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Gruppo BPER: diffida delle OO.SS. contro l’assegnazione di obiettivi individuali

Modena, 17 giugno 2021

 

Spett.le BPER BANCA S.p.A.
Ufficio Relazioni Sindacali di Gruppo

 

Oggetto: Diffida alla assegnazione di obiettivi individuali ai lavoratori.

  • Premesso che oramai da mesi e con sempre maggior frequenza vengono segnalate dai lavoratori del Gruppo Bper alle OO.SS. richieste di partecipazione a riunioni commerciali, anche fuori dall’orario di lavoro, e che in tali riunioni viene fatto esplicito riferimento alla assegnazione di obiettivi individuali.
  • Premesso altresì che negli incontri sindacali del 16 giugno corrente il tavolo sindacale è stato informato di tali previsioni, che saranno efficaci a far data dal prossimo primo luglio 2021.
  • Che tale iniziativa unilaterale non è mai stata portata a conoscenza delle scriventi OO.SS. nei suoi dettagli fino a ieri, né tantomeno in alcuna sede condivisa ed incontra pertanto la nostra più decisa contrarietà poiché in pieno contrasto con il dettato contrattuale, nonché in contrapposizione con le indicazioni espresse ai tavoli di trattativa anche alla presenza dei vertici dirigenziali.
  • Che tale comportamento legittima l’ Azienda ad assumere il risultato numerico della prestazione lavorativa ai fini della valutazione professionale individuale, seppur non come dato autonomo e/o prevalente, ed introduce la legittimazione delle forme più vessatorie di pressione commerciale.
  • Che tali assegnazioni sono anche eticamente discutibili, andando a generare ansia di ottenere il risultato a tutti i costi, collocando i prodotti prescritti nella campagna settimanale di turno, piuttosto che soddisfare le reali esigenze e richieste della clientela, in netto contrasto con quanto definito dall’Accordo Nazionale e di Gruppo su Politiche Commerciali e Organizzazione del Lavoro.

Tutto ciò premesso e sulla base di quanto indicato le OO.SS. scriventi inviano formale

diffida

dal procedere con le attività suddette ed a qualsiasi altra attività correlata. In difetto ci riserviamo di intraprendere ogni iniziativa utile a tutela dei diritti dei lavoratori.

 

Segreterie di Coordinamento Sindacale del GRUPPO BPER

 

FABI  FIRST/C.I.S.L. FISAC/C.G.I.L. UILCA UNISIN
A. Sboro E. Verrengia N. Cavallini G. Dettori M. Ferullo



BPER: Assemblea di iscritti e simpatizzanti Fisac Abruzzo e Molise

Mercoledì prossimo, 9 giugno, avrà luogo un’assemblea in modalità remota rivolta agli iscritti Fisac di Abruzzo e Molise, ma aperta a tutti coloro che volessero partecipare, con inizio alle ore 14.40.

I partecipanti potranno usufruire del permesso orario appositamente previsto per le assemblee (Codice SSA).
Questi gli argomenti all’ordine del giorno:
  • Elezione delegati all’Assemblea Organizzativa Fisac BPER
  • Discussione e votazione documento congressuale
  • Situazione aziendale
La partecipazione potrà avvenire tramite la piattaforma Google Meet, utilizzando il codice che verrà comunicato successivamente. L’assemblea prevede una prima parte istituzionale, propedeutica all’Assemblea Organizzativa che porterà, nel mese di settembre, al rinnovo di tutti gli organismi Fisac Aziendali e di Gruppo, e una seconda parte nella quale vorremmo dare ampio spazio alla voce dei colleghi.
Per questo raccomandiamo la massima partecipazione e vi invitiamo a coinvolgere anche colleghi non iscritti alla Fisac che ritenete possano avere interesse a prendere parte all’assemblea.



Unipol al 6,9% di Popolare Sondrio, verso fusione con Bper?

Blitz riuscito solo in parte, ma cresce l’attesa per la nuova fase di aggregazioni bancarie


 

Banca Popolare di Sondrio e Bper sempre più vicine a una possibile fusione dopo che Unipol si è portata al 6,9% della banca valtellinese, anche se è meno del 9,5% preventivato nell’operazione.

Unipol, quota Popolare Sondrio sale al 6,9%

Unipol è anche il primo azionista di Bper (al 19%) e già il suo ingresso in Bp Sondrio l’anno scorso con una quota di circa il 2% aveva acceso la speculazione su un possibile matrimonio fra le due banche.

UnipolSai si è avvalsa di un’operazione di reverse accelerated book building, gestita da Equita Sim, che ha consentito al gruppo assicurativo di acquisire 18,2 milioni di azioni di Popolare Sondrio, meno delle 30 milioni di azioni preannunciate ieri sera in un comunicato.

Prezzo 4,15 euro per azione, con un esborso totale di 75,6 milioni. Le azioni della Pop Sondrio avevano chiuso ieri a 4,008 euro. L’acquirente aveva messo sul piatto un premio compreso tra il 2% e il 4%.

UnipolSai già disponeva del 2,9% dell’istituto valtellinese dopo averne acquistato un altro 1% nelle ultime settimane.

 

Popolare Sondrio-Bper, fusione dietro l’angolo?

Per il gruppo guidato da Carlo Cimbri l’operazione è “finalizzata a contribuire ai piani di sviluppo della banca”, che è anche “partner industriale dal 2010 nel comparto della bancassicurazione Danni e Vita”.

Le analogie non finiscono qui. Bper e Popolare Sondrio sono legate anche nel risparmio gestito, avendo coinvestito in Arca Sgr.

La fusione tra la banca modenese e Bps  sarebbe quindi uno sbocco “naturale” di una partnership lunga e consolidata. Il blitz rilancia con forza l’ipotesi di una futura aggregazione e arriva peraltro mentre si attende la sentenza del Consiglio di Stato che dovrebbe spianare la strada alla trasformazione di Sondrio in spa.

 

Banco Bpm alla finestra su Popolare Sondrio e Bper

La mossa peraltro avviene mentre si discute sul futuro di Banco Bpm, possibile preda di Unicredit nella nuova fase di consolidamento bancario, anche se il ceo di Piazza Meda Giuseppe Castagna avrebbe preferito dare vita a un terzo polo con Bper.

Secondo gli osservatori un matrimonio fra Modena e Sondrio dovrebbe allontanare definitivamente quest’ultima ipotesi, ma c’è anche chi ritiene che un’alleanza a tre sia comunque possibile.

Intanto in Borsa dopo il blitz di Unipol riuscito solo in parte alle ore 10,08 le azioni Banca Popolare di Sondrio segnano +1,5% a 4,068 (ma con punte di circa il +6%, sopra il prezzo dell’operazione) mentre Bper -1,27% consolida dopo i recenti rialzi, Unipol -1,3%, bene Banco Bpm +1,7%.

 

Fonte: www.finanzareport.it




BPER: l’importanza di segnalare le pressioni illegittime

Ricordiamo a tutti i Lavoratori che la casella politichecommercialifisac@bper.it è stata creata appositamente per le segnalazioni relative alle pressioni commerciali e cattive prassi di vendita e monitoraggio dell’andamento delle campagne commerciali.

Si tratta di una mail “chiusa”, visionabile esclusivamente da due dirigenti Fisac autorizzati a ciò in Italia, con assoluta garanzia dell’anonimato delle segnalazioni.

L’acuirsi del fenomeno richiede risposte all’altezza, a partire dagli strumenti già a disposizione, tra cui questo.

 

Perché è importante che le segnalazioni arrivino, e siano numerose?

  • Perché tutte le segnalazioni pervenute verranno sottoposte alla valutazione di una commissione bilaterale tra Banca ed Organizzazioni Sindacali, senza rivelare i nominativi dei segnalanti.
  • Perché in caso le problematiche non trovassero soluzione a livello aziendale ci sarebbe la possibilità di portarle all’attenzione della commissione istituita presso l’ABI.
  • Perché – ed è questo l’aspetto che più ci sta a cuore – fino ad oggi questa opportunità è stata utilizzata in misura assai ridotta, consentendo alla Banca di interpretare le poche segnalazioni pervenute in maniera strumentale e minimizzatrice, basandosi sulla presunta rarità delle segnalazioni per negare che il problema esista in modo diffuso e sistematico.
  • Perché la nostra esperienza ci dice che chi si trova in filiale riceve quotidianamente decine di email di sollecito allo svolgimento delle campagne commerciali, oltre ad un numero imprecisato di telefonate, riunioni (convocate spesso senza preavviso), messaggi minacciosi o irridenti, richieste illegittime di reportistica manuale…
    Tutte queste situazioni, insieme alle tante altre che la fantasia malata di capi e capetti inventa quotidianamente, possono creare motivi validi per una segnalazione.

Raccomandiamo ai colleghi l’utilizzo massiccio della mail dedicata, perché questo è ad oggi il modo più efficace per fornirci argomenti validi da opporre all’azienda e contrastare la preoccupante deriva alla quale stiamo assistendo.

 




Il super regalo fiscale per le fusioni bancarie

L’esecutivo giallorosa ha previsto un beneficio fiscale per le banche che si fondono consentendo, a chi le ha, di trasformare le imposte differite attive (Dta) in crediti fiscali. A essere trasformate sono le Dta della banca più piccola delle due che si fondono. La norma era valida per le fusioni deliberate entro il 2021. La modifica inserita nel nuovo decreto proroga la scadenza a giugno 2022 e alza il bonus. Se una grande banca si accollerà Mps, avrà in dote un bonus fiscale da 4,4 miliardi lordi. La principale indiziata è Unicredit, dove si è appena insediato l’ad Andrea Orcel che non ha chiuso a eventuali fusioni. I grandi azionisti dalla banca sono però contrari all’ipotesi Mps ed è per questo che si è ipotizzato di alzare il regalo fiscale permettendo a Orcel di convincere i soci riottosi. Tra le modifiche c’è anche quella che permetterebbe di usare fin dal primo anno parte del bonus fiscale ed è questo uno dei nodi che ha bloccato la norma, che peraltro deve essere autorizzata dall’Antitrust europeo.

A ogni modo, se passasse, il regalo fiscale non sarebbe solo per l’acquirente del Montepaschi. Anche BancoBpm garantirebbe una “dote” fiscale da 5,5 miliardi in caso di fusione con un gruppo di maggiori dimensioni; l’altro istituto nei rumors su un possibile risiko bancario è Bper, che ha in pancia un potenziale bonus da 3,9 miliardi lordi. Negli ambienti finanziari circola anche l’ipotesi di una fusione a tre Unicredit-Mps e una delle altre due banche. L’unica cosa certa, al momento, è che qualunque operazione avverrà sarà accompagnata da un regalo a carico dello Stato.

 

Da “Il Fatto Quotidiano” del 13/5/2021




Bper, gli RLS scrivono ai Prefetti: violate le norme anti Covid

Modena, 30 marzo 2021

Spett.le Bper Banca Spa
c.a. Dott. Gianluca Formenton
Delegato Datore di Lavoro
e per conoscenza
c.a. Romano De Marco R.S.P.P.
e per conoscenza
Prefetti Provinciali
Loro Sedi
e per conoscenza
ai Lavoratori
Loro Sedi

Oggetto: convocazione clientela in filiali collocate in zone rosse

Stiamo assistendo ad attività, sollecitata dalle strutture centrali e poste in essere dal personale di rete, di convocazione in filiale di clientela potenziale al fine di proporre loro la sottoscrizione, l’acquisto di prodotti bancari come una carta di credito, una polizza assicurativa, ecc…

Oltre alla convocazione, in questi giorni si stanno svolgendo in presenza gli appuntamenti fissati nei giorni scorsi.

Riteniamo tali attività in contrasto con le normative vigenti. E’ in capo all’azienda la responsabilità per ogni conseguenza dovesse scaturire da tali iniziative. Ricordiamo inoltre che anche il personale che attiva tali processi si rende individualmente responsabile del mancato rispetto delle normative anti Covid.

Distinti saluti

 

Gli RLS di Bper Banca


Sullo stesso argomento:

Bper: la legge non si rispetta “prevalentemente”




Bper: la legge non si rispetta “prevalentemente”

 

BASTA PRESSIONI COMMERCIALI!

La legge non si rispetta “prevalentemente”

Ricordiamo che il Decreto Legge 13 marzo 2021, n.30, prevede che dal 15 marzo al 2 aprile 2021 e nella giornata del 6 aprile 2021, in tutte le zone gialle, arancioni e rosse, gli spostamenti sono consentiti esclusivamente per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità.

L’Azienda nella giornata di venerdì ci ha comunicato quanto segue:

“Spett.li OO.SS., 

in riferimento alla Vs. richiesta relativa alle attività commerciali in “zona rossa”, Vi comunichiamo che le “Campagne commerciali”, in tali zone, proseguiranno prevalentemente da remoto (es. campagne commerciali telefoniche) e quindi saranno eseguite nel rispetto delle vigenti norme.” 

Come OO.SS. avevamo chiesto la sospensione immediata delle campagne prodotto per tutto il periodo straordinario (che per Bper non è legato solo alla pandemia, ma anche alla messa a terra dell’operazione Gemini).

Dalla comunicazione aziendale si evince che, per BPER, le campagne commerciali vanno avanti senza tener conto del periodo straordinario dovuto all’operazione Gemini e che solo in zona rossa proseguiranno “prevalentemente” da remoto. Non è dato sapere quale sarebbe il criterio che consente di fare una campagna commerciale in presenza, seppur in via non prevalente.

Diffidiamo quindi l’Azienda dal sollecitare i colleghi ad incontrare in presenza i clienti per campagne commerciali, nel rispetto delle norme previste sulle restrizioni alla mobilità. 

 

Segreterie di Coordinamento Sindacale del GRUPPO BPER

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN




Non dateci troppi soldi: banche in lotta contro i grandi conti correnti

Fineco minaccia di chiudere il conto a chi ha più di 100mila euro senza investirli, mentre Bper, UniCredit, Bnl e altri “tassano” le imprese con grandi giacenze. Ecco perché i super-conti diventano un problema per le banche


«Non datemi troppi Soldi»
Credevamo di averle viste tutte. Ma nell’era del Covid, dei tassi sotto zero e del record di depositi. alcune banche hanno avviato una battaglia che non avrebbero mai creduto di dover combattere: quella contro l’eccesso di liquidità sui conti correnti. C’è chi minaccia di chiudere il conto a clienti che detengono più di 100mila€ senza fare investimenti, c’è chi impone nuove commissioni sulle  grandi giacenze delle imprese, chi  invece cerca di usare la persuasione  e dl prendere i clienti per le buone.  Con varie sfumature di grigio, a seconda dei modelli di business e della  clientela, varie banche hanno deciso  di dichiarare guerra all’eccesso di  soldi sui conti correnti. Persino quella  che è sempre stata la loro primaria  fonte di raccolta è diventata un costo nell’era dei tassi negativi.

Per loro. E per i risparmiatori. Mi dai tanti soldi? Allora paga

Il caso più eclatante è quello di FINECO  Bank che in questi giorni ha spedito una  lettera ai clienti per informarli di una  novità.
D’ora in avanti   la banca avrà la  facoltà di chiudere un conto corrente,  con un preavviso, se sussistono tre  condizioni: sul conto devono esserci più di 100mila€, il dente non deve  avere alcuna forma di finanziamento  e non deve avere nessun tipo di investimento. Come dire: caro cliente, o investi tuoi soldi oppure noi ti chiudiamo mo il super-conto. Fineco assicura che non sarà brutale e non farà nulla senza avere prima avvisato gli interessati (che comunque sono solo qualche migliaia): l’obiettivo (spiegano dalla banca) – non è di chiudere i conti ma di indurre i risparmiatori a investire. In ogni caso un tabù è stato infranto.

Misure meno drastiche, e solo indirizzate alle imprese, sono state prese da altre bande. Per disincentivare giacenze over-size, BPER Banca dal 5 febbraio 2021 sui conti correnti d nuova apertura superiori ai 100mila€ applicherà una nuovissima «commissione di liquidità rilevante». Novità che riguarda – bene inteso – solo l clienti «non consumatori››: partite Iva e imprese.
UniCredit fa più o meno la stessa cosa per i nuovi conti aperti dopo ll primo marzo 2021 dalle imprese: oltre i 100mila€ applicherà una «commissione di giacenza››. Soglie più alte per Bnl: l’istituto addebita un costo di mille euro al trimestre per i conti delle imprese che hanno una giacenza media superiore al milione.
BancoBpm non si è ancora mossa. ma ci sta pensando: «Per quanto riguarda il mondo delle imprese – spiegano dall’istituto -, la banca sta valutando la possibilità che vengano applicate delle commissioni proporzionate alle giacenze».

Per la clientela retail, invece, l’orientamento comune (escludendo Fineco) è di giocare solo sulla persuasione. Bnl la chiama «gestione attiva della clientela››: proporre soluzioni più remunerative rispetto al conto corrente. UniCredit dice di voler offrire «ai clienti retail e imprese. soluzioni alternative ai depositi come ad esempio investimenti in fondi di mercato monetario senza commissioni e obiettivi di performance in territorio positivo». Idem BancoBpm: «La banca attenta nel proporre ai clienti soluzioni di investimento ed accumulo, in particolare di risparmio gestito».

II paradosso dei depositi

Il punto è che i 1.745 miliardi di euro oggi depositati nelle banche da famiglie e imprese italiane (record storico, con un aumento di quasi 200 miliardi in un anno) sono diventati un problema. Sembra paradossale, ma è così.
Per le banche innanzitutto. Lo spiega bene Fineco nella sua lettera: a causa dei tassi di mercato negativi, un conto di 100mila€ costa alla banca per la gestione della liquidità 24,5 euro al trimestre in più rispetto al 2019.
Dato che in Italia non è possibile applicare tassi negativi sui conti correnti (cosa invece che hanno fatto altri Paesi europei), alcune banche si stanno dunque ingegnando con metodi alternativi per cercare di evitare questo costo.

Del resto anche per il cliente tenere troppi soldi depositati a tasso zero non è un grande affare: è vero che in tempi di Covid l’incertezza è forte e che i mercati finanziari hanno una rischiosità ben maggiore, ma è anche vero che troppi soldi sul conto non fanno altro che essere erosi da un’inflazione che – secondo le previsioni – inizierà ad arrivare. Un ragionamento, anche dal loro punto di vista, è dunque utile farlo.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

 




Carichieti, Etruria, Banca Marche e Carife potevano essere salvate!

“Tercas, non furono aiuti di Stato”.
Così anche Carife poteva salvarsi

La Corte di Giustizia europea sentenzia la legittimità dell’intervento del Fitd previsto anche per Ferrara


Una sentenza tonante ma che purtroppo non sposta indietro le lancette della storia: non erano ’aiuti di stato’ quelli utilizzati dal Fondo Interbancario per garantire il rifinanziamento di Banca Tercas. E per proprietà drammaticamente transitiva, il castello edificato nel 2015 per evitare la liquidazione della Cassa di Risparmio di Ferrara, aveva dunque basi solide. Ieri infatti la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha respinto l’impugnazione proposta dalla Commissione “contro la sentenza del Tribunale relativa alle misure adottate da un consorzio di banche italiane a sostegno di uno dei suoi membri”. Per i giudici, il Tribunale “ha correttamente dichiarato che tali misure non costituiscono aiuti di Stato in quanto non sono imputabili allo Stato italiano”. Il Fondo Interbancario, che aveva travasato 300 milioni di euro, è infatti una sorta di consorzio tra gli istituti di credito; lo stesso organismo – e la stessa formula – che come si ricorderà si era proposto per il salvataggio di Carife. Nel 2015, a costo di un primo bagno di sangue per gli azionisti (visto che per consentire l’intervento del Fitd l’assemblea dei soci aveva approvato la riduzione del valore dei titoli a una quota praticamente simbolica), era stato impostato un piano di salvataggio, in seguito utilizzato per garantire la continuità della Cassa di Risparmio di Cesena.

Ma nell’estate di cinque anni fa, dopo la deliberazione del Fitd e l’avvio delle procedure tecniche per arrivare, nel corso di pochi mesi, alla ristrutturazione della banca cittadina, si erano originati intoppi di carattere essenzialmente politico. Dalla commissaria alla Dg Competition Margarethe Vestager era scattato un richiamo al governo italiano, indicando proprio l’impossibilità di battere quella strada (fotocopia di quella utilizzata per la banca molisana) in quanto i fondi sarebbero risultati ’aiuti di stato’, violando la normativa comunitaria. A nulla erano valsi i richiami alla ragionevolezza partiti, all’epoca, anche dall’allora sindaco Tiziano Tagliani (che ora si dice “tristemente confortato dall’idea di vedere riconosciuta la giustezza della linea per la quale ci eravamo battuti assieme alla Fondazione Carife”); la sostanziale arrendevolezza del governo Renzi aveva fatto scivolare la situazione verso l’esito che migliaia di risparmiatori ferraresi stanno ancora pagando. Con il ’decreto salvabanche’ che nel novembre 2015 ha spazzato via, assieme a Carife, anche la Popolare dell’Etruria, Banca Marche e Carichieti.

Carife però poteva non finire nel calderone; è quanto emerge – pur di riflesso – dalla sentenza che arriva dal Lussemburgo. Dove già nello scorso mese di novembre l’avvocato generale della Corte di Giustizia, Evgeni Tanchev, aveva stabilito che l’intervento italiano per Banca Tercas non era un aiuto di stato. Se è vero che la storia non si può riscrivere, perché non è dato sapere cosa sarebbe avvenuto con il rifinanziamento da parte del Fitd, la sensazione di una terribile beffa ora è certificata dai bolli del tribunale europeo: “Carife poteva essere salvata – si dice sicuro il sindacalista Samuel Paganini della Fisac Cgil – e quasi 500 posti di lavoro mantenuti. Per non parlare dei danni ai risparmiatori e del costo per tutto il sistema”. A nulla, si ricorderà, erano valsi anche i ricorsi al Tar contro il ’decreto Salvabanche’ presentati dalla Fondazione Carife, e appoggiati anche da Tagliani: per la banca cittadina la ’sentenza’ era stata scritta sull’altare della politica. Peccato che ora sia arrivato il più clamoroso degli appelli.

 

Fonte: Il Resto del Carlino – Ferrara




BPER: le bombe a orologeria

GEMINI – Ci avevamo creduto! Sembrava fosse partita bene, questa operazione Gemini. Meglio sia rispetto alle aspettative sia rispetto alla partenza di altre recenti incorporazioni. Si è trattato, purtroppo, di un fuoco di paglia. Dal secondo giorno, complice probabilmente il (mal) funzionamento degli strumenti di internet banking che ha fatto riversare in filiale anche chi se la sarebbe potuta cavare da remoto, la situazione è diventata pressoché incontrollata e ingestibile. Orari impossibili, minacce dai clienti, assembramenti dentro e fuori dalle Filiali. E di certo non per disservizi da imputare agli instancabili colleghi del CED, dell’help desk, del Contact center e di tutte le strutture dedicate. La vera necessità sarebbe stata quella di investire con convinzione e di più nella struttura interna di IT per reggere un’operazione di queste dimensioni. Bper era in ritardo su queste infrastrutture già nella gestione ordinaria e, come temevamo, adesso sta rischiando l’implosione. Unico indiscusso aspetto positivo, i nuovi colleghi impegnati in uno sforzo senza pari e gli allineatori che stanno riscuotendo un plauso generalizzato per la loro dedizione, competenza e pazienza, dimostrando una volta ancora l’impagabile valore del “capitale umano” di questa azienda. Anche le ultime disposizioni, che dirottano parte degli allineatori da remoto in supporto al Contact center, rendono evidente la sproporzione tra le necessità organizzative e la insufficienza delle misure messe in campo, continuando tra l’altro a privare di risorse la Rete, circostanza che contribuisce ad alimentare un crescente disagio tra i colleghi.

ORGANICI – Nel resto del mondo Banca continuano ad apparire confuse e contraddittorie le giustificazioni dell’azienda alle nostre richieste di spiegare le endemiche carenze negli organici del personale di Rete, dove maldestramente si sono sostituite le assenze di personale professionalizzato impegnato nell’allineamento con un’esigua quantità di personale in somministrazione, tutto da formare. Tutto questo mentre l’Area Affari finge che il mondo sia uguale al 21 febbraio e alla situazione precedente la crisi sanitaria, come se giocasse un campionato a parte, nel quale le regole che valgono per tutti non valgono per lei. Come se non bastasse, l’attribuzione delle assunzioni programmate (insufficienti e concentrate nelle strutture interne) in esecuzione degli accordi con le Organizzazioni sindacali per il Piano Industriale 2019/2021 (che non contemplava l’operazione Gemini), viene “trasformata” in una scelta funzionale ad implementazioni delle strutture organizzative al servizio dell’operazione straordinaria. C’è un’evidente incoerenza che fa sorgere il sospetto che l’azienda voglia conteggiare in maniera molto “personale” i numeri delle assunzioni pattuite ai sensi di entrambe le (ben distinte) fasi industriali.

PANDEMIA – Non è certamente colpa di Bper se il ramo d’azienda da incorporare ha il suo centro nevralgico, in termini territoriali e di volumi, anche dove la recrudescenza dell’epidemia Covid-19 colpisce più duro. Però è responsabilità dell’azienda la scelta tra due priorità: da un lato la completa messa a disposizione dei dipendenti, dall’altro la tutela della loro salute. E di certo non è possibile mettere in secondo piano la salute dei colleghi.
Le disposizioni funzionali alla tutela sanitaria, infatti, arrivano sempre dopo le decisioni legislative o normative centrali, senza mai fissare in anticipo dei limiti propri – soprattutto di carattere organizzativo – a maggior garanzia della salute dei propri dipendenti. A puro titolo di esempio, manca una dotazione di permessi per chi appartiene alle categorie fragili o una maggiore disponibilità di smart working per chi si troverà a dover gestire i figli minori costretti alla didattica a distanza.

PRESSIONI COMMERCIALI – mentre esprimiamo preoccupazione per le ricadute reputazionali e commerciali conseguenti alla frequenza dei pesanti disservizi di questi giorni, aspetto che ci pare minimizzato dai vertici aziendali, assistiamo ad insopportabili richiami al rispetto delle “liturgie commerciali”: richieste di resoconti quotidiani – come se non esistessero strumenti di controllo di gestione -, campagne incentrate sul prodotto e non sul cliente, inviti a convocare la clientela per “muovere la classifica”, pressioni quotidiane a volte verbali, a volte scritte, con risultati a volte irritanti, a volte grotteschi, a volte ai limiti della denuncia alle autorità di vigilanza. Tutto in totale spregio al Protocollo nazionale ABI e a quello vigente in Bper sulle Politiche commerciali. Se questo è inaccettabile in tempi normali, adesso, in pendenza di questa operazione, appare addirittura offensivo della dignità e della professionalità dei colleghi e pericoloso per la clientela. Lanciare in marzo 2021 iniziative come il focus mese su prestiti e CQ, nonché i focus sulla bancassicurazione con le settimane “Ti indennizzo” e “Acuore”, con richiesta di rendicontazione in tempo reale, denota che chi è a capo dell’Area Affari non solo non ha …a cuore la salute psicofisica dei colleghi rimasti in rete, ma non si rende neppure conto della profonda caduta di motivazione di questo genere di iniziative.

PREMIO GEMINI – nel contesto sopra descritto abbiamo assistito ad un imbarazzante rifiuto dell’azienda a riconoscere a tutti i dipendenti una gratifica universale che rappresenti tangibilmente il valore di un impegno straordinario; impegno che tutti stanno profondendo e che a tutti viene pressantemente richiesto, in una situazione di grande sofferenza, anche personale, di tantissimi colleghi.

Tutte queste situazioni sono BOMBE innescate: servono gli artificieri, altrimenti rischiamo di saltare tutti (per stanchezza, per demotivazione, per salute, per frustrazione).

L’attenzione che “il Grande Fratello” dedica al monitoraggio e all’indirizzo delle opinioni nel mondo social sia anche cartina al tornasole dell’umore dei lavoratori. Per tutti un richiamo ad un “uso consapevole” dei social network, azienda in primis, evitando messaggi fuorvianti o che alimentano il malumore.

Non domani, ma oggi, occorre un potenziamento delle risorse al servizio di un’operazione strategica, una accorta e ragionevole programmazione delle priorità e al di sopra di tutto una rigorosa attenzione al rispetto della salute.

Chiediamo infine con forza che questa azienda si riconcili con i valori di attenzione ai risultati di lungo periodo e non si affidi più soltanto alla magnanima intercessione di San Geminiano.

I lavoratori, lo vediamo ogni giorno, ci sono…l’Azienda dov’è???

 

Segreterie di Coordinamento Sindacale del GRUPPO BPER
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN

 

Modena, 1° marzo 2020