Unicredit: accordo per il piano industriale. I dettagli e il testo

L’Accordo raggiunto il 2 aprile 2020 concernente la gestione delle ricadute del piano strategico “Team 23”, si colloca in un contesto di forte criticità complessiva del Paese e del settore rispetto alla grave conclamata emergenza dovuta al Covid19. Le OO.SS, con grande senso di responsabilità, hanno deciso di continuare la discussione.

La trattativa ha trovato il suo equilibrio occupazionale attraverso la diminuzione del numero degli esuberi portati a 5200 FTE ed un importante risultato relativo alla nuova occupazione che si realizza in un rapporto di 1 a 2, pari a 2600 assunzioni stabili (in apprendistato o a tempo indeterminato). Inoltre Unicredit ha deciso di confermare la Multipolarità e rafforzarla nel meridione.

Nell’accordo sono state trovate anche soluzioni rispetto a:

  • l’apertura di un Fondo di Solidarietà di 54 mesi medi completamente volontario;
  • una soluzione economica con l’incremento del Premio Aziendale, l’aumento strutturale del buono pasto elettronico, il consolidamento del contributo ad Unica ed un contributo alla polizza odontoiatrica;
  • impegni stringenti ad affrontare successivamente le materie che non è stato possibile risolvere subito, come gli inquadramenti e la formazione.

In sintesi gli argomenti principali oggetto dell’accordo:

Esodi volontari.

Gli esuberi si riducono a 5.200 FTE (- 14% rispetto ai 6.000 previsti dal Piano a livello Italia), grazie alla previsione di 800 riqualificazioni professionali. Viene confermata la volontarietà quale unico criterio di accesso alle prestazioni della Sezione Straordinaria del Fondo di Solidarietà.

Sarà consentita la facoltà di adesione a tutti coloro che matureranno il primo requisito pensionistico entro il 1° dicembre 2027, ed usciranno con l’assegno del Fondo Straordinario con un anticipo medio di 54 mesi. Periodi di permanenza nel Fondo anche superiori sono previsti per situazioni specifiche (“casi sociali”). La raccolta delle adesioni avverrà entro giugno 2020.

Nel caso non venissero raggiunti gli obiettivi di riduzione sopracitati, a seguire si procederà a raccogliere le adesioni dei Lavoratori/trici che matureranno i requisiti nel 2028, procedendo a raccogliere le adesioni quadrimestre per quadrimestre.

In primis, l’Azienda conferma la disponibilità ad accogliere prioritariamente le domande di accesso al Fondo di Solidarietà rimaste in sospeso dal precedente Piano Giovani, relative a coloro che matureranno il diritto a pensione nel primo semestre del 2024, per i quali è prevista la cessazione dal servizio dal 1° giugno 2020. L’Azienda ha comunque dichiarato che sarà possibile optare per l’uscita alla finestra pensionistica non presentandosi alla conciliazione in Abi.

Inoltre, per coloro che non hanno potuto manifestare la propria volontà nell’ambito del piano Giovani – avendo maturato il relativo requisito dopo la chiusura delle adesioni per la successiva modifica della cd aspettativa di vita – viene confermata la gestione in via prioritaria delle richieste di cessazione, che avverranno alla prima data utile una volta ultimata la raccolta delle manifestazioni di interesse nelle tempistiche e modalità che verranno indicate dall’Azienda.

A coloro che aderiranno volontariamente al piano verrà riconosciuto un incentivo pari a due mensilità, al quale si aggiungerà una ulteriore mensilità in caso di dimissioni telematiche.

Per coloro che accedono al Fondo di Solidarietà verranno inoltre confermate fino alla data di pensione le ulteriori agevolazioni già previste dai precedenti accordi alle quali si aggiungono, come elemento acquisitivo il mantenimento del Contributo Familiari Disabili.

Le cessazioni dal servizio per l’ingresso nel Fondo di solidarietà sono previste a date prefissate:

Data di cessazione Finestre di pensione*
30 settembre 2020 finestre di pensione sino al 1° dicembre 2024 (compreso) 
31 marzo 2021 finestre di pensione dal 1° gennaio 2025 al 1° giugno 2025 
30 giugno 2021 finestre di pensione dal 1° luglio 2025 al 1° dicembre 2025
30 settembre 2021 finestre di pensione dal 1° gennaio 2026 al 1° giugno 2026
31 dicembre 2021 finestre di pensione dal 1° luglio 2026 al 1° dicembre 2026
Mese per mese da gennaio 2022 finesetre sdi pensione successive al 1° gennaio 2027 (fino ad esaurimento posti)

(*nota per il personale INPDAP che maturi la propria finestra inframmesse si fa riferimento al 1° del mese di maturazione)

Domande di pensionamento diretto

Coloro che richiederanno volontariamente il pensionamento diretto (finestra pensionistica maturata sino al 1° gennaio 2024 compreso) è prevista la possibilità di presentare entro il mese di giugno 2020 domanda di risoluzione del rapporto di lavoro alla data di maturazione del primo trattamento pensionistico, con il medesimo incentivo previsto dai piani precedenti (da 6 a 13 mensilità in funzione dell’età anagrafica). La prima uscita di pensionamento diretto è prevista per il 1° agosto 2020.

Età compiuta alla cessazione Mensilità di incentivo
fino a 56 anni 13
57 anni 12
58 anni 11
59 anni 10
60 anni 9
61 anni 8
62 anni 7
63 anni e oltre 6

Resta aperta la possibilità alternativa di richiesta di accesso al Fondo di Solidarietà.

Quota 100

Si introduce anche per coloro che sono in possesso dei requisiti per la maturazione del diritto alla pensione “quota 100” entro il 31 dicembre 2021 (massimo 100 richieste) la possibilità di presentare volontariamente, secondo le tempistiche che la stessa azienda indicherà, la propria “manifestazione irrevocabile di interesse alle dimissioni”, con pagamento di un incentivo maggiorato rispetto a quanto già previsto in caso di richiesta di pensionamento diretto.

Opzione donna

È confermata la possibilità di aderire all’opzione donna (massimo 100 richieste) con le medesime incentivazioni previste dagli accordi precedenti.

Riscatto laurea

Confermata la possibilità, per un massimo di 100 richieste, di richiedere il riscatto della laurea (ordinaria o agevolata), o di altre fattispecie assimilabili, a carico dell’azienda come possibile alternativa all’accesso al Fondo di Solidarietà. Ovviamente la richiesta sarà valutata dall’azienda solo se il riscatto consentirà di anticipare l’accesso alla pensione entro il 31 dicembre 2023 (1° gennaio 2024 compreso).

Casi speciali

Saranno valutate positivamente le domande del personale che appartiene a tipologie di non vedenti, titolari di invalidità o affetti da patologie di particolare gravità propri o del nucleo familiare con i trattamenti previsti dal Documento condiviso del 4 luglio 2016.

Nuova occupazione

Le Organizzazioni Sindacali, anche per attenuare l’impatto organizzativo delle uscite oltre che per favorire il rilancio dell’azienda, hanno ottenuto l’impegno all’assunzione di 2.600 Lavoratrici/Lavoratori a tempo indeterminato/apprendistato (con particolare attenzione a coloro che sono attualmente ricompresi nella Sezione Emergenziale del Fondo di Solidarietà) ed alla stabilizzazione dei circa 900 colleghi/e già in apprendistato. Le assunzioni verranno indirizzate verso le attività commerciali e nelle aree funzionali allo sviluppo dei processi digitali e suddivise con criteri di proporzionalità tempo per tempo rispetto alle uscite.

Multipolarità

Viene confermata la multipolarità come elemento di tenuta occupazionale con azioni volte alla crescita del Sistema Italia investendo su due poli nel Mezzogiorno (Campania e Sicilia), in cui verranno accentrate e rafforzate attività specialistiche e di back office.

Premio una tantum 2019 (V.A.P.)

Il premio Aziendale verrà erogato con un incremento del 10% rispetto all’anno scorso con importo pari a: 1.430 € a conto welfare o 880 € in contanti erogato con le competenze del mese di giugno 2020. Per quanto riguarda l’erogazione cash, verrà applicata la detassazione del 10% prevista dalla nuova Legge Finanziaria.

Resta inoltre a totale carico dell’azienda l’onere connesso alla quota base inerente le coperture collettive odontoiatriche relativamente all’anno 2020, pari ad Euro 88,70 pro capite. Confermata anche la possibilità di utilizzo dei welfare day (massimo 5).

Buoni pasto

È stata concordata l’introduzione dei buoni pasto elettronici dal 1° luglio 2020, aumentati da 5.29 euro a 7 euro scaglionati come segue:

Tempo pieno

  • 6 euro a partire dal 1° luglio 2020;
  • 6,5 euro a partire dal 1° luglio 2022;
  • 7 euro a partire dal 1° luglio 2023.

Part time

  • 4,5 euro a partire dal 1° luglio 2020;
  • 5,5 euro a partire dal 1° luglio 2022;
  • 6 euro a partire dal 1° luglio 2023.

Assistenza sanitaria integrativa UNICA

Il contributo aziendale ad Unica unificato per Aree Professionali e Quadri Direttivi viene definito e stabilizzato a 900 Euro pro capite.

Inquadramenti

Si è concordato con l’azienda di favorire il raggiungimento di accordi per la valorizzazione del personale anche in ulteriori società del Gruppo, con particolare riguardo a UniCredit Services.

Commissione bilaterale organizzazione lavoro

Viene ribadita e rafforzata l’importanza dell’attività della Commissione e ne viene prorogata la validità per un costante confronto per quanto riguarda le attività relative alla realizzazione del piano ed alle ricadute sui lavoratori. Viene inoltre istituita la Commissione Tecnica organizzazione del lavoro con lo scopo di monitorare la dinamica numerica e geografica di entrate ed uscite. Viene rafforzato il processo informativo in merito alle chiusure filiali.

Formazione

Si ribadisce la centralità dei processi di formazione per lo sviluppo professionale, sancendo che il Piano sarà supportato da interventi formativi e specifici di riconversione e riqualificazione professionale tali da fornire, per tempo, le competenze richieste per affrontare i rapidi cambiamenti organizzativi e di business. Particolare attenzione viene posta inoltre alla necessità della programmazione delle ore di formazione obbligatoria e di ruolo ed il corretto utilizzo del codice PFO, così come previsto negli scorsi accordi ed alla possibilità di fruizione della formazione in modalità smart-learning.

Welfare, politiche di conciliazione e part time

Vengono confermate e stabilizzate le coperture assicurative per premorienza e sopravvenuta inabilità al lavoro. Viene introdotta in via sperimentale una copertura Temporanea Caso Morte mirata all’estinzione del debito residuo dei mutui prima casa dipendenti Unicredit.
Si è inoltre stabilita la prosecuzione della sperimentazione degli strumenti di conciliazione già introdotti e l’impegno a continuare il confronto per introdurre ulteriori misure in tema di lavoro agile e permessi per eventi chiave della vita.

In relazione al part time, si è stabilito l’impegno aziendale ad intensificare l’accoglimento domande di part time anche attraverso la ridefinizione dell’accordo in essere.
Viene reintrodotta per gli apprendisti la contribuzione al Fondo Pensione di Gruppo a carico dell’Azienda pari al 4 % per tutti i 3 anni di apprendistato.

La valutazione delle Organizzazioni Sindacali è positiva, in particolare rispetto all’equilibrio occupazionale raggiunto, per l’attenzione concreta al meridione e soprattutto con questa intesa Unicredit conferma concretamente la volontà di restare ed investire in Italia.

 

Milano, 2 aprile 2020

 

SEGRETERIE DI COORDINAMENTO GRUPPO UNICREDIT
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL –UILCA – UNISIN

Accordo

Verbale Premio 2019

 




Polizze legate ai mutui: maxi-sanzione Antitrust a Unicredit, Bnl, Intesa e Ubi

La scure dell’Antitrust torna a colpire le quattro principali banche italiane con sanzioni, che nel complesso superano i 20 milioni di euro, per pratiche commerciali scorrette nell’ambito della vendita di polizze abbinate ai mutui. Nel dettaglio le sanzioni sono pari a 6,55 milioni di euro per Unicredit, 5,65 milioni di euro per Bnl, 4,8 milioni di euro per Intesa Sanpaolo e 3,75 milioni di euro per Ubi Banca.

Sanzioni pesanti inflitte anche in virtù della recidività delle banche (Ubi esclusa) che già in passato erano state destinatarie di provvedimenti per violazione del Codice del consumo. In particolare, in questo caso, le pratiche scorrette sanzionate sono state poste in essere dagli istituti di credito dal 2015-2017 e, secondo quando accertato dall’Antitrust, sono ancora in corso.

Nel recente passato Ivass e Banca d’Italia a più riprese hanno ribadito che non è possibile condizionare la concessione di mutui (surroghe comprese) alla sottoscrizione di polizze di vario genere collocate dalla stessa banca.

L’Antitrust sottolinea di aver ravvisato anche l’aggressività delle banche nel proporre vendite “baciate” allo sportello e ha calcolato una stima prudenziale del pregiudizio economico subito dai consumatori che per Unicredit ammonta a 100 milioni di euro annui, a fronte di ricavi per l’istituto pari a circa 36 milioni di euro. Per Bnl il pregiudizio per i clienti è pari a 106,5 milioni di euro annui, a fronte di ricavi per la banca di 33 milioni di euro. Nel caso di Intesa Sanpaolo la stima dei danni economici subiti dai mutuatari è pari a 250-300 di euro annui, a fronte di ricavi per la banca di 50-100 milioni. Infine il pregiudizio subito dai clienti di Ubi è di 30-35 milioni di euro, a fronte di ricavi per l’istituto pari 10-15 milioni di euro.

In più per Unicredit e Bnl è stata anche appurata la pratica commerciale scorretta di aver indotto i consumatori, intenzionati a concludere contratti di mutuo e/o di surroga, ad aprire un conto corrente presso la medesima Banca, ponendo tale apertura come condizione per la concessione del finanziamento.

Adesso si attende la replica delle banche che entro 60 giorni possono presentare ricorso al Tar avverso ai provvedimenti sanzionatori dell’Antitrust.

 

Fonte: www.ilsole24ore.it

 




UniCredit, sindacati accolgono positivamente chiusura 70% filiali

I sindacati di UniCredit hanno accolto con favore la decisione della prima banca italiana UniCredit di chiudere il 70% delle sue filiali a causa del coronavirus.

La banca ha dichiarato la scorsa settimana che avrebbe lasciato aperto solo un numero limitato di filiali in ogni regione, senza fornire una cifra esatta.

Con il bilancio delle vittime di coronavirus in Italia ieri vicino ai 3.000 morti e a 35.713 contagiati, i sindacati hanno espresso crescente preoccupazione per i lavoratori impiegati in servizi essenziali come banche, uffici postali o negozi di alimentari – esclusi dall’isolamento.

I sindacati bancari ieri hanno scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte chiedendo la chiusura di due settimane di tutte le filiali.

Le banche in Italia hanno ridotto gli orari di apertura e stanno ruotando il personale per ridurne al minimo l’esposizione.

In una dichiarazione congiunta, i sindacati di UniCredit esprimono soddisfazione per la misura sulle filiali e la decisione di mettere in permesso retribuito, invece che in ferie forzate, coloro che non possono lavorare in remoto.

Intesa Sanpaolo, che ha chiuso 112 delle sue quasi 3.500 filiali, permette l’accesso solo ai clienti che hanno prenotato un appuntamento per transazioni non eseguibili online o differibili.

La popolazione italiana, sempre più anziana, dipende fortemente dall’aiuto degli impiegati bancari e postali.

Poste Italiane sta riducendo a sua volta gli orari di apertura e sta adottando ulteriori misure dopo che i sindacati hanno intensificato la protesta dopo la morte di due dipendenti.

 

Fonte: Reuters




Unicredit: Fisac, Mustier sacrifica lavoro per dividendi, inaccettabile

“Il comportamento e le dichiarazioni” dell’a.d. di UniCredit,  Jean Pierre Mustier “rispetto al piano industriale continuano ad essere inaccettabili ed irricevibili. Non accetteremo di trattare un piano a giochi fatti, con numeri già cristallizzati nella lettera di avvio di procedura sul confronto che ci è arrivata oggi”

Lo ha dichiarato il segretario generale della Fisac-Cgil, Giuliano Calcagni.

Oltre a ritenere il numero di esuberi dichiarato spropositato – ha aggiunto – chiederemo verifica sui livelli occupazionali e sullo stato delle agenzie in chiusura, ci aspettiamo risposte che contemperino oltre a un numero adeguato di assunzioni soluzioni condivise su tutti gli argomenti del piano industriale”.

La territorialità dell’istituto, i livelli occupazionali e salariali non potranno certo essere sacrificati in nome degli utili che  monsieur Mustier pensa di poter redistribuire ai propri azionisti”,
ha concluso Calcagni.

 

fonte: Il Sole 24 Radiocor

 

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Unicredit: Landini, irresponsabile annunciare 8mila esuberi




Unicredit: inquadramenti, filiali operative corporate, operation task manager

INQUADRAMENTI E PEOPLE FOCUS

Il giorno 21 gennaio abbiamo incontrato l’Azienda per affrontare alcuni temi, tra i più urgenti quello relativo all’applicazione degli effetti dell’accordo sugli inquadramenti, già a suo tempo prevista per novembre, slittata a dicembre e che oggi sappiamo non si realizzerà neppure a gennaio!

L’Azienda ha dichiarato che la procedura è quasi pronta e confidano sarà operativa da febbraio.

Abbiamo fortemente protestato per l’inadeguatezza delle procedure aziendali che rende impossibile l’applicazione di un accordo di beneficio per tante/i colleghe e colleghi giovani. Noi come sindacato non siamo disponibili a giustificare in alcun modo le anomalie tecniche che sono alla base di questa grave inadempienza e, di conseguenza, abbiamo chiesto all’Azienda di assumersi  la  propria responsabilità e anche di comunicare a Lavoratrici e Lavoratori le ragioni del procrastinarsi dell’adeguamento inquadramentale.

Il quadro di insieme si aggrava se consideriamo che:

  • in Unicredit Direct ci sono ancora anomalie sul calcolo dei permessi di retribuito frazionabile, riduzione orario, ferie ed ex festività sia per l’anno del 2019 sia per l’anno appena iniziato;
  • in Buddy Bank ci risulta per certo impagata indennità di turno da alcuni mesi;
  • per il contributo figli/e studenti, sono ancora numerose le richieste in sospeso;
  • resta ancora bloccata la possibilità di richiedere il contributo familiari disabili, cosa davvero inaccettabile per una azienda socialmente responsabile

Tutte queste gravi mancanze sono state esposte all’Azienda, poiché dopo mesi in cui abbiamo collaborato per cercare di ridurre il più possibile gli impatti derivanti da People Focus (facendo sempre salva l’abnegazione dei/delle Dipendenti che lavorano in HR Operations) non siamo disposti a giustificare l’ingiustificabile.

FILIALI OPERATIVE CORPORATE: SALES FORCE

Su nostra precisa richiesta l’Azienda ci ha fornito dettagli sul funzionamento della nuova piattaforma di supporto delle filiali operative, che sarà rilasciata in tutti i poli contemporaneamente a fine mese. Si tratta di un sistema centralizzato di smistamento delle attività su tutti i poli, che assegna le singole lavorazioni in base alle competenze, già mappate ed ereditate dal precedente applicativo.  La piattaforma, inoltre, consente l’automatizzazione di alcuni passaggi di verifica, sollevando così colleghe e colleghi da queste attività preliminari. Ad oggi la maggior parte di lavoratrici e lavoratori della struttura ha competenze su una singola attività, ma la volontà aziendale è quella di ampliarle per consentire la gestione almeno di un’altra attività.

VIOLAZIONE DELLA PRIVACY PER ACCESSI INFORMATICI NON AUTORIZZATI

Abbiamo chiesto all’Azienda di fornire alle Lavoratrici e Lavoratori chiarimenti in merito alla bacheca  pubblicata in data 17 dicembre 2019 e che verte sulla consultazione della Scheda Cliente: il contenuto di quella bacheca, secondo noi, può indurre le persone a operare in modo non rispondente alle policy aziendali e, certamente per questa ragione, ha provocato molta ansia e confusione tra colleghe e colleghi.

OPERATION TASK MANAGER

Malgrado la presentazione, fatta a settembre ,  della nuova piattaforma di gestione delle attività in Operation, denominata Task Manager, solo in questi giorni, grazie alla segnalazione di alcune Lavoratrici  e Lavoratori, siamo venuti a conoscenza dell’utilizzo, in alcune realtà, di un applicativo nel quale colleghi e colleghi devono giustificare, attraverso la selezione di uno stato, il tempo di non lavorazione: per esempio “active training”, “passive training”, “generic break”, ecc.

L’Azienda giustifica il ricorso a tale strumento sostenendo che serva ai fini della rendicontazione delle attività, per capire come rendere più efficienti le attività in termini di risorse e che non si tratti, quindi, di un sistema di controllo diretto sul singolo. La consuntivazione, ci comunica l’Azienda, è per team.

 Abbiamo ovviamente sollevato la nostra forte perplessità e contrarietà all’utilizzo di un sistema che   prevede la necessità per lavoratrici e lavoratori di segnalare ogni loro attività e abbiamo dichiarato che  provvederemo ad effettuare approfondimenti.

In attesa di avere riscontro a tutti i temi sollevati nel corso dell’incontro, ribadiamo che non comprendiamo come UniCredit, “il miglior posto dove lavorare”, riservi ai propri Dipendenti, a fronte di normative all’avanguardia, trattamenti di così basso profilo.

 

Milano 21 gennaio 2020

Fabi – First/Cisl – Fisac/Cgil – Uilca – Unisin
Segreterie di Coordinamento UniCredit Spa

 




Unicredit. Rinegoziazione mutui dipendenti: adesso si può!

Nei prossimi giorni l’Azienda organizzerà un incontro con tutti i dipendenti, nel quale verranno presentati tutti i prodotti ed i servizi che Unicredit mette a disposizione dei dipendenti in via prioritaria ed agevolata.

Tra le varie iniziative l’azienda ci ha comunicato che darà la possibilità di rinegoziare anche i mutui dipendenti, regolati da condizioni stabilite con il sindacato alcuni anni fa ed oggi decisamente fuori mercato.

Sarà possibile scegliere la rinegoziazione attraverso un processo operativo semplificato che verrà comunicato a tutti gli interessati con mutuo del segmento X erogato ante 29 febbraio 2020, nel mese di marzo (aprile-maggio agli esodati); il tasso proposto per la rinegoziazione sarà un tasso fisso 1%, con decorrenza operativa dalla rata di aprile.

Spinti dalle forti richieste delle lavoratrici e dei lavoratori da oltre un anno avevamo richiesto all’azienda di accedere a questa possibilità, ricevendo sempre un secco NO immotivato.

Quindi ci fa piacere che l’Azienda abbia cambiato idea, ma molti colleghi, nel frattempo, hanno deciso di portare il proprio mutuo presso un’altra banca, quindi, come spesso accade, anche questa rischia di essere una iniziativa tardiva.

Inoltre, viene decisa in modo unilaterale, giustificandola come “un’iniziativa puramente commerciale” e senza una preventiva discussione con i rappresentanti dei lavoratori come sempre avvenuto in passato.

Riteniamo che sia una iniziativa zoppa, in quanto le condizioni dei mutui nuovi rimangono invariate.

Diventa quindi urgente andare ad una rinegoziazione delle condizioni dipendenti alla luce di un ormai conclamato regime di tassi negativi, adeguando anche i tassi dei nuovi mutui prima casa.

Certamente la prossima trattativa sul piano industriale sarà la prima occasione utile.

Milano, 16 gennaio 2020

 

Segreterie di Coordinamento
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin
Gruppo UniCredit




Le banche nel mondo annunciano 77.780 licenziamenti, è record dal 2015

L’82% dei posti di lavoro nel 2019 è stato perso in Europa, ma anche in Nordamerica sono svaniti 7.669 impieghi davanti a incertezze economiche, concorrenza e innovazioni tecnologiche.

Per chi nei servizi finanziari ci lavora, il 2019 è stato un anno ben più magro che non per coloro che a Wall Street e dintorni investono: l’anno di nuove ondate di licenziamenti ad ogni latitudine. Quasi 80mila lettere di benservito in dodici mesi sono arrivate nelle banche su scala globale, facendo impennare ad almeno 425mila il totale dei posti di lavoro eliminati dal 2014 dal settore che, dopo esser stato al centro dell’ultima grande crisi, è oggi caccia di redditività e efficienza in un clima segnato non solo da incognite sul futuro dell’economia ma da pressioni concorrenziali e profonde trasformazioni tecnologiche.

Morgan Stanley ultima a tagliare
Il fenomeno dei tagli di massa non riguarda solo l’Europa – o l’Italia – dove l’occupazione bancaria è stata di recente martoriata da annuncio dopo annuncio di riduzioni del personale. Una delle più recenti, drastiche sforbiciate è dell’americanissima Morgan Stanley, che nelle prime settimane di dicembre ha deciso di eliminare 1.500 posti di lavoro, il 2% dei suoi oltre 60mila dipendenti mondiali. Comunicati ufficiali alla mano, da gennaio oltre 50 gruppi al mondo hanno reso nota la cancellazione, per la precisione, di 77.780 impieghi. Cifra che è la più elevata dal 2015, quando il settore perse su scala internazionale 91.448 buste paga.

La strage del lavoro in banca, in nome di produttività e risparmi, è stata scatenata da una combinazione di fattori: la necessità di attrezzarsi al cospetto di un’economia in frenata, anche se pare intenzionata a evitare aperte recessioni. Il bisogno di fare i conti con una continua realtà di bassi tassi di interesse che complica la performance del business tradizionale. E con una bassa volatilità sui mercati che complica le entrate da trading.
Infine e soprattutto l’inevitabilità di rivoluzioni tecnologiche, con ampio ricorso a innovazioni quali l’intelligenza artificiale, che hanno accresciuto oltremisura l’importanza e la possibilità di contenere i costi.

Europa regina dei licenziamenti
Nel caso delle banche del Vecchio continente, si sono manifestati nel business anche malesseri più gravi, quali l’impatto sulla redditività di tassi di interesse negativi e le sofferenze dell’economia della regge per le tensioni commerciali. Gli istituti europei sono così stati protagonisti di oltre quattro quinti dei tagli complessivi – per l’esattezza l’82% del totale.

Stando a calcoli di Bloomberg, effettuati sulla base dei documenti depositati dalle banche presso le authority di supervisione, 63.611 posti di lavoro sono svaniti nella sola Europa. Altri 7.669 sono spariti in Nordamerica, 3.500 in America Latina, 2.487 in Medio Oriente e Africa e 513 nella regione Asia-Pacifico. Statistiche che, oltretutto, stando gli analisti, potrebbero semmai sottostimare il fenomeno di ristrutturazione e consolidamento, dato che spesso gli istituti non comunicano pubblicamente tutti gli snellimenti programmati.

Da Deutsche Bank a UniCredit
L’Europa domina la classifica con i licenziamenti messi in cantiere da dieci banche, a cominciare da istituti tedeschi e italiani. Deutsche Bank, scottata da scandali e fuoriuscite da intere attività quali l’investment banking, ha annunciato l’eliminazione di 18mila impieghi entro il 2022. L’italiana UniCredit ha varato piani per tagliare ottomila impieghi entro il 2023 – il 9% della sua forza lavoro – e chiudere 500 filiali. Santander, Commerzbank, Hsbc e Barclays seguono a ruota con riduzioni comprese tra tremila e cinquemila posti.

Nuove riduzioni nel 2020
Le concorrenti banche statunitensi non sono state immuni da difficoltà ma al confronto sono state aiutate da un costo del denaro che, per quanto ultra-basso, nel dopo-crisi ha recuperato terreno. E da un’espansione che ha raggiunto il record di longevità entrando nell’undicesimo anno consecutivo e reggendo anche l’urto delle incertezze nell’interscambio.

Anzi, i colossi americani della finanza hanno allargato il loro raggio d’azione globale approfittando di crisi e ritirate di colossi europei quali Deutsche, strappando posizioni e business sullo stesso Vecchio continente. La saga delle riduzioni e delle riorganizzazioni non appare comunque conclusa con il 2019, negli Usa come neppure in Europa dove ha imperversato. Il 2020, secondo quando affiorato, dovrebbe portare con sé ulteriori riorganizzazioni, dal gruppo svizzero Julius Baer a quello spagnolo Banco Bilbao.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com

 




Anche l’Abruzzo trema per i tagli Unicredit. Forte riduzione anche in Bper

La campana Unicredit suona anche per l’Abruzzo.

Il piano industriale lacrime e sangue annunciato dal colosso del credito 5500 esuberi e chiusura di 450 filiali solo in Italia – rischia di avere pesanti ripercussioni anche nella nostra regione.

Al momento non c’è ancora niente di ufficiale, anche perché non sono ancora partiti i tavoli negoziali. La Cgil, però, è molto preoccupata.

Se si inquadra il dato degli esuberi in un contesto più ampio – quello nazionale e internazionale, in cui tutte le banche stanno andando verso drastici tagli al personale per via della digitalizzazione e dall’automazione del lavoro; e quello locale, dove, come è stato evidenziato dalla stessa Cgil in un recente convegno svoltosi all’Aquila, il settore del credito bancario sta scontando da anni una crisi di sistema – il futuro non appare roseo.

In Abruzzo Unicredit ha 265 dipendenti e 23 filiali, sei delle quali concentrate nella provincia dell’Aquila (per un totale di 45 dipendenti). Fino a un anno fa, a livello regionale, le filiali erano 30. Ben prima che annunciasse il nuovo piano industriale, dunque, la banca ne ha chiuse ben 7.

“La trattativa deve ancora aprirsi, perciò al momento non sappiamo dove si concentreranno i tagli” afferma Luca Copersini, segretario provinciale della Fisac Cgil L’Aquila “E’ altamente probabile, tuttavia, che la banca possa decidere, quando sarà, di abbandonare i territori meno redditizi, ossia le regioni del Sud, Abruzzo compreso”.

A tenere in allerta il sindacato, inoltre, c’è anche il piano industriale di Bper, di cui si sta parlando poco ma che prevede 1300 esuberi in tutta Italia su 14 mila dipendenti. I contraccolpi in Abruzzo, e in particolare nella provincia dell’Aquila, dove la banca modenese è presente in modo capillare, avendo assorbito tutta la vecchia rete Carispaq, potrebbero essere molto pesanti.

“Il problema” osserva Copersini “è che a fronte di tutti questi tagli, ci sono pochissime assunzioni. Quelle che vengono effettuate riguardano soprattutto promotori finanziari o persone con specifiche competenze nell’ICT. L’innovazione tecnologica sta rendendo superflui molti posti di lavoro e alle banche ora interessa vendere soprattutto polizze assicurative e altri prodotti finanziari. Intesa, che ha già stilato un accordo con i tabaccai, grazie al quale tutte le operazioni che ora si fanno in filiale potranno essere tranquillamente eseguite nelle tabaccherie, ha già annunciato di voler diventare la prima compagnia assicurativa del Paese. Purtroppo di tutto questo si parla poco. Quello del credito è un settore che alla classe politica locale non sembra stare molto a cuore”.

 

Fonte: www.newstown.it




Unicredit: prorogata la votazione al Fondo Pensione di Gruppo

Nella seduta del 3 dicembre, il Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensione di Gruppo ha deliberato, secondo quanto previsto dal Regolamento del Fondo stesso, la proroga dell’Assemblea Straordinaria fino al 15 gennaio 2020.

Questa decisione offre un’ulteriore possibilità a TUTTI gli iscritti del Fondo di Gruppo di esercitare il loro diritto di voto per questo referendum e raggiungere così il quorum necessario, vista l’importanza strategica che questa consultazione riveste per il futuro del sistema della previdenza integrativa nel Gruppo Unicredit.

La procedura di votazione è agevole:

  • si può cliccare direttamente sul link indicato nella mail aziendale di avviso d’assemblea;
  • in alternativa  si  può  entrare  nell’area  riservata  del  sito  del  fondo  pensione www.fpunicredit.eu.

Un fondo unico  permetterà una migliore efficienza, economicità e sostenibilità del sistema della previdenza del Gruppo Unicredit.

Inoltre la positiva conclusione di questo percorso renderebbe stabile e definitiva la polizza premorienza e IPM, attualmente in scadenza al 31.12.2020.

INVITIAMO TUTTI a partecipare e far partecipare al referendum, esprimendo un parere favorevole alla confluenza.

 

Milano, 09 dicembre 2019

Segreterie di Coordinamento
Fabi – First Cisl – Fisac Cgil – Uilca – UniSin
Gruppo UniCredit

 




Unicredit: Landini, irresponsabile annunciare 8mila esuberi

Diciamo no e diciamo basta. Il lavoro non può più essere considerato una merce che si prende quando serve e si butta quando fa comodo. Unicredit annuncia 8mila esuberi e intanto distribuisce dividendi e chiude i primi nove mesi dell’anno con un utile di 4,3 miliardi. Questo non è fare impresa, è essere irresponsabili. Non lo possiamo accettare. Il governo non può accettarlo. Prima di aprire un gravissimo conflitto Unicredit riveda tutto. Ritiri quanto ha improvvidamente annunciato e, se mai ci dovessero essere problemi, prima di compiere azioni gravi e irreparabili discuta con il sindacato”.
Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Come Unicredit – aggiunge il leader della Cgil – ci sono decine di imprese sane che licenziano senza giustificazione. Come ci sono centinaia di imprese che hanno necessità di una politica industriale che le aiuti a uscire dalle secche di una crisi che non passa, anzi che si aggrava. Ilva, Alitalia, i lavoratori LSU, Auchan, Mercatone Uno, Bekart, Whirlpool, e potrei continuare a citare una a una le oltre 160 situazioni di crisi all’attenzione del governo e parlare anche delle centinaia di aziende piccole e medie in grave difficoltà, nelle quali il sindacato sta dando l’anima per salvare posti di lavoro, capacità produttiva, intelligenze e saper fare. Va data una svolta e va data in fretta”.

Chi lavora, chi rischia di perderlo, chi è sfruttato, chi lo cerca e riceve solo risposte inaccettabili o illecite – conclude Landini – non ha più pazienza. Il governo agisca e faccia in fretta. Cambi le leggi sbagliate, a cominciare dal jobs act e dalle norme sugli appalti. Faccia politica industriale, sblocchi gli investimenti, istituisca un organismo per lo sviluppo del Mezzogiorno. Le forze politiche la smettano con la propaganda e si occupino del Paese e di chi lavora, delle loro difficoltà e dei loro problemi”.

 

Fonte: www.rassegna.it