POS: esenzione commissioni per pagamenti fino a 5 euro

Non sembra possibile andare oltre in modo generalizzato, anche se non si escludono iniziative singole delle banche o riduzioni per i pagamenti per cifre superiori. Per Confesercenti sarebbe stato logico arrivare anche a 50 euro per i pagamenti contactless.


Nessuna commissione per i pagamenti elettronici fino a 5 euro: la riduzione dovrebbe basarsi su un’adesione volontaria delle banche, per evitare l’intervento dell’Antitrust.

Il governo ha già registrato un sostanziale consenso sull’iniziativa: ci sono istituti che tra l’altro si sono mossi per proprio conto, come Intesa Sanpaolo, che ha già tagliato dall’inizio di settembre le commissioni per i pagamenti su Pos fino a 10 euro. E altri che hanno aderito a iniziative per promuovere il commercio colpito dal Covid: lo ha fatto per esempio il Monte dei Paschi di Siena, a favore dei piccoli esercenti propri clienti che, attraverso Nexi, hanno beneficiato di una riduzione delle commissioni sulle transazioni di piccolo importo. Oppure anche American Express cheha attivato Shop Small, un programma di incentivazione degli acquisti per i consumatori e di sostegno alle attività dei piccoli esercizi commerciali.

Ci sono anche diverse banche che preferirebbero affrontare la questione del taglio delle commissioni non in modo generalizzato, ma piuttosto attraverso accordi commerciali con segmenti specifici di clientela. In linea di massima, però, si registra una ampia disponibilità sulla questione, anche se sembra esclusa la possibilità di arrivare a cifre più alte: si era parlato di un taglio per i pagamenti fino a 25 euro, il tetto vigente per i pagamenti con carta contactless senza digitare il Pin. Ma sembra da escludersi che si possa arrivare a una cifra del genere, che per i commercianti rappresenta invece un tetto più che ragionevole.

Da un’indagine dell’Osservatorio Credito Confcommercio emerge che il 67% delle imprese considera “non vantaggiosa” l’accettazione delle carte di credito e debito: il primo motivo di insoddisfazione (95%) è legato proprio ai costi di gestione e delle commissioni. Circa la metà degli esercenti si è rivolto alla propria banca per trattare una riduzione delle commissioni, ma il 60% non ha ricevuto soddisfazione. Il 75% degli esercenti considera prioritaria la riduzione dei costi nell’ottica di una spinta generale alla diffusione delle carte, ma non si riferisce soltanto alle commissioni: il 23% per esempio chiede di ridurre i costi di installazione e gestione. Secondo l’organizzazione è fondamentale, nel piano Cashless che il governo sta per varare, “definire condizioni di convenienza per tutti i soggetti utilizzatori di sistemi elettronici di pagamento, inclusi gli esercenti”. Inoltre, l’impatto economico a carico di chi mette i sistemi di pagamento elettronici a disposizione dei consumatori finali “dovrebbe essere invece pressoché nullo”.

“Dal primo gennaio tutti i pagamenti effettuati con strumenti contactless saranno accettati senza il Pin fino a 50 euro. – rileva Mauro Bussoni, segretario generale Confesercenti – Secondo me sarebbe stato logico dire anche ‘da questi importi togliamo pure le commissioni’. La questione della promozione dei pagamenti digitali andrebbe affrontata con un’ottica diversa. È sbagliato il presupposto secondo il quale promuovere la moneta elettronica serve a combattere l’evasione. Si può evadere anche usando le carte di credito. Invece i pagamenti elettronici sono uno strumento utile per modernizzare il Paese, favorendone la crescita. Inoltre con la pandemia i pagamenti contactless sono particormente vantaggiosi”.

Inoltre, secondo Bussoni, la lotteria degli scontrini finirà per favorire la grande distribuzione: “Si dovrebbero offrire vantaggi anche ai piccoli esercizi diffusi in modo capillare sul territorio, valorizzandoli”. La lotteria degli scontrini prevede premi fino a 5 milioni di euro, estesi anche ai commercianti che hanno emesso i biglietti vincenti. Mentre il principale incentivo per gli utenti è quello del cashback, cioè un rimborso del 10% degli acquisti effettuati con pagamenti elettronici con un massimale di spesa di 3 mila euro, con un “supercashback” di 3000 euro a favore dei 100 mila cittadini che utilizzeranno maggiormente la carta.

Fonte: www.repubblica.it

 




ABI e BCC: indennità annuali. Provvidenze per motivi di studio

Pur con le difficoltà legate alla prevenzione del Covid-19, da qualche giorno è ripartito l’anno scolastico in tutta Italia. La riapertura delle scuole coincide con il momento di inoltrare la richiesta relativa alle somme spettanti ai lavoratori per ciascun figlio o equiparato fiscalmente a carico che frequenti la scuola media inferiore o superiore o l’università. L’indennità spetta anche ai lavoratori studenti.

Ricordiamo che l’accredito delle provvidenze non avviene in automatico, quindi è necessario che ogni lavoratore presenti la domanda.

Le indennità sono previste dai CCNL ABI e Federcasse con modalità e importi leggermente diverse; per questo invitiamo i lavoratori a rileggere i post che riguardano la loro casistica.

Cosa prevede il CCNL ABI

Cosa prevede il CCNL Federcasse

 

Restando in tema di problematiche legate a possibili problemi legati a studenti poti in quarantena, invitiamo a rileggere anche il post nel quale avevamo trattato l’argomento:

Cosa prevede la legge per i genitori lavoratori in caso di quarantena a scuola

 




Cassa mutua BCC: novità 2020, rimborso vaccino antinfluenzale

  • Come noto, già dall’aprile di questo anno la Cassa Mutua Nazionale per il personale BCC CRA ha reso operativa la nuova prestazione “Covid-19” a favore dei soggetti colpiti dalla pandemia virale, prevedendo un supporto economico a favore dei ricoverati in terapia intensiva e sub-intensiva così come per coloro che hanno dovuto gestire la malattia presso la propria abitazione, e un ulteriore sostegno per l’assistenza psicologica.
Cassa Mutua Nazionale, anche sulla scorta delle raccomandazioni del Ministero della Salute, ha valutato di prevedere, eccezionalmente per l’anno 2020, una ulteriore prestazione volta a sensibilizzare ed agevolare il ricorso alla vaccinazione antinfluenzale in previsione la prossima stagione influenzale. Tale vaccinazione potrebbe infatti aiutare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti, visti i sintomi molto simili tra Covid19 e influenza, oltre che rappresentare, ovviamente, un utile strumento di prevenzione in un momento così particolare di crisi pandemica. Il Comitato Amministratore ha quindi deliberato di ampliare il Nomenclatore vigente introducendo, per l’anno 2020, il rimborso del vaccino antinfluenzale.
In allegato si invia la circolare n. 10/2020 al fine di poter prendere visione, nel dettaglio, della nuova prestazione.
Un fraterno saluto!
                    FISAC CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo
Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

Scarica l’allegato: Circ_10_2020




BCC Abruzzo Molise: firmato accordo per il premio di risultato 2020

 

ABRUZZO MOLISE

PREMIO DI RISULTATO 2020
FIRMATO L’ACCORDO PER L’EROGAZIONE
BILANCIO ESERCIZIO 2019

In data odierna, presso la Federazione Abruzzo e Molise BCC è stato sottoscritto l’accordo che consentirà l’erogazione del “premio di risultato” 2020, relativo all’esercizio 2019.

La liquidazione del PDR avverrà con la busta paga del mese di ottobre al personale in servizio nel mese di erogazione e che abbia prestato attività lavorativa nel corso dell’anno di misurazione 2019.
Nel caso di inizio del rapporto di lavoro durante l’ anno di misurazione il premio di risultato verrà erogato in proporzione ai mesi di servizio prestati, considerando come mese intero l’eventuale frazione superiore ai 15 giorni.

Per quanto riguarda la metodologia di calcolo è stata adottata la stessa degli anni precedenti ed in particolare quella dello scorso anno.

Inoltre è stata confermata la possibilità di optare, in luogo dell’erogazione in busta paga di tutto o in parte e comunque su base volontaria, per il rimborso di prestazioni sostenute a titolo di Welfare prevedendo, in tal caso, la maggiorazione dell’importo del premio di risultato 2020 di un 15% a carico dell’azienda.
I titolari di un reddito di lavoro dipendente non superiore ad euro 80.000, con riferimento a quanto percepito nell’anno 2019, sconteranno un’aliquota agevolata IRPEF di tassazione pari al 10% fino a un importo di premio massimo pari ad Euro 3.000.
Per i dipenderti con reddito di lavoro dipendente superiore alla soglia indicata gli importi fruiti in modalità Welfare saranno assoggettati a tassazione ordinaria.
Le spese oggetto del rimborso posso essere esclusivamente quelle sostenute nel 2020.

Entro il giorno 15 ottobre ogni dipendente dovrà effettuare la scelta Welfare comunicandolo al proprio Ufficio del Personale,con le seguenti possibilità:

  • Conversione totale del premio in Welfare con limite massimo a 2.550 Euro

  • Conversione parziale del premio in Welfare (indicando l’importo)

Seguiranno comunicazioni sui termini e sulle modalità di presentazione della documentazione, a carico dell’Azienda.
Nel caso in cui non venga effettuata alcuna scelta, l’intero importo sarà automaticamente erogato come premio di risultato con il cedolino paga del mese di ottobre 2020 .
In caso di scelta Welfare, l’importo definito a titolo di premio di risultato sarà maggiorato del 15 % a carico dell’azienda da cui il limite massimo di Euro 2.550 Euro poiché la soglia di detassazione rimane attestata ad Euro 3.000.
L’importo destinato a Welfare, comprensivo di maggiorazione, dovrà essere completamente assorbito dai rimborsi presentati.

Gli importi relativi ai rimborsi Welfare saranno evidenziati come voce figurativa nel cedolino di ottobre.

A titolo indicativo le prestazioni assoggettabili a rimborso riguardano:

  • Rette, tasse, iscrizioni asili/scuole/università comprese le mense scolastiche;

  • Campus estivi ed invernali;

  • Testi scolatici/universitari;

  • Assistenza anziani o non autosufficienti:

  • Contributo al fondo pensione.

Pescara, 21 settembre 2020

Le Segreterie Regionali

Scarica l’accordo




BCC: Lettera Aperta al Fondo Pensione Nazionale – Assemblea 29 luglio 2020

Credito Cooperativo
Al Presidente del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC CRA
e
Ai Componenti del Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC / CRA
Ai Componenti del Collegio dei Sindaci del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC / CRA
Al Responsabile del Fondo Pensione Nazionale per il Personale delle BCC / CRA
Al Presidente della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo / Casse Rurali ed Artigiane
Lettera aperta
Egregio Presidente,
nel ringraziare, a nome della FISAC CGIL, per il cortese invito a partecipare alla Assemblea Ordinaria dei Delegati del Fondo Pensione Nazionale per il personale delle BCC / CRA, da Lei presieduto, che si terrà il giorno 29 luglio p.v. presso l’Hotel Rome Cavalieri Waldorf Astoria, intendiamo al contempo comunicarLe che, nostro malgrado, ci vediamo costretti a declinare l’invito che appare una mera formalità nei confronti di chi, come la Fisac CGIL nella qualità di fonte istitutiva del Fondo Pensione Nazionale, da tempo è stato deliberatamente estromessa dalla vita amministrativa del Fondo stesso.
Riteniamo inoltre che la partecipazione a quella che sembra essere una “kermesse”, distonica anche rispetto all’attuale situazione del Paese, sarebbe per noi quantomeno ingiustificabile.
Corre tuttavia l’obbligo di motivare le ragioni che ci inducono a non partecipare. Potremmo a tal fine elencare alcuni rilevanti accadimenti, come ad esempio:
  • la pregiudiziale posta da Lei e dalla Sua organizzazione sindacale verso il nominativo da noi candidato come componente del Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensione, solo perché lo stesso, quando in carica, aveva espresso perplessità riguardo la gestione del Fondo Immobiliare;
  • la dichiarazione di “inaffidabilità” da Lei rivolta alla Fisac CGIL, in nome e per conto della Sua organizzazione sindacale, finalizzata alla esclusione dei rappresentanti della FISAC CGIL da qualsiasi incarico amministrativo in seno al Fondo, nonostante fossimo in presenza di nostri candidati eletti in una “lista unitaria”;
  • l’ostinazione con cui il Fondo ha proceduto alla ingiustificata chiusura del comparto Garantito “Assicurativo Orizzonte 5”, che pure vedeva il gradimento di una quota importante degli iscritti, nonché la successiva diffida rivolta a tal riguardo dal Fondo Pensione alla nostra organizzazione sindacale perché si interrompesse la corretta e legittima campagna informativa che, come Fisac CGIL, stavamo promuovendo;
  • la infondata accusa di conflitto di interessi rivolta, per Suo tramite dalla sua organizzazione sindacale alla FISAC CGIL, nel corso della ultima Assemblea del Destinatari della Cassa Mutua Nazionale, riguardo l’affidamento della gestione della prestazione Long Term Care di Cassa Mutua a UNISALUTE (Gruppo UNIPOL) con l’affermazione che presso il C.d.A. della UNIPOL siede un componente della CGIL; affermazione questa che risulta essere palesemente falsa, e da Lei mai smentita;
  • la persistente indisponibilità alla nostra proposta di modifica in senso proporzionale del regolamento elettorale per la elezione della Assemblea dei Delegati del Fondo Pensione Nazionale. Tale regolamento, modificato in ultimo dal Consiglio di Amministrazione nel mese di novembre 2018, che paradossalmente oggi è ancor più “Maggioritario / Totalitario”, ha magari agevolato, o agevolerà, qualche modifica statutaria rilevante ma impedisce qualsiasi possibilità di rappresentanza a chi non aderisce a posizioni precostituite anche riguardo la gestione amministrativa e patrimoniale del Fondo.
Su questi temi, e molti altri comunque importanti per la vita del Fondo Pensione, come Fisac CGIL ci siamo nel tempo adoperati per sensibilizzare chi, sia per parte datoriale che sindacale, governa il FPN, cercando comunque di preservare ed affermare, ostinatamente e responsabilmente, i valori della democrazia, della partecipazione e della bilateralità per il futuro del “nostro Fondo Pensione”, ma siamo rimasti sempre inascoltati!
Potremmo quindi portare quali motivazioni della “nostra assenza” tutti i fatti sopra citati, ed altri ancora, ma non lo faremo!
Riteniamo invece di non partecipare, nella “nostra qualità di ospiti”, alla prossima assemblea annuale del Fondo Pensione Nazionale in ragione del fatto, grave ed inusitato, che il Consiglio di Amministrazione del Fondo ha approvato in data 28 maggio 2020 alcune modifiche statutarie che, tra le altre, prevedono l’allargamento della platea dei destinatari, con la possibilità di adesione al Fondo Pensione anche “degli amministratori non dipendenti delle Banche di Credito Cooperativo e di tutte le Società che applicano la contrattazione collettiva nazionale di lavoro Federcasse”.
Alcune delle modifiche, ove il giorno 29 luglio p.v. venissero ratificate dalla Assemblea dei Delegati, avrebbero importanti ripercussioni sia sulla natura stessa del Fondo Pensione che sul sistema del Credito Cooperativo tutto.
Non sfugge che viste le prerogative del nostro Fondo Pensione e la rilevanza delle modifiche proposte queste avrebbero dovuto vedere il pieno confronto e coinvolgimento di tutte le Fonti Istitutive. E’ stato invece ritenuto sufficiente portarci a conoscenza delle stesse, in data 26 giugno 2020, con una semplice comunicazione.
Così, anche in forza del famigerato regolamento elettorale, i componenti del Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensione Nazionale BCC/CRA in rappresentanza di Federcasse e di sole due organizzazioni sindacali, tra quelle annoverabili come fonti istitutive, possono procedere alle variazioni che ritengono di “dover fare”; tutto ciò senza condivisione alcuna con le altre fonti istitutive indipendentemente dal fatto che queste rappresentino una parte rilevante delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti al Fondo Pensione Nazionale.
Distinti saluti.
Roma lì 27 luglio 2020
Il Coordinamento Nazionale FISAC CGIL
Credito Cooperativo



Lavorare stanca, anzi uccide (lo stress del colletto bianco)

Non parleremo, in generale, di lavoratori che si fanno male o perdono la vita cadendo da un ponteggio, respirando miasmi tossici, travolti da un muletto o risucchiati da un macchinario in catena. Parleremo, in particolare, dei lavoratori che operano nei settori finanza, banche, assicurazioni. Colletti bianchi, un tempo considerato il paradigma dell’impiego comodo, sicuro e ben pagato. Cosa c’è di meglio di lavorare al fresco d’estate e al calduccio d’inverno, ben vestiti, senza rischiare di rimanere senza lavoro e con un premio di produzione che si somma allo stipendio?

Le pubblicità delle grandi banche, delle compagnie di assicurazione, degli enti che fanno prestiti personali mostrano consulenti dall’aria rilassata, elegante, rassicurante che, con un sorriso perennemente stampato in faccia, risolvono il problema del mutuo casa alla giovane coppia con bimbo, coprono il rischio del furto in casa vostra mentre siete in vacanza, mettono in un salvadanaio sicuro i vostri sudati risparmi. Ho imparato una legge dell’immaginario creato dai pubblicitari: più seducente è il mondo rappresentato e associato a quel marchio, più infernale è il mondo reale che sta all’ombra di quel marchio. Non parlo tanto del mondo della finanza stile Wall Street: spietato, feroce e dal fascino algido, la cui crudeltà può apparire superficialmente una minaccia per pochi facoltosi (naturalmente non è vero: le grandi corporation della finanza possono far fallire interi stati sovrani, e con loro affamare popoli). Parlo di un inferno meno cinematografico ma più popolare: quello dello sportello bancario sotto casa, dell’agenzia assicurativa che vi fa la polizza auto, della posta che propone un investimento di finanza strutturata a vostro padre, che ha settantacinque anni. L’inferno che vi viene rappresentato con l’immagine a volte bonaria, a volte fighetta del consulente della porta accanto.

The Workforce View 2020 – Volume Uno realizzata da ADP, multinazionale leader nell’ambito della gestione delle risorse umane, è un’indagine nella quale sono stati intervistati circa 32.500 lavoratori in tutto il mondo, 2.000 in Italia, esplorando le opinioni dei dipendenti riguardo alle problematiche attuali sul posto di lavoro e il futuro che si aspettano.
La fascia d’età più colpita è quella tra i 35 e i 54 anni: si dichiara giornalmente sotto pressione il 26%. Anche dopo i 55 anni la percentuale rimane alta al 23%, mentre scende al 20% dai 25 ai 34 e al 13,5% dai 18 ai 24 anni. Sommando le risposte è possibile tracciare una classifica dei settori in cui i lavoratori risentono maggiormente di stress.
Al primo posto il settore della finanza (bancario, assicurativo, intermediazioni) con una percentuale del 93%.
Al primo posto.
Le ragioni? Ansia del risultato, eccessiva mole di lavoro, senso di frustrazione derivante da una paga poco premiante o da una carriera che stenta a decollare nonostante i numerosi sacrifici, ma anche la preoccupazione di non poter coniugare al meglio lavoro e vita privata.
Marisa Campagnoli, HR director di ADP Italia, commenta: “Lo stress eccessivo e cronico può portare il lavoratore ad avere problemi di salute psicologica. I datori di lavoro e i responsabili HR, dovrebbero prendere in considerazione l’importanza di alleviare l’onere per i lavoratori sotto pressione. Purtroppo, i lavoratori stessi sono restii a parlare del problema, temono li possa danneggiare nella carriera, ma i team delle risorse umane possono svolgere un ruolo importante in modo che il personale si senta supportato nel farsi avanti. Aumentare la consapevolezza del problema all’interno delle organizzazioni, mettere in atto politiche per affrontarlo e indicare come i dipendenti possono ottenere aiuto sono alcuni dei modi in cui i datori di lavoro possono dimostrare che stanno prendendo sul serio il problema della salute psicologica dei propri lavoratori”.

Vi sembra esagerato? Beh, ma non lo dico io, lo dicono i lavoratori del settore, rispondendo per una volta non ad una indagine interna, commissionata dal datore di lavoro, ma ad un questionario indipendente. Lo stress lavoro-correlato è la nuova frontiera del danno professionale, in particolare nel settore dei servizi finanziari. Volendo esemplificare con una immagine il disagio di questa categoria, parlerei di una persona che si sente costantemente tra l’incudine e il martello.

L’incudine è la crescente richiesta di servizio, di assistenza, di aiuto dei clienti, sempre più smarriti dalla situazione sociale, alla ricerca in taluni casi disperata di sostegno economico, ma anche di onesta consulenza, di consigli per districarsi nella giungla di prodotti spesso incomprensibili, costosi, dalle commissioni nascoste e dai rendimenti incerti, dal tasso di sicurezza aleatorio. Clienti che, in una città normale, magari di provincia, sono conoscenti del bar, amici, parenti, persone che cercano tutte le cose sopra citate, e che si possono compendiare in una parola: fiducia. Cercano persone, professionisti di cui potersi fidare, in modo da affidare loro la propria situazione in maniera trasparente, a propria volta onesta, tale che la fiducia possa dirsi reciproca.

Il martello è l’ossessiva, quotidiana, soffocante richiesta aziendale di obiettivi da raggiungere, di performance, di risultati, per dirla con una espressione la “pressione commerciale”. Una pressione ormai svincolata dall’effettivo risultato, al punto da essere paradossalmente più vessatoria nelle aziende che macinano più utili, come se picchiare con il martello sul proprio dipendente facesse parte della ontologia (che assorbe e annulla la deontologia) della prestazione, che diventa impropriamente un’obbligazione di risultato quando normativamente si tratta, con tutta evidenza, di una obbligazione di mezzi.

Tra l’altro, in cambio di cosa? Per la stragrande maggioranza dei lavoratori di trincea, in cambio di un premio annuale che, in termini monetari, consente al massimo di pagarsi un fine settimana in un dignitoso tre stelle. Qualcuno potrebbe domandarsi il perchè di questa spirale assurda, di questo gioco al massacro della propria salute che non vale una candela tanto fioca, perchè in tanti ci cascano, non riescono a starne fuori. Per tre ragioni fondamentali.
La prima è organizzativa: per quattro che remano, ce ne sono sei che dettano il ritmo della pagaiata, che dicono ai quattro rematori quanto e come remare. E quei sei prendono un premio che è fino a dieci volte tanto quello dei quattro rematori. Una specie di multilevel marketing istituzionalizzato.
La seconda ragione è la paura della rappresaglia: che non è solo il timore di non fare carriera, ma di essere trasferiti lontano da casa, emarginati, bollati come scarsi o fannulloni, anche perchè i criteri di valutazione della prestazione non sono quelli di un consulente, ma quelli di un venditore, di un piazzista, essendo pesantemente sbilanciati sulla parte quantitativa: quanto vendi, non come vendi. E in particolare se sei donna, magari con figli piccoli, il timore di essere allontanata da casa gioca un ruolo fondamentale nel condizionare la tua condotta sul lavoro.
La terza ragione è psicologica: il meccanismo entra dentro di te, diventa parte del tuo essere, lo assumi come parte della tua cassetta degli attrezzi. La formazione dei bancari, per dirne una, è per la massima parte commerciale, mirante a vendere prodotti (tecniche di vendita screziate a volte da ridicole impalcature new age, stile “i believe i can fly, i believe i can touch the sky” ).
La formazione obbligatoria, quella sulle norme – e sono tante – che devono essere rispettate nell’esercizio del credito e nel collocamento dei prodotti di risparmio, è schiacciata dalla mole dei corsi finalizzati alla vendita, e spesso le aziende si mettono in regola (formalmente, ma non sostanzialmente) sottoponendo i dipendenti a corsi sulla normativa solo on line, Bignami digitali di nozioni incamerate non per renderle parte del proprio bagaglio (è impossibile, intruppando le slide tra un cliente e l’altro), ma per riuscire a passare il test finale. Va peraltro detto che le tre ragioni, appena declinate, di questa spirale sono strumentali ad una potente ratio basica sottostante, molto prosaica ma molto potente: la necessità di dare soddisfazione agli azionisti, in particolare ai grandi azionisti. Gli utili non possono scendere, i dividendi non possono calare, il valore capitale non può deprezzarsi. Ciò non può accadere, anche se da anni, ormai, il differenziale dei tassi d’interesse (lo scarto tra i tassi attivi e passivi), che era il grosso del margine di una banca, è strutturalmente basso, lontanissimo dai margini di quindici anni fa. Esiste solo un modo per mantenere tendenzialmente inalterato il margine di guadagno, se il margine di interesse è enormemente più basso del passato: collocare prodotti in maniera massiva, possibilmente prodotti che incorporano elevate commissioni.

So bene che non sto rassicurando i clienti delle banche e delle assicurazioni, che poi siamo tutti noi. Non intendo nemmeno fare il lavoratore del credito-fenomeno. Ce ne sono, in giro, di questi ‘pentiti’ che fanno soldi confessando quanto erano spietati nel far soldi, da dirigenti. Sostengo anzi che gli anticorpi contro la deriva del sistema finanziario diffuso sono ancora vivi. E’ proprio il profondo disagio dei dipendenti, evidenziato dalla ricerca da cui abbiamo preso le mosse, a costituire la spia dell’esistenza di questi anticorpi. Il disagio da altro non deriva, infatti, se non dalla difficoltà del corpus dei lavoratori (la grande maggioranza) di veleggiare in direzione ostinata e contraria rispetto alla corrente, che li spinge da un’altra parte. Sono i lavoratori (in particolare gli addetti alla clientela) la parte più sana del sistema. Il loro profondo disagio dipende in buona misura dal tentativo di lavorare con scienza e coscienza, anche etica, nell’interesse dei loro clienti oltre che del loro datore di lavoro. Nonostante il nuovo Contratto Nazionale dei lavoratori del credito incorpori una serie di regole che stigmatizzano e mirano a denunciare le cattive prassi commerciali, la strada per una buona finanza è ancora molto lunga, soprattutto perché non esiste ancora un vero e proprio regime sanzionatorio (e le sanzioni, per essere efficaci, dovrebbero colpire le aziende) delle condotte scorrette, laddove queste non si concretizzino in reati già codificati.

I cosiddetti stakeholders, cioè portatori di interessi classici, che gravitano attorno al sistema finanziario sono tre: azionisti, dipendenti, clienti. Credo che solo una saldatura ‘politica’ (spesso mancata) tra l’interesse dei dipendenti ad un lavoro svolto con coscienza e trasparenza, e l’interesse dei clientiad un servizio di consulenza onesto e limpido possa spostare il baricentro del sistema, consentendo ai bancari e agli assicurativi di liberarsi dall’ansia e dal disagio e ai clienti di potersi fidare della consulenza loro offerta.

Nicola Cavallini

 

Fonte: www.ferraraitalia.it

 

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Il 66% dei lavoratori dipendenti è sotto pressione. I più a rischio? I bancari




Il 66% dei lavoratori dipendenti è sotto pressione. I più a rischio? I bancari

Due terzi dei dipendenti italiani si dichiara “sotto pressione” al lavoro, con quelli del comparto bancario e finanziario al vertice della classifica.

I numeri emergono dalla survey “The Workforce View 2020 – Volume Uno” realizzata da ADP, multinazionale leader nell’ambito della gestione delle risorse umane, che ha intervistato circa 32500 lavoratori in tutto il mondo, 2000 in Italia.
In particolare è del 23% la percentuale di coloro che in Italia dichiarano di risentire mentalmente e fisicamente di ansia a stress da lavoro ogni giorno, praticamente un italiano su 4. Un altro 43% dice di vivere questa situazione non giornalmente, ma settimanalmente, spesso anche due o tre giorni a settimana. Circa il 18% prova malessere solo poche volte al mese, mentre un fortunato 12% dichiara di non sentirsi mai stressato.

Al primo posto fra i settori più a rischio appunto viene quello delle finanza (bancario, assicurativo, intermediazioni) con una percentuale del 93%, seguono i servizi professionali con il 90% (pubblicità, pubbliche relazioni, consulenza, servizi commerciali, legale, contabilità, architettura, ingegneria, progettazione di sistemi informatici) e chi lavora nel campo media / informazione (editoria, radio, televisione, cinema…) con l’87%.

 

fonte: ANSA




Federcasse: rafforzate le tutele per le Lavoratrici e i Lavoratori

Comunicato Unitario su  accordo “Emergenza sanitaria nazionale Covid-19. Tutela del lavoro, della famiglia, delle fragilità”

 

Persone e regole nel Credito Cooperativo
Rafforzate le tutele per le Lavoratrici e i Lavoratori

Dopo una lunga e complessa trattativa che si è sviluppata nel corso di otto incontri, le OO.SS hanno sottoscritto con Federcasse nella tarda serata di ieri l’Accordo “Emergenza sanitaria nazionale Covid 19. Tutela del lavoro, della famiglia, delle fragilità”.

Questo accordo è relativo agli strumenti normativi ed interventi economici specifici per il settore del Credito Cooperativo.

Anche le Bcc-CR e le Raiffeisen adesso potranno contare sulla cosiddetta “cassetta degli attrezzi”. Vale a dire gli strumenti atti a governare la complessiva gestione organizzativa e a preservare le garanzie e le tutele per tutti i Lavoratori e le Lavoratrici rispetto alla conciliazione dei loro tempi di vita e di lavoro e le situazioni di fragilità, personali e familiari, in questa particolarmente delicata fase pandemica, economica e sociale che attraversa il Paese.

Vi riassumiamo i principali punti dell’accordo:

  • FORMAZIONE A DISTANZA: viene prevista a tutto il 30 settembre 2020 con modalità a distanza, anche in e-learning. Sarà possibile fruirla dal domicilio della Lavoratrice/Lavoratore, anche attraverso l’utilizzo di strumenti informatici personali;
  • BANCA DEL TEMPO SOLIDALE: viene introdotta la specifica causale di utilizzo “Covid-19 nazionale”, a sostegno della genitorialità e delle situazioni di fragilità sanitaria, per un numero di ore pari al 50% della dotazione in essere. L’utilizzo massimo individuale consentito è di 10 giorni, eventualmente anche frazionabili ad ore. Vengono riaperti i termini per la contribuzione volontaria, con versamento aziendale di una giornata ogni tre versate dalle Lavoratrici/Lavoratori in data successiva all’accordo di ieri;
  • CONGEDI PARENTALI: viene introdotta una specifica integrazione pari al 50% della retribuzione lorda delle Lavoratrici/Lavoratori non coperta dall’indennità prevista per i congedi parentali COVID con decorrenza 5 marzo 2020 e per un numero massimo di 14 giorni per le RAL (retribuzione annua lorda) fino a 45.000 euro. Tale limite è elevato a 18 giorni nei casi di congedi parentali legati alla disabilità, senza nessun limite in termini di RAL.
  • ASSEGNO ORDINARIO DEL FONDO DI SOLIDARIETA’: nel caso di ricorso al Fondo di Solidarietà per riduzioni-sospensioni dell’orario di lavoro, previa specifica procedura aziendale e conseguente accordo, è prevista l’integrazione aziendale nelle seguenti misure:
  • RAL fino a 45.000 euro: integrazione piena fino a concorrenza della retribuzione totale.
  • RAL da 45.000 a 60.000 euro: integrazione piena fino a 45.000 euro e 80% per la parte eccedente i 45.000 euro.
  • RAL oltre i 60.000 e fino a 75.000 euro: integrazione piena fino a 45.000 euro, 80% per la parte eccedente i 45.000 euro fino ai 60.000 e per la parte da 60.000 a 75.000 euro integrazione al 60%.

Le Bcc-CR e Raiffeisen anticiperanno l’importo dell’assegno ordinario con le normali tempistiche della retribuzione. I periodi di sospensione dell’attività lavorativa saranno neutralizzati agli effetti dei seguenti istituti: previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, TFR, PDR, maturazione delle ferie, periodo di comporto e scatti di anzianità.

  • SMART WORKING: tale profilo normativo sarà oggetto di specifico confronto finalizzato alla successiva definizione di un accordo in tema che possa trovare una collocazione nella prossima contrattazione collettiva nazionale di categoria.

Le OO.SS valutano in modo positivo la sottoscrizione di questo accordo, che rappresenta un idoneo “set” di strumenti a sostegno, tutela e garanzia della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle Lavoratrici e dei Lavoratori del Credito Cooperativo, al fine di governare il particolare momento legato all’emergenza sanitaria in corso e di richiamare le specificità e le altrettanto “distintività” del settore.

 

Roma, 10/06/2020

Le Segreterie Nazionali
 FABI.  FIRST/CISL   FISAC   SINCRA/UGL   UILCA

 

Scarica il testo dell’accordo 9 maggio 2020

Scarica il verbale tipo allegato A all’accordo 9 maggio 2020

Comunicato_unitario_accordo_Federcasse_9 maggio 2020




Politica, Banche, Imprese: tutti facciano la loro parte per il rilancio del Paese

Uno studio del CNA, pur esprimendo apprezzamento per le agevolazioni introdotte dal “Decreto Liquidità, evidenzia come, a distanza di oltre un mese e mezzo dalla pubblicazione, solo tre aziende su dieci siano riuscite ad ottenere l’erogazione dei finanziamenti garantiti da fondi pubblici.
Il dato desta particolare preoccupazione in una Provincia come quella dell’Aquila, per la quale la ripartenza post covid rappresenta la terza ricostruzione nell’arco di un decennio, senza che le precedenti siano state mai ultimate.

Ben prima della pandemia avevamo posto con forza l’accento sulla difficoltà delle piccole e medie imprese ad accedere al credito, in modo particolare nelle aree più disagiate del nostro territorio. Tra le possibili soluzioni proposte, l’istituzione di fondi di garanzia al 100% in favore di micro e piccole imprese. Oggi scopriamo che neanche garanzie pari all’intero importo erogato sono sufficienti ad assicurare liquidità alle aziende.
E questo nonostante il forte impegno di tutti i lavoratori del settore che – è bene ricordarlo – non hanno mai interrotto il lavoro, continuando ad offrire quello che il Governo ha ritenuto un “servizio essenziale”.

La causa dei ritardi è da ricercarsi in primis nella confusione generata dalla successione delle norme: ancora oggi non è stata prodotta una versione definitiva delle regole che disciplinano i finanziamenti.

Le responsabilità maggiori sono però imputabili agli Istituti di credito, che pur in presenza di garanzie al 100%, hanno disposto istruttorie più o meno severe; qualche Istituto si è spinto fino ad ordinare di non inoltrare pratiche che, in assenza della garanzia pubblica, sarebbero state declinate, tradendo totalmente lo spirito del Decreto. Importante è stato l’intervento dell’ ABI, che ha bloccato l’inizale tentativo delle Banche di utilizzare la garanzia pubblica per sostituire i crediti incagliati.

Le norme volte a favorire l’accesso agevolato al credito evidenziano alcune criticità e necessitano di approfondimenti al fine di renderle operative ed efficaci. Servono, innanzitutto, strumenti di controllo per evitare che un quantitativo così importante di denaro, garantito dallo Stato, venga distolto dall’unico obiettivo per cui è concesso, ovvero il rilancio del nostro Paese. Bisogna impedire che tali capitali finiscano nelle mani sbagliate: il pensiero va ovviamente alle organizzazioni criminali, oramai radicate in tutto il Paese.

I finanziamenti garantiti dallo Stato, come previsto dall’art 1, comma 2, lettera l del D.L. 23/2020, devono essere erogati solo alle imprese che s’impegnano, mediante accordi sindacali, a non licenziare ed a non delocalizzare. Bisognerà rendere stringente tale previsione normativa, anche attraverso l’istruttoria delle banche, con la verifica dell’effettiva sottoscrizione degli accordi con le organizzazioni sindacali. La durata massima del piano di rientro, inizialmente fissata a 72 mesi, è volta a finanziare la gestione operativa e ad evitare situazioni di tensione finanziaria tali da non consentire il regolare rimborso.

All’emergenza sanitaria si sono aggiunte l’emergenza occupazionale e salariale, l’emergenza climatica e non ultima l’emergenza digitale in quanto la trasformazione digitale del lavoro e dell’economia, oggi più che mai necessaria, dovrà avvenire garantendo i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Abbiamo dunque bisogno di un progetto che guardi ad un nuovo modello di sviluppo che da un lato rilanci le imprese presenti sul territorio nazionale e che dall’altro metta al centro il lavoro, la persona e la giustizia sociale.

A differenza di altri noi non chiediamo improbabili atti d’amore, limitandoci a pretendere che tutti facciano responsabilmente la loro parte: Politici, Istituzioni, Manager dei grandi Istituti creditizi e Titolari di imprese.

Il Segretario della CGIL della Provincia dell’Aquila
Francesco Marrelli
Il Segretario della FISAC CGIL della Provincia dell’Aquila
Luca Copersini

Comunicato Stampa pubblicato sul quotidiano “Il Centro” il 28/5/2020




BCC: Cassa Mutua Nazionale. Ulteriori informazioni su prestazioni Covid-19

Gentile collega buon giorno,
Così come anticipato con le precedenti comunicazioni con il trascorrere del tempo si va affinando, da parte di Cassa Mutua Nazionale, la modalità operativa e documentale relativamente alla prestazione “Covid-19”.  Dopo la circolare esplicativa (n. 6/2020), che affrontava la questione della fruibilità delle prestazioni “Covid-19” per quanto riguarda la diaria da convalescenza, dove si ribadiva il fatto che la diaria da convalescenza può essere fruita anche da coloro che non sono stati ricoverati ma che sono stati costretti ad una convalescenza domiciliare da malattia riferibile a Covid-19, Cassa Mutua Nazionale interviene con una ulteriore circolare (n. 8/2020) sul tema specificando che:
  • nel caso il certificato di malattia non evidenzi il riferimento a “Covid – 19”, anche sospetto, così come previsto dal Nomenclatore, o in caso di richieste in tal senso incomplete,  la Cassa Mutua Nazionale richiederà all’iscritto il referto dell’esame sierologico, così da poter determinare, come diagnosi tardiva, lo stato di malattia.
Sono consigliati i test sierologici con metodica CLIA o ELISA o altri equivalenti.
Il costo dell’esame se richiesto da Cassa Mutua per la definizione della prestazione relativa alla diaria da convalescenza “Covid-19” sarà sempre rimborsato da Cassa Mutua Nazionale.

Questa possibilità di comprovare  lo stato di malattia riferibile a “Covid-19” è stata adottata da Cassa Mutua Nazionale anche alla luce delle indicazioni fornite dalla Circolare del Ministero della Salute in merito ai test sierologici.

Continua l’azione di Cassa Mutua Nazionale di valutazione e aggiornamento delle prestazioni “Covid-19” sul fronte normativo generale ma anche attraverso l’attenzione alle istanze e problematiche che gli iscritti portano all’attenzione dell’apposito gruppo di lavoro istituito nell’ambito delle Liquidazioni.
In allegato si invia la circolare di Cassa Mutua Nazionale n.  8 / 2020.

Cassa Mutua Nazionale, nell’intento di dare il massimo supporto alle iscritte ed agli iscritti, ed anche nell’ottica di sistematizzazione delle casistiche emerse, ha ritenuto utile costituire un apposito gruppo di lavoro nell’ambito delle Liquidazioni, al quale potrà rivolgersi direttamente chi ha bisogno di informazioni, chiarimenti e supporto riguardo le prestazioni Covid-19. I riferimenti di dettaglio sono riportati nella circolare 6/2020 e 8/2020 o reperibili sul sito di Cassa Mutua.

 

Un fraterno saluto.

FISAC CGIL Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo
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