BPER: il ruolo dei Vicari

Nell’ambito del precedente piano industriale 2015-2017, la BPER decise di introdurre un nuovo modello organizzativo chiamato “Footprint”.

Tra le novità del nuovo modello, l’abolizione dei Vice Direttori di Filiale e l’introduzione dei Vicari. La principale differenza tra i due ruoli consiste nel fatto che, a differenza di quanto veniva richiesto al Vice Direttore, il Vicario non sostituisce il Titolare in sua assenza.

Come specificato dall’Azienda nelle circolari 173 e 199 del 2016, quello del Vicario è unicamente un profilo abilitativo, finalizzato a garantire la continuità operativa all’interno dell’Unità Organizzativa.

Per questo, si raccomanda a tutti i lavoratori che usufruiscono dell’abilitazione al ruolo di Vicario di non assumersi responsabilità per decisioni o adempimenti che fuoriescano dalla normale continuità operativa, in quanto di fatto opererebbero in modo abusivo esponendosi a gravi conseguenze.

A titolo di esempio, ad alcuni Vicari è stato richiesto dall’Ispettorato di rispondere a verbali ispettivi in mancanza del Titolare, assente per malattia o ferie.
In quel caso non si può certo parlare di continuità operativa, ma si tratterebbe di una vera e propria sostituzione del Titolare (che come abbiamo visto non è più prevista), assumendosi tra l’altro in proprio il rischio di conseguenze per eventuali risposte inesatte o incomplete.
In tutti i casi nei quali venissero richieste ai Vicari prestazioni che potrebbero esulare dai loro compiti, preghiamo i lavoratori di contattare immediatamente il proprio rappresentante sindacale.

Come noto, sono previsti due tipi di abilitazione:

  • Vicario A abilitato a gran parte delle funzionalità disponibili per il Titolare, con l’esclusione della delibera del credito e della valutazione del personale.
  • Vicario B oltre alle limitazioni del Vicario A, non può autorizzare gli sconfinamenti di autonomia della Filiale e non ha poteri di firma per la stipula di atti pubblici con vidima notarile.

 

COSA POSSONO O NON POSSONO FARE I VICARI?

  • Partite anomale:
    • Il Vicario A può autorizzare gli sconfinamenti nell’ambito delle autonomie di Filiale.
    • Il Vicario B non può autorizzare sconfinamenti, ma è tenuto a chiedere l’autorizzazione per ogni sconfinamento agli organi superiori.
  • Azzeramento password
    • I Vicari sono abilitati all’azzeramento delle password delle risorse della propria filiale.
  • Retrocessioni commerciali
    • I Vicari non sono abilitati all’approvazione delle retrocessioni commerciali
  • Antiriciclaggio e antiterrorismo
    • I Vicari sono abilitati a vistare i questionari di adeguata verifica ed a lavorare le pratiche in procedura GIANOS degli NDG con relazione presso la propria filiale.
    • La valutazione di una pratica extra-GIANOS, ai fini di un’eventuale SOS, compete al Titolare. In sua assenza, tale incombenza ricade sul Vicario.
    • I Vicari possono sbloccare i nominativi appartenenti alle liste antiterrorismo delle proprie Filiali o, se operano in Filiali Hub, anche delle Filiali Spoke.
  • Posta elettronica
    • I profili di Vicario sono abilitati ad accedere alla casella di Direzione ed alla casella PEC della propria Filiale. I Vicari delle filiali Hub sono inoltre abilitati alla sola visualizzazione delle caselle di direzione e PEC delle filiali Spoke del medesimo micromercato.
  • Portafogliazione
    • I Vicari possono operare con le stesse funzionalità dei Titolari.

Per approfondimenti si rimanda all’allegato alla Circolare BPER Serie Disposizioni Interne n.199 del 15/06/2016

 

 

 




Unicredit. Rinegoziazione mutui dipendenti: adesso si può!

Nei prossimi giorni l’Azienda organizzerà un incontro con tutti i dipendenti, nel quale verranno presentati tutti i prodotti ed i servizi che Unicredit mette a disposizione dei dipendenti in via prioritaria ed agevolata.

Tra le varie iniziative l’azienda ci ha comunicato che darà la possibilità di rinegoziare anche i mutui dipendenti, regolati da condizioni stabilite con il sindacato alcuni anni fa ed oggi decisamente fuori mercato.

Sarà possibile scegliere la rinegoziazione attraverso un processo operativo semplificato che verrà comunicato a tutti gli interessati con mutuo del segmento X erogato ante 29 febbraio 2020, nel mese di marzo (aprile-maggio agli esodati); il tasso proposto per la rinegoziazione sarà un tasso fisso 1%, con decorrenza operativa dalla rata di aprile.

Spinti dalle forti richieste delle lavoratrici e dei lavoratori da oltre un anno avevamo richiesto all’azienda di accedere a questa possibilità, ricevendo sempre un secco NO immotivato.

Quindi ci fa piacere che l’Azienda abbia cambiato idea, ma molti colleghi, nel frattempo, hanno deciso di portare il proprio mutuo presso un’altra banca, quindi, come spesso accade, anche questa rischia di essere una iniziativa tardiva.

Inoltre, viene decisa in modo unilaterale, giustificandola come “un’iniziativa puramente commerciale” e senza una preventiva discussione con i rappresentanti dei lavoratori come sempre avvenuto in passato.

Riteniamo che sia una iniziativa zoppa, in quanto le condizioni dei mutui nuovi rimangono invariate.

Diventa quindi urgente andare ad una rinegoziazione delle condizioni dipendenti alla luce di un ormai conclamato regime di tassi negativi, adeguando anche i tassi dei nuovi mutui prima casa.

Certamente la prossima trattativa sul piano industriale sarà la prima occasione utile.

Milano, 16 gennaio 2020

 

Segreterie di Coordinamento
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin
Gruppo UniCredit




UBI: comunicato stampa esodi

E’ stato sottoscritto in data 14 gennaio 2020 nel Gruppo UBI Banca dalle sigle sindacali FISAC CGIL, FIRST CISL, UILCA UIL, FABI e UNISIN, un accordo sindacale per un ricambio generazionale che consentirà  l’accoglimento di 300 domande di pensionamento per chi matura i requisiti entro il 2020 ovvero per l’ accesso al Fondo di Solidarietà del settore del credito (prepensionamento che non grava, per i suoi costi, sulla collettività restando a carico delle banche) per chi maturerà i requisiti pensionistici entro il 1 gennaio 2025 compreso. Le uscite prenderanno avvio a partire dal 1° febbraio 2020.

“Le uscite saranno volontarie e incentivate secondo le misure già previste dagli ultimi accordi in materia stipulati nel Gruppo UBI” dice Pierangelo Casanova segretario coordinatore FISAC CGIL del Gruppo UBI “e le assunzioni pattuite avverranno negli stessi territori da cui escono risorse, per garantire continuità occupazionale”.

A fronte delle uscite è stato convenuto un piano occupazionale che prevede 192 tra stabilizzazioni e assunzioni (di cui almeno 142 a tempo indeterminato) Di queste, cento si concretizzeranno entro il giugno 2020 mentre per il resto la scadenza massima sarà il 31 dicembre 2021.

“Sul fronte dell’occupazione siamo soddisfatti di aver superato lo storico limite di una assunzione ogni tre uscite così come del fatto che sia privilegiato abbondantemente il ricorso al tempo indeterminato” continua  Casanova  “inoltre bisogna apprezzare che, in un settore in profonda trasformazione come quello del credito, si realizzino operazioni di esodo su base volontaria e senza costi per la collettività.  Ora aspettiamo il nuovo piano industriale già più volte annunciato in UBI Banca sapendo che, come sindacato, sarà prioritaria l’attenzione a chi resta sul posto  di lavoro e garantisce utili e solidità patrimoniale al Gruppo.”




Le pubblicità dei prodotti finanziari e i testimonial “ignari”

I vip che promuovono brand bancari si sono mai preoccupati di tutelarsi dai rischi derivanti dalla bad reputation?

Scegliere un volto noto come testimonial di una campagna pubblicitaria rappresenta una decisione strategica vincente dell’azienda/brand soprattutto se il partner risulta essere credibile e, ancor più, se crede in ciò che rappresenta.

A tal riguardo, mi sono sempre chiesto, guardando gli spot pubblicitari di banche e società finanziarie, quanto e cosa sapessero di quell’azienda o di quel prodotto  i personaggi del mondo della cultura, informazione, spettacolo e sport chiamati a fare i testimonial.

Probabilmente nulla! Come la maggior degli italiani, tralaltro, che, in termini di informazione e cultura finanziaria, sono tra i meno preparati rispetto ai cittadini Ue e di altri Paesi avanzati.

Una cosa è certa: il testimonial viene scelto per rappresentare un brand. Il marchio, a cui si associa il personaggio persona fisica che lo pubblicizza, deve rispecchiarsi nel testimonial e viceversa. Si assiste, molto spesso, ad una simbiosi tra brand e persona.

Simbiosi talmente forte che i contratti che di solito regolano questo tipo di pubblicità possono prevedere clausole e obblighi comportamentali che devono essere rispettati dal testimonial anche nella vita privata. Perché il personaggio famoso ha delle responsabilità ben precise che riguardano anche la vita privata, nei confronti dei suoi fan e del brand che pubblicizza.

All’interno dei contratti ci sono molto spesso anche le c.d. clausole morali. In altri termini la celebrity ha l’obbligo, ad esempio, di mantenere nella vita privata comportamenti eticamente corretti oppure di non rilasciare dichiarazioni che in un certo qual modo possano incidere negativamente sulla reputazione dell’azienda.

Ma, in termini di responsabilità, è garantita la reciprocità? Cioè i vip si sono mai preoccupati di tutelarsi dai rischi derivanti dalla bad reputation del brand bancario o del prodotto finanziario?

Sono certo che il brillante attore Enrico Brignano, benché interprete di uno dei più esilaranti monologhi contro le banche, non immaginasse neppure cosa si potesse celare dietro la gestione della Banca Popolare di Bari quando è stato ingaggiato per la convention aziendale; così come sono convinto che il simpaticissimo Nino Frassica non sia assolutamente consapevole del fatto che, pubblicizzando una carta di credito revolving  (carta Easy di Compass), stia spingendo i cittadini ignari verso un prodotto di fatto usuraio (tasso medio circa 16%; soglia usura del 24%) e in una spirale senza fine di pagamenti imposti prima di poter sancire la chiusura del debito.

Non solo ma nei miei ventidue anni di permanenza in quel sistema mi sono spesso imbattuto in famosi e gloriosi personaggi del mondo dell’informazione che partecipavano, retribuiti profumatamente, a convention aziendali dove si magnificavano i comportamenti virtuosi del management (di banche poi coinvolte in scandali e default).

Ho ascoltato peana che la propaganda della Romania di Ceausescu al confronto sembrava ridicola.

Quello che stona, però, è che poi molti di quei personaggi, non sicuramente quelli sopra citati, spesso vanno in televisione a fare i moralizzatori del sistema-paese nel rispetto di una etica dei comportamenti che riguarda però … sempre gli altri.

Etica, che parolone. E soprattutto che abuso improprio nel nostro Paese. Spesso confusa con il concetto di onestà.

Senza voler scomodare filosofi e sacre scritture, forse è il caso di ricordare semplicisticamente che una persona onesta è “quella che non ruba” mentre una persona orientata a vivere secondo principi etici è “quella che, non solo, non ruba ma che se vede un altro rubare lo denuncia”, intendendo come denuncia anche la capacità di dire NO a un agenzia pubblicitaria.

Perché la faccia c’è chi ce la mette e chi ce la rimette.

 

Fonte: www.peopleforplanet.it

 




BNL: Pressioni Commerciali Reprise – E per iniziare l’anno… ESUBERI

Il nuovo anno si apre con i lavoratori di BNL impegnati come tutti i lavoratori del settore nelle assemblee per la discussione sul rinnovato Contratto Nazionale.

Una novità del contratto è stata quella di “incorporare” quanto definito in sede di protocollo ABI sulle politiche commerciali firmato tra ente datoriale e organizzazioni sindacali l’8 febbraio 2017.
In Banca Nazionale del Lavoro esiste addirittura un protocollo precedente che è datato 22 dicembre 2016.

Ma le politiche commerciali della BNL non sembrano essere troppo compliant con questi 2 importanti accordi e per questo motivo, unitamente alla volontà di denunciare e contrastare le più generali condizioni di sofferenza dell’intera rete commerciale (filiali, succursali,CRSC e Poli Direct), i Sindacati Aziendali a marzo del 2019 hanno deciso di iniziare una mobilitazione che ha già portato i lavoratori in strada in due piazze importanti: Roma e Firenze.

Le Organizzazioni Sindacali hanno previsto per inizio 2020 una nuova dimostrazione nella piazza finanziaria per eccellenza: Milano.
Nel frattempo in corso di rinnovo contrattuale l’azienda ha deciso di aprire una nuova procedura dichiarando 75 esuberi (composti da 93 FTE –frutto del proseguimento delle riorganizzazioni che si susseguono dal 2016 – a cui vanno sottratti 18 assorbiti dalla mancata chiusura di 15 agenzie previste nel piano 2017-2020).

Questa procedura – in continuità con la precedente chiusa con 600 esuberi – viene interpretata dai lavoratori, e dai loro rappresentanti, come un aggravio della carenza di organici e dei carichi di lavoro e di conseguenza come alimento continuo della spirale “Carichi di lavoro”- “Pressioni Commerciali”- “Stress Lavoro Correlato”.

Ad una situazione di siffatta gravità, si aggiunge il paradosso che mentre dichiara esuberi, l’azienda continua ad esternalizzare attività di vario genere!

Le scriventi Organizzazioni Sindacali chiedono all’azienda di avere un confronto importante con il Direttore del Retail su tutte le preoccupazioni che discendono dalla continua diminuzione di personale della nostra azienda (così come il trend del settore sta riscontrando) e dalle condizioni di lavoro nella rete commerciale, oltre che sulle aspettative derivanti dalla rinnovata attenzione delle Segreterie Nazionali di concerto con ABIsull’argomento “Politiche Commerciali”.

In assenza di questo chiarimento i lavoratori di BNL riterranno direttamente responsabile per una eventuale pubblicità negativa e conseguente danno reputazionale (dovute alle inevitabili ulteriori iniziative di piazza) il sopra citato Direttore e proseguiranno nel percorso di mobilitazione ritenendo di aver fatto ben più del dovuto nei confronti di una azienda che, tra l’altro, continua a muovere contestazioni disciplinari a colleghi che:

  • dovrebbero leggere tutti i giorni le novità normative sulla intranet aziendale (più di una al giorno);
  • vendere prodotti concepiti male, fare fronte a procedure farraginose e con ritardi abissali;
  • cercare di trattenere i clienti (giustamente insofferenti);
  • fare advocacy;

e allo stesso tempo tenere a bada chi li martella incessantemente per superare tutte questi ostacolianche proponendo “metodi alternativi” non proprio ortodossi…

Il 2020 sarà in continuità o in discontinuità?

 

Fisac/Cgil BNL




Festività soppresse anno 2020

BANCHE – ABI

Il CCNL ABI prevede che i lavoratori abbiano diritto annualmente un numero di permessi giornalieri retribuiti a titolo di ex festività, corrispondente a quello delle giornate già indicate come festive dalla legge n. 260 del 1949 e che non sono più considerate tali per successive disposizioni legislative.

Tali permessi sono riconosciuti nel caso in cui le ex festività ricorrano in giorni per i quali è prevista la prestazione lavorativa ordinaria (dal lunedì al venerdì) con diritto all’intero trattamento economico, escluse quindi le giornate coincidenti, ad esempio, con scioperi, aspettative e congedi parentali non retribuiti (a differenza di quanto avviene per le BCC, il cui contratto prevede un numero fisso di giornate di permesso a titolo di recupero ex festività).

Nel 2020 le ex festività cadono nei seguenti giorni:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma)
  • mercoledì 04 novembre – Unità Nazionale

Le giornate di permesso per ex festività sono pertanto 5 per i lavoratori operanti sull’intero territorio nazionale, 4 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

Nel 2020 nessuna festività civile (25 aprile Festa della Liberazione, 1 maggio Festa del Lavoro, 2 giugno Festa della Repubblica) coincide con la giornata di domenica, quindi non saranno previsti ulteriori giorni di recupero.

Il CCNL rinnovato il 19 dicembre 2019 prevede il contributo a favore del Fondo nazionale per il sostegno dell’occupazione nel settore del credito (il cosiddetto FOC) fissato nella misura di una giornata lavorativa annua.
Tale contributo comporta la rinuncia, per gli appartenenti alle Aree Professionali, a 7 ore e 30 minuti delle 23 ore di riduzione d’orario e per i Quadri Direttivi e i Dirigenti ad una giornata di ex festività. 

Alla luce di tutto ciò le giornate di permesso per il 2029 saranno le seguenti:

  • 5 per le Aree Professionali. Quadri Direttivi e i Dirigenti
  • 4 per i Quadri Direttivi e i Dirigenti. giugno.

IMPORTANTE

Sebbene il CCNL ABI preveda la monetizzazione delle giornate di ex festività non godute, in molte aziende sono stati sottoscritti accordi che prevedono l’obbligo di fruizione nell’anno di competenza, senza alcuna monetizzazione nel caso il cui ciò non avvenga.

Ribadiamo che il diritto ai permessi per ex festività spetta solo qualora in quel giorno il lavoratore abbia diritto alla retribuzione piena. Bisogna pertanto fare attenzione ad evitare, per quanto possibile, di richiedere permessi non retribuiti o aspettative che cadano nelle date sopra elencate per non perdere il corrispondente giorno di ex festività.

Ricordiamo inoltre che, da contratto, i permessi per ex festività possono essere utilizzati tra il 16 gennaio ed il 14 dicembre di ogni anno.

 

CREDITO COOPERATIVO

Il CCNL del Credito Cooperativo prevede, in tema di festività soppresse, che siano attribuiti annualmente giorni di ferie e/o di permesso retribuito, da usufruire nel corso dell’anno solare, anche sommandoli agli ordinari altri periodi di ferie.
Nel dettaglio:

”Ai lavoratori delle aree professionali sono attribuiti:

  • per l’anno di assunzione e fino a 5 anni di anzianità, giorni 5 di ferie (già compresi nei periodi previsti dall’art. 52);
  • con oltre 5 e fino a 10 anni di anzianità, giorni 3 di ferie già compresi nei periodi previsti dall’art. 52) e giorni 2 di permesso retribuito;
  • con oltre 10 anni di anzianità, giorni 5 di permesso retribuito

Ai lavoratori inquadrati nella prima area professionale ad orario ridotto sono attribuiti, per l’anno di assunzione e per ciascuno degli anni successivi, giorni 5 di ferie (già compresi nei periodi previsti dall’art. 52).

Ai Quadri Direttivi sono attribuiti 5 giorni di permesso retribuito.

In caso di attribuzione di permessi retribuiti gli stessi, se non fruiti in tutto o in parte nel corso dell’anno solare,verranno monetizzati sulla base dell’ultima retribuzione percepita nell’anni di competenza.

 

ESATTORIALI

Per i dipendenti dell’Agenzia delle Entrate Riscossione Il CCNL ex Equitalia prevede gli stessi permessi già riportati per il settore ABI.

Nel 2020 le ex festività cadono nei seguenti giorni:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma)
  • mercoledì 04 novembre – Unità Nazionale

Pertanto, per l’anno 2020 ai dipendenti A.d.E.R. spetteranno 5 giorni di permesso per ex festività, ridotti a 4 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

IMPORTANTE

Anche per gli Esattoriali il periodo di fruizione previsto dal CCNL va dal 16 gennaio al 14 dicembre di ogni anno.

I permessi devono necessariamente essere utilizzati nell’anno di competenza.

Il diritto ai permessi per ex festività spetta solo qualora in quel giorno il lavoratore abbia diritto alla retribuzione piena. Bisogna pertanto evitare di richiedere permessi non retribuiti o aspettative che cadano nelle date sopra elencate per non perdere il corrispondente giorno di ex festività.

 

ASSICURATIVI – ANIA ed ALLEANZA

Per il 2020 le giornate di festività abolite sono cinque e sono riconosciute perché cadenti in un giorno lavorativo compreso tra il lunedì e il venerdì.

Queste le date delle ex festività:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma)
  • mercoledì 04 novembre – Unità Nazionale

Le giornate di permesso sono ridotte a 4 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

IMPORTANTE

I permessi per festività abolite devono necessariamente essere fruiti nell’anno di competenza.

Ricordiamo che, per fruire interamente delle festività soppresse, occorre per i giorni sopraindicati avere diritto all’intero trattamento economico. Non bisogna cioè richiedere in quei giorni aspettative o permessi non retribuiti.

Sono considerati inoltre permessi retribuiti straordinari le giornate del 14 agosto (in precedenza semifestiva) e del venerdì santo, che quest’anno cade il 10 di aprile.

Sono invece giornate semifestive il 24 dicembre ed il 31 dicembre.

 

 

ASSICURATIVI – APPALTO

Le festività soppresse (art. 31 c. 4 del CCNL di settore) per l’anno 2020, religiose e civili, sono le seguenti:

  • giovedì 19 marzo – San Giuseppe
  • giovedì 21 maggio – Ascensione
  • giovedì 11 giugno – Corpus Domini
  • lunedì 29 giugno – SS. Pietro e Paolo (con disciplina a parte per Roma

Si tratta pertanto di 4 giornate, ridotte a 3 per i soli lavoratori operanti nel Comune di Roma per i quali il 29 giugno rappresenta un giorno di festività, con conseguente astensione dal lavoro.

Il CCNL prevede per le lavoratrici ed i lavoratori delle Agenzie, per le giornate elencate (le festività soppresse religiose), la possibilità di comunicare all’Agente se per l’anno in corso (2020) si vogliono recuperare le giornate stesse sotto forma di “riposo compensativo” (i riposi possono anche essere fruiti ad ore e vengono di solito evidenziati nella busta paga alla voce “permessi” o “permessi ex festività”), oppure mediante riconoscimento di un’ indennità sostitutiva che va ad aggiungersi alla retribuzione ordinaria.

Il sistema di calcolo da adottare (art. 31 c. 7) per determinare la retribuzione aggiuntiva di uno di questi giorni è il seguente:
retribuzione annuale lorda/250

La giornata del 4 novembre (festività soppressa civile), invece, non dà luogo a riposo compensativo ma è solo da retribuire (art. 31 c. 5).
Il sistema di calcolo per determinarne la retribuzione aggiuntiva è il medesimo evidenziato sopra.

IMPORTANTE

Perché maturi il diritto al riposo compensativo o all’indennità sostitutiva è necessario che il lavoratore abbia percepito la retribuzione per i giorni ex festivi. Per questo bisogna evitare di richiedere permessi non retribuiti o giornate d’aspettativa nei giorni sopra elencati.

Sono invece giornate semifestive il 10 aprile (Venerdì Santo), il 14 agosto, il 24 dicembre ed il 31 dicembre.




BPER. Pressioni commerciali: è iniziata una nuova era?

Che nel gruppo Bper fossero in atto pratiche commerciali non in linea con gli accordi nazionali e di gruppo sottoscritti non era una novità; più volte abbiamo segnalato comportamenti di alcune direzioni territoriali al limite del mobbing personale sui dipendenti.
Però, stranamente, con la riorganizzazione in atto, dovuta anche alla fusione di Unipol Banca, tali atteggiamenti si sono notevolmente accentuati.

Coincidenze? Importazione di stili commerciali differenti?
Ricordiamo a tutti, se mai ce ne fosse bisogno che, in ambito nazionale, anche l’ultimo rinnovo del contratto nazionale ha sancito che non devono essere praticate politiche commerciali che denigrano le persone e sviliscono il lato umano delle lavoratrici e dei lavoratori in favore del “dobbiamo vendere a tutti i costi”, tanto le conseguenze che tale politica causa ai dipendenti non interessano a nessuno, salvo i medici curanti.

Se questo è il nuovo che avanza, allora dobbiamo rispolverare il vecchio detto “si stava meglio quando si stava peggio”.
Il gruppo Bper non ha bisogno di avere reparti d’assalto che, in nome del Dio denaro, riducono il personale a mero esecutore di ordini e direttive che nulla hanno a che fare con la tradizione del gruppo e delle banche che lo compongono.

Chiediamo pertanto alla Direzione Risorse di Gruppo che vengano immediatamente rimossi e censurati comportamenti lesivi della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori di questo gruppo, eliminando tutte le incombenze improvvisate dai vari capi servizi tipo file Excel di ogni ordine e grado, report giornalieri e addirittura bi-giornalieri, creazione di gruppi in WhatsApp utilizzando i numeri privati dei colleghi, assegnazione di budget individuali contravvenendo alle norme del CCNL, telefonate inutili e dannose che altro non fanno che aumentare lo stress lavorativo che in questi giorni ha raggiunto livelli non più accettabili.

Vi comunichiamo che, se non si troveranno soluzioni immediate, le OO.SS. prenderanno le opportune iniziative ricercando il consenso dei lavoratori.

Modena, 09 gennaio 2020

 

COORDINAMENTI SINDACALI GRUPPO BPER
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA- UNISIN

 

Scarica il volantino




Pop. Bari: per la FISAC Abruzzo a forte rischio credito

“Il rischio è lo spacchettamento delle filiali, lo spopolamento delle filiali nei piccoli centri, l’occupazione e il credito che avrà forti problemi: ecco perché vediamo con favore la creazione di un tavolo continuativo nel tempo per monitorare tutto ciò che accade in Popolare di Bari”.

E’ quanto dice all’ANSA Francesco Trivelli della Fisac, il maggior sindacato del settore in Abruzzo.
Trivelli è reduce dall’incontro con l’assessore Febbo e lancia il suo allarme:
“Noi siamo molto preoccupati per il territorio abruzzese: non ci nascondiamo che l’eventuale
trasformazione di Pop. Bari in una banca di investimenti inevitabilmente avrà una ricaduta sull’Abruzzo, dove ci sono 800 dipendenti, che rappresentano il 25% del personale attuale
dell’istituto, sui 2.800 complessivi. Noi siamo preoccupati per questo secondo ‘choc’ bancario dopo le vicende Tercas e Caripe, a distanza di pochi anni da quei commissariamenti o vendite: l’Abruzzo è senza banche. Il rischio è l’ipotesi di vendita di filiali – e capire chi le compra – tenendo presente che oggi Pop. Bari in Abruzzo raccoglie 3,5 mld di euro a fronte di investimenti per 2,5 mld. Insomma, non ci preoccupiamo tanto dell’impatto occupazionale, quanto del sistema economico abruzzese nel suo complesso”.

Per la Fisac quindi il rischio è sistemico: ”Specie in una
regione dove locali restano solo le Bcc. Non vorremmo insomma
che si pensasse ad un ‘Sistema Puglia’ in crisi oscurando il
resto del paese – insiste Trivelli – bene quindi che la politica
abruzzese abbia iniziato a porsi il problema come è già successo
in Puglia e porti sul tavolo nazionale una eventuale vertenza
Abruzzo”.

Fonte: ANSA




BPER e Unipol Banca: fusione “fredda”

Quali sono gli effetti di un progetto di fusione per un’azienda e quali sono i risvolti per i suoi dipendenti ed i suoi clienti ? Solitamente non è necessario interrogare un esperto di alta finanza per poter fornire una risposta tecnica sensata.

Di sicuro ci sono aspettative diverse a seconda degli attori, ma quando le legittime mire aziendali impattano negativamente sulla vita lavorativa dei dipendenti, rendendo la giornata un vero incubo, più che domande ad un esperto sarebbe necessaria una profonda autocritica.

In mancanza, la valutazione critica sull’organizzazione della fusione, da parte nostra, deriva da alcune semplici constatazioni.
Si è ignorato e sottovalutato l’impatto di una Banca piccola ed efficiente, quale era Unipol Banca, con filiali con determinate autonomie, caratterizzate da masse importanti e clientela diversificata sia nel campo dei prodotti di investimento che nel mondo delle facilitazioni.

Quanto si ha modo di riscontrare in questi giorni nel passaggio alle procedure informatiche di BPER, conferma quanto più volte sostenuto dal Sindacato Unitario e, cioè che il Gruppo BPER ha bisogno urgente di investimenti in tecnologia finalizzata a realizzare un sistema informatico snello, efficace ed efficiente, in grado, da un lato, di far fronte con tempestività alle esigenze di una clientela sempre più sofisticata e, dall’altro, semplificare ed alleggerire i carichi di lavoro, che, nella prospettiva degli esodi previsti, sono destinati ad aggravarsi sempre più.
Infatti, da tale obsoleta piattaforma informatica, sono scaturiti una lunga serie di rallentamenti e blocchi sia delle procedure utilizzate in filiale, che di quelle messe a disposizione della clientela (Internet banking, CBI, BCM ecc.).

L’apice si è raggiunto con l’impossibilità dei clienti imprese e professionisti di assolvere al pagamento di tasse, contributi e stipendi, a causa delle inefficienze sopra descritte, costringendoli a richiederne il pagamento in filiale, previa sottoscrizione di specifica manleva (!?) per aver infranto le norme di legge.
Ci risulta che alcuni clienti si siano rivolti all’unione consumatori sia per tutele legali derivanti da eventuali danni patrimoniali, oltre che ritenere tale comportamento equiparabile a quello dell’utilizzo di clausole vessatorie.

In questi giorni tanti colleghi, tra filiali e uffici, annaspano nel tentativo di ricostruire storia e autonomie inerenti delibere del mondo fidi, essendo costretti ad operare al “buio” assumendosi rischi enormi per non bloccare l’operatività dei clienti.
Se ne deduce facilmente che andavano stabilite modalità diverse e una diversa data di partenza per la fusione, evitando di scegliere un mese notoriamente fitto di scadenze, quale dicembre, e di impegni per la clientela, quali pensioni, tredicesime, Imu/Tasi.
Nonostante le costanti e continue segnalazioni delle OO.SS., le conseguenze stanno generando situazioni imbarazzanti all’interno delle Filiali ex Unipol banca (o accorpate), dove i colleghi fanno enorme fatica, nei riguardi della clientela indispettita, a fornire ragionevoli motivazioni per il lungo elenco di disservizi, che possano essere comprese e accettate al fine di tacitarne l’indignazione.

I colleghi della rete, in questa fase caotica, non hanno altra strada che quella di metterci la faccia, assumendosi in proprio, agli occhi della clientela, le responsabilità di quanto accade.

Riteniamo profondamente ingiusto ed eticamente inaccettabile che gli esiti di una organizzazione approssimativa ricadano solo su chi è in prima linea e che, invece, i veri responsabili di tale progetto possono sottrarsi alle sue ricadute.
I lavoratori hanno diritto ad un clima lavorativo sereno, esente da picchi di stress inaccettabili.
I tempi previsti per la risoluzione non sono a noi noti, non avendo né riscontri tangibili, né risposte dettagliate da parte dell’azienda ai quesiti posti in argomento da tutte le Organizzazioni Sindacali del gruppo.
Pertanto, le scriverti OO.SS., nel stigmatizzare l’attuale situazione, chiedono con determinazione all’Azienda il potenziamento, ad horas, di tutti i supporti sin qui utilizzati (Allineatori, help-desk, ecc.) in tempi rapidissimi, sia in termini numerici che temporali.

In attesa di ricevere i riscontri fino ad oggi mancati, auspichiamo che l’Azienda riconosca in modo tangibile, magari con un indennizzo economico, l’abnegazione di tutti quei colleghi coinvolti a vario titolo in questa fusione, riconoscendone lo straordinario impegno finalizzato, tra l’altro, a salvaguardare l’immagine Aziendale.
Nel contempo invitiamo i colleghi tutti a continuare a segnalarci tutti i disservizi e le lacune procedurali onde di consentirci di chiedere all’azienda le dovute risposte.
Auguriamo a tutti voi un Sereno Natale non mancando di restare vigili al fianco dei colleghi su i luoghi di lavoro.

Napoli, 20/12/2019

RSA NAPOLI EX UNIPOL BANCA SpA
FIRST CISL FISAC-CGIL UILCA-UIL




Le banche nel mondo annunciano 77.780 licenziamenti, è record dal 2015

L’82% dei posti di lavoro nel 2019 è stato perso in Europa, ma anche in Nordamerica sono svaniti 7.669 impieghi davanti a incertezze economiche, concorrenza e innovazioni tecnologiche.

Per chi nei servizi finanziari ci lavora, il 2019 è stato un anno ben più magro che non per coloro che a Wall Street e dintorni investono: l’anno di nuove ondate di licenziamenti ad ogni latitudine. Quasi 80mila lettere di benservito in dodici mesi sono arrivate nelle banche su scala globale, facendo impennare ad almeno 425mila il totale dei posti di lavoro eliminati dal 2014 dal settore che, dopo esser stato al centro dell’ultima grande crisi, è oggi caccia di redditività e efficienza in un clima segnato non solo da incognite sul futuro dell’economia ma da pressioni concorrenziali e profonde trasformazioni tecnologiche.

Morgan Stanley ultima a tagliare
Il fenomeno dei tagli di massa non riguarda solo l’Europa – o l’Italia – dove l’occupazione bancaria è stata di recente martoriata da annuncio dopo annuncio di riduzioni del personale. Una delle più recenti, drastiche sforbiciate è dell’americanissima Morgan Stanley, che nelle prime settimane di dicembre ha deciso di eliminare 1.500 posti di lavoro, il 2% dei suoi oltre 60mila dipendenti mondiali. Comunicati ufficiali alla mano, da gennaio oltre 50 gruppi al mondo hanno reso nota la cancellazione, per la precisione, di 77.780 impieghi. Cifra che è la più elevata dal 2015, quando il settore perse su scala internazionale 91.448 buste paga.

La strage del lavoro in banca, in nome di produttività e risparmi, è stata scatenata da una combinazione di fattori: la necessità di attrezzarsi al cospetto di un’economia in frenata, anche se pare intenzionata a evitare aperte recessioni. Il bisogno di fare i conti con una continua realtà di bassi tassi di interesse che complica la performance del business tradizionale. E con una bassa volatilità sui mercati che complica le entrate da trading.
Infine e soprattutto l’inevitabilità di rivoluzioni tecnologiche, con ampio ricorso a innovazioni quali l’intelligenza artificiale, che hanno accresciuto oltremisura l’importanza e la possibilità di contenere i costi.

Europa regina dei licenziamenti
Nel caso delle banche del Vecchio continente, si sono manifestati nel business anche malesseri più gravi, quali l’impatto sulla redditività di tassi di interesse negativi e le sofferenze dell’economia della regge per le tensioni commerciali. Gli istituti europei sono così stati protagonisti di oltre quattro quinti dei tagli complessivi – per l’esattezza l’82% del totale.

Stando a calcoli di Bloomberg, effettuati sulla base dei documenti depositati dalle banche presso le authority di supervisione, 63.611 posti di lavoro sono svaniti nella sola Europa. Altri 7.669 sono spariti in Nordamerica, 3.500 in America Latina, 2.487 in Medio Oriente e Africa e 513 nella regione Asia-Pacifico. Statistiche che, oltretutto, stando gli analisti, potrebbero semmai sottostimare il fenomeno di ristrutturazione e consolidamento, dato che spesso gli istituti non comunicano pubblicamente tutti gli snellimenti programmati.

Da Deutsche Bank a UniCredit
L’Europa domina la classifica con i licenziamenti messi in cantiere da dieci banche, a cominciare da istituti tedeschi e italiani. Deutsche Bank, scottata da scandali e fuoriuscite da intere attività quali l’investment banking, ha annunciato l’eliminazione di 18mila impieghi entro il 2022. L’italiana UniCredit ha varato piani per tagliare ottomila impieghi entro il 2023 – il 9% della sua forza lavoro – e chiudere 500 filiali. Santander, Commerzbank, Hsbc e Barclays seguono a ruota con riduzioni comprese tra tremila e cinquemila posti.

Nuove riduzioni nel 2020
Le concorrenti banche statunitensi non sono state immuni da difficoltà ma al confronto sono state aiutate da un costo del denaro che, per quanto ultra-basso, nel dopo-crisi ha recuperato terreno. E da un’espansione che ha raggiunto il record di longevità entrando nell’undicesimo anno consecutivo e reggendo anche l’urto delle incertezze nell’interscambio.

Anzi, i colossi americani della finanza hanno allargato il loro raggio d’azione globale approfittando di crisi e ritirate di colossi europei quali Deutsche, strappando posizioni e business sullo stesso Vecchio continente. La saga delle riduzioni e delle riorganizzazioni non appare comunque conclusa con il 2019, negli Usa come neppure in Europa dove ha imperversato. Il 2020, secondo quando affiorato, dovrebbe portare con sé ulteriori riorganizzazioni, dal gruppo svizzero Julius Baer a quello spagnolo Banco Bilbao.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com