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Gruppo BPER: come funzionerà la manovra sul personale

Nella giornata di ieri, 5 ottobre 2021, si è svolto l’incontro tra i vertici aziendali e le OO.SS., finalizzato ad illustrare i dettagli della manovra sul personale, già annunciata lo scorso 23 settembre tramite comunicato stampa.

Coerentemente con il consolidato modus operandi della Fisac, che prevede di diffondere solo notizie certe e verificate, riportiamo gli aspetti salienti dell’informativa.

Le uscite avverranno tra giugno 2022 e dicembre 2024, con due distinte modalità:

  • Uscita incentivata per chi matura la pensione in base ai requisiti previsti dalla Legge Fornero entro il 1 gennaio 2025.
  • Accesso al Fondo di sostegno al reddito ed accompagnamento alla pensione (per un periodo massimo di 60 mesi) per chi matura i requisiti tra il primo gennaio 2023 ed il primo gennaio 2030.

Ricordiamo che, in base alla normativa attualmente vigente, esistono due possibilità di accedere al trattamento pensionistico: la pensione di vecchiaia (al raggiungimento di una determinata età anagrafica) o la pensione anticipata (che matura al raggiungimento di un numero minimo di anni di contribuzione).

Per consentire a tutti i colleghi di valutare la possibilità di rientrare nella manovra, riportiamo di seguito i requisiti previsti attualmente dalla legge Fornero attraverso due tabelle pubblicate sul sito pensionioggi.it.

 

 

Sono previsti incentivi per tutti i lavoratori che accetteranno di lasciare il posto di lavoro, differenziati a seconda della modalità di uscita. Incentivi saranno riconosciuti anche a coloro che matureranno i requisiti pensionistici entro il 31/12/2021 beneficiando della “Quota 100“.

A breve, tutti i nati entro il 1967 riceveranno la richiesta della posizione contributiva e del modello Ecocert. Le modalità di richiesta ed invio della documentazione saranno chiarite a breve da apposita circolare.
ATTENZIONE: Questo non vuol dire che tutti i nati entro il 1967 potranno lasciare il lavoro, come erroneamente affermava una notizia totalmente infondata fatta circolare nella giornata di ieri.
Per capire se effettivamente si può rientrare nella manovra, invitiamo i colleghi a consultare le tabelle sopra riportate, eventualmente anche con l’aiuto dei rappresentanti Fisac che saranno come sempre a loro disposizione.

Nei prossimi giorni verranno avviate le trattative per definire i dettagli e quantificare gli incentivi: pertanto ad oggi non siamo in grado di rispondere a domande in merito ad ipotetiche cifre.

In linea di massima, tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 dovrebbe essere possibile inoltrare le richieste, per avere l’esito nella prima parte del 2022 e consentire le prime uscite già dal mese di giugno.

Sarà nostra cura informarvi tempestivamente sugli sviluppi.

 

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I Lavoratori del Gruppo Bper non sono spazzatura!

 

 




I Lavoratori del Gruppo Bper non sono spazzatura!

I Lavoratori del Gruppo Bper non sono spazzatura!

 

 

La Fisac/Cgil del Gruppo Bper condanna fermamente il linguaggio utilizzato dal quotidiano “Milano Finanza” che, nell’articolo del 24/9 nel quale riportava la notizia dell’avvio della procedura per l’uscita di 1.700 lavoratori, ha titolato “ Bper fa le pulizie in attesa di un’operazione straordinaria ”.

Si tratta purtroppo di un linguaggio in linea con una logica secondo la quale i Lavoratori non rappresentano persone o importanti componenti del ciclo produttivo, ma zavorra o addirittura spazzatura di cui liberarsi per fare appunto “pulizia”, come risulta dal titolo di Milano Finanza.

Riteniamo inaccettabile una simile mancanza di rispetto nei confronti di 1.700 esseri umani e le loro famiglie, che non possiamo fare a meno di stigmatizzare auspicando una rettifica da parte dell’organo di stampa.

 

 

NICOLA CAVALLINI ANDREA MATTEUZZI ALESSANDRO LOBINA
Segretario Responsabile Fisac/Cgil Segretario Responsabile Fisac/Cgil Segretario Responsabile Fisac/Cgil
Gruppo Bper Bper Banca Banco di Sardegna

 

 

 

 




Gruppo BPER: avviato il ricambio generazionale

Gruppo BPER: avviato un percorso per ottimizzare gli organici e
favorire il ricambio generazionale

Il CDA di BPER Banca, riunitosi in data odierna, ha deliberato l’avvio di un percorso volto a dare attuazione ad un ricambio generazionale e professionale, congiuntamente a una
riduzione della forza lavoro del Gruppo, nell’ambito delle linee guida che caratterizzeranno il futuro Piano industriale 2022-2024 attualmente in fase di definizione.

Gli interventi deliberati, da attuarsi entro il 2024 anche tramite il ricorso al Fondo di Solidarietà, consentiranno di ottimizzare la forza lavoro riducendo in modo strutturale gli oneri del personale. L’ottimizzazione degli organici prevede da un lato l’uscita di circa 1.700 risorse e dall’altro un piano di ingressi.

La manovra, il cui costo è previsto essere spesato nel Bilancio dell’esercizio 2021, verrà attuata previo espletamento della procedura sindacale di settore e nel rispetto delle normative vigenti.

Modena – 23 settembre 2021

 

Fonte: sito istituzionale Bper

 




Banche sempre più libere, Abruzzo sempre più povero: il 24 settembre protestiamo davanti alla Regione Abruzzo

Segreterie Regionali Abruzzo Molise

 

PRESIDIO DI FRONTE LA SEDE DELLA REGIONE ABRUZZO
(piazza Unione –Pescara)
24 Settembre 2021,ore 10,00-12,30

 

Le banche sempre più libere, l’Abruzzo sempre più povero

 

MONTE DEI PASCHI-UNICREDIT, BANCA POPOLARE DI BARI, B.N.L., BPER, BANCA ISP
si ristrutturano a danno del territorio e le comunità locali non hanno presìdi bancari

 

Banca M.P.S.: Sciopero nazionale, il 24 settembre ,delle lavoratrici e dei lavoratori che temono conseguenze per i livelli occupazionali, per le filiali che saranno cedute o chiuse in molti comuni, e per il mancato confronto col MEF, che non incontra le OO.SS. per l’ipotesi di fusione con Unicredit.

Banca Popolare di Bari: La più grande banca regionale del Centro Sud, che ha acquisito le banche regionali Banca Tercas e Banca Caripe, inizia la sua avventura di nuova Banca pubblica, dedicata al Mezzogiorno, chiudendo la maggior parte delle filiali in una delle regioni del Mezzogiorno.

BPER Banca: Ha incorporato ben tre banche locali (BLS, Carispaq e Serfina Banca) con conseguenti gravi impatti sulle economie locali – in termini di occupazione e di indotto -, e acquisito gli sportelli ex Unipol ed ex UBI ;sceglie di seguire l’esempio dei maggiori istituti bancari e di ridurre ulteriormente sportelli e dipendenti.

BNL: Le lavoratrici e i lavoratori protestano contro il progetto di cessione di numerose lavorazioni e di circa 900 lavoratori e contro la chiusura di 150 agenzie su tutto il territorio nazionale, per mera riduzione dei costi, pur essendo BNL un’azienda in ottima salute. Continua lo spostamento del baricentro dell’azienda verso le zone più ricche del Nord Italia.

BANCA INTESASANPAOLO: La riorganizzazione, conseguente la fusione ,tra Banca ISP ed Ubi si sta palesando come fortemente deleteria a scapito delle lavoratrici e dei lavoratori, e produrrà numerose chiusure, anche di Filiali “storiche”, ubicate in Comuni di alto valore simbolico.

I gruppi bancari nazionali operano in una logica di “profitti da commissioni, e tutto ciò fa pensare a politiche aziendali di breve/brevissimo periodo. La raccolta e le masse creditizie, per finanziare le imprese locali, scarseggiano sempre di più.

Aumentano i Comuni senza più uno sportello bancario, rendendo ancor più difficoltosa la ripresa economica e ostacolando gli sforzi dei cittadini e degli enti locali; molte delle località coinvolte dalle chiusure degli sportelli fanno parte dell’area del cratere del terremoto, area destinataria di ingenti risorse, per le quali sarebbe necessaria e opportuna l’intermediazione di un Istituto di credito locale.
In tutto ciò, non rileviamo l’attenzione da parte della Politica Regionale.

LE AZIENDE NON RICEVONO IL GIUSTO CREDITO, IL LAVORO SI PERDE E LE LAVORATRICI E I LAVORATORI NON HANNO FUTURO.

LA REGIONE ABRUZZO LASCIA FARE?

 

Le Segreterie Regionali

 

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BPER Banca: programma acquisto azioni proprie da assegnare ai dipendenti

BPER Banca ha comunicato che dal 15 settembre 2021 verrà avviato un programma di acquisto di azioni proprie ordinarie che si concluderà indicativamente entro il 31 ottobre 2021.

Il programma di acquisto è a servizio del piano di assegnazione gratuita di azioni ordinarie BPER Banca ai dipendenti del Gruppo nel contesto del “Piano di Incentivazione di Lungo Termine (ILT) 2019-2021 destinato al personale considerato strategico“, del sistema incentivante MBO 2021, nonché di eventuali pagamenti di fine rapporto. L’acquisto verrà effettuato nei termini autorizzati dall’Assemblea di BPER Banca del 21 aprile 2021, entro il periodo di durata massima fissato in 12 mesi a decorrere dall’8 aprile 2021, data del rilascio dell’autorizzazione da parte di BCE.

L’Assemblea del Gruppo ha autorizzato l’acquisto, anche in più tranches, di azioni BPER Banca fino ad un numero massimo di 5.000.000 azioni, rappresentative – al 14 settembre – dello 0,35% del capitale sociale della Società e comunque per un importo non superiore ad un controvalore di euro 10 milioni.

Al 14 settembre, BPER Banca detiene n. 432.239 azioni proprie in portafoglio, pari allo 0,03% del capitale sociale.

Fonte: www.borsaitaliana.it

 

 

Scarica il comunicato stampa integrale




Il libero mercato secondo le banche

Le persone che lavorano in banca sono sempre di meno, e diminuiranno ancora: evidentemente le aziende le ritengono non necessarie ad attività con un altissimo grado di automazione.

E ovviamente, sono sempre di meno le filiali. E’ un tema del quale ci siamo occupati in diverse occasioni, sottolineando come le chiusure non siano uguali in tutto il territorio nazionale: le banche tendono a concentrarle nelle zone in cui ritengono di avere minori prospettive di guadagno. Questo sta comportando differenze enormi e crescenti nella possibilità di accesso al credito tra le varie regioni, con ovvia penalizzazione del Centro-Sud rispetto al Nord Italia.

Per farsi un’idea del fenomeno è sufficiente guardare questa cartina. Rappresenta la concessione di credito pro-capite ai residenti delle varie regioni italiane. Con l’eccezione del Lazio, dovuta al fatto che molte grandi aziende hanno sede nella Capitale, è assolutamente evidente come il colore delle regioni tenda a divenire sempre più chiaro man mano che si scende verso sud, fino ad un omogeneo giallo paglierino per tutte le regioni del Mezzogiorno.

 

 

L’immagine è tratta dal rapporto Gen/2021: Economia e credito delle Regioni Italiane prodotto dall’istituto di ricerca IRSF-LAB. L’intero rapporto è scaricabile a questo link.

 

Quest’immagine dice una cosa ben precisa: per le regioni in difficoltà economica non esiste possibilità di riscatto, andranno anzi verso un ulteriore impoverimento visto che sarà sempre più difficile riuscire a finanziare nuove attività che possano rimpiazzare quelle che chiudono. E le banche hanno pesanti responsabilità in tal senso.

Se c’è una tesi che non si può assolutamente sostenere è che le banche siano aziende in crisi. I bilanci relativi al primo semestre del 2021 parlano di aziende molto floride, spesso con risultati ai massimi storici, per le quali evidentemente c’è un solo motivo per tagliare dipendenti e filiali: guadagnano tanto, tantissimo (quasi 6 miliardi per i primi 6 gruppi) ma non gli basta e vogliono di più, ancora di più.
Gli istituti creditizi minimizzano l’abbandono di buona parte del Paese continuando a millantare fantomatici legami con territori che in realtà stanno contribuendo ad impoverire, e in quanto aziende private rivendicano il diritto di massimizzare i loro profitti.

Ma è proprio così?

Ci sarebbe l’art. 47 della Costituzione che impone allo Stato il controllo dell’esercizio del credito che, se applicato, porrebbe delle concrete limitazioni alla libertà di manovra dei CdA delle Banche. Ma l’articolo viene ignorato perché le banche, ma soprattutto i politici, hanno una strana concezione del “Libero Mercato”.

 

IL CASO UNICREDIT – MPS

Quanto sta accadendo in questi giorni è assolutamente emblematico. Dopo aver speso circa 20 miliardi di soldi pubblici per tenere in vita il Monte Paschi di Siena, lo Stato decide che basta così e cerca un’acquirente. Proviamo ad immaginare un ipotetico dialogo tra i vertici di Unicredit e i rappresentanti del Governo:

Buongiorno, abbiamo saputo che cercate un acquirente per il Monte Paschi. Ok, lo prendiamo noi.
Ottimo, allora prepariamo i documenti e…
Un attimo. Lo prendiamo, ma non tutto tutto. I crediti problematici ve li tenete. Non pretenderete mica di deteriorare i nostri indici patrimoniali?
E va bene. In fondo lo abbiamo fatto per tutti i precedenti salvataggi. Si tratterà di accollarsi le perdite, ma a questo punto qualche miliardo in più cosa volete che sia? Quindi siamo d’accordo?
E no. Anche senza crediti problematici a noi il Centro-Sud non interessa. Anche quello ve lo tenete voi.
Noi? E che ci facciamo?
Affari vostri. Trovate un altro acquirente.
Non sta andando come avremmo voluto. Però non abbiamo alternative, quindi… OK! Affare fatto?
Non ancora. Dobbiamo parlare di soldi. Non vorrete che ci prendiamo una banca  importante come il Monte Paschi gratis? Non sarebbe giusto!
Certo che no, non sarebbe giusto. Quindi…
Quindi dovete pagarci!
Cosa? noi dobbiamo pagare voi?
Certo. Diciamo che un 5 o 6 miliardi di crediti d’imposta dovrebbero bastare.

Scusate il tono parodistico, ma è il modo migliore per rendere l’idea di una trattativa surreale. E che davvero non si capisce come possa rientrare nel concetto di “Libero mercato”.
Non è un caso isolato: sono state per molti versi simili le operazioni di “salvataggio” di cui in passato hanno beneficiato importanti gruppi bancari. Ricordiamo le più importanti: Intesa per Popolare di Vicenza e Veneto Banca, UBI (e quindi poi, indirettamente, ancora Intesa) per Banca Marche, Carichieti ed Etruria, BPER per Cariferrara.

I grandi gruppi bancari sono accomunati da progetti ambiziosi, fatti di chiusure di filiali ed abbandono dei territori meno appetibili, di tagli occupazionali e contestuale crescita dei compensi ai top manager. E ritengono di essere nel pieno diritto di farlo, dichiarando di dover rispondere solo agli azionisti ed alla ricerca del profitto, che evidentemente pensano possa crescere all’infinito in barba a tutte le leggi dell’economia.

Davvero tutto questo si può considerare normale?
Davvero si può parlare di libero mercato quando le perdite sono a carico dello Stato (cioè le paghiamo tutti noi) e gli utili sono ad esclusivo vantaggio di azionisti che sembrano non accontentarsi mai?
Non sarebbe doveroso imporre alle banche che hanno usufruito di pesanti erogazioni statali dei vincoli che impediscano la desertificazione di oltre metà del paese?

Sono evidenti le responsabilità della Politica, che si sottrae scientemente ad un suo dovere costituzionalmente previsto. Ma sappiamo che tra banche e politica non c’è il rapporto che ci si aspetterebbe tra controllore e controllato, quanto piuttosto un continuo scambio con reciproci benefici. E per rendercene conto, un esempio molto valido possiamo trarlo ancora dalla recente vicenda Unicredit- Monte Paschi.

Nel 2008, l’allora Ministro delle Finanze Pier Carlo Padoan nazionalizzò MPS, con una spesa (pubblica) di 8 miliardi, affermando di averla salvata. In realtà, nel corso degli anni ulteriori iniezioni di denaro pubblico si sono rese necessarie per tenere a galla il Monte Paschi.
Nel 2020 Padoan ha traslocato dalla politica alla presidenza di Unicredit, passando così dal ruolo di salvatore di MPS a sostenere che in realtà il Monte Paschi non vale niente, convincendo (impresa non così difficile) lo Stato a scucire altri soldi pubblici.

C’è poco da aggiungere, se non che ancor oggi la miglior definizione di “Libero Mercato” è quella attribuita ad Ernesto Che Guevara.

Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio

Forse la frase non è davvero sua, ma descrive esattamente quello che le banche intendono quando parlano di “Libero mercato”.

 




Bper: lavoro straordinario, istruzioni per l’uso

Considerata la delicatezza dell’argomento “lavoro straordinario”, ricordiamo a tutti i colleghi i principi fissati in materia dal Decreto Legislativo 8 aprile 2003, n. 66.

  1. L’orario di lavoro è “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”.
  2. Il lavoro straordinario “deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro.”.
  3. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi”.

In sostanza, quindi, il lavoratore è tenuto a rimanere nei locali aziendali solo nell’ambito dell’orario di lavoro previsto dal contratto; se vi si trattiene oltre, ciò significa che sta effettuando prestazioni di lavoro straordinario – il quale deve essere autorizzato, come infatti prevede la normativa aziendale della Banca.

 

Sono previste sanzioni amministrative nel caso in cui non venga riconosciuto il lavoro straordinario.

Le relative denunce vanno inoltrate agli Ispettorati del Lavoro e, com’è di tutta evidenza, ciò comporterebbe gravi conseguenze, in quanto il fatto diverrebbe di pubblico dominio.

A questo punto però non vogliamo, e non possiamo, nasconderci dietro un dito.

Chi costringe a raggiungere obiettivi e budget sempre più pesanti con sempre meno personale? Chi costringe i colleghi che non possono lasciare inevase le richieste della clientela e le attività a lavorare di più con processi organizzativi obsoleti?

Non è forse BPER che stabilisce target, obiettivi, e dimensioni delle filiali? Chi ha dunque il dovere e l’obbligo morale di porre rimedio?

Perché un rimedio si deve trovare.  BPER non può nascondersi dietro all’emanazione di Circolari formalmente corrette, mettendo limiti e vincoli agli straordinari, quando SA BENISSIMO che i colleghi per smaltire i loro carichi di lavoro sono costretti a fermarsi oltre il loro normale orario lavorativo, costringendoli, per non perdere clientela, mercati, redditività, a lavorare in contrasto con la Legge e le Circolari aziendali.

Va poi anche sottolineato che atteggiamenti difformi dalla legge e dalle circolari aziendali comportano ingiuste disparità tra colleghi, a seconda del fatto che la rispettiva unità operativa di appartenenza sia più o meno in cronica emergenza per sovraccarico di lavoro.

Ricordiamo a tutti i lavoratori che effettuare lavoro straordinario non autorizzato comporta anche per loro rischi non indifferenti: solo per fare un esempio, la mancata copertura assicurativa in caso di infortunio o di coinvolgimento in evento criminoso.

Precisiamo inoltre che tutti i soggetti coinvolti a vario titolo, non possono ritenersi immuni dalle conseguenze di eventuali interventi delle autorità pubbliche per il delicato aspetto dell’evasione contributiva (e questo profilo non è solo di natura amministrativa!).

E quando parliamo di colleghi coinvolti, intendiamo proprio tutta la struttura gerarchica, sia commerciale che amministrativa.

Vogliamo fin d’ora informare BPER, e vogliamo dirlo forte e chiaro a tutti, che se si rimane a lavorare oltre l’orario lo Straordinario DEVE ESSERE RICONOSCIUTO!

 

Fisac/Cgil BPER Banca




Permessi per lavoratori con riduzione della capacità lavorativa superiore al 50%.

Tali permessi sono normati dal  decreto legislativo n° 119 entrato in vigore dal’11 agosto del 2011 all’art. 7 del D.Lgs (“Congedi per cure”).

Relativamente alla fruizione di questi permessi:

  • sono previsti 30 giorni all’anno, per coloro che hanno invalidità superiore al 50% e che devono sottoporsi a cicli di cure (per esempio fisioterapiche ecc..)
  • la fruizione è a giornate intere (non ad ore)
    • i 30 giorni sono frazionabili in più periodi (sempre a giornate intere, non ad ore)
    • deve essere presentata idonea certificazione (documentazione da cui si evince la percentuale di invalidità; disposizione del ciclo di terapie da parte del medico che certifica che trattasi di cure legate alla patologia per cui è riconosciuta l’invalidità; documentazione a consuntivo della presenza, presso la struttura in cui vengono effettuate le terapie, nella data in cui si è assente)

 

Ora, cosa avviene nel caso in cui la prestazione sanitaria dovesse richiede un trattamento per un periodo diverso dall’ intero orario lavorativo giornaliero per poter beneficiare di tali permessi?

Di seguito, presentiamo qualche esempio, nei casi in cui l’ orario di permanenza nella struttura medica non coincida con il cartellino presenza.

Per esempio: dipendente con orario lavorativo 8.20/13.30-14.30/16.45:

  • Se il lavoratore dovesse sottoporsi a cure presso una struttura a 1 ora di distanza dalla sua residenza, il viaggio di andata e ritorno rientrerà nel permesso a giornata
  • Se il trattamento dovesse durare 5 ore tra le 8.20 e le 13.30,  il permesso viene inserito per l’intera giornata
  • Se il trattamento, per esigenze della struttura, dovesse iniziare alle 15.00 e protrarsi fino alle 19.00, il permesso viene inserito per l’intera giornata.
  • Se il trattamento dovesse iniziare, sempre per esigenze della struttura, alle 7.00 e concludersi alle 12.00, il permesso viene inserito per l’intera giornata.

Infatti, il Congedo per Cure nasce a “giornate intere“, pertanto non si prende ad ore e neanche a mezza giornata (nella medesima giornata non vi deve essere prestazione lavorativa): quello che viene richiesto è un certificato generico che riporti solo l’assenza delle giornate.

A fronte di questa documentazione l’azienda giustifica l’assenza dell’intera giornata: non è necessario specificare fasce orarie od orari, per evitare che la certificazione rientri nelle 15 ore di Permessi aziendali per Visite Mediche.

Ciò comporta che anche il periodo di viaggio andate e ritorno verso la struttura medica sia ricompreso nell’intera giornata di assenza.

Infine, ecco una traccia di dichiarazione medica a fronte della prestazione, da presentare agli Adempimenti Amministrativi per la registrazione della giornata di Permesso per Cure:

Esempio standard:

 

“Si certifica che il sig.______________________________________________________________ è stato presente presso codesta struttura per prestazioni sanitarie relative a *______________________________________ nella giornata del _______________

 

 

* (si deve evincere che l’assenza è legata alla patologia invalidante)

 

Fonte: Fisac Bper Banca




Banche: la ripresa giova ai bilanci semestrali

Ben 5 miliardi e 958 milioni, il triplo del 2020. È questa la somma degli utili netti semestrali dei sei grandi gruppi bancari nazionali Intesa Sanpaolo, UniCredit, Mps, Banco Bpm, Bper e Carige. A soffiare nelle vele delle banche è soprattutto il rimbalzo rispetto al disastro del periodo gennaio-giugno dello scorso anno, flagellato dalla recessione innescata dalla prima ondata della pandemia. Ma dietro i numeri positivi ci sono anche fattori non meramente congiunturali.

Buone notizie da Mps che ha chiuso il primo semestre con un utile di 202 milioni che batte le attese e torna in “nero” dopo la perdita di 1,09 miliardi dello stesso periodo del 2020. Al 30 giugno i ricavi assommano a 1,56 miliardi (+7,7% su base annua), mentre le rettifiche nette calano a 89 milioni (-14,8%). I crediti deteriorati lordi sono pari a 4,2 miliardi, in lieve aumento rispetto ai 4 di dicembre.

Anche Carige va meno male di quanto si temesse e perde solo 49,9 milioni rispetto ai 97,8 milioni dello stesso periodo del 2020. Secondo l’ad Francesco Guido i ricavi sono cresciuti a 203,2 milioni dai 148,2 milioni del periodo febbraio-giugno 2020, con l’aumento della raccolta diretta (+0,4 miliardi).

A brindare più di tutti è Intesa Sanpaolo: l’istituto mette a segno un balzo dell’utile netto semestrale a 3,023 miliardi ( +17,8%), con il risultato del periodo aprile-giugno pari a 1.507 milioni, il miglior trimestre di sempre. Tra le altre voci del conto economico, il risultato della gestione operativa è in aumento del 5,9% e il rapporto costi-ricavi è al 49,2%, tra i migliori delle maggiori banche europee. L’ad Carlo Messina annuncia il nuovo piano di impresa e “un livello minimo di utile netto 2002 sicuramente a 5 miliardi”.

UniCredit archivia il primo semestre dell’era Orcel con un utile netto di 1,92 miliardi grazie al balzo delle commissioni (+21,4% su base annua a 1,7 miliardi) e al calo dei costi operativi a 4,9 miliardi (-1,2%).

Al 30 giugno Bpm ha registrato un utile netto di 361,3 milioni e Bper chiude il primo semestre, in cui dal 22 febbraio ha consolidato le filiali di Ubi Banca, con un utile netto di 502 milioni.

 

Da Il Fatto Quotidiano del 6/8/2021

 




Montani (Bper): “18mila dipendenti sono parecchi, dovremmo ridurli”

“Con un’operazione di digitalizzazione potremmo lavorare con molti meno sportelli.

Questo il proposito dell’amministratore delegato del gruppo Bper, Piero Luigi Montani, ma aggiunge «comunque lavoreremo sempre con più di mille sportelli, e con 18mila dipendenti, che sono comunque parecchi e che dovremmo ridurre e probabilmente nel piano industriale lo prenderemo in considerazione».
Ha detto Montani  nel corso della conference call con gli analisti sui risultati.

Per quanto riguarda l’M&A (operazioni di acquisizione e fusione) stiamo lavorando intorno al piano industriale, termineremo per la fine dell’anno e l’inizio del nuovo». E anche se «valutiamo tutte le opzioni», ha detto Montani, «l’acquisizione di questo ramo per questa banca è stata una cosa molto importante, rappresenta il 30% del personale e il 40% circa degli sportelli».

Si tratta di «una dimensione molto elevata” ma comunque «l’impatto è importante anche per il peso specifico che ne deriva: oggi la banca lavora per il 60% nel Nord Italia, specialmente in Lombardia e in Emilia».

«Sono convinto che ci sarà sempre un’opportunità di integrazione che potrà essere interessante anche perché insistiamo su territori di un certo interesse e sarà difficile rimanere fuori da qualche processo di questo genere, però al momento dobbiamo concentrarci sulle cose che abbiamo sotto i piedi e non su quelle troppo distanti dagli occhi», ha risposto a chi chiedeva se Bper non rischiasse di perdere il “treno” delle fusioni.

 

Fonte: www.riparteitalia.it