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27 gennaio, Giorno della Memoria: dedicato a Marianne

Marianne Nunes Vas era nata il 31 maggio 1935 ad Amsterdam.
Nel febbraio 1943 fu deportata nel campo di sterminio tedesco di Auschwitz. Lì fu uccisa, insieme alle sue sorelle Sara ed Ester ed a suo padre. Quando fu portata nella camera a gas aveva 7 anni.
Sua madre morì a Mauthausen.

La ricorrenza del Giorno della Memoria è fissata per il 27 gennaio perché il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche raggiunsero il campo di Auschwitz, rivelando al mondo l’orrore della Shoah. Da anni questa ricorrenza è oggetto di strumentalizzazioni, di revisionismi, di tentativi di sminuirne la portata.

Noi vogliamo ricordarla con il sorriso di Marianne, ed il pensiero che degli esseri umani abbiano potuto pianificare, con freddezza e lucidità, la cancellazione di questo sorriso e di quello di tante altre bambine e bambini come lei.
Un pensiero orribile, inverosimile, rispetto al quale le parole diventano superflue.



BCC: Difficile da raccontare, impossibile da credere……

In questi giorni riceviamo notizia circa il cambio di appalto relativo alla pulizia di filiali ed uffici di alcune Banche di Credito Cooperativo, in diverse zone del territorio nazionale, appartenenti al Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA.

Non conosciamo, al momento, le condizioni dei nuovi appalti che sembrerebbero però riferibili a condizioni impartite a livello nazionale dalla Capogruppo nell’ambito di una complessiva politica di riduzione dei costi. Quindi le informazioni che al momento abbiamo sono quelle che ci giungono direttamente dai colleghi delle diverse BCC (che vedono i loro ambienti di lavoro senza adeguata pulizia), e dalle segreterie Territoriali della FILCAMS CGIL, che sta seguendo la vicenda nell’ambito delle previsioni di legge e di contratto per la categoria delle imprese di pulizia multiservizi, che ci raccontano di una sostanziale riduzione delle condizioni di appalto. Ad oggi nessuna informazione ufficiale è stata fornita alle organizzazioni sindacali del credito cooperativo riguardo il cambio di appalto del servizio di pulizia nonostante l’articolo 5 del vigente CCNL di categoria imponga alle aziende (ed alla Capogruppo) la comunicazione della stipula di nuovi contratti di appalto alle organizzazioni sindacali, anche al fine di poter verificare la osservanza delle disposizioni contrattuali collettive, oltre che delle norme sulle assicurazioni sociali e di sicurezza del lavoro, pertinenti al settore di attività, da parte delle aziende appaltatrici.

Per quanto sopra non siamo ufficialmente a conoscenza delle condizioni del/dei nuovo/i appalto/i di pulizia, né sappiamo in quante Banche di Credito Cooperativo del Gruppo Bancario ICCREA questo si sia eventualmente concretizzato, abbiamo però contezza che tali nuove condizioni, OLTRE CHE DETERMINARE RIPERCUSSIONI SUL SERVIZIO DI PULIZIA, stanno producendo ricadute sulle lavoratrici e sui lavoratori che svolgono il servizio di pulizie presso le nostre aziende:

  • riduzione sostanziale dell’orario di lavoro settimanale delle lavoratrici e dei lavoratori con conseguente, ovvia, riduzione del tempo di pulizia degli ambienti di lavoro;
  • revisione delle condizioni contrattuali che non garantirebbero, nell’ambito della clausola sociale, la salvaguardia dei livelli retributivi delle lavoratrici e dei lavoratori “in modo adeguato e congruo”;

in breve, purtroppo, l’impossibilità di continuare a vivere con il proprio lavoro, infatti molte lavoratrici e molti lavoratori hanno dovuto rinunciare al lavoro stesso.

E’ incomprensibile come proprio aziende del Credito Cooperativo, se sono veritiere le informazioni riferiteci, si rendano artefici di una operazione a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori del settore delle pulizie. Attività questa che sembrerebbe andare in netta contraddizione con l’obbligo morale e di impresa di costruire risposte concrete al cambiamento sia sociale che ambientale e che si sostanzia, come dichiarato in vari documenti, nella realizzazione di specifici interventi volti a tutelare tutti i portatori di interesse del Credito Cooperativo (dipendenti e collaboratori, soci e clienti, fornitori, comunità e territorio).

E’ per noi impossibile immaginare che la Capo Gruppo ICCREA e le BCC affiliate abbiano deciso di tagliare drasticamente i costi per la pulizia, proprio quando l’attuale fase della pandemia è caratterizzata da una diffusione rapidissima ed incontrollata del virus SARS-CoV 2.  

Se è vero, come noi riteniamo, che le aziende della cooperazione di credito hanno a cuore la salute “delle loro collaboratrici e dei loro collaboratori”, allora sicuramente dovrebbero adottare tutte le precauzioni possibili per contenere i rischi, a partire da un miglioramento delle condizioni igieniche con sanificazioni frequenti ed approfondite degli ambienti di lavoro.

Ci auguriamo quindi di aver mal compreso quanto sembrerebbe stia accadendo, ed essere smentiti immediatamente.

 

FISA CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo




Quarantena, dal 2022 non è più considerata malattia per i lavoratori

Quarantena obbligatoria e impossibilità di andare al lavoro o di lavorare da casa perché si è stati vicini a un positivo al Covid?

Attenzione: dal 2022 la quarantena e la permanenza domiciliare fiduciaria (che interessa le persone che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio) non sono più equiparabili alla malattia.

Il periodo di malattia è coperto dall’Inps e il governo non ha rifinanziato la misura. Come risulta dal sito dell’istituto, «il decreto-legge 21 ottobre 2021, n. 146 ha modificato la disciplina delle tutele previste, durante l’emergenza Covid-19, per i lavoratori in quarantena e per i cosiddetti lavoratori “fragili”. La nuova norma stabilisce che l’equiparazione a malattia del periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva dai lavoratori del settore privato è riconosciuta fino al 31 dicembre 2021, a fronte di apposito stanziamento».

Tutela diversa per vaccinati e No Vax

La tutela è finita il primo gennaio e così sarà se non ci saranno altre risorse e questo nonostante il periodo di emergenza sia stato prorogato al 31 marzo 2021.

Del resto, va anche detto che la quarantena sarà molto meno frequente per chi è vaccinato o guarito, grazie alle nuove regole previste dal governo in caso di contatto stretto (o ad alto rischio) con un positivo al Covid, come è scritto nella circolare emanata il 30 dicembre 2021 dal ministero della Salute «Aggiornamento sulle misure di quarantena e isolamento in seguito alla diffusione a livello globale della nuova variante VOC SARS-CoV-2 Omicron».
Non deve più fare la quarantena chi ha completato il ciclo vaccinale primario o la dose di richiamo o è guarito da 120 giorni. Fino al decimo giorno successivo all’ultimo contatto queste persone hanno l’obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo Ffp2 e di effettuare — solo qualora siano sintomatici — un test antigenico rapido o molecolare al quinto giorno successivo all’ultima esposizione al caso.
Per i vaccinati da più di quattro mesi, invece, la quarantena scende da 7 a 5 giorni, con obbligo di tampone negativo al termine di periodo di isolamento.
Invece chi non è vaccinato (e i lavoratori No Vax sono circa 2,5 milioni) o non è guarito dal Covid ha l’obbligo di rimanere in quarantena per dieci giorni.

 

La richiesta del M5S

A fronte del cambiamento, il Movimento 5 Stelle ha chiesto al governo di rifinanziare la tutela della malattia. «Come sostenuto nei giorni scorsi dal presidente Giuseppe Conte, serve un nuovo scostamento di bilancio per finanziare, tra le altre cose, la proroga della cassa integrazione con causale Covid-19 e la proroga dell’equiparazione dei periodi di quarantena allo stato di malattia almeno fino al termine dello stato di emergenza». Lo dicono i membri del Comitato per le politiche del lavoro del M5S Nunzia Catalfo (coordinatrice), Stefania Ascari, Tiziana Ciprini, Iunio Valerio Romano e Davide Tripiedi. Rimane da capire che cosa succederà ai lavoratori della Pa e del settore privati messi in quarantena obbligatoria. In merito sono attesi decreti interministeriali.

Fonte: www.corriere.it



Per il nuovo anno un augurio d’autore

Quello che riportiamo è il messaggio di auguri che Giuseppe Di Vittorio, storico leader della Cgil, scrisse su L’Unità per il capodanno 1951.

Leggendolo oggi si resta colpiti dell’attualità dei temi trattati: gran parte del messaggio si adatta perfettamente anche al 2022. Siamo tutti concordi su quello che vorremmo chiedere al nuovo anno: speriamo davvero che nel 2022 ci libereremo dalla pandemia e potremo tornare alla normalità, senza però dimenticare che è una normalità fatta di disoccupazione, di lavoro sottopagato, di precarietà, di propaganda d’odio. E quindi non smettere mai di lottare ed impegnarci per provare a creare un mondo migliore.

I migliori auguri di buon anno dalla Fisac/Cgil L’Aquila

 

 

Alla soglia del nuovo anno, la Segreteria della Cgil invia a voi tutti, compagni ed amici lavoratori d’Italia, il suo saluto augurale e fraterno.

Nell’anno decorso, in una situazione economica praticamente stagnante ed in una situazione generale aggravata, la vostra grande Confederazione unitaria, forte dei suoi cinque milioni di iscritti, si è battuta strenuamente, per difendere e migliorare le vostre condizioni di vita economiche e morali, per difendere il vostro lavoro, per combattere la piaga della disoccupazione, per esercitare la sua funzione di stimolo attivo allo sviluppo economico ed al progresso sociale dell’Italia, per conquistare la maggiore tranquillità possibile per le vostre famiglie.

Pur avendo la coscienza di aver compiuto con tenacia ed ardore il proprio dovere, e di aver conseguito notevoli successi, la Cgil è consapevole di essere riuscita soltanto in minima parte a realizzare le vostre giuste speranze e le vostre legittime rivendicazioni.

Alla chiusura dell’annata ci si può chiedere: poteva la Cgil fare di più? Non lo escludiamo. Perché la Cgil possa difendere con crescente efficacia il pane ed i diritti di tutta la gente onesta italiana, che vive del proprio lavoro, essa ha bisogno del vostro aiuto e dei vostri consigli, compagni e fratelli lavoratori d’Italia!

Venite tutti nella Cgil, aiutatela a divenire sempre più numerosa, più forte, più efficiente e la vostra grande organizzazione unitaria potrà realizzare i vostri obiettivi fondamentali di giustizia sociale, di benessere economico e culturale, di risanamento e di sviluppo industriale ed agricolo dell’Italia, di libertà e di pace!

Purtroppo l’orizzonte dell’anno che sorge è offuscato dalle minacce di guerra che si moltiplicano e si aggravano sul mondo. Nemmeno durante la tradizionale tregua natalizia ha voluto tacere la triste propaganda di odio e di guerra. Ma i popoli, tutti i popoli, vogliono la pace; ed i lavoratori sono dovunque all’avanguardia delle forze di pace.

Di fronte a coloro che vogliono ad ogni costo dividere il mondo in due blocchi nemici, per portarli a massacrarsi a vicenda – e che sulla stessa base vorrebbero dividere gli italiani – noi riaffermiamo l’esigenza suprema dell’unità del popolo italiano, della solidarietà internazionale dei lavoratori e della pace del mondo, nell’indipendenza di tutti i popoli, nella libera convivenza di tutte le razze e di tutti i sistemi sociali e politici, in pacifica ed amichevole emulazione fra di loro, affinché l’intera umanità sia libera, prospera e felice.

Nell’anno che nasce la Cgil si propone di affrontare ed avviare a soluzione i problemi che maggiormente angosciano il popolo lavoratore.

Vogliamo assestare un colpo serio alla disoccupazione permanente ed alla miseria endemica di cui soffrono milioni di famiglie italiane, assorbendo i disoccupati in lavori produttivi che permettano di sviluppare l’economia, di aumentare la ricchezza nazionale, di elevare il livello di vita del popolo, nella linea del Piano del lavoro proposto dalla Cgil. Il che esige un aumento notevole degli investimenti produttivi, riducendo quelli che non lo sono.

Vogliamo adeguare sempre più i salari e gli stipendi dei lavoratori alle esigenze di una vita degna e civile; intensificare la lotta contro l’aumento dei prezzi e garantire un retto funzionamento della scala mobile.

Vogliamo che sia finalmente realizzata la riforma della previdenza sociale, per migliorare l’assistenza e le prestazioni ai lavoratori ammalati e infortunati, e soprattutto per porre un termine alla grande intollerabile miseria dei pensionati e di garantire ai vecchi lavoratori ed alle vecchie lavoratrici una vita degna del dovere sociale compiuto.

Vogliamo liberare i giovani italiani dalla sfiducia e dallo scetticismo, determinati specialmente dalla quasi impossibilità di sistemazioni che utilizzino le loro fresche energie fisiche ed intellettuali. Vogliamo aprire alla gioventù italiana una prospettiva di lavoro e di sviluppo che ridesti in essa la fiducia e l’entusiasmo e le faccia sentire la gioia di vivere una vita operosa ed onesta.

Uniamoci tutti, amici e compagni di lavoro, ed operiamo uniti nel 1951 per la concordia fra gli italiani, per il benessere del popolo, per lo sviluppo delle libertà democratiche, per preservare all’Italia ed al mondo il bene supremo dell’uomo: la pace.

Buon anno a tutti voi, fratelli lavoratori d’Italia!

 

Giuseppe Di Vittorio, l’Unità, 30 dicembre 1950

 

 

 




Cgil: drammatici i numeri della povertà in Provincia dell’Aquila

In provincia dell’Aquila, il tema della povertà ha oramai assunto toni drammatici.

A dirlo sono il segretario della Cgil, Francesco Marrelli, e il direttore del patronato Inca, Dario Angelucci che hanno analizzato le prestazioni erogate dall’INPS, relative al secondo quadrimestre del 2021: ebbene, “restituiscono un quadro di massima allerta”.

Nel corso del 2021, circa 8.000 persone hanno percepito il reddito o la pensione di cittadinanza. “Visto che gli appartenenti ai loro nuclei familiari sono circa 17.000, e non si registra una variazione significativa rispetto all’anno precedente, è palese che il problema ha un tratto strutturale che la misura di sostegno al reddito contiene ma non risolve”, sottolineano Marrelli e Angelucci.Nello stesso periodo, inoltre, sono state liquidate, a seguito dei due provvedimenti normativi il DL 41/2021 e il DL 73/2021, oltre 7.500 pratiche di Reddito di Emergenza, con un conseguente impatto economico su oltre 15.000 beneficiari”.

Il dato più evidente è che circa un terzo dei beneficiari di questa misura per l’intero territorio abruzzese vive in aree della provincia dell’Aquila. “Questo significa che la marginalità geografica è la premessa di una marginalità economica e sociale. Sono soprattutto i giovani e le donne che pagano il prezzo più alto della crisi, spesso i migranti e coloro che non riescono a recuperare una possibilità di inserimento lavorativo. Il reddito di emergenza ha rappresentato, in questi mesi, una fondamentale forma di aiuto economico, introdotta a seguito della crisi pandemica, finalizzata a sostenere il reddito delle famiglie e dei cittadini maggiormente colpiti dall’emergenza COVID, arrivata però ad esaurimento per competenza, a settembre del 2021. Il vero nodo politico oggi è la resilienza economica del sistema e la sua capacità di generare nuove opportunità per il futuro”.

Sono in arrivo ingenti risorse economiche legate al Piano di accesso ai fondi del NEXT Generation EU. “Questi aiuti – sottolinea la Cgil – sono fondamentali per riparare i danni economici e sociali generati dall’emergenza COVID, soprattutto su un territorio già di per sé fragile che ha registrato, negli anni, l’avvicendarsi costante di crisi, dapprima di sovrapproduzione e poi legate ad eventi calamitosi. Lo scopo di tali risorse, però, rischia di essere vanificato se non saranno in grado di alimentare nuova occupazione, rivolta soprattutto alle nuove generazioni a cui si deve riconsegnare una prospettiva di vita dignitosa, attraverso stabilità lavorativa e giusto salario. Occorre, pertanto, ripensare un modello economico e sociale che veda nei bisogni delle persone il perimetro dell’azione della politica, e restituisca diritti e dignità alle nostre comunità”.

C’è bisogno di concretizzare la missione dedicata all’inclusione e alla coesione sociale e di trovare nello sviluppo economico del territorio nuove possibilità di crescita e di investimento attraverso infrastrutture, scuole, sanità, lavoro stabile e di qualità e sostegno al reddito. “La ripresa economica degli ultimi mesi non può essere assunta solamente come un aumento asettico del Pil, ma deve essere finalizzata ad alimentare lavoro nella forma della stabilità contrattuale, al superamento delle disuguaglianze ed al contrasto delle povertà, anche attraverso una seria redistribuzione della ricchezza e del reddito. Occorre un Patto di azione fra le varie espressioni di rappresentanza per tentare la strada della crescita sostenibile anche dal punto di vista sociale, affinché nessuno resti indietro, e per consentire alla nostra provincia di valorizzare specificità, vocazioni e storia della sua comunità. Una comunità territoriale, chiamata a reagire con un grande sforzo collettivo”, concludono Marrelli e Angelucci.

 

Fonte: www.news-town.it




Natale arriva per tutti.. più o meno

Non #vatuttobene. Non siamo tutti più buoni. E c’è una parte sempre più consistente della popolazione che scivola sotto la soglia di povertà, e che magari non ha tanta voglia di festeggiare il Natale.
Intanto la stampa tesse le lodi di una classe politica che sembra avere la soluzione a portata di mano per tutto, e che per questo nessuno osa criticare. Aver organizzato addirittura uno sciopero contro le scelte di questi illuminati è stato presentato come una bestemmia, una lesa maestà, un voler mettere in discussione il dogma dell’infallibilità politica di quello che è stato premiato come il miglior paese al mondo per il 2021.

Ad un artista come Makkox bastano meno di due minuti per rappresentare, in modo mirabile, queste contraddizioni.

Guardiamo il cartoon, e poi proviamo a farci pervadere davvero dallo spirito natalizio. Ricordando che, nonostante tutti i gravi problemi che non possono essere sottovalutati, la nostra è comunque una categoria privilegiata rispetto ai troppi lavoratori che non hanno prospettive, ricevono stipendi miseri e non sanno neanche per quanto tempo continueranno a prenderli. Anche se non siamo noi, in questa condizione ci sono i nostri parenti, i nostri amici, i nostri vicini di casa. I nostri figli.

Calarsi nello spirito natalizio significa anche provare ad impegnarsi per una società meno ingiusta, e capire che sono questi i motivi per cui siamo scesi in piazza lo scorso 16 dicembre. E che siamo pronti a farlo ancora.

A voi, e a tutte le persone che vi stanno a cuore, gli auguri di buon Natale dalla Fisac L’Aquila.

 




BCC: fondo pensione nazionale. Comunicazione annuale contributi non dedotti e PR

Entro il 31 dicembre 2021!

Vanno comunicati al Fondo Pensione Nazionale:

  • i contributi non dedotti per l’anno 2020
  • il valore del Premio di Risultato eventualmente convertito, nel corso dell’anno 2020, in versamento alla previdenza complementare.

In allegato si invia una breve nota esplicativa sul tema che vi preghiamo di divulgare ⇒ SCARICA

Un fraterno saluto.

 

Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo




Pubblicità regresso e sciopero generale

Se è vero che la pubblicità è lo specchio di un paese, quello che abbiamo visto nelle ultime settimane deve preoccuparci, e non poco.

In almeno tre campagne pubblicitarie, infatti, abbiamo visto un’immagine del lavoro e dei lavoratori che sarebbe poco definire degradante.

Il primo caso, quello di cui si è parlato tanto, è quello di Renatino e della sua dedizione alla produzione di parmigiano. Per farci capire come dovrebbe essere un vero lavoratore, lo spot ci mostra un povero disgraziato che, dall’età di 18 anni, lavora 365 giorni l’anno e che, come gli viene chiesto dai ragazzi in visita al caseificio, in vita sua non ha mai visto il mare, né Parigi, né messo gli sci. Una vita annullata nel nome della produzione.
Si è detto che quella è un’opera di finzione, che non bisogna esagerare a criticarla, che magari è solo un copione scritto male.

Per questo fa ancora più effetto la campagna pubblicitaria di Amazon, azienda talmente refrattaria ai diritti dei lavoratori da suscitare la preoccupazione di Amnesty International.
La campagna pubblicitaria in corso mostra diversi lavoratori che tessono le lodi del loro munifico datore di lavoro. Tra loro c’è Gianluca, che di sé ci racconta: “Ho smesso di studiare, è il mio grande rimpianto”. Ma per fortuna è arrivata mamma Amazon ad accoglierlo tra le sue braccia.  “L’importante è rialzarsi”. Perché lavorare per Amazon è un traguardo, niente a che vedere con i parassiti che non si rialzano e campano di sussidi. Gianluca ci dice che “imparo cose nuove”, perché “siamo fatti per fare cose grandi”, e “l’importante è crederci”. Imparare a leggere codici a barre, accatastare scatoloni, spostare pedane rappresenta evidentemente un patrimonio al quale una persona deve ambire, altro che quella cultura inutile, con la quale non si mangia: bisogna produrre e ringraziare chi, con spirito mecenatesco, è disposto persino a pagare le persone alle quali offre la possibilità di una simile crescita professionale.
Ma lo spot più inquietante della campagna è quello che ha per protagonista Mohamed. Di sé ci racconta: “la mia frase preferita è (poi dice qualcosa in arabo), che vuol dire non smettere di lottare“. Ma cosa significa per Mohamed lottare? Significa impegnarsi per ottenere condizioni di vita dignitose? Per evitare ad esempio, come raccontano i suoi colleghi del mondo reale, di dover urinare dentro una bottiglia perché mamma Amazon non concede loro neanche il tempo di andare al bagno? No, lottare significa dare tutto sé stesso per permettere al suo datore di lavoro di continuare a trattarlo come un oggetto, una bestia da soma. Eppure Mohammed è grato all’azienda: “Mia sorella è nata con disabilità” “I miei  genitori sono molto contenti perché riesco a aiutarli economicamente”. Alla fine Amazon si è accollata il mantenimento di uno straniero, e questo viene fatto passare non come il corrispettivo (inadeguato) per un duro lavoro, ma come un atto di pura generosità.
Quello che fa male è pensare che le persone che vengono mostrate sono probabilmente veri lavoratori, che hanno recitato un copione molto più inverosimile di quello di Renatino, non si sa quanto volontariamente. La memoria torna ai film di Fantozzi, quando il Megadirettore Galattico si rivolge ai dipendenti chiamandoli “Cari inferiori”.
Inferiori costretti a fare tutto ciò che serve a compiacere i loro padroni e, nonostante questo, condannati a sorridere e ringraziare chi li fa sì lavorare, ma al tempo stesso li priva di ogni prospettiva di una vita dignitosa.

L’ultimo caso emblematico di quanto poco valore venga ormai dato agli esseri umani è quello di uno studio legale che si autocelebrava per essere stato premiato come miglior studio legale d’Italia. Il suo merito? Aver aiutato un’azienda, la GKN di Campi Bisenzio, a cacciare 430 dipendenti: un’operazione della quale, evidentemente, è giusto vantarsi pubblicamente.
Ora, a parte il fatto che lo stesso studio legale è stato sconfitto in appello dalla Fiom di Firenze che giustamente ha commentato: “Chissà cosa spetterà a noi che contro di loro abbiamo presentato e vinto un ricorso in Tribunale per atteggiamento antisindacale!” l’essere arrivati a sventolare come un trofeo l’aver messo sul lastrico centinaia di famiglie rappresenta un punto di non ritorno nella considerazioni di quelli che evidentemente non vengono più viste come persone.

Si dirà che si sta esagerando, che in fondo sono solo spot. Ma gli spot sono evidentemente realizzati seguendo le indicazioni dei committenti, che guarda caso sono le nostre controparti, e che evidentemente ci tengono a dare questa immagine di loro e dei loro dipendenti. Le stesse controparti che sbraitano contro il reddito di cittadinanza, perché vorrebbero pagare i lavoratori, che tanto generosamente mantengono, meno di un sussidio di povertà, ma per farlo avrebbero bisogno che quel sussidio non esistesse.

E’ contro questa visione del mondo che la Cgil sciopererà assieme alla Uil il prossimo 16 dicembre. Una visione del mondo che chiunque attribuisca un valore alle parole “giustizia” e “solidarietà” non può che rifiutare.

Qualcuno dirà che per noi è diverso, che la categoria dei bancari non ha nulla a che vedere con i personaggi degli spot citati.
Eppure in ognuno di noi c’un po’ di Renatino: ogni volta che facciamo straordinario senza farcelo pagare, ogni volta che restiamo in ufficio durante la pausa pranzo per finire un corso online, ogni volta che rinunciamo alle ferie perché le campagne commerciali vanno completate…
In ognuno di noi c’è un pizzico di Mohamed: quando vendiamo ad un cliente un prodotto non adatto a lui solo perché dobbiamo raggiungere un “obiettivo sfidante” , quando guardiamo i dati di vendita ed abbiamo paura di ritorsioni perché sono inferiori a quello che ci era stato chiesto. È normale aver paura di andare a lavorare?
Ogni filiale che viene chiusa in un piccolo paese è la nostra GKN, e dietro quelle chiusure, decretate non perché le banche abbiano problemi economici ma solo perché gli utili non bastano mai, ci saranno dei dirigenti premiati. Premiati per aver contribuito a spopolare un centro abitato.

Dobbiamo, com’è giusto, approfondire i motivi dello sciopero.
Possiamo parlare del fatto che nei prossimi mesi l’Italia riceverà dall’Europa oltre 190 miliardi di Euro per il programma Next Generation UE, e del fatto che questa somma arriverà nell’unica nazione industrializzata nella quale gli stipendi sono mediamente più bassi rispetto a 30 anni fa.

 

Potremmo aspettarci che questa montagna di denaro venga investita in modo da elevare le retribuzioni e migliorare il tenore di vita delle fasce più deboli. Ma il governo non ha nessuna intenzione di usare questi soldi  per ridurre le diseguaglianze, fedele alla teoria dello sgocciolamento tanto in voga tra le destre: i soldi si danno ai ricchi. I poveri potranno contendersi le briciole che cadranno dalla loro tavola, e dovranno pure ringraziare. Una teoria che ha prodotto effetti devastanti: oggi in Italia oltre un lavoratore su 10, pur percependo uno stipendio, è sotto la soglia di povertà.

Potremmo parlare di pensioni, del fatto che in Europa siamo il paese con l’età pensionabile più alta, di un governo che si era impegnato a ricercare con i Sindacati possibili forme di flessibilità ma poi di questo argomento non ha voluto parlare.

Potremmo parlare della mancanza di prospettive per chi inizia a lavorare tra salari da fame, contratti a singhiozzo, pensioni con le quali non potranno mantenersi da vecchi.

Potremmo parlare di scuole, di sanità, di ambiente, di disabili, di pari opportunità, degli oltre 100 miliardi annui di evasione fiscale… tutti temi sui quali il Governo non apporterà migliorie.

Decidere se aderire o meno ad uno sciopero significa schierarsi, dall’ una o dall’altra parte. Partecipare allo sciopero è un modo per ribellarsi, per provare a rifiutare, per noi ma soprattutto per i nostri figli, una società che contrappone pochi padroni (e i loro rappresentanti), e tantissimi “inferiori” sempre più poveri, sempre più sfruttati, sempre più privati di diritti.
Chi non sciopera afferma implicitamente che le cose vanno bene così come stanno. Ed è una posizione legittima. Però poi perde il diritto di lamentarsi, magari venendo tra qualche anno a chiederci: “Dov’era la Cgil?
Noi ci saremo, come ci siamo sempre stati. E stavolta speriamo di essere davvero in tanti.




10 motivi per festeggiare il Natale con uno sciopero generale

Ci sono vari modi per spiegare uno sciopero.

Questo video lo fa con ironia, e probabilmente con una chiarezza maggiore rispetto a tutto quanto è stato scritto finora. Dedicategli qualche minuto: non ve ne pentirete.




Salari amari: disuguaglianze, retribuzioni, contrattazione

Sebbene sia sempre stato terreno di confronto, spesso aspro, all’interno del mondo politico ed accademico, l’interesse per la disuguaglianza economica si è intensificato in modo significativo a partire dalla grande recessione del 2008-2009.

Nel nostro lavoro ci siamo concentrati principalmente sulle due dimensioni analitiche classiche della disuguaglianza al singolare, rispettivamente disuguaglianza della ricchezza e disuguaglianza salariale. Siamo partiti dalle principali evidenze in termini di concentrazione della ricchezza a livello globale per poi entrare nello specifico del caso italiano e della sua comparazione con il livello europeo. Abbiamo, poi, riproposto la stessa tipologia di analisi concentrandoci però sulle disuguaglianze salariali. Il salario medio lordo annuale in Italia è circa 12.400 euro in meno rispetto alla Germania e oltre 9.000 euro in meno rispetto alla Francia. Questa distanza tra i salari di Germania e Francia rispetto a quelli italiani, preoccupante di per sé, è ulteriormente aggravata dalla lettura tendenziale. Negli ultimi venti anni i salari italiani sono stati pressoché stagnanti.

La crescita delle disuguaglianze è il frutto di scelte politiche: è da respingere una certa lettura deterministica delle disuguaglianze come male necessario che deve essere accettato e non corretto.
Pur avendo attirato maggiore attenzione negli ultimi tempi, ricchezza e distribuzione della ricchezza giocano un ruolo minore rispetto alla distribuzione del reddito nelle discussioni sulle disuguaglianze economiche. Tuttavia, il tema della polarizzazione della ricchezza è, nella realtà dei fatti, uno snodo cruciale da affrontare se si vuole inquadrare correttamente il fenomeno della crescita delle disuguaglianze a livello globale degli ultimi decenni. Negli ultimi quarant’anni la ricchezza è cresciuta in misura nettamente superiore al monte salari complessivo e questa stessa ricchezza si è distribuita in modo disuguale a vantaggio di una quota molto piccola della popolazione.

Nella nostra riflessione, infine, proponiamo due elementi cruciali che aggravano e in parte rendono possibile l’affermarsi dell’odiosa e problematica disuguaglianza, collegati all’ascesa della finanza globale e alle modificazioni nella struttura della tassazione.


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09,30 Video introduttivo

  • Bruna Belmonte, Presidente Lab

09,45 Roberto Errico, Ricercatore Lab (contributo filmato con videografica)

09,50 Opinioni a confronto

conduce Natascha Lusenti, Giornalista

09,55 Primo panel
  • Maria Grazia Gabrielli, Segretaria generale Filcams
  • Maurizio Martina, Vice Direttore generale FAO
  • Giovanni Mininni, Segretario generale Flai
  • Mauro Paccione, Direttore Risorse Umane Reale Group
  • 10,35 Nicola Cicala, Direttore Lab (contributo filmato con videografica)
10,40 Secondo panel
  • Nino Baseotto, Segretario generale Fisac
  • Ilaria Dalla Riva, Responsabile People & Culture Italia, UniCredit
  • Stefano Malorgio, Segretario generale Filt
  • Leonello Tronti, Docente di Economia e politica del lavoro, Università Roma Tre

11,20 Video

11,25 Tavola rotonda conclusiva
  • Pierangelo Albini, Responsabile Relazioni Sindacali Confindustria
  • Rosy Bindi, già Presidente Commissione Parlamentare Antimafia
  • Maurizio Landini, Segretario generale CGIL
  • Rev. José Lombo, Docente di Etica alla Pontificia Università della Santa Croce
  • Patrizia Luongo, Economista, Forum Disuguaglianze Diversità
  • Andrea Orlando*, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali

*in attesa di conferma