Accordo Intesa-Bper per la cessione di 532 sportelli di Ubi Banca

All’istituto modenese 532 sportelli. Obiettivo della manovra, convincere l’antitrust a superare le sue riserve sulla concentrazione e ottenere così il via libera all’ops sulla banca lombarda, che intanto potrebbe accelerare.


 

Accordo tra Intesa Sanpaolo e Bper per spartirsi le filiali di Ubi Banca. Il cda della banca modenese ha approvato la decisione di acquisire 532 filiali nell’ambito dell’ops di Intesa su Ubi, incrementando così il proprio impegno (anche se meno del previsto) rispetto agli accordi precedenti per l’acquisizione di 400-500 sportelli.

Accordo Intesa-Bper su filiali Ubi Banca

Bper nei giorni scorsi aveva avviato trattative con Intesa Sanpaolo per l’acquisto di altre filiali. Si era ipotizzato però un accordo più ampio, fino ad almeno 600 sportelli, e il titolo era precipitato in Borsa. Per l’operazione infatti è stato predisposto un aumento di capitale fino a 1 miliardo, ma l’ad Alessandro Vandelli contava di utilizzarne poco più della metà, mentre ora l’asticella potrebbe salire a 600-700 milioni.

Obiettivo della manovra, convincere l’antitrust a superare le sue riserve sulla concentrazione e ottenere così il via libera all’ops sulla banca lombarda.

L’antitrust infatti ha preventivamente bocciato l’intera operazione, citando fra i nodi da sciogliere la “sostanziale indeterminatezza” del ramo d’azienda oggetto di cessione, “incertezze” sull’esecuzione dell’accordo nel caso di adesioni all’offerta tra il 50 e il 66,7%, e “sostanziale inefficacia” dell’accordo “rispetto alle criticità” concorrenziali in Calabria, Marche e Abruzzo.

L’authority ha dato tempo fino al15 giugno per depositare memorie e documenti in vista dell’audizione finale fissata con le parti per il 18 giugno.

L’accordo integrativo

Il ramo oggetto di cessione sarà composto da depositi e raccolta indiretta da clientela stimati rispettivamente in circa 29 miliardi di euro e 31 miliardi e da crediti netti stimati in circa 26 miliardi.

Oltre il 70% delle masse afferenti al ramo sono relative a clientela basata nelle regioni settentrionali del Paese.

L’accordo integrativo prevede che gli impieghi addizionali stimati, pari a circa 4,5 miliardi, saranno costituiti esclusivamente da impieghi in bonis. Bper nel comunicato stima un Cet1 ratio Fully Loaded consolidato pro-forma al 12,5% alla fine del 2020.

Inoltre è stato rideterminato il meccanismo di calcolo per il corrispettivo del ramo d’azienda rilevato, pari a 0,55 volte il valore del Common Equity Tier 1 dello stesso e al 78% del “multiplo implicito” riconosciuto da Intesa Sanpaolo per il Common Equity Tier 1 di Ubi Banca.

L’Ops accelera

L’antitrust non dovrebbe emettere il suo verdetto prima della seconda metà di luglio, ma Intesa Sanpaolo conta ugualmente di accelerare i tempi dell’offerta. Sempre in data odierna infatti è attesa la decisione dell’Ivass sul passaggio delle relative attività assicurative a Unipol, partecipata dalla stessa Bper.

La Consob avrebbe poi 5 giorni per approvare il prospetto informativo dell’offerta, che potrebbe così iniziare in luglio per concludersi entro settembre, salvo parere contrario dell’antitrust.

Il via libera alla concentrazione sarebbe incluso nel documento d’offerta come condizione di efficacia della proposta. Difficilmente Ubi, che ha già duramente contrastato l’ops, soprattutto attraverso i maggiori soci sindacati, resterà a guardare.

 

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ISP: accordo per il sostegno a genitorialità e famiglie

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

 

In data odierna, a fronte della grave situazione derivante dall’emergenza Covid, abbiamo sottoscritto l’accordo per sostenere le esigenze di cura dei figli fino a 14 anni di età e dei familiari anziani o non autosufficienti, in applicazione dei Protocolli Nazionali sottoscritti tra ABI e Segretari Generali delle OO.SS.
L’accordo prevede l’introduzione di importanti misure straordinarie che saranno valide fino al 30 settembre 2020:

LAVORO FLESSIBILE

È previsto per tutti i dipendenti del Gruppo con figli nati a partire dal 1° gennaio 2006, in tutti i ruoli/mansioni inclusi quelli di filiale, il diritto alla fruizione di almeno una giornata di Lavoro Flessibile da casa alla settimana, se richiesto. Per le famiglie monogenitoriali sono previste ulteriori due giornate al mese.

La previsione si applica anche al personale portatore di handicap grave una volta effettuate le verifiche sulle dotazioni informatiche eventualmente necessarie.

L’Azienda fornirà entro la fine di giugno i personal computer a tutto il personale interessato. Per tali giornate, in attesa delle dotazioni informatiche, si potrà ricorrere ai permessi della Banca del Tempo oppure alla Formazione Flessibile da casa.

BANCA DEL TEMPO

Sono state introdotte ulteriori casistiche per la fruizione dei permessi della Banca del Tempo:

  • per il personale che abbia necessità di assistere familiari anziani (75 anni) o non autosufficienti con certificazione medica
  • per i genitori di figli minori disabili e per i genitori di figli di età fino a 12 anni che abbiano fruito completamente dei congedi straordinari Covid19 (retribuiti al 50%)
  • per i genitori di figli tra i 12 e 14 anni di età che abbiano fruito del congedo straordinario Covid19 non retribuito.

Questi genitori potranno fruire di massimo 8 giorni al mese di permesso.

Comunque la somma dei giorni di Banca del Tempo ordinari e straordinari non potrà superare il limite di 25 giorni all’anno.

In considerazione della situazione di emergenza sarà avviata una campagna straordinaria di donazione volontaria da parte dei colleghi che vedrà un pari versamento aziendale. Nel caso di superamento rispettivamente delle 25.000 e 50.000 ore, l’Azienda si è impegnata ad aumentare significativamente la propria quota.

FERIE A ORE

Nel secondo semestre è prevista la possibilità di fruire ad ore di 2 giornate delle ferie annualmente spettanti (i 3 giorni di ferie ad ore diventano quindi 5).

GIORNI DI FERIE AGGIUNTIVE

Nel corso dell’incontro abbiamo chiesto ed ottenuto i necessari chiarimenti per la fruizione dei 6 giorni di ferie aggiuntive.

Ne è destinatario il personale che alla data del 17 marzo era assegnato alle Filiali BdT, FOL, Filiali Remote e Divisione Private Banking nonché il personale che non era abilitato al Lavoro Flessibile e/o non era in possesso della dotazione informatica.

Le 6 giornate potranno essere fruite dal 1° agosto e tassativamente fino al 30 novembre 2020, con possibilità di monetizzare al massimo 3 giornate.

Per i part time verticali o misti i giorni di ferie aggiuntive saranno riproporzionati.

Ai colleghi che cesseranno per esodo o pensionamento nel mese di giugno o luglio verranno riconosciute 3 giornate di ferie, di cui 2 monetizzabili.

Al personale delle Filiali Monte Pegni saranno riconosciuti 3 giorni.

L’accordo sottoscritto mette a disposizione, in una situazione di straordinaria difficoltà per le famiglie, strumenti e permessi aggiuntivi rispetto alle previsioni di legge e agli accordi in essere nel Settore, anche in un’ottica di solidarietà tra tutti i lavoratori del Gruppo.

Scarica accordo – lettera a latere




Dl Liquidità, istruttoria Antitrust su 4 banche e moral suasion su altre 12

Nel mirino Unicredit, IntesaSanPaolo, Banca Sella e Findomestic e altre 12 banche: “Assenza di informazioni sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno dettate in favore di microimprese e consumatori e altre criticità”. L’intervento, spiega l’Autorità, è stata dettato dalla “convinzione che solo condotte trasparenti, con informazioni complete e chiare, e prive di ostacoli ingiustificati, possono assicurare ai consumatori e imprese il sostegno economico indispensabile per affrontare l’attuale emergenza

La macchina dei prestiti delle banche alle imprese, garantiti dallo Stato, marcia oramai più veloce ma alcuni istituti di credito sono ancora indietro, a volte per ragioni non loro, e la Banca d’Italia interviene per chiedere le cause e spronarli ad accelerare inviando una lettera agliistituti in ritardo nell’erogazione di liquidità. Contemporaneamente scende in campo anche l’Antitrust, che avvia 4 istruttori e 12 moral suasion nei confronti di 16 istituti e società finanziarie per “condotte relative alla sospensione dei mutui-prestiti e all’erogazione di nuovi finanziamenti: il faro dell’autorità punta in particolare a chiarire le “problematiche emerse sull’assenza di informazioni relative alla tempistica per aver accesso alle varie misure di sostegno per microimprese e consumatori”, previsti dai decreti Cura Italia e Liquidità, varati dal governo per fronteggiare l’emergenza economica innescata dalla pandemia di coronavirus.

Le quattro istruttorie guardano UnicreditIntesaSanPaoloBanca Sella e Findomestic per problematiche emerse “sia sull’assenza di informazioni sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno dettate in favore di microimprese e consumatori, che di chiare indicazioni sugli oneri derivanti dalla sospensione del rimborso dei finanziamenti concessi alle imprese, in termini di aumento degli interessi complessivi rispetto al totale originariamente dovuto quale effetto dell’allungamento dei piani di ammortamento”. Inoltre, sottolinea l’Autorità, “le banche avrebbero posto indebite condizioni all’accesso a tali misure” come “l’apertura di un conto corrente o possedere specifici requisiti non previsti dalla normativa. E ancora “avrebbero cercato di dirottare i richiedenti verso forme di accesso al credito diverse e potenzialmente più onerose” rispetto a quelle previste nel decreto Liquidità.

Nei confronti di Bnl, Banco BpmUbi Banca, Crédit agricoleCredem, MpsBanco popolare di Sondrio, CrevalBcc Pisa, Agos DucatoCompass e Fiditalia, invece l’Antitrust ha avviato una attività di moral suasion, avendo riscontrato “le medesime carenze di tipo informativo sulla tempistica di risposta” e sulle “effettive condizioni economiche di accesso alla sospensione dei rimborsi dei finanziamenti”.

L’Autorità, quindi, “riscontrando una serie di criticità, da parte dell’utenza, ad ottenere il dilazionamento delle esposizioni debitorie rispetto alle banche e alle società finanziarie, e per avere accesso alla liquidità e al credito”, come sarebbe invece previsto dai decreti Cura Italia e Liquidità, ha ritenuto di dover intervenire “nella convinzione che solo condotte trasparenti, con informazioni complete e chiare, e prive di ostacoli ingiustificati, possono assicurare ai consumatori e imprese il sostegno economico indispensabile per affrontare l’attuale emergenza”.

 

 

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Intesa-Ubi, l’Antitrust mette in stand-by l’operazione.

L’Antitrust rileva che l’accordo per la cessione a Bper di una serie di attività al dettaglio non può essere preso in considerazione perché non è chiaro quali siano gli asset che sarebbero ceduti.


Nell’attesa di avere chiarimenti sulla cessione di asset a Bper, l’Antitrust mette in stand-by l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo. In una nota l’Authority guidata da Roberto Rustichelli precisa che “non è stata assunta alcuna decisione” in merito alla “compatibilità” della concentrazione tra Intesa e Ubi Banca “con le regole della concorrenza”.
Allo stato”, spiega ancora l’Authority, “è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione”.

Una comunicazione, quest’ultima, con cui l’Ente precisa la propria posizione dopo le indiscrezioni che riportavano stralci della Comunicazione delle Risultanze Istruttorie. Nel documento, inviato nei giorni scorsi, l’Authority afferma che alla luce delle criticità emerse l’operazione non è «allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata».

Dopo l’avvio del procedimento, e la Comunicazione alle parti delle risultanze dell’istruttoria, il documento ora dovrà essere oggetto di controdeduzioni e chiarimenti da parte dei soggetti coinvolti. Peraltro va segnalato che nella sua valutazione dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, l’autorità Antitrust non ha preso in considerazione la prevista cessione di 400-500 sportelli a Bper perché «in base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda Ubi oggetto di cessione a Bper, senza che permanessero significative incertezze in merito al suo perimetro».

Operazione al momento non autorizzabile

Realistico, dunque, che Intesa voglia precisare con maggiore dettaglio il perimetro di attività oggetto di cessione. Dal documento emerge anche che lo scorso primo giugno Intesa ha chiesto tempo fino al 10 giugno per «fornire la specificazione del ramo di azienda» che sarà ceduto a Bper. Istanza che tuttavia l’Antitrust ha rigettato il 3 giugno. Le parti avranno ora tempo di presentare memorie e documentazioni entro il 15 giugno. Il 18 giugno è invece prevista l’audizione finale di tutti i soggetti coinvolti.
La decisione finale attesa nella seconda metà di luglio

Dopo l’audizione collegiale il procedimento entrerà nella fase decisoria, rispetto alla quale le risultanze istruttorie non precludono alcun esito. Una volta acquisito il parere non vincolante dell’Ivass, per il quale c’è un termine massimo di 30 giorni, il collegio dovrà chiudere entro i 60 giorni lavorativi dall’avvio dell’istruttoria il procedimento, per cui una decisione è attesa nella seconda metà di luglio. L’Antitrust può approvare l’operazione, rigettarla nella sua interezza o approvarla chiedendo però dei correttivi. “E’ ragionevole attendersi che Intesa presenti le proprie controdeduzioni e/o eventuali piani alternativi di cessione in modo da garantirsi il rispetto delle condizioni richieste rimuovendo un ostacolo che non consente la partenza dell`Ops sul mercato”, ha scritto oggi Equita Sim in un suo report.

Concentrazione in molti mercati

Nelle conclusioni delle «risultanze istruttorie» l’Antitrust, come riportato da Radiocor, rileva che la concentrazione è in grado di ridurre «in maniera sostanziale e durevole la concorrenza» su una serie di mercati «in ragione dell’elevata quota di mercato e livello di concentrazione raggiunta, accompagnati da una distanza significativa dal secondo operatore di ciascuna area e in considerazione della capacità ‘disciplinante’ di Ubi nei confronti delle maggiori banche».

L’Antitrust ha identificato «639 aree critiche nel mercato della raccolta bancaria, 782 negli impieghi alle famiglie consumatrici e 218 negli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese, nelle quali l’operazione in esame conduce alla costituzione o al rafforzamento di una posizione dominante». Le “aree” citate sono lo cosiddette “catchment area”, vale a dire i bacini di utenza dei 1.064 sportelli Ubi, la cui ampiezza è stata determinata, secondo la prassi Antitrust, «considerando un tempo di percorrenza massimo di 30 minuti in auto, calcolato sulla base della mobilità della domanda dei clienti bancari». L’autorità sottolinea inoltre che il numero totale di aree problematiche è naturalmente inferiore alla somma delle cifre riportate, dato che in molti casi la stessa area può essere critica in due o più mercati. Sono state identificate come critiche le aree in cui la banca nata dall’aggregazione avrebbe, tra le altre cose, «una quota di mercato congiunta maggiore o uguale al 35%» e «un distanziamento dal secondo operatore, in termini di quota di mercato, non inferiore a 10 punti percentuali».

I dubbi sulla cessione di filiali a Bper

L’Antitrust ritiene inoltre che «non possa essere preso in considerazione, quale intervento volto a risolvere le criticità concorrenziali dell’operazione in specifici mercati e aree territoriali, il contenuto dell’accordo sottoscritto» da Intesa e Bper, che prevede la cessione a quest’ultima di un pacchetto di 400-500 filiali. Ciò, scrive l’Antitrust, per tre ragioni: in primo luogo per la «sostanziale indeterminatezza del perimetro del ramo di azienda di Ubi, oggetto di cessione in favore di Bper»; in secondo luogo per le «incertezze in merito all’effettiva attuazione di tale accordo» qualora Intesa detenga a valle dell’offerta pubblica di scambio «il mero controllo al 50% più 1 azione del capitale sociale di Ubi»; infine per la «sostanziale inefficacia di tale accordo rispetto alle criticità in altre aree del territorio italiano, diverse dalle province del nord-ovest, su cui parimenti le quote post merger» di Intesa e Ubi «risultano di indubbia rilevanza, con specifico riferimento ad alcune CA (catchment area, mercati locali circoscritti ai bacini d’utenza, ndr) della regione Calabria e della regione Marche, nonché dell’Abruzzo».

Per Ubi operazione punta a eliminare concorrente

Ubi Banca «ha sostenuto che l’operazione notificata», vale a dire l’ops lanciata da Intesa Sanpaolo, «eliminerebbe dal mercato non solo un operatore capace già oggi di esercitare una significativa pressione concorrenziale, ma anche l’unico competitor tra quelli di medie dimensioni capace di avviare un percorso di consolidamento nel mercato bancario nazionale in modo indipendente e, dunque, di creare nel breve/medio periodo un terzo polo alternativo a Intesa e UniCredit».

Secondo Ubi «che questo sia il reale fine dell’operazione» sarebbe provato anche dalla decisione di Intesa di procedere con «un’ops ostile, scegliendo un percorso proceduralmente molto più complesso» rispetto a un negoziato. Una modalità «atipica per il settore bancario». «In un mercato nel quale vi sono molti operatori che sarebbero disponibili a valutare ipotesi di integrazione – conclude Ubi, secondo quanto riportato dall’Antitrust – tale modo di procedere cela la volontà di eliminare un operatore temibile e conferma l’assoluto valore competitivo di Ubi».

Nel quadro delle audizioni all’Antitrust, emergono poi schermaglie tra i due gruppi, e in particolare in merito all’ipotesi, evocata da Ubi, che la banca guidata da Victor Massiah faccia da pivot per la creazione di un terzo polo bancario in Italia. Nella Comunicazione delle risultanze istruttorie dell’Antitrust, Ubi ha spiegato «di aver valutato, a livello progettuale, la possibilità di procedere a forme di aggregazione con altri istituti bancari di medie dimensioni (segnatamente Mps, Bper, Bpm), e in particolare con Bper, con la quale risultato agli atti tavoli tecnici con Bper e Unipol». Sul tema la stessa Bper ha chiarito che «nell’autunno 2019 hanno avuto luogo alcuni contatti esplorativi», ma l’interlocuzione si è interrotta alla fine dell’anno per scelta di Ubi, che ha comunicato «di volersi focalizzare su altre priorità, quali l’elaborazione del proprio piano industriale poi presentato in febbraio». Intesa, da parte sua, rileva quindi che «non risultano elementi di fatto da cui possa desumersi che Ubi stesse effettivamente procedendo ad aggregazioni con altri operatori, né tantomeno che tali aggregazioni le avebbero consentito di raggiungere le dimensioni di Intesa Sanpaolo e UniCredit».

Intesa: Ubi non aveva altri interlocutori

L’istituto guidato dall’a.d. Carlo Messina ricorda infatti che in passato le acquisizioni di Ubi hanno riguardato solo «piccole realtà locali in condizioni molto particolari», cioè le cosiddette good banks di Banca Marche, Etruria e Carichieti, e che il piano industriale presentato da Ubi il 17 febbraio, «vale a dire lo stesso giorno dell’annuncio dell’ops», è «stato concepito in ottica “stand alone”». «Pertanto – conclude Intesa – le dichiarazioni di Ubi secondo cui la società avrebbe avuto contatti preliminari con altre banche appaiono manifestamente inidonee a supportare il requisito della “ragionevole certezza” e della sussistenza di evidenze specifiche e convergenti di uno scenario controfattuale, ma confermano semmai come Ubi, all’epoca dell’ops, non avesse individuato uno specifico interlocutore con cui realizzare un’operazione di integrazione».

Intesa: senza Bper valuta operazione diversa da nostra ops

Infine, dal documento emerge come Intesa segnali all’Antritust come, escludendo dalle sue valutazioni la prevista cessione di sportelli a Bper, l’Authority stia valutando un’operazione diversa da quella presentata dalla stessa Intesa, che ha tra le sue condizioni di efficacia quella di ottenere una «autorizzazione incondizionata» dall’autorità. Lo ha sottolineato la stessa Intesa all’Antitrust, secondo quanto riportato da quest’ultima nella Comunicazione delle risultanze istruttorie. «Ad avviso di Intesa Sanpaolo – si legge nel documento – l’Autorità starebbe valutando nella presente istruttoria un’operazione differente rispetto a quanto notificato dalla stessa Intesa Sanpaolo, con conseguenze rilevanti anche sull’ops, posto che l’operazione è subordinata all’autorizzazione incondizionata dell’Autorità».
A quanto si legge nel documento, inoltre, lo scorso primo giugno Intesa aveva chiesto tempo fino al 10 del mese per «specificare il ramo di azienda» da vendere a Bper. Una richiesta, respinta dall’Antitrust il 3 giugno, che secondo quanto risulta a Radiocor metteva sul piatto anche una possibile revisione del perimetro oggetto di cessione, secondo criteri di massima cautela e peggiorativi per Intesa, con una conseguente modifica degli accordi con Bper, per garantire di ridurre le quote di mercato al di sotto della soglia del 35% in tutte le province italiane.

Fonte: www.ilsole24ore.it

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Come da attese, e nei termini dei 60 giorni previsti, Francoforte ha dato in serata dunque disco verde all’operazione che vede la fusione tra la prima e la quarta banca italiana, che è vincolata all’acquisizione del 50% più dei voti di Ubi.


Mentre la Vigilanza Bce dice sì all’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, Ca’ de Sass esclude che la pandemia possa impattare negativamente su Ubi, Intesa o sull’offerta di scambio in sé.
Intesa aveva annunciato l’Offerta pubblica di scambio su Ubi lo scorso 17 febbraio ed entro il 6 marzo, giorno in cui ha comunicato il deposito in Consob del documento di offerta, aveva presentato a tutte le autorità competenti «le comunicazioni e le domande volte a ottenere le autorizzazioni».

Come da attese, e nei termini dei 60 giorni previsti, Francoforte ha dato in serata dunque disco verde all’operazione che vede la fusione tra la prima e la quarta banca italiana, che è vincolata all’acquisizione del 50% più dei voti di Ubi. La banca guidata da Carlo Messina incassa così un importante punto a favore nella battaglia che la vede opposta a Ubi: l’ex popolare, i cui grandi soci si dicono contrari all’offerta, ha infatti avviato nelle scorse settimane un ricorso al Tribunale di Milano per chiedere la verifica dell’efficacia dell’Ops, nella convinzione che la mancata rinuncia da parte di Intesa alla condizione Mac – attivata dal Covid-19 – l’abbia fatta decadere.

E proprio su questo punto, Intesa chiarisce che non includerà tra le condizioni di efficacia dell’Ops la pandemia e i suoi effetti. «A seguito dell’autorizzazione ricevuta da parte della Banca Centrale Europea» la banca ritiene che «pur non disponendo tuttora di informazioni in merito ai possibili effetti pregiudizievoli della pandemia da COVID-19 su UBI Banca», che «ragionevolmente dalla pandemia non derivino effetti tali da modificare negativamente l’attività di UBI Banca e/o la situazione finanziaria, patrimoniale, economica o reddituale sua e/o delle società del gruppo UBI, oltre ad analoghi effetti per l’Offerta e per Intesa Sanpaolo». Di conseguenza, Intesa Sanpaolo «non includerà tra le condizioni di efficacia dell’Offerta la pandemia da COVID-19 e i suoi effetti» come indicati al punto (v) del paragrafo 1.5 della comunicazione pubblicata dalla Banca il 17 febbraio 2020.

Nel contempo è in corso un’istruttoria da parte dell’Antitrust per verificare il rispetto dei limiti alle concentrazioni, procedimento che è destinato a spostare a settembre l’avvio dell’Ops originariamente fissato per luglio. Infine, a valle delle autorizzazioni delle Authority prudenziali (oltre a Bce, anche Ivass) si esprimerà Consob, che dovrà dare il suo via libera al prospetto.

 

Fonte: www.ilsole24ore.it




Covid: metà dei prestiti in 4 regioni del Nord. E il Sud rischia l’usura

Quella dei prestiti garantiti dallo Stato resta una battaglia estenuante che si gioca sul filo dei numeri. A più di un mese dall’avvio della macchina, da una parte ci sono i dati annunciati dalla task force bancaria che si incensa per le quasi 400mila richieste di finanziamento arrivate al Fondo centrale di garanzia che gestisce i mini prestiti da 25mila (presto saliranno a 30mila) e 800mila euro, che però fino a oggi sono arrivati solo a metà degli imprenditori. Dall’altra parte ci sono i numeri che arrivano dal territorio, elaborati dal sindacato Fabi, che mostrano una spaccatura tra Nord e Sud: il 50,7% dei prestiti garantiti che è appannaggio di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Quattro Regioni dove, però, è attivo solo il 38% di partite Iva e pmi. Mentre il resto d’Italia, dove opera il 62% di questi professionisti, deve spartirsi l’altra metà dei soldi.

Alcune banche – spiega il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoniper loro convenienze stanno penalizzando determinati territori favorendone altri. Così si allarga il rischio usura: chi non ottiene finanziamenti in banca finisce molto probabilmente in mano alla criminalità organizzata”. Un allarme lanciato negli scorsi giorni dal premier Giuseppe Conte, quando dal “mettetevi una mano sul cuore” è passato a chiedere alle banche “di fare subito”, per il pericolo che “le mafie possano nutrirsi delle difficoltà dei cittadini”.

Ma sulla disperazione degli imprenditori, prevale il fattore territorio. Su 17,1 miliardi di euro di prestiti richiesti al Fondo centrale di garanzia per le pmi fino al 25 maggio, nelle 4 Regioni del Nord andranno ben 8,6 miliardi. In particolare, in Veneto le domande valgono 1,9 miliardi (l’11,5% del totale), mentre la quota di pmi e partite Iva si ferma al 7,9%; situazione simile a quella dell’Emilia-Romagna con 1,7 miliardi di richieste (10,1%) e il 7,4% di imprese e partite Iva; in Piemonte c’è un sostanziale equilibrio: le domande valgono 1,1 miliardi (6,5%), mentre la quota di pmi e partite Iva si attesta al 7%; in Lombardia le domande ammontano a 3,9 miliardi (22,5% del totale), ma imprese e partite Iva rappresentano il 15,7% del totale. È soprattutto a Bergamo e a Brescia che si registra una fervida attività: Ubi sta erogando i prestiti con percentuali bulgare come possibile mossa per difendersi dall’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo. Alle altre 16 Regioni non resta che dividersi le briciole. Ad esempio, nel Lazio le domande di prestiti valgono il 9,4% del totale (1,6 miliardi), ma le pmi e partite Iva rappresentano il 10,9% del bacino nazionale; in Campania, i prestiti arrivano al 7,7% (1,3 miliardi) e le pmi e partite Iva sono il 9,8% del totale; mentre in Toscana il 6,2% dei prestiti è andato al 6,8% dei professionisti.

L’Associazione bancaria non ci sta però a far passare l’idea che le banche possano scegliere gli imprenditori ai quali dare i soldi. E al report della Fabi risponde con uno suo in cui spiega che, anzi, “c’è una forte correlazione tra la distribuzione territoriale delle domande di finanziamento fino a 25.000 euro garantiti al 100% e la loro potenziale domanda”. Ma i due rapporti non sono paragonabili: quello del sindacato include anche i prestiti fino a 800mila euro, elargiti fino a oggi solo a 1 imprenditore su 4. E, sempre secondo l’Abi, a influire sulle domande ci sarebbero “gli effetti del Covid” che dovrebbero giustificare il minor numero di richieste presentate “a Bolzano e Trento, così come in Sicilia e in Campania”. Tralasciando il fatto che la chiusura ha comunque interessato tutto il Paese: bar e negozi di Milano, come quelli di Catania.

 

Da “Il Fatto Quotidiano” del 29/5/2020

 

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ISP: richiesta manleva a tutela dei collegi

dal sito Fisac Intesa Sanpaolo
19 maggio 2020


LETTERA DI RICHIESTA DI MANLEVA A TUTELA DEI COLLEGHI CONSEGNATA ALL’AZIENDA

Continua l’attività inerente ai finanziamenti “Liquidità” con carichi di lavoro pesanti per i finanziamenti liquidità per i colleghi sia  nelle filiali che nella Task force.

I clienti sollecitano continuamente e i colleghi, in un clima di tensione che si è creato nel Paese con episodi di aggressione avvenuti nelle ultime settimane, operano con preoccupazione rispetto alle proprie responsabilità di fronte a normative scritte e procedure informatiche in costante evoluzione.

Le OO.SS hanno pertanto consegnato all’Azienda la seguente lettera di richiesta di manleva a tutela dei colleghi e delle colleghe:


Spett.le
INTESA SANPAOLO S.p.A.
Direzione Risorse Umane
Politiche del Lavoro
Piazza Ferrari, 10
20121 MILANO
Alla c.a. Dott. Alfio FilosomiAffari Sindacali
Alla c.a. Dott.ssa Patrizia OrdassoRelazioni Industriali
Alla c.a. Dott. Nicola Reda

Oggetto: Emergenza COVID-19 Decreto Liquidità – Finanziamenti per PMI e Imprese

Con riferimento all’attività relativa ai finanziamenti previsti dal Decreto Liquidità n. 23 dell’8 aprile 2020, Vi segnaliamo la situazione di grave difficoltà in cui si trovano ad operare i colleghi e le colleghe, sia nelle filiali sia nella task force, che devono fornire un servizio tempestivo alla clientela e fondamentale per il Paese.

Ad oggi rileviamo un numero elevato di richieste da evadere, carichi operativi non adeguatamente supportati da modalità organizzative, continui aggiornamenti delle istruzioni operative, ritardi nel rilascio di procedure informatiche semplificate a causa della loro farraginosità.

Pur consapevoli della complessità e straordinarietà del periodo di emergenza Covid-19, ciò non di meno Vi invitiamo ad intervenire per supportare ulteriormente lo svolgimento di tale attività, astenendoVi in ogni caso, ora ed in futuro, dall’assumere provvedimenti a carico di colleghe e colleghi che, stante la situazione più sopra descritta, possano incorrere in errori o ritardi nell’espletamento delle pratiche inoltrate dalla clientela per l’attivazione delle misure su indicate, nonché per eventuali reclami formulati dalla stessa anche derivanti da diniego dei finanziamenti.

Infine chiediamo che i colleghi siano ritenuti sollevati da ogni responsabilità in ordine ad eventuale bancarotta preferenziale, modificando – se del caso – l’iter di approvazione del finanziamento collegato all’emergenza Covid-19.

In attesa di un Vostro riscontro, cordiali saluti.

Milano, 19 maggio 2020

Delegazioni Trattanti Gruppo Intesa Sanpaolo

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA –UNISIN




Grazie….

Pubblichiamo la lettera inviata dalla Fisac Intesa Sanpaolo dell’Area Liguria al Direttore Operativo (COO sta per Chief Operating Office).
È una lettera che purtroppo gran parte dei territori di quasi tutte le banche potrebbero sottoscrivere.

Il COO della Banca, di cui fino a ieri conoscevamo ben poco, ci ha scritto in data 04/05/2020 nelle nostre caselle mail un bel messaggio motivazionale per intraprendere la fase due.
Essendo noi molto preoccupati che la fase 2 prosegua sulla falsariga della fase 1 abbiamo quindi deciso di scrivere una lettera di risposta alla mail in oggetto per evidenziare tutte le criticità che si sono manifestate in questi mesi e quelle che sembrano proiettarsi sul nostro orizzonte.


La risposta è dura come sono stati dure le settimane passate a reggere sulle nostre spalle tutte le difficoltà di questo momento.

“Cara Paola,
abbiamo letto con grande attenzione la lettera che hai inviato questa mattina a tutti i colleghi. Apprezziamo tantissimo che il COO di Banca trovi, nelle sue ardue giornate di lavoro, dedicate alla crescita delle persone ed alla sostenibilità sociale dell’impresa, il tempo di scrivere ai colleghi in prima linea nel corso di questa emergenza.
Dite di esservi dimostrati generosi sia per quanto riguarda i tempi sia per quanto riguarda il denaro, ma il concetto di generosità che consiste nel dare di più di quel che si potrebbe non può essere auto attribuito.
Noi riteniamo invece che in questa situazione i veri generosi siano stati i colleghi che sono venuti in filiale a lavorare senza tirarsi mai indietro, mettendo a grave rischio la propria salute e quella delle loro famiglie.
Comunque visto che ci hai gentilmente concesso l’occasione di rispondere al tuo messaggio qualche grazie lo vogliamo dire anche noi:
  • Grazie per averci costretto a comprare i DPI con i nostri soldi e poi averci inviato una quantità ridicola di protezioni a metà Aprile.
  • Grazie per aver promesso di regalarci sei giorni di ferie per il nostro impegno, salvo poi obbligarci a farli in un periodo in cui è impossibile usarle per il nostro benessere psicofisico.
  • Grazie per aver cambiato continuamente la procedura per la sospensione/erogazione dei finanziamenti ai privati ed alle aziende.
  • Grazie per non aver fatto presidiare le agenzie con guardianie fisse.
  • Grazie per averci lasciati soli mentre la gente ci urlava BANCA DI MERDA e prendeva a pugni le porte.
  • Grazie per averci continuato a chiedere di vendere le polizze salute durante una pandemia.
  • Grazie per le condizioni di igiene necessarie che non avete garantito nei locali di lavoro.
  • Grazie per la mancata manutenzione straordinaria dei filtri d’aria dei nostri ambienti.
  • E ancora grazie per aver ripristinato i budget uguali al mese di febbraio come se la fase 2 fosse un liberi tutti.
Potete comunque restare tranquilli.
Come sempre, le filiali continueremo a mandarle avanti noi, nonostante tutto.”
Vi faremo sapere se la collega ci risponderà oppure preferirà occuparsi di come distribuire i ricchi dividendi agli azionisti o bearsi della solita straordinaria trimestrale fatta grazie al nostro impegno.
Fisac ISP Area Liguria



Sedici morti e almeno mille contagiati: il tributo pagato dai bancari al coronavirus

Riportiamo l’articolo pubblicato da AGI – Agenzia Giornalistica Italia lo scorso 4 maggio. Possiamo lecitamente supporre che i numeri riportati siano sottodimensionati rispetto alla realtà.
In questi giorni abbiamo ricevuto notevoli apprezzamenti per i protocolli firmati con le banche, che hanno consentito di ridurre la presenza in filiale di addetti e clienti in modo da contenere il rischio. Tuttavia, da qualche parte si sono levate anche voci contrarie da parte di chi ha maledetto i sindacati, colpevoli del mancato raggiungimento degli obiettivi di budget.
Pur nel rispetto di tutte le opinioni, possiamo tranquillamente affermare che il bilancio sarebbe stato ben più pesante senza misure di prevenzione, e quindi il contenimento degli accessi ha sicuramente salvato delle vite. Magari, chissà, anche quella di qualcuno che adesso si lamenta perché rischia di perdere il suo bonus.
Per quanto ci riguarda, se gli accordi sono serviti a salvare delle vite siamo orgogliosi del lavoro svolto. Non esiste nulla di più prezioso di una vita umana; anche quella di chi forse tutto questo non sembra averlo capito.

 

Anche i bancari hanno affrontato lavorando il coronavirus. Come gli operatori sanitari, gli addetti alla grande distribuzione e le altre categorie che forniscono servizi pubblici essenziali non hanno mai smesso di accogliere i clienti anche nei giorni più cruenti quando scarseggiavano i dispositivi di protezione e le modalità di trasmissione dell’infezione non erano chiare. Stando a quanto ricostruito dall’AGI, interpellando più fonti, le persone decedute sono 16 e i contagiati, parte dei quali finiti in ospedale, ammontano ad almeno un migliaio. 

I dati si riferiscono ai principali quindici gruppi italiani e, come per il triste conteggio generale, vanno considerati ‘al ribasso’ per la mancanza di tamponi che ha segnato la prima fase della pandemia.  “Grazie al protocollo siglato il 16 marzo – dice  Massimo Masi, segretario di Uilca – siamo riusciti a evitare centinaia di contagi tra lavoratori e clienti, riuscendo a tenere le filiali aperte e assicurando i servizi nella zona rossa, con l’aiuto della tecnologia”. Tra le misure prese, gli appuntamenti coi clienti “che hanno consentito di instaurare dei turni del personale “ e “percentuali di telelavoro di circa il 60%”.

I problemi maggiori si sono verificati nelle province lombarde più colpite. Luca Ravaglia responsabile per sigla Unisin/Falcri di Intesa Sanpaolo, racconta la sua prospettiva dalle province di Bergamo e Brescia. “In questi territori la mia banca non ha avuto la forza e la capacità di adottare strumenti specifici per zone così peculiari dove era evidente che ci volesse un intervento diverso rispetto al resto del Paese. Almeno il 10-15% dei miei colleghi che, dopo i turni, tornava tra i propri affetti, ha perso un genitore nelle due province. A livello nazionale, i presidi medici – aggiunge – sono stati annunciati ai primi marzo, ma sono arrivati a metà aprile. Comprensibile che mancassero nelle prime fasi, ma è passato molto tempo e  per  giorni siamo stati esposti senza avere nulla con tutto il peso psicologico anche nel rapporto coi clienti. Sarebbe stato utile che almeno nelle province più colpite arrivassero prima, invece i primi presidi sono arrivati a Napoli”.

Il dato nazionale, riferisce il sindacalista, è di 5 deceduti e 160 infettati su un totale di 95mila dipendenti, “tenendo presente che la maggior parte dei contagiati lavora allo sportello, a stretto contatto col pubblico”. “Ho perso un carissimo amico e collega, dializzato per tanti anni, e da poco trapiantato – testimonia Danilo Piccioni, responsabile Fabi di Cremona – Nella mia provincia, la forza lavoro si è dimezzata. I dispositivi sono arrivati ma non dall’oggi al domani, e in quella settimana che passava ovviamente il contagio andava avanti. Le mascherine sono arrivate col contagocce e in alcuni casi abbiamo dovuto minacciare lo sciopero per avere delle protezioni. I momenti di tensione ci sono stati”. A Crèdite Agricole, riferisce Piccioni, sono stati due i decessi, uno in una filiale di Crema, l’altro a Milano.  Sempre restando in una delle zone dove il virus ha imperversato,   a Banco Bpm sono due i dipendenti mancati.

Per Guido Diecidue, rappresentante della sigla Uilca di Unicredit, il comportamento della sua banca “è stampo tempestivo ed efficace”. Tra i lavoratori c’è stata una vittima, i contagiati sono 86 di cui 23 ricoverati in Italia, 50 in Germania con 35 ricoverati, 19 in Austria e nei Paesi dell’Est Europa, 7 in Russia. “La nostra priorità – spiegano all’AGI dal quartier generale della banca – è prima di tutto garantire la salute e la sicurezza delle nostre persone e dei nostri clienti. Abbiamo rafforzato la consulenza a distanza, sia in termini di persone abilitate alla consulenza sia in termini di prodotti e servizi attivabili a distanza – anche per i clienti meno digitalizzati. Adesso che le misure di lockdown stanno gradualmente cominciando ad allentarsi nei nostri diversi Paesi, stiamo facendo leva su quanto fatto e imparato finora per essere sicuri di fare i giusti passi in avanti. Le nostre decisioni saranno basate su dati, non su date”.

Claudia Dabbene (Uilca) di Ubi comunica che nel suo istituto di credito si conta un decesso in una filiale di Sondrio e si concentra su un’altra angolatura, all’alba della Fase 2: “Da noi i presidi sono arrivati in fretta. A uccidere più del Covid è la disperazione dei clienti che confonde i bancari coi banchieri. I decreti del governo partono con le migliori intenzioni ma poi noi ci confrontiamo ogni giorno con questa sofferenza. Siamo meglio di quello che pensano le persone. In questo periodo, alcuni di noi hanno fatto delle collette per i clienti indigenti”.  Secondo Luigi Pizzuto, rappresentante della sicurezza della Fisac in Mps, i danni sono stati ‘limitati’ nel contesto bancario anche “grazie all’elevatissimo livello di sindacalizzazione che porta con sé la capacità di incidere in maniera forte sulle decisioni dell’azienda”. Nell’istituto senese, dove una donna è rimasta vittima del virus in Brianza, “è da subito ha prevalso il ‘modello’ smart workig, anche nella rete delle filiali”.

 

Fonte: AGI

 

 

 




ISP multata di 4,8 milioni per vendita di polizze abbinate ai mutui

Venerdì 17 aprile su tre quotidiani nazionali (Corriere Della Sera, Il Messaggero e il Sole 24 Ore) è stato pubblicato l’estratto del Provvedimento n. 28156 del 18 02 2020 con cui l’Antitrust ha comminato 4.800.000 euro di sanzione a Intesa Sanpaolo per pratiche commerciali scorrette relative alla vendita di polizze assicurative abbinate ai mutui.

Secondo quanto ricostruito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Intesa Sanpaolo fin da aprile 2017 poneva la sottoscrizione di polizze assicurative di vario genere “come condizione di fatto – a chi richiedeva un mutuo agli sportelli della banca ndr – per la concessione del finanziamento”.   Le polizze che Intesa Sanpaolo chiedeva ai clienti di sottoscrivere erano ad esempio, incendio e scoppio e polizze a garanzia del credito tutte emesse da società del Gruppo come la polizza ProteggiMutuo, la polizza a protezione del finanziamento Acasaconme, la polizza PPI XME Protezione e la polizza PPI Mi curo dei miei.

Una pratica commerciale ritenuta scorretta dall’associazione dei consumatori Altroconsumo che ha denunciato tutto all’Antitrust.

Con provvedimento n. 28156 del 18 02 2020 l’Autorità Garante della Concorrenze e del mercato ha comminato a Intesa Sanpaolo una sanzione di 4.800.000 euro (praticamente la massima possibile, ritenendo il fatto particolarmente grave) per la vendita di polizze abbinate ai mutui obbligando la banca entro 120 giorni dal provvedimento  a pubblicare un estratto per un giorno su tre quotidiani nazionali. Così venerdì’ 17 aprile sul Corriere, sul Messaggero e su Il Sole 24 Ore, sono comparsi estratti della sanzione comminata a Intesa Sanpaolo a caratteri doppi rispetto a quelli usati dai rispettivi quotidiani e con tanto di riquadro come si usa in queste situazioni.

Dalla rilettura del documento completo relativo al Provvedimento dell’Antitrust contro Intesa Sanpaolo – consultabile sul sito dell’Autorità – emergono particolari inquietanti sulle pratiche commerciali che una banca può mettere in atto per pompare i ricavi a danno dei propri clienti e che vale la pena ripercorrere. Come abbiamo fatto in questo articolo perchè tutti i clienti siano maggiormente consapevoli e quindi più tutelati e sia più chiaro di cosa si sta parlando: una pratica purtroppo diffusa e che non riguarda solo Intesa SP.

Colpisce che la prima banca del Paese e che si presenta spesso come fra le più “etiche” e impegnata nel “sociale” attui pratiche di questo tipo come raccontato dalla sentenza dell’Antitrust

Nel Provvedimento dell’Antistrust sono citate numerose segnalazioni su queste pratiche commerciali scorrette da parte di Intesa Sanpaolo:

Nel mese di aprile 2017 IVASS (l’istituto che vigila sulle assicurazioni ndr) ha trasmesso una segnalazione di un consumatore secondo il quale ISP aveva condizionato la concessione del mutuo immobiliare alla stipula di una polizza assicurativa con copertura “in caso di morte, invalidità permanente e disoccupazione”, come risulta dalla documentazione allegata alla segnalazione, consistente in una lettera inviata da una filiale di ISP e indirizzata al consumatore. In essa, la concessione del mutuo immobiliare viene espressamente condizionata all’acquisto, da parte del consumatore, della suddetta polizza a garanzia del finanziamento, in quanto “unico richiedente e monoreddito”.

Ma questo non è l’unico caso. “In relazione alla condotta oggetto di contestazione sono pervenute diverse segnalazioni provenienti dai consumatori, a partire dal mese di luglio 2017 fino al mese di settembre 2019. Pressoché tutte le segnalazioni dei consumatori riportano comportamenti attuati da parte dei singoli dipendenti degli istituti di credito, dichiarati come aggressivi, in quanto volti a vincolare l’erogazione del mutuo alla sottoscrizione di un prodotto assicurativo.

Determinante l’indagine condotta dall’Associazione dei Consumatori che ha segnalato il caso all’Antitrust “In data 18 dicembre 2018, Altroconsumo ha inviato una segnalazione contenente i risultati di un’indagine, svolta nel mese di novembre 2018, in modalità “mistery shopping” presso diversi istituti di credito e incentrata sugli abbinamenti tra surroghe e polizze assicurative, tra cui le polizze cd. incendio e scoppio. Nell’indagine svolta presso una filiale di ISP in Milano è risultato che essa non ha proposto alla sua clientela la possibilità di trasferire la polizza incendio e scoppio originariamente stipulata con la banca che ha erogato il mutuo oggetto di sostituzione, vincolando l’erogazione alla sottoscrizione di una nuova polizza incendio e scoppio offerta e commercializzata da ISP”. Pratica che l’IVASS ha confermato.

Che l’abbinata mutui-polizze assicurative non fosse marginale, ma frutto di una pratica commerciale ricorrente e perseguita con determinazione dalla banca emerge dai “ documenti relativi ad azioni intraprese a livello di macro-aree interregionali sull’andamento delle vendite abbinate e sui piani di azione da attuare, tramite la rete retail, per spronare e incentivare le stesse vendite. Tali documenti, denominati “Monitoraggi PDA CPI 2019” (dove PDA sta per Piani di Azione e CPI per Credit Protection Insurance ndr) riguardano un’estesa area inter-regionale del Nord Ovest; consistono in report settimanali sul numero di mutui erogati e sul loro abbinamento con le polizze indicate (a protezione del finanziamento), essendo volti a verificare il rispetto dell’“obiettivo” e il “piano di azione”. In essi è riportata anche la comparazione tra direttori dell’area retail e sono utilizzati indicatori di benchmark in cui figurano filiali con abbinamenti all’80-100%”.

I bancari che non erano solerti nella vendita delle polizze assicurative venivano attenzionati

Vi era un “monitoraggio costante per la verifica delle motivazioni delle mancate coperture dei mutui con le polizze a protezione del finanziamento”. Affinchè la polizza venisse proposta al primo incontro con il richiedente del mutuo, era previsto “l’intervento dello specialista direttamente rivolto ai gestori meno propensi alla proposizione delle stesse polizze, per cui in fase di acquisizione della domanda di mutuo si programma l’intervento del direttore della filiale o del coordinatore per rafforzare la proposizione”.

Le filiali erano in forte competizione tra loro e quelle che erogavano mutui senza polizze abbinate sottoposte a pressioni anche tramite email stizzite riportate nel Provvedimento dell’Antitrust. “Sotto riportata la situazione al 10 maggio con obiettivo richiesto da DR [Direzione Generale] e vostra autocertificazione. Bene a livello di AREA, ma con poca coralità tra le filiali sono ben 7 le filiali ancora a zero. Tra le “grandi” molto bene […]. mentre sono indietro sia […] che […]” La filiale che colloca più polizze a protezione del finanziamento ha un premio di eccellenza.

Colpisce in queste email la disattenzione totale per il Cliente e il dipendente bancario e il focus sulla vendita del prodotto assicurativo “ Nell’email interna del 27 maggio 2019, ISP si chiede: “Scusate ma in tutta la settimana scorsa solo 3 domande caricate? Nessuna dalle tre GRANDI? Mi fate sapere qualcosa? Lascio il file fino a stasera per eventuali ritardatari poi lo azzero. P.S. ricordatevi di mettere la data e le motivazioni della mancanza CPI (polizze a protezione del finanziamento ndr)”.

Fortissimo il pressing sui Direttori di Filiale divisi tra buoni e cattivi come si può leggere in una mail interna del 28 novembre 2018 “in allegato trovate evidenziate in verde le filiali che stanno facendo bene per eventuali confronti tra direttori”. Non si lesinano consigli spiccioli di “piccoli semplici approcci quotidiani che creano fiducia nella proposta di protezione” e portano il cliente a sottoscrivere la polizza “A fronte di un interesse del cliente, bisogna insistere per stipulare subito la polizza comunicando al cliente stesso l’importanza e l’opportunità di attivare con velocità e subito la protezione assicurativa a partire dallo stesso giorno, in modo da essere tutelato per qualsiasi evento negativo che potrebbe sempre succedere in assenza di copertura”.

Nel caso di surroghe, in cui il Cliente riesce a ottenere condizioni di finanziamento migliori sul mutuo e la banca guadagna quindi meno di prima, la polizza permette di far quadrare i conti. L’Antitrust cita un Direttore di Area, che nel dare indicazioni alla sua rete di vendita composta da diverse filiali distribuite su un’area territoriale provinciale, con riferimento alle vendite abbinate nei mutui soggetti a rinegoziazione, richiede alla sua rete di negoziare azioni di cross selling, dimostrando come la polizza abbinata recuperi la perdita di redditività derivante dalla rinegoziazione delle condizioni economiche del mutuo.

Molti clienti protestano perché la polizza veniva fatta passare come obbligatoria per la sottoscrizione del mutuo. E in alcuni casi il finanziamento non viene concesso perchè il cliente si rifiuta di sottoscrivere la polizza.

Per quale motivo la banca si accanisce nel vendere polizze assicurative? Lo spiega bene il Provvedimento dell’Antitrust: la banca ha una robusta retrocessione sulle polizze che riesce a vendere ai propri clienti: ”le risultanze istruttorie, come confermato dai dati forniti da ISP (ovvero Intesa Sanpaolo, ndr), mostrano che le compagnie assicurative del medesimo Gruppo (Intesa Sanpaolo Vita S.p.A. e Intesa Sanpaolo Assicura S.p.A.), che emettono le polizze collocate dalla Banca, riconoscono a quest’ultima, per le polizze vendute in abbinamento a mutui/surroghe, provvigioni (denominate anche retrocessioni) pari al [30-35%] del valore dei premi assicurativi versati dai consumatori al netto delle imposte. Secondo i dati forniti da ISP (Intesa Sanpaolo), l’ammontare totale delle retrocessioni ricevute nell’ultimo triennio dalla banca sulle polizze vendute è pari a circa [40-45] milioni di euro (retrocessione del [30-35%]) per la incendio e scoppio , per la polizza PPI ProteggiMutuo è pari a circa [150-200] milioni di euro (retrocessione del [30-35%]). Ancora, secondo i dati ISP, per le polizze a protezione del finanziamento Acasaconme la provvigione ricevuta è pari a più di 1 milione di euro (retrocessione del [20-25%]), per la polizza PPI XME Protezione è pari a [400.000-450.000] euro (retrocessione del [20-25%]) e per la polizza PPI Mi curo dei miei a circa [500.000-55.000] euro (retrocessione del [5-10%])”.

Secondo l’Antitrust le pratiche commerciali messe in atto da Intesa Sanpaolo sulla vendita di polizze abbinate ai mutui sono troppo aggressive e totalmente sbilanciate. La Banca – scrive l’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato -sfruttando il suo potere “altera la scelta consapevole dei consumatori ad acquistare polizze assicurative in abbinamento a mutui/surroghe”. E il comportamento è particolarmente sanzionabile secondo l’Antitrust perchè il “potenziale cliente risulta particolarmente vulnerabile. Infatti, il consumatore, nelle trattative relative alla conclusione di un contratto di mutuo anche con surroga, è parte di un rapporto contrattuale sbilanciato in cui non ha né la certezza della concessione del mutuo né la sicurezza della tempestività, atteso che tale concessione è rimessa ad una decisione, o meglio ad una delibera pressoché unilaterale della Banca. “

Secondo l’Antitrust Intesa Sanpaolo nella vendita di polizze abbinate a mutui ha posto in essere una pratica commerciale aggressiva, in violazione degli artt. 24 e 25 del Codice del Consumo e scrive nel Provvedimento che

La Banca ha sfruttato la sua posizione di potere, esercitando sui consumatori un’indebita pressione, in modo da limitarne notevolmente la capacità di prendere una decisione consapevole e non consentendo loro di poter scegliere liberamente polizze di terzi e non della Banca stessa.

La sanzione applicata dall’Antitrust è stata pari a 4.800.000 euro ed è praticamente la più alta possibile, visto che ai sensi dell’articolo 27, comma 9, del Codice del Consumo, in caso di pratica commerciale scorretta, l’Autorità può disporre l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 5.000.000 euro.

Il comportamento della banca è stato particolarmente grave secondo l’Antitrust e dannoso per i suoi clienti “ Nello specifico, il pregiudizio subito dai consumatori è stato stimato prudenzialmente in un valore complessivo di circa [250-300] milioni annui di euro, a fronte di ricavi per ISP pari a circa [50-100] milioni di euro”.

La banca è stata condannata anche a pubblicare su tre quotidiani (Corriere della Sera, Il Messaggero e Il Sole 24 ORE) entro centoventi giorni dall’avvenuta notificazione del provvedimento un estratto a sue spese per informare compiutamente i consumatori della pratica commerciale scorretta. Venerdì 17 aprile nelle pagine di Economia del Corriere della Sera, a pagina 4 del Messaggero e a pagina 21 della sezione Finanza & Mercati de Il Sole 24 Ore, è stato pubblicato l’estratto in questione.

fonte: soldiexpert.com