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Diritto alla pensione: anche per part-time verticale è utile il tempo non lavorato

Part-time verticale o ciclico: utile anche il tempo non lavorato per maturare il diritto alla pensione.


 

Infatti la legge di bilancio 2021 ha disposto nuove modalità di calcolo dell’anzianità contributiva maturata nei rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale di tipo verticale o ciclico, valorizzando ai fini del diritto pensionistico anche il tempo non lavorato, come già avviene nel part-time orizzontale.

Adesso, con la circolare INPS 4 maggio 2021, n. 74 l’Istituto fornisce le indicazioni sull’applicazione della norma nel settore privato, sui nuovi adempimenti per i datori di lavoro e sulla gestione delle posizioni assicurative dei lavoratori dipendenti diversi dagli operai agricoli.

Normativa

Il rapporto di lavoro a tempo parziale è stato organicamente disciplinato nel nostro ordinamento dall’articolo 5 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863, destinato ai lavoratori disponibili a svolgere attività ad orario inferiore rispetto a quello ordinario previsto dai contratti collettivi di lavoro o per periodi predeterminati nel corso della settimana, del mese o dell’anno.

Detto testo normativo, nel disciplinare per la prima volta il lavoro a tempo parziale, ha tra l’altro previsto che siffatta fattispecie contrattuale debba necessariamente essere stipulata con atto scritto.

Diritto alla Pensione: anche per Part-Time verticale è utile il tempo non lavorato

Pertanto il legislatore riconosce il periodo non lavorato nell’ambito del rapporto part-time di tipo verticale o ciclico per i rapporti di lavoro part-time in essere alla data di entrata in vigore della nuova disciplina e per tutta la durata degli stessi, nonché per i rapporti di lavoro part-time esauriti.

L’Istituto procederà al riconoscimento, per l’intera durata del rapporto di lavoro part-time:

  • dei periodi assicurativi interessati dall’applicazione normativa
  • e riferiti a rapporti di lavoro part-time di tipo verticale o ciclico attivi alla data di entrata in vigore della disciplina in commento.

Va comunque considerata l’esclusione, nell’ambito dell’accredito dell’anzianità contributiva ai fini del diritto, dei periodi non lavorati e non retribuiti:

  • a causa del verificarsi di eventi sospensivi del rapporto di lavoro
  • e in considerazione della non disponibilità di dette informazioni negli archivi dell’Istituto.

Sarà necessario che l’assicurato presenti domanda alla Struttura territoriale competente per residenza, in fase di prima applicazione, tramite PEC ovvero attraverso il servizio on-line di segnalazione contributiva (c.d. FASE), secondo le consuete modalità.

La domanda dovrà essere corredata:

  • dall’attestazione del datore di lavoro compilata secondo il modello allegato (Allegato n. 1)
  • o da una dichiarazione sostitutiva di cui agli artt. 46 e 47 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 del 2000 (Allegato n. 2), sottoscritta dall’interessato. Con l’indicazione degli eventuali periodi di sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione, completa della copia del contratto di lavoro part-time di tipo verticale o ciclico al quale la stessa si riferisce.

Le pensioni potranno essere liquidate in applicazione delle nuove disposizioni per decorrenze dal 1° gennaio 2021.

Le novità introdotte in materia di part-time di tipo verticale o ciclico non modificano le modalità di individuazione del diritto e della misura del Trattamento di Fine Servizio ( TFS) e del Trattamento di Fine Rapporto ( TFR) dei dipendenti pubblici.

Il testo completo della Circolare

A questo link potete consultare il testo completo della Circolare INPS.

Qui di seguito, invece potete consultare i due allegati alla Circolare:

 

Fonte: www.lentepubblica.it

 




Incentivo all’esodo, come si tassa?

Come sono calcolate le imposte sull’incentivo all’esodo: tassazione provvisoria del datore di lavoro e riliquidazione dell’Agenzia delle Entrate.


Attenzione alla tassazione dell’incentivo all’esodo, cioè di quella somma che il datore di lavoro riconosce al dipendente per agevolarlo nell’uscita anticipata dal lavoro.  La tassazione applicata dal datore di lavoro, infatti, non è quella definitiva, ma le imposte sono riliquidate, successivamente, dall’Agenzia delle Entrate: in questo modo, ci si può ritrovare, 4 anni dopo aver ricevuto l’incentivo, con un debito con il fisco, che può arrivare anche a migliaia di euro. Debito che il lavoratore è costretto a pagare senza potersi rivalere sul datore di lavoro: le imposte da quest’ultimo liquidate sono calcolate con un sistema differente, rispetto alla riliquidazione che viene effettuata dall’Agenzia delle Entrate, a causa di quanto disposto dalla normativa. La differenza d’imposta non è, dunque, frutto di un errore del datore di lavoro.

Ma procediamo per ordine e vediamo, nel dettaglio, come funziona la tassazione dell’incentivo all’esodo e come deve essere calcolata la sua riliquidazione.

Com’è tassato l’incentivo all’esodo

A partire dal 4 luglio 2006, è stato abolito il vecchio regime di tassazione agevolata degli incentivi all’esodo, che prevedeva per tali somme un’aliquota (la percentuale applicata sull’imponibile, dovuta a titolo d’imposta) pari alla metà dell’aliquota applicata per la tassazione del Tfr.

Secondo l’attuale normativa [1], la tassazione da applicare sulle somme d’incentivo all’esodo non è, comunque, quella ordinaria, ma la stessa tassazione separata applicata al Tfr. Questo, perché si è voluto comunque riconoscere un regime di favore alle somme erogate a titolo di incentivo all’esodo, per incentivare il consenso del lavoratore alla risoluzione anticipata del rapporto (come chiarito dalla Corte di Cassazione, con una nota sentenza [2]).

Calcolo tassazione provvisoria incentivo all’esodo

L’aliquota di tassazione viene dapprima determinata dal datore di lavoro con il seguente meccanismo :

  • si deve innanzitutto determinare il reddito di riferimento, dividendo l’ammontare del Tfr imponibile per il numero di anni di anzianità effettiva e convenzionale (i mesi hanno un valore pari a 0,83): negli anni di anzianità convenzionale non sono compresi gli anni di riscatto del titolo di studi o i periodi nel quale è stato prestato servizio militare, a meno che non sia disposto diversamente nel contratto collettivo di lavoro;
  • se il contratto di lavoro è di durata inferiore a un anno, al divisore deve essere indicato il numero 1 (come chiarito da un’importante circolare delle Entrate [3]);
  • bisogna poi moltiplicare il risultato ottenuto per 12, per ottenere il reddito di riferimento (secondo un’altra formulazione si può utilizzare come divisore il numero di mesi complessivi e come moltiplicatore 144, il risultato è il medesimo);
  • una volta calcolato il reddito di riferimento, si deve calcolare l’imposta sullo stesso, applicando al reddito di riferimento le aliquote Irpef (al netto delle addizionali locali) in vigore nell’anno in cui è maturato il diritto alla percezione della liquidazione (il diritto alla percezione del Tfr sorge il giorno successivo alla cessazione del rapporto);
  • infine, si determina l’aliquota media dividendo l’imposta sul reddito di riferimento (al netto degli oneri deducibili ma al lordo di eventuali crediti d’imposta) per il reddito di riferimento e moltiplicando il risultato per 100.

Applicando l’aliquota media all’incentivo all’esodo si ottiene l’imposta dovuta [4].

Tassazione definitiva dell’incentivo all’esodo

Successivamente alla liquidazione dell’imposta da parte del datore di lavoro, l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta  in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello della cessazione del rapporto.

La determinazione dell’aliquota media avviene rapportando la somma delle imposte calcolate con riguardo al reddito complessivo del contribuente, al netto degli oneri deducibili e senza considerare i crediti d’imposta, di ciascuno dei cinque anni precedenti e la somma dei redditi stessi considerati come sopra indicato” [5].

Se le maggiori o le minori imposte sono di importo non inferiore a  100 euro, l’Agenzia notifica la cartella di pagamento o rimborsa l’imposta a credito (entro il 31 dicembre del 4° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta).

Se in uno o più dei 5 anni considerati non vi è stato reddito imponibile, l’aliquota media si calcola con riferimento agli anni in cui vi è stato reddito imponibile; se non vi è stato reddito imponibile in alcuno di questi anni, si applica l’aliquota stabilita per il primo scaglione di reddito, pari al 23%. Se l’aliquota è variata nel corso del quinquennio, si deve tener conto della media delle aliquote del primo scaglione nei 5 anni considerati.

Incentivo all’esodo concordato al netto delle imposte

Purtroppo, dal punto di vista legale, non è possibile opporsi a queste previsioni, né stipulare accordi diversi col datore di lavoro: è stato confermato da una recente sentenza del Tribunale di Roma [6]. La sentenza trattava il caso di un lavoratore che aveva accettato l’incentivo all’esodo in quanto riteneva che la tassazione fosse a titolo definitivo e aveva concordato col datore un pagamento già al netto delle imposte. In seguito, avendo ricevuto la riliquidazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, aveva richiesto il pagamento della differenza d’imposta al datore di lavoro, ma il tribunale ha respinto il suo ricorso: per legge, infatti, il datore di lavoro è tenuto a versare le sole imposte determinate alla cessazione del rapporto di lavoro secondo l’aliquota provvisoria, nulla dovendo versare in caso di riliquidazione da parte dell’amministrazione finanziaria. Questo, anche se l’accordo d’incentivo all’esodo prevede il pagamento di una determinata somma al netto delle imposte.

Per questo motivo, è opportuno che il lavoratore faccia dei conti a parte, considerando le aliquote di tassazione a titolo definitivo e non quelle provvisorie: si deve dunque considerare un netto diverso da quello che appare nel cedolino paga in cui figura l’incentivo all’esodo.


Note

[1] D.L.223/2006.

[2] Cass. Sent. n. 14821/2007.

[3] Circ. 78/E/2001.

[4] Art.19, comma 1 del Tuir.

[5] Circ. 29/E/2001.

[6] Tribunale di Roma, sent. n. 3636/2017.

 


 

Fonte: www.laleggepertutti.it

 




Guide Fisac Cgil: la Previdenza Generale

Pubblichiamo l’aggiornamento 2021 della Guida alla Previdenza della Fisac Cgil, ormai divenuta un vero e proprio punto di riferimento per tutte le iscritte ed iscritti.

Ricordiamo che per eventuali segnalazioni è possibile scrivere a: portale@fisac.it

Scarica la guida

 

La guida è disponibile, come di consueto, anche nella nostra sezione Guide e Manuali




Guide Fisac Cgil: Responsabilità disciplinari e patrimoniali

Pubblichiamo la versione 2021 della guida, aggiornata con molte sentenze. In caso di segnalazioni è possibile scrivere a: portale@fisac.it

Scarica la Guida

Scarica le Sentenze edizione 2021

 

ARTICOLI PUBBLICATI AD INTEGRAZIONE:

 

Ricordiamo che tutte le guide sono disponibili nella nostra sezione Guide e Manuali




Permessi orari Legge 104: fruibili anche in regime di Smart Working

Anche chi è in Smart Working ha diritto ad ottenere i Permessi Orari retribuiti Legge 104 per sé stesso o per assistere un parente o il coniuge disabile. I chiarimenti dell’Ispettorato del Lavoro.


Lo precisa l’ispettorato nazionale del lavoro con nota n. 7152/2021, rispondendo alle perplessità della Cgil funzione pubblica in merito alla presunta incompatibilità sostenuta dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro

I dubbi della FP CGIL erano sorti poiché l’accordo del 17 settembre per la regolamentazione del lavoro agile, all’articolo 6, comma 7, escludeva espressamente la fruizione di permessi orari:

  • sia di natura contrattuale (permessi personali, quelli per visite specialistiche e quelli ex art. 18 fruiti a ore),
  • sia quelli di natura “normativa” quali, ad esempio, i permessi studio, quelli derivanti da Legge 104/1992, i congedi parentali.

Il chiarimento dell’INL, adesso, toglie ogni dubbio.

Permessi Orari Legge 104: fruibili anche in regime di Smart Working

Secondo l’Ispettorato, non c’è dunque incompatibilità nella fruizione dei permessi orari previsti dalla legge n. 104/1992 con lo smart working.

Pertanto l’ispettorato ha precisato che:

  • da un lato, risulta difficile la compatibilità della fruizione oraria con il lavoro agile (poiché svincolato da vincoli di orario di lavoro)
  • tuttavia, dall’altro lato, non si può escludere il principio della fruibilità frazionata nel caso in cui il lavoratore ritenga, secondo proprie valutazioni, che le esigenze personali per le quali si fruisce del permesso non siano compatibili con la propria organizzazione in modalità agile. 

Invece, se si ritiene che l’esigenza personale possa essere soddisfatta durante la propria modulazione organizzativa dell’attività lavorativa, non sarà necessario ricorrere allo strumento del permesso orario

Questa interpretazione, conclude l’Inl, è posta a tutela della flessibilità di cui gode il lavoratore durante il lavoro agile. Al lavoratore infatti risulta dovuta l’autorganizzazione e dunque la conciliazione vita-lavoro.

Ove detta conciliazione non risulti possibile potrà perciò esercitarsi il diritto alla fruizione frazionata del permesso.




Sei un lavoratore somministrato? Potresti avere diritto ad un bonus di € 2.400

Tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che tra il 1 gennaio 2019 e il 23 marzo 2021 hanno avuto un contratto di somministrazione con un’agenzia per il lavoro, anche in un settore diverso da turismo e stabilimenti termali, possono richiedere l’indennità onnicomprensiva di € 2.400 prevista dal Decreto Sostegni.

 

REQUISITI

  • Rapporto di lavoro cessato tra il 1° gennaio 2019 e il 23 marzo 2021
  • Almeno 30 giornate lavorative effettuate tra il 1° gennaio 2019 e il 23 marzo 2021
  • Alla data di presentazione della domanda non essere titolari di:
    • Pensione diretta
    • Rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato
    • REM
    • Indennità per i lavoratori sportivi

L’indennità è compatibile con la NASPI e con eventuale rapporto di lavoro subordinato a termine in essere.

 

Per la verifica dei requisiti e per inoltrare la domanda rivolgiti all’INCA/CGIL.

Se hai bisogno di informazioni e supporto contattaci:
CGIL L’AQUILA tel. 0862/66001

 




Maggio – settembre 2021: è tempo di dichiarazioni fiscali

Continua, purtroppo, il particolare momento che tutti noi stiamo vivendo dal febbraio dello scorso anno a causa dell’epidemia COVID-19. I CAAF CGIL si sono subito riorganizzati per garantire attività di assistenza/consulenza fiscale e sono sempre pronti a tutelare e assistere al meglio tutti i cittadini, anche “a distanza” per chi fosse impossibilitato a recarsi di persona presso le sedi dei CAAF.

Come negli anni precedenti la FISAC CGIL, in collaborazione con i CAAF della CGIL, mette a disposizione delle iscritte e degli iscritti le proprie strutture per l’assistenza alla compilazione delle dichiarazioni fiscali.

Considerando le oggettive difficoltà che incontriamo in questo difficile periodo per svolgere tutte le attività, comunque in sicurezza, di seguito riportiamo quelle che sono le scadenze legate alla presentazione della dichiarazione fiscale per l’anno 2020 attraverso il modello 730/2021, specificando che i tempi di presentazione sono oramai stabilmente dilatati fino al 30 settembre.

Il lavoratore o il pensionato ha ricevuto dal 31 marzo il modello CU (Certificazione Unica) 2021 che certifica i redditi corrisposti nel 2020, documento indispensabile per poter presentare il modello 730.

A partire dal 30 aprile, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati il modello730 precompilato sul sito internet https://dichiarazioneprecompilata.agenziaentrate.gov.it

Da 15 giugno al 30 settembre sono previste per i Caaf cinque scadenze per le trasmissioni telematiche del 730, a seguito delle quali l’Agenzia metterà a disposizione dei sostituti d’imposta i dati per i relativi conguagli.

Come sempre i rimborsi o gli addebiti verranno effettuati dai datori di lavoro o dagli enti pensionistici a seguito delle comunicazioni relative ai conguagli messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

I CAAF della CGIL sono pronti a prestare assistenza, in sicurezza e con competenza.
Per i colleghi iscritti alla FISAC CGIL il servizio di assistenza fiscale relativo alla elaborazione del modello 730 è gratuito!
Sarà sufficiente presentare all’operatore del CAF CGIL la tessera CGIL 2021 e ricordare che il servizio è svolto in convenzione FISAC CGIL

Per maggiori informazioni chiedi al tuo rappresentante Fisac Cgil in azienda

Per avvalerti dell’assistenza presso le sedi dei CAF CGIL puoi prenotare l’appuntamento per i CAF:

  • di L’AQUILA, SULMONA e gli ALTRI COMUNI DELLA PROVINCIA telefonando allo 0862/6600700
  • di AVEZZANO telefonando allo 0863/4040500

DOCUMENTI NECESSARI PER L’ELABORAZIONE DEL 730/2021

  • Documento d’identità e tessera sanitaria del dichiarante/erede e del coniuge in caso di 730 congiunto
  • Tessera CGIL 2021 oppure ultima busta paga per poter usufruire della tariffa agevolata.
  • Dati del datore di lavoro o altro sostituto d’imposta che provvederà ad effettuare le operazioni di conguaglio se diverso da quello che ha rilasciato la CU 2021. Si ricorda che è possibile presentare il modello 730 anche in caso di mancanza di sostituto d’imposta ed in nome e per conto di un deceduto.
  • documentazione relativa alle spese sostenute in anni precedenti per le quali nel 2020 è ancora prevista la detrazione: mutui (atto di mutuo ed atto di compravendita abitazione principale), spese per interventi di recupero patrimonio edilizio, spese di riqualificazione energetica, polizze assicurative, spese mediche rateizzate, spese per acquisto di autoveicolo rateizzato, sentenza di separazione.

Presentare sempre la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente:
730/2020 o Modello Redditi 2020 (anno d’imposta 2019) e relativa ricevuta di invio telematico all’Agenzia delle Entrate se presentata attraverso altro intermediario.

 

TERRENI E FABBRICATI

  • Visure catastali aggiornate, atti notarili o successioni in caso di variazione rispetto alla dichiarazione precedente.
  • Per immobili locati: copia del contratto di affitto e documento attestante la registrazione all’Agenzia delle Entrate; nel caso di opzione alla cedolare secca: l’eventuale raccomandata inviata all’inquilino.
  • Contratti di locazioni brevi ed eventuali CU 2020 e CU 2021.
  • Per rivalutazione aree fabbricabili: perizia giurata e mod. F24 (mod. Redditi).

 

REDDITI

  • Certificazione Unica 2021 redditi 2020. Il Modello CU 2021 per i redditi corrisposti per pensioni e indennità INPS (disoccupazione, mobilità, cassa integrazione, maternità, LSU) potranno essere acquisiti telematicamente dal CAAF CGIL, previa idonea autorizzazione.
  • Documentazione attestante redditi o pensioni erogate da Stati Esteri nel corso del 2020.
  • Sentenza di separazione/divorzio e documentazione degli assegni periodici percepiti dal coniuge separato (bonifici – autocertificazione ex coniuge)
  • Dichiarazione del datore di lavoro delle somme corrisposte a COLF e BADANTI
  • Certificazione utili – CUPE 2021.
  • Oneri detratti o dedotti nel 2019, ma rimborsati nel 2020 – Resoconti Casse/Fondi Sanitari
  • Lezioni private/ripetizioni svolte nel 2020 da docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado: quietanze di incasso del compenso ricevuto.

 

ONERI

  • Spese mediche: fatture o ticket per spese specialistiche e generiche, scontrini dei medicinali, fatture per protesi, fatture per degenze ospedaliere e di assistenza specifica, ecc. Per i dispositivi medici: documentazione attestante la marcatura CE (anche per occhiali e/o lenti) con estremi della normativa di riferimento.
    • Nel caso di spese mediche rimborsate da Fondi o Casse Sanitarie, necessitano: Fatture e dichiarazione del Fondo o della Cassa che indica l’importo della fattura che è stato rimborsato.
  • Spese per persone con disabilità: fatture o ricevute fiscali attestanti spese mediche, mezzi necessari per la deambulazione, sollevamento, sussidi informatici, acquisto e manutenzione straordinaria di autoveicoli e motoveicoli, attestazioni di spese mediche generiche e di assistenza specifica rilasciate da case di cura, fatture per l’acquisto di cani guida per non vedenti ecc., certificazione attestante l’invalidità
  • Mutui: contratti per l’acquisto, ristrutturazione e costruzione della casa adibita o da adibire ad abitazione principale: quietanze di pagamento degli interessi passivi, contratto di acquisto dell’immobile e contratto di mutuo, fatture notarili, certificazione relativa alle spese accessorie (costi di intermediazione, oneri accessori, imposte e spese di istruttoria). Se il mutuo si riferisce alla costruzione o ristrutturazione servono inoltre le fatture dei lavori eseguiti e delle spese sostenute per opere di urbanizzazione e copia della DIA.
  • Assicurazioni sulla vita, infortuni: contratto con data stipula e quietanza di pagamento.
  • Assicurazioni vita sottoscritte a tutela delle persone con disabilità grave: polizza e premio annuale versato.
  • Assicurazioni contro eventi calamitosi su unità immobiliari ad uso abitativo: polizza e premio annuale versato.
  • Spese di istruzione: ricevute di versamento tasse d’iscrizione/mensa scolastica, pre e post scuola per frequenza scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di secondo grado. Sono detraibili le erogazioni liberali, gite scolastiche, corsi di lingue o altro, deliberate dagli Istituti scolastici, poiché costituiscono incremento dell’offerta formativa, Scuola Bus.
  • Tasse Universitarie e di specializzazione post-laurea.
  • Abbonamento al trasporto Pubblico: titolo di viaggio che descriva caratteristica del trasporto, importo spesa , data e nominativo.
  • Spese per rette di asili nido e scuola dell’infanzia dei figli: quietanze di pagamento della retta di frequenza.
    • ATTENZIONE, in caso di richiesta del BONUS Asili Nido ottenuto dall’INPS, non è possibile richiedere la detrazione IRPEF.
  • Spese funebri: fattura + ricevuta di pagamento, anche sostenute per soggetti non a carico.
  • Erogazioni liberali: certificazioni rilasciate dalle ONLUS, ONG, Istituti scolastici, istituzioni religiose, partiti politici, ecc. attestanti le erogazioni liberali effettuate tramite versamenti postali o bancari, di carte di credito bancomat, carte prepagate.
  • Spese veterinarie: fatture/ricevute fiscali o scontrini di spese per la cura di animali.
  • Spese per attività sportiva dilettantistica ragazzi dai 5 ai 18 anni: quietanze di iscrizione ad associazioni sportive, palestre, piscine o altri impianti sportivi. La ricevuta deve riportare i dati anagrafici della società, i dati anagrafici di chi effettua l’attività sportiva e l’attività sportiva esercitata.
  • Spese per l’assistenza personale dei soggetti non autosufficienti: certificazione medica attestante la non autosufficienza, ricevute di pagamento, buste paga o CU rilasciata alla lavoratrice domestica inquadrata come Badante, fatture istituto di ricovero, società che fornisce il servizio di assistenza specifica.
  • Spese per sussidi tecnici/informatici atti a favorire l’apprendimento di soggetti minori o maggiorenni affetti da DSA (Disturbo specifico dell’apprendimento): certificazione medica, fattura acquisto sussidio.
  • Spese d’intermediazione immobiliare: fattura emessa dal mediatore e copia del rogito d’acquisto dell’abitazione principale.
  • Contributi previdenziali obbligatori e facoltativi: riscatti e/o ricongiunzioni ai fini pensionistici, e/o versamenti Inail per infortuni domestici.
  • Riscatto laurea agevolato – Pace Contributiva – D.L. 4/2019: Autorizzazione INPS + versamenti effettuati nel 2020.
  • Contributi a Fondi di Previdenza Complementare e/o Fondi Casse Sanitarie: certificazioni rilasciati dagli Enti cui si aderisce.
  • Assegno periodico corrisposto al coniuge: sentenza di separazione o divorzio, omologate dal Tribunale, ricevute attestanti i bonifici effettuati al coniuge, in mancanza, autocertificazione rilasciata dal coniuge circa le somme ricevute, corredata dal documento d’identità e codice fiscale del coniuge percettore.
  • Spese per canoni di locazione: contratto di locazione registrato, anche per gli studenti: contratto e ricevute del locatore che attestino il pagamento del canone.
  • Spese per canoni di leasing per abitazione principale: contratto leasing, fatture periodiche.
  • Spese di ristrutturazione edilizia: fatture, bonifici, copia della comunicazione di inizio lavori oppure autocertificazione nel caso in cui non necessiti Autorizzazione Comunale. Certificazione dell’Amministratore per le spese eseguite per parti condominiali, in caso di bonifico effettuato per errore con modalità ordinaria: autocertificazione ditta esecutrice dei lavori
  • Spese di riqualificazione energetica: fatture e bonifici, certificato di asseverazione redatto dal tecnico, ricevuta di invio telematico o ricevuta della raccomandata di invio della documentazione all’ENEA. In caso di bonifico ordinario: autocertificazione ditta esecutrice i lavori.
  • Spese risparmio energetico/ristrutturazione edilizia per installazione di contabilizzatori di calore e/o dispositivi multimediali per controllo da remoto: fatture e bonifici
  • Spese per acquisto mobili, destinati ad arredare l’immobile oggetto di ristrutturazione, ma deve trattarsi di un nuovo intervento di ristrutturazione iniziato dal 2019. Copia di fatture, ricevute di pagamento (bonifici o estratto carta di debito e/o di credito).
  • Spese di ristrutturazione edilizia finalizzate a ridurre il rischio sismico: documentazione rilasciata dal tecnico che abbia periziato l’immobile prima e dopo l’intervento di ristrutturazione, Autorizzazioni Comunali, fatture e bonifici specifici.
  • Spese per infrastrutture di ricarica veicoli elettrici: fatture e bonifici.
  • Bonus verde: Sistemazione a verde di aree scoperte edifici esistenti per lavori non eseguiti in autonomia. Fatture e bonifici attestanti i pagamenti.
  • Crediti d’imposta relativi ad anni precedenti: in caso di predisposizione di dichiarazione integrativa a favore presentata per gli anni d’imposta: 2015, 2016, 2017, 2018 Presentare la Dichiarazione + Ricevuta avvenuto invio telematico.

 

TRACCIABILITA’ DELLE SPESE DETRAIBILI


Dall’anno 2020 le spese che danno diritto alla detrazione del 19% spettano solo a condizione che siano state pagate con mezzi di pagamento tracciabili. Sono ammessi i versamenti eseguiti con bonifici bancari e postali, carte di credito, debito e prepagate, assegni bancari e circolari. Il contribuente deve dimostrare la tracciabilità mediante prova cartacea del pagamento tracciabile (es. ricevuta bancomat) oppure mediante l’annotazione in fattura o ricevuta fiscale del sistema di pagamento.
Sono escluse da questa disposizione le spese sostenute per acquisto di medicinali, dispositivi medici (anche occhiali) e prestazioni sanitarie rese in strutture sanitarie pubbliche o strutture private accreditate al SSN.


Importante!


Quelle riportate sono le spese più frequenti. Tuttavia, Vi invitiamo ad esibire la documentazione relativa ad eventuali ulteriori oneri affinché i nostri operatori possano valutare l’eventuale diritto ad ulteriori agevolazioni. Ricordiamo che molte delle spese elencate danno diritto alla detrazione anche se il costo è stato sostenuto dalle persone fiscalmente a carico. inoltre, quando l’onere è stato sostenuto per i figli, la detrazione spetta al genitore al quale è intestato il documento che certifica la spesa (fatta eccezione per le spese mediche). Se il documento è intestato al figlio, la spesa viene ripartita tra i due genitori che, eventualmente, possono suddividerla liberamente tra loro

 

ACCONTI

  • Modello F24 per pagamento di acconti e/o compensazioni di IRPEF – Add. Comunale e Regionale – Cedolare secca e relative ricevute telematiche, ove previsto.

 

AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO


Gli amministratori di condominio in carica al 31/12/2020 che presentano il 730 possono compilare il nuovo QUADRO K, per inviare la comunicazione relativa ai fornitori e agli acquisti di beni e servizi del condominio e fornire inoltre gli identificativi catastali del condominio nel caso siano stati realizzati interventi di recupero del patrimonio edilizio.

 

La documentazione relativa a quanto indicato nel modello 730 deve essere consegnata al CAAF per l’apposizione del visto di conformità, anche se i dati sono presenti nella dichiarazione precompilata predisposta dall’Agenzia delle entrate.


Ai fini dell’apposizione del visto di conformità il CAAF è tenuto a verificare la documentazione indicata nella Circolare, che costituisce la Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta oggetto della dichiarazione, aggiornata annualmente dall’Agenzia delle entrate.


 

Ecco alcune delle novità fiscali che troviamo nel modello 730/2021 dichiarazione reddituale anno 2020:

Il nuovo bonus Irpef, che sostituisce l’ormai ex bonus Renzi; dallo scorso 1° luglio, infatti, è stato previsto un credito Irpef di 100 euro e una detrazione di 80 euro, per i redditi sopra i 28.000 euro, fino ad azzerarsi ai 40.000 euro.

l credito di imposta per l’acquisto di biciclette e monopattini, il cosiddetto bonus bici, per favorire la mobilità sostenibile;

l’inserimento degli importi delle donazioni a sostegno delle misure di contrasto dell’emergenza coronavirus, che possono essere portati in detrazione.

il bonus facciate, la detrazione del 90% delle spese per le ristrutturazioni degli esterni di edifici ubicati nelle zone A e B;

IL SUPERBONUS 110% – Nel caso siano state sostenute spese per interventi cosiddetti Trainanti o Trainati a partire dal 1/07/2020 e si intende richiedere la detrazione in dichiarazione oppure si voglia richiedere al CAAF Lazio CGIL assistenza per l’apposizione del visto di conformità e quindi la Cessione del Credito o lo Sconto in Fattura è necessario richiedere una consulenza specifica.

Nel caso per le stesse spese o anche per le spese di ristrutturazione edilizia o per le spese di risparmio energetico sia stato richiesto al fornitore lo Sconto in Fattura oppure sia stato richiesto ad un Istituto di credito o ad un intermediario finanziario la Cessione del Credito è necessario comunque presentare in sede di elaborazione del modello 730/2021 la relativa documentazione.

 

LE SEDI DEI CAAF CGIL IN PROVINCIA DI L’AQUILA:

Chi vuole può invece prenotare direttamente un appuntamento presso le sedi del CAF CGIL L’Aquila

L’AQUILA Via G. Saragat Nucleo Industriale Pile – L’Aquila, Tel. Centralino 0862.66001, mail: aquila@caafabruzzocgil.it

CARSOLI Via Roma, 57 – Carsoli, Tel. 0863.995888 – 0863.404038, mail: avezzano@caafabruzzocgil.it

LUCO DEI MARSI Piazza Umberto I – Luco dei Marsi, Tel. 0863.40401, mail: avezzano@caafabruzzocgil.it

CASTEL DI SANGRO Via Sangro snc – Castel di Sangro, Tel. 0864.845673, mail: sulmona@caafabruzzocgil.it

PRATOLA PELIGNA Via Levante 37 – Pratola Peligna, Tel. 0864.273143, mail: sulmona@caafabruzzocgil.it


SERVIZI FISCALI ANNO 2021 FISAC CGIL L’AQUILA
SERVIZI AGLI ISCRITTI Il servizio di assistenza fiscale modello 730  per gli iscritti FISAC CGIL  è gratuito.
Nulla sarà dovuto agli sportelli fiscali CGIL da chi si presenterà con la tessera CGIL 2021 ( sono esclusi  gli altri servizi  fiscali ) –
per ogni informazione fisac.aq@abruzzo.cgil.it
Via G. Saragat (loc. Nucleo Ind. Pile) 67100 L’Aquila




Arriva l’Assegno Unico per i figli

La Legge di Stabilità ha previsto una grande novità per il sostegno economico delle famiglie. A decorrere dal prossimo 3 luglio verrà introdotto l’Assegno Unico per i Figli che andrà a sostituire gli assegni familiari, le detrazioni Irpef e altre misure dedicate alle famiglie.

L’assegno unico sarà una grande novità, introdotta dalla legge di Bilancio per il sostegno economico delle famiglie, e che coinvolgerà circa 11 milioni di persone.

Sarà rivolto a:

  • genitori lavoratori dipendenti, autonomi e incapienti;
  • verrà riconosciuto dal settimo mese di gravidanza e fino ai 21 anni di ciascun figlio;
  • sarà composto da una quota fissa e una variabile calcolata in base al numero dei figli ed alla loro età e che terrà conto del valore ISEE.
  • le famiglie con figli disabili avranno diritto a una maggiorazione del sostegno nella misura minima del 3o% fino a un massimo del so%.

All’introduzione dell’assegno unico per i figli seguirà il graduale superamento/soppressione delle seguenti prestazioni bonus:

  • Assegno al nucleo familiare ANF
  • Detrazioni Irpef figli a carico
  • Assegno di natalità o Bonus Bebè
  • Premio alla nascita o Bonus Mamma Domani
  • L’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, erogati dai Comuni

Tenuto conto dell’ampia platea destinataria della misura consigliamo di richiedere già l’attestazione ISEE 2021 necessaria alla richiesta dell’assegno unico.

Tutti coloro che sono in possesso dell’identità elettronica (SPID) possono richiedere l’Isee direttamente dal sito dell’INPS, anche nella versione precompilata.

Per chi non fosse in possesso della SPID, o preferisse utilizzare la procedura tradizionale, i CAAF CGIL sono a disposizione di chiunque ne facesse richiesta.

Prenota subito la tua pratica ISEE 2021, rivolgiti al CAAF CGIL o al tuo rappresentante sindacale FISAC CGIL

Fonte: Fisac BPER Banca




Quarantena dopo le ferie all’estero: si rischia il licenziamento

Una sentenza del Tribunale di Trento sancisce la possibilità di essere licenziati a causa dell’isolamento domiciliare dopo il rientro dalle ferie


Un dipendente che trascorre le ferie all’estero e al rientro del viaggio deve trascorrere un periodo di quarantena per effetto delle misure anti-Covid può essere licenziato? Una recente ordinanza del Tribunale di Trento ha stabilito di sì, suscitando le critiche non solo nell’opinione pubblica, ma anche tra gli addetti ai lavori nel campo del diritto del lavoro.

Covid, licenziata al rientro dalle ferie all’estero: la sentenza

L’isolamento domiciliare obbligatorio di 14 giorni, in determinati casi anche in assenza di positività da Covid-19 verificata attraverso il tampone, è previsto per il ritorno da buona parte dei Paesi stranieri riconosciuti dal ministero della Salute ad altro rischio epidemiologico e ripartiti dal Dpcm del 14 gennaio in diversi elenchi, con le rispettive limitazioni.

La sentenza del Tribunale di Trento riguarda una lavoratrice che aveva deciso di trascorrere le vacanze in Albania, consapevole che la scelta di passare le ferie all’estero avrebbe comportato al suo rimpatrio, l’isolamento fiduciario a casa per 14 giorni.

La dipendente era già dunque a conoscenza del fatto, o avrebbe dovuto esserlo, che non avrebbe potuto riprendere l’attività alla data concordata con il datore di lavoro. Il giudice ha per questo classificato il periodo di quarantena come assenza ingiustificata e ritenuto quindi la condotta passibile di licenziamento.

Covid, licenziata al rientro dalle ferie all’estero: i motivi

Di fronte alle aspre polemiche di una limitazione indebita del diritto alle ferie, le motivazioni del Tribunale di Trento spiegano come la lavoratrice avrebbe dovuto evitare di trovarsi nelle condizione di non poter riprendere il lavoro alla data prevista.

Come ogni altro cittadino italiano costretto a rispettare dall’inizio della pandemia le numerose e rigide limitazioni imposte dalle misure anti-contagio, a giudizio del Tribunale, la protagonista della vicenda avrebbe dovuto scegliere con maggiore criterio la destinazione delle sue vacanze, compiendo anche un sacrificio sulla propria decisione, alla luce delle conseguenze che avrebbe comportato per la propria occupazione.

Un compromesso che, ancora il Tribunale di Trento, ritiene molto più accettabile rispetto alle restrizione della libertà di movimento personale e del godimento di alcuni diritti civili che ha dovuto subito l’intera popolazione in questo ultimo anno.

Con questa sentenza il giudice richiama al senso di responsabilità, in particolar modo in una situazione di emergenza, implicito tra le parti in un rapporto di lavoro, nella quale non rientra la scelta di programmare delle vacanze all’estero, già sapendo che al rientro non si potrà tornare al lavoro per altri 14 giorni.

 

Fonte: www.quifinanza.it




Congedo obbligatorio maternità: tutte le informazioni utili

Ecco una guida sintetica, ma approfondita, con tutte le informazioni utili riguardanti il congedo obbligatorio di maternità.


In articoli passati abbiamo parlato a vario titolo del congedo parentale (maggiori informazioni qui): in questo articolo, invece, ci concentreremo nello specifico sul congedo obbligatorio di maternità.

La legge, infatti, tutela la lavoratrice madre nelle diverse fasi della gravidanza e nei primi anni di vita del bambino.

 

Congedo obbligatorio maternità: di cosa si tratta?

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alle lavoratrici dipendenti durante la gravidanza. 

In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo, l’astensione dal lavoro spetta al padre (congedo di paternità). Il diritto al congedo e alla relativa indennità è previsto anche in caso di adozione o affidamento di minori.

Esso consiste in un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per la madre che copre:

  • un arco di tempo pari a 5 mesi a cavallo del parto
  • o due mesi precedenti la data presunta del parto e tre dopo
  • oppure 1 mese e 4
  • o infine, novità dal 2019, 5 mesi subito dopo il parto.

La scelta di avvalersi del congedo di maternità flessibile (1+4) è della lavoratrice, purché vi sia un attestato del medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato avallato dal medico competente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro nel quale certifichino l’assenza di rischio alla salute della lavoratrice e alla corretta prosecuzione della gravidanza.

Le novità nel congedo dal 2019

Come accennato sopra, la ovità per la maternità per il 2019 è la possibilità di fruire del congedo obbligatorio nei 5 mesi successivi al parto.

Questa possibilità ulteriore è stata introdotta con l’ultima legge di bilancio e stabilisce che le madri lavoratrici possano fruire del congedo obbligatorio di 5 mesi a partire dalla data del parto.

Anche in questo caso, come nel precedente congedo flessibile 1+4, vi deve essere una specifica autorizzazione da parte del medico del SSN avallato dal medico competente che attesti l’assenza di rischi per la madre e per il nascituro.

Che cosa si intende per obbligatorietà?

Oltre ad essere un obbligo del datore di lavoro si tratta anche di un diritto indisponibile per la lavoratrice, ciò significa che in nessun caso l’astensione può essere oggetto di rinuncia, neppure a fronte di comprovata certificazione medica attestante le condizioni di buona salute della lavoratrice.

L’obbligatorietà del congedo per le lavoratrici dipendenti è sancita dal Testo Unico sulla maternità e paternità (decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151) che vieta ai datori di lavoro di adibire le donne al lavoro durante il periodo di congedo di maternità.

Dal 14 giugno 2017, data di entrata in vigore della legge 22 maggio 2017, n. 81, il congedo di maternità non è più obbligatorio per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata. La relativa indennità, pertanto, è riconosciuta a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa.

A chi, cosa e quando

Qui di seguito alcune informazioni essenziali sui beneficiari della misura, le specifiche e le casistiche varie.

A chi spetta?

  • alle lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps anche per la maternità, comprese le lavoratrici assicurate ex IPSEMA
  • (apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti) aventi un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo
  • poi alle disoccupate o sospese se ricorre una delle seguenti condizioni (art. 24 T.U.):
    • il congedo di maternità sia iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro
    • il congedo di maternità sia iniziato oltre i predetti 60 giorni, ma sussiste il diritto all’indennità di disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione. Per le disoccupate che negli ultimi due anni hanno svolto lavori esclusi dal contributo per la disoccupazione, il diritto all’indennità  di maternità sussiste a condizione che il congedo di maternità sia iniziato entro 180 giorni dall’ultimo giorno di lavoro e che siano stati versati all’Inps 26 contributi settimanali negli ultimi due anni precedenti l’inizio del congedo stesso
  • e anche alle lavoratrici agricole a tempo indeterminato ed alle lavoratrici agricole tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo siano in possesso della qualità di bracciante comprovata dall’iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo (art. 63 T.U.)
  • poi alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti) che hanno
    26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo stesso (art. 62 del T.U.)
  • alle lavoratrici a domicilio (art. 61 T.U.)
  • infine alle lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità di cui all’art. 65 del T.U.)

A chi non spetta?

Non spetta alle lavoratrici dipendenti da Amministrazioni Pubbliche (incluse le lavoratrici dipendenti dai soppressi enti Inpdap ed Enpals) le quali sono tenute agli adempimenti previsti dalla legge in caso di maternità verso l’amministrazione pubblica dalla quale dipendono (artt. 2 e 57 del T.U.)

Cosa spetta ai beneficiari, quando e quanto dura?

A chi fruisce del congedo obbligatorio, nello specifico, tocca un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro che comprende (artt. 16 e seguenti del T.U.):

  • prima del parto
    • i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto
    • i periodi di interdizione anticipata disposti dall’azienda sanitaria locale (per gravidanza a rischio) oppure dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili)
  • dopo il parto
    • i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva.
    • In caso di parto anticipato rispetto alla data presunta (parto prematuro o precoce), ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni non goduti prima del parto, anche qualora la somma dei 3 mesi di post partum e dei giorni compresi tra la data effettiva del parto ed la data presunta del parto, superi il limite complessivo di cinque mesi;
    • i periodi di interdizione prorogata disposti dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili con il periodo successivo al parto).

Quanto spetta?

Durante i periodi di congedo di maternità la lavoratrice  ha diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo di maternità. Quindi, solitamente, l’ultimo mese di lavoro precedente il mese di inizio del congedo (articoli 22 e seguenti del TU).

Per gli iscritti alla Gestione Separata, se il reddito deriva da attività libero professionale o di collaborazione coordinata e continuativa parasubordinata, l’indennità di congedo è pari all’80% di 1/365 del reddito.

L’indennità:

  • è anticipata in busta paga dal datore di lavoro
  • mentre invece è pagata direttamente dall’INPS con bonifico postale o accredito su conto corrente bancario o postale a:
    • lavoratrici stagionali;
    • operaie agricole (salva la facoltà di anticipazione dell’indennità, da parte del datore di lavoro, in favore delle operaie agricole a tempo indeterminato);
    • lavoratrici dello spettacolo saltuarie o a termine;
    • addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti);
    • lavoratrici disoccupate o sospese

Casi particolari

Ci sono una serie di casi particolari che influiscono direttamente o indirettamente sul congedo che andiamo a elencare qui di seguito.

Parto gemellare e data del parto

Ad esempio, in caso di parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia.

Inoltre, la data del parto è giorno a sé rispetto ai due mesi di ante partum e ai tre mesi post partum e, pertanto, tale giorno deve essere sempre aggiunto ai consueti cinque mesi di congedo di maternità.

Ricovero in una struttura e congedo successivo al parto

Occorre aggiungere che se il neonato è ricoverato in una struttura, pubblica o privata, la madre può sospendere anche parzialmente il congedo successivo al parto (articolo 16 bis, comma 1 del TU) e riprendere l’attività lavorativa. La madre usufruirà del periodo di congedo residuo a partire dalle dimissioni del bambino. Questo diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio, solo se le condizioni di salute della madre sono compatibili con la ripresa dell’attività lavorativa (articolo 16 bis, comma 2 del TU) e accertate da attestazione medica.

Adozione o affidamento

Poi, in caso di adozione o affidamento, la sospensione del periodo di congedo di maternità per il ricovero del minore è prevista solo per le lavoratrici e i lavoratori dipendenti, sempre che sia stata ripresa l’attività lavorativa (articolo 26, comma 6 bis).

Secondo quanto previsto dalla legge 4 maggio 1983, n. 184, per l’adozione o l’affidamento nazionale di minore il congedo di maternità spetta per cinque mesi a partire dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato prima dell’adozione.

Adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali

Per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali, il congedo spetta per cinque mesi a partire dall’ingresso in Italia del minore adottato o affidato, con il periodo di congedo che può essere fruito anche parzialmente prima dell’ingresso in Italia del minore. Se l’affidamento non è preadottivo, il congedo spetta alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti per tre mesi, anche frazionato su cinque mesi, a partire dall’affidamento del minore. Tale congedo non spetta invece alle lavoratrici e ai lavoratori iscritti alla Gestione Separata.

Interruzione di gravidanza

Infine, in caso di interruzione di gravidanza dopo 180 giorni dall’inizio della gestazione o di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice – dipendente o iscritta alla Gestione Separata – può astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità, tranne se rinuncia alla facoltà di fruire del congedo di maternità (articolo 16, comma 1 bis del TU, modificato dal decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 119).

 

Fonte: www.lentepubblica.it

 

Per approfondimenti leggi la Guida Fisac Maternità, Paternità e Adozione