“Associazione a delinquere”: bancari denunciati per aver costretto i clienti a sottoscrivere polizze.

La notizia è riportata sul ”Fatto Quotidiano“ del 3 novembre.

A Reggio Calabria la Finanza indaga il Direttore dell’Ufficio Small Business della locale Filiale di un importante Gruppo bancario, oltre a 6 suoi colleghi. Secondo le accuse avrebbero imposto ad imprese clienti della banca la stipula di polizze assicurative come condizione tassativa per la concessione di mutui chirografari garantiti da Confidi. Nonostante fossero facoltative, le polizze venivano presentate come “obbligatorie” dietro minaccia di non erogare il denaro o di venire segnalati alla centrali rischi della Banca d’Italia. “Se non riusciamo a chiudere questa operazione, vi esce la segnalazione in centrale di rischi”
Il costo delle polizze faceva così impennare il costo del mutuo i cui interessi superavano la soglia dell’usura. Ad alcuni clienti sono state presentate conseguenze catastrofiche: “Il Direttore  – racconta una delle vittime – ci rappresentava scenari di possibili fallimenti e di sequestro della nostra casa”. Tutto questo serviva a raggiungere gli obiettivi commerciali assegnati alla Filiale ed ai singoli gestori.

I sette indagati sono accusati di reati gravissimi: associazione a delinquere, truffa, estorsione, tentata estorsione e usura bancaria, senza contare la possibilità per i clienti di costituirsi parte civile contro quella che gli investigatori definiscono “una cellula di impiegati di Unicredit”.

E la Banca? Non commenta. Secondo la Guardia di Finanza è parte lesa; ovviamente nessun dirigente ammetterà mai che quanto è accaduto è frutto di continue ed insopportabili pressioni, scaricando tutta la colpa sugli impiegati. Tutto già visto, più e più volte.

Colpiscono le intercettazioni dei colloqui tra gli impiegati, perché quella che la Finanza definisce “febbrile e incessante ricerca di clienti da ‘assicurare’” si volge con toni che purtroppo molti di noi conoscono fin troppo bene.
Ne dobbiamo fare altre 37mila euro che sono 5mila euro a gestore” dichiara il Direttore dell’Ufficio.
Vedrai che passeremo un brutto quarto d’ora. Il cliente firma e non sa nemmeno cosa sta firmando” commentano tra di loro alcuni degli indagati.

Ad alcuni clienti sono state fatte sottoscrivere più polizze a copertura dello stesso rischio, sapendo che in caso di sinistro la compagnia avrebbe pagato una sola volta. A chi glielo fa notare, il Direttore risponde “Si attaccano al tram”.

Non possiamo nascondere l’evidenza: quello che la Guardia di Finanza ha scoperto a Reggio Calabria succede probabilmente nelle filiali di molte banche.
Lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo: non dobbiamo fidarci di capi senza scrupoli che ci spingono a violare le leggi pur di vendere più prodotti. Lo fanno perché sanno che loro prenderanno premi molto consistenti, e noi prenderemo tutti i rischi. Rinnoviamo ancora una volta l’invito a rivolgersi ai vostri rappresentanti sindacali e pretendere che facciano emergere queste pressioni: è possibile farlo in modo totalmente anonimo.
Ancora una volta, ricordiamo che chi cerca di spingerci ad agire in questo modo commette un reato, ed è giusto che il suo operato venga segnalato.

Nel lavoro bisogna impegnarsi, gli obiettivi commerciali vanno perseguiti, ma bisogna sempre farlo senza violare le leggi e senza scendere a compromessi con la propria coscienza.

Non ne vale la pena. Mai.

 

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Da quest’orecchio non ci vogliono sentire

 




Convegno “Il sistema del credito in Abruzzo e Molise”. Pescara 4/11/2019

Il sistema del credito in Abruzzo e Molise è l’iniziativa che la CGIL Abruzzo e Molise e la Fisac Nazionale hanno organizzato per il 4 Novembre a Pescara.

Il sindacato, la politica e le banche discuteranno sulle opportunità e le sinergie della cross economy.

La Fisac L’Aquila sarà presente al convegno. Tutti coloro che volessero partecipare sono invitati a contattarci al numero 346/1493811 o via email all’indirizzo fisac.aq@abruzzo.cgil.it.

Questa la locandina con il programma dettagliato del convegno.

 




La Cassazione: legittimo licenziare per scarsa vigilanza in materia di antiriciclaggio

A conferma dell’importanza della conoscenza e del rispetto della Normativa antiriciclaggio, e dell’impegno della Fisac-Cgil per la diffusione della sua conoscenza, una sentenza della Cassazione che conferma il licenziamento di un Dipendente di Banca per il mancato rispetto della stessa.

Con la Sentenza 26454/19 la Corte di Cassazione ritiene legittimo il licenziamento del dipendente di Banca che viola la Normativa antiriciclaggio. Con questa pronuncia vengono, dunque, confermate la validità della decisione del Giudice della fase sommaria e di quello dell’opposizione (avallante l’ordinanza resa all’esito della fase sommaria) in quanto si sono riscontrati inadempimenti tali da comportare una grave negazione dell’elemento fiduciario che è alla base del rapporto di lavoro tenendo, anche, conto della qualità della mansione rivestita dal dipendente licenziato.

Gli inadempimenti riscontrati erano: la mancata segnalazione di operazioni sospette, la mancata inibizione della movimentazione di un deposito a risparmio intestato ad una società autorizzata in bonifici esteri, aver permesso la movimentazione del conto corrente intestato a persona sotto inchiesta.

Dobbiamo tenere ben presente che gli inadempimenti cosi rilevati, che hanno portato al licenziamento, sono riconducibili alla violazione della normativa antiriciclaggio. Non solo quella della fonte primaria che è il Dlgs.231/07 ma anche quella dettata dalla Banca d’Italia e dalle prassi aziendali, per le quali non sono stati adempiuti correttamente gli obblighi di adeguata verifica della clientela così come indicati dalla Normativa antiriciclaggio e specificati dai Regolamenti interni all’azienda.

La Sentenza, così di fatto, porta ad un orientamento incline a guardare alla violazione degli obblighi antiriciclaggio e dei  modelli di collaborazione attiva, anche come elemento idoneo a fondare un licenziamento per giusta causa, considerando anche che alcuni dei doveri connessi al rispetto delle norme a prevenzione del riciclaggio sono specificatamente previsti anche dalla contrattazione collettiva.

 

Fonte: Fisac




Credito in Abruzzo, -3,2% alle PMI. Il dato peggiore degli ultimi tre anni

La dinamica del credito alle medie e piccole imprese, in Abruzzo, a giugno 2019, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, registra il -3,2%, dato – il peggiore degli ultimi tre anni – che colloca la regione al 12esimo posto della classifica nazionale. In un contesto in cui tutte le regioni italiane presentano il segno meno, l’Abruzzo fa peggio della media del Paese, pari al -2,7%.

E’ quanto emerge da un’indagine del Centro studi di Confartigianato Chieti L’Aquila, che, in occasione della seconda Edizione del Mese dell’Educazione Finanziaria, ha analizzato i dati contenuti in un’elaborazione della Confederazione nazionale.

Confrontato a quello di marzo, il dato di giugno fa registrare una flessione dello 0,8%. Dall’indagine emerge che negli ultimi tre anni i dati sul credito alle piccole imprese in Abruzzo hanno sempre avuto segno meno: -0,6% a giugno 2016, -1,4% a giugno 2017, -2,9% a giugno 2018, -2,9% a settembre 2018, -3,1% a dicembre 2018 e -2,4 a marzo 2019.

 

Fonte: www.newstown.it




BCC: rimborsi chilometrici per lavoratori inviati in missione

Estratto dal Contratto di Lavoro:

CAPITOLO X
MISSIONI – TRASFERIMENTI – MOBILITA’

Art. 60 Missioni
L’Azienda può inviare il dipendente in missione temporanea fuori sede.
Al personale inviato in missione compete:

a) il rimborso delle spese effettive di viaggio, in prima classe; in caso di viaggio aereo, autorizzato dall’Azienda, spetta il rimborso del biglietto di classe turistica; se il lavoratore preferisce fare uso di autovettura privata, l’Azienda può consentirlo, con rimborso chilometrico nelle misure concordate tra le Parti stipulanti del presente contratto (sulla base delle tabelle di costo per l’uso
di autovetture elaborate dall’A.C.I. o da altri Organismi competenti); quando lo ritenga opportuno, l’Azienda può vietare l’uso di determinati mezzi di trasporto al lavoratore comandato in missione;

b) il rimborso delle spese effettive per il trasporto del normale bagaglio;

c) il rimborso delle spese sostenute in esecuzione del mandato ricevuto e negli interessi dell’Azienda;

d) il trattamento di seguito indicato. Omissis…

Il lavoratore non è, quindi, obbligato ad usare la propria autovettura.
Qualora il lavoratore intenda utilizzare la propria autovettura e l’Azienda lo consenta, la stessa
rimborsa i chilometri percorsi con i criteri e sulla base degli importi previsti dall’accordo 4 aprile 2008.

La tabella sottostante riporta l’ammontare dei rimborsi riconosciuti al lavoratore, differenziati a seconda del tipo di autovettura:

 

Fasce di cilindrata Rimborso chilometrico
autovetture fino a 1.000 cc € 0,40
autovetture da 1.001 a 1.300 cc € 0,47
autovetture da 1.301 a 1.600 cc € 0,57
autovetture oltre 1.600 cc € 0,63

 

 

 

 




BCC: premio di risultato 2019

Il 30 settembre 2019, presso la Federazione Abruzzo e Molise Bcc, è stato sottoscritto l’Accordo che consentirà il pagamento del PDR relativo al bilancio 2018.

La liquidazione del PdR avverrà con la busta paga del mese di ottobre al personale in servizio nel mese di erogazione e che abbia prestato attività lavorativa nel corso dell’anno di misurazione 2018. Nel caso di inizio del rapporto di lavoro durante l’anno di misurazione il Premio di Risultato verrà erogato in proporzione ai mesi di servizio prestati, considerando come mese intero l’eventuale frazione superiore ai 15 giorni.

Quest’anno la tassazione Irpef del Premio usufruirà dell’agevolazione al 10% fino al limite reddituale di euro 80.000 e per una soglia di premio massimo pari ad euro 3.000.

E’ stata confermata la possibilità di optare, in luogo dell’erogazione in busta paga, in tutto o in parte, comunque su basi volontarie, al rimborso di prestazioni sostenute a titolo di welfare. L’importo definito a titolo di Premio di risultato 2019 sarà maggiorato del 7%, a carico dell’Azienda, per i dipendenti che opteranno per le prestazioni di Welfare.
A titolo indicativo le prestazioni assoggettabili a rimborso riguardano:

  • rette, tasse, iscrizioni asili/scuole/università comprese le mense scolastiche;
  • campus estivi e invernali;
  • testi scolastici/universitari;
  • assistenza anziani o non autosufficienti;
  • Contributo al Fondo Pensione.

Chi fosse interessato ad usufruire del Pdr in modalità “welfare” dovrà inserirlo in Procedura Zucchetti entro la data che verrà comunicata in seguito dalla Federazione o dalla Bcc.

La segreteria Regionale Fisac/Cgil

 

 

Scarica l’accordo

Scarica il volantino




ABI e BCC: richiesta indennità annuali per figli studenti

Come ogni anno, in coincidenza con la riapertura delle scuole, è il momento di inoltrare la richiesta relativa alle somme spettanti ai lavoratori per ciascun figlio o equiparato fiscalmente a carico che frequenti la scuola media – inferiore o superiore – o l’università. L’indennità spetta anche ai lavoratori studenti.

Ricordiamo che l’accredito delle provvidenze non avviene in automatico, quindi è necessario che ogni lavoratore presenti la domanda.

Le indennità sono previste dai CCNL ABI e Federcasse con modalità e importi leggermente diverse; per questo invitiamo i lavoratori a rileggere i post che riguardano la loro casistica.

ABI – indennità annuali – provvidenze per motivi di studio

BCC – indennità annuali – provvidenze per motivi di studio

 




Antiriciclaggio: i contanti sospetti

L’ Unità di Informazione Finanziaria torna ad interessarsi di contante. È infatti appena iniziato il monitoraggio mensile, da parte delle Banche, sulle movimentazioni in contanti a partire da 10mila euro. Le Banche e gli Intermediari finanziari devono comunicare periodicamente gli sforamenti dei contanti. Entro il 16 settembre Banche, Istituti di moneta elettronica, Istituti di pagamento ed eventuali Succursali italiane devono inviare all’Uif tutti i movimenti in contante di entrata/uscita, pari o superiori a 10mila euro,  per i mesi che vanno da aprile ad agosto.

Si tratta di controlli e non di divieti, non siamo all’interno delle segnalazioni di operazioni sospette, ma (secondo Guardia di Finanza e Dia) in ambito di monitoraggio di incrocio di informazioni su chi usa troppo il denaro contante, strumento anonimo e non tracciabile per definizione.

L’obbligo, già inserito nel Dlgs.90/2017, è stato dettagliato dal Provvedimento Uif 28 marzo 2019. Le Comunicazioni oggettive non sono controlli fiscali o di polizia ma servono per meglio affinare le Sos. Per questo scopo l’Uif ha elaborato una serie di indicatori di anomalia con indicazioni per l’intercettazione di casi sospetti. Nel precedente Provvedimento del 201, tra i fattori di rischio, considerava l’utilizzo ripetuto ed ingiustificato di denaro contante, specie se di importi rilevanti o con utilizzo di banconote di grosso taglio. La difficoltà nell’individuazione di condotte realmente indicatrici di operazioni di riciclaggio, ha indotto la stessa Authority a scegliere segnalazioni standardizzate la cui anomalia verrà valutata dall’Uif. E’ escluso, nell’ambito delle comunicazioni oggettive, l’obbligo di segnalazione di operazione sospette se non presentano legami con altre operazioni di diversa fattispecie oppure quando il movimento di contante non viene effettuato da Clienti ad alto rischio di riciclaggio. Comunque l’invio di una Sos non esenta mai dalla comunicazione oggettiva su quella stessa operazione.

Ricordiamo che il tema del denaro contante è uno snodo essenziale per risolvere annose questioni, come l’evasione fiscale ed il riciclaggio di denaro sporco (vedasi anche le Valutazioni sovranazionali della Commissione europea del 2017 e 2019, ritenente il denaro contante lo strumento principe ai fini del riciclaggio. Ndr). Per questo motivo l’adozione di criteri oggettivi di segnalazione è stata adottata da atri Paesi: in Francia accanto alle comunicazioni per importi superiori a 10mila euro, devono essere segnalate anche le operazioni in contanti, o con moneta elettronica, per importi superiori rispettivamente a mille o 2mila euro per cliente al mese; Stati Uniti, Canada ed Australia hanno scelto come parametro i trasferimenti superiori a 10mila dollari in divisa locale.

L’Uif ha disposto l’invio di una comunicazione mensile con i dati dei movimenti entrata/uscita per importi pari/superiori a 10mila euro (anche se frazionati) ai soli Intermediari finanziari. Le informazioni devono contenere le operazioni, i soggetti, i rapporti (anche per operazioni compiute da soggetti diversi dei titolari dei conti) e da trasmettere entro il 15 del secondo mese successivo a quello di riferimento. Non è applicabile la compensazione tra le operazioni da comunicare (il deposito ed il parziale prelievo danno vita a due comunicazioni distinte).

L’invio delle comunicazioni è di competenza del Responsabile della funzione antiriciclaggio dell’Intermediario. In mancanza di operazioni da comunicare, verrà inviata una negativa. Resta invariato, comunque, il divieto di trasferimento del contante oltre i  2.999,99 euro.

 

Fonte: www.fisac-cgil.it

 




Banche, chiavette e sicurezza: la rivoluzione del 14 settembre

Servizi bancari sempre più fluidi

Partiamo dalla novità che entrerà subito in vigore. Dal 14 settembre le banche saranno obbligate a condividere con terze parti tutte le informazioni che hanno sui propri correntisti. A patto, naturalmente, che il cliente autorizzi il proprio istituto di credito a farlo: sarà una sua libera scelta.

Queste “terze parti” hanno dei nomi da filastrocca: Pisp, Aisp e Cisp ma a ogni sigla corrisponde qualcosa di preciso e, potenzialmente, di grande utilità per il consumatore. Vediamo cosa sono:

  • I Pisp (Payment Initiation Service Providers) sono società intermediarie tra il pagatore (consumatori o aziende) e la propria banca che hanno lo scopo di versare denaro a un terzo soggetto. Grazie ai Pisp sarà possibile effettuare un pagamento su un sito di ecommerce (impossibile non pensare ad Amazon) senza inserire i dati della propria carta di credito o bancomat, perché sarà il venditore ad accedere direttamente al nostro conto (previa una nostra prima autorizzazione, che in seguito verrà ricordata) e prelevare. Altri giganti del panorama digitale, come Google e Facebook, potranno beneficiare di questa nuova opportunità addebitando i clienti senza passare per il tramite di alcuna carta. Per accedere al conto del cliente i Pisp devono comunque usare procedure di autenticazione e devono mettere a disposizione del cliente tutte le informazioni relative a quell’operazione;
  • Gli Aisp (Account Information Service Provider) sono servizi che “spiano” (sempre dietro consenso)i nostri conti correnti e le nostre carte, analizzano e aggregano questi dati per fornirci un quadro complessivo delle nostre finanze in un’unica schermata. Ad esempio un report sul nostro patrimonio complessivo, le entrate e le uscite del mese. E in base a questi dati possono fornire consigli su come investire i nostri soldi o proporre strumenti “salvadanaio”. Cosa non possono fare: operare sul conto corrente o detenere i soldi del cliente;
  • I Cisp (Card Issuer Service Providers) sono invece soggetti che emettono carte di pagamento. Solo che, a differenza delle prepagate (che il cliente può ricaricare di volta in volta prelevando denaro dal proprio conto corrente), queste sono direttamente collegate al conto corrente, anche se è stato aperto in una banca differente. I Cisp forniscono la carta ma non detengono il denaro del cliente, hanno però un canale privilegiato per accedervi.

Pagamenti più sicuri (con qualche disservizio)

E poi c’è il grande tema degli strumenti di sicurezza per pagare online. La direttiva rafforza le misure a tutela dei risparmiatori, per prevenire frodi e furti di identità. La sicurezza dei clienti, secondo il testo, si basa su tre principi:

  • Conoscenza: cioè una password o un codice pin che conosce solo l’utente;
  • Possesso: uno strumento che possiede solo l’utente (uno smartphone o un token);
  • Inerenza: cioè qualcosa che l’utente è, ad esempio un’impronta digitale o il riconoscimento facciale.

Le procedure di autenticazione delle banche devono prevedere almeno due di questi principi. Ad esempio: una password generata su smartphone, un pin generato da un token o un’impronta digitale impressa sul telefonino. Questi nuovi standard hanno portato diverse banche italiane a mettere in soffitta il caro vecchio token, provocando in alcuni casi qualche malumore tra i clienti (sulle nostre pagine abbiamo parlato del caso di Banca Intesa).

Queste nuove procedure sarebbero dovute entrare in vigore il 14 settembre ma Banca d’Italia ha fatto sapere lo scorso primo agosto che “in considerazione della complessità degli adeguamenti” e per “ridurre fortemente i rischi di disservizi nei pagamenti online con carta”, ha deciso di concedere una proroga per un periodo limitato agli operatori che ne facciano richiesta e a patto che spieghino, nel dettaglio, in che modo intendono procedere. Quanto tempo durerà la proroga? Banca d’Italia spiega che questo verrà definito dall’Eba (l’autorità bancaria europea) che nello scorso giugno aveva autorizzato le banche centrali nazionali a concedere più tempo in casi limitati.

Addio al token? Non è detto

Il problema dei token attuali è che generano un codice (l’Otp, one time password) che pura pochi secondi ma non esclude la possibilità che un truffatore informatico possa utilizzarlo per compiere una seconda operazione-lampo, drenando soldi dal conto del cliente. Con le nuove regole, invece, il codice “restituito” al cliente è valido solo e soltanto per quella operazione.

Attenzione, però: anche se le banche dovranno togliere di mezzo gli attuali token, non è detto che questi strumenti scompariranno del tutto: alcuni istituti di credito semplicemente li sostituiranno con alcuni di nuova generazione (ad esempio Deutsche Bank consentirà ai propri clienti di scegliere tra uno virtuale, gratis, e uno fisico col tastierino, a pagamento). Il problema che diversi consumatori lamentano è che le banche, costrette dalla nuova direttiva, punteranno tutto sulle app per smartphone (come in effetti sta accadendo) discriminando chi possiede un telefono di vecchia generazione. In realtà diverse banche – tra le quasi Intesa Sanpaolo – prevedono, proprio per casi simili, l’invio del codice via sms, spesso a pagamento.

Non mancano, comunque, le critiche a questo aspetto della direttiva: “Per la mia esperienza, non ho mai avuto notizia di utenti che siano stati truffati o abbiano subito furti di identità usando gli attuali token. Le nuove misure di sicurezza servono piuttosto ad armonizzare le procedure di pagamento a livello europeo, ma non è vero che fino ad ora pagavamo in modo poco sicuro” dice Giuseppe Mermati, referente del settore bancario per l’Unione Nazionale Consumatori.

Mentre Carlo Piarulli, responsabile del settore credito per Adiconsum, si sofferma soprattutto sulla parte della direttiva dedicata alle “terze parti”: “Dal 14 settembre sarà ancora più importante prestare la massima attenzione ai consensi che forniamo alla nostra banca. Perché è vero che i nuovi servizi potrebbero essere utili a molti consumatori, ma è anche vero che si tratta di condividere informazioni preziose, e questo non può essere fatto a cuor leggero”.

Piarulli, come diversi altri osservatori, vede in questa direttiva un possibile “cavallo di Troia” per le banche tradizionali. “Giganti come Google, Facebook e Amazon avranno la possibilità di instaurare un rapporto sempre più diretto con i propri clienti e, con il tempo, potranno intercettare la clientela delle banche per portarli a sé. Non è un caso che queste società abbiano chiesto la licenza da operatori bancari in alcuni Paesi Ue.

 

www.repubblica,it




Ancora classifiche tra i lavoratori. Anche la giurisprudenza se ne occupa

La fantasia nell’inventare concorsi e classifiche non ha limiti, ma ci sono dei limiti di legge (Garante della Privacy, provvedimento n. 500 del 2018).

Una cooperativa di servizi bandisce un concorso a premi fra i propri soci lavoratori, dal titolo “Mettiamoci la faccia… Soci!”, concorso che frutta un premio in denaro ai primi 3 classificati. La partecipazione è obbligatoria per tutti i soci; non solo, i medesimi devono anche autotassarsi, con una trattenuta egualmente obbligatoria di 30 euro mensili, per finanziare il concorso.

I soci lavoratori vengono costantemente informati dall’andamento del concorso, per mezzo di una tabella affissa nella bacheca aziendale, visibile dai soci, dai dipendenti della cooperativa ed anche dai terzi che accedono agli uffici. La tabella riporta per ciascun socio lavoratore: nome, cognome, fotografia, faccina che esprime il giudizio sintetico – attribuito settimanalmente dall’amministrazione della cooperativa – ed anche le assenze di qualunque genere e le sanzioni disciplinari.

Alcuni lavoratori presentano ricorso al Garante per la protezione dei dati personali, ritenendo che l’intera vicenda sia vessatoria e crei un continuo disagio per il fatto di essere pubblicamente giudicati.

Il Garante si è pronunciato con il provvedimento n. 500 del 21 dicembre 2018. In primo luogo ha rilevato come il consenso al trattamento dei dati personali ottenuto con tali modalità – partecipazione obbligatoria al concorso e trattenuta obbligatoria – non fosse idoneo a legittimare il trattamento di dati personali, vista la sproporzione dei rapporti di forza esistenti fra l’impresa e i singoli lavoratori.

Inoltre, il Garante ha rilevato come l’impresa abbia il diritto di trattare le informazioni riguardanti i rapporti di lavoro, ma non abbia il diritto di diffonderle mediante affissione su una bacheca visibile a tutti gli altri dipendenti e anche a terzi. Tali modalità non sono adeguate né pertinenti rispetto ai presunti scopi dichiarati dalla cooperativa – l’incentivazione dei soci al raggiungimento degli obiettivi di qualità ed efficienza – ma anzi, sono lesivi della dignità personale, della libertà e della riservatezza dei lavoratori e come tali sono pertanto illeciti e vietati.

Di certo si tratta di un caso estremo – i lavoratori erano obbligati a pagare per essere sbeffeggiati sulla bacheca aziendale – e per fortuna fatti del genere non sono mai avvenuti in ambito bancario. Ma il concetto giuridico è chiaro e applicabile in qualunque ambiente di lavoro: è vietato utilizzare dati personali dei lavoratori per realizzare una classifica pubblica di “buoni” e “cattivi” lavoratori.

Nel settore del credito, l’ABI e le Organizzazioni Sindacali hanno firmato l’8 febbraio 2017 l’Accordo nazionale per le politiche commerciali e organizzazione del lavoro.

Tale accordo, fra l’altro, ha stabilito che le comunicazioni aziendali ed altresì il monitoraggio degli andamenti commerciali, siano improntate al rispetto della normativa vigente, senza indebite pressioni e senza messaggi fuorvianti o vessatori nei confronti dei lavoratori o lesivi della loro dignità e professionalità. Inoltre, ha stabilito che il riscontro al personale circa il posizionamento rispetto agli obiettivi assegnati avvenga attraverso appositi strumenti aziendali evitando gli abusi, l’eccessiva frequenza e le inutili ripetizioni.

L’accordo del 2017 fissa quindi una serie di tutele per i lavoratori, allineate alla normativa sulla privacy ed ai principi identificati dal Garante per la protezione dei dati personali. E per rafforzare ulteriormente le tutele, le Organizzazioni Sindacali, nella piattaforma presentata a marzo 2019 per il rinnovo contrattuale, hanno richiesto che le tutele individuali e collettive previste nell’accordo vengano ricondotte all’articolato del contratto nazionale del credito.

 

Alberto Massaia 

Consulta Giuridica Fisac/Cgil