Coronavirus: sospese tutte le assemblee ABI. I comunicati di tutti i comparti

Il comunicato del settore ABI: sospese tutte le assemblee sindacali.

Aggiornamento del 24/2/2020

Osservato il propagarsi della diffusione dei casi di contagio del Covid-19, in ottica di prevenzione e tutela della salute e sicurezza delle colleghi e dei colleghi tutti, i Segretari Generali a far data da oggi, 24 febbraio 2020, dichiarano la sospensione delle assemblee dei lavoratori per la votazione dell’ipotesi in rinnovo del Ccnl ABI su tutto il territorio nazionale sino al 6 marzo 2020.

 

Aggiornamento del 23/2/2020

In conseguenza degli ultimi aggiornamenti rispetto alla diffusione del Covid-19 i Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali di settore nel recepire le ordinanze territoriali regionali emanate di concerto con l ‘unità di crisi del Ministero della Salute estendono la sospensione delle Assemblee per la votazione dell’ipotesi in rinnovo del Ccnl ABI anche alle regioni Emilia Romagna e Piemonte.

 

Comunicato del 22 febbraio 2020.

A seguito delle evoluzioni dell’epidemia legata alla diffusione del Covid-19, i Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali del settore bancario, oltre ad esprimere solidarietà e sostegno a tutte le lavoratrici e ai lavoratori delle zone colpite dalla diffusione del Coronavirus, lavoreranno in intesa con Abi per attuare tutte le misure possibili a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Verrà inoltre recepita scrupolosamente la circolare del ministero dell’ambiente Salute che verrà inviata a tutte le strutture territoriali e aziendali delle organizzazioni sindacali.

A partire da lunedì 24 febbraio, inoltre, vengono sospese le assemblee per l’approvazione dell’ipotesi in rinnovo del Ccnl nelle regioni Lombardia e Veneto.

I Segretari Generali

Fabi -First CISL- Fisac CGIL- Uilca – Unisin
Lando 
Maria Sileoni- Riccardo Colombani – Giuliano Calcagni- Massimo Masi – Emilio Contrasto

 

SINDACATI e BCC in campo con FEDERCASSE

A seguito delle evoluzioni dell’epidemia procurata dal “COVID-19”, le Segreterie Nazionali FABI, FIRST/CISL, FISAC/CGIL, SINCRA/UGL, UIL CA del settore BCC, unitamente ai Segretari Generali, esprimono la loro forte SOLIDARIETÀ e SOSTEGNO a tutte le Lavoratrici e ai Lavoratori delle zone colpite dalla diffusione del “Coronavirus”.

Le stesse collaboreranno in raccordo con Federcasse per realizzare tutte quelle misure e iniziative utili e possibili per la tutela della salute e sicurezza nei posti di lavoro.

Verrà, inoltre, recepita in modo scrupoloso la relativa circolare ministeriale ambiente Salute che sarà inviata a tutte le strutture territoriali e aziendali delle scriventi Organizzazioni Sindacali.

Roma, 22/2/2020

Le Segreterie Nazionali BCC
FABI FIRST/CISL FISAC SINCRA/UGL UIL CA

 

Banca d’Italia: misure di prevenzione

La recente emergenza internazionale legata al Coronavirus ha messo in allerta tutte le Istituzioni competenti, dando luogo a ampi programmi di prevenzione e profilassi a livello internazionale e nazionale.

L’Amministrazione, seguendo le linee guida del Ministero della Salute ha recentemente pubblicato alcune istruzioni sulla intranet aziendale e, da ultima, ha emanato una nota su alcune misure per i dipendenti che rientrano dall’estero.

Tuttavia, le recenti notizie di diffusione del contagio anche a livello nazionale stanno generando nei colleghi crescenti preoccupazioni rispetto al rischio di contagio.

In particolare, destano preoccupazione le attività legate al trattamento del contante e tutte quelle che prevedono un contato con il pubblico, nonché li spostamenti da e verso il posto di lavoro o in occasione di corsi di formazione, riunioni, ispezioni, ecc.

Sebbene sia noto che le normali misure di profilassi costituiscano presidio sufficiente rispetto al rischio di contagio, la Fisac Cgil invierà alla Banca una lettera con cui richiede misure maggiori nell’immediato, come la distribuzione di gel disinfettante, guanti usa e getta e mascherine a tutti coloro che vengono a contatto con il pubblico e le banconote (un’attenzione in particolare è richiesta nelle Filiali STC e in quelle che prevedono l’attività di ricircolo del contante).

Si richiedono inoltre maggiori misure di emergenza viste le crescenti notizie di nuovi casi di contagio e di decessi, quali:

  • ampliamento della possibilità di fruizione dei corsi e di svolgimento di riunioni in modalità video conferenza;
  • pianificazione di un più ampio utilizzo del lavoro delocalizzato;
  • previsione di una maggiore disponibilità di dotazioni per il telelavoro;
  • pianificazione, anche con l’ausilio del mobility manager di un programma  

    di trasporto dei dipendenti da e verso il luogo di lavoro.

Particolare raccomandazione inoltre, riguarda la necessità di prevedere una scrupolosa profilassi da seguire nelle strutture pedagogiche della Banca e nei luoghi di aggregazione dei dipendenti (mense e bar interni, centro sportivo, locali del C.A.S.C., ecc).

Infine, rispetto alla problematica del personale di rientro da viaggi all’estero, si chiede quali disposizioni si intendano porre in essere per tutto il personale esterno (Carabinieri, receptionist, addetti alle pulizie e alle mense, ecc.), che potrebbe, analogamente ai dipendenti, rientrare da viaggi all’estero, senza la previsione di alcuna misura cautelativa.

Roma, 22 febbraio 2020

 La Segreteria Nazionale Fisac Banca d’Italia

 

Comunicato stampa unitario settore assicurativo su coronavirus

A seguito delle note  evoluzioni dell’epidemia legata alla diffusione del Covid-19, le segreterie nazionali scriventi si stanno adoperando affinché nel settore assicurativo – ania, imprese e appalto – vengano attuate tutte le misure idonee a tutela delle lavoratrici e lavoratori nei luoghi di lavoro, anche in relazione alla residenza nelle aree geografiche attualmente coinvolte dall’emergenza sanitaria.

Verrà inoltre recepita scrupolosamente la circolare del ministero dell’ambiente Salute.

Segreterie nazionali
First Cisl – Fisac Cgil – Fna – Snfia – Uilca

Roma, 22 febbraio 2020

 

Riscossione Tributi: Coronavirus, comunicato delle Segreterie Nazionali

A seguito delle preoccupanti evoluzioni dell’epidemia procurate dal COVID-19, soprattutto nel nord del Paese, le scriventi Segreterie Nazionali del Settore Riscossione Tributi, unitamente ai Segretari Generali FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL e UILCA, oltre ad esprimere solidarietà e sostegno alle lavoratrici ed ai lavoratori delle zone colpite dalla diffusione del Coronavirus, stanno dialogando con l’ Azienda , anche con l’ausilio degli RLS, per realizzare tutte le misure e le iniziative per la tutela della salute e sicurezza dei colleghi con interventi urgenti e mirati.
La situazione è in costante evoluzione ed è quindi fondamentale attuare le direttive che il Ministero della Salute sta mettendo in campo.

L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha contattato tutti i lavoratori residenti nei comuni in quarantena per comunicare che saranno assenti giustificati e retribuiti per tutto il periodo di assenza.
L’Ente sta valutando anche la possibilità di chiudere lo sportello di Lodi.

Roma, 23 febbraio 2020

Le Segreterie Nazionali

 

 

 

 

 

 




Banche: oltre 3.000 filiali chiuse nel 2019

Riportiamo di seguito la tabella relativa al numero di filiali per regione ed ordinata in base al numero di chiusure effettuate nel corso del 2019.

Regione 31/12/2019 Differenza su 2018
Lombardia 4.785 -615
Veneto 2.432 -378
Emilia-Romagna 2.515 -295
Piemonte 1.984 -271
Toscana 1.832 -267
Lazio 2.050 -248
Sicilia 1.248 -188
Puglia 1.091 -126
Campania 1.261 -120
Friuli-Venezia Giulia 676 -102
Marche 825 -91
Liguria 681 -89
Abruzzo 528 -61
Umbria 409 -52
Calabria 393 -36
Trentino-Alto Adige 750 -36
Sardegna 555 -23
Basilicata 206 -22
Molise 101 -19
Val d’Aosta 79 -14
Totale 24.401 -3.053

 

fonte: www.fisac-cgil.it

 




BCC: il testo coordinato del CCNL rinnovato nel 2019

In data 19 dicembre 2019 è stato sottoscritto il testo coordinato del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Credito Cooperativo rinnovato in data 9.1.2019.

In attesa della realizzazione e diffusione della stampa del nuovo CCNL abbiamo ritenuto utile, come FISAC CGIL, predisporre una versione in formato elettronico dell’articolato del testo coordinato del CCNL e degli allegati allo stesso.

Il file PDF predisposto per la lettura del CCNL è dotato di un sommario con collegamento ipertestuale ai vari capitoli, articoli ed allegati.

Un fraterno saluto.

 

FISAC CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

 

Scarica il CCNL in PDF




Modulistica “ufficiale” e appunti manoscritti

Qualunque banca o assicurazione dispone di una propria modulistica – ad esempio i fogli informativi – che illustrano alla clientela i diversi prodotti.

In certi casi, si tratta di prospetti di una qualche complessità e spessore, che a certi clienti possono sembrare prolissi e poco chiari.

Di fronte a questa situazione, al solo scopo di agevolare il cliente, qualche lavoratore prova a mettere su carta gli aspetti salienti del prodotto.  Ma scrivendo questi appunti, opera una sintesi, certamente soggettiva e forse arbitraria, del foglio informativo.

L’arbitrarietà diventa più evidente quando si vogliono accentuare certi aspetti positivi del prodotto, quando si danno indicazioni parziali che tacciono alcuni aspetti importanti ma che potrebbero risultare sgraditi al cliente.

Alla fine, si rischia di mettere in mano al cliente un documento che risulta riconducibile alla banca o all’assicurazione, ma è privo di ogni ufficialità e in parte si contraddice con la modulistica diffusa dall’azienda.  Il cliente potrà usare quegli appunti per sostenere un comportamento della banca o dell’assicurazione contrario alla buona fede nelle trattative contrattuali, a fronte di risultati inferiori rispetto a quelli che sembravano realistici da quanto prospettato su un foglio che sembrava del tutto innocuo e non impegnativo.

Inevitabile è il rischio di sanzioni disciplinari per il lavoratore che ha scritto e consegnato scritti di tale genere.


Articolo ad integrazione della nostra guida alle responsabilità disciplinari e patrimoniali:

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Alberto Massaia – Corinna Mangogna
Consulta Giuridica Fisac/Cgil




E adesso… Credito Cooperativo!

E’ trascorso oramai un anno dal rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Credito Cooperativo, un anno che ha visto l’avvio operativo dei due Gruppi Bancari Cooperativi nazionali e, per le Casse Rurali della provincia autonoma di Bolzano, l’inizio del percorso di realizzazione degli IPS che si sta concludendo in questi giorni.
Ma sicuramente, ad oggi ed ancora per qualche tempo, non si appalesano tutti gli effetti, da più parti auspicati o temuti, che la Riforma porta con sé.

In questo stesso periodo, le rilevanti riorganizzazioni dettate da una indispensabile revisione dei modelli organizzativi e dai nuovi adempimenti normativi imposti dai regolatori, incluse le numerose fusioni intervenute e tutt’ora in corso, hanno impegnato e coinvolto tutti i livelli dell’intero sistema: da Federcasse e le Federazioni locali (che pure, nella loro necessaria funzione associativa, hanno dovuto adeguarsi al proprio interno rispetto al nuovo modello della cooperazione di credito ), ai neo-costituiti Gruppi Bancari Cooperativi, alle singole banche ed aziende del sistema, fino alle Organizzazioni Sindacali, in rappresentanza di tutti i lavoratori. Infatti, la nuova complessità del confronto sindacale nel Credito Cooperativo, ha anche fatto ravvisare la necessità di rivisitare le regole e le modalità delle relazioni industriali ai diversi livelli. Rivisitazione questa che nel prossimo rinnovo contrattuale dovrà ancora trovare ulteriore adeguamento con tutte le previsioni e procedure di legge e contrattuali, per rendere effettivo il coinvolgimento e la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

Come abbiamo sempre sostenuto, il rinnovo del CCNL del 9 gennaio 2019, così come la relativa definizione del Testo Coordinato sottoscritto in data 19 dicembre 2020, sono di sicura importanza, oltre che per i lavoratori direttamente interessati, anche per la riaffermazione della specificità e del ruolo che la Cooperazione di Credito svolge nel sistema economico dell’intero Paese. Ora abbiamo l’obbligo di non vanificare il lavoro fin qui svolto, il tempo a disposizione non è infinito. Occorre quindi procedere celermente alla modifica del Regolamento del Fondo di Sostegno al Reddito di categoria, strumento unico, universale e pienamente solidale, oggi più che in passato indispensabile per la salvaguardia della tutela occupazionale e del reddito, anche attraverso il finanziamento della formazione continua, che dovrà essere strategica, qualificata ed esigibile.

In ciascuna azienda, in ogni territorio, in ciascun Gruppo Bancario Cooperativo, nell’intero sistema del Credito Cooperativo, come Fisac CGIL siamo e saremo impegnati per il raggiungimento di una completa ed effettiva applicazione delle norme contrattuali a tutela della occupazione, del reddito, dello sviluppo professionale, della dignità, della qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Coesione, solidarietà e armonizzazione delle previsioni contrattuali vanno praticati ed esatti subito, per arrivare in brevissimo tempo a trattamenti omogenei all’interno di una contrattazione di secondo livello di Gruppo Bancario Cooperativo, ed allontanare definitivamente ogni possibilità di deregolamentazioni contrattuali, da qualsivoglia parte proposte e quali che siano le motivazioni che si adducono.

Oggi più che mai, per consapevolezza e responsabilità che da sempre accompagnano lo svolgimento del nostro lavoro, come Fisac CGIL siamo convinti che solo attraverso il coinvolgimento attivo delle lavoratrici e dei lavoratori si possano affermare le specificità e le peculiarità del Credito Cooperativo. Nessuno pensi che biodiversità bancaria, proporzionalità regolatoria, localismo e tutti i valori rivendicati dalla Cooperazione di Credito, siano praticabili a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori e senza il loro fattivo contributo nelle fasi di pianificazione oltre che di realizzazione.

Anche per questo rinnoviamo a Federcasse la richiesta, già avanzata unitariamente con le altre Organizzazioni Sindacali, di una immediata attivazione dell’Osservatorio Nazionale affinché si possano acquisire tutte le necessarie informazioni per sviluppare gli opportuni approfondimenti rispetto ai diversi temi che interessano il sistema del Credito Cooperativo.

Poi, non appena conclusa la trattativa già avviata per il rinnovo del CCNL dei Dirigenti, saremo da subito impegnati con la predisposizione e presentazione della piattaforma di rinnovo del CCNL dei Quadri Direttivi e delle Aree Professionali. Una piattaforma che insieme alla rivendicazione salariale ed alla buona occupazione, avrà quali temi centrali quelli della coesione, della partecipazione, della solidarietà intergenerazionale, delle tutele e dei diritti, della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, della formazione strategica e certificata per lo sviluppo professionale e di carriera. A tale riguardo il prossimo rinnovo contrattuale dovrà, anche con riferimento alla sfida di innovazione, che la così detta “digitalizzazione” sembrerebbe imporre nel settore del credito, riaffermare la sua specificità per dare un contributo per la tenuta del sistema di Credito Cooperativo nel nostro Paese.

Questa specificità contrattuale avrà ragione di essere solo se la Cooperazione di Credito saprà coniugare all’innovazione tecnologica e di prodotto, alla razionalizzazione dei processi produttivi e distributivi, alle necessarie economie di scala, la sua originaria “missione cooperativa”, costituzionalmente garantita, la prossimità ed il presidio del territorio, la bancabilità del maggior numero possibile di soggetti, anche quelli oggi esclusi e continuare la propria azione a supporto dell’economia reale del nostro Paese. Sapendo che questa sfida, difficile ma non impossibile, si può affrontare solo e soltanto attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione, in ogni fase ed in ogni ambito, delle lavoratrici e dei lavoratori del Credito Cooperativo. Coinvolgimento questo, che si realizza quindi a nostro avviso attraverso un immediato rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Credito Cooperativo che consenta la gestione di questa fase e non solo delle eventuali ricadute che già oggi taluni paventano.

Il rinnovo del CCNL è, dunque, per la FISAC CGIL la priorità!

Roma lì 14 gennaio 2020

Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo Fisac/CGIL



BCC: la banca delle ore

L’art. 118 (e quelli seguenti) del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro ti spiegano in dettaglio come funziona l’Orario di lavoro del personale inquadrato nelle Aree Professionali.
Se sei una lavoratrice o un lavoratore inquadrato nelle tre Aree Professionali, il tuo orario di lavoro settimanale è di 37 ore e 30 minuti.
Fanno eccezione i turnisti ed altri lavoratori (36 ore settimanali).

Con questa nota ci soffermiamo in particolare sulla gestione della riduzione oraria di 23 ore annuali e delle prestazioni aggiuntive (lavoro straordinario) eventualmente destinato alla banca delle ore.

GESTIONE DELLA RIDUZIONE ORARIA (23 ore annuali)

All’inizio di ogni anno e con validità per l’anno stesso, puoi optare per una delle tre soluzioni seguenti, comunicandolo alla tua Azienda, anche per iscritto, che intendi:

1. fruire di una riduzione dell’orario settimanale di 30 minuti, da utilizzare in un giorno della settimana;
2. fruire di una riduzione dell’orario settimanale di 30 minuti, da utilizzare in ragione di 15 minuti in due giornate della settimana;
3. scegliere la banca delle ore, ovvero continuare a lavorare 37 ore e 30minuti a settimana, riversando nella banca delle ore la relativa differenza (23 ore annuali).

All’inizio dell’anno successivo, puoi modificare la tua scelta, dandone sempre comunicazione alla tua Azienda, anche per iscritto.

Se hai optato per la banca delle ore, acquisisci dall’inizio di ogni anno un credito di 23 ore.
E’ tuo diritto recuperare queste 23 ore, che sono una riduzione di orario.

MODALITA’ DI FRUIZIONE DELLE 23 ORE DI RIDUZIONE ORARIA:

Recupera così le 23 ore di riduzione oraria:
  • Nei primi 6 mesi dell’anno di maturazione (quindi entro il 30 Giugno) puoi recuperare le 23 ore di RIDUZIONE DI ORARIO previo accordo con la tua Azienda, alla quale inoltrerai la richiesta di recupero specificando in quali giornate.
  • Successivamente ai primi 6 mesi (quindi dopo il 30 Giugno)
    hai  diritto al recupero in un periodo da te prescelto che comunicherai alla tua Azienda con un  preavviso di almeno :
    1 giorno lavorativo       per recuperi orari
    5 giorni lavorativi         per recuperi tra 1 e 2 giorni
    10 giorni lavorativi       per recuperi superiori a 2 giorni

Rammenta di effettuare il recupero delle 23 ore ENTRO 24 MESI dalla loro maturazione!
ESEMPIO:   le 23 ore maturate nel 2019 devono essere recuperate entro il 31/12/2021

 

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GESTIONE DELLE PRESTAZIONI AGGIUNTIVE IN BANCA DELLE ORE

E’ parimenti tuo diritto optare per il recupero delle ore di prestazioni aggiuntive al normale orario di lavoro richieste dall’Azienda e da te effettuate.
Per le ore prestate in più rispetto al normale orario di lavoro, puoi valutare di destinare alla banca delle ore (oltre le prime 23 ore di riduzione oraria di cui sopra) anche dalla 1^ alla 27^ ora di prestazione aggiuntiva che, in alternativa, ti verrebbe corrisposta come straordinario.
Puoi decidere di riversare in banca delle ore anche eventuali ulteriori ora di prestazioni aggiuntive (fino ad un massimo di 50), oppure farti corrispondere lo straordinario.

Questa scelta va EFFETTUATA ogni anno!
HAI DIRITTO A VERIFICARE PERIODICAMENTE IL NUMERO DELLE ORE AGGIUNTIVE DA TE ESEGUITE.

MODALITA’ DI FRUIZIONE DELLE ORE PRESTATE OLTRE IL NORMALE ORARIO DI LAVORO
Per il recupero delle prestazioni aggiuntive, devi sempre tenere presente che i termini previsti dal Contratto, decorrono – per ciascuna ora – dal giorno in cui hai effettuato la prestazione aggiuntiva al normale orario di lavoro.

Recupera così le prestazioni aggiuntive effettuate oltre il normale orario di lavoro:

  • Nei primi 6 mesi
    Previo accordo con la tua Azienda, inoltra la richiesta di recupero alla stessa specificando in quali giornate
  • Successivamente ai 6 mesi
    hai diritto al recupero in un periodo da te prescelto che comunicherai alla tua Azienda con un preavviso di almeno:
    1 giorno lavorativo           per recuperi orari
    5 giorni lavorativi             per recuperi tra 1 e 2 giorni
    10 giorni lavorativi           per recuperi superiori a 2 giorni

Sta a te esercitare questo diritto. NON DIMENTICARLO!
Rammenta di effettuare il recupero delle prestazioni aggiuntive  al massimo ENTRO 24 MESI da quando le hai prestate!
ESEMPIO  1:  10 ore prestate a GENNAIO 2020   
i 6 mesi sono scaduti a GIUGNO 2020
i 24 mesi scadono a DICEMBRE 2021
ESEMPIO  2:  10 ore prestate a FEBBRAIO 2020  
i 6 mesi sono scaduti a LUGLIO 2020
i 24 mesi scadono a GENNAIO 2022
Trascorso il termine dei 24 mesi, la tua Azienda, nei successivi 6 mesi, fisserà – previo accordo con te – il recupero delle ore relative alle prestazioni che hai reso in aggiunta al normale orario di lavoro, confluite in banca ore e non fruite.
Soltanto in assenza di accordo con te, la tua Azienda potrà, entro il medesimo termine di 6 mesi, indicarti i tempi di fruizione.
La tua Azienda dovrà corrisponderti il compenso per lavoro straordinario se non hai potuto recuperare nel termine dei 30 mesi le prestazioni aggiuntive perché sei stato assente per:
–   malattia o infortunio che perdurino in via continuativa per oltre 3 mesi
–   maternità
–   servizio militare
–   aspettative retribuite e non retribuite

INOLTRE RICORDA CHE:

  • hai diritto a permessi retribuiti pari a 10 ore annue, da utilizzare a giornata intera oppure frazionate ad ore nell’arco dello stesso anno, dandone preavviso alla tua Azienda (Art. 118 del CCNL).

Questi permessi retribuiti come pure i recuperi della banca delle ore sono diversi dalle ferie e dai permessi eventualmente previsti per ragioni di famiglia, di salute, di studio ecc.

ATTENZIONE
  • Annota sempre le prestazioni aggiuntive ( giorno, orario, durata );
  • Riscontra i dati in tuo possesso con quelli annotati sul cedolino di paga;
  • Periodicamente verifica le rispettive scadenze (i primi 6 mesi, i 24 mesi ecc. );
  • Non arrivare all’ultimo giorno utile prima di pensare al recupero della banca delle ore;
  • Ricorda sempre di utilizzare le 23 ore annuali di riduzione di orario.

E, soprattutto, ricorda che la banca delle ore può essere utile per dedicare un po’ di tempo in più a te e alla tua famiglia.

Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

Scarica l’allegato: FisacInforma – CCNL – Banca delleOre




Festività soppresse anno 2020

BANCHE – ABI

Il CCNL ABI prevede che i lavoratori abbiano diritto annualmente un numero di permessi giornalieri retribuiti a titolo di ex festività, corrispondente a quello delle giornate già indicate come festive dalla legge n. 260 del 1949 e che non sono più considerate tali per successive disposizioni legislative.

Tali permessi sono riconosciuti nel caso in cui le ex festività ricorrano in giorni per i quali è prevista la prestazione lavorativa ordinaria (dal lunedì al venerdì) con diritto all’intero trattamento economico, escluse quindi le giornate coincidenti, ad esempio, con scioperi, aspettative e congedi parentali non retribuiti (a differenza di quanto avviene per le BCC, il cui contratto prevede un numero fisso di giornate di permesso a titolo di recupero ex festività).

Nel 2020 le ex festività cadono nei seguenti giorni:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma)
  • mercoledì 04 novembre – Unità Nazionale

Le giornate di permesso per ex festività sono pertanto 5 per i lavoratori operanti sull’intero territorio nazionale, 4 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

Nel 2020 nessuna festività civile (25 aprile Festa della Liberazione, 1 maggio Festa del Lavoro, 2 giugno Festa della Repubblica) coincide con la giornata di domenica, quindi non saranno previsti ulteriori giorni di recupero.

Il CCNL rinnovato il 19 dicembre 2019 prevede il contributo a favore del Fondo nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito (il cosiddetto FOC) fissato nella misura di una giornata lavorativa annua.
Tale contributo comporta la rinuncia, per gli appartenenti alle Aree Professionali, a 7 ore e 30 minuti delle 23 ore di riduzione d’orario e per i Quadri Direttivi e i Dirigenti ad una giornata di ex festività. 

Alla luce di tutto ciò le giornate di permesso per il 2029 saranno le seguenti:

  • 5 per le Aree Professionali. Quadri Direttivi e i Dirigenti
  • 4 per i Quadri Direttivi e i Dirigenti. giugno.

IMPORTANTE

Sebbene il CCNL ABI preveda la monetizzazione delle giornate di ex festività non godute, in molte aziende sono stati sottoscritti accordi che prevedono l’obbligo di fruizione nell’anno di competenza, senza alcuna monetizzazione nel caso il cui ciò non avvenga.

Ribadiamo che il diritto ai permessi per ex festività spetta solo qualora in quel giorno il lavoratore abbia diritto alla retribuzione piena. Bisogna pertanto fare attenzione ad evitare, per quanto possibile, di richiedere permessi non retribuiti o aspettative che cadano nelle date sopra elencate per non perdere il corrispondente giorno di ex festività.

Ricordiamo inoltre che, da contratto, i permessi per ex festività possono essere utilizzati tra il 16 gennaio ed il 14 dicembre di ogni anno.

 

CREDITO COOPERATIVO

Il CCNL del Credito Cooperativo prevede, in tema di festività soppresse, che siano attribuiti annualmente giorni di ferie e/o di permesso retribuito, da usufruire nel corso dell’anno solare, anche sommandoli agli ordinari altri periodi di ferie.
Nel dettaglio:

”Ai lavoratori delle aree professionali sono attribuiti:

  • per l’anno di assunzione e fino a 5 anni di anzianità, giorni 5 di ferie (già compresi nei periodi previsti dall’art. 52);
  • con oltre 5 e fino a 10 anni di anzianità, giorni 3 di ferie già compresi nei periodi previsti dall’art. 52) e giorni 2 di permesso retribuito;
  • con oltre 10 anni di anzianità, giorni 5 di permesso retribuito

Ai lavoratori inquadrati nella prima area professionale ad orario ridotto sono attribuiti, per l’anno di assunzione e per ciascuno degli anni successivi, giorni 5 di ferie (già compresi nei periodi previsti dall’art. 52).

Ai Quadri Direttivi sono attribuiti 5 giorni di permesso retribuito.

In caso di attribuzione di permessi retribuiti gli stessi, se non fruiti in tutto o in parte nel corso dell’anno solare,verranno monetizzati sulla base dell’ultima retribuzione percepita nell’anni di competenza.

 

ESATTORIALI

Per i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate Riscossione Il CCNL ex Equitalia prevede gli stessi permessi già riportati per il settore ABI.

Nel 2020 le ex festività cadono nei seguenti giorni:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma)
  • mercoledì 04 novembre – Unità Nazionale

Pertanto, per l’anno 2020 ai dipendenti A.d.E.R. spetteranno 5 giorni di permesso per ex festività, ridotti a 4 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

IMPORTANTE

Anche per gli Esattoriali il periodo di fruizione previsto dal CCNL va dal 16 gennaio al 14 dicembre di ogni anno.

I permessi devono necessariamente essere utilizzati nell’anno di competenza.

Il diritto ai permessi per ex festività spetta solo qualora in quel giorno il lavoratore abbia diritto alla retribuzione piena. Bisogna pertanto evitare di richiedere permessi non retribuiti o aspettative che cadano nelle date sopra elencate per non perdere il corrispondente giorno di ex festività.

 

ASSICURATIVI – ANIA ed ALLEANZA

Per il 2020 le giornate di festività abolite sono cinque e sono riconosciute perché cadenti in un giorno lavorativo compreso tra il lunedì e il venerdì.

Queste le date delle ex festività:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma)
  • mercoledì 04 novembre – Unità Nazionale

Le giornate di permesso sono ridotte a 4 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

IMPORTANTE

I permessi per festività abolite devono necessariamente essere fruiti nell’anno di competenza.

Ricordiamo che, per fruire interamente delle festività soppresse, occorre per i giorni sopraindicati avere diritto all’intero trattamento economico. Non bisogna cioè richiedere in quei giorni aspettative o permessi non retribuiti.

Sono considerati inoltre permessi retribuiti straordinari le giornate del 14 agosto (in precedenza semifestiva) e del venerdì santo, che quest’anno cade il 10 di aprile.

Sono invece giornate semifestive il 24 dicembre ed il 31 dicembre.

 

 

ASSICURATIVI – APPALTO

Le festività soppresse (art. 31 c. 4 del CCNL di settore) per l’anno 2020, religiose e civili, sono le seguenti:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma

Si tratta pertanto di 4 giornate, ridotte a 3 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

Il CCNL prevede per le lavoratrici ed i lavoratori delle Agenzie, per le giornate elencate (le festività soppresse religiose), la possibilità di comunicare all’Agente se per l’anno in corso (2020) si vogliono recuperare le giornate stesse sotto forma di “riposo compensativo” (i riposi possono anche essere fruiti ad ore e vengono di solito evidenziati nella busta paga alla voce “permessi” o “permessi ex festività”), oppure mediante riconoscimento di un’ indennità sostitutiva che va ad aggiungersi alla retribuzione ordinaria.

Il sistema di calcolo da adottare (art. 31 c. 7) per determinare la retribuzione aggiuntiva di uno di questi giorni è il seguente:
retribuzione annuale lorda/250

La giornata del 4 novembre (festività soppressa civile), invece, non dà luogo a riposo compensativo ma è solo da retribuire (art. 31 c. 5).
Il sistema di calcolo per determinarne la retribuzione aggiuntiva è il medesimo evidenziato sopra.

IMPORTANTE

Perché maturi il diritto al riposo compensativo o all’indennità sostitutiva è necessario che il lavoratore abbia percepito la retribuzione per i giorni ex festivi. Per questo bisogna evitare di richiedere permessi non retribuiti o giornate d’aspettativa nei giorni sopra elencati.

Sono invece giornate semifestive il 10 aprile (Venerdì Santo), il 14 agosto, il 24 dicembre ed il 31 dicembre.




Bancari, 1 miliardo all’anno per spesare i prepensionamenti

Dal 2001 al 2018, le banche italiane hanno speso oltre 17 miliardi di euro, in media circa un miliardo all’anno, per gli assegni di sostegno al reddito dell’ammortizzatore sociale di settore, il Fondo di Solidarietà su cui sono transitati oltre 77mila bancari, a fronte di poco più di 20mila giovani entrati attraverso il Fondo per l’occupazione.

 

Caratteristiche del Fondo

Istituito da ABI e dai sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) nel 2000 e divenuto operativo nel 2001, il Fondo di solidarietà ha via via ampliato il suo raggio di azione, anno dopo anno, diventando oggi uno degli ammortizzatori sociali più completi che si conoscano. Ma soprattutto, particolare che troppi ignorano, autofinanziato dalle imprese – quindi senza aggravio per le finanze pubbliche – interamente per gli assegni di sostegno al reddito di coloro che vanno in prepensionamento. E cofinanziato da aziende e lavoratori per finalità di formazione, per l’integrazione di chi ha una riduzione di orario di lavoro, per la parte emergenziale, solo per citare alcuni dei capitoli più importanti: per gli istituti cofinanziati viene versato un contributo dello 0,20 della retribuzione imponibile di tutti i lavoratori, di cui un terzo a carico dei lavoratori e due terzi a carico dell’azienda.

 

Ritorno alla durata di 5 anni

È questa una fase di “transizione”, se si può dire così, per il Fondo di solidarietà dei bancari le cui prestazioni straordinarie ritornano alla durata massima di 5 anni, come previsto dal regolamento originario, dopo che un accordo sindacale e un apposito decreto interministeriale (n.97220/2016, a seguito della Legge n.119/2016) aveva previsto un allungamento della durata della permanenza dei lavoratori sul fondo a sette anni. La legge di bilancio del 2017, per la prima volta, ha contemplato uno stanziamento di 648 milioni per cofinanziare 25mila accessi all’assegno straordinario nel triennio 2017, 2018 e 2019, a parziale compensazione degli oltre 200 milioni di euro che le banche versano ogni anno come contributi per la Naspi, senza però utilizzare questo strumento. Lo stanziamento del governo Gentiloni si è però già esaurito da tempo e, nei fatti, per le banche del mondo Abi si è ridotto di almeno 200 milioni, dopo che la coperta è stata estesa anche a BCC e a Ferrovie dello Stato. L’auspicio di Abi è che possa arrivare un nuovo stanziamento dato che lo shock tecnologico e le possibili future fusioni fanno intravedere, in prospettiva, piani industriali non privi di esuberi.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

 




Perché le banche non vogliono più finanziare le aziende aquilane?

Relazione introduttiva al convegno “Il credito bancario in provincia dell’Aquila a 10 anni dal sisma” tenutosi lo scorso 28 novembre.

Vi spiego come è nata l’idea di questo convegno.

Il decennale del terremoto è di per sé una ricorrenza che ispira a fare dei bilanci. Però non è questa la molla che ci ha spinto ad organizzare questa giornata.
In realtà abbiamo voluto l’organizzazione di questo evento perché ci siamo resi conto che era necessario.

Tutti noi auspichiamo il completamento della ricostruzione ed il rilancio di un sistema economico che il sisma aveva messo in ginocchio. Perché la macchina continui a camminare, però, è necessario il carburante. E il carburante sono, inevitabilmente, i soldi. Oltre a chiedere allo Stato di fare la sua parte meglio di quanto ha fatto fino ad ora, condizione indispensabile per guardare con fiducia al futuro è la possibilità per le aziende di accedere al credito bancario per finanziare i loro investimenti.
Noi oggi mostreremo che il credito alle imprese in Provincia dell’Aquila è in forte calo, cercheremo di spiegare le ragioni alla base di questo calo, destinato ad aggravarsi negli anni a venire.

Vorrei fare subito chiarezza su un punto: il nostro scopo non è attaccare le banche. Personalmente ritengo che le banche si comportino né più né meno come tutte le grandi aziende.

E quindi, male.

Il periodo storico che stiamo vivendo è per molti versi differente da tutti quelli che lo hanno preceduto. Si parla spesso di crisi, di recessione, però questi termini assumono oggi un valore diverso rispetto al passato.
Storicamente una crisi era legata alle difficoltà di produzione. Pensiamo ad una società contadina: un periodo di forte siccità poteva causare una carestia, che portava la gente a morire letteralmente di fame o la costringeva ad emigrare.
Pensiamo alle crisi energetiche degli anni 70: improvvisi aumenti nel prezzo del petrolio causavano un immediato taglio della produzione e dei consumi, con conseguente perdita di posti di lavoro.

Oggi viviamo in un sistema economico capace di produrre beni e servizi in quantità pressoché illimitata. Il problema diventa quindi il mercato, che non riesce a consumare tutto ciò che in teoria potrebbe essere prodotto. Questo ingenera una situazione di “crisi”, ma soprattutto mette in moto un circolo vizioso.
Ci si illude che la formula magica sia tagliare al massimo i costi di produzione, quindi sfruttare l’automazione per avere sempre meno persone che lavorano, e quelle che lavorano pagarle il meno possibile.
In questo modo si innesca una situazione paradossale: i beni prodotti costano sempre meno, le aziende sono in condizione di aumentare ulteriormente una produzione che già in precedenza era eccedente rispetto alle esigenze del mercato, solo che il mercato si riduce sempre di più.
Sì, perché se sono sempre meno le persone che lavorano, e quelli che lavorano guadagnano sempre meno, chi dovrebbe comprarli i beni e servizi che vengono prodotti, anche se ad un costo inferiore?

In questa fase storica abbiamo un sistema economico convinto di poter prosperare creando povertà anziché benessere.
Come vedremo, le banche sono perfettamente allineate a queste logiche.

Entriamo nel merito degli argomenti che tratteremo. Il primo dei nostri relatori sarà Roberto Errico, ricercatore dell’IRSF LAB, istituto di ricerca della FISAC, che ci illustrerà una serie di dati relativi all’economia locale, ma si soffermerà in modo particolare sull’andamento del credito alle imprese. I dati che mostrerà sono sconfortanti. Mostrerà soprattutto che i grandi gruppi bancari tendono a ridurre la concessione di credito nel Centro-Sud, concentrando la loro attenzione sulle regioni del Nord.

Vorrei soffermarmi sul perché di questo andamento, e su come sia dovuto a cause strutturali sulle quali è davvero difficile intervenire. Mi scuso con gli addetti ai lavori per la brutale semplificazione, ma è importante che i concetti che sto per esporre giungano chiaramente soprattutto a chi non è esperto di economia.
Un elemento che incide pesantemente sulle scelte delle banche sono le normative di vigilanza della BCE, i cosidetti accordi di Basilea. Lo scopo sarebbe assolutamente condivisibile: mettere in sicurezza le banche, evitando che eventuali insolvenze da parte dei debitori possano metterle in crisi. A questi adempimenti sfuggono per ora le BCC, ma l’imminente riforma le equiparerà a breve alle altre banche.

Esistono una serie di adempimenti a carico degli istituti bancari. Tra questi, l’obbligo di accantonare  una somma a fronte di ogni affidamento accordato, in modo da creare dei fondi ai quali attingere nel caso i prestiti non rientrassero. Gli accantonamenti sono differenziati a seconda del rating del debitore. Per chi non lo sapesse, il rating può essere assimilato ad una specie di “voto” scolastico. Chi appare in grado di rimborsare senza problemi i finanziamenti ricevuti, ha un voto migliore. Chi invece presenta motivi di incertezza ha un voto meno buono. Sono diversi gli elementi che vengono presi in considerazione per l’attribuzione del “voto”: tra questi anche il fatto di operare in un territorio più o meno florido. Il semplice fatto di avere la sede in una zona che ha subito il terremoto, e che quindi è di per sé fonte di incertezze, fa sì che i nostri operatori economici partano spesso con un “debito formativo”, volendo restare  nella metafora scolastica. E questo è un primo elemento che vi prego di voler ricordare.
Si può rimediare ad un cattivo rating fornendo garanzie adeguate.

Abbiamo detto che gli accantonamenti sono differenziati a seconda del rating: rappresentano una percentuale irrisoria per aziende con rating buono, aumentando progressivamente fino ad arrivare al 100% del credito concesso ad aziende in difficoltà.
Quindi volendo affidare per € 1.000 un’impresa con andamento incerto, la banca corre il rischio di bloccarne altri 1.000: questo maggior impegno viene compensato dall’applicazione di un tasso più alto, ma il dover tenere delle somme bloccate rappresenta per la banca un disagio tale da spingerla ad evitare del tutto di affidare un’azienda che presenti forti incertezze.

Questo anche in virtù di un altro adempimento, relativo ai vincoli patrimoniali delle banche. Per concedere credito, gli Istituti devono rispettare un coefficiente di solvibilità, cioè una quantità minima di capitale. Si tratta di un rapporto che ha al numeratore il patrimonio della banca (in effetti si tratta di un patrimonio rettificato, come vedremo) e al denominatore il totale dei crediti concessi, ponderati a seconda del rating.
Il patrimonio al numeratore è il cosidetto patrimonio di vigilanza, quindi calcolato secondo norme precise. Una di queste prevede che gli accantonamenti vengano scalcolati dal patrimonio.

Ricapitolando: una banca che concede 1.000 euro ad un’azienda, qualora quest’ultima andasse in difficoltà sI troverà a doverne vincolare altrettanti, vedendo nel frattempo ridursi il coefficiente di solvibilità, col rischio di trovarsi – qualora l’ammontare dei crediti incagliati aumentasse troppo – a non poter più operare. A quel punto la banca avrà più convenienza a svendere quel credito, magari ad un valore nominale del 20-25%, piuttosto che sforzarsi di recuperarlo, in modo da svincolare l’accantonamento effettuato a copertura e migliorare il coefficiente di solvibilità.
In 
queste condizioni le banche non hanno nessuna voglia di finanziare aziende che presentino situazioni di incertezza, operino in territori difficili o non dispongano di garanzie adeguate. Da qui si spiega ciò che sta succedendo: sempre meno impieghi nel Mezzogiorno, con finanziamenti che si concentrano nelle zone più solide economicamente. Ed in futuro la tendenza non potrà che accentuarsi: meno finanziamenti significa meno imprese, meno imprese significa meno investimenti, meno investimenti significa meno richieste di finanziamento. Il paradosso è che mentre scendono i finanziamenti alle imprese aumentano i depositi bancari: sono le somme che le famiglie avrebbero investito in attività economiche e che restano sui conti, finendo per costituire la provvista per finanziare investimenti che avvengono altrove. Un preoccupante trasferimento di ricchezza.

Fin qui l’aspetto tecnico. Volendo essere onesti, dobbiamo però dire che che la storia dei recenti dissesti bancari c’insegna che a mandare in crisi la banca non è l’artigiano con un finanziamento di € 20/mila , ma la grande azienda finanziata per € 20/milioni. La scelta di abbandonare le piccole e medie imprese, trincerandosi anche dietro i nuovi algoritmi che di fatto decidono del destino di un operatore in modo asettico, risponde sicuramente alla logica del risultato immediato, ma finisce col desertificare intere aree del Paese, scelta che a lungo andare causerà agli Istituti bancari perdite ancor maggiori. Avere il coraggio di investire sui territori, favorirne la crescita invece del declino, è a mio parere l’unica scelta logica e lungimirante, ma ha il torto di portare benefici solo nel periodo medio-lungo.

Tra gli effetti collaterali di queste scelte, anche l’aumento della criminalità. Un recente studio del Sole 24Ore pone la nostra Provincia al 3° posto in Italia per i reati di usura e questo è inevitabile: dove manca il credito ufficiale subentrano altri finanziatori. Le stesse infiltrazioni della criminalità organizzata sono facilitate dalle difficoltà delle aziende di ottenere credito: laddove un’impresa è costretta a ritirarsi per mancanza di liquidità ne subentra un’altra che invece la liquidità ce l’ha, ed ha il problema di ripulirla.

Altro tema importante è quello dell’abbandono del territorio da parte delle banche.

Tempo fa, parlavo con una persona che ricopre un ruolo importante in un istituto di rilevanza nazione, e lei mi raccontava con entusiasmo dell’avanzata sperimentazione di centralinisti robot, cioè voci generate da una procedura, capace di capire le domande poste dai clienti della banche e fornire risposte adeguate. L’idea è sostituire i centralinisti in carne ed ossa non appena le voci sintetiche diventeranno difficilmente distinguibili da quelle umane. A un certo punto l’ho interrotta chiedendole: “Perché?” “Come perché? Così si risparmia sul personale”. “Si, ma se tutti fanno in modo di far lavorare meno gente possibile, alla fine chi dovrebbe venirci ad aprire un conto da voi?” Lei mi  ha guardato, dicendo: “Sai che non avevo considerato questo aspetto?”

Le banche chiudono uffici e filiali. Colpisce l’indifferenza di fronte alla perdita di centinaia di posti di lavoro in Provincia ed alla riduzione del numero degli sportelli, dati che Roberto illustrerà in modo approfondito. C’è quasi l’idea che la chiusura di una filiale rappresenti un problema solo per chi ci lavora, ma che sia irrilevante per il territorio. E’ quello che affermano le banche, che ci raccontano anche che le loro scelte vanno incontro alle esigenze della clientela: ora, è vero che molte operazioni si fanno online, ma c’è qualcuno di voi che ha l’esigenza di far chiudere la filiale presso al quale ha il conto corrente?
Pensiamo ad un paese di montagna con un solo sportello bancario. A quale esigenza risponde la chiusura di quella filiale? A quella di accelerare lo spopolamento del paesino? O alla logica di cui parlavo all’inizio, cioè un’economia che pensa di prosperare impoverendo il territorio?

Le banche ci raccontano che nell’era del digitale la presenza fisica non è necessaria, che questo non impatta in nessun modo con la qualità dei servizi offerti.
Il nostro secondo relatore, prof. Alberto Zazzaro, docente di Economia presso l’Università degli Studi di Napoli, ci mostrerà che questo non è vero. Il professore ci illustrerà uno studio che dimostra in modo scientifico che quando chi deve decidere è lontano dall’azienda da affidare, è portato a concedere credito con più difficoltà. E più la distanza aumenta, più questo effetto si acuisce. Anche il suo sarà un intervento imperdibile.

Sarà poi il turno di Francesco Marrelli, Segretario Generale della CGIL per la Provincia dell’Aquila, nonché primo promotore di questa giornata, che farà il punto sull’economia e l’andamento demografico del territorio, evidenziando il costante calo delle aziende attive, fatto che non stupisce e che potremmo considerare consequenziale rispetto ai temi trattati.

Sarebbe comunque ingeneroso dare la colpa alle sole banche.
Dal terremoto in poi la politica ha fatto indubbiamente molto meno di quello che avrebbe dovuto.
A distanza di 10  anni non ha senso parlare di colpe di gialli, verdi rossi o blu: ci sono troppe cose che non hanno funzionato. Il simbolo delle mancanze della politica è rappresentato dalle scuole: in 10 anni non è stata ricostruita una sola scuola pubblica, ed ovunque la ricostruzione pubblica procede in modo lentissimo.

A differenza di quanto avvenuto in occasione di altre calamità naturali, all’Aquila non ci sono stati investimenti pubblici, vero motore della ripartenza. Eppure di modi per investire  in modo intelligente e creare sviluppo ce ne sarebbero: pensiamo ad un collegamento ferroviario diretto con Roma, ad esempio, che trasformerebbe totalmente la città. Pensiamo ad opere di messa in sicurezza , sia dal rischio sismico che dal rischio idrogeologico, che renderebbero il nostro territorio più vivibile creando nel contempo posti di lavoro.

La chiusura sarà affidata a Carmine Ranieri, Segretario CGIL Abruzzo e Molise, che tirerà le somme della giornata e proverà anche a lanciare un messaggio in qualche modo propositivo.

 

Luca Copersini, Segretario Provinciale Fisac/Cgil L’Aquila

 

Leggi anche

Convegno Fisac e CGIL AQ sulle problematiche del credito bancario in Provincia




BCC: 31/12, ultima data per comunicare i contributi versati al Fondo Pensione non dedotti dal reddito del 2018

Entro il 31 dicembre 2019

vanno comunicati al Fondo Pensione Nazionale:

⇒ i contributi non dedotti per l’anno 2018;

⇒ il valore del Premio di Risultato eventualmente convertito, nel corso dell’anno 2018, in versamento alla previdenza complementare.

_____________________________________________________

Contributi non dedotti anno 2018

Ricordiamo che il 31 dicembre p.v. è il termine ultimo per la comunicazione dei contributi versati al Fondo Pensione che non sono stati dedotti dal reddito dell’anno 2018.

Non dedotti sono i contributi versati dal datore di lavoro e dal lavoratore, con esclusione delle quote TFR, che hanno superato la soglia di deducibilità di € 5164,57[1] e per i quali il datore di lavoro non ha proceduto alla deduzione dal reddito. Tale dato, per i redditi relativi al 2018 è riportato nella casella 413 del modello CU 2019. Vanno inoltre considerati i versamenti eventualmente effettuati in forma diretta ad altre posizioni di previdenza complementare.

[1] L’importo del plafond previsto per la deducibilità fiscale, nella generalità dei casi, è pari a € 5.164,57 annui. La normativa in vigore prevede, inoltre, che “ai lavoratori di prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007 e, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei venti anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, di dedurre dal reddito complessivo i contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l’importo di 25.822,85 euro e i contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e, comunque, per un importo annuo non superiore a 2.582,29 euro”.

 

N.B.: Se la casella 413 della CU 2019 non è avvalorata e l’iscritto al Fondo Pensione non ha un’altra posizione di previdenza complementare, non dovrà inviare la comunicazione in argomento.

Come fare la comunicazione dei contributi non dedotti:

Una volta accertata l’esistenza di contributi non dedotti per i quali occorre fare la dichiarazione, la stessa può essere effettuata compilando il modello cartaceo Allegato H , allegato alla presente comunicazione o reperibile sul sito web del Fondo; in tal caso la comunicazione va inviata al Fondo Pensione Nazionale esclusivamente a mezzo posta o posta elettronica certificata, allegando copia di un documento di identità in corso di validità.

In alternativa la stessa comunicazione può essere effettuata on line con le seguenti modalità:

1.       accedere con le proprie credenziali alla area iscritti del sito web del Fondo Pensione Nazionale ( http://www.fondopensione.bcc.it/home/home.asp )


2.     
selezionare l’opzione “CONTRIBUZIONE”

3.       inserire l’importo rilevato dalla casella 413 del modello CU2019

4.   confermare il dato inserito cliccando sul pulsante “MODIFICA CONTRIBUTO NON DEDOTTO”


5.  confermare l’operazione cliccando sul pulsante “SALVA

Nota di approfondimento in merito ai versamenti effettuati per i familiari fiscalmente a carico.Va ricordato che la deduzione, nel massimale complessivo di euro 5.164,57, spetta in tutto, in parte o per nulla, a seconda delle condizioni di reddito del familiare a carico (a), al soggetto nel confronto del quale i familiari sono a carico oppure a questi ultimi in casi particolari.

Nel caso in cui non sia possibile, in tutto o in parte, usufruire della deduzione, l’importo “Non Dedotto” dovrà essere comunicato al Fondo Pensione, entro il 31 dicembre 2019, imputando l’importo “non dedotto” sulla posizione del soggetto fiscalmente a carico (riguardo le modalità di comunicazione vi invitiamo a contattare direttamente il Fondo Pensione).

(a) 1- Familiari Fiscalmente a Carico senza disponibilità di reddito; 2- Familiari Fiscalmente a Carico con disponibilità di un reddito complessivo non superiore ad € 2.840,51, al lordo degli oneri deducibili; 3- Familiari con disponibilità di un reddito complessivo superiore a € 2.840,51, al lordo degli oneri deducibili (e quindi da non considerare “fiscalmente a carico”).

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La segnalazione del Premio di risultato anno 2018

ATTENZIONE AVVISO IMPORTANTE!!!!

Se nel corso dell’anno 2018 hai convertito, attraverso la formula welfare aziendale, in tutto o in parte, il Premio di Risultato (PDR) in contribuzione al Fondo Pensione leggi con attenzione la nota che segue perché dovrai fare una ulteriore diversa comunicazione al Fondo Pensione Nazionale per “Contributi non dedotti”

 

La normativa:

La Legge di Bilancio 2017 ha stabilito che in presenza di un accordo sindacale riguardante l’erogazione del Premio di Risultato che preveda la possibilità far confluire al conto Welfare il premio stesso sono previste particolari misure di incentivazione fiscale, nel limite massimo di € 3.000,00 annui (€ 4.000,00 in casi particolari).

Quindi nel caso gli importi del Premio di risultato siano destinati a previdenza complementare la Legge prevede che gli stessi:

  • non concorrono alla determinazione/computo del, precedentemente citato, limite di deducibilità massimo di € 5.164,57 annui;
  •  possono, essere esclusi dalla formazione del reddito complessivo del lavoratore per un importo massimo di € 3.000,00;
  • non saranno fiscalmente imponibili all’atto dell’erogazione della prestazione pensionistica complementare (al momento dell’erogazione della pensione complementare ed in caso di anticipazione o di riscatto della prestazione stessa vedi circ. Agenzia Entrate 5/E 29 marzo 2018);

Di conseguenza, per fare sì che tali previsioni possano essere tutte correttamente conosciute ed applicate dal Fondo Pensione al quale si è conferito il valore del Premio di Risultato, la circolare Agenzia delle Entrate 5/E del marzo 2018 prevede che:

“entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui i contributi sono stati versati alla forma di previdenza complementare, il contribuente è tenuto a comunicare a questa ultima sia l’eventuale ammontare di contributi non dedotti, che l’importo dei contributi sostitutivi del Premio di risultato che, seppur non assoggettati ad imposizione, non dovranno concorrere alla formazione della base imponibile della prestazione previdenziale.”

Ulteriore infoIl valore del Premio di Risultato eventualmente convertito in contribuzione a previdenza complementare è verificabile controllando il valore riportato nella casella 574 della CU 2019 (redditi 2018)

Quindi:

se nel corso dell’anno 2018 hai versato, attraverso la formula del Welfare aziendale, quote del Premio di Risultato al Fondo Pensione, entro il 31 dicembre 2019 dovrai comunicare, compilando l’apposito modulo predisposto dal Fondo Pensione Nazionale Allegato PDR (allegato anche alla presente comunicazione o reperibile sul sito del Fondo Pensione) il valore del Premio di Risultato versato al Fondo stesso.

N.B: La comunicazione va inviata al Fondo Pensione Nazionale esclusivamente a mezzo posta o posta elettronica certificata, allegando copia di un documento di identità in corso di validità.

 

Da questo anno, in alternativa, la stessa comunicazione può essere effettuata on line con le seguenti modalità:

 1 . accedere con le proprie credenziali alla area iscritti del sito web del Fondo Pensione Nazionale

2 . selezionare l’opzione “PREMIO DI RISULTATO”

 3 . selezionare il pulsante “2018”


4
la procedura dovrebbe proporre in automatico l’importo del Premio di risultato versato al Fondo Pensione

  5 . verificare che l’importo proposto automaticamente corrisponda a quello riportato nella casella 514 del modello CU2019. In caso contrario occorre modificarlo riportando il valore indicato nella CU 2019.

 
6
. Confermare la scelta cliccando sul pulsante “CONFERMA PREMIO DI RISULTATO”

Ti invitiamo a contattare gli uffici del Fondo Pensione Nazionale qualora sia per te necessario.Ovviamente, come sempre, i rappresentanti sindacali e le strutture territoriali della FISAC CGIL sono a tua disposizione per ogni eventuale necessità di consulenza o assistenza.

Un fraterno saluto

FISAC-CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo


ALLEGATI:

  1. Allegato H – Contributi non dedotti
  2. Allegato PDR