Non dateci troppi soldi: banche in lotta contro i grandi conti correnti

Fineco minaccia di chiudere il conto a chi ha più di 100mila euro senza investirli, mentre Bper, UniCredit, Bnl e altri “tassano” le imprese con grandi giacenze. Ecco perché i super-conti diventano un problema per le banche


«Non datemi troppi Soldi»
Credevamo di averle viste tutte. Ma nell’era del Covid, dei tassi sotto zero e del record di depositi. alcune banche hanno avviato una battaglia che non avrebbero mai creduto di dover combattere: quella contro l’eccesso di liquidità sui conti correnti. C’è chi minaccia di chiudere il conto a clienti che detengono più di 100mila€ senza fare investimenti, c’è chi impone nuove commissioni sulle  grandi giacenze delle imprese, chi  invece cerca di usare la persuasione  e dl prendere i clienti per le buone.  Con varie sfumature di grigio, a seconda dei modelli di business e della  clientela, varie banche hanno deciso  di dichiarare guerra all’eccesso di  soldi sui conti correnti. Persino quella  che è sempre stata la loro primaria  fonte di raccolta è diventata un costo nell’era dei tassi negativi.

Per loro. E per i risparmiatori. Mi dai tanti soldi? Allora paga

Il caso più eclatante è quello di FINECO  Bank che in questi giorni ha spedito una  lettera ai clienti per informarli di una  novità.
D’ora in avanti   la banca avrà la  facoltà di chiudere un conto corrente,  con un preavviso, se sussistono tre  condizioni: sul conto devono esserci più di 100mila€, il dente non deve  avere alcuna forma di finanziamento  e non deve avere nessun tipo di investimento. Come dire: caro cliente, o investi tuoi soldi oppure noi ti chiudiamo mo il super-conto. Fineco assicura che non sarà brutale e non farà nulla senza avere prima avvisato gli interessati (che comunque sono solo qualche migliaia): l’obiettivo (spiegano dalla banca) – non è di chiudere i conti ma di indurre i risparmiatori a investire. In ogni caso un tabù è stato infranto.

Misure meno drastiche, e solo indirizzate alle imprese, sono state prese da altre bande. Per disincentivare giacenze over-size, BPER Banca dal 5 febbraio 2021 sui conti correnti d nuova apertura superiori ai 100mila€ applicherà una nuovissima «commissione di liquidità rilevante». Novità che riguarda – bene inteso – solo l clienti «non consumatori››: partite Iva e imprese.
UniCredit fa più o meno la stessa cosa per i nuovi conti aperti dopo ll primo marzo 2021 dalle imprese: oltre i 100mila€ applicherà una «commissione di giacenza››. Soglie più alte per Bnl: l’istituto addebita un costo di mille euro al trimestre per i conti delle imprese che hanno una giacenza media superiore al milione.
BancoBpm non si è ancora mossa. ma ci sta pensando: «Per quanto riguarda il mondo delle imprese – spiegano dall’istituto -, la banca sta valutando la possibilità che vengano applicate delle commissioni proporzionate alle giacenze».

Per la clientela retail, invece, l’orientamento comune (escludendo Fineco) è di giocare solo sulla persuasione. Bnl la chiama «gestione attiva della clientela››: proporre soluzioni più remunerative rispetto al conto corrente. UniCredit dice di voler offrire «ai clienti retail e imprese. soluzioni alternative ai depositi come ad esempio investimenti in fondi di mercato monetario senza commissioni e obiettivi di performance in territorio positivo». Idem BancoBpm: «La banca attenta nel proporre ai clienti soluzioni di investimento ed accumulo, in particolare di risparmio gestito».

II paradosso dei depositi

Il punto è che i 1.745 miliardi di euro oggi depositati nelle banche da famiglie e imprese italiane (record storico, con un aumento di quasi 200 miliardi in un anno) sono diventati un problema. Sembra paradossale, ma è così.
Per le banche innanzitutto. Lo spiega bene Fineco nella sua lettera: a causa dei tassi di mercato negativi, un conto di 100mila€ costa alla banca per la gestione della liquidità 24,5 euro al trimestre in più rispetto al 2019.
Dato che in Italia non è possibile applicare tassi negativi sui conti correnti (cosa invece che hanno fatto altri Paesi europei), alcune banche si stanno dunque ingegnando con metodi alternativi per cercare di evitare questo costo.

Del resto anche per il cliente tenere troppi soldi depositati a tasso zero non è un grande affare: è vero che in tempi di Covid l’incertezza è forte e che i mercati finanziari hanno una rischiosità ben maggiore, ma è anche vero che troppi soldi sul conto non fanno altro che essere erosi da un’inflazione che – secondo le previsioni – inizierà ad arrivare. Un ragionamento, anche dal loro punto di vista, è dunque utile farlo.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

 




Banche, arrivano le nuove norme UE: bollette stornate se il conto è incapiente

I circa 3 milioni di clienti della Banca Nazionale del Lavoro, parte del gruppo francese Bnp Paribas, dal prossimo 7 dicembre non potranno più andare in rosso sul conto corrente. E questo perché gli addebiti automatici in conto – come bollette oppure addebito delle carte di credito o debito – non saranno consentiti se il cliente non avrà sufficiente liquidità sul suo deposito. L’informativa alla clientela è stata mandata attraverso una mail nella quale si spiega che la banca ha recepito le nuove regole dell’Eba, l’Autorità Bancaria Europea.

Sono proprio quelle norme sulle quali le banche italiane e l’Associazione bancaria richiamano l’attenzione ormai da qualche mese, mettendo in guardia dal rischio che determinino una stretta alla flessibilità verso la clientela e il rischio di dover svalutare rapidamente e in maggiori dimensioni i crediti. Quelle norme prevedono che per un mancato pagamento superiore a 100 euro, protratto per tre mesi, il cliente sia classificato come cattivo pagatore, tutta la sua esposizione verso la banca sia riclassificata come Npl e sia inviata la segnalazione alla centrale rischi.

Tutto questo entrerà in vigore dal primo gennaio. Il gruppo Bnp Paribas Bnl ha scelto di portarsi avanti e anticipare le modalità già dalla prossima settimana, per dare tempo alla clientela ad abituarsi al nuovo regime.

La comunicazione precisa che il giorno della scadenza del pagamento via addebito l’istituto provvederà sin dalla mattina a verificare la consistenza sul conto corrente; se la disponibilità non sarà sufficiente verrà inviata una notifica. Entro le 15 della stessa giornata va assicurata la copertura del fabbisogno sul conto, altrimenti il pagamento verrà bloccato.

Il gruppo francese ha scelto una linea rigorista di applicazione delle norme, in linea con le consuetudini dei paesi del Nord Europa, nei quali il rosso sul conto non è ammesso e non esiste il finanziamento tramite lo scoperto di conto corrente.
5 dicembre 2020

Il senso è: se non ci sono i soldi l’addebito non passa. A quel punto il cliente diventa moroso nei confronti, ad esempio, della società elettrica o dell’emittente della carta di credito e non contrae un debito con la banca. Il meccanismo consente all’istituto di prevenire la formazione di crediti deteriorati, ma in effetti si evita anche al cliente il rischio di venire segnalato nella centrale rischi della Banca d’Italia.
Finora accadeva che il passaggio di un addebito non coperto – per importi non eccessivi -non determinasse particolari scossoni, se protratto per un breve margine temporale, anche se c’era il rischio di vedersi applicare tassi elevati. Ora questo non sarà possibile. E se la scelta di Bnl appare quella più rigorosa, anche le altre banche italiane si stanno comunque preparando all’appuntamento del primo gennaio.

E gli altri?

Intesa Sanpaolo non adotterà provvedimenti come quelli dei concorrenti francesi e consentirà l’addebito di pagamenti non coperti (ovviamente anche sulla base della conoscenza del cliente). Ciò non toglie, però, che il titolare del conto sia contattato per informarlo dell’accaduto e sollecitato a coprire lo scoperto (ovviamente se il cliente ha un apertura di credito su conto corrente lo sconfinamento è segnalato se esso supera la soglia massima dell’affidamento autorizzato).

Il termine dei 90 giorni ormai è stringente per tutti. Sulla stessa linea anche UniCredit: il gruppo bancario non ha introdotto un automatismo per bloccare gli addebiti non coperti. L’istituto ha preferito lavorare sull’informativa ai clienti, svolta in più fasi, per illustrare le nuove regole, le relative implicazioni e l’opportunità di porre la massima attenzione alle scadenze. Insomma una sensibilizzazione affinché i saldi di conto corrente siano tenuti sotto controllo.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

 




BNL: non c’è lavoro senza sicurezza


La salute dei colleghi della rete BNL è più importante del budget

Il termine “rete” può richiamare diversi significati, da quello informatico come traduzione della parola internet, a quello relazionale inteso come insieme di contatti.
Nella nostra azienda, invece, l’accezione prevalente è quella che evoca la funzione di cattura, di stretto vincolo dal quale è impossibile liberarsi. Una rete di agenzie nella quale le colleghe ed i colleghi vivono ogni giorno situazioni di profondo disagio, che sembrano impossibili da superare perché, da parte aziendale, non vengono implementati i necessari correttivi per mitigare la sensazione di completo abbandono che ormai si respira quotidianamente.

Ribadire, come è stato fatto nell’incontro di mercoledì 11 novembre, che per tutte le agenzie -comprese quelle nelle zone rosse- vige ancora la regola generale del 100% di presenza in sede, significa non rendersi conto che la situazione nel nostro paese è peggiorata drammaticamente.
Significa avere come unica bussola quella del profitto, e non quella che tutti vorremmo da un’azienda sinceramente preoccupata per le sue risorse, ossia quella dell’attenzione alla salute delle persone.

Vergognoso che, in questo periodo di emergenza sanitaria globale, la dirigenza usi la mobilità interna come minaccia di trasferimento forzato per i colleghi della rete BNL che non raggiungono gli obiettivi di budget.
A questo punto ci domandiamo se vi siano direttive di qualche manager, contrarie alle norme aziendali e contrattuali, che per essere veicolate si debba far ricorso a minacce da bullo?!?
I manager che decidono tali strategie, non leggono i bollettini che giornalmente forniscono un quadro di contagi in costante aumento?
Noi ne siamo ben consapevoli, e per questo abbiamo posto con forza 4 punti:

1. Il ripristino del flexible working per la rete commerciale: è necessario che le persone possano limitare, anche se parzialmente, l’uscita dalle loro abitazioni;

2. Evitare ai colleghi della rete spostamenti fra agenzie o per recarsi dai clienti: gli spostamenti espongono le persone ad un rischio di contagio potenzialmente molto più elevato, sia perché spesso avvengono attraverso i mezzi pubblici, sia perché moltiplicano le occasioni di contatto;

3. Ritorno alla modalità di ricezione della clientela esclusivamente su appuntamento: scaglionare in maniera certa gli ingressi e tracciare puntualmente tutti gli incontri è un modo per ridurre il rischio ed avere una mappatura precisa di tutti i contatti avuti, elemento essenziale per circoscrivere eventuali focolai.

4. Ripristino delle operazioni essenziali per tutelare sia i dipendenti che la clientela, dobbiamo limitare gli accessi alle agenzie alle sole operazioni strettamente necessarie.

Siamo convinti che questi siano gli elementi essenziali per rendere la rete un posto di lavoro più tranquillo e sicuro, e dare così un segnale di attenzione ai lavoratori della rete, i quali sanno bene che, fino ad ora, sono stati considerati esclusivamente come numeri per il raggiungimento del budget. Lo abbiamo già denunciato con forza nello scorso comunicato, “SOLI”, e siamo determinati a non lasciar correre: questo l’azienda lo sa perché è stato detto a chiare lettere durante l’incontro, e dunque vogliamo che, già dalla prossima settimana, si abbiano risposte in tal senso.
L’Azienda si trincera dietro al fatto che, da parte governativa non è stato proclamato una nuova chiusura; eppure, la situazione è molto simile – anzi, per certi versi più pericolosa – di quella che abbiamo vissuto da marzo fino a metà giugno.

Le misure proposte dal Sindacato sono di buon senso: sono le stesse condivise e attuate durante il precedente lockdown che hanno dato ottimi risultati, evidenziati anche dal numero esiguo di contagi tra i colleghi.
Oggi invece, in assenza delle stesse misure, i numeri sono cresciuti esponenzialmente.

Le esigenze di business non possono prevalere sulla sicurezza e sulla salute delle persone: è grazie ai colleghi della Rete commerciale BNL se l’Azienda continua la sua attività nei territori. E’ giunto il momento di riconoscerne lo sforzo collettivo e il senso di responsabilità individuale.

Roma, 17/11/2020

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNITÀ SINDACALE

 




Dl Liquidità, istruttoria Antitrust su 4 banche e moral suasion su altre 12

Nel mirino Unicredit, IntesaSanPaolo, Banca Sella e Findomestic e altre 12 banche: “Assenza di informazioni sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno dettate in favore di microimprese e consumatori e altre criticità”. L’intervento, spiega l’Autorità, è stata dettato dalla “convinzione che solo condotte trasparenti, con informazioni complete e chiare, e prive di ostacoli ingiustificati, possono assicurare ai consumatori e imprese il sostegno economico indispensabile per affrontare l’attuale emergenza

La macchina dei prestiti delle banche alle imprese, garantiti dallo Stato, marcia oramai più veloce ma alcuni istituti di credito sono ancora indietro, a volte per ragioni non loro, e la Banca d’Italia interviene per chiedere le cause e spronarli ad accelerare inviando una lettera agliistituti in ritardo nell’erogazione di liquidità. Contemporaneamente scende in campo anche l’Antitrust, che avvia 4 istruttori e 12 moral suasion nei confronti di 16 istituti e società finanziarie per “condotte relative alla sospensione dei mutui-prestiti e all’erogazione di nuovi finanziamenti: il faro dell’autorità punta in particolare a chiarire le “problematiche emerse sull’assenza di informazioni relative alla tempistica per aver accesso alle varie misure di sostegno per microimprese e consumatori”, previsti dai decreti Cura Italia e Liquidità, varati dal governo per fronteggiare l’emergenza economica innescata dalla pandemia di coronavirus.

Le quattro istruttorie guardano UnicreditIntesaSanPaoloBanca Sella e Findomestic per problematiche emerse “sia sull’assenza di informazioni sulla tempistica per avere accesso alle varie misure di sostegno dettate in favore di microimprese e consumatori, che di chiare indicazioni sugli oneri derivanti dalla sospensione del rimborso dei finanziamenti concessi alle imprese, in termini di aumento degli interessi complessivi rispetto al totale originariamente dovuto quale effetto dell’allungamento dei piani di ammortamento”. Inoltre, sottolinea l’Autorità, “le banche avrebbero posto indebite condizioni all’accesso a tali misure” come “l’apertura di un conto corrente o possedere specifici requisiti non previsti dalla normativa. E ancora “avrebbero cercato di dirottare i richiedenti verso forme di accesso al credito diverse e potenzialmente più onerose” rispetto a quelle previste nel decreto Liquidità.

Nei confronti di Bnl, Banco BpmUbi Banca, Crédit agricoleCredem, MpsBanco popolare di Sondrio, CrevalBcc Pisa, Agos DucatoCompass e Fiditalia, invece l’Antitrust ha avviato una attività di moral suasion, avendo riscontrato “le medesime carenze di tipo informativo sulla tempistica di risposta” e sulle “effettive condizioni economiche di accesso alla sospensione dei rimborsi dei finanziamenti”.

L’Autorità, quindi, “riscontrando una serie di criticità, da parte dell’utenza, ad ottenere il dilazionamento delle esposizioni debitorie rispetto alle banche e alle società finanziarie, e per avere accesso alla liquidità e al credito”, come sarebbe invece previsto dai decreti Cura Italia e Liquidità, ha ritenuto di dover intervenire “nella convinzione che solo condotte trasparenti, con informazioni complete e chiare, e prive di ostacoli ingiustificati, possono assicurare ai consumatori e imprese il sostegno economico indispensabile per affrontare l’attuale emergenza”.

 

 

www.ilfatttoquotidiano.it




BNL: lavoro agile, giustizia è fatta

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Lo scorso 5 giugno il fronte sindacale di BNL ha tuonato con un comunicato dal titolo: “Lavoro Agile: si rispetti il Decreto!”

Come tutti sanno, il decreto c.d. Rilancio introduce il diritto, riservato ai genitori di figli minori di 14 anni, di prestare la propria opera in lavoro agile (smart working, flexible working). La norma pone, oltre alla condizione della compatibilità della prestazione con lo svolgimento in modalità agile, due condizioni: nel nucleo familiare non deve essere presente un altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa (cassa integrazione) o un genitore non lavoratore.

La logica della disciplina è davvero chiara: in presenza di un altro genitore non impegnato in attività lavorativa, questi avrebbe potuto badare al bambino. La BNL e le società del Gruppo avevano, invece, assunto una interpretazione assolutamente restrittiva del dettato normativo, negando il diritto di lavorare da casa a coloro i quali avessero nel nucleo familiare un altro lavoratore (l’altro genitore) in lavoro agile.

È del tutto evidente come tale interpretazione, oltre ad impedire la fruizione di un diritto a chi ne era legittimamente titolare, paragonava di fatto un lavoratore in smart working a un non lavoratore, svilendo e mortificando l’impegno chetante lavoratrici e tanti lavoratori stanno investendo in queste ore di lavoro da casa.

Da subito le Organizzazioni Sindacali di BNL hanno ravvisato l’incredibile forzatura operata dalla Banca che, di fatto, negava un diritto previsto per legge ricorrendo a una lettura del testo normativo assolutamente arbitraria e pretestuosa.

A seguito di un lungo e a tratti serrato confronto con le Relazioni Industriali, siamo riusciti nella giornata di ieri 11 giugno ad indurre BNL (e a seguire, le altre aziende del Gruppo) a tornare alla corretta interpretazione della norma: la clausola sarà completamente rimossa.

Giustizia è fatta.

Questa spiacevole esperienza, che segue altri episodi, ci fa sorgere il dubbio di un tentativo, da parte di qualcuno, di cambiare rotta rispetto alla storia delle relazioni industriali della nostra azienda, operando forzature viziose che inevitabilmente complicano lo scenario ed esacerbano il confronto.

Anche in questa occasione, viceversa, abbiamo avuto conferma di come il consolidato modello di Relazioni Sindacali in BNL sia efficace e vincente: la sua storia e la sua tipicità sono la prova di come un confronto costruttivo, scevro dall’ingerenza di altri poteri e interessi in seno all’Azienda, possa condurre a soluzioni felici e condivise.

Il Sindacato di BNL auspica che l’impostazione possa perdurare, nell’interesse di tutti, primi fra tutti i lavoratori, ma anche nell’interesse stesso dell’Azienda, che potrà continuare a contare su un assetto funzionale e utile all’individuazione di preziose intese che evitino un grave peggioramento del clima complessivo e parentesi di conflitto utili a nessuno.

Sul tema del Lavoro Agile da decreto, adesso, resta da risolvere quanto sta avvenendo al CRSC, la cui attività è già stata dichiarata compatibile con la modalità di lavoro agile (che viene svolto a settimane alterne), ma intanto si nega l’accesso al lavoro agile a chi lo richiede ai sensi del D.L., motivando il dell’attività rifiuto per incompatibilità dell’attività

 

Roma, 12/06/2020

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN




Polizze legate ai mutui: maxi-sanzione Antitrust a Unicredit, Bnl, Intesa e Ubi

La scure dell’Antitrust torna a colpire le quattro principali banche italiane con sanzioni, che nel complesso superano i 20 milioni di euro, per pratiche commerciali scorrette nell’ambito della vendita di polizze abbinate ai mutui. Nel dettaglio le sanzioni sono pari a 6,55 milioni di euro per Unicredit, 5,65 milioni di euro per Bnl, 4,8 milioni di euro per Intesa Sanpaolo e 3,75 milioni di euro per Ubi Banca.

Sanzioni pesanti inflitte anche in virtù della recidività delle banche (Ubi esclusa) che già in passato erano state destinatarie di provvedimenti per violazione del Codice del consumo. In particolare, in questo caso, le pratiche scorrette sanzionate sono state poste in essere dagli istituti di credito dal 2015-2017 e, secondo quando accertato dall’Antitrust, sono ancora in corso.

Nel recente passato Ivass e Banca d’Italia a più riprese hanno ribadito che non è possibile condizionare la concessione di mutui (surroghe comprese) alla sottoscrizione di polizze di vario genere collocate dalla stessa banca.

L’Antitrust sottolinea di aver ravvisato anche l’aggressività delle banche nel proporre vendite “baciate” allo sportello e ha calcolato una stima prudenziale del pregiudizio economico subito dai consumatori che per Unicredit ammonta a 100 milioni di euro annui, a fronte di ricavi per l’istituto pari a circa 36 milioni di euro. Per Bnl il pregiudizio per i clienti è pari a 106,5 milioni di euro annui, a fronte di ricavi per la banca di 33 milioni di euro. Nel caso di Intesa Sanpaolo la stima dei danni economici subiti dai mutuatari è pari a 250-300 di euro annui, a fronte di ricavi per la banca di 50-100 milioni. Infine il pregiudizio subito dai clienti di Ubi è di 30-35 milioni di euro, a fronte di ricavi per l’istituto pari 10-15 milioni di euro.

In più per Unicredit e Bnl è stata anche appurata la pratica commerciale scorretta di aver indotto i consumatori, intenzionati a concludere contratti di mutuo e/o di surroga, ad aprire un conto corrente presso la medesima Banca, ponendo tale apertura come condizione per la concessione del finanziamento.

Adesso si attende la replica delle banche che entro 60 giorni possono presentare ricorso al Tar avverso ai provvedimenti sanzionatori dell’Antitrust.

 

Fonte: www.ilsole24ore.it

 




BNL: Pressioni Commerciali Reprise – E per iniziare l’anno… ESUBERI

Il nuovo anno si apre con i lavoratori di BNL impegnati come tutti i lavoratori del settore nelle assemblee per la discussione sul rinnovato Contratto Nazionale.

Una novità del contratto è stata quella di “incorporare” quanto definito in sede di protocollo ABI sulle politiche commerciali firmato tra ente datoriale e organizzazioni sindacali l’8 febbraio 2017.
In Banca Nazionale del Lavoro esiste addirittura un protocollo precedente che è datato 22 dicembre 2016.

Ma le politiche commerciali della BNL non sembrano essere troppo compliant con questi 2 importanti accordi e per questo motivo, unitamente alla volontà di denunciare e contrastare le più generali condizioni di sofferenza dell’intera rete commerciale (filiali, succursali,CRSC e Poli Direct), i Sindacati Aziendali a marzo del 2019 hanno deciso di iniziare una mobilitazione che ha già portato i lavoratori in strada in due piazze importanti: Roma e Firenze.

Le Organizzazioni Sindacali hanno previsto per inizio 2020 una nuova dimostrazione nella piazza finanziaria per eccellenza: Milano.
Nel frattempo in corso di rinnovo contrattuale l’azienda ha deciso di aprire una nuova procedura dichiarando 75 esuberi (composti da 93 FTE –frutto del proseguimento delle riorganizzazioni che si susseguono dal 2016 – a cui vanno sottratti 18 assorbiti dalla mancata chiusura di 15 agenzie previste nel piano 2017-2020).

Questa procedura – in continuità con la precedente chiusa con 600 esuberi – viene interpretata dai lavoratori, e dai loro rappresentanti, come un aggravio della carenza di organici e dei carichi di lavoro e di conseguenza come alimento continuo della spirale “Carichi di lavoro”- “Pressioni Commerciali”- “Stress Lavoro Correlato”.

Ad una situazione di siffatta gravità, si aggiunge il paradosso che mentre dichiara esuberi, l’azienda continua ad esternalizzare attività di vario genere!

Le scriventi Organizzazioni Sindacali chiedono all’azienda di avere un confronto importante con il Direttore del Retail su tutte le preoccupazioni che discendono dalla continua diminuzione di personale della nostra azienda (così come il trend del settore sta riscontrando) e dalle condizioni di lavoro nella rete commerciale, oltre che sulle aspettative derivanti dalla rinnovata attenzione delle Segreterie Nazionali di concerto con ABIsull’argomento “Politiche Commerciali”.

In assenza di questo chiarimento i lavoratori di BNL riterranno direttamente responsabile per una eventuale pubblicità negativa e conseguente danno reputazionale (dovute alle inevitabili ulteriori iniziative di piazza) il sopra citato Direttore e proseguiranno nel percorso di mobilitazione ritenendo di aver fatto ben più del dovuto nei confronti di una azienda che, tra l’altro, continua a muovere contestazioni disciplinari a colleghi che:

  • dovrebbero leggere tutti i giorni le novità normative sulla intranet aziendale (più di una al giorno);
  • vendere prodotti concepiti male, fare fronte a procedure farraginose e con ritardi abissali;
  • cercare di trattenere i clienti (giustamente insofferenti);
  • fare advocacy;

e allo stesso tempo tenere a bada chi li martella incessantemente per superare tutte questi ostacolianche proponendo “metodi alternativi” non proprio ortodossi…

Il 2020 sarà in continuità o in discontinuità?

 

Fisac/Cgil BNL




BNL: finalmente i nuovi tassi sui mutui al personale

Il giorno 21 novembre l’azienda ha pubblicato su Echonet le nuove condizioni dei mutui al personale: in questo modo si è data una risposta alle istanze presentate dai lavoratori tramite le scriventi Organizzazioni Sindacali che il 25 settembre avevano consegnato una lettera di richiesta di intervento urgente sulla materia.

L’urgenza era determinata dal protrarsi di una situazione oggettivamente paradossale; da tempo infatti i tassi praticati alla clientela risultavano essere più favorevoli di quelli praticati agli stessi dipendenti della banca.
Situazione che può aver spinto legittimamente più di qualcuno a cercare soluzioni alternative e migliorative, vedi richieste di surroghe presso altri istituti di credito, ricorso a mutui a condizioni ordinarie, con rinuncia alla convenzione per i dipendenti della BNL.

Situazione che più che paradossale potremmo definire grottesca se paragonata ai continui e insistenti inviti a sentirci tutti, in quanto dipendenti, “engaged” verso la banca e la promozione della sua immagine verso l’esterno.

Voler perseguire una politica di Advocacyi in una azienda di credito che spinge i propri dipendenti a dover “negare” il proprio senso di appartenenza alla stessa nel momento di trovare una soluzione ad un problema di finanziamento, più che un esercizio mentale è un acrobazia.

Sarcasmo a parte, il problema vero è che gli interventi sulle condizioni praticate al personale dovrebbero appartenere ad una strategia di gestione, meglio se sistematicamente condivisa con le rappresentanze sindacali aziendali, che preceda e non insegua gli adeguamenti dei Mercati, che faccia trasparire una “cura” ed una attenzione speciale per coloro ai quali viene richiesta una speciale Advocacy.

In questo modo si potrebbero ottenere risultati motivazionali e spinte economiche ancora più efficaci valutando la possibilità di intervenire su aspetti che per numerosità o per specificità possano essere considerati meritevoli di attenzione:

• ulteriore allungamento del periodo di ammortamento;
• LTV superiore all’80%;
• interventi più significativi sui mutui punto B;
• intervento sulle fideiussioni a garanzia di mutui di figli dei dipendenti.

Esprimiamo comunque un giudizio sostanzialmente positivo sull’intervento effettuato, soprattutto per l’introduzione dell’automatismo in caso di ulteriore abbassamento dei tassi.

Per il Sindacato aziendale i tempi sono maturi per far diventare le condizioni al personale una materia di reale e leale confronto, anziché limitare il nostro intervento al “lobbing” e all’emergenza.

Siamo certi che in questo modo potremmo trovare tutti il migliore equilibrio nei tempi e nel merito degli interventi.

Roma, 26/11/2019


Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UGL – UILCA – UNITÀ SINDACALE

 

 




Fisac BNL: solidarietà con la collega sospesa da ARVAL

ARVAL, azienda del gruppo BNP Paribas, ha sospeso in attesa di licenziamento una lavoratrice part-time madre di due bambini.
La motivazione? La lavoratrice è considerata un “esubero nella riorganizzazione di un comparto”.
Per evitare il provvedimento alla donna è stata offerta un’unica alternativa: il trasferimento a Milano che, vista la situazione familiare, equivale ad una conferma del licenziamento stesso.

In solidarietà con la lavoratrice (nostra collega!) il 19 novembre, i lavoratori della sede centrale di ARVAL (Scandicci) hanno scioperato contro la decisione aziendale.

Quanto sta accadendo ad ARVAL non è derubricabile come un errore di percorso di qualche singolo dirigente “fuori controllo”. Infatti delle due l’una. O i vertici della casa madre non sanno, ed è grave. O sanno e acconsentono ed è altrettanto grave.

Il risultato è comunque che BNP Paribas, la multinazionale sedicente “social e inclusive”, la multinazionale “a tinte rosa” si comporta esattamente come tantissime altre aziende: attacca i livelli occupazionali e discrimina le donne, tanto più se madri.

Come Cgil faremo di tutto perché la faccenda si risolva positivamente affinché le aziende del Gruppo evitino di percorrere simili strade.

Roma, 20/11/2019

 

FISAC CGIL BNL




BNL: come scaricare sui lavoratori le inefficienze della riorganizzazione

Da qualche settimana, un numero consistente di colleghi e di filiali sono e saranno coinvolti nel progetto Boost: il nuovo (ennesimo) progetto la cui finalità è quella di rafforzare il manager e le squadre delle strutture coinvolte.

In estrema sintesi si tratta di “generare un cambiamento nei comportamenti quotidiani che consenta di migliorare i risultati commerciali della banca” e poi “facilitare lo sradicamento volontario delle abitudini inefficaci” fino ad arrivare ad autocertificare le proprie inefficienze o aree di miglioramento, su una sorta di tabellone, con l’ausilio di ipertecnologici post-it…

Siamo proprio sicuri che questa sia la strada giusta per migliorare gli agognati obbiettivi commerciali e di soddisfazione della clientela o è l’ennesimo “pannicello caldo” che nulla può rispetto alle problematiche create da un modello organizzativo che sta mostrando tutti i suoi limiti?

• Vogliamo parlare di procedure di rete non adeguate nonostante gli sforzi dei lavoratori?

• Vogliamo parlare delle difficoltà in cui versano le succursali che, a dispetto di quanto ipotizzato, spesso restano aperte per più giorni con un solo addetto?

• Vogliamo parlare delle attività che i Poli Direct non possono ancora svolgere e che vedono un flusso di clientela – originariamente profilata per i canali diretti – costretto a rivolgersi ai colleghi nelle agenzie?

• Vogliamo parlare delle continue pressioni, dei report orari da trasmettere ai “manager di prossimità”?

• Vogliamo parlare dello stato di demoralizzazione e insoddisfazione in cui versano la maggior parte dei colleghi vessati da chi fa finta di non conoscere le quotidiane difficoltà con le quali si è costretti a convivere?

Si potrebbe continuare per ore ad elencare i problemi causati da questo modello organizzativo che si riflettono sui risultati commerciali, ma invece di provare a ragionare su queste criticità si somministra ai colleghi l’ennesima formazione comportamentale, come se la responsabilità dei “non brillanti” risultati fosse dei colleghi e non delle problematiche sopra evidenziate.

Sarebbe più proficuo che questi lavori di autocertificazione delle inefficienze e delle aree di miglioramento siano svolti dalle figure apicali che hanno la responsabilità di strategie commerciali insufficienti e dell’organizzazione della Rete, carente sotto tutti i punti di vista.

La situazione della nostra Rete commerciale sarebbe ancor più problematica senza l’impegno costante e la professionalità dei nostri colleghi, che certo non hanno bisogno dell’ennesimo atto di sfiducia nei loro confronti: difficile interpretare diversamente un’iniziativa che assume implicitamente (ma neanche troppo) l’idea per cui il problema di fondo siano solo alcune persone ed il modo in cui lavorano.

Roma, 22/10/2019

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UGL – UILCA – UNISIN