Mps: lavoro agile in rete e permessi retibuiti.

1 - Fabi 2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Dopo giornate di tensione dovute sia alla palese confusione aziendale per l’assenza di una linea chiara sul lavoro agile in Rete, sia alla criticata applicazione dell’accordo sul Fondo sulle relative segnalazioni massive codice 893, l’Azienda ha rettificato la propria impostazione, così come fortemente richiesto da queste OOSS.
Il ricorso al lavoro agile viene quindi ripristinato anche nella Filiali, in quanto pienamente compatibile con l’attività lavorativa svolta dai Colleghi. Il lavoro agile risulta altresì prezioso come supporto da remoto all’attività dei Dipendenti che lavorano in presenza, seppur a ranghi ridotti per il rispetto delle misure di contenimento del contagio, tuttora in vigore.
Il processo massivo di attribuzione del codice 893 – inserito nei giorni scorsi e corrispondente ai permessi retribuiti di cui alle prestazioni ordinarie del Fondo di Solidarietà – verrà cancellato dagli archivi e radicalmente rivisto con una verifica congiunta Lavoratore/Azienda; sarà inoltre attivato un costante monitoraggio da parte delle Organizzazioni Sindacali.

Questi interventi dovranno essere realizzati con particolare attenzione ai Colleghi in situazione di fragilità e con carichi familiari, così come inizialmente previsto e, con particolare riferimento al lavoro agile per genitori con figli fino a 14 anni, anche in osservanza delle recenti disposizioni del Decreto Rilancio.

Quanto sopra descritto non consente ancora il ripristino di relazioni sindacali ordinarie, ma è comunque un elemento che fa ritenere possibile l’apertura di un tavolo di confronto sulle materie all’attenzione delle parti.
Ribadiamo che il Sindacato del Monte dei Paschi pretende una interlocuzione seria ed affidabile, in particolare sui temi impattanti la gestione dei tempi di vita/lavoro e la salute dei Dipendenti. 
Sospendiamo quindi il giudizio, in attesa di pronunciarci nei prossimi giorni sulle determinazioni e sulla applicazione delle stesse che l’Azienda produrrà da qui in avanti, oltre che su tutti gli altri temi già oggetto di denuncia da parte di queste OO.SS. 

Siena, 22 maggio 2020

Le Segreterie

 

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MPS: Banca poco agile!

 




MPS: Banca poco agile!

1 - Fabi 2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Con unilaterale decisione l’azienda ha abolito il lavoro agile nella rete filiali con decorrenza dal prossimo lunedì 18 maggio. Il lavoro agile viene indiscriminatamente sostituito dai permessi retribuiti di cui alla parte ordinaria del Fondo di Solidarietà, oppure con l’invito ai colleghi a usufruire di ferie o permessi arretrati.

È una scelta incomprensibile perché mette in ulteriore difficoltà le filiali già oberate dalle incombenze inerenti ai servizi di pubblica utilità di cui ai Decreti Ministeriali “Cura Italia” e “Liquidità”. L’evasione di queste pratiche (moratorie mutui, CIG, liquidità alle imprese) sta incontrando notevoli difficoltà e ritardi a causa della confusione normativa e organizzativa prodotta dall’azienda, con aggravio dei carichi di lavoro sui gestori e titolari di filiale, perlopiù insostenibili.

Di fronte a questa situazione, che ci vede arrancare nel settore per l’erogazione dei servizi pubblici essenziali, a maggior ragione imbarazzante per un’azienda che annovera lo Stato come azionista di riferimento, viene stabilito che finisce l’esperienza, a nostro avviso proficua e compatibile, del lavoro agile nella rete filiali, condannando le stesse a rinunciare al contributo dei dipendenti in remoto e preferendo mettere a riposo risorse preziose che avrebbero volentieri continuato a contribuire all’economia delle filiali.
È una decisione irresponsabile che trova la nostra assoluta contrarietà, scontenta i dipendenti creando un clima pericolosamente divisivo e fa strame del lavoro sindacale faticoso ma improntato al senso di responsabilità che ci ha sin qui contraddistinto.

Questa banca ha bisogno di una gestione delle risorse umane diversa e più competente. Una gestione che dia prova di conoscere quello di cui parla. E che agisca di conseguenza.

Siena, 15 maggio 2020

 

LE SEGRETERIE




Sedici morti e almeno mille contagiati: il tributo pagato dai bancari al coronavirus

Riportiamo l’articolo pubblicato da AGI – Agenzia Giornalistica Italia lo scorso 4 maggio. Possiamo lecitamente supporre che i numeri riportati siano sottodimensionati rispetto alla realtà.
In questi giorni abbiamo ricevuto notevoli apprezzamenti per i protocolli firmati con le banche, che hanno consentito di ridurre la presenza in filiale di addetti e clienti in modo da contenere il rischio. Tuttavia, da qualche parte si sono levate anche voci contrarie da parte di chi ha maledetto i sindacati, colpevoli del mancato raggiungimento degli obiettivi di budget.
Pur nel rispetto di tutte le opinioni, possiamo tranquillamente affermare che il bilancio sarebbe stato ben più pesante senza misure di prevenzione, e quindi il contenimento degli accessi ha sicuramente salvato delle vite. Magari, chissà, anche quella di qualcuno che adesso si lamenta perché rischia di perdere il suo bonus.
Per quanto ci riguarda, se gli accordi sono serviti a salvare delle vite siamo orgogliosi del lavoro svolto. Non esiste nulla di più prezioso di una vita umana; anche quella di chi forse tutto questo non sembra averlo capito.

 

Anche i bancari hanno affrontato lavorando il coronavirus. Come gli operatori sanitari, gli addetti alla grande distribuzione e le altre categorie che forniscono servizi pubblici essenziali non hanno mai smesso di accogliere i clienti anche nei giorni più cruenti quando scarseggiavano i dispositivi di protezione e le modalità di trasmissione dell’infezione non erano chiare. Stando a quanto ricostruito dall’AGI, interpellando più fonti, le persone decedute sono 16 e i contagiati, parte dei quali finiti in ospedale, ammontano ad almeno un migliaio. 

I dati si riferiscono ai principali quindici gruppi italiani e, come per il triste conteggio generale, vanno considerati ‘al ribasso’ per la mancanza di tamponi che ha segnato la prima fase della pandemia.  “Grazie al protocollo siglato il 16 marzo – dice  Massimo Masi, segretario di Uilca – siamo riusciti a evitare centinaia di contagi tra lavoratori e clienti, riuscendo a tenere le filiali aperte e assicurando i servizi nella zona rossa, con l’aiuto della tecnologia”. Tra le misure prese, gli appuntamenti coi clienti “che hanno consentito di instaurare dei turni del personale “ e “percentuali di telelavoro di circa il 60%”.

I problemi maggiori si sono verificati nelle province lombarde più colpite. Luca Ravaglia responsabile per sigla Unisin/Falcri di Intesa Sanpaolo, racconta la sua prospettiva dalle province di Bergamo e Brescia. “In questi territori la mia banca non ha avuto la forza e la capacità di adottare strumenti specifici per zone così peculiari dove era evidente che ci volesse un intervento diverso rispetto al resto del Paese. Almeno il 10-15% dei miei colleghi che, dopo i turni, tornava tra i propri affetti, ha perso un genitore nelle due province. A livello nazionale, i presidi medici – aggiunge – sono stati annunciati ai primi marzo, ma sono arrivati a metà aprile. Comprensibile che mancassero nelle prime fasi, ma è passato molto tempo e  per  giorni siamo stati esposti senza avere nulla con tutto il peso psicologico anche nel rapporto coi clienti. Sarebbe stato utile che almeno nelle province più colpite arrivassero prima, invece i primi presidi sono arrivati a Napoli”.

Il dato nazionale, riferisce il sindacalista, è di 5 deceduti e 160 infettati su un totale di 95mila dipendenti, “tenendo presente che la maggior parte dei contagiati lavora allo sportello, a stretto contatto col pubblico”. “Ho perso un carissimo amico e collega, dializzato per tanti anni, e da poco trapiantato – testimonia Danilo Piccioni, responsabile Fabi di Cremona – Nella mia provincia, la forza lavoro si è dimezzata. I dispositivi sono arrivati ma non dall’oggi al domani, e in quella settimana che passava ovviamente il contagio andava avanti. Le mascherine sono arrivate col contagocce e in alcuni casi abbiamo dovuto minacciare lo sciopero per avere delle protezioni. I momenti di tensione ci sono stati”. A Crèdite Agricole, riferisce Piccioni, sono stati due i decessi, uno in una filiale di Crema, l’altro a Milano.  Sempre restando in una delle zone dove il virus ha imperversato,   a Banco Bpm sono due i dipendenti mancati.

Per Guido Diecidue, rappresentante della sigla Uilca di Unicredit, il comportamento della sua banca “è stampo tempestivo ed efficace”. Tra i lavoratori c’è stata una vittima, i contagiati sono 86 di cui 23 ricoverati in Italia, 50 in Germania con 35 ricoverati, 19 in Austria e nei Paesi dell’Est Europa, 7 in Russia. “La nostra priorità – spiegano all’AGI dal quartier generale della banca – è prima di tutto garantire la salute e la sicurezza delle nostre persone e dei nostri clienti. Abbiamo rafforzato la consulenza a distanza, sia in termini di persone abilitate alla consulenza sia in termini di prodotti e servizi attivabili a distanza – anche per i clienti meno digitalizzati. Adesso che le misure di lockdown stanno gradualmente cominciando ad allentarsi nei nostri diversi Paesi, stiamo facendo leva su quanto fatto e imparato finora per essere sicuri di fare i giusti passi in avanti. Le nostre decisioni saranno basate su dati, non su date”.

Claudia Dabbene (Uilca) di Ubi comunica che nel suo istituto di credito si conta un decesso in una filiale di Sondrio e si concentra su un’altra angolatura, all’alba della Fase 2: “Da noi i presidi sono arrivati in fretta. A uccidere più del Covid è la disperazione dei clienti che confonde i bancari coi banchieri. I decreti del governo partono con le migliori intenzioni ma poi noi ci confrontiamo ogni giorno con questa sofferenza. Siamo meglio di quello che pensano le persone. In questo periodo, alcuni di noi hanno fatto delle collette per i clienti indigenti”.  Secondo Luigi Pizzuto, rappresentante della sicurezza della Fisac in Mps, i danni sono stati ‘limitati’ nel contesto bancario anche “grazie all’elevatissimo livello di sindacalizzazione che porta con sé la capacità di incidere in maniera forte sulle decisioni dell’azienda”. Nell’istituto senese, dove una donna è rimasta vittima del virus in Brianza, “è da subito ha prevalso il ‘modello’ smart workig, anche nella rete delle filiali”.

 

Fonte: AGI

 

 

 




MPS: decisioni intempestive

L’azienda ci ha rappresentato l’esigenza di intervenire con maggiore presidio fisico sul territorio per garantire un’adeguata erogazione delle nuove misure economiche di sostegno alle imprese e ai privati, compiti che come OO.SS. riteniamo possano continuare a svolgere attraverso anche l’utilizzo del lavoro agile per tutte le attività propedeutiche, come del resto previsto e normato dalla stessa Azienda.

Riteniamo quindi intempestiva la decisione della Banca riguardante l’apertura già dalla prossima settimana, in pieno lockdown, delle 60 filiali Paschi Valore Top e dei Centri Specialistici concedenti per cinque giorni alla settimana.
A tal proposito, saranno mantenute le tutele precedentemente negoziate: apertura al pubblico di mattina solo su appuntamento preso dal cliente e con operatività di cassa limitata a tre giorni (non è previsto il servizio di cassa il martedì e giovedì), turnazione delle presenze con 2 team rigorosamente separati, organico minimo a 7 risorse di cui 2 cassieri, con i presupposti necessari della dotazione di tutti i dispositivi di protezione (gel, mascherine, guanti, plexiglass) e sanificazione quotidiana dei locali. Nelle filiali prive di queste misure di protezione, l’apertura rimane a giorni alterni.

La Comunità Scientifica e lo stesso Governo italiano confermano che siamo ancora nella cd. “Fase Uno” e partendo da queste considerazioni, che facciamo nostre, non possiamo che giudicare in termini negativi l’orientamento aziendale, emerso sempre nell’incontro, di una valutazione tendente alla riapertura di tutte le filiali sull’intero territorio nazionale ancora prima del termine attualmente fissato per le misure restrittive del 3 maggio.

Queste OO.SS. sono consapevoli del ruolo fondamentale che il nostro settore riveste in questo momento di emergenza sia come servizio pubblico essenziale che come supporto all’economia, ma sono parimenti convinte che tale ruolo possa essere svolto avendo l’obiettivo fondamentale della tutela della salute di dipendenti e cittadini programmando la fase di riapertura in sicurezza, con la massima cautela e con l’esigenza di valutare non solo i rischi nei luoghi di lavoro ma anche quelli esterni relativi alla mobilità delle persone.

Siena, 17 aprile 2020

Le Segreterie




MPS: monitoraggi ossessivi e sollecitazioni continue

L’emergenza Covid-19 sta ridisegnando priorità e comportamenti di Banca MPS, tanto sul piano operativo quanto sul piano gestionale. Oggi più che mai l’attenzione al cliente ed il massimo contenimento dei rischi operativi e reputazionali coincidono e si declinano nel più ampio concetto di responsabilità sociale di impresa ai quali MPS – anche in relazione ai suoi assetti societari – deve strettamente attenersi.

Questa è evidentemente una fase particolare e complessa nella quale siamo chiamati ad una sintesi davvero difficile: a partire dal diritto/dovere – del cittadino, del cliente, del dipendente bancario – al massimo contenimento del rischio contagio fino alla evidente necessità di preservare l’attività commerciale nella consapevolezza che come attività pubblica essenziale le banche sono al servizio dell’economia del paese per tutto ciò che ha carattere di urgenza ed essenzialità (pagamento pensioni, prelievo bancomat, servizi on-line, sospensioni, moratorie, anticipo CIG, finanziamenti, etc.).

Dopo una prima fase, nel mese di marzo, in cui come OO.SS. insieme agli RLS, ci siamo maggiormente focalizzati nel confronto con l’Azienda sui temi della prevenzione e protezione – ottenendo importanti risultati per la tutela della salute dei lavoratori, riconosciuti a livello di settore e generale – e sui temi della gestione operativa ed organizzativa relativi ad una situazione emergenziale del tutto nuova, il confronto permanente è continuato su alcune anomalie inevitabili derivanti dalla gestione della crisi e del lavoro a distanza e fino a tutte le criticità legate all’attività commerciale della rete.

Con il lancio nel mese di aprile del piano di marketing e del conseguente budget calato sulla rete, qualcuno probabilmente ha inteso che si fosse tornati ad una situazione di normalità produttiva e di vita regolare.

Il ritorno che abbiamo dalle nostre RSA periferiche è un intollerabile continuo susseguirsi di denunce per pressioni commerciali e di ripresa di richieste di sollecitazioni a clientela che non ricoprono carattere di urgenza in completa antitesi con quanto previsto dai decreti in vigore e dalla normativa aziendale: report serali non regolamentari di produzione su PAC, RIL, web collaboration, nuovi c/c (!), recupero masse (!), nuovi finanziamenti.

Il proliferare di lync quotidiani e forzature su normative in continua evoluzione non sono accettabili, così come non lo sono pregiudizi, allusioni strumentali e forme di controllo da parte della filiera commerciale e gestionale sul lavoro agile dei Colleghi, chiamati in questa complicata fase oltre alla gestione della clientela, e delle richieste legate alla situazione economica, anche ad un elevato pacchetto di corsi di formazione online ed alla gestione degli arretrati sui kyc. Nell’attualità riteniamo doverosa una estesa e piena consapevolezza delle priorità del momento: massimo rispetto delle misure atte al contenimento del contagio da COVID-19 e forte aderenza al difficile momento psicologico dei Colleghi e della clientela. Oggi più che mai non è sostenibile una situazione in cui monitoraggi ossessivi e sollecitazioni continue diventano la regola, così come non sono aderenti alla realtà che viviamo le pressioni per il raggiungimento di obiettivi commerciali inarrivabili.

In prospettiva futura condividiamo la necessità di preservare la capacità operativa e commerciale di MPS, ma riteniamo che il progressivo ed auspicabile ritorno alla normalità, debba avvenire in modo graduale ed equilibrato evitando fin da subito fughe in avanti di qualsivoglia soggetto.

Siena, 9 aprile 2020

Le Segreterie




Unipol entra in Popolare Sondrio: assist per fusione con Bper?

Il gruppo assicurativo, che detiene il 20% della banca modenese, potrebbe preparare la strada a un’aggregazione. Le due banche sono già legate dall’investimento comune in Arca Sgr

Unipol è entrata nel capitale della Banca Popolare di Sondrio con una quota dell’1,888%. La notizia della partecipazione, comunicata venerdì scorso, è l’ultima delle “sorprese” emerse con le nuove soglie rilevanti decise dalla Consob, fra cui anche la quota della stessa Unipol in Mediobanca, e anche in questo caso apre nuovi potenziali scenari che per il momento, va detto, restano confinati alle indiscrezioni di stampa. Non si può escludere però che la mossa possa aprire la strada a una futura operazione tra Bper, di cui Unipol è il maggiore azionista appena sotto il 20%, e appunto la Popolare di Sondrio, una fusione, nell’ambito del risiko delle banche di medie dimensioni che l’emergenza coronavirus ha messo per ora in secondo piano.

 

Unipol-Popolare Sondrio, primo passo per fusione con Bper?

Del resto Bper e Popolare Sondrio sono già legate dall’investimento comune in Arca Sgr, partenrship rafforzata nel 2019 incrementando le rispettive quote nella società e portandole al 57% (Bper) e 36,8%, dopo essersi equamente spartite il 40% appartenuto alle ex banche venete.

Bper sta già svolgendo un ruolo attivo nell’ambito dell’Ops presentata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca in data 17 febbraio 2020, che prevede la cessione all’istituto modenese di un ramo d’azienda costituito da 400-500 filiali e a Unipol della relativa parte assicurativa.

In questo contesto, secondo quanto ha scritto nel fine settimana il quotidiano Il Messaggero, l’ingresso di Unipol i Bps, sia pure con una quota limitata, potrebbe preludere a una potenziale trattativa con Bper finalizzata a una fusione, approfittando della liaison fra Modena e Sondrio nella partnership in Arca Sgr.

Popolare Sondrio e il nodo Spa

Da parte sua Bp Sondrio ha finora resistito all’obbligo di trasformazione in spa previsto dalla riforma Renzi. La riforma è attualmente al vaglio della Corte europea.

Ma l’istituto valtellinese è anche sotto i riflettori della Bce, che incalza Sondrio sul fronte del capitale e che negli ultimi mesi ha chiesto alla banca di rinunciare prima all’acquisizione di CariCento e poi un mese fa a quella di Farbanca per dare priorità all’azione di derisking.

Altro dossier aperto per Bps è il braccio di ferro con il fondo Amber, che si è visto stoppare la richiesta di ammissione a socio.

Bper, addio a Mps

Eventuali mire di Bper sulla Popolare di Sondrio, assieme all’acquisizione delle filiali Intesa Sanpaolo (se l’ops su Ubi andrà in porto), porterebbe comunque la banca guidata da Alessandro Vandelli ad allontanarsi dall’ipotesi di una fusione con Mps (quest’ultima tuttora appesa alle trattative tra il Mef e Bruxelles per lo smaltimento di almeno 10 miliardi di crediti deteriorati).

Intanto, guardando a Nord Ovest, nei giorni scorsi il cda di Bper ha approvato il progetto di fusione per incorporazione della Cassa di risparmio di Bra e della Cassa di Saluzzo.

 

Fonte: finanzareport.it




MPS: provvedimenti per l’emergenza sanitaria

In data odierna abbiamo incontrato l’Azienda per un confronto su molte tematiche conseguenti all’emergenza sanitaria Covid19.

Pur riconoscendo lo sforzo aziendale sulla concessione del lavoro agile anche alle strutture di Rete e su altre previsioni, abbiamo chiesto e ottenuto, grazie al continuo confronto e con l’obiettivo primario della salvaguardia della salute dei lavoratori e dei clienti, rispettando gli obblighi operativi previsti dalla normativa sui servizi alla clientela:

  • per tutte le filiali della Banca l’accesso alla clientela per servizi essenziali, si effettui solo previo appuntamento;
  • la chiusura settimanale delle Filiali Paschi Valore TOP e dei Centri Specialistici sia applicata con le stesse tempistiche e modalità delle altre filiali; rimarranno chiusi il martedì e il giovedì.

e preteso con altrettanta determinazione che:

  • nelle zone ad alta diffusione del contagio, particolarmente per la Lombardia, si provveda ad una immediata chiusura delle unità produttive (Filiali e Centri specialistici);
  • il pagamento delle pensioni, di prossima scadenza, sia regolato con modalità che consentano un afflusso limitato e programmato;
  • le chiusure delle filiali a seguito di interventi determinati da contagio Covid19, siano prontamente comunicate alle Rappresentanze sindacali.

Piano Ferie. In merito alla scadenza dei termini per la conferma abbiamo espresso alle funzioni aziendali la necessità di una gestione più flessibile differendo la scadenza ad altra data.

L’Azienda ci ha assicurato che la motivazione della richiesta di chiusura entro il termine di oggi ha essenzialmente carattere tecnico.

Abbiamo perciò chiesto ed ottenuto che i Piani eventualmente già confermati potranno essere successivamente modificati, così come abbiamo avuto rassicurazioni di una soluzione (ancora non definita) per i colleghi che non hanno ancora inserito il Piano. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

Congedi straordinari ex Decreto Legge 18/20 “Cura Italia”. Le disposizioni sono di immediata applicazione e l’Azienda ci ha comunicato che sta adeguando le normative aziendali; verrà costituto un gruppo tecnico di confronto fra Azienda e Sindacati per una valutazione congiunta.

Siena, 20 marzo 2020                                             

Le Segreterie

 




MPS : modifiche statutarie Fondi di Previdenza

PERCHE’ VOTARE?

Perché è un mio diritto e per esercitare la mia partecipazione attiva a supporto dell’iter di revisione statutaria.


COSA CAMBIA CON LE MODIFICHE STATUTARIE DEL FONDO PENSIONE COMPLEMENTARE PER I DIPENDENTI DELLA BANCA MPS DIVENUTI TALI DALL’1.1.1991?

  1. Adeguamento dell’evoluzione normativa e alle indicazioni della Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione (COVIP) in materia di gestione del patrimonio finanziario, aggiornamento della struttura organizzativa, della struttura operativa e regolamentazione del conflitto di interessi.
  2. Adesione dei soggetti fiscalmente a carico: sarà consentita l’adesione al Fondo anche ai familiari fiscalmente a carico degli iscritti attraverso l’alimentazione delle singole posizioni secondo le modalità operative che saranno definiti dal Consiglio di Amministrazione del Fondo, avendo come riferimento la RAL dell’iscritto.
  3. Facoltà di iscrizione al Fondo Pensione Monte dei Paschi di Siena (nuova denominazione) da parte dei lavoratori dipendenti di MPS Capital Services Banca per le Imprese, MPS Leasing&Factoring e Widiba, con l’attribuzione del ruolo di riferimento per la previdenza complementare di Gruppo.
  4. Sarà consentito il mantenimento dell’iscrizione in caso di cessazione del rapporto di lavoro o, comunque, in caso di cessione, anche individuale, del contratto di lavoro per effetto di procedure collettive per riduzione di organici ed altre operazioni societarie in genere.
  5. Completamento del percorso di razionalizzazione delle preesistenti e residuali forme di previdenza a prestazione definita interne al Gruppo con un percorso di accentramento ed unificazione delle diverse forme di previdenza ancora attive che confluiranno in una sezione dedicata del Fondo.

 

 

COSA CAMBIA CON LE MODIFICHE STATUTARIE DELLA CASSA DI PREVIDENZA AZIENDALE PER IL PERSONALE DEL MONTE DEI PASCHI DI SIENA?

  1. Adeguamento dell’evoluzione normativa e alle indicazioni della Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione (COVIP) in materia di gestione del patrimonio finanziario, aggiornamento della struttura organizzativa, della struttura operativa e regolamentazione del conflitto di interessi.
  2. Sarà consentito il mantenimento dell’iscrizione in caso di cessazione del rapporto di lavoro o, comunque, in caso di cessione, anche individuale, del contratto di lavoro per effetto di procedure collettive per riduzione di organici ed altre operazioni societarie in genere.
  3. Per gli iscritti alla CPA a Prestazione Definita, saranno adeguati i coefficienti di calcolo della pensione integrata.

 

COME VOTARE?

Accedendo alla ”Area Riservata” nel proprio sito di riferimento (www.fondopensionemps.itwww.cassadiprevidenzamps.it) oppure direttamente dalla intranet aziendale, sezione Fondo Pensione; nelle stesse sezioni saranno disponibili tutte le modifiche proposte con gli statuti comparati.

Siena, 04/02/2020

 

LE SEGRETERIE




Stangata su MPS: condannati Mussari e altri 12

Gli ex vertici erano a giudizio per le operazioni in derivati che occultarono le perdite del disastro Antonveneta. Condannate pure Deutsche Bank, Nomura e i loro dirigenti.

La stagione dei disastri bancari aperta nel 2012 dal terremoto del monte dei Paschi di Siena vede i primi banchieri condannati. E si parte proprio da Mps, dopo una sfilza di assoluzioni. Ieri i giudici di Milano hanno condannato gli ex vertici della banca senese per le irregolarità sulle operazioni finanziare messe in piedi dal dicembre 2008 al settembre 2012 per occultare le perdite causate dallo sciagurato acquisto di Antonveneta.

Nel 2008 Mussari decise di strapagare la malconcia banca padovana scucendo 9 miliardi di euro (più 8 di debiti) contro un valore reale di circa 3, sotto l’occhio vigile di Bankitalia, consapevole che Antonveneta se la passava male e che Mussari stava scassando il più antico istituto di credito del Paese. Per coprire le perdite dell’operazione, a Siena vennero messe in piedi operazioni in derivati, i cui effetti negativi si cercarono in seguito di occultare a bilancio.

In primo grado, ieri, sono stati condannati Mussari (7 anni e 6 mesi), l’ex dg Antonio Vigni (7 anni e 3 mesi) l’ex responsabile area finanza Gianluca Baldassarri (4 anni e 8 mesi) e 5 anni e 3 mesi sono stati dati a Daniele Pirondini (ex direttore finanziario). I reati vanno dal falso in bilancio all’aggiotaggio all’ostacolo alla vigilanza. Tra gli imputati – tutti condannati – c’erano anche sei ex dirigenti di Deutsche Bank e due ex manager di Nomura: entrambe le banche sono state condannate e per loro è stata ordinata la confisca di oltre 150 milioni di euro. Condannati gli ex manager di Deutsche Bank: Michele Faissola e Michele Foresti, per entrambi la pena è di 4 anni e 8 mesi, stessa pena per Ivor Scott Dunbar per il quale la Procura aveva chiesto l’assoluzione. Di 3 anni e sei mesi la pena inflitta a Dario Schiraldi, Matteo Angelo Vaghi (anche per lui la procura aveva chiesto l’assoluzione) e Marco Veroni. Condannati anche gli ex manager di Nomura Sadeq Sayeed (4 anni e 8 mesi), in qualità di ceo di Nomura international plc London, e Raffaele Ricci (3 anni e 5 mesi), all’epoca responsabile delle vendite per l’Europa e il Medio Oriente. La banca senese è uscita dal processo con un patteggiamento nel 2016. Gli istituti coinvolti e gli imputati hanno contestato la sentenza e annunciato il ricorso. Al centro del procedimento c’erano soprattutto le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, che secondo l’accusa sarebbero servite a nascondere perdite per oltre 2 miliardi.

La storia è nota. Dopo l’acquisto di Antonveneta, Mps deve chiudere in utile ed è a quel punto che arrivano Santorini (con Deutsche Bank) e Alexandria (Nomura) per rinviare in futuro perdite su operazioni pregresse. Due derivati, mascherati però a bilancio come operazioni scomposte, contabilizzate come un acquisto di titoli di Stato finanziato da “pronti contro termine” (in gergo Repo) e non come un Credit default swap (Cds), un derivato assicurativo sul rischio Italia venduto da Mps. Solo nel bilancio 2012, dopo l’esplosione dello scandalo e l’uscita dei vertici, emergeranno perdite per 700 milioni. E solo tre anni dopo i derivati sono stati contabilizzati come tali, un ritardo avallato dalle authority di vigilanza (per il quale sono a processo a Milano i successori di Mussari, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola). Dal 2008 Mps ha varato sei aumenti di capitale, l’ultimo dei quali, nel 2017, ha visto l’ingresso dello Stato. In 11 anni sono stati bruciati 36 miliardi di valore.

La condanna di ieri apre un fronte imbarazzante per la Banca d’Italia. La vicenda deflagrò a fine 2011, quando il neo governatore Ignazio Visco allontanò i vertici di Mps, sostituiti da Profumo e Viola. A fine 2012 i due scoprirono in una cassaforte in uso a Vigni il famigerato mandate agreement, che dimostrava la natura di “derivato” di Alexandria. Per Mussari, Vigni e Baldassarri scattò la denuncia per ostacolo alla vigilanza.
Gli ispettori di Bankitalia hanno giurato di non aver mai potuto classificare Alexandria come derivato in mancanza del mandato.

Gli ex vertici di Mps sono però stati assolti in via definitiva a maggio scorso. Secondo la sentenza d’appello (confermata in Cassazione) gli ispettori avevano gli elementi per capire la natura delle due operazioni e non ci fu volontà di ostacolare la vigilanza. Insomma, secondo i giudici le operazioni per occultare le perdite, Mussari e compagnia le hanno commesse. E Bankitalia, almeno nel 2011, ne era a conoscenza.

 

Articolo di Carlo Di Foggia sul Fatto Quotidiano del 10/11/2019

 




MPS: Pegaso 2 è sostenibile?

Si è svolto nei giorni scorsi il terzo incontro sulla revisione dei modelli di servizio e riportafogliazione della clientela “Pegaso 2”, all’indomani della procedura di spin off che ha riguardato la chiusura di 100 sportelli sul territorio nazionale.

L’obiettivo prospettico dichiarato dall’azienda è la redistribuzione sostenibile dei carichi di lavoro. Una prospettiva che, tra le altre, è caratterizzata da oltre duemila “esuberi” che il Piano di Ristrutturazione impone di regolare entro il 2021.

Un obiettivo difficile da raggiungere a parità di organici complessivi – da noi ritenuti insufficienti in relazione alla richiesta di produttività sempre crescente – attraverso quella che si prospetta, stime alla mano, come una poderosa mobilità professionale.

La scomposizione dei dati per singola Area Territoriale evidenzia impatti differenziati e non del tutto chiariti. Elemento comune a tutte le A.T. ridimensionamento da operare nei centri PMI quanto a clienti, impieghi e, proporzionalmente, addetti al comparto PMI. La “liberazione” di risorse, per altro per piccoli numeri, si presenta, al di là dei centri in chiusura o ridotti a distaccamenti, alquanto frammentata sul territorio nazionale.

Specularmente, ma per effetto di ingressi dal modello di servizio Valore oltre che da quello PMI, aumenta la base clienti Small Business e, proporzionalmente, gli addetti al comparto SB. Anche il comparto Key Clients (già Corporate Top) viene incrementato in relazione all’aumento della base clienti provenienti dalle PMI.

Sulle linee Valore, Premium e Modulo Commerciale le stime aziendali non sono univoche e non aiuta l’ulteriore trasformazione di “rango” da Paschi Valore a Modulo Commerciale (25 filiali), da Modulo Commerciale a Paschi Valore (26 filiali di cui 16 filiali incorporanti spin off) e, infine, da Modulo Commerciale a Sportello Avanzato (16 filiali).

Inoltre, ci preoccupa la stima degli impatti, non omogenei in tutte le A.T. ma tendenzialmente decrescenti sugli Operatori di Sportello – già ridotti ai minimi termini – ed ai Supporti Operativi, il cui parziale accentramento delle attività non ha certamente azzerato il carico di lavoro sulle filiali.

Come OO.SS. abbiamo posto l’attenzione sui temi della formazione, affiancamento e riqualificazione professionale delle risorse. Particolare importanza dovrà avere il confronto periferico con le RSA, decisivo per analizzare nel dettaglio le ricadute. Abbiamo, inoltre, sottolineato la rilevanza dei colloqui, da parte dei GRU con i colleghi coinvolti, che dovranno essere in primis di orientamento e solo successivamente di destinazione.

Questo ennesimo progetto aziendale rischia, infatti, di depauperare competenze anziché valorizzarle, di operare una massiccia riconversione professionale in assenza di reale coinvolgimento e condivisione dei Lavoratori oltre ad una mobilità territoriale, anche se minimizzata dall’azienda, senza contemperare le esigenze aziendali con i bisogni degli interessati.

Allo stato attuale, le informazioni in nostro possesso, per quanto corpose e analitiche, non ci consentono di valutarne del tutto l’equilibrio complessivo, e tantomeno la sostenibilità attuale e prospettica dei carichi di lavoro. Inoltre, la tempistica determinata dall’azienda per il coinvolgimento delle Aree Territoriali sulle attività commerciale, gestionale e organizzativa per arrivare alla redistribuzione dei portafogli a ridosso delle feste natalizie e cominciare il 2020 con il nuovo assetto definitivo, richiederà ai colleghi della Rete uno sforzo straordinario incompatibile con la buona gestione dell’ordinaria amministrazione, i progetti di sviluppo improvvidamente avviati limitando contestualmente l’offerta fuori sede e in sovrapposizione con il riassetto e la “propulsione” commerciale che, a dispetto delle affermazioni aziendali, non si è mai attenuata né tantomeno ci aspettiamo che lo sarà da qui alla fine dell’anno.

 Siena, 31 ottobre 2019                                            

LE SEGRETERIE