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Cgil e Uil: il 16 dicembre sciopero generale. Insieme per la giustizia

I segretari generali di Cgil e Uil illustrano le ragioni dello sciopero generale del 16 dicembre. Landini: “Nella manovra del governo si aiutano i redditi più alti: un errore molto grave. Devono confrontarsi con noi”


È uno sciopero per ottenere dei risultati. Uno sciopero di merito che pone dei problemi al governo, per cambiare nel modo giusto questo Paese”:

Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, oggi in conferenza stampa con il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. I due hanno illustrato le ragioni dello sciopero generale del 16 dicembre con manifestazione nazionale a Roma, dal titolo “Insieme per la giustizia“.

Nella manovra economica, ha spiegato, “le risorse maggiori vengono date ai redditi più alti: questo secondo noi è sbagliato. Al contrario bisogna investire sulla sanità pubblica, la scuola e l’istruzione. Vanno fatte assunzioni nella sanità e nel pubblico impiego“. La parola giustizia sta nel titolo della mobilitazione: “Giustizia significa anche dire basta alla precarietà – prosegue Landini -: questo è l’altro grande tema e la critica che facciamo ai provvedimenti. L’80 per cento delle assunzioni quest’anno sono state fatte con contratti precari. Per noi ciò non è accettabile“.

È vero che c’è l’espansione e la ripresa ma, si chiede il leader della Cgil, “ripresa per chi? Quale nuovo modello si deve affermare? Noi chiediamo di cancellare le forme di assunzione che sono solo precarietà. La forma per assumere le persone deve essere una: fondata sulla formazione e sulla prospettiva della stabilità. Occorre rimettere al centro giovani e donne”.

Nella legge di bilancio “ci sono anche cose buone, raggiunte grazie al contributo dei sindacati. Ma è molto significativo quello che manca: non c’è una vera riforma fiscale, del mercato del lavoro, una seria lotta all’evasione. Dopo tanto tempo che lo chiediamo, ancora manca il decreto contro le aziende che fanno delocalizzazioni“.

In particolare quello che è avvenuto sul fisco “è molto grave, secondo Landini. “Dopo aver parlato con noi il governo ha colto che c’è qualcosa che non va. Poi però la maggioranza ha bocciato le richieste di cambiamento, che andavano tutte a favore dei redditi più bassi. Ovvero la maggioranza ha bocciato l’idea di introdurre un minimo di solidarietà: un elemento molto grave, che deve far riflettere tutta la politica, la quale non sta tenendo conto della situazione reale del Paese“.

Sul fisco, ancora, “c’erano otto miliardi a disposizione ma il governo si è presentato da noi con un accordo già fatto. Quando parliamo di Irpef, deve essere chiaro che il 90 per cento la pagano lavoratori dipendenti e pensionati: va discusso con i sindacati che queste persone le rappresentano. Intervenire sulla materia senza permettere di discuterne è un errore molto grave. Se questo è il primo passo verso la riforma fiscale, noi non siamo d’accordo“.

Poi c’è il capitolo pensioni. “L’esecutivo si era impegnato ad aprire un tavolo per superare la riforma Fornero – ha ricordato Landini -. Tavolo che non è ancora stato aperto. Il metodo ci preoccupa: se arrivano al confronto con l’intesa già chiusa tra i partiti della maggioranza, questo significa uccidere le parti sociali. Noi da tempo abbiamo presentato la nostra piattaforma unitaria: andiamo in piazza per sostenerla, per riaffermare le richieste che finora non sono state accolte”.

Maurizio Landini ha ribadito l’autonomia nei confronti del governo. “Giudichiamo i governi per quello che fanno, non per chi li compone. Se un governo taglia il rapporto con le parti sociali, noi lo diciamo: le diseguaglianze si combattono aiutando chi sta peggio, non chi sta meglio“. Con l’esecutivo comunque il dialogo non è interrotto: “Si può trattare, dialogare e scioperare. Siamo pronti a parlare col governo di tutto, ma ci devono essere cambiamenti molto forti. Non siamo indisponibili al confronto prima dello sciopero, ma sia prima che dopo pensiamo che il confronto si debba fare su basi diverse”.

Insomma Cgil e Uil vanno in piazza “insieme per la giustizia”: “Ci mobilitiamo per rimettere al centro l’idea che la giustizia debba essere la baseper riformare questo Paese. Una giustizia vera: economica, sociale e dei diritti. Dalla pandemia dobbiamo uscire con un nuovo modello: al mondo del lavoro va riconosciuto il contributo fondamentale che ha portato in questo anno e mezzo di pandemia”.

Sulla stessa linea il segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri: “Abbiamo apprezzato il lavoro costante fatto dal presidente Draghi nel confronto con le parti sociali – ha spiegato -, ma riteniamo che il governo non abbia dato tutte le risposte che noi ci aspettavamo sui temi più importanti”. Sulle critiche di alcune forze politiche allo sciopero generale, ha detto, “lo sciopero è un diritto garantito dalla Costituzione”.

In conclusione così Maurizio Landini: “Ci rivolgiamo al governo, affinché tenga conto dei bisogni del mondo del lavoro, in particolare dei giovani, delle donne e del Mezzogiorno”.

 

Fonte: www.collettiva.it




Polizza dipendenti banche per l’anno 2022

La FISAC CGIL Nazionale ha rinnovato, anche per l’anno 2022, la convezione con la società AMINTA Srl, con sede in Torino, per la copertura dei rischi connessi all’attività lavorativa nel settore banche ed esattorie.
Le ipotesi sotto elencate hanno delle combinazioni preordinate; Vi invitiamo ad una attenta lettura delle condizioni di polizza al fine di valutare l’opzione più rispondente alle Vostre necessità.
Le condizioni di polizza sono allegate alla presente comunicazione e sono inoltre reperibili sul sito www.amintafisaccgil.com al quale sarà necessario accedere per la sottoscrizione della polizza.

In sintesi elenchiamo le principali caratteristiche della convenzione 2022, adeguata in base alle specifiche esigenze e proposte segnalate dai lavoratori:

  • Tutte le polizze prevedono in caso di ammanco di cassa l’eliminazione della franchigia fissa sul primo sinistro.
  • Retroattività di 10 anni dalla prima adesione alla Convenzione.
  • Le polizze RC Professionale comprendono le violazioni della normativa sulla privacy e  le sanzioni per la violazione di banconote false e la negoziazione di assegni sprovvisti della clausola “non trasferibile” nel caso di azione di rivalsa da parte dell’Istituto di credito.
  • La polizza è estesa agli errori formali e/o documentali nella stipula di assicurazioni in conformità al Regolamento IVASS 40, comprendendo tutti coloro che all’interno dell’istituto di credito si occupano di assicurazioni.
  • Anche quest’anno per coloro che sottoscriveranno la Polizza RC Professionale 2021 e nel corso dell’anno andranno in pensione o accederanno al Fondo Esuberi (cd. Esodati) rimanendo iscritti al sindacato, è prevista GRATUITAMENTE la copertura RC Professionale fino al 31/12/2021.
  • Ricordiamo che sulle polizze è prevista l’estensione GRATUITA alla Responsabilità Civile del Capofamiglia (esclusa opzione 1A).
  • E’ stato ridotto il massimo scoperto a carico degli assicurati sulla polizza RC Ammanchi+RC Professionale passando da € 5.000,00 a 3.000,00.

Riteniamo utile consigliare ai cassieri un’ attenta valutazione dell’opportunità di aderire alla polizza ammanchi + r.c. professionale anche in considerazione delle nuove coperture che la polizza prevede per l’anno 2021.
La polizza include infatti la garanzia relativa a sanzioni per banconote false e per la negoziazione di assegni sprovvisti della clausola “NON TRASFERIBILE” in caso di rivalsa dell’istituto.

Quale che sia la polizza – o combinazione di polizze – sottoscritta è prevista GRATUITAMENTE la copertura assicurativa RC del Capofamiglia (limite massimale annuo € 250.000,00, € 50.000,00 per sinistro, scoperto 10% con franchigia fissa € 250,00 ).

Di seguito riepiloghiamo le possibili combinazioni di polizza tra cui scegliere

AMMANCHI DI CASSA MASSIMALE PREMIO ANNUO
1A – RC ammanchi di cassa 6.000 per sinistro € 53
2A – RC ammanchi di cassa 7.500 per sinistro € 85
3A – RC ammanchi di cassa 10.000 per sinistro € 98
4A – RC ammanchi di cassa 15.000 per sinistro € 120
Franchigia per evento: € 0,00 per il primo sinistro, 80 per il secondo, elevata a € 155,00 a partire dal terzo sinistro denunciato. Prima della sottoscrizione invitiamo a scaricare e leggere attentamente la convenzione ammanchi 2022

Entrambe le polizze rischio cassa possono essere sottoscritte anche in combinazione con la polizza RC per perdite patrimoniali.

Esclusivamente per le opzioni 2A – 3A – 4A sopra indicate è prevista la copertura assicurativa RC del
Capofamiglia con le seguenti principali caratteristiche:

Massimale Scoperto a carico dell’assicurato
€ 250.000,00 per anno
€ 50.000,00 per sinistro
10% con una Franchigia fissa di € 250,00

AMMANCHI DI CASSA +
RC PROFESSIONALE
MASSIMALE PREMIO ANNUO
1B – RC ammanchi di cassa + RC professionale Ammanchi di cassa (7.500 per sinistro) +
RC professionale (25.000 per sinistro)
€ 114
2B – RC ammanchi di cassa + RC professionale Ammanchi di cassa (10.000 per sinistro) + RC professionale (60.000 per sinistro) € 137
3B – RC ammanchi di cassa + RC professionale Ammanchi di cassa (15.000 per sinistro) + RC professionale (100.000 per sinistro) € 156

Franchigia per assicurato: € 125,00, scoperto 10% con  un massimo di € 3.000,00 per quanto riguarda la R.C. Professionale, € 0,00 per il primo sinistro, 80 per il secondo, elevata a € 155,00 a partire dal terzo sinistro per quanto riguarda la copertura per ammanchi di cassa.
Prima della sottoscrizione invitiamo a scaricare e leggere attentamente la
convenzione ammanchi + RC professionale 2022.

Per tutte le opzioni sopra indicate è prevista GRATUITAMENTE la copertura assicurativa RC del Capofamiglia
con le caratteristiche sopra riportate.


 

R.C. PROFESSIONALE SENZA AMMANCHI DI CASSA MASSIMALE PREMIO ANNUO
1C – RC professionale 120.000 per sinistro € 70
2C – RC professionale
260.000 per sinistro
€ 95
3C – RC professionale
520.000 per sinistro
€150
4C – RC professionale
1.000.000 per sinistro
€ 215
5C – RC professionale
2.000.000 per sinistro
€385

Franchigia per assicurato: € 150,00, scoperto 10% con  un massimo di € 3.000,00.
Prima della sottoscrizione invitiamo a scaricare e leggere attentamente la convenzione RC professionale 2022)

Per tutte le opzioni sopra indicate è prevista GRATUITAMENTE la copertura assicurativa RC del Capofamiglia
con le caratteristiche sopra riportate.


 

R.C. PROFESSIONALE CONTRATTO MISTO MASSIMALE PREMIO ANNUO
1D – RC professionale 200.000 per anno
100.000 per sinistro
€ 200
2D – RC professionale
500.000 per anno
250.000 per sinistro
€ 350

Franchigia per assicurato: € 500,00, scoperto 10% con  un massimo di € 5.000,00.
Prima della sottoscrizione invitiamo a scaricare e leggere attentamente la convenzione RC professionale contratto misto 2022)

Per tutte le opzioni sopra indicate è prevista GRATUITAMENTE la copertura assicurativa RC del Capofamiglia
con le caratteristiche sopra riportate.

 

INFORMAZIONI UTILI

Puoi procedere all’iscrizione attraverso questo il sito internet www.amintafisaccgil.com , seguendo pochi e semplici passaggi. Al termine riceverai sulla casella di posta elettronica utilizzata per l’iscrizione una conferma di avvenuta registrazione. Dovrai quindi procedere al pagamento del premio attraverso bonifico sul c/c dedicato (le coordinate verranno fornite successivamente).

L’assicurazione ha effetto dalle ore 24 del giorno 31/12/2020 per le adesioni pervenute e bonificate con valuta fissa al Broker entro le ore 24 del 31/12/2020

Per le adesioni pervenute in epoca successiva al 31/12/2020, l’assicurazione ha effetto dalle ore 24 del giorno di valuta fissa indicata sul bonifico al Broker

Ti ricordiamo di leggere attentamente il DIP e le condizioni di Polizza prima della sottoscrizione

Se hai difficoltà nell’iscrizione puoi scrivere all’indirizzo mail:info@amintafisaccgil.com oppure contattare telefonicamente Aminta dal lunedì al giovedì dalle ore 15.00 alle ore 17.30 al numero riservato agli iscritti FISAC: 011/390738.

In caso di sinistro l’assicurato deve inviare tempestivamente alla società di brokeraggio Aminta s.r.l. la denuncia dopo aver ricevuto la richiesta scritta contenente la motivazione dell’addebito notificato.
(Allegato disponibile sul sito www.amintafisaccgil.com, “Convenzione FISAC-CGIL” modulo “Denuncia Sinistri”).

Per i sinistri di RC professionale è importantissimo non effettuare alcun rimborso senza preventivo assenso della compagnia.

Inviare la documentazione cartacea in originale a:
Aminta S.r.l. – Corso Correnti 58/A –
10136 – Torino
indicando sulla busta “Convenzione FISAC-CGIL”

Le nostre strutture aziendali o territoriali sono a disposizione per ogni necessità per eventuali richieste di chiarimenti




Fisco e pensioni: il 7/12 manifestazione regionale all’Aquila. La lotta non si ferma

Su fisco e pensioni non ci siamo. E continueremo a lottare: vogliamo partecipare per cambiare le cose, non fare da spettatori. Questo il succo dell’intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dal palco di piazza Santi Apostoli a Roma nel corso della manifestazione organizzata dalle tre confederazioni nell’ambito del percorso di mobilitazione per modificare le misure previste nella bozza della legge di bilancio 2022. Intervento che si è concluso con un invito perentorio al governo: “Nella prossima settimana bisogna arrivare a quel confronto sul quale l’esecutivo si era impegnato. Se questo non avverrà, andremo avanti fino a ottenere i risultati che ci siamo prefissati”.

Per il segretario generale della Cgil, questa scelta è la conseguenza di un giudizio molto negativo su una manovra che  “non dà risposte sufficienti per contrastare le diseguaglianze sociali, economiche e geografiche del Paese”. A partire dal fisco. Le risorse, 8 miliardi, “sono inadeguate”. In ogni caso, con  queste prime risorse devono servire ad “aumentare i redditi da lavoro e da pensione a partire da quelli più bassi. Non ci può essere un’operazione che tutela i redditi medio alti e per i redditi bassi non c’è una risposta”.

I sindacati, come detto, chiedono di essere coinvolti nella trattativa: “Non siamo disponibili a fare da spettatori  – ha scandito tra gli applausi –. Lo dico prima: non pensino di venirci a informare di qualcosa che hanno già deciso. Se è così meglio che non ci convochino”. Deve infatti “essere chiaro che il confronto con il mondo del lavoro e delle parti sociali deve servire a far davvero le riforme di questo paese”. Anche perché, ha osservato il leader della Cgil, “un’ipotesi che sta circolando in queste ore dice che fino a 15 mila euro di reddito l’anno non c’è alcun beneficio fiscale: è qualcosa che non si giustifica in un Paese che ha salari e pensioni basse”.

Molto articolato il ragionamento sull’altro tema chiave, quello delle pensioni, che va letto in profondità: “Una vera riforma delle pensioni – ha sottolineato Landini –  passa da una vera riforma del mercato del lavoro. Combattere la precarietà è importante perché un lavoro non precario è una condizione per avere una dignità adesso e un futuro al momento del pensionamento”.

Landini ha poi ricordato ancora una volta che il governo “si è impegnato ad aprire con noi a dicembre una trattativa per ridisegnare la Fornero. Noi abbiamo pazienza, sono 10 anni che aspettiamo e qualcuno di voi può dire che abbiamo aspettato fin troppo”. La pazienza dunque c’è,  ma “vogliamo fare questa discussione sul serio e se non abbiamo risposte né su questo né sul fisco deve essere chiaro che non abbiamo nessuna intenzione di fermarci nelle nostre proteste e iniziative. Abbiamo intenzione di portare a casa dei risultati concreti per le persone che rappresentiamo”.

Del resto lo spirito della mobilitazione unitaria messa in campo da Cgil, Cisl e Uil è proprio questo: “Le nostre manifestazioni non sono semplicemente manifestazioni contro qualcosa o qualcuno, ma parlano al paese e chiedono una cosa fondamentale: per cambiare questo paese bisogna farlo insieme e non contro il mondo del lavoro”.

 




Cari ricchi, la lotta di classe ormai l’avete stravinta voi

Fine dei giochi. L’opulenza s’è fusa con l’ignoranza


Cari ricchi, il mondo sta finendo o è già finito non per colpa dell’uomo in generale, ma per colpa vostra.

Ora avete abilmente nascosto le vostre colpe al punto che i poveri votano per voi. Avete portato i poveri a pensare che il loro nemico è quello più povero di loro: il povero arriva col gommone e non col Mercedes.

Una volta in occidente, e specialmente in Italia, c’erano partiti, persone, sindacati, c’erano tanti occhi che guardavano i vostri imbrogli e li denunciavano. Ma da un certo punto in poi, più o meno dai tempi di Tony Blair, avete vinto, non avete più trovato resistenze perché avete convinto quasi tutti che le ingiustizie sociali sono un problema trascurabile, il cuore di tutto è la crescita più che il dolore. Il punto è che quando si parla di crescita si omette di dire che a crescere è solo il vostro conto in banca.

Siete stati bravi, avete condotto la vostra lotta di classe e l’avete vinta con l’appoggio di chi vi dovrebbe combattere. Se la ricchezza non è male in quanto tale, neppure si può dire che sia bene in quanto tale. Ma veniamo ai giorni nostri, veniamo alla via tecnocratica che ora va di moda nelle nostre democrazie: quello che sta accadendo in questi giorni in Polonia dovrebbe aprire gli occhi su quello che è diventata l’Europa e su quello che intendiamo adesso per democrazia.

Lo so che ragionare in questo modo non crea consenso, sembra di parlare da una gabbia del Novecento, mentre voi ormai volate liberi e incontrastati nel cielo del nuovo secolo e vi inventate la transizione ecologica, date perfino l’idea che volete occuparvi dei destini del pianeta.
Il punto è che molti di voi sono in buonafede, la ricchezza si è fusa con l’ignoranza, ora arrivate a pensare davvero di essere voi gli eroi del mondo, a voi spetta il compito di salvarlo questo mondo. Ma non andrà sempre così. A un certo punto avrete contestazioni più oneste e più convinte di quelle che avete adesso. C’è solo da sperare che quando i vostri inganni saranno pienamente svelati, ci sarà ancora tempo di stare al mondo in letizia e in amicizia.
Voi avete portato nel mondo da tempo la terza guerra mondiale, ma non più tra gli Stati, la guerra ora è tra le persone. La guerra non si fa più con le bombe, le bombe semmai le usano i poveri, ora il vostro cannone si chiama crescita, si chiama consumi, si chiama progresso. Pasolini lo aveva ben capito e lo hanno capito in tanti anche adesso, ma ora chi parla deve confrontarsi col chiasso, non c’è bisogno che sia zittito, ogni contestazione è resa inerme dal diluvio in corso, un diluvio di gesti e di parole che nasconde la grande paralisi del mondo. Sì, questo è un mondo paralitico, cambia un’epoca ogni giorno, ma a muoversi sono solo le ombre, è la danza dell’irreale, mentre la realtà è ferma, è in necrosi.

Cari ricchi, pentitevi, perché la vostra ricchezza non solo fa male al mondo, ma anche a voi stessi. Siete molto malati, abbiate il coraggio di dirlo a chi vi guarda, a chi vorrebbe diventare come voi. Oggi, curiosamente, la rivoluzione può cominciare togliendo le barricate che avete costruito, abbassando la polvere che alzate in continuazione per impedire al chiarore di farci vedere come stanno le cose. Sappiatelo, il chiarore non è morto. E prima o poi verrà un tempo limpido e sarà un bene per tutti, anche per voi.

 

Articolo di Franco Arminio sul Fatto Quotidiano del 24 novembre 2021




25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne: la storia delle coraggiose sorelle Mirabal

La data della giornata contro la violenza sulle donne e il femminicidio è il 25 novembre, la stessa in cui, nel 1960, furono uccise le tre sorelle Mirabal


 

LE SORELLE MIRABAL E L’ASSASSINIO DEL 25 NOVEMBRE

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e sul femminicidio. Una data che non è stata scelta a caso dall’ONU: il 25 novembre ricorre infatti l’anniversario dell’assassinio delle sorelle Mirabal, tre coraggiose donne rivoluzionarie, che furono massacrate nel 1960.

In una foto degli anni ’50 le sorelle Mirabal appaiono belle, sorridenti: Patria MercedesMaría Argentina Minerva e Antonia María Teresa sono le tre sorelle uccise brutalmente il 25 novembre del 1960 dal regime del dittatore Trujillo a cui loro avevano tentato di opporsi. Questo evento e questa data sono stati scelte dall’ONU come simbolo della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne che si celebra in tutto il mondo nello stesso giorno.

La trentennale dittatura di Trujillo sulla Repubblica Dominicana viene considerata una delle più dure dell’America Latina: dal 1930 al 1960 si calcola che furono uccise più di 50.000 persone.
Le sorelle Mirabal provenivano da una famiglia benestante che – come molte altre famiglie – era stata espropriata dei suoi beni dal regime; erano donne colte e decisero di organizzarsi per combattere contro le atrocità commesse da Trujillo. Insieme ai loro mariti diedero vita al “Movimento 14 giugno“, gruppo politico di opposizione clandestina che prese piede in tutto il paese. Ma i membri che ne facevano parte vennero perseguitati e molti incarcerati, comprese le sorelle Mirabal e i loro coniugi. Le donne furono poi liberate ma uccise brutalmente in un agguato: mentre si recavano in macchina a visitare i loro mariti nella prigione di Puerto Plata, l’auto fu fermata dal Servicio de Inteligencia Militar, le passeggere fatte scendere e, condotte in una piantagione di zucchero, furono uccise a bastonate.

Le sorelle Mirabal erano cadute in un’imboscata del regime. I cadaveri furono poi rimessi in macchina per simulare un incidente al quale però nessuno credette. Nonostante la censura imposta dal regime di Trujillo, fu subito chiaro che le sorelle Mirabal erano state uccise e molte coscienze si scossero.
La figura di Trujillo iniziava a tramontare e la dittatura a scricchiolare: anche gli Stati Uniti, che lo avevano appoggiato fino a quel momento, smisero di proteggerlo dopo il suo tentativo di far assassinare il presidente del Venezuela Betancourt, contrario alla sua dittatura.

Quando a Minerva Mirabal dicevano che Trujillo l’avrebbe fatta ammazzare, lei rispondeva: “Se mi ammazzano, tirerò fuori le braccia dalla tomba e sarò più forte”. La promessa di Minerva si è realizzata: dall’assassinio delle sorelle Mirabal la dittatura di Trujillo ha iniziato a scricchiolare. Qualche mese dopo il dittatore venne assassinato e, nel 1962, si tennero finalmente le prime elezioni libere dall’inizio della dittatura.

 

Fonte: www.studenti.it

 




Il Super Green Pass è ufficiale: approvato il Decreto

Il Consiglio dei ministri ha approvato il Super Green Pass, adesso è ufficiale: ecco le novità che arrivano con il Decreto che lo riguarda.


La nuova stretta per contenere la quarta ondata del Covid è stata messa sul tavolo del Consiglio dei ministri che si è tenuto ieri pomeriggio alle 15.30 e illustrata dettagliatamente nella Conferenza Stampa del Presidente del Consiglio Mario Draghi insieme ai Ministri della Salute Speranza e per gli Affari regionali Gelmini.

Un decreto che purtroppo sembra essere quasi urgente, ancor più dopo l’allarme dell’Oms che stima che il computo dei morti per la pandemia di Covid salirà a 2.2 milioni solo in Europa entro la primavera.

Ci sarà una pressione elevata o estrema sui posti letto negli ospedali in 25 Paesi europei” spiega l’Oms mentre l’agenzia per il monitoraggio dei servizi sanitari regionali Agenas registra la crescita in otto regioni e province autonome italiane della percentuale di posti in reparto occupati da pazienti con sintomi.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, dopo il Cdm ha tenuto una conferenza stampainsieme ai Ministri della Salute Speranza e per gli Affari regionali Gelmini, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio. Potete riguardarla nel player video qui di seguito.

Comunque il Premier rassicura: “La situazione è sotto controllo, una tra le migliori in Europa grazie anche e soprattutto alla campagna vaccinale in atto. Voglio ringraziare gli italiani che stanno partecipando alla vaccinazione e anche quelli che stanno partecipando alla terza dose. […] Nonostante tutto la situazione è in lieve, ma costante peggioramento.


Il Super Green Pass è ufficiale: approvato il Decreto

Con il super green pass in particolare l’ingresso a cinema, teatri, palestre ma anche bar e ristoranti sarà vincolato alla immunizzazione dal Covid-19.

In sintesi il nuovo provvedimento prevede un super green pass solo per vaccinati e guariti, che potranno accedere a ristoranti, cinema, teatri, piscine, palestre, stadi, discoteche.

Dunque per poter accedere al green pass sono consentite solamente le seguenti casistiche:

  • vaccinazione
  • guarigione da Covid.

Un rafforzamento del green pass per evitare chiusure e restrizione capienze, salvaguardando i vaccinati.

Dunque si prevede una stretta sui No Vax, esclusi dalle attività ricreative (bar, ristoranti, cinema, teatri, palestre) da subito e ovunque, superando il sistema a colori.

Di fronte a una risalita veloce della curva epidemiologica, che senza potrebbe provocare nuove limitazioni per tutti gli italiani, si sceglie di imporre divieti soltanto ai no vax.

Estesione e durata del Green Pass

L’estensione del Green Pass è prevista anche per alberghi, trasporti ferroviari e spogliatoi di attività sportive.

Inoltre, molto importante, avverrà la riduzione della durata del green pass, che passerà da 12 a 9 mesi.

Obbligo vaccinale

Avverrà l’introduzione dell’obbligo della terza dose per i sanitari e il personale che lavora nelle Residenze sanitarie assistite. Ma non solo: esteso anche a forze dell’ordine e personale scolastico.

C’è anche l’importante decisione di anticipare la terza dose, da sei a cinque mesi. 

Mascherine

Per quanto riguarda le mascherine:

  • in zona bianca resteranno obbligatorie solo al chiuso
  • l’obbligo di mascherina all’aperto scatterà invece in zona gialla – come ora – e non saranno fatte eccezioni per i vaccinati o guariti dal Covid.

Rafforzamento dei controlli Green Pass sul territorio

Infine viene chiesto ai comitati di sicurezza e ordine pubblico di costruire dei veri e propri piani d’azione, con una relazione settimanale da inviare al Ministro dell’Interno.

Entrata in vigore del provvedimento

Il provvedimento entrerà in vigore dal 6 Dicembre e sarà valido fino al 15 Gennaio.

Le misure dunque saranno già operative per la festa dell’Immacolata, con milioni di italiani che in quei giorni si potrebbero spostare nelle località sciistiche.

Fonte: www.lentepubblica.it




La crisi è finita. Ma non per tutti

Si fa presto a dire: c’è la crisi.

Da una veloce lettura dei giornali di ieri si evince invece che la crisi non ci sia, anzi: “Borse, serie di record in Europa” e “Wall Street continua a correre” (due titoli di MF). Mica sono esagerazioni eh: “La seduta di ieri si è svolta sulla falsariga delle precedenti, con nuovi record a Wall Street e un moderato rialzo per i listini europei (Piazza Affari ha chiuso sui nuovi massimi da Lehman)”. Qui Il Sole 24 Ore ci spiega che i mercati finanziari, a differenza del Pil italiano, stanno meglio di prima, ma mica solo loro: “Utili per 2,5 miliardi: Enel aumenta l’acconto del dividendo” (La Stampa); “Salgono del 7,4% a 938 milioni di euro gli utili dei nove mesi di Snam (Corriere della Sera);Cnh annuncia nel terzo trimestre ricavi in crescita del 23%, pari a 8 miliardi di dollari, rispetto al 2020, un utile netto pari a 329 milioni di dollari” (Repubblica); Marie Tecnimont vola verso i tre miliardi” (Il Messaggero); Leonardo corre con le commesse governativo-militari” (Repubblica); Euronext, con l’Italia esplodono utili e ricavi” (Sole); “Utili Tenaris a 717 milioni, arriva l’acconto sulla cedola” (Sole);Banca Generali, maxi utile e dividendo da 2,70 euro” (Italia Oggi).

Più in generale gli utili del settore bancario quest’anno torneranno ai livelli pre-Covid (circa 10 miliardi). E mica solo in Italia: anche negli Usa, per dire, i profitti delle imprese sono a livelli record, un 30% in più sul 2019.

Si fa presto, insomma, a dire che c’è crisi: quelli che percepiscono dividendi o si intascano gli utili o estraggono valore dai mercati, insomma quelli che fanno i soldi coi soldi (e relativi manager), non sono affatto in crisi.
Voi direte: ma mancano 320mila e più posti di lavoro rispetto al già non straordinario febbraio 2020, quelli nuovi sono tutti precari, i salari scendono, le bollette salgono, le file per i pasti gratis s’allungano pure a Milano e le altre mille bruttissime cose che capitano.
Certo, tutto vero, ma non vuol dire che c’è la crisi, ma che una parte della società, ancorché maggioritaria, è in crisi e l’altra (the happy few) gode. Va forse ribadito che questa storia – un ritornello nell’era Covid – che “siamo tutti sulla stessa barca” non è innocua: se l’acqua vi arriva al collo o peggio, probabilmente non siete sulla barca…

 

Articolo di Marco Palombi sul Fatto Quotidiano del 6/11/2021




Cade in pausa caffè, per la Cassazione non è infortunio sul lavoro

Lo ha sancito la sezione Lavoro della Corte, dando torto a una impiegata in servizio presso la procura di Firenze


Non rientra nei caratteri dell’infortunio sul lavoro una caduta durante la pausa caffe all’esterno dell’ufficio. Nessun diritto all’indennizzo. Lo ha sancito la sezione Lavoro della Cassazione, dando torto a un’impiegata – all’epoca dei fatti (luglio 2010) in servizio presso la procura della Repubblica di Firenze – che si era infortunata a un polso cadendo mentre tornava in ufficio da un vicino bar dove aveva preso il caffè con due colleghe.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dall’Inail e, decidendo nel merito, ha respinto le richieste della donna. Il tribunale e la Corte d’appello di Firenze, invece, avevano accolto il ricorso della lavoratrice, osservando che la pausa “era stata autorizzata dal datore di lavoro” e che “era assente il servizio bar all’interno dell’ufficio”. L’Inail, dunque, si era rivolto alla Cassazione, sostenendo che non possono essere ravvisati “nell’esigenza, pur apprezzabile, di prendere un caffè” i caratteri del “necessario bisogno fisiologico che avrebbero consentito di mantenere la stretta connessione con l’attività lavorativa”.

Con la sua ordinanza, la Corte ha sancito che ”è da escludere l’indennizzabilità dell’infortunio subito dalla lavoratrice durante la pausa al di fuori dall’ufficio giudiziario ove prestava la propria attività e lungo il percorso seguito per andare al bar a prendere un caffè”, poiché “la lavoratrice – si legge nel documento – allontanandosi dall’ufficio per raggiungere un vicino pubblico esercizio, si è volontariamente esposta a un rischio non necessariamente connesso all’attività lavorativa per il soddisfacimento di un bisogno certamente procrastinabile e non impellente, interrompendo così la necessaria connessione causale tra attività lavorativa e incidente”. Inoltre “del tutto irrilevante è la circostanza della tolleranza espressa dal soggetto datore di lavoro in ordine a tali consuetudini dei dipendenti, non potendo una mera prassi o, comunque, una qualsiasi forma di accordo tra le parti del rapporto di lavoro, allargare l’area oggettiva di operatività della nozione di ‘occasione di lavoro’”. Infatti, conclude la Corte, “non può essere ricondotta a ‘occasione di lavoro’ l’attività, non intrinsecamente lavorativa e non coincidente per modalità di tempo e di luogo con le prestazioni dovute, che non sia richiesta dalle modalità di esecuzione imposte dal datore di lavoro o in ogni caso da circostanze di tempo e di luogo che prescindano dalla volontà di scelta del lavoratore”.

 

Fonte: www.huffingtonpost.it

 




Dove diminuiscono gli sportelli bancari, aumentano gli usurai

Nelle scorse settimane, abbiamo pubblicato due distinte notizie, entrambe scoraggianti ma apparentemente scollegate.

La prima risale allo scorso mese di agosto: la provincia dell’Aquila è stata, nel 2020, una di quelle maggiormente penalizzate dalle banche, con una percentuale di chiusura delle filiali superiore all’11%, il triplo rispetto alla media italiana del 3,4%.

I drammatici dati dell’abbandono bancario in provincia dell’Aquila


 

La seconda, pubblicata la settimana scorsa, riporta il risultato di uno studio condotto dal Sole 24 Ore, secondo il quale nel 2020 la nostra Provincia è salita al terzo posto in Italia per l’incidenza dei reati di usura.

La Provincia dell’Aquila al terzo posto in Italia per i reati di usura

Due fatti senza un apparente legame, ma che invece sono sicuramente collegati fra di loro.

Non è un mistero il fatto che la chiusura degli sportelli renda più difficile l’accesso al credito, soprattutto per le categorie più fragili: precari, anziani, giovani, imprese senza adeguate garanzie…
La chiusura di una filiale locale crea la situazione ideale per uno strozzino: viene meno la concorrenza e si aprono ampie nicchie di “mercato”. Si tratta di un rischio che più volte abbiamo paventato, ma fa impressione vedere come i peggiori timori finiscano per materializzarsi.

Alle banche questo non interessa, e sotto certi aspetti è comprensibile: loro guardano solo al profitto, ammesso che si possa pensare di continuare a crescere all’infinito mentre tutto intorno si impoveriscono ampie aree del paese.

Chi manca del tutto è la politica: il fenomeno dell’abbandono del territorio non è mai stato all’ordine del giorno, mai inserito nei programmi politici, mai portato avanti in campagna elettorale.

Per questo, lo scorso 24 settembre, le organizzazioni sindacali di Abruzzo e Molise sono scese in piazza per sensibilizzare la politica locale: nonostante una buona copertura mediatica sul momento, l’argomento è tornato nel dimenticatoio.

Diventa fondamentale capire che quello che le banche stanno facendo, invocando in modo pretestuoso il libero mercato, rischia di condannare definitivamente le zone meno floride del paese ed in modo particolare le aree interne. Serve una forte presa di coscienza, pretendendo dai partiti politici risposte concrete in occasione dei prossimi appuntamenti elettorali.

Per non trovarci a dover dire: “Però noi lo avevamo detto…”

 

Abruzzo, bancari in agitazione: “Sempre più filiali chiuse, intervenga la politica”.

Il libero mercato secondo le banche




La Provincia dell’Aquila al terzo posto in Italia per i reati di usura

Nella nostra regione l’usura, di cui le cronache giornaliere sono piene, è una brutta piaga difficile da estirpare. Lo dice il Sole 24 Ore che ha redatto una classifica nella quale colloca L’Aquila al terzo posto per il reato di usura, Teramo al sesto e Pescara subito dopo al settimo.

Nell’elenco del quotidiano finanziario, per numero complessivo di reati denunciati ogni 100.000 abitanti relativi a 37 tipologie di reato, la peggiore risulta la provincia di Teramo classificata al 28° posto, quella di Pescara al 33° posto, mentre le isole felici per numero complessivo di denunce sono Chieti e L’Aquila rispettivamente 84° e 100° in graduatoria.

Nella classifica dei reati più gravi denunciati, quello degli omicidi volontari, la provincia abruzzese messa peggio è Pescara al 26° posto, seguita da L’Aquila al 59 posto, mentre sia a Chieti che a Teramo non sono stati commessi omicidi volontari. La preoccupazione principale riguarda gli omicidi colposi con Chieti al primo posto e Pescara al 5°. Pescara gode anche di un poco invidiabile terzo posto per le rapine alle poste e del sesto posto per quelle in banca.

 

Fonte: www.abruzzoindipendent.it