Politica, Banche, Imprese: tutti facciano la loro parte per il rilancio del Paese

Uno studio del CNA, pur esprimendo apprezzamento per le agevolazioni introdotte dal “Decreto Liquidità, evidenzia come, a distanza di oltre un mese e mezzo dalla pubblicazione, solo tre aziende su dieci siano riuscite ad ottenere l’erogazione dei finanziamenti garantiti da fondi pubblici.
Il dato desta particolare preoccupazione in una Provincia come quella dell’Aquila, per la quale la ripartenza post covid rappresenta la terza ricostruzione nell’arco di un decennio, senza che le precedenti siano state mai ultimate.

Ben prima della pandemia avevamo posto con forza l’accento sulla difficoltà delle piccole e medie imprese ad accedere al credito, in modo particolare nelle aree più disagiate del nostro territorio. Tra le possibili soluzioni proposte, l’istituzione di fondi di garanzia al 100% in favore di micro e piccole imprese. Oggi scopriamo che neanche garanzie pari all’intero importo erogato sono sufficienti ad assicurare liquidità alle aziende.
E questo nonostante il forte impegno di tutti i lavoratori del settore che – è bene ricordarlo – non hanno mai interrotto il lavoro, continuando ad offrire quello che il Governo ha ritenuto un “servizio essenziale”.

La causa dei ritardi è da ricercarsi in primis nella confusione generata dalla successione delle norme: ancora oggi non è stata prodotta una versione definitiva delle regole che disciplinano i finanziamenti.

Le responsabilità maggiori sono però imputabili agli Istituti di credito, che pur in presenza di garanzie al 100%, hanno disposto istruttorie più o meno severe; qualche Istituto si è spinto fino ad ordinare di non inoltrare pratiche che, in assenza della garanzia pubblica, sarebbero state declinate, tradendo totalmente lo spirito del Decreto. Importante è stato l’intervento dell’ ABI, che ha bloccato l’inizale tentativo delle Banche di utilizzare la garanzia pubblica per sostituire i crediti incagliati.

Le norme volte a favorire l’accesso agevolato al credito evidenziano alcune criticità e necessitano di approfondimenti al fine di renderle operative ed efficaci. Servono, innanzitutto, strumenti di controllo per evitare che un quantitativo così importante di denaro, garantito dallo Stato, venga distolto dall’unico obiettivo per cui è concesso, ovvero il rilancio del nostro Paese. Bisogna impedire che tali capitali finiscano nelle mani sbagliate: il pensiero va ovviamente alle organizzazioni criminali, oramai radicate in tutto il Paese.

I finanziamenti garantiti dallo Stato, come previsto dall’art 1, comma 2, lettera l del D.L. 23/2020, devono essere erogati solo alle imprese che s’impegnano, mediante accordi sindacali, a non licenziare ed a non delocalizzare. Bisognerà rendere stringente tale previsione normativa, anche attraverso l’istruttoria delle banche, con la verifica dell’effettiva sottoscrizione degli accordi con le organizzazioni sindacali. La durata massima del piano di rientro, inizialmente fissata a 72 mesi, è volta a finanziare la gestione operativa e ad evitare situazioni di tensione finanziaria tali da non consentire il regolare rimborso.

All’emergenza sanitaria si sono aggiunte l’emergenza occupazionale e salariale, l’emergenza climatica e non ultima l’emergenza digitale in quanto la trasformazione digitale del lavoro e dell’economia, oggi più che mai necessaria, dovrà avvenire garantendo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Abbiamo dunque bisogno di un progetto che guardi ad un nuovo modello di sviluppo che da un lato rilanci le imprese presenti sul territorio nazionale e che dall’altro metta al centro il lavoro, la persona e la giustizia sociale.

A differenza di altri noi non chiediamo improbabili atti d’amore, limitandoci a pretendere che tutti facciano responsabilmente la loro parte: Politici, Istituzioni, Manager dei grandi Istituti creditizi e Titolari di imprese.

Il Segretario della CGIL della Provincia dell’Aquila
Francesco Marrelli
Il Segretario della FISAC CGIL della Provincia dell’Aquila
Luca Copersini

Comunicato Stampa pubblicato sul quotidiano “Il Centro” il 28/5/2020




BCC: Cassa Mutua Nazionale. Ulteriori informazioni su prestazioni Covid-19

Gentile collega buon giorno,
Così come anticipato con le precedenti comunicazioni con il trascorrere del tempo si va affinando, da parte di Cassa Mutua Nazionale, la modalità operativa e documentale relativamente alla prestazione “Covid-19”.  Dopo la circolare esplicativa (n. 6/2020), che affrontava la questione della fruibilità delle prestazioni “Covid-19” per quanto riguarda la diaria da convalescenza, dove si ribadiva il fatto che la diaria da convalescenza può essere fruita anche da coloro che non sono stati ricoverati ma che sono stati costretti ad una convalescenza domiciliare da malattia riferibile a Covid-19, Cassa Mutua Nazionale interviene con una ulteriore circolare (n. 8/2020) sul tema specificando che:
  • nel caso il certificato di malattia non evidenzi il riferimento a “Covid – 19”, anche sospetto, così come previsto dal Nomenclatore, o in caso di richieste in tal senso incomplete,  la Cassa Mutua Nazionale richiederà all’iscritto il referto dell’esame sierologico, così da poter determinare, come diagnosi tardiva, lo stato di malattia.
Sono consigliati i test sierologici con metodica CLIA o ELISA o altri equivalenti.
Il costo dell’esame se richiesto da Cassa Mutua per la definizione della prestazione relativa alla diaria da convalescenza “Covid-19” sarà sempre rimborsato da Cassa Mutua Nazionale.

Questa possibilità di comprovare  lo stato di malattia riferibile a “Covid-19” è stata adottata da Cassa Mutua Nazionale anche alla luce delle indicazioni fornite dalla Circolare del Ministero della Salute in merito ai test sierologici.

Continua l’azione di Cassa Mutua Nazionale di valutazione e aggiornamento delle prestazioni “Covid-19” sul fronte normativo generale ma anche attraverso l’attenzione alle istanze e problematiche che gli iscritti portano all’attenzione dell’apposito gruppo di lavoro istituito nell’ambito delle Liquidazioni.
In allegato si invia la circolare di Cassa Mutua Nazionale n.  8 / 2020.

Cassa Mutua Nazionale, nell’intento di dare il massimo supporto alle iscritte ed agli iscritti, ed anche nell’ottica di sistematizzazione delle casistiche emerse, ha ritenuto utile costituire un apposito gruppo di lavoro nell’ambito delle Liquidazioni, al quale potrà rivolgersi direttamente chi ha bisogno di informazioni, chiarimenti e supporto riguardo le prestazioni Covid-19. I riferimenti di dettaglio sono riportati nella circolare 6/2020 e 8/2020 o reperibili sul sito di Cassa Mutua.

 

Un fraterno saluto.

FISAC CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo
La Fisac-CGIL c’è! Non esitare a contattarci
Per informazioni, consulenza o per segnalazioni contatta il tuo rappresentante sindacale FISAC CGIL in azienda oppure scrivi a:



BCC: aggiornato il protocollo del 24 marzo scorso. Inizia la “Fase 2”

In tarda serata di giovedì 7 maggio è stato sottoscritto tra le Organizzazioni Sindacali e
Federcasse il “Protocollo condiviso” in tema di misure di prevenzione, contrasto e
contenimento della diffusione del virus Covid-19 nel settore del Credito Cooperativo.
Questo accordo va quindi ad aggiornare, integrandolo, il primo Protocollo sottoscritto tra le
Parti nel settore il 24 marzo scorso.
L’aggiornamento del “Protocollo” definisce ulteriori disposizioni per prevenire e contenere il
contagio, a seguito del DPCM del 26 aprile 2020, integrando le previsioni e i profili contenuti
e definiti nel precedente accordo in materia.

Con il 18 di maggio, nel Credito Cooperativo, si apre una nuova fase per un graduale ritorno
all’operatività ordinaria, così come previsto dalla “Fase 2”, ferme restando le massime tutele
per tutte le Lavoratrici e i Lavoratori.
La disciplina del Protocollo prosegue la linea di grande attenzione a tutela della salute e
sicurezza di Lavoratrici, Lavoratori e della stessa clientela.

Elemento di rilievo è la previsione dell’art 2 comma 6 DPCM 26 aprile 2020, secondo la quale la mancata attuazione del Protocollo, tale da non garantire adeguati livelli di protezione e sicurezza, determina la sospensione dell’attività lavorativa fino al ripristino degli standard di sicurezza.
Viene confermato il ricorso alla modalità̀ di lavoro agile quale principale misura di contenimento del contagio, nonché la raccomandazione nel limitare l’accesso della clientela
presso le filiali, tramite appuntamenti telefonici o mail.
In tema di affollamento in entrata e uscita dalle sedi operative, il Protocollo definisce la
possibilità di estendere negli uffici direzionali l’articolazione di orari di lavoro per gruppi di
lavoratori differenziati compresa tra le 7:30 e le 19:30. Una flessibilità aziendale condizionata da un’informativa da rendere alle RSA interessate, secondo le previsioni contrattuali in materia.
Resta inteso che in caso di innalzamenti degli indici del contagio le Bcc-Cr e Raiffeisen
disporranno le modalità di ingresso e afflusso esclusivamente su appuntamento, valutando
anche l’opportunità di riduzione dell’operatività e il ricorso ad ulteriori idonee soluzioni
organizzative.
Si prosegue assolutamente con il mantenimento delle previsioni in termini di distanziamento sociale, sanificazione periodica e pulizia degli ambienti di lavoro, ad ogni fine turno lavorativo, e si ribadisce la previsione di dotazione a tutto il personale di mascherine protettive, oltre la predisposizione dei plexiglas e dell’utilizzo del gel igienizzante.
Restano ancora in vigore tutte le prescrizioni in materia di informativa circa le proprie
condizioni di salute, ivi compreso l’impegno giornaliero per le lavoratrici e i lavoratori di
misurazione della temperatura corporea, con divieto di accesso sui posti di lavoro in caso di
temperatura superiore ai 37,5°.
Particolare attenzione per l’accesso di fornitori terzi verso i quali, per la prima volta, si
prevede l’obbligo aziendale di adeguata informativa circa le norme di salute e sicurezza per
disciplinare le consegne e i lavori presso i locali delle banche.
Viene assunto pienamente il concetto di “controllo sanitario” periodico introducendo il ruolo
del medico competente che collaborerà con il datore di lavoro nel reinserimento lavorativo a
seguito di pregressa infezione da Covid/19.
Lo stesso “medico competente” provvederà nel segnalare all’azienda stessa, con l’obiettivo
di assicurare una maggiore tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro, situazioni di particolare
“fragilità” e patologie attuali e precedenti delle Lavoratrici e dei Lavoratori in assoluto
rispetto della normativa sulla privacy.
Il ruolo dei Comitati Aziendali, ai quali partecipa l’Azienda, gli RSA e gli RLS, resta di
fondamentale rilevanza, per tutta la fase di emergenza, così come anche la Commissione
Nazionale Permanente, che in raccordo costante con gli stessi Comitati prosegue nella sua
attività di monitoraggio intervento nelle eventuali situazioni di criticità in tema salute e
sicurezza.
Sempre con riguardo al contenimento dei rischi da contagio Covid/19, le Parti infine si
impegnano a continuare il percorso di dialogo e confronto sulla materia con il precipuo
compito di valutare, tempo per tempo, l’opportunità di aggiornare le previsioni del
Protocollo con particolare riferimento ai profili afferenti i dispositivi di protezione
individuale, i servizi a contatto con il pubblico e la conseguente organizzazione delle
relative modalità e tempi di lavoro.

Con la definizione di questo documento si completa quindi la sessione dedicata a questa
complessa fase negoziale e si apre ora il percorso di definizione degli strumenti normativi ed economici atti a governare la complessiva gestione organizzativa e a preservare le necessità e le aspettative delle Lavoratrici e dei Lavoratori circa la conciliazione dei loro tempi di vita e lavoro ai tempi del “Corona/virus”

Roma li 8/5/2020

Le Segreterie Nazionali
FABI FIRST/CISL FISAC/CGIL SINCRA/UGL UILCA
Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

 

Scarica l’allegato: COMUNICATO UNITARIO PROTOCOLLO 7MAGGIO

Scarica l’allegato: Protocollo Condiviso Cred Coop 7Maggio per firma




Esposto dei sindacati contro inaccettabile clima d’odio verso i bancari

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Denuncia a tutte le Procure della Repubblica in Italia da parte dei segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin che criticano duramente gli attacchi alla categoria: «Se ci scappa il morto, la responsabilità è della cattiva informazione». Allertato il ministro dell’Interno Lamorgese


Roma, 6 maggio 2020. I segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Masi ed Emilio Contrasto – presentano un esposto a tutte le Procure della Repubblica in Italia, informando contestualmente il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per denunciare il crescente e inaccettabile clima di odio contro il settore bancario e, in particolare, verso la categoria delle lavoratrici e dei lavoratori delle banche. «Si tratta di un clima di odio pericoloso che trae origine dalla necessità di individuare a tutti i costi un colpevole per i ritardi che si stanno verificando in relazione al decreto liquidità del governo e ai prestiti garantiti dallo Stato, che vengono erogati con alcune difficoltà mai imputabili alle lavoratrici e ai lavoratori bancari. Negli ultimi giorni, l’attenzione di tutti i media su questo argomento è cresciuta sensibilmente e, peggio ancora, vengono diffuse e mandate in onda telefonate registrate con gli operatori bancari, con il solo becero obiettivo di dare la colpa a qualcuno. Se si verificheranno violenze fisiche gravi o, peggio, se ci “scapperà” il morto, la colpa sarà sia di chi ha contribuito a scatenare questo clima d’odio sia di chi fa cattiva informazione» commentano Sileoni, Colombani, Calcagni, Masi e Contrasto. Nelle ultime settimane, la tensione nella rete delle filiali è cresciuta costantemente, con casi di violenze e aggressioni verbali, minacce, offese, insulti, soprusi, sputi. E poi vetrine prese a sassate, ruote delle autovetture bucate e perfino finti pacchi bomba. Da Bari a Torino, passando per le isole, nelle ultime settimane, assieme all’esasperazione collettiva per l’emergenza legata al Coronavirus, le lavoratrici e i lavoratori delle banche soni finiti letteralmente “sotto attacco” da parte della clientela.

Ecco, qui di seguito, una rassegna di casi di insulti e attacchi ai dipendenti degli istituti, in parte raccontati dalle cronache locali e in parte raccolti dalle strutture territoriali e dai rappresentanti aziendali e di gruppo delle organizzazioni sindacali.

Salerno, cliente senza mascherina minaccia il personale. Martedì scorso, un correntista di una banca di Salerno entra in filiale senza alcuna protezione personale: non indossava né mascherina né guanti. La ragione della visita era ottenere una attestazione Isee (indicatore sintetico equivalente della situazione economica) che era stata chiesta per e-mail, nonostante le regole interne alla banca non lo prevedano. Il cliente non aveva concordato l’appuntamento, come stabilito da un accordo tra Abi e sindacati del settore del 24 marzo scorso per far fronte all’emergenza Covid-19, e pretendeva di ottenere subito il documento richiesto. Ma il documento non era stato stampato e il cliente, con uno scatto d’ira, ha cominciato a minacciare e a offendere pesantemente il personale dell’agenzia bancaria. La situazione è tornata sotto controllo solo quando l’Isee è stato consegnato dal vicedirettore, intervenuto per calmare la situazione.

Cassiere pesantemente aggredito (verbalmente) a Bari. Filiale bancaria a Bari. All’inizio della scorsa settimana, di prima mattina, entra in banca un uomo per chiedere di cambiare un assegno emesso da un cliente dell’agenzia. Saldo non sufficiente e richiesta respinta dal cassiere che prova, comunque, a chiedere l’autorizzazione al superiore. Niente da fare: l’incapienza del conto corrente non è derogabile. Appresa la notizia, il beneficiario dell’assegno ha subito aggredito verbalmente il dipendente della banca, con toni sopra le righe e minacce esplicite finalizzate a ottenere il denaro richiesto. Segue telefonata tra l’uomo entrato in banca e il titolare del conto, che immediatamente chiama telefonicamente il cassiere e giù pure lui con una raffica di insulti e parolacce. Al termine di un doppio diverbio, salta fuori il disguido: il correntista aveva versato la stessa mattina 7.500 euro in contanti in uno sportello Bancomat, ma l’operazione, per ragioni e ritardi tecnici e non addebitabili al bancario, scoperti solo successivamente, non era stata contabilizzata. Fatto sta che l’aggressione verbale è proseguita anche quando è stato comunicato il rinvio dell’incasso di 24 ore.

Code al Monte pegni di Torino: sotto assedio l’ingresso dei lavoratori. Al Monte Pegni di Torino, i clienti sono arrivati letteralmente ad assediare l’ingresso riservato ai lavoratori. La corsa allo sportello di queste ultime settimane trae fondamento da una serie di problemi che stanno esasperando la situazione. Le scadenze sui pegni possono essere rinnovate solo di persona in filiale; con le aste bloccate dall’inizio del lockdown. Buona parte della clientela teme che alla riapertura i beni siano venduti immediatamente e non ci sia il tempo né di riappropriarsene né di rinnovare il contratto di pegno. Peraltro, non sono stati sospesi immediatamente gli interessi e alla base del mancato congelamento ci sarebbero questioni contrattuali. Fatto sta che ogni mattina si formano file anche di 1.000 persone e assembramenti piuttosto nutriti. Si lavora, da sempre, senza appuntamento. Le code di queste ultime settimane sono legate anche dall’apertura a giorni alterni della filiale (meno personale a disposizione per ragioni di salute ed era stato segnalato un caso di Covid-19). Non a caso, è ormai presente una copertura fissa delle Forze dell’ordine (15 agenti), spesso in borghese, anche a motivo della presenza di usurai in strada a caccia di affari con cittadini disperati e senza soldi. Una disperazione che, pochi giorni fa, ha spinto un gruppo di clienti ad assediare l’ingresso secondario del Monte pegni all’orario di uscita, nel tentativo di bloccare il personale all’interno e costringerlo a eseguire le operazioni allo sportello. Non si sono registrati episodi di violenza, tuttavia, per gestire al meglio l’afflusso interno e la presenza all’esterno del Monte, il direttore quotidianamente distribuisce numeri “elimina-code”.

Tanica di benzina e cartuccia in un pacco sospetto ad Alghero. Una scatola di cartone all’interno della quale erano state nascoste una tanica di benzina da 5 litri e una cartuccia calibro 12. È quanto hanno trovato gli artificieri dei carabinieri dentro il pacco sospetto rinvenuto nei locali della filiale di una banca ad Alghero, che lunedì 20 aprile ha riaperto dopo il weekend e che, come per tutti gli istituti di credito in Italia, sarebbe stata pronta a ricevere le prime richieste per i prestiti da 25.000 euro per le imprese introdotti con il decreto “liquidità”. I militari hanno parlato di «un evidente atto intimidatorio nei confronti dell’istituto di credito, compiuto da ignoti nella notte». Secondo le verifiche degli artificieri, il plico non conteneva alcun congegno funzionale all’innesco.

Falso allarme a Catania per una busta sospetta. Lunedì 20 aprile, una borsa contenente saponi e detersivi è stata dimenticata per strada dal suo acquirente, andato via in autobus: una situazione che ha fatto scattare l’allarme bomba nel centro di Catania. Sono stati immediatamente attivati i protocolli di sicurezza, con la messa al sicuro della zona e l’intervento degli artificieri della Polizia supportati dai Vigili del fuoco. L’area, finito l’allarme, è stata liberata. La borsa era stata abbandonata davanti a una filiale bancaria; in una prima fase, l’episodio era stato collegato alle tensioni delle ultime settimane in varie agenzie bancarie in Italia e, in particolare, all’avvio delle richieste dei prestiti garantiti dallo Stato.

No allo “scoperto” di conto, a Varese ruote bucate al direttore. Uno degli ultimi casi si è registrato vicino a Varese. Erano in due, marito e moglie, commercianti. Chiedevano uno “scoperto” di 5.000 euro sul conto. «Ma purtroppo non potevamo concedergli quel prestito, non c’erano le condizioni. Ho provato a spiegarglielo, capisco la preoccupazione di questo periodo, però il tono è diventato subito insostenibile» hanno detto i dipendenti della filiale. E giù insulti, pugni allo sportello, minacce, calci alla porta e poi, ancora, grida fuori della banca. Sembrava finita lì, se non fosse che il direttore della filiale, intervenuto per dare man forte al collega, alla fine della giornata di lavoro ha fatto una scoperta: squarciate le quattro ruote della sua auto.

Sassate contro la filiale, vetrina in frantumi a Collecchio. In una banca di Collecchio un artigiano, un paio di settimane fa, è entrato chiedendo di prelevare 1.200 euro, ma non aveva quei soldi sul conto. Quando la cassiera gli ha fatto notare che non era possibile, ha perso il controllo. Dopo gli insulti, accompagnato alla porta, ha iniziato a prendere a sassate la filiale. «Con grosse pietre» ha detto chi è intervenuto. Fino a quando, l’uomo ha mandato la vetrata in frantumi.

Prestiti a rilento, insulti a Verona. Insulti ai bancari in una filiale di Verona, martedì scorso, da parte di clientela in coda per chiedere i prestiti garantiti dallo Stato col decreto liquidità. «Le frustrazioni dell’utenza si stanno scaricando sugli impiegati, che in alcune filiali sono stati oggetto di pesanti offese» hanno denunciato i sindacati veronesi Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin.

Ad Aversa e Gallarate sputi in faccia ai bancari. A Gallarate, a fine marzo, un correntista insofferente alle code causate dalle norme del «distanziamento sociale» ha iniziato a sputare in faccia a tutti, compreso lo sportellista accorso per tentare di riportare la calma. «Ho il virus!» urlava e sputava. Stessa scena, quasi identica, ad Aversa, dove un correntista esasperato ha iniziato spintonando e ha finito col prendere a botte il sindaco che, casualmente, passava di lì e chiedeva il rispetto delle distanze di sicurezza.

Banca chiusa, tensione in strada a Bari: «Fate schifo». Il caso più noto, siamo ai primi giorni di aprile, è quello di Bari. Perché è stato ripreso in diretta da un balcone e rilanciato su Facebook. Marito e moglie, entrambi al lavoro in un piccolo negozio di bomboniere chiuso dall’11 marzo, si sono presentati in banca per chiedere un prestito, anche soltanto 50 euro. Ma la banca era chiusa. Lui ha iniziato a prendere a calci la saracinesca, lei urlava disperata: «Siamo senza soldi! Fate schifo! Lo Stato fa schifo. Come dobbiamo fare? Come facciamo a vivere? Non abbiamo più niente in casa, vi prego venite a vedere nella mia cucina, non abbiamo più neanche la farina. Mia madre è un mese che non prende le medicine, vogliamo solo mangiare». Due guardie hanno cercato di calmarli, un passante ha regalato 50 euro a testa. I due se ne sono andati via furibondi, urlando ancora contro quella filiale chiusa: ” fate schifo! Vi nascondete lì dentro. Voi avete lo stipendio, ma noi non sappiamo neanche quando potremo riaprire”.

 

I Segretari Generali
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – Unisin
Lando Maria Sileoni – Riccardo Colombani – Giuliano Calcagni – Massimo Masi – Emilio Contrasto




Lettera di una bancaria al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

“Signor Presidente Conte

Siamo “quelli della banca”, persone alle quali altre persone, ora più che mai nel momento del bisogno, si rivolgono: chi vorrebbe al più presto i 1400 euro della Cassa Integrazione, chi vorrebbe limitare le perdite sui risparmi di una vita, il piccolo imprenditore che senza una iniezione di liquidità chiuderà per sempre la propria attività e lascerà a casa i dipendenti.

Malgrado queste richieste siano quanto di più umano ci possa essere, noi “quelli della banca” non siamo visti, non siamo mai stati considerati come persone che aiutano altre persone.

Neppure ora, ora che Lei, Signor Presidente, ci ha messo sulle spalle il macigno di “salvare l’Italia”: pensa che noi, 280mila persone, possiamo essere in grado di assumerci questa responsabilità?

E “dare il massimo”? noi l’abbiamo dato sin dal 24 febbraio, anche quando lavoravamo senza nessun presidio anti contagio, sempre al lavoro; il massimo lo diamo ogni giorno contro le procedure zoppicanti, la burocrazia che non è solo quella bancari ma anche di enti esterni (INPS, SACE, Fondo di Garanzia), diamo il massimo anche quando i clienti si spazientiscono (ed è un eufemismo).

Abbiamo a che fare anche con la malavita, signor Presidente, lo sa questo? Eppure dove ci sono soldi c’è la mafia e i Direttori delle Filiale, Gestori, non sa quante volte sono stati minacciati anche fisicamente.

Facciamo il nostro dovere anche quando lavoriamo in lavoro forzato da casa, con i bimbi che ci richiamano a doveri importanti.

Facciamo il nostro dovere, giovani ragazze e ragazzi fuori sede, con fardelli di affitto da pagare che sgretolano le nostre retribuzioni.

E facciamo il nostro dovere anche se le Banche, comunque, ci chiedono di produrre redditività e ce lo chiedono anche al tempo del Covid 19, perché anche su quello si basa la certezza del nostro posto di lavoro.

E facciamo il nostro dovere sapendo che un giorno un giudice fallimentare, esaminando una bancarotta, vedrà che ai tempi del Covid 19 (il vile CAROGNA) abbiamo erogato dei soldi, sulla base del decreto firmato dal Lei, e ce ne chiederà conto: la responsabilità penale è personale e arriverà a qualcuno di noi un bell’avviso di garanzia. CI ha pensato a questo Signor Presidente, lei che è un Professore universitario e avvocato? Ha pensato che da sempre “quelli della banca” sono sottoposti anche a questo rischio?

Ora Lei ci chiede di fare il nostro dovere, ma è una richiesta pleonastica.

Lei chiede alle Banche un “atto d’amore “verso il nostro paese e questo è davvero irrituale.

Signor Presidente, le Banche sono come un frigorifero, non si fa l’amore con un frigorifero, non si chiede amore a un frigorifero.

Ma noi, “quelli della banca”, non ci tiriamo indietro. Solo, per favore, non ci chieda quello che non possiamo fare, vorremmo ma non potremo fare: perché siamo pochi, poche, pochissimi per lo sforzo titanico che Lei ci chiede. Pochissimi grazie alle politiche di riduzione del personale: e ora le braccia, i cervelli mancano.

Con Stima

P.S. e qualche volta citi anche noi nelle sue conferenze stampa. I Lavoratori le Lavoratrici del settore bancario. Questo siamo. Con la L maiuscola”

 

Dal sito Fisac Cgil Unicredit Group




BCC-COVID19: 3° incontro Commissione nazionale – Avvio “fase2”

Si è svolto in data 28 aprile 2020, l’ultimo incontro della Commissione nazionale che, lo rammentiamo, ha il compito di monitorare costantemente l’effettiva applicazione di tutte le misure per la sicurezza nei luoghi di lavoro definite nel Protocollo del Credito Cooperativo sottoscritto  da Federcasse e le Organizzazioni Sindacali in data 24 marzo u.s.
Tale monitoraggio avviene, periodicamente, oltre che sulla base dei dati forniti dalle Capogruppo (vedi allegato), anche per tramite delle informazioni che vengono raccolte, ove possibile congiuntamente, tra parte datoriale ed RSA/RLS in sede di Comitati aziendali, nelle c.d. “check-list”.
Ma, dalla mera lettura dei soli dati pervenuti (peraltro parziali), si potrebbe complessivamente dedurre che nei luoghi di lavoro delle aziende del Credito Cooperativo non si evidenzino particolari criticità per la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Effettivamente molto è stato fatto nelle nostre aziende per fronteggiare questa emergenza, ma sicuramente c’è molto ancora da fare, anche e soprattutto alla luce dell’avvio della “fase 2”, nell’ottica di prevenzione del rischio di contagio e per scongiurare l’insorgenza di nuovi focolai epidemici.
Per questo motivo durante l’incontro, come Fisac-CGIL, oltre che rappresentare le maggiori criticità tutt’ora presenti e a cui porre rimedio urgente nelle diverse realtà (dotazione costante e ricambi idonei di tutti i Dispositivi di Protezione Individuale, pulizie e sanificazioni, impianti di aereazione, lavoratori fragili, ruolo del medico competente, Smart Working, Ferie, ecc…), abbiamo sottolineato la necessità di rafforzare una modalità di relazione realmente, e non solo formalmente, “partecipata” tra parti datoriali e rappresentanze dei lavoratori (RSA ed RLS) poiché soltanto così si potranno ottenere risultati efficaci sulla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro in cui ci sarà un sempre maggiore afflusso.
Nel merito, abbiamo evidenziato che in questa fase la sorveglianza sanitaria è, e deve restare, ECCEZIONALE!
E siccome la sorveglianza sanitaria della nostra categoria passa attraverso l’applicazione delle misure previste nel Protocollo del Credito Cooperativo, questo deve essere prioritariamente adeguato nell’ottica del recepimento immediato delle previsioni dettate dalle ultime disposizioni legislative (DPCM 26 aprile 2020 e Protocollo 24 aprile 2020), e tra queste:
  • I DVR (Documento di Valutazione del Rischio) devono essere integrati in tutte le aziende con l’implementazione di tutti i dati riconducibili al rischio COVID19
  • La Check list predisposta dalla Commissione nazionale per il monitoraggio sulle misure di sicurezza adottate nelle singole aziende, va anch’essa adeguata e possibilmente semplificata al fine di poter meglio intercettare eventuali situazioni di criticità
  • La costituzione dei Comitati aziendali, come organismi paritetici, è di fondamentale rilevanza ai fini della sicurezza dei luoghi di lavoro, nell’ottica del coinvolgimento imprescindibile tra parti datoriali e sindacali; e poiché la sicurezza passa anche attraverso l’organizzazione del lavoro (rimodulazione spazi, orario di lavoro e turnazioni, processi produttivi, lavoro agile, gestione delle assenze), i due temi possono essere affrontati congiuntamente
  • La funzione del medico competente, anche con riferimento a particolari situazioni di fragilità e ad eventuali rientri di casi positivi al covid19, è strategica ai fini del contenimento della diffusione del virus
Da ultimo, pur comprendendo la necessità, del Paese e del nostro settore, di uscire dal lock down al più presto seppure ancora in emergenza sanitaria, riteniamo che questo ritorno ad una pseudo-normalità debba avvenire gradualmente assicurando sempre e comunque la sicurezza piena nei luoghi di lavoro. Dunque anche alcuni degli strumenti sin qui attuati (Smart working, formazione a distanza, accesso solo su appuntamenti, ecc.) non devono essere incautamente abbandonati in modo repentino, ma al contrario possono servire ad attuare una più che opportuna programmazione ragionata per il ritorno alla normalità in sicurezza.
Guai ad abbassare la guardia proprio nella fase che richiede ancor più cautela di prima!
Se ancora oggi, in cui l’afflusso in banca è cmq inferiore rispetto alla normalità, la sicurezza dei luoghi di lavoro (vedi gestione accessi, pulizie specifiche e sanificazioni, idonea manutenzione degli impianti di aereazione ecc.) non si può definire ineccepibile, come si può pensare di affrontare la “fase 2”?
La risposta è solo una: INSIEME,
con grande impegno e senso di responsabilità, individuale e collettiva!
Per quanto attiene alla responsabilità individuale, ognuno deve infatti fare la sua parte, dentro e fuori dalle aziende, utilizzando in modo regolare e perentorio tutti i dispositivi di protezione individuale a disposizione. Segnalare puntualmente eventuali criticità che compromettano la piena sicurezza nei luoghi di lavoro, è da intendersi come un dovere preciso di ciascuno a salvaguardia propria, di tutti i colleghi e delle rispettive famiglie.
Relativamente alla sopra citata responsabilità collettiva, riteniamo sia un preciso compito del Sindacato e noi come Fisac CGIL, a maggior ragione in una fase così drammatica, ce lo assumiamo appieno con l’impegno e la serietà di sempre.
Il monitoraggio attento e costante, per tutta la durata dell’emergenza, delle misure di sicurezza che le aziende DEVONO adottare in tutti i luoghi di lavoro, avrà per noi la massima priorità. Come pure intervenire tempestivamente laddove si riscontrino criticità ed inadempienze.
_______
All.to
Gruppi
dipendenti
smart working
Assenze retrib. (ferie/permessi)
Malattie
Quarantene
Covid-19
nr. fil. chiuse
ICCREA perim. industr.
3130
2890
182
58
1
2
ICCREA Banche (136)
9481
3058
2956
898
120
48
92
totali
12611
5948
3138
956
121
50
CCB Solo azienda
520
474
nd
nd
2
0
CCB Banche (79)
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I Componenti Fisac-CGIL della Commissione nazionale sicurezza BCC

Scarica l’allegato: FisacBCCInforma – COVID-19 3°incontro Commissione nazionale



DL imprese, i sindacati dei bancari: il Ministro Lamorgese tuteli le filiali da lunedì

I sindacati dei bancari temono episodi di “violenza contro le lavoratrici e i lavoratori bancari” da lunedì per le richieste di finanziamenti previste dal decreto imprese.

Lo si legge in una lettera inviata dai segretari generali di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in cui chiedono “un intervento volto a rafforzare la sicurezza sociale, a tutela della sicurezza di chi si trova sui posti di lavoro e della clientela bancaria tutta”. Nella loro lettera al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese i segretari generali Lando Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First-Cisl), Giuliano Calcagni (Fisac-Cgil), Massimo Masi (Uilca-Uil) ed Emilio Contrasto (Unisin) ricordano che “lunedì mattina partiranno le procedure per erogare i finanziamenti garantiti dallo Stato,introdotti col decreto legge numero 23 dell’8 aprile 2020, per poter aiutare imprese e professionisti in difficoltà economica a causa dell’emergenza Covid-19”. “Secondo le informazioni in nostro possesso – proseguono – alcune banche non sono ancora pronte, poiché non hanno predisposto le circolari interne né hanno modificato le procedure per poter accogliere le richieste da parte della clientela”.
Una situazione che, a loro dire,“potrebbe generare tensione fra i clienti che si recheranno nelle filiali e i bancari, sfociando in fenomeni di violenza che già sono stati registrati, a danno delle lavoratrici e dei lavoratori bancari, in queste ultime settimane”. “Monitoreremo costantemente la situazione sull’intero territorio nazionale -avvertono – e denunceremo prontamente situazioni critiche e pericolose, così come faremo i nomi delle banche che effettivamente si riveleranno impreparate”.

Viminale: massima attenzione su tensioni banche

Una data annunciata da giorni sulla quale esiste la “massima attenzione” da parte del Viminale.

Lunedì partiranno le procedure per erogare i finanziamenti a imprese e professionisti in difficoltà e i sindacati bancari -in una lettera al Ministro Lamorgese – hanno paventato il rischio che eventuali tensioni tra i clienti possano sfociare in “fenomeni di violenza”. Rischio solo potenziale ma ben presente – a quanto si apprende – a prefetti e questori che sono stati allertati tempestivamente e che hanno predisposto (per lunedì ma anche per i giorni a seguire) l’opportuno dispositivo di sicurezza.

Fonte: www.rainews.it

 

Scarica la lettera




Patuelli (ABI): i bancari fanno superlavoro ma vengono criticati

“Coloro che lavorano in banca stanno facendo un superlavoro, quindi, invece di criticarli in anticipo bisognerebbe ringraziarli“. Lo ha detto il presidente di Abi Antonio Patuelli intervistato da Radio Radicale.

“Quando c’è un incendio – ha spiegato – non bisogna discutere ma correre con i secchi a spegnerlo e il coronavirus è peggio di un incendio”. “Bisogna constatare però – ha sottolineato – che i pompieri e i volontari vengono ringraziati, i bancari invece criticati.

L’emergenza coronavirus comporta un “rischio doppio” dovuto alla “crisi emergenziale che si sovrappone a una situazione economico-produttiva non di grandi numeri per il Pil, di stagnazione”.
Patuelli sottolinea come “le banche stavano finendo di smaltire i costi di una crisi economico-finanziaria nata nel 2008 e scoppiata in Italia nel 2011, i numeri di Bankitalia non sono frivoli ma corretti, quindi vi è il rischio di un cataclisma”.




BCC: integrazione prestazioni Cassa Mutua

La Cassa Mutua Nazionale per il personale delle BCC CRA ha provveduto nella giornata del16 aprile ad attivare ulteriori prestazioni che vanno ad integrarsi al piano sanitario 2020 (Nomenclatore delle prestazioni) per garantire una risposta concreta alle lavoratrici e ai lavoratori, ai pensionati, nonché a tutti i familiari iscritti alla Cassa Mutua Nazionale, riguardo le criticità che la pandemia sta procurando a ciascuno di noi ed all’intera comunità. Le misure si aggiungono quindi a quanto già previsto dal piano sanitario con l’obiettivo di dare alle lavoratrici e ai lavoratori un ulteriore supporto in caso di conseguenze rivenienti dal contagio.
Tali integrazioni non comporteranno alcun contributo aggiuntivo né per le aziende né per i lavoratori.

Cinque minuti per saperne di più:

Ecco in dettaglio cosa prevedono le nuove prestazioni:

Appendice di integrazione al Nomenclatore 2020.
A
rticolo 7.20 valevole per l’anno sanitario 2020 – intervento assistenziale straordinario legato all’emergenza sanitaria nazionale per Covid -19
7.20) Covid-19

La Cassa rimborsa le seguenti prestazioni pertinenti alla patologia per Covid-19:

  1. diaria da convalescenza di € 50,00 al giorno per un massimo di 20 giorni. La convalescenza deve essere prescritta all’atto della dimissione ospedaliera oppure dai Medici di Cure Primarie, ovvero Medico di Medicina Generale, Pediatra di Libera Scelta o Medico di Continuità Assistenziale (di seguito denominati MMG, PLS, MCA). La diaria da convalescenza può essere richiesta anche da chi non ha avuto ricovero ospedaliero, purché in possesso della prescrizione del MMG, PLS, MCA. Nel caso di più componenti dello stesso nucleo famigliare sottoposti a convalescenza per Covid-19, la diaria verrà erogata con un periodo massimo di 40 gg. per anno sanitario per nucleo famigliare;
    – Documentazione: richiesta di rimborso, certificazione medica giustificativa
  2. indennità di convalescenza di € 1.500,00 al momento della dimissione ospedaliera nel caso l’iscritto abbia affrontato il ricovero in terapia intensiva e di € 1.000,00 per il ricovero in terapia sub-intensiva;
    – Documentazione: richiesta di rimborso, cartella clinica.
  3. rimborso per spese relative al supporto psicoterapico fino alla concorrenza del massimale annuo per nucleo famigliare di € 600,00.
    – Documentazione: richiesta di rimborso, prescrizione rilasciata dal MMG, PLS, MCA descrittiva del bisogno o della causa/disturbo originata dall’evento pandemico, ricevuta fiscale/fattura della spesa sostenuta emessa dal professionista psicologo/psicoterapeuta registrato all’albo Nazionale di categoria.

Note:

L’integrazione al Nomenclatore 2020 ha decorrenza retroattiva, dal 1° gennaio 2020, e rimane valido per la intera vigenza del Nomenclatore stesso (31 dicembre 2020).

La diaria da convalescenza potrà essere fruita anche da coloro che non siano stati ricoverati ma che sono stati costretti ad una convalescenza domiciliare, comunque in presenza  di idonea certificazione medica, anche di sospetto Covid, rilasciata secondo le regole disciplinate dal Ministero della Salute.

Per quanto riguarda la documentazione richiesta a supporto delle prestazioni di cui al punto b), qualora non si riuscisse ad avere in tempi brevi la cartella clinica, si invita a contattare direttamente Cassa Mutua per verificare la possibilità di eventuale documentazione alternativa utile.

Particolare attenzione è stata posta al disagio psicologico che la pandemia, purtroppo, sta provocando e potrà provocare, prevedendo una specifica prestazione a copertura di esigenze familiari di natura psicologica, che si aggiunge alle previsioni già presenti nel Nomenclatore riguardo le prestazioni psicologiche.

In allegato, per maggior dettaglio, si invia la circolare di Cassa Mutua Nazionale n.  5 / 2020.

Ci preme ricordare che per ogni esigenza è possibile contattare gli uffici di Cassa Mutua Nazionale che, compatibilmente con le disposizioni emanate dai Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalle Circolari emanate dal Ministero della Sanità, continua ad erogare regolarmente le proprie prestazioni avendo attivato per la totalità dei propri dipendenti la modalità di lavoro in smart working.
Dipendenti ai quali va il nostro ringraziamento per l’attività che stanno svolgendo e l’attenzione che stanno dedicando alle iscritte ed agli iscritti, risolvendo con professionalità e disponibilità le diverse criticità che in questo momento particolare si stanno presentando.

Un fraterno saluto!

 

Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

 

Scarica l’allegato: Circ_5_2020

Scarica l’allegato: Infofisacbcc_Cassa_Mutua_Nazionale_Nuove_Prestazioni16_4_20




Decreto Cura Italia: ad aprile in busta paga l’erogazione del Bonus di € 100

Con la busta paga di aprile verrà erogato il Bonus 100,00 euro, contenuto nel decreto Cura Italia, a sostegno dei lavoratori.

Il bonus in questione spetta a tutti i dipendenti pubblici e privati, che nel mese di marzo hanno prestato servizio lavorativo nella propria sede di lavoro assegnata, in missione, in trasferta o distacco.

Il bonus spetta, e va in tal senso riproporzionato, solo per le giornate in cui il dipendente si è recato a lavoro garantendo la presenza fisica nel mese di marzo 2020. Tale misura, inoltre, si rivolge ai lavoratori dipendenti che nel corso dell’anno 2019 hanno conseguito un reddito da lavoro dipendente non superiore i 40 mila euro [1] ed è erogato direttamente dal datore di lavoro nella busta paga.

Riguardo la modalità di calcolo del bonus, alla vigilia della sua erogazione, è intervenuta l’Agenzia delle Entrate che con la risoluzione n. 18 del 9 aprile 2020, a maggior dettaglio di quanto già indicato nella circolare n.8/E del 3 aprile 2020, specifica le regole di erogazione dello stesso.

 

Cinque minuti per saperne di più:

Il bonus di 100 euro non spetta per le giornate di cassa integrazione, ferie, malattia, permessi e per le giornate lavorate in smart working.

Nessuna differenza tra part time e full time, infatti il premio di 100 euro è da riconoscere al lavoratore che abbia svolto la propria prestazione in sede, in base ai giorni previsti dal contratto, indipendentemente se in full time o part time.

Quindi l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 18 fornisce nuove indicazioni, alternative a quelle riportate nella circolare 8/E, per il metodo di calcolo del bonus, da riconoscere in busta paga in relazione ai giorni lavorati per il mese di marzo:

  • il datore di lavoro potrà calcolare l’importo del bonus da riconoscere al dipendente utilizzando il rapporto tra giorni di presenza in sede effettivamente lavorati(indipendentemente dal numero di ore prestate) e giorni lavorabili in base a quanto previsto dal contratto collettivo.
  • il valore del bonus da riconoscere sarà dato dall’importo di 100,00 euro moltiplicato per il rapporto di cui sopra.

Ovviamente il lavoratore, con contratto full time o part time, che ha svolto la propria prestazione lavorativa in presenza per tutti i giorni previsti dal contratto avrà diritto al premio in misura piena.

Per maggiori informazioni si rimanda alla lettura della risoluzione n. 18 del 9 aprile 2020 della Agenzia delle Entrate sul sito web della Agenzia delle Entrate.

Di seguito alcuni esempi di calcolo del bonus di 100,00 euro per i lavoratori con contratto full time o part time, riportati nella risoluzione 18 della Agenzia delle Entrate dove bene si specifica che non si tiene conto dell’orario di lavoro bensì esclusivamente dei giorni lavorati in sede nel mese di marzo.

Esempio 1 contratto full time

“Un lavoratore, per effetto del suo contratto, lavora dal lunedì al venerdì, quindi, per il mese di marzo avrebbe dovuto lavorare 22 giorni (“giorni lavorabili, caso del nostro CCNL”). Supponiamo che il lavoratore abbia goduto di 9 giorni di ferie dal 9 al 13 marzo e dal 16 al 19 marzo, mentre nei giorni 30 e 31 marzo abbia lavorato in smart working.
Ai fini del calcolo del premio spettante si dovrà, pertanto, tener conto che il soggetto ha lavorato presso la propria sede di lavoro 11 giorni sui 22 previsti. Al lavoratore spetteranno, pertanto, 11/22 di 100, vale a dire euro 50.”

Il premio non spetta per i giorni in cui il lavoratore non ha svolto la propria attività lavorativa presso la sede di lavoro, in quanto ha espletato l’attività lavorativa in telelavoro o in smart working, ovvero è stato assente per qualsiasi altro motivo (ferie, malattia, permessi retribuiti o non retribuiti, congedi, ecc.).

Esempio 2: contratto di part time orizzontale

“Un lavoratore, per effetto del suo contratto, lavora dal lunedì al venerdì. In tale ipotesi, ancorché per un numero di ore inferiore all’orario di lavoro ordinario, per il mese di marzo i giorni lavorabili sono 22.
Supponiamo che il lavoratore abbia lavorato presso la propria sede di lavoro per metà del periodo previsto (11 giorni), allo stesso spetterà l’importo di euro 50.”

Esempio 3: contratto di part time verticale

“Un lavoratore, per effetto del suo contratto, lavora dal lunedì al giovedì, quindi, per il mese di marzo i giorni lavorabili sono 18 giorni. Supponiamo che il lavoratore abbia lavorato presso la propria sede di lavoro per tutto il periodo previsto (18 giorni), allo stesso spetterà il premio di 100 euro”.

[1] Il datore di lavoro potrebbe richiedere al lavoratore una autodichiarazione (ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR n. 445/2000) che attesti l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nell’anno 2019.

 

Coordinamento Nazionale Fisac Credito Cooperativo

 

Scarica l’allegato: FisacBCCInforma_Covid19_bonus100euro