Accordi Gruppo UBI: smart working, fondo di solidarietà, nuove assunzioni

Due importanti accordi sono stati stipulati negli ultimi giorni con il Gruppo UBI.

SMART WORKING E CONCILIAZIONE VITA-LAVORO

Venerdì 31 agosto 2018 è stato firmato un accordo sindacale che disciplina alcune misure di conciliazione tra vita privata e professionale.
Tra queste figurano:

  •  lo Smart Working che, seppure già applicato in azienda in forma sperimentale e regolamentato solo attraverso “accordi individuali”, era opportuno fosse disciplinato da un accordo sindacale. Con l’intesa siglata, lo strumento è stato ampliato, migliorato e disciplinato a maggior tutela dei colleghi partendo da quanto prevede la Legge 81/2017;
  • percorsi formativi volti a facilitare e sostenere in particolare il rientro dal congedo per maternità per neo-mamme o neo-papà e il rientro in generale da periodi di lunghe assenze.
  • la previsione di definire, entro l’anno, il Fondo delle Giornate Solidali (Banca del tempo) e la nuova modalità di fruizione della formazione a distanza da un luogo diverso dal proprio posto di lavoro (Smart Learning);
  • l’integrazione, con oneri a carico dell’azienda dell’indennità già erogata dall’Inps per congedo parentale (30%) pari al 10% della rispettiva Retribuzione Annua Lorda (misura valida per il 2019 e salvo casi di accordi migliorativi);

Smart working

Lo Smart Working (SW) è una forma flessibile di lavoro da remoto consistente nella possibilità di eseguire, su base volontaria, la propria prestazione lavorativa presso un’altra sede aziendale (ufficio/locale/filiale) a tale scopo attrezzata (cosiddetti spazi di co-working) oppure presso la propria residenza o altro luogo privato diverso dalla abituale abitazione. Azienda e sindacati hanno condiviso che lo SW possa essere utilizzato come strumento per agevolare la gestione delle ricadute sui lavoratori in caso di rilevanti ristrutturazioni.

Di seguito i punti più significativi dell’accordo (a cui rimandiamo per completezza di informazioni):

  • la richiesta di attivazione dello SW, individuale e volontaria, deve essere presentata al proprio Responsabile e alle Risorse Umane. L’azienda ne valuterà l’accoglimento tenuto conto della compatibilità della stessa con le esigenze tecnico-organizzative (il mancato accoglimento della domanda verrà comunicato dall’azienda entro 60 giorni in forma scritta e motivato);
  • si potranno richiedere fino ad un massimo di 10 giornate mensili (raddoppiando le 5 giornate ad oggi previste per chi era ammesso alla fase sperimentale).
  • possono chiedere di accedere alla modalità tutti i dipendenti anche a part-time del Gruppo UBI (Aree Professionali, Quadri Direttivi, Dirigenti), purché con contratto a tempo indeterminato e anzianità di servizio di almeno 3 anni (NB: per i colleghi con anzianità inferiore, in continuità con la fase sperimentale già in corso, sarà comunque possibile inoltrare richiesta entro il numero massimo di 5 giornate mensili, tenuto conto che ciascuna risorsa necessita di un bagaglio di esperienze, di competenze lavorative e di organizzazione da maturare prevalentemente sul luogo di lavoro);
  • saranno privilegiate le richieste presentate dai dipendenti con particolari situazioni personali e/o familiari, quali: disabilità, stato di gravidanza, figli sino ai 6 anni, figli con disagi comportamentali, bisogni educativi o disturbi dell’apprendimento, nonché la rilevante distanza fra residenza e luogo di lavoro;
  • lo SW, che per legge deve tradursi in un accordo individuale sottoscritto dal lavoratore, può essere attivato a tempo determinato o indeterminato. Nel secondo caso, in particolare, il recesso può avvenire con un preavviso, da entrambe le parti, di 30 giorni (aumentati a 90 in caso di recesso da parte aziendale nei confronti di lavoratori disabili);
  • il buono pasto viene riconosciuto unicamente in caso di SW presso spazi di co-working aziendali;
  • per le giornate lavorate in SW sono esclusi trattamenti di missione nonché l’eventuale indennità di mobilità percepita;
  • l’azienda incrementerà su tutto il territorio nazionale gli spazi di co-working;
  • a tutela dei colleghi l’accordo prevede specifiche norme in tema di formazione, prevenzione e sicurezza sul lavoro, aspetti assicurativi, orari, articolazione della prestazione e della presenza nella sede di assegnazione;
  • l’accordo sindacale siglato fra OO.SS. e UBI ha carattere sperimentale sino al 31.12.2019.

Ad oggi sono circa 350 i dipendenti nel Gruppo UBI che fruiscono dello Smart Working, di cui il 43% fornendo la prestazione dal proprio domicilio e il 57% dagli spazi aziendali di co-working.
Alla luce della disciplina complessiva regolata dall’accordo la banca verificherà il cambio degli attuali “contratti individuali”.
Invitiamo i colleghi interessati alla lettura integrale dell’accordo sindacale sottoscritto.

Percorsi formativi dopo lunghe assenze

Viene introdotto nelle Aziende del Gruppo un nuovo percorso formativo – volontario e individuale – volto a favorire il rientro in servizio dopo il periodo di congedo per maternità/paternità e in genere da periodi di lunghe assenze: saranno proposti momenti di formazione interattivi che prevedono la presenza fisica in aula alternati alla fruizione di moduli on line.
La formazione potrà essere fruita entro 12 mesi dalla sua attivazione da parte della singola risorsa interessata a partire sin dall’inizio del congedo.

 

ACCESSO AL FONDO DI SOLIDARIETA’ PER 369 LAVORATORI, 123 NUOVE ASSUNZIONI, 148 STABILIZZAZIONI 

Giovedì 6 settembre è stato sottoscritto un nuovo accordo sindacale tra UBI Banca e le scriventi Organizzazioni Sindacali che prevede, in sintesi: 

  • l’accesso al Fondo di Solidarietà di settore (prepensionamenti) per 369 colleghi che hanno “finestra” INPS per l’accesso alla pensione entro il 1° gennaio 2024.

I lavoratori interessati, che avevano già presentato domanda di esodo a seguito dell’accordo del 26 ottobre 2017, cesseranno dal servizio con decorrenze già a partire dal prossimo primo ottobre. 

Questa la suddivisione territoriale delle uscite: 83 area Bergamo e Lombardia Ovest, 73 Brescia e Lombardia Est, 85 Milano ed Emilia Romagna, 47 Nord Ovest e 81 area Sud.

  • l’assunzione, entro il 2019, di 123 lavoratori (di cui almeno 62 a tempo indeterminato).
  • la stabilizzazione dei 148 colleghi a tempo determinato (con l’esclusione solo delle posizioni “stagionali”) attualmente presenti nel Gruppo Ubi.

 “Esprimiamo grande soddisfazione per il risultato occupazionale ottenuto e in controtendenza rispetto alle difficoltà del settore bancario.” hanno dichiarato i coordinatori delle sigle sindacali firmatarie (Claudia Dabbene Uilca-Uil, Eliana Rocco, First-Cisl, Paolo Citterio Fabi, Natale Zappella Unisin, Pierangelo Casanova Fisac-Cgil).

“Inoltre”, continuano i sindacalisti, “evidenziamo l’utilità del Fondo di solidarietà di settore che, senza costi per la collettività, garantisce la gestione degli esuberi su base volontaria e, come in questo caso, la tenuta occupazionale”. 

 

Accordo 31-8-2018 Conciliazione vita professionale e vita privata

Accordo 6-9-2018 Accesso al fondo di solidarietà, assunzioni, stabilizzazioni

 

 

 

 

 

 

 

 




La calda (e poco pulita) estate di Ubi

La “banca per bene” non garantisce condizioni di lavoro adeguate ai propri dipendenti. Ancora una volta parliamo di clima: in questo caso non di quello aziendale – deteriorato dalle pressioni commerciali – bensì di quello fisico, che vede, in questa calda estate, temperature torride nelle filiali e negli uffici di UBI.

Il tema non è del tutto nuovo: puntualmente ogni anno, anche in passato, l’inizio dell’estate vedeva ritardi nelle accensioni degli impianti di condizionamento e richieste di intervento su condizionatori obsoleti che sarebbero stati in realtà da sostituire, ma tant’è, bisogna risparmiare: ci si metteva una pezza e alla fine, bene o male, le temperature si abbassavano.

Quest’anno però le cose sono andate in maniera decisamente peggiore: all’origine delle disfunzioni o, per meglio dire, della paralisi, che ha visto e vede tuttora impianti fermi etemperature anche superiori ai 30 gradi, l’affidamento del servizio a una nuova ditta. Le ragioni del cambio di appalto non sono note. Per analogia con le scelte compiute in tema di pulizie dei locali (questione che affrontiamo di seguito) non possiamo escludere l’ennesima operazione di risparmio sulla pelle (sudata) delle lavoratrici e dei lavoratori di UBI.

Abbiamo denunciato con forza la situazione nel corso dell’incontro sindacale di mercoledì 11 luglio: ci è stato risposto che le criticità sono note, che vi è grande attenzione al problema e impegno per trovare delle soluzioni. Ne abbiamo preso atto, precisando tuttavia che, nell’attesa che in ogni unità produttiva siano ripristinate condizioni adeguate, occorrerà adottare delle misure temporanee a tutela del benessere fisico delle colleghe e dei colleghi.

Ci riferiamo in particolare alla necessità che nelle situazioni più critiche:

  • Siano forniti condizionatori portatili e/o sia autorizzata – per garantire almeno il ricambio dell’aria – l’apertura continuativa della bussola, prevedendo contestualmente ilpiantonamento degli accessi;
  • Nell’impossibilità di adottare misure “tampone”, le filiali siano chiuse e ai colleghi sia consentito di svolgere la prestazione lavorativa in unità produttive limitrofe (in cui le condizioni risultassero vivibili) o di anticipare l’uscita e il rientro a casa.

In alcuni casi le soluzioni sopradescritte sono state adottate, soprattutto grazie all’intervento del Sindacato: vi invitiamo pertanto a continuare a segnalarci le situazioni più critiche per le quali richiederemo che, nell’attesa di interventi strutturali, si ricorra a misure temporanee in grado di assicurare condizioni di lavoro accettabili.

 

POLVERE, CESTINI PIENI E SERVIZI IGIENICI SPORCHI: È QUESTO IL NUOVO LAYOUT DI FILIALE?

Il 27 giugno è stata pubblicata la circolare di gruppo n. 305 avente ad oggetto il “Servizio pulizie”, con la quale veniamo informati che “Con decorrenza 1 febbraio 2018 l’erogazione del Servizio di pulizia e sanificazione ambientale ha subito alcune modifiche sia in termini di frequenza d’esecuzione sia di società appaltatrici sul territorio nazionale.”.

Grazie, ce n’eravamo accorti.

È noto ed evidente a tutti che le “modifiche in termini di frequenza” consistono in una ulteriore contrazione del servizio (almeno avessero il coraggio di scriverlo) per la solita politica di riduzione dei costi a danno delle condizioni di lavoro.

Le modalità sono note: si cerca sul mercato una ditta che sia disponibile ad aggiudicarsi l‘appalto a prezzi stracciati (che di fatto non consentono di garantire le prestazioni indicate nel capitolato) e poi si chiede ai dipendenti di UBI di trasformarsi in gendarmi per denunciare la mancata o insufficiente pulizia dei locali in cui lavorano.

Ciò detto (e nonostante ciò), invitiamo comunque le colleghe e i colleghi a dar corso alle indicazioni contenute nella circolare, segnalando i disservizi e vincendo la tentazione di sopperirvi svuotando cestini, e, men che meno, “dando una passata” ai bagni: solo “facendo venire i nodi al pettine”, potremo ottenere un miglioramento dei livelli di pulizia.

A tale proposito vi invitiamo a comunicarci le situazioni maggiormente critiche e i casi in cui le segnalazioni effettuate (secondo i dettami della circolare) attraverso i canali ufficiali non producessero nessun effettivo risultato: sarebbe infatti il colmo che, a fronte della denuncia dei mancati interventi, UBI si portasse a casa ulteriori risparmi (per l’applicazione alla ditta appaltatrice di penali) e le lavoratrici e i lavoratori continuassero a operare in mezzo alla sporcizia!

Da parte nostra continueremo a sollecitare l’azienda, tenuta per legge non solo a garantire che nei luoghi di lavoro siano rispettate le disposizioni in materia di igiene e sicurezza, ma anche al rispetto del Contratto Nazionale del Credito, che in caso di appalti impone anche alle banche degli obblighi volti a tutelare il personale delle ditte appaltatrici attraverso il rispetto pieno dei diritti contrattuali, in una logica di solidarietà che vorremmo unisse e rafforzasse tutto il mondo del lavoro.

26 luglio 2018

 

FABI          FIRST/CISL          FISAC/CGIL          UILCA          UNISIN

 

Scarica il volantino

 




Donare le ferie ad un collega: un atto di solidarietà

Il caso di Mathys Germain, il bimbo francese morto a causa di un tumore al fegato nel 2012, insegna quanto può essere importante un gesto di solidarietà, al di là di una legge, prima di una legge. Christophe, il papà di Mathys si era visto donare dai colleghi giorni di vacanze per assistere il piccolo, un atto meraviglioso che solo successivamente si è trasformato in legge: la legge 2014/459 (cosiddetta legge Mathys) grazie alla quale i colleghi di lavoro possono donare le proprie ferie per aiutare chi ha bisogno di tempo per curare figli minorenni gravemente malati.

Con l’articolo 24 del Dlgs 151/2015 la cessione delle ferie è stata introdotta e regolamentata anche in Italia; la norma prevede che i lavoratori possano cedere, a titolo gratuito, le proprie ferie maturate ai lavoratori dipendenti dallo stesso datore di lavoro, per consentire l’assistenza ai figli minori che necessitano di cure costanti per le particolari condizioni di salute.

La norma non contrasta con il principio di irrinunciabilità delle ferie stesse e con quanto disposto dal decreto sull’orario di lavoro che prevede il diritto, per il dipendente, ad un periodo annuale di ferie retribuite di almeno 4 settimane, per reintegrare le energie psicofisiche e parteciparealla vitafamiliare e sociale. In parole semplici, è possibile cedere soltanto le cosiddette “ferie monetizzabili”, ossia quelle ulteriori rispetto al minimo annuale irrinunciabile di 4 settimane, oppure i riposi previsti dai contratti collettivi in aggiunta ai normali riposigiornalieri e settimanali.

La cessione delle ferie è dunque gratuita ed ha una finalità solidale, perché volta a consentire l’assistenza di uno o più figli minori del lavoratore (non di altri suoi familiari) bisognosi di cure continuative (è dunque implicito che lo stato di malattia o la disabilità del minore debbano essere certificate), nella misura, alle condizioni e secondo le modalità stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale applicabili al rapporto dilavoro. Ad oggi, purtroppo, sono ancora pochi i contratti collettivi che hanno regolamentato leferie solidali In assenza del contratto collettivo nazionale, diverse realtà hanno regolamentato le ferie solidali del proprio personale con accordi collettivi di secondo livello o con singoli accordi.

Nel nostro settore alcuni istituti hanno dato applicazione a questo decreto, attraverso l’introduzionedellaBanca del tempo.

Nella fattispecie Intesa San Paolo ed Unicredit declinano questo istituto con una serie di iniziative, tra le quali ora ci interessa porre l’accento sulla costruzione di un “contenitore” di permessi retribuiti a disposizione dei colleghi che, per gravi ed accertate situazioni personali e/o familiari, hanno bisogno di permessi aggiuntivi. Questo contenitore viene alimentato sia dall’azienda che dai colleghi che volontariamente vi aderiscono. Nel Gruppo Ubi sta iniziando solo adesso l’elaborazione di una una proposta su quest’argomento.

Oggi il temine solidarietà sembra stia scomparendo dal nostro vocabolario; la realtà ci dimostra però che esistono molte persone disposte a donare il proprio tempo e le proprie energie a favore di chi ne habisogno. Queste buone prassi si stanno diffondendo anche nel nostro settore, non solo nell’ambito delle ferie solidali.

 

Fonte: “Banconote” mensile del coordinamento donne Fisac Brescia




Gruppo UBI: Gravissimo attacco a lavoratrici e lavoratori

In questi giorni vengono recapitate ai clienti di UBI Banca comunicazioni che danno conto dell’aumento dei costi dei servizi resi (per carte di credito, conti correnti, ecc.), e ne attribuiscono la quota più rilevante alla “Variazione legata all’incremento del costo del personale” per effetto degli accordi collettivi di lavoro applicabili al settore.

Riteniamo che tale impostazione rappresenti un gravissimo attacco nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori e della attività di contrattazione svolta dal sindacato.

Due sono le considerazioni che è doveroso esprimere.

La prima riguarda il punto di vista che trapela nelle comunicazioni della Banca dove si scrive (con malcelato rammarico) che “la prestazione dei servizi resi alla clientela richiede l’apporto del fattore umanocome se le lavoratrici e i lavoratori fossero un fattore della produzione di cui si farebbe volentieri a meno.

La seconda considerazione riguarda le cifre contenute nelle lettere ai clienti che appaiono chiaramente e volutamente fuorvianti: il messaggio – menzognero – che passa è quello di un aumento esponenziale dei livelli retributivi, cosa che non è avvenuta né per effetto del contratto nazionale, né a seguito degli accordi collettivi sottoscritti con senso di responsabilità da parte di tutte le Organizzazioni sindacali del Gruppo UBI negli ultimi anni. Tali intese hanno avuto l’obiettivo principale del contenimento o addirittura della riduzione del costo del lavoro, conseguita anche attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali di settore.

Per questa ragione è stato diffuso un comunicato unitario rivolto ai dipendenti in cui dichiariamo di ritenere il comportamento adottato lesivo della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori nonché un gravissimo attacco nei confronti di tutto il Sindacato, riservandosi di attivare gli strumenti utili a tutelare le lavoratrici e i lavoratori.

Comunicato stampa a firma di    FIRST/CISL   FISAC/CGIL   ULCA




UBI Banca. Accordo CIA Bridge Banks

Oggi 1° febbraio è stato sottoscritto in UBI Banca un accordo che definisce criteri, modalità e tempistiche per l’armonizzazione dei contratti integrativi delle cd Bridge Banks (Nuova Banca Marche, Nuova Banca Etruria/Lazio, Etruria Informatica e Nuova Carichieti) con la contrattazione di secondo livello in vigore in UBI Banca.

L’accordo, già previsto dall’accordo quadro di incorporazione delle banche sottoscritto il 26 ottobre 2017, rappresenta un traguardo importante e per nulla scontato nel processo di integrazione dei lavoratori delle banche interessate nel gruppo UBI Banca e segue i recenti accordi di armonizzazione delle ex banche-rete confluite in UBI Banca. La contrattazione si è basata, seppure con presupposti diversi, sulla recentissima intesa raggiunta per le Società Prodotto del Gruppo (IWBank, Leasing, Factor, Prestitalia e Pramerica).

Molte sono le voci contrattuali che si applicheranno già a partire dal 1° marzo prossimo tra cui i permessi retribuiti e il 50% dei trattamenti di mobilità già in vigore in UBI (si raggiungerà il 75% dal 1/1/2020 e il 100% dal 1/7/2020). Altri step sono previsti per buoni pasto, borse di studio e altre voci, sostanzialmente in linea con i percorsi in atto sia in UBI che nelle Società Prodotto.

UBI Banca quindi, grazie agli accordi sottoscritti e alla fine degli step di applicazione – gli ultimi residui sono previsti nel 2020 -, potrà contare su una contrattazione di secondo livello uguale per tutti i lavoratori del Gruppo: un obiettivo che solo qualche mese fa sembrava lontano ma che oggi, con l’accordo sottoscritto unitariamente, è finalmente raggiunto.

FISAC/CGIL gruppo UBI

 

Scarica il testo dell’accordo




CONSOB: risarcimenti per i clienti di Etruria & c.

L’arbitro per le controversie finanziarie della Consob apre la strada ai risparmiatori clienti di Banca Marche, Etruria, Chieti e Ferrara per rivalersi sugli istituti che hanno inglobato le banche salvate. Per Marche, Etruria e Chieti si tratta di Ubi Banca, per Cariferrara di Bper.

I clienti della vecchia banca, così come avrebbero potuto avanzare pretese risarcitorie nei confronti della Vecchia Banca”, “allo stesso modo non possono non ritenersi legittimati a procedere in tal senso anche nei confronti della Nuova Banca”, si legge in una delle decisioni prese dall’Arbitro.

La rivoluzione sta nell’affermare chiaramente che esiste una legittimazione passiva della nuova entità bancaria, la “good bank” che ha mantenuto di fatto in continuità i rapporti contrattuali attivi e passivi delle banche preesistenti finite in risoluzione e rispondono quindi, in questo caso, sulla “allegazione di una violazione delle regole di correttezza e trasparenza nella prestazione di un servizio di investimento”. Le diverse decisioni dell’Acf si riferiscono ad azionisti convinti allo sportello a comprare azioni delle stesse banche e arrivano dopo che diversi tribunali civili hanno dato la stessa interpretazione.

Un bel problema per Ubi e Bper.

 

da “Il Fatto Quotidiano” del 10/1/2017




Carichieti: la fine dei fatti

Il caso della Banca Carichieti, oggi Banca Teatina e, tra alcuni mesi, UBI Banca, è stato citato, per la sua particolarità, come una vicenda unica in Italia. Si è giunti a tale situazione per la crisi, per le scelte sbagliate, per mancanza di idee e proposte per lo sviluppo economico e sociale sul territorio ma anche, e soprattutto, a seguito di comportamenti poco chiari.

La profondità e la complessità del mutamento di tale realtà creditizia hanno avuto un impatto negativo sullo sviluppo, sulle imprese, sulle lavoratrici e i lavoratori, sulle famiglie e i pensionati e tale crisi bancaria, benché oggi abbia trovato una soluzione con un importante gruppo bancario – UBI -, continuerà ad avere, per molto tempo, ricadute negative sull’intero Abruzzo.

In ragione di ciò, si è giunti alla conclusione che occorreva ricostruire quanto è avvenuto, nel dettaglio, nella Banca Carichieti, negli ultimi 7 anni.
Per questo, lo scorso 7 dicembre è stato presentato il libro: “La fine dei fatti. Libro bianco Carichieti”.
Alla conferenza stampa, svoltasi a Pescara, erano presenti i curatori dell’opera: Francesco Trivelli della Fisac-Cgil, Claudio Bellini della First-Cisl e Domenico Avitto della Fabi,

L’opera si pone l’obbiettivo di lasciare una memoria storica sugli accadimenti, nell’ultima banca autonoma sul territorio Abruzzese.
In sintesi, è una ricostruzione dei fatti effettuata con documenti sindacali e non, articoli di quotidiani locali e pubblicazioni varie, a cui potrà essere data un’attenta lettura, gratuitamente, grazie ad una pubblicazione on-line da poter sfogliare e leggere ovunque.

Il libro ripercorre, in modo analitico e senza commenti o giudizi, quanto accaduto in Carichieti dal 2010 al 2017 La documentazione contenuta nel volume può essere consultata anno per anno.

L’intero volume è consultabile gratuitamente cliccando su questo link