Ancora turbolenze nei sindacati bancari: dopo la Cgil, dimissioni anche in Cisl

A metà luglio si deciderà il destino di Giuliano Calcagni, dimissionario segretario generale della Fisac Cgil che, insieme alla sua intera segreteria nazionale, ha rimesso il mandato nelle mani del leader Cgil, Maurizio Landini. Dopo aver brillantemente chiuso il miglior contratto nazionale della categoria degli ultimi 15 anni (approvato, dopo decenni, all’ unanimità dal comitato direttivo Fisac, solo con qualche sparuta astensione), dopo aver gestito positivamente i piani industriali dei principali gruppi bancari e tutta l’emergenza Covid.

Calcagni, racconta chi segue da vicino le vicende dei sindacati del credito, è stato di fatto sfiduciato da una parte di quella maggioranza che lo elesse il 29 novembre 2018 con una lettera firmata da un gruppo di dirigenti sindacali. Gli viene imputata, da alcuni, la condizione “a-democratica, accentratrice, autoritaria, a tratti intimidatoria del dissenso e una certa inadeguatezza”.

Con ogni probabilità – la storia nella Fisac Cgil si ripete puntualmente da diversi anni – non sarà un bancario a guidare l’organizzazione nei prossimi due anni, ma un segretario confederale spedito da Landini a rimettere in carreggiata sia gli oppositori di Calcagni sia i suoi sostenitori.

Acque agitate anche in altre organizzazioni. In casa First Cisl, si è dimesso il segretario generale aggiunto, Maurizio Arena, che ha spedito questa lettera a tutti i dirigenti.
C’è chi dice che dietro l’operazione ci sia il solito Giulio Romani, ex segretario generale First Cisl, che avrebbe “spinto” lo stesso Arena a cambiare, per l’ennesima volta, casacca, passando alla Uilca. Se fosse vero, la stessa Annamaria Furlan sarebbe costretta a prendere provvedimenti contro Romani. Arena portò il sindacato dei dirigenti bancari in casa Cisl nel 2015, ma l’operazione si rivelò un clamoroso bagno di sangue, visto che nel giro di pochi anni la metà dei 12.000 iscritti stracciò la tessera.

 

Fonte: www.affariitaliani.it




Fisac, si è dimesso il Segretario Generale Giuliano Calcagni

Terremoto nel sindacato dei bancari della Fisac.

Secondo quanto risulta all’agenzia Radiocor-Il Sole 24 Ore, si è dimesso il segretario generale, Giuliano Calcagni, e tutta la segreteria eletta al congresso del sindacato poco più di un anno e mezzo fa, dopo la ‘sfiducia’ arrivata dall’interno e comunicata a Calcagni, con la richiesta di dimissioni, da parte del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Quest’ultimo secondo le fonti interpellate ha audito, in pochi giorni, oltre 100 quadri del sindacato dei bancari della Cgil e dai colloqui è emerso che Calcagni non aveva più il sostegno della maggioranza dei delegati. La crisi in Fisac è scoppiata a seguito di una lettera di contestazione inviata in Cgil da alcuni organismi territoriali Fisac, Veneto e Lombardia in testa, e da alcune rappresentanze di gruppi bancari nella quale, secondo indiscrezioni, si contestava la linea politica di Calcagni, accusato di essersi appiattito sulle posizioni di altre sigle sindacali autonome del settore.

Secondo addetti ai lavori, Calcagni e’ stato contestato anche per il protocollo Covid siglato, assieme alle altre sigle confederali e autonome con l’Abi che, secondo l’accusa, sarebbe stato peggiorativo rispetto a quello siglato a livello nazionale dai sindacati confederali con il Governo.

Per la soluzione della crisi alla guida del sindacato dei bancari della Cgil bisognerà attendere ora la convocazione dell’assemblea generale Fisac. Le dimissioni di Calcagni bloccano, per il momento, il confronto sindacale con l’Abi a livello nazionale che si sarebbe dovuto avviare nei prossimi giorni per discutere della fase tre della pandemia.

 

Fonte: www.affariitaliani.it

 




730 e Unico, le scadenze fiscali

Con la Fase 2 sono ripartite anche le scadenze, e tra queste quella più importante per i lavoratori dipendenti: la presentazione di 730 o Unico. Il Covid ha fatto slittare i termini rispettivamente al 30 settembre per il 730 ed al 30 novembre per Unico.

Ricordando che i CAF convenzionati con le nostre strutture sono a vostra disposizione di seguito abbiamo riepilogato le principali novità fiscali per il 2020 ed un dettaglio di tutte le spese che possono essere portate in detrazione/deduzione.

 

 

SPESE SOSTENUTE – DETRAZIONE/DEDUZIONE E LORO DOCUMENTAZIONE

  • Visite mediche specialistiche e generiche, esami, acquisto di medicinali, con fattura o con scontrino, (detraibili al di sopra della franchigia di € 129,11).
  • Assicurazioni vita e infortuni (se prima presentazione occorre anche originale della polizza). Le polizze vita e infortuni nell’ambito del limite previsto sono detraibili purché contraente e assicurato siano il dichiarante o un familiare a carico.
  • Assicurazioni a decorrere dal periodo di imposta 2016, le assicurazioni con oggetto il rischio morte finalizzate alla tutela delle persone affette da gravi disabilità, potranno usufruire di una detrazione del 19% fino ad un importo massimo di 750 euro.
  • Premi di assicurazione che hanno a oggetto il rischio eventi calamitosi per le unità immobiliari a uso abitativo. Le polizze relative alle assicurazioni aventi a oggetto il rischio di eventi calamitosi, devono essere stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2018 e la detrazione fiscale prevista ammonta al 19%.
  • Bollettini pagati per contributi volontari.
  • Tasse universitarie.
  • Rette per asili nido (queste ultime detraibili sino all’importo massimo di € 632,00 per ogni figlio).
  • Spese scolastiche nel limite di 800 € per studente nel 2019, su cui opera la detrazione IRPEF del 19%. Si tratta di spese sostenute per la frequenza delle scuole paritarie dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonché delle scuole secondarie di secondo grado. (tasse, contributi, mense e gite scolastiche)
  • School Bonus per le erogazioni liberali effettuate nel 2019 a favore degli istituti nazionali, è previsto un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate, che sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo.
  • 19% per gli abbonamenti per i mezzi pubblici, come treni e bus. La detrazione fiscale spetta per le spese sostenute sia per il contribuente che per i familiari fiscalmente a carico entro un importo complessivo non superiore a 250 euro.
  • Consorzio di bonifica, (ATTENZIONE: PER CHI EFFETTUA IL PAGAMENTO CON ADDEBITO SU C/C OCCORRE ALLEGARE COPIA DEL MOVIMENTO DI ADDEBITO)
  • Assegni di mantenimento ex coniuge (occorre sentenza di separazione o divorzio e codice fiscale ex coniuge e certificazione di pagamento).
  • Contributi assistenziali e previdenziali obbligatori.
  • Spese veterinarie: detrazione 19%, franchigia 129,11 € e importo massimo di spesa detraibile 387,34 euro
  • Spese funebri, non rileva più il grado di parentela, è sufficiente avere la fattura intestata.
  • Erogazioni effettuate tramite bonifici bancari, bollettini postali, assegni o carte di credito a favore di ONLUS, movimenti e partiti politici, società e associazioni sportive dilettantistiche.
  • Versamento a istituto religioso.
  • Contributi per i paesi in via di sviluppo.
  • Bonus mobili giovani coppie sostenuti fino al 2016, il bonus è destinato alle giovani coppie in cui uno dei due componenti abbia un’età pari o inferiore a 35 anni, potranno usufruire di una detrazione IRPRF del 50% dei costi sostenuti per l’acquisto di arredi per la prima casa, purché quest’ultima sia stata comprata nel 2015 o 2016. La spesa massima detraibile è 16.000 euro.
  • Spese per attività sportive praticate da ragazzi da 5 a 18 anni nel limite di € 210,00 per ragazzo.
  • Spese per affitti studenti universitari fuori sede oltre 100 km (contratto di affitto e ricevute) spese di affitto per lavoratore dipendente trasferito in altra regione, spese di affitto per contratti a giovani fra i 20 e 30 anni di età per unità immobiliare destinata a propria abitazione diversa da quella dei genitori.
  • Bollettini di versamenti per contributi per colf, babysitter, assistenti persone anziane.
  • Spesa sostenuta per l’acquisto di auto o ausili informatici per disabili
  • Il 19% delle spese sostenute per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’approfondimento, nonché per l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere, per chi soffre di disturbi dell’apprendimento. Le spese che si possono detrarre sono quelle sostenute in favore dei minori o di maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado. Per detrarre le spese sostenute per gli studenti con disturbi dell’apprendimento è necessario un certificato medico che attesti il collegamento funzionale fra i sussidi e gli strumenti acquistati, il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato e il documento di spesa che attesti la spesa sostenuta.
  • Spese sostenute per l’adozione di minori stranieri
  • Spese per riscatto del corso universitario di laurea per familiari a carico

  • Documento di spesa per badante (assistente di persone non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita) detraibile nel limite di € 2.100,00. La documentazione che serve per la dichiarazione dei redditi deve contenere i dati di chi effettua il pagamento e quelli di chi presta assistenza e dell’assistito
  • Donazioni: è prevista una deduzione pari al 20% su erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito, complessivamente non superiori a 100.000 euro, a favore di fondi speciali che operano nel settore della beneficenza.
  • Per le erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche è riconosciuto un credito di imposta che può arrivare fino al 65% delle somme erogate. Possono beneficiare del credito d’imposta del 65% anche coloro che hanno effettuato erogazioni liberali per interventi su edifici e terreni pubblici ai fini della bonifica ambientale e della realizzazione o della ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate.
  • Estensione dell’utilizzo del modello 730 all’erede per la detrazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2019 delle persone decedute nel 2019 o entro il 30/09/2020, gli eredi potranno utilizzare il modello 730 per la dichiarazione per conto del contribuente deceduto avente i requisiti reddituali per utilizzare tale modello. La liquidazione del modello 730 del soggetto deceduto segue le regole del 730 “senza sostituto d’imposta”. I versamenti delle imposte a saldo dovranno essere eseguiti dagli eredi nel termine di legge e gli eventuali rimborsi verranno erogati dall’Agenzia delle Entrate agli aventi diritto.

Per quanto riguarda invece chi possiede immobili riportiamo di seguito una serie di indicazioni sia in merito al solo aggiornamento della situazione che alle spese oggetto di recupero fiscale.

DOCUMENTAZIONE INERENTE AGLI IMMOBILI

  • Aggiornare la situazione immobiliare (Atti di vendita/acquisto, immobili, denunce di successione, certificati catastali, atti relativi all’esproprio di terreni, notifica di estimi catastali nel 2019).
  • Acquisto immobili, interessi passivi ed oneri accessori sui mutui, occorrono sia il contratto di mutuo che di compravendita dell’immobile. Se il mutuo è stato contratto per ristrutturazione ai sensi dell’art.3 c.1 lett.d L.457/78) o la costruzione, occorrono le fatture delle spese sostenute, fattura spese notarili per la stipula mutuo e compravendita, fattura agenzia intermediazione immobiliare. Ricordiamo che l’importo degli interessi detraibili per i mutui abitazione principale deve essere in correlazione al valore dell’immobile dichiarato all’atto del rogito ed all’importo del mutuo contratto come da circolare Agenzia delle Entrate n° 15 del 20/4/05

A titolo esemplificativo:

Immobile acquistato dichiarando al rogito un importo pari a € 100.000,00

Mutuo contratto per un importo paro a € 120.000,00

Gli interessi possono essere detratti nel limite massimo per quelli pagati a fronte dell’importo dichiarato a rogito e pertanto solo quelli pagati a fronte di € 100.000,00

  • Aggiornare gli importi degli affitti percepiti (importo affitto percepito nel 2019 per immobili in locazione, allegando il contratto di affitto se il fabbricato è locato con canone convenzionale in quanto sono previste agevolazioni fiscali sia per l’inquilino che per il proprietario)
  • Recupero fiscale del 50% per ristrutturazioni edilizie che comportano risparmio energetico e/o utilizzo di fonti rinnovabili con lavori terminati o collaudati dal 01 gennaio al 31 dicembre 2019. Per usufruire delle detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio finalizzati al risparmio energetico, acquisto grandi elettrodomestici e per risparmio energetico c’è l’obbligo di comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori o del collaudo.

Se la scadenza dei 90 giorni dal termine dei lavori ricade nel periodo da 08/03/2020 al 31/05/2020, la trasmissione all’ENEA per beneficiare delle detrazioni potrà essere inoltrata entro e non oltre il 30/06/2020.

  • • Spese sostenute per la sistemazione di aree verdi private (bonus verde), recupero 36%. Si tratta di una detrazione IRPEF legata alla casa. L’agevolazione riguarda le spese sostenute per i giardini, le recinzioni, gli impianti di irrigazione, i pozzi, giardini pensili, e le pertinenze varie. La detrazione IRPEF del 36% sulle spese sostenute è da ripartire in 10 quote annuali di pari importo. È soggetta ad un limite massimo di 5.000 euro per ogni unità immobiliare, e pertanto consente una detrazione che può arrivare fino a un massimo di 1.800 euro da spalmare in 10 anni.
  • Spese e documentazione relativa agli interventi di recupero edilizio (50%, 41% e 36%) più eventuale relativo acquisto di mobili recupero del 50% per un massimo di € 10.000,00 (per lavori iniziati dopo il 01/01/2018)
  • Spese e documentazione relativa agli interventi di riqualificazione energetica 50% – 65%
  • Spese sostenute dal 01/03/2019 al 31/12/2021 per l’acquisto e messa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica è previsto che l’onere sostenuto possa essere detratto dall’imposta lorda nella misura del 50% dell’ammontare delle spese sostenute, di ammontare comunque non superiore a 3.000 euro, con una ripartizione in 10 rate annuali di pari importo.

FISAC 730 e UNICO elenco documenti

 

FISAC/CGIL BPER BANCA




Politica, Banche, Imprese: tutti facciano la loro parte per il rilancio del Paese

Uno studio del CNA, pur esprimendo apprezzamento per le agevolazioni introdotte dal “Decreto Liquidità, evidenzia come, a distanza di oltre un mese e mezzo dalla pubblicazione, solo tre aziende su dieci siano riuscite ad ottenere l’erogazione dei finanziamenti garantiti da fondi pubblici.
Il dato desta particolare preoccupazione in una Provincia come quella dell’Aquila, per la quale la ripartenza post covid rappresenta la terza ricostruzione nell’arco di un decennio, senza che le precedenti siano state mai ultimate.

Ben prima della pandemia avevamo posto con forza l’accento sulla difficoltà delle piccole e medie imprese ad accedere al credito, in modo particolare nelle aree più disagiate del nostro territorio. Tra le possibili soluzioni proposte, l’istituzione di fondi di garanzia al 100% in favore di micro e piccole imprese. Oggi scopriamo che neanche garanzie pari all’intero importo erogato sono sufficienti ad assicurare liquidità alle aziende.
E questo nonostante il forte impegno di tutti i lavoratori del settore che – è bene ricordarlo – non hanno mai interrotto il lavoro, continuando ad offrire quello che il Governo ha ritenuto un “servizio essenziale”.

La causa dei ritardi è da ricercarsi in primis nella confusione generata dalla successione delle norme: ancora oggi non è stata prodotta una versione definitiva delle regole che disciplinano i finanziamenti.

Le responsabilità maggiori sono però imputabili agli Istituti di credito, che pur in presenza di garanzie al 100%, hanno disposto istruttorie più o meno severe; qualche Istituto si è spinto fino ad ordinare di non inoltrare pratiche che, in assenza della garanzia pubblica, sarebbero state declinate, tradendo totalmente lo spirito del Decreto. Importante è stato l’intervento dell’ ABI, che ha bloccato l’inizale tentativo delle Banche di utilizzare la garanzia pubblica per sostituire i crediti incagliati.

Le norme volte a favorire l’accesso agevolato al credito evidenziano alcune criticità e necessitano di approfondimenti al fine di renderle operative ed efficaci. Servono, innanzitutto, strumenti di controllo per evitare che un quantitativo così importante di denaro, garantito dallo Stato, venga distolto dall’unico obiettivo per cui è concesso, ovvero il rilancio del nostro Paese. Bisogna impedire che tali capitali finiscano nelle mani sbagliate: il pensiero va ovviamente alle organizzazioni criminali, oramai radicate in tutto il Paese.

I finanziamenti garantiti dallo Stato, come previsto dall’art 1, comma 2, lettera l del D.L. 23/2020, devono essere erogati solo alle imprese che s’impegnano, mediante accordi sindacali, a non licenziare ed a non delocalizzare. Bisognerà rendere stringente tale previsione normativa, anche attraverso l’istruttoria delle banche, con la verifica dell’effettiva sottoscrizione degli accordi con le organizzazioni sindacali. La durata massima del piano di rientro, inizialmente fissata a 72 mesi, è volta a finanziare la gestione operativa e ad evitare situazioni di tensione finanziaria tali da non consentire il regolare rimborso.

All’emergenza sanitaria si sono aggiunte l’emergenza occupazionale e salariale, l’emergenza climatica e non ultima l’emergenza digitale in quanto la trasformazione digitale del lavoro e dell’economia, oggi più che mai necessaria, dovrà avvenire garantendo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Abbiamo dunque bisogno di un progetto che guardi ad un nuovo modello di sviluppo che da un lato rilanci le imprese presenti sul territorio nazionale e che dall’altro metta al centro il lavoro, la persona e la giustizia sociale.

A differenza di altri noi non chiediamo improbabili atti d’amore, limitandoci a pretendere che tutti facciano responsabilmente la loro parte: Politici, Istituzioni, Manager dei grandi Istituti creditizi e Titolari di imprese.

Il Segretario della CGIL della Provincia dell’Aquila
Francesco Marrelli
Il Segretario della FISAC CGIL della Provincia dell’Aquila
Luca Copersini

Comunicato Stampa pubblicato sul quotidiano “Il Centro” il 28/5/2020




Lettera di una bancaria al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

“Signor Presidente Conte

Siamo “quelli della banca”, persone alle quali altre persone, ora più che mai nel momento del bisogno, si rivolgono: chi vorrebbe al più presto i 1400 euro della Cassa Integrazione, chi vorrebbe limitare le perdite sui risparmi di una vita, il piccolo imprenditore che senza una iniezione di liquidità chiuderà per sempre la propria attività e lascerà a casa i dipendenti.

Malgrado queste richieste siano quanto di più umano ci possa essere, noi “quelli della banca” non siamo visti, non siamo mai stati considerati come persone che aiutano altre persone.

Neppure ora, ora che Lei, Signor Presidente, ci ha messo sulle spalle il macigno di “salvare l’Italia”: pensa che noi, 280mila persone, possiamo essere in grado di assumerci questa responsabilità?

E “dare il massimo”? noi l’abbiamo dato sin dal 24 febbraio, anche quando lavoravamo senza nessun presidio anti contagio, sempre al lavoro; il massimo lo diamo ogni giorno contro le procedure zoppicanti, la burocrazia che non è solo quella bancari ma anche di enti esterni (INPS, SACE, Fondo di Garanzia), diamo il massimo anche quando i clienti si spazientiscono (ed è un eufemismo).

Abbiamo a che fare anche con la malavita, signor Presidente, lo sa questo? Eppure dove ci sono soldi c’è la mafia e i Direttori delle Filiale, Gestori, non sa quante volte sono stati minacciati anche fisicamente.

Facciamo il nostro dovere anche quando lavoriamo in lavoro forzato da casa, con i bimbi che ci richiamano a doveri importanti.

Facciamo il nostro dovere, giovani ragazze e ragazzi fuori sede, con fardelli di affitto da pagare che sgretolano le nostre retribuzioni.

E facciamo il nostro dovere anche se le Banche, comunque, ci chiedono di produrre redditività e ce lo chiedono anche al tempo del Covid 19, perché anche su quello si basa la certezza del nostro posto di lavoro.

E facciamo il nostro dovere sapendo che un giorno un giudice fallimentare, esaminando una bancarotta, vedrà che ai tempi del Covid 19 (il vile CAROGNA) abbiamo erogato dei soldi, sulla base del decreto firmato dal Lei, e ce ne chiederà conto: la responsabilità penale è personale e arriverà a qualcuno di noi un bell’avviso di garanzia. CI ha pensato a questo Signor Presidente, lei che è un Professore universitario e avvocato? Ha pensato che da sempre “quelli della banca” sono sottoposti anche a questo rischio?

Ora Lei ci chiede di fare il nostro dovere, ma è una richiesta pleonastica.

Lei chiede alle Banche un “atto d’amore “verso il nostro paese e questo è davvero irrituale.

Signor Presidente, le Banche sono come un frigorifero, non si fa l’amore con un frigorifero, non si chiede amore a un frigorifero.

Ma noi, “quelli della banca”, non ci tiriamo indietro. Solo, per favore, non ci chieda quello che non possiamo fare, vorremmo ma non potremo fare: perché siamo pochi, poche, pochissimi per lo sforzo titanico che Lei ci chiede. Pochissimi grazie alle politiche di riduzione del personale: e ora le braccia, i cervelli mancano.

Con Stima

P.S. e qualche volta citi anche noi nelle sue conferenze stampa. I Lavoratori le Lavoratrici del settore bancario. Questo siamo. Con la L maiuscola”

 

Dal sito Fisac Cgil Unicredit Group




Perché dobbiamo continuare a festeggiare il 25 aprile?

Anche quest’anno, com’è ormai tradizione, la ricorrenza del 25 aprile porta con sé il suo carico di polemiche: è una festa divisiva, è superata, è il ricordo di qualcosa – il fascismo – che non esiste più.

Questo è un fatto curioso. In nessun altro Paese del mondo ci si sognerebbe di discutere la festa nazionale: noi invece abbiamo imparato a considerare normale, nel corso degli anni, vedere personaggi politici che occupano ruoli istituzionali anche importanti ma che non essendo “esattamente antifascisti” hanno preferito trovarsi altri impegni per sottrarsi alle celebrazioni.

Questo non potrebbero farlo se non ci fosse stato il 25 aprile: la loro libertà di criticare questa ricorrenza è nata proprio grazie al 25 aprile.

Proviamo a riflettere sul vero significato di questa data.

Nessuno di noi esiterebbe nel condannare Hitler, il Nazismo, l’orrore dei campi di sterminio, i folli progetti di conquista dell’Europa. Ma ce lo ricordiamo che siamo entrati in guerra come alleati di Hitler?
Che il regime fascista è stato complice di questo orrore? E questo è già un valido motivo per non dimenticare: oggi i nostri sovranisti accusano il Governo di essere succube della Germania, rimpiangendo quello che per loro era un periodo di grande prestigio. Ma la realtà è un’altra: il fascismo, quello sì che è stato un periodo di totale sottomissione alla Germania. Sottomessi al punto da accettare i lager, le leggi razziali, una guerra folle, gli ordini impartiti dal regime più spietato della storia.

Il 25 aprile 1945 è il momento in cui davvero l’orgoglio di un popolo riesce ad affermarsi, in cui l’Italia recupera la sua dignità. E arriva a conclusione di un periodo terribile, di quella che prima ancora che una guerra contro l’invasore straniero è stata una guerra fratricida.

La mia è una generazione che ha avuto la possibilità di sentir parlare del fascismo e della guerra da testimoni diretti: genitori e nonni ci hanno raccontato le loro esperienze, permettendoci di vedere attraverso i loro occhi e capire quanto sia stata difficile e dura la lotta che ci ha portato a liberarci dal nazifascismo. Per i ragazzi di oggi questa possibilità sta venendo meno, e presto non ci sarà più del tutto.

A loro abbiamo il dovere di ricordare, di insegnare. Di farli riflettere su quello che hanno vissuto ragazzi come loro, che nel giro di poco tempo sono passati dai banchi di scuola a dover imbracciare le armi e combattere, magari proprio contro quello che era stato il loro compagno di banco. Di raccontargli il coraggio con cui ragazzi come loro hanno lottato, sognando una libertà che in tanti non hanno mai potuto conoscere, perché sono morti prima di conquistarla.

Si dice che il fascismo sia un ricordo del passato, qualcosa che non può tornare; eppure basta guardarsi intorno per capire che non è così. Basta sentire i proclami infarciti di odio, di egoismo, di nazionalismo, di presunta supremazia di una cultura sulle altre per capire che tutto questo non è mai finito. Basta guardare cos’è successo in Ungheria per capire che ancora oggi, nel 2020, può nascere una dittatura in Europa. Per capire come la dittatura nasca sempre fingendo di ammantarsi di ideali, illudendo la popolazione di inseguire il bene comune.

Tutto questo va spiegato soprattutto alle giovani generazioni. Per questo il ricordo di ciò che è stato è indispensabile. E’ indispensabile celebrare il 25 aprile, più che mai in un paese nel quale – ancora oggi – esistono politci che chiedono pieni poteri.

Luca Copersini
Segretario Provinciale Fisac/Cgil L’Aquila

 




Aggiornamento permessi Legge 104 e Decreto “Cura Italia”

La circolare Inps nr 45 del 25/03/2020 corregge alcune indicazioni restrittive indicate nel messaggio Inps 1281 del 20/03/2020.

Ecco i principali chiarimenti riferiti ai permessi legge 104:

I  giorni aggiuntivi di permesso spettano sia a coloro che assistono un familiare con disabilità grave, sia ai lavoratori/lavoratrici a cui è stata riconosciuta una disabilità grave;

Chi assiste due persone riconosciute disabili gravi, raddoppia il numero di giornate aggiuntive, alle quali si aggiungono le giornate a cui aveva già diritto; ciò avviene anche nel caso di lavoratore/ lavoratrice disabile che assiste un familiare con disabilità grave.

I 12 giorni aggiuntivi possono essere fruiti anche consecutivamente nel corso di un solo mese (marzo o aprile), ferma restando la fruizione mensile  dei tre giorni ordinariamente previsti.

 12 giorni aggiuntivi sono frazionabili ad ore, così come avviene per i giorni mensili previsti normalmente dalla legge.

Nel caso dovessero aggiungersi ulteriori informazioni, chiarimenti, modifiche sulla materia, provvederemo ad aggiornare le informazioni.


Il Decreto Legge “Cura Italia” approvato dal Governo il 16 Marzo scorso è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 2020 ed ha introdotto una importante novità riguardante i permessi lavorativi previsti dalla legge 104/1992.

L’articolo 24 del Decreto recita:  “Il numero di giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, è incrementato di ulteriori complessive 12 giornate usufruibili nei mesi di marzo e aprile 2020.”

La scelta del Decreto è avvenuta per le ovvie ragioni di necessità ed urgenza, il decreto legge entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e deve poi essere convertito in legge, ma potrebbe essere modificato dal Parlamento.

 Il testo necessita sicuramente di chiarimenti e perfezionamenti che potrebbero avvenire ragionevolmente nei prossimi giorni attraverso indicazioni operative di Inps o del Ministero del Lavoro.

In data 18 marzo il sito dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità (tale ufficio dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri) precisa che:

“I lavoratori che assistono una persona con disabilità e quelli cui è riconosciuta disabilità grave hanno a disposizione, complessivamente per i mesi di marzo e aprile 2020, 18 giorni di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativa. “

 Il testo del Decreto si riferisce ai permessi previsti dal comma 3 dell’articolo 33 della legge 104/1992: sono le tre giornate di permesso    e ai genitori e familiari di persone con disabilità grave accertata e documentata, che possono essere utilizzate solo quando viene prestata loro assistenza sanitaria.

In attesa delle indicazioni operative si può concordare la fruizione con l’azienda facendo riferimento all’ “articolo 24, comma 1 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18”.

Si consiglia comunque di attendere le indicazioni operative che arriveranno dall’INPS.

Rimangono invariate le altre norme relative alla retribuzione, alla copertura previdenziale, al referente unico, la distanza massima rispetto al domicilio dell’assistito, ecc.

Anche i lavoratori riconosciuti disabili in situazioni di gravità possono beneficiare dell’estensione dei permessi.

Secondo  il comma 2 dell’art 26  Decreto “fino al 30 aprile ai  lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità, il periodo di assenza dal servizio prescritto dalle competenti autorità sanitarie, è equiparato al ricovero ospedaliero”. 

Il medico curante dovrà redigere il certificato di malattia nelle consuete modalità telematiche. 

Importante: Il datore di lavoro dovrà avere indicazioni operative su come agire, per cui sembrerebbe necessario attendere le modalità operative.

La medesima possibilità (con le medesime avvertenze) è riconosciuta anche a coloro che sono in possesso di certificazione “rilasciata dai competenti organi medico legali” (servizi di medicina legale delle ASL), attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita anche se non sono in possesso della certificazione di handicap con connotazione di gravità (basta il comma 1 dell’articolo 3).

Come già indicato, non escludiamo la necessità di ulteriori disposizioni applicative  prima che tali strumenti siano fruibili.

Sarà nostra cura aggiornare la nota non appena saranno disponibili dettagli sulle modalità di fruizione dei permessi.

 

Scarica la guida aggiornata Handicap e Legge 104 




Coronavirus: cosa sappiamo oggi? Alcuni dati statistici

Sappiamo che la malattia causata dal virus  Covid-19 causa una sindrome simil influenzale con particolare coinvolgimento dei polmoni. Nei polmoni la malattia può causare una grave polmonite interstiziale che, in certi casi e soprattutto nelle persone a rischio, può essere letale. 

La classe di età che sembra più delicata e a rischio è quella degli anziani, dai 65 anni in su con un rischio che aumenta proporzionalmente all’età. 

Nei casi confermati in questa ondata epidemica i due terzi dei decessi erano di persone con malattie preesistenti e l’età media dei pazienti deceduti positivi al CoronaVirus è di circa 80 anni.

La letalità (numero di morti tra i contagiati) di questa malattia non è altissima ma nemmeno trascurabile, siamo attorno al 3,5% ma si tratta di un dato discutibile e sicuramente non preciso perché molto probabilmente questo numero è in realtà molto più basso. Infatti per noi i contagiati sono solo quelli che risultano positivi al test per la presenza del virus, ma è ragionevole immaginarsi che molti (o moltissimi) positivi non siano mai stati rilevati perché con pochi sintomi. 

Se i contagiati (reali) fossero, come probabile, molti di più, la letalità sarebbe notevolmente più bassa . 

C’è da dire un’altra cosa importante, legata alle fasce d’età. 

Come abbiamo detto questa malattia è più pericolosa per le persone anziane. Se consideriamo la letalità per fasce d’età vedremo che negli over 80 avremo 10,9% di letalità (altissima), mentre nella fascia 0-65 anni di età è dello 0,5% (bassissima). 

Il dato della letalità generale (che sembra maggiore rispetto alla Cina), è una nota distorsione statistica dovuta al fatto che da noi ci sono più anziani, si chiama “Paradosso di Simpson“.

In Statistica , il Paradosso di Simpson, indica una situazione in cui una relazione tra due fenomeni appare diversa da come in realtà è che perché interviene una variabile non considerata, nel nostro caso il non considerare l’età fa apparire il tasso di letalità più alto.

Cosa è ragionevole aspettarsi?

Un’epidemia ha solitamente un’evoluzione in più fasi. 

Un aumento dei casi lineare (pochi casi, continuamente), poi esponenziale (i nuovi casi giornalieri aumentano in modo importante), poi si arriva al picco epidemico e dopo c’è una stabilizzazione (i nuovi casi giornalieri restano pressoché costanti per diversi giorni) per poi osservare un calo progressivo. Questo succede perché il virus trova sempre meno persone da infettare e condizioni sempre più sfavorevoli alla sua diffusione.

Al momento gli scienziati non sanno stimare con certezza la data del picco epidemico, ad ogni modo l’obiettivo è quello di arrivarci nel migliore dei modi.

Ricordiamo che lo scopo delle misure di contenimento è  quello di limitare il più possibile la contagiosità del virus e la cosa più evidente (anche da studi che hanno analizzato il caso cinese) è che le misure devono essere severe, rigide e rispettate per poter funzionare.

 

Dipartimento Salute e Sicurezza Fisac/Cgil




Le richieste dei Segretari Generali alle controparti per prevenire i contagi

Per 
ABI
FEDERCASSE
AGENZIE ENTRATE-RISCOSSIONI
Nella serata di ieri mercoledì 11 marzo sono state istituite dal Governo nuove misure per contenere la diffusione del contagio del virus Covid-19, che, tra l’altro, limitano ulteriormente la mobilità delle persone nel Paese e determinano la chiusura di varie attività commerciali e di servizio al pubblico.
In tale atto è stabilito che rimarranno attivi i servizi bancari, postali, finanziari e assicurativi, in quanto essenziali.
Ribadiamo quindi con forza che il prosieguo dell’operatività nelle aziende vostre associate debba proseguire solo e soltanto limitandosi a svolgere le funzioni indispensabili al servizio dei cittadini e del Paese, in linea con queste disposizioni.
È fondamentale e indifferibile che vengano adottate soluzioni coerenti, in modo da uniformare lo svolgimento del servizio di attività di banche e assicurazioni, che in questo momento, come indicato dal Decreto, non possono considerarsi aziende che operano sul mercato, ma soggetti sociali che svolgono una funzione essenziale al servizio dei cittadini e a quella si devono limitare, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e dei cittadini.
Chiediamo pertanto che sia contenuto in modo sistematico lo spostamento dei dipendenti e la loro presenza in servizio con permessi retribuiti ulteriori rispetto a quelli contrattualmente previsti, che siano ridotte le aperture degli sportelli in termini territoriali e di orario, in modo compatibile con lo svolgimento dei servizi essenziali, che siano sospese le attività che non rientrano in tale fattispecie e che tutto il personale sia dotato di mascherine a norma e di ogni altro presidio di prevenzione utile a salvaguardate la sua salute.
In tale ambito denunciamo come del tutto inaccettabile e irresponsabile il persistere di continue richieste alle lavoratrici e ai lavoratori di perseguire obiettivi di carattere commerciali, con pressioni fuori da qualsiasi logica rispetto alla gravità della situazione e all’emergenza che sta attraversando il Paese.
Non siamo più disposti a tollerare alcun episodio di tale natura e valuteremo qualsiasi azione conseguente nei confronti dei casi che ci saranno segnalati.
In questo momento di enorme difficoltà per tutto il Paese è l’ora della responsabilità e siamo pronti, in tale spirito, a concordare e supportare iniziative conseguenti.
Roma, 12 marzo 2020
I Segretari Generali Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – Unisin
Lando Sileoni – Riccardo Colombani – Giuliano Calcagni – Massimo Masi – Emilio Contrasto

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Lavoro dipendente e rispetto delle regole

Abbiamo visto come nel rapporto di lavoro dipendente è l’imprenditore che stabilisce le regole della prestazione lavorativa.

La conseguenza ovvia è che il mancato rispetto di queste regole può comportare l’applicazione di sanzioni disciplinari anche severe (fino al licenziamento) e rispetto alle quali non è opponibile – né in sede di procedura disciplinare, né in sede di eventuale ricorso alla magistratura del lavoro – la mancanza di conoscenza delle regole medesime.

Una conseguenza altrettanto ovvia è che la deliberata violazione delle regole interne e tanto più delle disposizioni legislative e amministrative rilevanti per la normale attività lavorativa, espone alla possibilità delle medesime sanzioni. In aggiunta a ciò, in taluni casi la legge prevede anche responsabilità penali individuali.

A questo proposito è necessario avere ben presente che:

  • l’”invito”, la “pressione” o anche l’autorizzazione certificabile del proprio responsabile ad operare in violazione di regolamenti interni (e tanto più di leggi e regolamenti amministrativi) NON esime in alcun modo dalle responsabilità individuali del lavoratore;
  • l’”invito”, la “pressione” o anche la l’autorizzazione rilasciata in qualità di responsabile ad operare in violazione di regolamenti interni (e tanto più di leggi e regolamenti amministrativi) costituisce una grave violazione dei compiti in capo al responsabile medesimo; tutto ciò deve essere prontamente segnalato al sindacato ogni qual volta si dovesse verificare; il sindacato interverrà per porvi prontamente termine;
  • le pressioni indebite, eccessive, e/o in violazione di deontologia, regolamenti e leggi, se segnalate sono sanzionabili nei confronti di chi le pone in atto; invece in nessun caso sono opponibili ex post come scusanti di comportamenti lavorativi non coerenti con leggi e regolamenti amministrativi; questo né in sede di procedura disciplinare, né in sede di eventuale ricorso alla magistratura del lavoro.

Quindi, è assolutamente necessario che il lavoratore prenda contatto con il sindacato in ogni caso in cui abbia dubbi sull’operatività che sta svolgendo, o ritenga di subire pressioni indirizzate alla violazione o anche al semplice “aggiramento” di leggi e regolamenti.

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Alberto Massaia – Corinna Mangogna
Dipartimento Giuridico Fisac/Cgil

 

 

Articolo ad integrazione della nostra guida alle responsabilità disciplinari e patrimoniali: