BPER: come si calcola l’MBO

Nella busta paga di maggio molti colleghi di BPER troveranno per la prima volta l’accredito degli incentivi legati al nuovo sistema incentivante MBO.

Ricordiamo che l’intero sistema non è stato condiviso con le OO.SS. aziendali, che anzi ne hanno aspramente criticato numerosi aspetti. Viene pertanto applicato in modo del tutto unilaterale dalla BPER, che di fatto si è sottratta a qualsiasi confronto sul tema.

Il nuovo sistema rappresenterà una voce esclusivamente aggiuntiva sulla busta paga: ribadiamo, una volta per tutte che, contrariamente alle voci messe maliziosamente in giro, il nostro stipendio resterà invariato e del tutto slegato dal raggiungimento di risultati commerciali.
Di fatto, l’MBO sostituirà i premi che l’azienda distribuiva annualmente su base discrezionale.

Il nuovo sistema incentivante non è stato esteso a tutti i lavoratori del Gruppo BPER.
Inizialmente verrà applicato al 67% del personale: lavoratori impegnati in Filiali, Aree, Direzioni Territoriali, Private. Per gli altri resterà per ora in vigore il sistema dei premi a discrezione dell’Azienda, in attesa di estendere anche a loro lo stesso tipo di incentivi.

Per quanto riguarda la rete, il premio viene assegnato all’ UNITA’ OPERATIVA: se una filiale ottiene buoni risultati saranno premiati tutti (a condizione che il punteggio attribuito al MDS di riferimento per ciascun lavoratore non sia inferiore al 50% degli obiettivi prefissati) anche se non con gli stessi importi. Ricordiamo che il CCNL vieta di fatto di assegnare incentivi economici individuali, anche se il sistema dell’MBO, a nostro avviso, riesce in molti casi ad aggirare il divieto.

Ogni addetto di filiale troverà la sua scheda MBO in procedura Gestione Risorse con l’indicazione del premio a lui spettante, a partire dall’importo “target”. Queste le somme:

  • Collaboratori Family/poe € 700
  • Gestori personal/imprese da € 1.500 ad € 4.000 a seconda del portafoglio
  • Coordinatori personal/imprese da € 1.500 ad € 4.000 a seconda del portafoglio
  • Titolari di filiale da € 1.500 ad € 7.000 a seconda della filiale

La somma che ognuno prenderà va da zero ad una percentuale del premio target che, in circostanze eccezionalmente favorevoli potrebbe in teoria arrivare al 144%.
Perché il premio scatti devono verificarsi una serie di circostanze a vari livelli.

GRUPPO BPER

Ci sono tre parametri minimi calcolati a livello di Gruppo: liquidità e solidità patrimoniale non devono scendere sotto una soglia minima, l’utile non dev’essere inferiore al 40% dell’obiettivo prefissato ad inizio anno.
Se uno solo di questi requisiti viene a mancare, nessuna erogazione sarà effettuata.
Se l’utile supera il 40% dell’obiettivo, la percentuale da applicare alle somme elencate in precedenza coincide con la percentuale di realizzazione dell’obiettivo, con un massimo del 120%

Esempio 1: utile pari al 38% dell’obiettivo. In quel caso il premio non si prende
Esempio 2: utile pari al 65% dell’obiettivo. Le cifre spettanti vengono ridotte al 65%.
Esempio 3: utile pari al 130% dell’obiettivo. Le cifre spettanti vengono maggiorate del 20% (tetto massimo).

FILIALE

Perché scattino i premi, la filiale deve raggiungere almeno l’80 % del Margine d’Intermediazione previsto dal budget. Per dare un’idea, nel 2016 la quasi totalità delle filiali BPER aveva raggiunto questo livello, con un risultato medio per filiale pari al 96% del budget.

Anche qui le cifre, già modificate dai dati di gruppo, verranno ridotte o aumentate a seconda del raggiungimento del budget reddituale, con lo stesso meccanismo.

MODELLO DI SERVIZIO

I premi target vengono moltiplicati per le percentuali di raggiungimento degli obiettivi reddituali di Gruppo e di Filiale: il risultato non rappresenta ancora la somma che verrà pagata.
Per ogni modello di servizio verrà infatti riconosciuta una percentuale determinata dai seguenti parametri:

  • Risultati commerciali
  • Qualità del credito
  • Contributo alla redditività di filiale (legato al fatto che quel modello di servizio abbia avuto una redditività maggiore o inferiore alla media della Filiale).

La somma così determinata non coincide ancora con il premio che il lavoratore riceverà.  L’ammontare potrà subire decurtazioni fino al 30% al verificarsi di alcune circostanze sfavorevoli.
A livello di filiale:

  • eccessivo numero di reclami con esito favorevole ai clienti
  • eccessivo numero di disguidi operativi
  • eccessivo numero di profili MIFID sbilanciati rispetto al patrimonio dei clienti
  • ispezioni con esito sfavorevole

A livello individuale:

  • mancata partecipazione ai corsi di formazione obbligatoria
  • mancato rispetto del piano ferie.

Abbiamo finalmente l’importo del premio finale? No, perché la somma da destinare all’MBO non potrà essere superiore, per ogni azienda, all’1,84% dell’utile lordo al netto di partite straordinarie. Con riferimento al 2016, la base di calcolo sarebbe stata superiore a 100/mln. Solo per il 2017, primo anno, il tetto massimo sarà elevato al 2,024% dell’utile lordo.

Dulcis in fundo: l’incentivo non sarà corrisposto in caso di provvedimenti disciplinari o nota di qualifica insufficiente.

 




Inaugurata la filiale aquilana della Banca del Gran Sasso

Sabato 16 marzo è stata inaugurata la filiale aquilana della Banca del Gran Sasso d’Italia, il nuovo istituto di credito cooperativo frutto dell’unione tra la Banca del Vomano, nata nel 2015, e quella che sarebbe dovuta diventare la Banca dell’Aquila. Lo sportello bancario si trova in via Persichetti, all’incrocio con Via XX settembre. 

Più che di unione sarebbe opportuno parlare di un cambio di ragione sociale della Banca del Vomano in seguito all’immissione, nel suo capitale, del milione e 200 mila euro raccolto dal comitato promotore della Banca dell’Aquila attraverso le sottoscrizioni di oltre 500 soci. Nelle intenzioni dei sottoscrittori le somme raccolte avrebbero dovuto finanziare la nascita he avevano sposato il progetto originario, mai decollato, di un istituto creditizio locale, una banca con governance e capitali tutti aquilani che avrebbe dovuto riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa della Carispaq inglobata da Bper.

La nuova Bcc, che aderirà alla Cassa Centrale Banca Trento/Credito Cooperativo del Nord Est – gruppo bancario nazionale che raggruppa oltre 100 tra Bcc e Casse di Risparmio presenti soprattutto nel Nord Italia e antagonista del gruppo Roma-centrico di Iccrea -, nasce con l’intento di stare vicino alle famiglie e alle imprese – specie le Pmi – del territorio, rimaste strozzate, in questi anni, dalle difficoltà di accesso al credito.

Oggi scriviamo una nuova pagina di storia della città dell’Aquila, il capoluogo torna ad avere una sua banca locale nata grazie al contributo dei tanti soci aquilani, da oggi c’è una forza in città a sostegno dell’economia e della ricostruzione” ha affermato, al taglio del nastro, il presidente della Banca del Gran Sasso d’Italia, il deputato uscente di Scelta civica, rieletto il 4 marzo nella lista Noi con l’Italia-Udc, Giulio Sottanelli.

Presenti, all’inaugurazione, anche i componenti del comitato promotore della Banca dell’Aquila, e ora membri del cda della Banca del Gran Sasso, Stefano Cipriani e Giammarco Berardi; Ercole Cordivari e Lamberto Di Pietro, rispettivamente presidente onorario e direttore generale della banca; Davide Mastrocola, capo della divisione di vigilanza di Banca d’Italia; Antonio Carruba, direttore emerito della filiale aquilana di Banca d’Italia.

Per le istituzioni erano presenti invece Guido Liris, vice sindaco dell’Aquila, Lelio De Santis, consigliere provinciale, Giovanni Lolli, vice presidente della Regione, i deputati aquilani Stefania Pezzopane e Luigi D’Eramo, Anna Tozzi, prorettrice dell’università dell’Aquila, Gloriano Lanciotti, presidente della Camera di Commercio di Teramo, Gabriele De Angelis, sindaco di Avezzano.

Con l’apertura della fililale dell’Aquila, la Banca del Gran Sasso – che può contare, attualmente, su 2381 soci, fondi pari a 5 milioni 565mila euro, impieghi per 21 milioni 250mila euro e una raccolta diretta e indiretta di oltre 53 milioni di euro – sarà presente in tre città (le altre due sono Pineto e Montorio al Vomano).

“In tanti abbiamo avvertito negli ultimi anni lo stesso senso di vuoto per l’assenza di una banca locale, un’assenza che il nostro istituto di credito dovrà colmare” ha dichiarato Giammarco Berardi, consigliere di amministrazione “per questo dovremo tornare ad operare fornendo risposte tempestive alle istanze del territorio, a sostegno dei professionisti, dei piccoli imprenditori e delle famiglie”.

“È una giornata emozionante per tutti noi e per la città” ha aggiunto Americo Di Benedetto, presidente del comitato promotore della costituenda Banca dell’Aquila “voglio ringraziare tutti coloro che hanno creduto in quest’idea, per certi versi romantica, di ricostruire una banca vicina alle persone. La nostra idea di banca non è quella di una banca basata solo sulla competizione commerciale ma il nostro modello è quello di una banca basata sulla mutualità e sulla vicinanza al territorio e alle persone, saremo sempre pronti ad ascoltare e a guardare negli occhi le persone che ci daranno fiducia. Oggi l’apertura della sede dell’Aquila è finalmente un punto di partenza reale per lo sviluppo di una realtà economica importante a sostegno della città. Voglio sottolineare l’originalità della scelta di aderire alla Cassa Centrale Banca di Trento, un territorio dove è nato il credito cooperativo che siamo certi ci darà una maggiore garanzia di stabilità e di crescita per il futuro”.

“Oggi più che mai c’è bisogno di banche del territorio” ha aggiunto Giorgio Fracalossi, presidente di Cassa Centrale Banca di Trento “sono felice di essere a L’Aquila e di poter vedere aprirsi questo nuovo capitolo. Il credito cooperativo ha una importanza fondamentale a sostegno del tessuto produttivo per la sua capacità di stare vicino alle micro e piccole imprese, agli artigiani, agli imprenditori, alle famiglie. Siamo certi che anche all’Aquila la Banca del Gran Sasso avrà un ruolo importante. Come gruppo sentiamo la responsabilità morale di sostenere questo territorio e saremo al fianco della Banca del Gran Sasso per sostenerne lo sviluppo e la crescita, ovviamente ci aspettiamo e siamo certi di poter contare sull’impegno reciproco”.

La filiale dell’Aquila sarà operativa a partire da lunedì 19 marzo secondo i seguenti orari di apertura:

8:30/13:30  e  14:45/16:00.

 

Fonte: NewsTown




BPER: la carenza d’organico non produce ricchezza.

Lo scorso 28 febbraio si è svolto l’incontro del Comitato Territoriale delle DT Adriatica e Lazio.

La finalità della riunione era stata definita nel corso della tornata d’incontri sindacali aziendali dello scorso mese di gennaio, quando, a fronte delle segnalazioni che da tempo provenivano da parte sindacale, l’Azienda si era detta disponibile ad affrontare il tema nelle Sedi locali per verificare puntualmente il dimensionamento degli organici e i carichi di lavoro.

All’incontro, oltre ai rappresentanti sindacali aziendali, hanno partecipato i gestori dei territori coinvolti: Annalisa Nervegna e Celestino Di Lullo per DT Adriatica e Claudia Rosati per DT Lazio, e in rappresentanza dell’Ufficio Relazioni Sindacali il Responsabile delle Relazioni Sindacali Aziendali Andrea Prandi, con Fabio Luppi e Annalisa Bassoli.

L’andamento dell’incontro è stato a nostro avviso estremamente deludente perché, a fronte di circostanziate denunce di carenza di organico, in particolare nella rete, l’Azienda ha limitato le sue risposte a generiche enunciazioni di principio estremamente discutibili, introducendo un concetto di “fluidità” nella composizione degli organici delle filiali.
Le filiali non avrebbero più un numero di addetti prestabili e definiti, ma mese per mese la struttura deputata all’Organizzazione Aziendale potrebbe, in base ad esigenze commerciali/opportunità di affari, definire la quantità numerica degli addetti…!!!!!!
Non siamo a contestare la qualità e la quantità dei dati forniti dall’Azienda, ma non è accettabile che siano cambiate le regole a consuntivo e nel corso della verifica con le OOSS, regole che sono state alla base del confronto tra le parti in tema di Footprint e che non possono variare unilateralmente dal 1° gennaio perché “il piano Industriale è concluso”.

I dati su cui abbiamo impostato l’analisi sono stati forniti dalla stessa Azienda e sono basati sul dimensionamento degli organici previsto dall’accordo Footprint al 31.12.2017 e sulla reale situazione degli organici al 31.01 2018.
Già dalla presentazione del modello Footprint registravamo degli scostamenti, aggravati drammaticamente dal mancato rinnovo di troppi contratti interinali che consentivano alle filiali di lavorare comunque con tranquillità.
A onor di cronaca riferiamo che l’Azienda ha dichiarato che anche le filiali sottodimensionate oggetto di verifica “funzionano correttamente con gli attuali organici”, ovvero che se anche si apre con due sole persone una filiale con organico di 5, visto che l’operatività è garantita, la filiale è funzionante.

Nello specifico abbiamo riscontrato carenze di personale in 32 filiali della DT Adriatica su un totale di 110 e in 5 filiali nella DT Lazio su un totale di 61.

Ripetiamo: ci sono 32+5 filiali (nella maggior parte dei casi si tratta di strutture che impiegano fino a 7 addetti) che stanno lavorando con almeno un’unità in meno.
Abbiamo la sensazione che i territori di cui abbiamo trattato siano vittima di un progressivo e metodico abbandono da parte dell’Azienda, forse intenzionata a “punire” una presunta scarsa produzione di risultati, che non potrà che peggiorare al proseguire di questi atteggiamenti.

Abbiamo denunciato con forza la difficoltà di conciliare obiettivi di risultato e di budget – ma anche la normale operatività quotidiana – quando le continue emergenze che sottendono alla cronica carenza di organici costringono a ripetuti cambi di ruolo e di unità operativa, senza considerare il disagio che operare in queste condizioni genera sia nelle filiali sia, soprattutto, sui singoli lavoratori sottoposti continuamente a ritmi di lavoro che potrebbero portare a valutazioni deludenti e a situazioni di stress lavoro-correlato. Abbiamo evidenziato in maniera critica le modalità di comunicazione delle sostituzioni, il mancato rientro di colleghi che ne hanno fatto richiesta, la scarsa considerazione della maternità, le difficoltà a ottenere il part time.

Per meglio monitorare gli eventi e agire di conseguenza vi invitiamo a farci conoscere le situazioni di criticità che si verificano nelle vostre filiali (assenze lunghe di colleghi non sostituite, lavoro durante la pausa pranzo, riunioni fuori orario non retribuite, prestazioni di lavoro straordinario non segnato/retribuito, corsi di formazione on line fatti in costanza di attività lavorativa, gif trasformati in pressioni commerciali, assegnazione temporanea/emergenziale in altra filiale senza indicazione del ruolo che si andrà a svolgere e spesso senza comunicazione scritta, delega al vicario di attività non di competenza).

Questo è stato l’ultimo di una serie di incontri di Comitato Territoriale che si sono svolti in tutta la Bper ed è previsto, anche se non è stato ancora fissato, un incontro che riepiloghi gli argomenti trattati nei diversi territori.
Ci attendiamo che in tale sede l’Azienda fornisca risposte puntuali accompagnate da un piano di interventi volti a risolvere, in maniera pragmatica, le problematiche dei singoli territori.

Nell’occasione è stato inoltre richiesta all’Azienda una giornata di permesso retribuito a quanti non siano riusciti a raggiungere il luogo di lavoro per l’emergenza maltempo che nei giorni scorsi ha colpito alcune zone dei nostri territori.

02/03/2018

OOSS Comitato Territoriale DT Adriatica DT Lazio

 




BPER. Chiarimenti su Ufficio Ricostruzione L’Aquila

Lo scorso 4 gennaio abbiamo incontrato l’azienda per avere delucidazioni in merito all’Ufficio Ricostruzione dell’Aquila. Il confronto si è svolto in videoconferenza, con la partecipazione dei Coordinatori aziendali di tutte le OO.SS. presenti in BPER.

L’incontro era stato richiesto per comprendere le reali prospettive dell’Ufficio, ma anche per fare chiarezza sulle circostanze che hanno portato all’improvvisa decisione di sospenderne la chiusura.
Questo anche alla luce delle dichiarazioni della FABI che, attraverso un comunicato stampa pubblicato dai locali organi d’informazione e rilanciato da un volantino diffuso tra i colleghi dal titolo “FATTI NON PAROLE -UFFICIO RICOSTRUZIONE L’AQUILA?? SI !!!”, sembrava volesse attribuirsene il merito esclusivo, a seguito di un presunto incontro che si sarebbe svolto in data 15 dicembre.

L’Azienda ha immediatamente chiarito che il provvedimento, in base al quale sono state sospese lettere di trasferimento già consegnate ai lavoratori, non è dovuto a trattative con la FABI o altra sigla sindacale. La decisione è stata assunta a seguito dell’intervento di rappresentanti di Istituzioni locali, logica conseguenza delle dichiarazioni rilasciate dagli stessi sugli organi di stampa, nelle quali promettevano un impegno in tal senso.
È bene rilevare come l’attività di sensibilizzazione delle Istituzioni sia stata da noi svolta incessantemente, singolarmente e/o collegialmente in tutti i modi ed in tutte le occasioni possibili, per cui un intervento del genere – seppur tardivo – non può che essere salutato con soddisfazione.
 L’azienda ha inoltre precisato di aver informato le OO.SS. non appena ufficializzata la sospensione, e di non conoscere la fonte che ha portato alla diffusione dei comunicati stampa prima che il provvedimento fosse confermato.

Anche i rappresentanti FABI dell’Aquila hanno dichiarato di non aver avuto nessun incontro e nessuna trattativa privata con l’Azienda. Il testo del comunicato stampa e del volantino sarebbe stato frainteso a causa dell’esigenza di sintesi necessaria a un articolo di stampa.
Laddove è stato scritto:

“A seguito di un ennesimo intervento con la Bper, svoltosi a Modena il 15 dicembre, noi della FABI abbiamo ottenuto l’assicurazione che la decisione è, attualmente, sospesa”

non si deve quindi intendere che l’intervento sia stato fatto dalla FABI ma dal Presidente della Fondazione Carispaq. Lo stesso ha poi rassicurato la sigla sulla sospensione del trasferimento, prima che la decisione fosse ufficializzata dall’Azienda.

Entrando nel merito della questione, la delegazione aziendale ha riferito che la decisione è stata presa direttamente dalla Direzione Bper, precisando che tale disposizione non ha in alcun modo modificato la delibera del CdA che prevede il trasferimento dell’Ufficio a Modena ma, al momento, si limita alla sola sospensione dell’attuazione. I rappresentanti aziendali non sono stati in grado di fornirci informazioni sulla durata della sospensione, né di dirci se al provvedimento potrà seguire una nuova delibera del CdA che annulli la precedente.

Si tratta pertanto di una partita ancora aperta, e non è ovviamente l’unica. Abbiamo posto all’Azienda il problema degli organici delle filiali che affligge la DT Adriatica al pari di altre DT, ma che nel nostro territorio è acuito dalla mancata conferma dei lavoratori interinali.
L’Azienda afferma di voler fare riferimento ai numeri previsti all’atto della presentazione del progetto Footprint: per questo ci ripromettiamo al più presto di fare una verifica per mettere a confronto detta previsione con gli organici reali.

Le sfide da affrontare e quelle che arriveranno nel prossimo futuro rendono più che mai necessaria un’azione sindacale forte e concreta: per questo non possiamo che auspicare la massima unità d’intenti, tenendo bene a mente che l’obiettivo della nostra azione deve essere sempre la tutela dei lavoratori.

L’Aquila 18 gennaio 2018

Le RSA Bper L’Aquila: FIRSTCISL FISAC-CGIL UNISIN

Scarica il Volantino originale

Sullo stesso argomento:

Rispetto per i lavoratori BPER

BPER: chiuso l’Ufficio Ricostruzione

 




CONSOB: risarcimenti per i clienti di Etruria & c.

L’arbitro per le controversie finanziarie della Consob apre la strada ai risparmiatori clienti di Banca Marche, Etruria, Chieti e Ferrara per rivalersi sugli istituti che hanno inglobato le banche salvate. Per Marche, Etruria e Chieti si tratta di Ubi Banca, per Cariferrara di Bper.

I clienti della vecchia banca, così come avrebbero potuto avanzare pretese risarcitorie nei confronti della Vecchia Banca”, “allo stesso modo non possono non ritenersi legittimati a procedere in tal senso anche nei confronti della Nuova Banca”, si legge in una delle decisioni prese dall’Arbitro.

La rivoluzione sta nell’affermare chiaramente che esiste una legittimazione passiva della nuova entità bancaria, la “good bank” che ha mantenuto di fatto in continuità i rapporti contrattuali attivi e passivi delle banche preesistenti finite in risoluzione e rispondono quindi, in questo caso, sulla “allegazione di una violazione delle regole di correttezza e trasparenza nella prestazione di un servizio di investimento”. Le diverse decisioni dell’Acf si riferiscono ad azionisti convinti allo sportello a comprare azioni delle stesse banche e arrivano dopo che diversi tribunali civili hanno dato la stessa interpretazione.

Un bel problema per Ubi e Bper.

 

da “Il Fatto Quotidiano” del 10/1/2017




BPER: Footprint e pendolarismo. Firmate le ipotesi di accordo

Nel pomeriggio del 15 dicembre, a conclusione di una lunga, articolata e difficile trattativa, sono state sottoscritte a Modena le ipotesi di accordo relative alla procedura Footprint e al pendolarismo ordinario. All’inizio del prossimo anno saranno convocate le assemblee in tutto il Gruppo per l’illustrazione del contenuto specifico degli accordi e per la valutazione degli stessi da parte dei lavoratori.

Le intese raggiunte consentiranno ai lavoratori del Gruppo BPER di poter affrontare le “riorganizzazioni” e “ristrutturazioni” del prossimo Piano Industriale con alcune certezze normative maggiori, sia relativamente alla nuove figure professionali che al sostegno economico per i lavoratori interessati dalla mobilità c.d. ordinaria o gestionale.

Per le colleghe e i colleghi che operano nelle filiali, il relativo accordo stabilisce inquadramenti e indennità per le nuove figure professionali e introduce in tutte le banche del Gruppo un sistema di crescita professionale improntato a criteri oggettivi, senza smantellare l’impianto dei contratti integrativi, come invece pretendeva BPER.

Il nostro impegno nel futuro immediato sarà quello di sottoscrivere un accordo che vada a disciplinare, a seguito delle rilevanti ristrutturazioni intervenuto in occasione di questo Piano Industriale, inquadramenti e percorsi professionali per i lavoratori delle Direzioni/Aree Territoriali (c.d. semicentro) e Direzione Generale.

Sull’altro tema, è evidente a tutti il fatto che la mobilità territoriale ha avuto negli ultimi anni un aumento esponenziale, soprattutto a partire dagli ultimi due piani industriali, sottoponendo i lavoratori a problemi sempre più gravi e generalizzati. Pertanto riveste particolare importanza l’introduzione, per la prima volta, in tutto il Gruppo di un ‘ristoro’ economico per coloro che, per scelta aziendale, lavorano lontano da casa.
Dopo la sottoscrizione delle ipotesi di accordo su questi temi fondamentali, abbiamo convenuto sulla necessità di affrontare nel più breve tempo possibile alcune altre questioni di grande rilevanza nella vita quotidiana dei colleghi. Ferma restando la necessaria rapida definizione delle conseguenze della fusione di Carife, abbiamo deciso, tra l’altro:

  • di richiedere l’incontro di verifica previsto dall’Accordo Quadro del 14 agosto 2015;
  • di istituire una commissione per la preparazione della proposta di accordo di Gruppo relativo alle pressioni commerciali (come previsto dall’Accordo Nazionale dell’8 febbraio 2017);
  • in considerazione del grave ritardo con il quale il Gruppo sta affrontando l’adeguamento alla direttiva MIFID 2, di fare immediata chiarezza relativamente alla formazione ed all’attribuzione delle abilitazioni ai colleghi rispetto alla collocazione dei prodotti finanziari.

Nel rimandare a ulteriori comunicazioni e con l’impegno di tenervi costantemente aggiornati, fin da ora vi aspettiamo numerosi alle assemblee, nelle quali potremo valutare, discutere e decidere insieme.

Modena, 15 dicembre 2017

Segreterie di Coordinamento Sindacale del GRUPPO BPER
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UGL – UILCA – UNISIN

Allegati:
Volantino
Scheda sintesi pendolarismo
Scheda sintesi Footprint
Verbale d’accordo pendolarismo
Verbale d’accordo Footprint




BPER: chiuso l’Ufficio Ricostruzione

Torniamo a parlare dell’Ufficio Ricostruzione presso la BPER per annunciarne l’avvenuta chiusura, con trasferimento a Modena delle attività di back office.

L’annuncio potrà apparire sorprendente per chi aveva dato credito alle rassicurazioni arrivate da più parti (Sindaco Biondi in primis: link all’articolo), ma non per noi che l’avevamo preavvisato parlando di decisione presa da tempo e della ricollocazione dei lavoratori in altri uffici ubicati in città. A scanso di speculazioni, precisiamo che nulla cambierà per l’utenza: il Responsabile della ricostruzione, anche se aggregato ad un altro ufficio, continuerà ad interagire con le Istituzioni locali e l’operatività presso le filiali resterà invariata.

La buona notizia è che, nonostante la chiusura, nessuno dei 29 interinali dell’Ufficio Ricostruzione, dei quali tanto si è parlato, è stato licenziato. E questo per una ragione molto semplice: presso l’Ufficio Ricostruzione non sono mai esistiti i 29 interinali. L’Ufficio poteva contare su un organico di 5 lavoratori, tutti con contratto a tempo indeterminato e tutti riallocati in altre strutture presenti in città, come già chiarito.

I famosi interinali di cui si è parlato, spesso a sproposito, sono in realtà dei giovani lavoratori che operano in varie filiali sparse su tutto il territorio Abruzzese e Molisano, la cui situazione è fonte di forte preoccupazione in quanto la BPER si ostina a non volerci fornire risposte in merito alla conferma dei contratti, ormai prossimi alla scadenza.

Il mantenimento dei livelli occupazionali rappresenta una sfida ardua, che riguarda non solo la BPER ma tutti gli Istituti Bancari presenti sul territorio. La FISAC rinnova l’appello affinché si evitino dichiarazioni superficiali o dettate da calcoli opportunistici, destinate solo a  creare confusione e rendere più problematiche le vertenze.

AGGIORNAMENTO DEL 18/12/2017
L’azienda ha improvvisamente sospeso il provvedimento, ritirando le lettere di trasferimento già consegnate ai lavoratori. Nessuna spiegazione è stata fornita in merito alle motivazioni o alla durata della sospensione.
Seguiremo gli ulteriori sviluppi.

 

Sullo stesso argomento:

Rispetto per i lavoratori BPER




Rispetto per i lavoratori BPER

La settimana scorsa gli organi di stampa locali hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni di una delle Organizzazioni Sindacali del settore bancario in merito alla situazione della BPER in Provincia dell’Aquila (qui il link all’articolo).

Le problematiche poste sono reali, tanto da essere state più volte affrontate dai sindacati a livello aziendale e territoriale. Da oltre 3 anni stiamo lanciando un grido d’allarme in merito alla perdita di posti di lavoro nel territorio abruzzese, ed Aquilano in particolare. Lo abbiamo fatto come FISAC (questa è la nota che il Coordinamento Regionale inviò ai lavoratori ed alla BPER), lo abbiamo fatto congiuntamente con le altre sigle (come si può vedere da uno dei comunicati stampa pubblicati in questi anni).

L’Ufficio Ricostruzione è effettivamente in fase di chiusura, con trasferimento a Modena di tutte le attività.
Il numero di 80 posti di lavoro complessivamente persi in Provincia non solo è veritiero, ma rappresenta purtroppo solo una parte del prezzo che questo territorio dovrà ancora pagare; già dal prossimo anno, con il nuovo piano industriale, dovremo aspettarci nuove chiusure di filiali e nuovi tagli occupazionali. Ormai da anni siamo in trincea per difendere ogni singolo posto di lavoro: una battaglia che dovrà continuare, nonostante il disinteresse pressoché totale delle Istituzioni locali, che fin qui poco o nulla hanno fatto per sostenerci.

Fatta questa premessa, la FISAC/CGIL prende le distanze dal comunicato stampa della scorsa settimana in quanto il suo contenuto, mescolando fatti reali con informazioni datate e notizie non confermate, appare improntato ad un sensazionalismo che non giova ai lavoratori, esponendoli a facili strumentalizzazioni (che puntualmente sono arrivate)

Facciamo un minimo di chiarezza.
La chiusura dell’Ufficio Ricostruzione è una decisione presa da oltre due anni, che abbiamo cercato di contrastare a più livelli.
Da un lato siamo riusciti a ritardarla fino ad oggi, anche grazie all’intervento della Fondazione Carispaq; dall’altro abbiamo ottenuto che tutti gli addetti fossero ricollocati in altri uffici, senza perdita di posti di lavoro per la città.
Si tratta di una partita chiusa da tempo, per la quale non si comprende l’opportunità di riportarla al centro dell’attenzione con tanta enfasi.

Quanto al mancato rinnovo in blocco di 29 lavoratori interinali, si tratta di una notizia che la BPER non conferma e per la quale non esistono comunicazioni ufficiali. Ribadiamo purtroppo che ulteriori tagli occupazionali rappresenteranno già nell’immediato futuro un’ eventualità estremamente concreta, che richiederà il massimo impegno per limitarne quanto più possibile l’impatto, ma è opinione della FISAC che cercare attenzione citando numeri e fatti non verificati rischi di creare confusione e nuovi timori, finendo col danneggiare i lavoratori.

E infatti, subito dopo la pubblicazione del comunicato abbiamo avuto l’intervento di un Consigliere comunale che ha rilanciato la notizia in modo del tutto distorto (qui  l’articolo). Giovedì scorso è arrivata la sortita di un esponente del M5S Aquilano (qui il link all’articolo) che lanciava una “provocazione-invito”:  spostare i conti presso altri istituti.

La FISAC/CGIL ricorda che, sebbene ridimensionata rispetto alla vecchia Carispaq, la BPER rappresenta tutt’ora una delle aziende più grandi ed importanti del territorio, con oltre 270 addetti nella sola provincia dell’Aquila.
Chiunque pensi di guadagnare facilmente visibilità e consenso giocando sulla pelle dei lavoratori BPER si assume un’enorme responsabilità nei confronti loro e delle loro famiglie, contribuendo a renderne più incerto il futuro.

La FISAC/CGIL esige massimo rispetto per i lavoratori BPER, e lancia un appello a tutti affinché si evitino comportamenti dettati da calcoli personali che possano contribuire ad aggravarne le incertezze.




BPER – Footprint e pendolarismo: intesa raggiunta

Questa mattina è stata raggiunta un’intesa di massima su Footprint e Pendolarismo.

L’ipotesi di accordo è il risultato di una lunga ed estenuante trattativa e di una nottata di confronto, in cui ci siamo posti l’obiettivo di valorizzare le competenze,  l’esperienza maturata, l’impegno e le prospettive di crescita professionale di tutte le colleghe e i colleghi e di “ricompensare” il disagio di coloro che vivono nella condizione di pendolare.

I due accordi prevedono tra le altre cose:

  • un sistema di percorsi professionalie di inquadramenti per i colleghi della rete valido per tutte le banche del gruppo Bper che adottano il modello Footprint;
  • la previsione del pagamento del pendolarismo ordinario, cioè del “ristoro” economico per coloro che, per scelta aziendale, lavorano lontano da casa.

Nei prossimi giorni verranno definiti i testi degli accordi e non appena gli stessi saranno firmati, verrà predisposto il comunicato che descriverà nel dettaglio tutte le novità in essi contenute.

Dopo la firma dell’ipotesi di accordo verranno indette le assemblee dei lavoratori per illustrarne i contenuti.

Tra l’altro l’accordo sul Footprint favorirà il confronto, altrettanto importante, finalizzato al raggiungimento di un’intesa sugli inquadramenti anche per le  strutture non di rete, interessate dal progetto Delayering, che, al pari del Footprint, vede, come abbiamo già detto, lo “scontro” fra la “teoria del modello” e  la “realtà della quotidianità”.

Modena, 12 ottobre 2017

 

                        Segreterie di Coordinamento Sindacale del GRUPPO BPER
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UGL – UILCA – UNISIN

scarica il volantino intesa su Footprint e pendolarismo

 




BPER – Welfare aziendale 2017

Quest’anno sono state introdotte alcune novità che riguardano l’utilizzo delle somme accantonate sotto forma di welfare aziendale, alle quali si aggiungono nuove agevolazioni fiscali. Prima di illustrarle facciamo un piccolo ripasso.

COME SI ALIMENTA IL WELFARE?
Esistono tre diverse modalità.

1. PER TUTTI (esclusi i colleghi provenienti da aziende incorporate che hanno conservato le erogazioni previste dalle banche originarie: es. ex premio di rendimento CARISPAQ)

A seguito dell’accordo siglato il 4/10/2016 una parte della vecchia partecipazione agli utili, per un importo medio compreso tra € 500 ed € 600, verrà corrisposta sotto forma di accantonamento al welfare in due rate di pari importo, nei mesi di luglio dell’anno di riferimento e gennaio dell’anno successivo.
Questi accantonamenti non vengono tassati, con un beneficio per i lavoratori che di norma è pari al 38%, ma può arrivare anche al 43% per i redditi più alti. Le somme così corrisposte beneficiano anche della decontribuzione, argomento che sarà approfondito nel prossimo paragrafo.

2. PER I PERCETTORI DI REDDITO LORDO INFERIORE AD € 80.000 ANNUI

Si può decidere di destinare al welfare aziendale il VAP, in tutto o in parte, con un massimo di € 3.000 annui. Trattandosi di una scelta lasciata al singolo lavoratore, è bene valutarne con consapevolezza l’effettiva convenienza.
Vediamo prima di tutto quali sono i benefici di questa scelta.
Le somme accantonate non vengono tassate, ma trattandosi di premi variabili assoggettati ad un’aliquota agevolata del 10% il beneficio fiscale è sensibilmente inferiore.
Chi accantona le somme sotto forma di welfare aziendale beneficia inoltre, rispetto a chi sceglie il pagamento in busta paga, di una maggiorazione del 10%.
Sugli accantonamenti a welfare non si pagano contributi previdenziali, quindi il beneficio per i lavoratori che scelgono questa forma di pagamento è pari alla quota di loro competenza: di norma il 9,19% (elevata al 10,19% per redditi superiori ad € 46.123). Si tratta, come vedremo, di un beneficio solo apparente.
Facciamo un esempio, prendendo una somma di € 1.000 e confrontando le due opzioni.

BUSTA PAGA WELFARE
TOTALE LORDO €     1.000 €     1.100
CONTRIBUTI INPS €       – 92
IMPOSTE €       – 91
TOTALE NETTO €       817 €     1.100
INCREMENTO  €       283

Apparentemente la scelta del welfare è assolutamente conveniente, ma come spesso accade non è tutt’oro quel che luccica.
Intanto le somme accantonate a welfare, se utilizzate per il pagamento di spese che potrebbero essere portate in detrazione (spese mediche, rette per asili nido ecc…), non sono ulteriormente detraibili avendo già beneficiato di agevolazioni fiscali. Quindi a fronte di un 10% di maggiorazione e di un ulteriore 10% di detassazione si perde una possibile detrazione fiscale del 19%, che di fatto ne neutralizza l’effetto.
Ma l’aspetto più importante da considerare è quello contributivo.
L’accantonamento previdenziale sulle retribuzioni è del 33% così suddiviso: 9,19% a carico del lavoratore e 23,81% a carico dell’azienda (in caso di redditi superiori ad € 46.123 la quota a carico del lavoratore aumenta al 10,19%). Le somme accantonate a welfare non sono assoggettate a contribuzione, né da parte del lavoratore, né da parte dell’Azienda.
Per questa ragione, il mancato versamento della quota a carico del lavoratore è un beneficio solo apparente perché, pur non vedendosi applicata la ritenuta del 9,19%, si ritrova con minori contributi per il 33%, perdendo la quota di contribuzione aziendale.

In definitiva, la scelta di non prendere il VAP in busta paga ma di destinarlo a welfare ha come vantaggio l’ottenimento di una somma maggiore nell’immediato, a scapito di maggiori benefici futuri.

Tornando all’esempio precedente, il lavoratore che scegliesse il VAP in busta paga deve aggiungere agli € 818 la possibilità di detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo per un importo che può arrivare ad € 190, e maggiori contributi previdenziali per € 330.

Si tratta di numeri dei quali è bene tenere conto prima di effettuare la scelta, che comunque va valutata caso per caso.

3. PER I PERCETTORI DI REDDITO LORDO PARI AD ALMENO € 80.000 ANNUI

In questo caso non è possibile scegliere di destinare il VAP a welfare aziendale, non essendo previste agevolazioni fiscali. Tuttavia è possibile decidere, tramite accordo sindacale, che il premio venga pagato in tutto o in parte in questo modo, senza possibilità di scelta per i beneficiari.
Per questa fascia di reddito l’eventuale risparmio fiscale è massimo, beneficiando di una detassazione pari al 43%.

Veniamo ora all’illustrazione delle novità per il 2017.

AGEVOLAZIONI NELL’UTILIZZO DELLE SOMME ACCANTONATE
• Spese sanitarie
L’importo minimo dello zainetto sanitario acquistabile viene ridotto ad € 10, dando la possibilità di acquistare più zainetti nel corso dell’anno. In passato si poteva acquistare un solo zainetto l’anno dell’importo minimo di € 200, rendendo di fatto impossibile utilizzare il welfare aziendale per il rimborso di spese mediche se le stesse non raggiungevano questa soglia.
Facciamo un esempio pratico. Se ho un’unica fattura di € 150 a fronte di una prestazione specialistica, farò prima di tutto la richiesta di rimborso utilizzando la polizza sanitaria Unisalute. La compagnia assicurativa mi rimborserà € 90, trattenendo una franchigia di € 60: a questo punto acquisterò uno zainetto sanitario di 60 Euro utilizzandolo per il rimborso di questa quota.
• Nuove possibilità di utilizzo.
Il credito accantonato potrà essere utilizzato anche per il pagamento di assistenza sanitaria ai familiari e di baby sitter per i figli di età non superiore ai 14 anni.
• Scadenza del credito
Fino ad ora il credito non utilizzato alla fine di ogni anno veniva automaticamente versato nel fondo pensione del lavoratore. Da quest’anno, il credito residuo verrà automaticamente portato all’anno nuovo, con possibilità di utilizzarlo nei successivi 12 mesi.

AGEVOLAZIONI FISCALI PER VERSAMENTI AL FONDO PENSIONE

Le somme versate al fondo pensione beneficiano normalmente di differimento d’imposta. Questo vuol dire che vengono versate al lordo, evitando quindi la tassazione all’aliquota marginale (come detto, di norma il 38% ma che può arrivare al 43% per i redditi più alti).
Il capitale accumulato viene poi tassato al momento della cessazione del rapporto di lavoro, con un’aliquota che diminuisce all’aumentare dell’anzianità contributiva, e che va dal 9 al 15%.
Come noto si possono fare versamenti al fondo pensioni anche girando il credito accumulato sul welfare aziendale: in ogni caso, il massimo che si poteva versare al fondo, godendo dei benefici fiscali, era fino allo scorso anno pari ad € 5.164.

Veniamo alle novità per il 2017

• Per i versamenti di somme derivanti da accantonamento al welfare di premi variabili: possibilità di superare il limite di € 5.164 ed esenzione totale dei versamenti effettuati in questo modo
Queste agevolazioni non riguardano i conferimenti a welfare aziendali dovuti alla vecchia partecipazione agli utili, ma solo gli accantonamenti volontari che riguardano il VAP.
Per chiarire il meccanismo, apparentemente complicato, facciamo un esempio.
Se verso al fondo pensione l’importo di € 100, risparmio nell’immediato il 38% di tasse. Al momento del pensionamento quei 100 Euro saranno tassati all’aliquota del 9%, con un evidente beneficio fiscale: questo vale sia per i versamenti fatti con trattenuta in busta paga, sia per quelli effettuati passando attraverso il welfare aziendale.
Da quest’anno, se decido di destinare € 100 del VAP a welfare aziendale, e poi quei 100 Euro li giro sul fondo pensione, al momento della cessazione su quella somma non verrà applicata la tassazione che abbiamo ipotizzato al 9%.

Il saldo disponibile sulla procedura welfare sarà differenziato tra somme derivanti dalla vecchia PU e somme rivenienti da premio variabile, le uniche sulle quali esiste la possibilità di beneficiare di quest’agevolazione.