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Avvisi di pagamento: approvata norma interpretativa, ora cancellazione degli avvisi

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Con riferimento all’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate di procedere alla riliquidazione dell’assegno straordinario del Fondo di Solidarietà, da noi giudicata infondata e sbagliata, FABI, FIRST, FISAC, UILCA e UNISIN hanno da subito posto in atto le necessarie iniziative affinché si giungesse al ripristino di quanto definito nell’Accordo istitutivo del Fondo e dei susseguenti provvedimenti legislativi.

In particolare, lo scorso 17 giugno abbiamo inviato al Ministro dell’Economia e Finanze, al Ministro del Lavoro e degli Affari Sociali, alla Direzione Generale delle Finanze del MEF, al Presidente dell’INPS e al Direttore dell’Agenzia delle Entrate, nonché per conoscenza ai due Relatori, una proposta di norma interpretativa, con l’esplicita richiesta che fosse inserita come emendamento nel provvedimento di conversione del Decreto Legge Sostegni bis. La norma da noi proposta, condivisa e sostenuta da ABI, aveva lo scopo di escludere in via definitiva ogni ipotesi di riliquidazione dell’Assegno Straordinario, ripristinando quanto in essere da oltre vent’anni.

Abbiamo deciso di dare all’iniziativa carattere di riservatezza, in considerazione dell’importanza della questione e della necessità di raggiungere l’obiettivo, attraverso le dovute e necessarie interlocuzioni politiche e tecniche con i Ministeri sopracitati e con le Forze politiche della maggioranza di Governo.

È con soddisfazione che siamo oggi in grado di comunicare che la nostra iniziativa ha avuto pieno successo: la norma interpretativa, inserita come emendamento (art. 47bis, comma 2, che qui alleghiamo), dopo essere stata approvata in Commissione, ha avuto il via libera da parte dell’Aula di Montecitorio, con l’odierno voto di fiducia. Nei prossimi giorni è attesa la ratifica da parte del Senato.

L’Agenzia delle Entrate dovrà ora provvedere alla cancellazione degli avvisi bonari emessi e al rimborso della prima rata a quanti hanno scelto la via della rateizzazione.

Chiediamo a tutte le nostre Strutture, aziendali e territoriali, di aiutarci a dare il dovuto risalto a questo risultato, allo scopo di informare tempestivamente le persone direttamente interessate.

Roma 14 luglio 2021

 

I Segretari Generali
Fabi – First/Cisl – Fisac/Cgil – Uilca – Unisin

 

Articolo 41-bis.

(Differimento dei termini per la verifica della regolarità contributiva dei lavoratori autonomi e dei professionisti ai fini dell’esonero di cui all’articolo 1, commi da 20 a 22-bis, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e disposizioni in materia di Fondi di solidarietà bilaterali del credito ordinario, cooperativo e della società Poste italiane Spa)

  1. Ai fini della concessione dell’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali  di cui all’articolo 1, commi da 20 a 22-bis, della legge 30 dicembre 2020, n. 178, la regolarità contributiva è verificata d’ufficio dagli enti concedenti afar  data dal 1° novembre 2021. A talfine  la regolarità contributiva è assicurata anche dai versamenti effettuati entro il 31 ottobre 2021. Resta in ogni caso fermo il recupero, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, degli importi fruiti a titolo di esonero in quanto non spettanti.
  2. Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 59, comma 3, lettera a), della legge 27 dicembre 1997, n. 449, relative ai criteri di tassazione a titolo definitivo delle prestazioni erogate in forma rateale dai Fondi di solidarietà bilaterali del credito ordinario, cooperativo e della società Poste Italiane Spa, il richiamo ivi contenuto all’articolo 17 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, deve intendersi riferito alla determinazione dell’aliquota da applicare, con esclusione della riliquidazione di tale imposta da parte degli uffici finanziari.
  3. Agli oneri derivanti dal comma 2, pari a 22 milioni di europer l’anno 2021 , si provvede mediante corrispondente riduzione delle risorse di cui al comma 25-bis dell’articolo 1.



Tassazione assegno d’esodo: la risposta del Ministero all’interrogazione parlamentare

E’ arrivata la risposta del Ministero all’ interrogazione parlamentare sul tema degli assegni d’esodo presentata dall’On. Ferri.

La Risposta del Ministero, del 7 luglio 2021, può essere letta e scaricata qui


Prime considerazioni

Sostanzialmente il Ministero:

  1. Non fa riferimento ad errori di comunicazione da parte dell’INPS
  2. Ribadisce che la richiesta relativa al 2016 appare un atto sostanzialmente dovuto
  3. Sostiene che l’assegno d’esodo avrebbe natura di incentivo all’esodo, trascurando il fatto che:
    1. la norma di legge del 1997 è nata prima della istituzione dei Fondi di Solidarietà, e all’epoca spesso vi erano queste forme rateali a carico del datore di lavoro (ad esempio molte presso il Banco di Napoli).
    2. l’assegno d’esodo non è a carico del datore di lavoro, ma dell’INPS, e questo cambia la sua natura.
  4. Confonde il mero controllo contabile con la facoltà di riliquidazione (sono due cose assai diverse: per lo zainetto si può fare il controllo contabile sulla correttezza della ritenuta operata dal Fondo, ma non si può riliquidare con il diverso criterio con la media dei 5 anni)
  5. Esclude la possibilità di una sospensione degli avvisi (cosa non vera)
  6. Si dichiara NON CONTRARIO ad una norma di legge di interpretazione autentica che escluda la riliquidazione.

La risposta è deboluccia sotto il profilo giuridico, ma apre (almeno all’apparenza) la porta ad un qualche emendamento. Non è detto che questo eventuale emendamento abbia efficacia retroattiva e che annulli la richiesta avanzata per il 2016.

 

Fonte: Studio Iacoviello




La garanzia statale aiuta le banche e non le imprese: in Abruzzo metà prestiti rispetto a media nazionale.

Le garanzie statali decise dai decreti di rilancio del secondo governo di Giuseppe Conte,  non hanno avuto come effetto, in particolare in Abruzzo,  l’aumento del volume dei prestiti delle banche a favore delle imprese in drammatica crisi di liquidità, anzi sono state semplicemente sostitutive. Questo perché, “le Banche hanno chiamato i propri clienti per segnalare la occasione di potere sostituire il prestito in corso, magari fatto ai fini della innovazione o del sostegno alla produzione, per farne uno diverso con il sistema di garanzia messo in piedi dal governo”, scaricando sui contribuenti il rischio di insolvibilità. Insomma, la misura ha aiutato più che altro le banche, che hanno scaricato il rischio di impresa, in una situazione dove le imprese abruzzese hanno avuto la metà dei prestiti rispetto la media nazionale e per importi modesti.

E’ quanto emerge da una analisi  effettuata dall’associazione Focus Abruzzo, sulla base di una recente ricerca  dell’economista Aldo Ronci sul credito durante l’emergenza covid-19, per conto della Cna.

La ricerca, numeri alla mano, dimostra che non ha sortito gli effetti sperati la pur ragionevole ed opportuna misura per far fronte all’emergenza sanitaria causata dal Covid 19, che ha determinato una crisi di liquidità per le imprese, inducendo il Governo ad emanare una serie di provvedimenti per facilitare l’erogazione di finanziamenti da parte del sistema creditizio, provvedimenti che prevedono la concessione di garanzie dirette da parte dello Stato che variavano dall’80% al 100% dei prestiti.

Infatti al 31 dicembre del 2020 la consistenza del credito in Abruzzo è stata di 19 miliardi e 938 milioni di euro ed ha registrato, sui 12 mesi precedenti, un incremento di 522 milioni.
Al netto dei fondi i prestiti sono stati 17 miliardi e 830 milioni e rispetto ai 12 mesi precedenti hanno subito una flessione di 1 miliardo e 586 milioni.

Di fatto i finanziamento garantiti (+2.108 miliardi) hanno ampiamente compensato il decremento (- 1.586 miliardi), facendo registrare un saldo positivo di 522 milioni.

Se si va ad analizzare poi la consistenza dei presti medi, si scopre che in Abruzzo in media è stato per impresa di 86.602  euro, contro i 145.803 euro nella media italiana, il 44% in meno.

Numeri che confermano che la garanzia statale ha favorito solo la sostituzione del prestito rischioso per le banche con quello coperto dai soldi dei contribuendo, non favorendo investimenti e irrogazione di liquidità per le imprese adeguate alla situazione di emergenza.

In valore percentuale, i prestiti abruzzesi hanno subito un incremento del 2,6%, valore pari alla metà di quello nazionale che è stato del 5%. Al netto dei fondi i prestiti hanno subito una flessione dell’ 8,2%, dato più che doppio rispetto a quella nazionale che è stata del 5,3%

I  prestiti alle piccole imprese nel 2020 ammontavano a 2 miliardi e 624 milioni di euro ed hanno registrato un incremento di 236 milioni. Al netto dei fondi i prestiti hanno subito una flessione di 202 milioni. I finanziamenti garantiti alle piccole imprese (+439 milioni) hanno ampiamente compensato il decremento (- 215 milioni), facendo registrare un saldo positivo di 236 milioni.

Commenta dunque Focus Abruzzo: “L’operazione decisa dal Governo di sostegno al sistema produttivo, diventa una occasione per fare altro. In buona sostanza la Banca non fa più la Banca, non opera sostegno finanziario alla produzione sul territorio dove opera, ma si costruisce uno scudo protettivo e fa opera di garanzia a se stessa eleminando il rischio di sofferenze.

E aggiunge:Questo comportamento, del sistema bancario abruzzese, deve preoccupare chi, sul piano politico dirige il governo regionale e l’insieme degli Enti Locali, ma anche sindacati e mondo imprenditoriale. Grazie alla concessione di garanzie da parte dello Stato, il numero di domande di credito è decuplicato rispetto al 2019 e l’intervento del Fondo di Garanzia ha mitigato la crisi di liquidità ed ha evitato fenomeni di credit crunch. Ed oggi, a fronte dei provvedimenti ed interventi previsti dal Recovery Plan, esiste la necessità di capire quali possono essere le modalità di accompagnamento delle imprese, che dovranno superare la fase di soccorso per entrare nei processi di digitalizzazione e nei settori dell’innovazione ed internazionalizzazione, ma anche della economia sostenibile e della transizione ecologica”.

 

Fonte: www.abruzzoweb.it

 

Sull’argomento la Fisac e la CIGL L’Aquila erano intervenute in più occasioni: ne ricordiamo alcune.

 

Politica, Banche, Imprese: tutti facciano la loro parte per il rilancio del Paese


Piani industriali grandi gruppi bancari = ulteriore impoverimento del territorio.


 

Perché le banche non vogliono più finanziare le aziende aquilane?

 

 




BCC: piattaforma unitaria per il rinnovo del CCNL

In allegato è possibile scaricare la presentazione della piattaforma rivendicativa per il rinnovo del CCNL Credito Cooperativo.

A partire dai prossimi giorni tutte le lavoratrici ed i lavoratori del Credito Cooperativo saranno chiamati a discutere e valutare la piattaforma nel corso delle assemblee unitarie che si svolgeranno in tutte le aziende, e che si cercherà di concludere entro la prima metà di settembre in modo da consentire la presentazione della piattaforma a Federcasse entro lo stesso mese di settembre.

 

Scarica l’allegato: PRESENTAZIONE PIATTAFORMA CCNL BCC




MBO: cosa succede se il management non è SMART

MBO è un acronimo sulla bocca di tutti, nelle aziende di servizi finanziari (e non solo)Anche smart è un vocabolo inglese in gran voga: nonostante possa corrispondere, in dialetto ferrarese, al nostro “sgagià” (una persona sveglia, dall’intelligenza rapida, veloce a comprendere ed agire) che è quasi un sostantivo, smart è più propriamente un aggettivo. Quando si parla di smart work si intende il lavoro agile, smart city è la città intelligente, Smart è il nome dell’automobilina che puoi parcheggiare in un fazzoletto anche nella metropoli (non a caso è l’auto più rubata a Roma). Dentro questo aggettivo convivono sfumature di senso che hanno a che fare con la rapidità, la semplicità, la sveltezza. Ma SMART, nel gergo dell’organizzazione aziendale, è anche un acronimo, coniato dall’ economista Peter Drucker, l’inventore del sistema MBO (Management by Objectives): per approfondire la storia del Mbo e la figura di Drucker [Vedi qui] 

Si tratta di un sistema tanto propagandato quanto tradito nei suoi elementi fondativi, almeno nel sistema bancario italiano, al punto da generare effetti opposti a quelli che dovrebbe indurre. Il motivo può essere sintetizzato con una frase: l’MBO (o “gestione per obiettivi”) dei nostri manager non è SMART. Peccato che SMART sia il metodo coniato dal suo creatore, Peter Drucker, la declinazione in cinque voci di una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per far funzionare un MBO. Se non lo si conosce e non lo si utilizza, il rischio è quello di generare un mostro. Vediamo cosa si intende con l’acronimo SMART.

S  sta per “specifico”: Un obiettivo deve essere definito, e va indicato anche come raggiungerlo.

M  sta per “misurabile”. Deve essere possibile in ogni momento verificare dove ci si trova rispetto al traguardo.

A  sta per “achievable”, cioè “raggiungibile”.

R  sta per “rilevante”, cioè un obiettivo coerente con gli scopi aziendali

T  sta per “temporizzato”, cioè legato ad una scadenza temporale predeterminata.

Facciamo qualche esempio.

Specifico: Aumentare del 30% la percentuale di risparmio gestito tra i propri clienti è un obiettivo specifico. Se non mi viene indicato come fare, quando la mia clientela è anagraficamente più vecchia della media, e il mio territorio ha avuto negli ultimi due anni il 20% delle filiali chiuse, mi si lascia in mezzo al mare. Non mi importa come lo fai, basta che lo fai. Esattamente il contrario di quello che teorizzava Drucker.

Misurabile: ci sono banche in cui i dipendenti stessi si costruiscono gli appunti excel artigianalmente per sapere come sono messi, perchè gli strumenti di controllo di gestione aziendali aggiornano i dati di produzione dopo settimane, dovendoli pescare da archivi coi quali spesso non dialogano. Come faccio a sapere dove arrivare se non so dove mi trovo?

Achievable (Raggiungibile): qui entra in gioco il termine “condivisione”, una delle parole dal significato più travisato all’interno delle banche. “Condividere” dovrebbe significare raggiungere un accordo sui contenuti. “Condividere”, per chi “discute” un budget con il proprio sottoposto, significa spesso metterlo al corrente che deve arrivare lì. Punto. Se l’obiettivo è raggiungibile in astratto, ma non in concreto, il problema si salda con quello della specificità, e porta alle distorsioni più gravi, come vendere prodotti alle persone sbagliate per raggiungere un obiettivo che è stato assegnato senza tenere conto delle condizioni di quel contesto.

Rilevante: ha senso concentrare le energie della rete commerciale in una campagna martellante per far indebitare la clientela “debole” (ad esempio cessione del quinto dello stipendio o della pensione per ripagare un debito) e nel frattempo perdere volumi importanti su clientela “forte” ma non adeguatamente presidiata, magari dopo essere stata assorbita per effetto di una incorporazione? (provare, per credere, a fare un giretto di opinioni ‘fuori dai denti’ tra i clienti e le associazioni di categoria di Bergamo e Brescia, orfane di UBI).

Temporizzato: se il tempo prefissato è un anno solare, non può in corso d’opera diventare (anche) tre mesi. Soprattutto, l’obiettivo trimestrale non può essere penalizzante ai fini del consuntivo annuale se non viene raggiunto, e non essere premiante ai fini del consuntivo finale se viene raggiunto, ma a fine anno per qualche ragione non si raggiunge il 100% del target. Troppo comodo (per l’azienda), beffardo (per il dipendente).

Poi ci sono i paletti. Primo esempio: se raggiungi gli obiettivi commerciali ma non completi i corsi di formazione, sei fregato: niente premio, o premio tagliato. Peccato che la formazione, fondamentale per Drucker proprio per fornire al manager gli strumenti per gestire i propri obiettivi e quelli della propria squadra, adesso sia quasi tutta on line: moduli lunghissimi, da fare a spizzichi durante i ritagli di tempo (quali?) tra un cliente e l’altro, che diventano folli rincorse di fine anno per passare il test (copiando le risposte da altri) e ottenere la certificazione. In questa spirale, il contenuto formativo che rimane addosso al dipendente è inconsistente. Eppure l’azienda si considera a posto, perchè tanto i moduli sono a disposizione e se la maggior parte dei dipendenti li completa, formalmente la formazione è fatta.

Secondo esempio: se il tuo responsabile ti valuta scadente, o carente in alcuni aspetti delle competenze, non vai a premio pur avendo raggiunto i targets. E pensare che Drucker aveva in mente proprio di rendere misurabile in maniera oggettiva la prestazione del collaboratore, sottraendola alle paturnie del capo di turno.

Terzo esempio: NPS negativo. Se i clienti assegnano un basso indice di gradimento al servizio (anche se dovuto a problemi organizzativi e non alla incompetenza o maleducazione del dipendente) il premio individuale può essere decurtato o non essere proprio assegnato. In questo modo si scarica sul singolo addetto il costo che dovrebbe essere addebitato ad una cattiva organizzazione.

In tutto ciò, mai che si possa cogliere un indice di qualità “sociale” della consulenza: quanto credito è stato erogato ad aziende del terzo settore; quali crediti erogati fanno assumere un rischio eccessivo, meritevole di correggere il dato quantitativo; quali indici introdurre per misurare il rischio reputazionale. Il risultato è che un sistema che dovrebbe essere semplice e misurabile diventa un interminabile manuale, cervellotico e bizantino, di regole ed eccezioni (tutte quantitative, o legate all’arbitrio del capo) aventi lo scopo fondamentale di rendere il raggiungimento del premio il più difficile possibile.

In questa situazione, il problema dell’assegnazione di obiettivi individuali anche a dipendenti che non hanno incarichi manageriali (novità foriera di inquietanti scenari, se non circoscritta) diventa, per paradosso, l’ultimo dei problemi. Il primo dei problemi è che nessuno si fida del sistema, perchè nessuno ci capisce nulla, e questo, lungi dal creare dipendenti “orientati al risultato”, aumenta la demotivazione, la sensazione di essere presi in giro.

Ovviamente, non è così per tutti. Esiste una limitata categoria di quadri aziendali i cui riconoscimenti ad personam scavano un solco imbarazzante tra la loro gratifica e le briciole (quando arrivano) della truppa, fatto che contribuisce, tra l’altro, ad alimentare la malsana abitudine di alcuni “manager” di identificare la loro attività con la vessazione dei collaboratori. Ed è inevitabile: quando un’azienda premia il manager che usa il bastone, se questo bastone porta in un modo o nell’altro al risultato (ancora una volta: non importa come, mentre per Drucker era fondamentale), il manager riceve un incentivo a interpretare il suo ruolo in maniera bovina.

Appare, in conclusione, evidente che non basta adottare formalmente sistemi di gestione per obiettivi ricolmi di termini anglosassoni, a volte del tutto travisati(la parola budget viene costantemente usata al posto della più corretta target, per fare un altro esempio) per far funzionare l’azienda in modo sano. Sotto questo profilo, le relazioni industriali avrebbero urgente bisogno di fare un enorme salto di qualità, nella direzione di una contrattazione degli algoritmi che fungono da base di calcolo per l’ MBO, la cui interpretazione “all’italiana” accontenta pochi e scontenta molti; una sorta di riproduzione, su scala aziendale, di una cattiva politica redistributiva del reddito.

 

Articolo di Nicola Cavallini su www.ferraraitalia.it




BCC: aggiornamento protocollo misure anti Covid-19

Nella serata di ieri, 16 giugno 2021, le OO SS e Federcasse hanno sottoscritto un verbale di integrazione al Protocollo condiviso del Credito Cooperativo del 7 maggio 2020 in tema di misure di prevenzione, contrasto e contenimento della diffusione del virus Covid-19 nella Categoria del Credito Cooperativo ai sensi del DCPM 26 aprile 2020.

Il verbale di integrazione, il secondo dopo quello del 10 luglio 2020 relativo alla regolamentazione delle missioni e trasferte, interviene in conseguenza delle previsioni di legge per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali (D.L. n. 52/2021 e D.L. n. 65/2021).
In particolare si è inteso confermare l’attenzione affinché si adottino adeguate misure di prevenzione, contrasto e contenimento alla diffusione del virus, con particolare riferimento ai servizi a contatto con il pubblico, così come per le altre attività come la formazione o eventuali riunioni,.

In coerenza con lo sviluppo del programma delle riaperture, con esclusivo riferimento alle zone “bianche” e “gialle” l’accesso della clientela nelle filiali avverrà con il pieno rispetto del mantenimento della distanza interpersonale e assicurando alle lavoratrici e ai lavoratori la continua disponibilità di adeguati DPI adottati in base alla normativa (idonee mascherine e gel igienizzante, eventuali ulteriori DPI prescritti dalla normativa), con l’applicazione di tutte le misure tempo per tempo previste dai provvedimenti delle Autorità competenti.

Inoltre per le riunioni nelle zone “bianche” o “gialle” è previsto che le stesse dovranno essere svolte garantendo il distanziamento interpersonale, l’uso della mascherina chirurgica o dispositivi di protezione individuale di livello superiore e un’adeguata pulizia e areazione dei locali.

Le parti, ferma la volontà di un confronto continuo sul tema, hanno inoltre inoltre assunto l’impegno di incontrarsi ad entro la metà del mese di luglio 2021, per confrontarsi sull’evoluzione dell’emergenza sanitaria e della normativa di riferimento, per valutare l’eventuale aggiornamento del protocollo condiviso 7 maggio 2020.

Nel corso della trattativa è stato calendarizzato un incontro per il pomeriggio di venerdì 25 giugno p.v. per riprendere la trattativa per il rinnovo del CCNL Dirigenti.

Entro la giornata di oggi si spera sia licenziata la bozza aggiornata e definitiva della piattaforma per il rinnovo del CCNL delle Aree Professionali e Quadri Direttivi delle BCC CRA.

Un fraterno saluto.

 

FISAC CGIL Coord. Nazionale Credito Cooperativo




Avvisi di pagamento: bloccata l’iscrizione a ruolo, avanti con il confronto

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Si è svolto lo scorso mercoledì l’incontro con Agenzia delle Entrate relativamente all’invio degli avvisi bonari agli esodati di Banche e BCC.

Agenzia delle Entrate ha convenuto sul fatto che non è cambiato il regime fiscale e che gli accordi istitutivi del Fondo di Solidarietà e i susseguenti Decreti Legge si riferiscono all’importo netto dell’assegno straordinario.

Da parte di tutte le sigle sindacali si è con fermezza ribadita la sostanza dell’Accordo istitutivo e dei Decreti susseguenti, confermando l’assoluta convinzione che gli avvisi bonari inviati sono immotivati e sbagliati.

Le Organizzazioni Sindacali hanno inoltre sottolineato l’importanza dell’azione del Fondo che, senza pesare mai sulla fiscalità generale, ha consentito di gestire in questi anni circa sessantamila esodi volontari e che potrà e dovrà essere strumento essenziale per governare gli esodi già convenuti da qui ai prossimi anni, che si stimano in circa sedicimila.

Si è convenuto sull’opportunità di acquisire un parere interpretativo da parte del Ministero dell’Economia e Finanze.

In tal senso, Agenzia delle Entrate si attiverà rapidamente. La medesima cosa faranno le Organizzazioni Sindacali e le stesse Associazioni datoriali.

Abbiamo infine convenuto con Agenzia delle Entrate sull’utilità di un nuovo incontro in tempi congrui, auspicabilmente con tutti i soggetti interessati, una volta acquisito il parere del MEF.

Sino ad allora, Agenzia delle Entrate ha dichiarato che non intende procedere ad alcuna iscrizione a ruolo.

Roma, 11 giugno 2021

 

I Segretari Generali

Fabi – First/Cisl – Fisac/Cgil – Uilca – Unisin

Lando Maria Sileoni – Riccardo Colombani – Nino Baseotto –
Fulvio Furlan – Emilio Contrasto




Il sistema del credito a sostegno del Lavoro

La Fisac Abruzzo Molise, in collaborazione con la CGIL di Chieti, organizzano il convegno

IL SISTEMA DEL CREDITO A SOSTEGNO DEL LAVORO
per la Provincia di Chieti.

Il convegno si svolgerà venerdì prossimo, 4 giugno, dalle ore 9 alle ore 14. Tra i relatori il Coordinatore Regionale Fisac Abruzzo Molise Francesco Trivelli e il Segretario Nazionale Fisac CGIL Nino Baseotto.

Alleghiamo il programma dell’evento, che potrà essere seguito online attraverso i canali YouTube Fisac Cgil – Fisac Abruzzo Molise




I banchieri giocano a Risiko con la nostra pelle

Ve lo immaginate vostro nonno di 80 anni che sta in un paese collinare, in cui la filiale più vicina è a 30 chilometri e che per fare un bonifico o pagare una bolletta deve accedere con lo smartphone o il computer ad una app, in un posto dove non c’è il wifi e la fibra non arriverà mai? Questa è la mitologica “digitalizzazione” per molti cittadini italiani. Questo è il risultato della desertificazione dei servizi bancari (che erogano secondo la legge un “servizio pubblico essenziale”), accompagnata spesso dall’abbandono sugli stessi territori dei servizi di trasporto e sanitari. Questa è la “tutela del risparmio” garantita dalla Costituzione. Questo è il quadro degno di un film di Ken Loach, e diventerà sempre più frequente con il procedere impetuoso e inarrestabile del processo di aggregazione delle banche in tre o quattro grandi gruppi oligopolistici.

Non è una previsione, è quello che accade. Migliaia di sportelli vengono e verranno chiusi in nome della “filiale moderna”, un sogno popolato da umanoidi che ti aiutano a compiere le operazioni e ti assistono nella risoluzione dei problemi, la frontiera che prenderà il posto dell’assistenza telefonica, già disumana e inefficiente ma almeno un operatore umano che risponde dall’Albania puoi ancora trovarlo, se riesci a uscire indenne dal labirinto delle dieci opzioni commerciali che fanno da scudo al suo intervento. Come evidenzia Daniele Quiriconi, segretario regionale Fisac CGIL della Toscana in questo articolo:

“Se l’algoritmo che sovrintende le scelte organizzative di oligopoli finanziari che macinano miliardi di utili invitando in automatico a chiudere le filiali di tre dipendenti, spostare migliaia di lavoratori e lasciare milioni di cittadini senza un servizio costituzionalmente garantito, procede inesorabile e la protesta di sindacati, sindaci, associazioni dei consumatori nulla ha potuto finora, forse la politica dovrebbe interrogarsi sulle conseguenze dell’ampliamento di periferie sociali oltre che geografiche, che queste scelte alimentano. E che colpiscono i ceti più popolari e più fragili

Questa corsa al puro abbattimento dei costi (lo chiamano “efficientamento”), alle aggregazioni favorite da robusti sconti fiscali, all’impiego ingente di denaro pubblico per salvare la capitalizzazione di istituti sistemici, dovrebbe avere come contropartita la richiesta di garanzie per i lavoratori e per i clienti. Questo dovrebbe essere il compito della politica: se ti erogo denaro dei cittadini, quegli stessi cittadini che sono anche lavoratori e clienti dovrebbero beneficiare di un servizio migliore, di tutele professionali e territoriali per il proprio lavoro. Invece succede che il ruolo dello Stato si ferma all’erogazione di denaro, e per il resto vige il laissez-faire: altro che dirigismo, qui siamo al liberismo economico(apoteosi della teoria del libero mercato come autoregolatore) alimentato però dal denaro pubblico. Peccato che il “libero mercato” , che dovrebbe essere garanzia di concorrenza, stia portando ad un oligopolio alla Kurgan del film Highlander, quando dice “ne rimarrà uno solo”. Peccato che questa direzione obbligata peggiori le condizioni dei lavoratori: quelli che vengono “spintaneamente”  accompagnati fuori dall’azienda, anticipandone la quiescenza, non sono infatti sostituiti in pari misura da forze fresche, con il risultato che chi resta in ufficio o allo sportello rimane sempre “sott’acqua”, affogato dai carichi di lavoro e dalle pressioni alla vendita. I clienti al contempo non vengono soddisfatti nei bisogni reali, ma vengono agganciati per creare loro dei bisogni immaginari. Così può capitare che un privato cui è appena stato negato un prestito venga agganciato dalla stessa banca che glielo ha negato per cedere il quinto dello stipendio in cambio di un prestito, perchè quella è la campagna in voga. Così può capitare che il capetto, più realista del re, imponga ai subalterni la concessione di un mutuo solo a condizione che il cliente sottoscriva anche una polizza vita, con buona pace di ogni regola nemmeno etica, ma di banale valutazione del merito creditizio.

Sotto i nostri occhi, le banche si stanno trasformando da infrastrutture di sostegno ai territori a negozi di pura vendita: sono disposto a darti soldi solo se con quei soldi compri un mio prodotto. Le cosiddette “operazioni baciate” rischiano di diventare il core business di aziende che sono disposte a stravolgere ogni regola della loro tradizione al fine di perpetuare l’unica regola che non può cambiare: quella del massimo profitto per il grande azionista.

Articolo di Nicola Cavallini su www.Ferrara Italia.it




Credito Cooperativo: provvidenze per i disabili (Art. 88 del CCNL)

Così come prevede il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Credito Cooperativo

Per ciascun familiare fiscalmente a carico, che risulti portatore di handicap ai sensi della legge 5 febbraio
1992, n. 104, viene corrisposto un contributo annuale di euro 1.032,91; tale contributo va corrisposto entro il
mese di giugno di ciascun anno, su presentazione di certificazione medica attestante per l’anno in corso il
sussistere delle anzidette condizioni; tale contributo assorbe fino a concorrenza, le analoghe provvidenze
economiche correnti a livello regionale o aziendale.

entro il mese di Giugno le Aziende, dietro apposita richiesta, corrispondono il contributo annuale per i familiari fiscalmente a carico portatori di handicap.

Poiché, come detto, l’erogazione di questa provvidenza avviene solo su apposita richiesta da parte della lavoratrice o del lavoratore, invitiamo tutti i colleghi interessati a produrre ed inoltrare alla propria Azienda tale domanda, corredata da tutta la relativa documentazione, in tempo utile affinché le Aziende possano provvedere alla erogazione entro il mese di giugno.

A tal fine si allega fac-simile della domanda, redatta sulla base delle previsioni del CCNL. Ti invitiamo comunque a verificare eventuali diverse previsioni della contrattazione integrativa regionale o aziendale.

 

FISAC-CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo
creditocooperativo@fisac.it – www.fisac-cgil.it

 

INFORMAZIONI FISAC BCC
Maggio 2021

 

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