinato in base alle norme che disciplinano la liquidazione della pensione con il sistema retributivo o con quello contributivo. Questo sempre tenendo conto della collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto.

Ma cosa cambia nello specifico da quest’anno? L’INPS in questo senso è estremamente chiaro, aprendo nuovi scenari e nuove possibilità.

Infatti la circolare dell’Inps ha chiarito che il riscatto agevolato non ha più il limite di età anagrafico dei 45 anni

Inizialmente, infatti, tale possibilità sembrava essere limitata agli under 45 che avevano cominciato a versare contributi dopo il 1996, ma la citata circolare Inps chiarisce che l’accesso al riscatto della laurea agevolato è possibile anche per tutti questi altri soggetti inizialmente esclusi.

Per questo i lavoratori che hanno maturato meno di 18 anni di contributi al 1995 possono così optare per la liquidazione della pensione con il sistema contributivo. Purché però abbiano almeno 5 anni di contributi versati con questo sistema (articolo 1, comma 23, legge 335/1995) e applicare all’intera carriera il metodo introdotto dalla Riforma Dini.

Sta avendo molto successo questa nuova forma di riscatto: nel 2019 sono state depositate oltre 70 mila domande, di cui 29 mila per il riscatto ordinario della laurea, 35 mila per quello agevolato e 5 mila per la pace contributiva.

Quest’ulteriore allargamento di platea, senza dubbio, allargherà ancora il numero di domande.

Si rammenta infine che è anche possibile effettuare la simulazione del proprio riscatto di laurea.

Il testo completo della Circolare.

 

Fonte: www.lentepubblica.it

 




Bonus Asilo Nido 2020: a chi spetta?

È già possibile beneficiarne dal 1° Gennaio 2020: ecco come è cambiato il bonus asilo nido 2020 e chi ne può beneficiare.


Bonus Asilo Nido 2020: a chi spetta quest’agevolazione quest’anno? Ecco alcuni chiarimenti.

Si ricorda che il bonus asili nido è stato introdotto dalla Legge 232/2016. Consiste in una agevolazione che permette di ricevere un sussidio in caso di:

  • pagamento delle rette dovute per la frequenza di asili nido pubblici o privati;
  • pagamento di altre forme di supporto usufruito presso la propria abitazione a favore di bambini/bambine da zero a tre anni affetti da gravi patologie croniche che impediscono la frequenza dell’asilo nido.

Per il 2020 cosa cambia?

Bonus Asilo Nido 2020: a chi spetta?

La Legge di Bilancio 2020 ha potenziato gli importi della misura per quest’anno.

Il contributo è riservato alle seguenti finalità:

  • pagamento di rette per la frequenza di asili nido pubblici e privati
  • forme di assistenza domiciliare in favore di bambini con meno di tre anni affetti da gravi patologie croniche.

Il premio viene erogato dall’INPS al genitore, residente in Italia, che sia cittadino italiano o UE o sia in possesso di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o di carte di soggiorno per familiari extracomunitari di cittadini dell’Unione europea. Oppure di carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza dell’Unione europea o abbia lo status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria (circolare INPS 22 maggio 2017, n. 88).

Inoltre, con riferimento al contributo asilo nido, il genitore richiedente deve essere il genitore che sostiene l’onere del pagamento della retta. Mentre relativamente al contributo per forme di assistenza domiciliare, il richiedente deve coabitare con il figlio e avere dimora abituale nello stesso comune.

Nello specifico, viene erogato dall’INPS nei seguenti importi massimi:

  • 3.000 euro per i nuclei familiari con ISEE (minorenni) di valore fino a 25.000 euro;
  • 2.500 euro per i nuclei familiari con modello ISEE (minorenni) di valore compreso da 25.001 e 40.000 euro;
  • 1.500 euro per i nuclei familiari con modello ISEE (minorenni) di valore superiore a 40.000 euro.

Il bonus asilo nido si eroga con cadenza mensile, parametrando l’importo massimo di 1.500 euro su 11 mensilità, per un importo massimo di 136,37 euro direttamente al genitore richiedente che ha sostenuto il pagamento, per ogni retta mensile pagata e documentata.

 

Fonte: www.lentepubblica.it




Detrazione spese mediche: dal 1 gennaio obbligatorio il pagamento con carte o bancomat

Le detrazioni per spese mediche si attiveranno solo per chi usa la carta? Dopo le ultime novità decise nella bozza della manovra, facciamo chiarezza sugli sgravi fiscali previsti nell’ambito sanitario.

Gli sconti fiscali attuati sulle spese inerenti farmaci, visite mediche specialistiche, esami diagnostici e dispositivi per riabilitazioni e cure rappresentano la quota più rilevante degli sgravi sulle imposte.

Il governo sta attuando una serie di cambiamenti sul funzionamento ed i tetti sulle agevolazioni fiscali per le spese nel campo sanitario.

L’ultimo aggiornamento trapelato dai lavori del testo della manovra riguarda la possibilità di detrarre dalle tasse visite mediche e farmaci solo se pagati con carta e altri sistemi tracciati come il bonifico.

Ci sono, però, dei distinguo. Facciamo chiarezza sulle detrazioni per spese mediche e uso della carta.

 

Detrazioni spese mediche: ecco gli sgravi attivati solo con pagamenti tracciati

Il governo continua la sua lotta al contante e all’evasione fiscale imponendo pagamenti tracciati per ottenere sgravi sulle tasse.

Dopo aver annunciato che dal 2021 gli sconti fiscali previsti con la dichiarazione dei redditi scatteranno solo su spese sostenute con pagamenti elettronici, la novità del cashless arriva anche nel settore sanitario.

L’ultimo aggiornamento della bozza della manovra riguarda la detrazione del 19% dall’imposta lorda sulle spese sanitarie effettuate esclusivamente mediante un sistema di pagamento tracciato. Nello specifico, il governo ha stabilito delle regole precise per ottenere gli sconti fiscali sugli oneri nel settore medico.

Le visite mediche effettuate presso specialisti che operano in regime privato e le analisi diagnostiche eseguite in centri e cliniche non rientranti nel SSN dovranno essere pagate con sistemi tracciati, quali carte, bancomat o bonifici. Solo in questo modo si potrà ottenere la detrazione prevista con la presentazione della dichiarazione dei redditi.

La novità si inserisce nella riforma fiscale studiata dal governo, che prevede anche l’eliminazione delle detrazioni per spese mediche sui redditi più alti.

Pagamento in contanti e sconti su spese sanitarie

L’obbligo di pagamento elettronico o tracciato per ottenere gli sgravi d’imposta nell’ambito sanitario è escluso per alcune particolari categorie di spese.

Gli acquisti in farmacia, le visite e gli esami eseguiti nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, per esempio pagando il ticket, o in strutture accreditate potranno continuare a essere pagati in contanti.

In questo caso, infatti, la detrazione d’imposta si applica come sempre, presentando scontrini e ricevute rilasciate dopo pagamenti in denaro.

 

Fonte: www.money.it




Licenziamento o dimissioni?

Una domanda che talvolta viene posta al sindacalista, quando è ormai chiaro che la contestazione sfocerà in un licenziamento disciplinare, è questa: È meglio accettare il licenziamento oppure rassegnare le dimissioni?

Può sembrare paradossale, ma – salvo il caso in cui le dimissioni siano accompagnate da un incentivo economico – normalmente il licenziamento è preferibile alle dimissioni, per diversi motivi.

1)     Il motivo più semplice è che la NASPI (nuova assicurazione per l’impiego), per quanto sia di un importo non elevato, spetta soltanto in caso di disoccupazione involontaria, ai sensi del decreto legislativo n. 22/2015, art.3.  Ne consegue che la NASPI spetta anche nel caso di licenziamento, invece non spetta in caso di dimissioni volontarie.

2)     Un motivo più sfaccettato è rappresentato da fatto che l’impugnazione in sede giudiziaria di un licenziamento può essere certamente complessa, ma in linea generale, l’impugnazione delle dimissioni è sicuramente più difficile sul piano probatorio.  Inoltre, in caso di licenziamento illegittimo vi sono pur sempre alcune specifiche tutele di legge, per quanto pesantemente decurtate dalle recenti “controriforme”.

3)     Infine, occorre tenere presente che il licenziamento non viene annotato sulla scheda professionale del lavoratore, il documento introdotto dal decreto legislativo n. 297/2002 e che ha sostituito il vecchio libretto di lavoro.

La possibilità da parte di un nuovo datore di lavoro di venire a conoscenza dei motivi delle dimissioni o del licenziamento comminato in precedenza da una banca o da una qualunque altra impresa, può derivare da accertamenti svolti in base a conoscenze e relazioni, non di certo da norme di legge.

 

Articolo ad integrazione della nostra guida alle responsabilità disciplinari e patrimoniali:

 

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Alberto Massaia – Corinna Mangogna
Consulta Giuridica Fisac/Cgil

 




Aggiornamento guide Fisac

Sono state aggiornate alcune delle guide predisposte dalla Fisac/Cgil nazionale.

Vi ricordiamo che tutte le guide sono disponibili alla sezione Guide e manuali




Manovra economica: le misure per il lavoro.

La manovra economica è legge. La Camera ha dato il via libera definitivo, il governo ha incassato la fiducia. I voti a favore sono stati 312, i contrari 153, due gli astenuti. La votazione in aula è avvenuta a notte fonda, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Da tempo Cgil, Cisl e Uil hanno avviato una mobilitazione unitaria, per sostenere le loro richieste proprio in vista della legge di bilancio. L’ultimo appuntamento è stato quello del 17 dicembre, a Roma in piazza Santi Apostoli, con l’intervento del segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Il governo lo deve sapere, non facciamo sconti a nessuno”.

Sono tante e articolate le misure contenute nell’ex Finanziaria, che vanno dall’Iva al taglio del cuneo fiscale. Ecco dunque le principali che riguardano il lavoro e il sociale.

Pensioni tra indicizzazione assegni e ape social. Viene prevista la rivalutazione al 100% per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (pari a 6.669,13 euro). Confermata la rivalutazione al 77% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo; al 52% tra 5 e 6 volte il minimo; al 47% tra 6 e 8 volte il minimo; al 45% per gli assegni tra 8 e 9 volte minimo; al 40% per i trattamenti superiori. Viene prorogata a tutto il 2020 la sperimentazione dell’Ape social. Su Opzione donna, viene estesa la possibilità di fruizione alle lavoratrici che abbiano maturato determinati requisiti entro il 31 dicembre 2019.

Fondo disabilità e non autosufficienza. Viene istituito, nello stato di previsione del ministero del Lavoro, il fondo a carattere strutturale per la disabilità e la non autosufficienza. La dotazione ammonta a 39 milioni di euro per il 2020, a 200 milioni di euro per il 2021 e 300 annui dal 2022. Le risorse del fondo, nelle intenzioni del governo, sono indirizzate all’attuazione di interventi a favore della disabilità, finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno in materia.

Contratti del pubblico impiego. Aumentano di 325 milioni di euro per il 2020 e di 1,6 miliardi di euro dal 2021 i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego nel triennio 2019-2021.

Imprese: promozione per il made in Italy. Viene ampliato il fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca. Si interviene sulla norma in favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, cosiddetta “Resto al Sud”, stabilendo che, per l’anno 2019 e per l’anno 2020, il requisito del limite di età (compreso tra i 18 e i 45 anni), si intende soddisfatto se posseduto alla data del primo gennaio 2019. Risorse poi arrivano per il potenziamento del piano straordinario per la promozione del made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia. Altri interventi sono previsti per le aree di crisi industriale e rifinanziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, nella misura di 700 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020-2021. Gli investimenti previsti dal piano Impresa 4.0, il super e l’iper-ammortamento si trasformano in un credito di imposta da usare in compensazione.

Il taglio del cuneo fiscale. Nasce un Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti con una dotazione di tre miliardi di euro per il 2020 e di cinque miliardi annui a decorrere dal 2021. I 4,5 milioni di lavoratori con redditi tra i 26.600 euro e 35 mila euro, finora esclusi dal bonus Renzi, avranno fino a circa 50 euro in più al mese: quindi intornoai 500 euro in più nel 2020 e mille euro in più nel 2021. Per i 9,4 milioni di lavoratori con redditi da 8.000 euro a 26.600 euro che percepiscono il “bonus 80 euro” dal taglio del cuneo riceveranno solo 40-50 euro annui.

Cancellate le clausole di salvaguardia per il 2020.Vengono cancellate completamente per il 2020 e parzialmente per il 2021 le cosiddette “clausole di salvaguardia”, ovvero gli aumenti delle aliquote Iva e delle accise per un valore complessivo di circa 23 miliardi di euro. Dal 2021 però arriva un nuovo incremento sulla benzina, con un ritocco delle clausole di salvaguardia sulle accise.

Plastic, sugar e auto. Le nuove tasse introdotte dalla manovra sono state ridimensionate e posticipate nel corso dell’iter parlamentare. La “plastic tax”, cambiata più volte, entrerà in vigore da luglio e prevede nella sua ultima versione un’imposta di 45 centesimi al chilo (da un euro iniziale, poi ridotto a 50 centesimi) per i prodotti monouso. Slitta a ottobre la “sugar tax”, che resta a 10 centesimo al litro. Di fatto risulta azzerata, invece, la stretta sulle auto aziendali che partirà a luglio per i nuovi contratti.

Un “green new deal”. L’esecutivo punta alla realizzazione di un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un “green new deal” italiano, mediante l’istituzione di un fondo con una dotazione complessiva di 4,24 miliardi di euro per gli anni 2020-2023. Parte del finanziamento disponibile (non meno di 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020-2022) sarà destinata a interventi volti alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Risorse in arrivo anche per le reti ciclabili urbane con l’istituzione di un fondo ad hoc di 150 milioni nel triennio 2022-2024 per coprire il 50% delle spese.

 

Fonte: www.rassegna.it




Congedo di maternità dopo il parto: le istruzioni dell’INPS

Ecco le indicazioni operative fornite dall’Inps nella circolare 148/2019, dedicata alla nuova modalità di fruizione del congedo obbligatorio esclusivamente nei cinque mesi successivi al parto, quale disciplinata da quest’anno dall’articolo 16, comma 1.1, del Dlgs 151/2001, introdotto dall’ultima legge di bilancio.

L’istituto di previdenza così chiarisce alcuni aspetti funzionali a consentire una maggiore operatività della nuova misura.

 

Congedo Maternità dopo il parto

Come illustrato nella circolare INPS 12 dicembre 2019, n. 148, la legge di bilancio 2019 ha riconosciuto alle lavoratrici, in alternativa alle modalità tradizionali, la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto, entro i cinque mesi successivi allo stesso.

La gestante può esercitare la facoltà di fruire di tutto il congedo di maternità dopo il parto. Questo qualora un medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e il medico competente attestino che tale opzione non arrechi danno al nascituro. La procedura si espleta ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro.

La documentazione sanitaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza. E deve attestare l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. Ovviamente fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto, qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta.

La circolare contiene, inoltre, esempi esplicativi circa i riferimenti temporali da rispettare e la durata del congedo di maternità.

Nella stessa circolare vengono forniti anche chiarimenti in merito alle attestazioni che dovranno essere prodotte dal datore di lavoro entro la fine del settimo mese di gravidanza. E le istruzioni in caso di parto anticipato rispetto alla data presunta.

Il testo completo della Circolare dell’INPS.

 

Fonte: www.lentepubblica.it