Popolare di Bari: malessere straordinario

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca

MALESSERE STRAORDINARIO

Esprimiamo forte disagio di fronte al rinvio dell’assemblea ordinaria e per il susseguirsi di articoli di stampa sempre più preoccupanti.

Queste organizzazioni sindacali avevano preso per buono quanto più volte pubblicamente dichiarato dall’Amministratore Delegato del Medio Credito Centrale, riguardante l’intenzione, di quest’Istituto, di arrivare al timone della BPB addirittura entro il mese di agosto.

Ci si ritrova, invece, ancora in amministrazione straordinaria, con tutta la cattiva reputazione che ciò comporta a livello di opinione pubblica e di clientela.

La gestione commissariale segna il passo e sta diventando sempre più una zavorra per una Banca che, nelle intenzioni, deve diventare la banca di riferimento per famiglie e piccole e medie imprese del territorio.

La situazione dei crediti, per dirne una, sta nuovamente deteriorandosi, anche per le inefficienze derivanti da una direzione a dir poco assente.

A questo si aggiunga un inopinato cambio in corsa del Direttore Generale, il sostanziale immobilismo sul fronte degli impieghi e l’estrema difficoltà per l’attività commerciale sia per l’assenza di strumenti capaci di andare incontro alle richieste della clientela, sia per il continuo aggravio di incombenze amministrative affidate alle filiali.

Sembra ormai caduto in disuso lo strumento delle circolari di servizio in favore delle semplici e-mail da parte di singoli uffici per le disposizioni operative: un discutibile esercizio di sopravvivenza, generatore di caos, di fronte all’insensibilità gestionale di chi ha scelto di rinchiudersi in una torre d’avorio?

La veemente ripresa delle pressioni commerciali avviata dal nuovo Direttore Generale, con toni e locuzioni non solo inappropriate, ma anche slegate da una visione prospettica sul modello della banca che verrà, sembra riportare indietro la datazione del calendario.

Mentre da un lato l’Azienda veste i panni dei pubblici ufficiali inflessibili nell’applicazione degli accordi ad essa congeniali, dall’altro si mostra dimentica dell’osservanza degli accordi tesi al rispetto dei diritti e delle prestazioni dei propri dipendenti e sembra voler impiegare il restante tempo che la separa dal passaggio di consegne alla nuova proprietà per vessare, con ogni pretesto, il personale.

Vieppiù, in relazione all’accordo del 10 giugno 2020, stigmatizziamo la condotta aziendale sorda aller ichieste di concorde interpretazione per l’applicazione di alcuni punti.

È quasi superfluo rammentare che interpretare una norma significa farla vivere, applicarla e non derogarla.

La sensazione è che, per alcuni, i dipendenti BPB siano non lavoratori e lavoratrici anch’essi vittime di una scellerata gestione, ma un insieme male assortito di persone incapaci quando non in malafede.

Ove davvero, questa sensazione, trovasse conferma nei fatti, dichiariamo con forza che non assisteremo passivi a questo gioco al massacro.

Vogliamo impegnarci, da professionisti, nell’ambito di un normale rapporto di lavoro subordinato, con prospettive di futuro migliore per la clientela, per i territori, per noi stessi.

Qualsiasi conduzione in contrasto con questa prospettiva ci vedrà fieri avversari.

Bari, 14 settembre 2020

Segreterie OdC
FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA
Gruppo Banca Popolare di Bari




Piani industriali grandi gruppi bancari = ulteriore impoverimento del territorio.

Da mesi, come Fisac e CGIL L’Aquila, stiamo lanciando il grido d’allarme riguardo l’ abbandono del nostro territorio da parte dei grandi Gruppi bancari. Oggi si sta concretamente verificando quanto da noi paventato.

Un esempio lampante (ma non l’unico) è rappresentato dal piano industriale della BPER e dai suoi effetti nella nostra Provincia, per la quale rappresenta la più importante realtà nel mercato del Credito.
Dal mese di aprile di quest’anno sono circa 30 i lavoratori della Provincia dell’Aquila usciti dall’Azienda, contando anche quelli che cesseranno alla fine del mese di settembre; pur trattandosi di lavoratori che verranno accompagnati alla pensione, il mancato turn-over rappresenta un innegabile impoverimento per il territorio. L’accordo che disciplina gli esodi, datato 29/10/19, prevede 2 nuove assunzioni ogni 10 uscite: ad oggi, a fronte di circa 30 esodati, le assunzioni effettuate in Provincia sono state solo 2. Il timore è che alla riduzione dell’occupazione si accompagni un’ulteriore delocalizzazione verso altri territori, considerati più allettanti dalla Banca: un timore che si estende alle ulteriori uscite previste dal piano fino al 31 marzo 2021.

Segnali in tal senso ce ne sono già diversi. Temevamo da tempo che gli uffici di Viale Pescara si avviassero verso un progressivo smantellamento, sulla scia di quanto già accaduto all’Ufficio Ricostruzione; oggi ci preoccupa apprendere che lavoratori prossimi all’esodo siano stati chiamati a passare le consegne a colleghi che opereranno da altri territori, a riprova dell’intento di spostare il lavoro dalla nostra Provincia.
A giorni l’Azienda dovrebbe comunicare l’elenco delle filiali destinate a chiudere entro la fine dell’anno: abbiamo ragione di temere che il nostro territorio possa essere pesantemente colpito da nuove chiusure, che si aggiungerebbero ai due sportelli che hanno già abbassato le saracinesche nel corso dell’anno, senza contare gli ulteriori tagli in arrivo nel 2021. Non si tratta, purtroppo, di un fenomeno che riguarda la sola BPER: basti pensare alle 4 filiali chiuse in Provincia dal MPS nei mesi scorsi, ed alle prevedibili ulteriori chiusure che saranno prodotte dall’accorpamento di UBI in Banca Intesa o dal previsto ridimensionamento di Banca Popolare di Bari.

Il fenomeno dell’abbandono bancario ha conseguenze gravissime: non rappresenta soltanto una perdita di posti di lavoro ma costituisce un forte limite nell’accesso al credito ed ai servizi bancari da parte delle imprese locali, minandone pesantemente le prospettive di crescita. E’ appena il caso di ricordare che in Provincia dell’Aquila circa due terzi dei Comuni sono sprovvisti di sportelli bancari; la chiusura di una filiale in un comune montano contribuisce in maniera decisiva ad accelerarne lo spopolamento.

Colpisce il fatto che l’importanza della questione sia totalmente ignorata dalla politica locale, che finora si è mostrata del tutto indifferente ai nostri appelli, mostrando di non comprendere quanto il fenomeno contribuisca al declino economico ed anagrafico delle aree interne.

 

CGIL – CDLT L’AQUILA                                                           FISAC/CGIL PROV.LE L’AQUILA
IL SEGRETARIO                                                                       IL SEGRETARIO
FRANCESCO MARRELLI                                                           LUCA COPERSINI

 

Scarica il Comunicato stampa

 

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Popolare di Bari: la Fisac aziendale si costituisce parte civile

Gruppo bancario Banca Popolare di Bari

PARTI CIVILI

A seguito del riconoscimento da parte della Procura della Repubblica della sussistenza di specifiche fattispecie di reato ad opera dell’ex presidente di BPB e dell’ ex co-direttore generale, la FISAC CGIL del Gruppo BPB ha deciso di costituirsi parte civile nel relativo processo.
La costituzione di parte civile è quell’atto che può compiere il danneggiato dal reato al fine di chiedere il risarcimento del danno subito a seguito del crimine” La mancata veridicità delle informazioni ai soci e l’alterazione fraudolenta della situazione patrimoniale, economica e finanziaria all’interno del bilancio dell’Istituto hanno senz’altro danneggiato gli azionisti, ma anche le lavoratrici e i lavoratori. Questi ultimi, infatti, hanno sopportato per primi il peso economico del dissesto, generato dalla gestione scellerata della BPB.

Nel corso di questi anni si sono visti costretti a subire una contrazione della retribuzione ed attivare procedure di solidarietà per la salvaguardia dell’occupazione, sacrifici in buona fede ritenuti bastevoli ad evitare il dissesto dell’azienda – almeno per la parte relativa ai costi del lavoro -, in ragione di bilanci ad oggi falsi a detta della Pubblica Accusa. Pertanto, in rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici danneggiati dai reati poc’anzi descritti, si intende prendere parte all’azione giudiziaria al fine di chiedere il risarcimento del danno da loro subito, che comprenderà sia l’aspetto professionale ed economico, sia le ripercussioni sul piano emotivo ed umano che hanno caratterizzato tutta la vicenda.

Quella della FISAC aziendale, è una precisa scelta di campo, un atto chiaro e diretto di difesa e rispetto della dignità dei dipendenti tanto come persone, tanto come lavoratori, L’udienza di costituzione delle parti che si sarebbe dovuta tenere il giorno 16 Luglio è stata sospesa e rinviata al 24 settembre 2020 per motivi di sicurezza e nel rispetto delle misure anti-Covid-19, nell’aula-bunker presso il Tribunale di Bitonto. Sarà nostra premura informarvi riguardo ogni singolo sviluppo.




Popolare Bari: assessore Febbo confonde ruolo delle istituzioni con ruolo dei sindacati

 

COMUNICATO STAMPA

Banca Popolare di Bari
Ass.re Febbo confonde il ruolo delle Istituzioni con il ruolo dei Sindacati

E’ sicuramente un momento difficile per l’economia e per il nostro territorio, siamo consci che l’accordo per il salvataggio della Banca Popolare di Bari, sottoscritto da tutte le sigle sindacali del settore, è molto duro e avrà ricadute pesanti anche sul nostro territorio.

Ci siamo battuti, in questi mesi, affinché si potessero limitare al massimo tali ricadute.

In merito alle dichiarazioni dell’Assessore Febbo sull’accordo, ci permettiamo di osservare che probabilmente non è consapevole del diverso ruolo della “politica” rispetto a quello che svolgono, con enormi difficoltà, i Sindacati. Ricordiamo che, su nostra richiesta, è stato convocato un unico incontro regionale, con la Sua presenza. Da quell’incontro, ascoltati i buoni propositi, non è derivato alcun seguito pratico/programmatico. Suggeriamo , a ll’ Assessore Febbo, di effettuare una più attenta rif lessione su quanto dichiarato alla stampa, nonché sui motivi di una mancata convocazione, degli Organi Istituzionali della Regione Abruzzo, da parte dei Commissari Straordinari della B. Popolare di Bari.

Da sempre i Sindacati hanno a cuore gli interessi “generali”, dell’ intero paese, dei cittadini e delle lavoratrici e dei lavoratori, distinti da quelli ” p a r t ic o la r i” . E ’ evidente che, in mancanza di un accordo sottoscritto con i Sindacati , nel breve, avrebbe prodotto la messa in liquidazione della banca stessa, con conseguenze ancor peggiori da quelle che abbiamo comunque limitato, con strumenti normativi e di settore che salvaguardano la volontarietà e non prevedono licenziamenti. Inoltre, nello stesso accordo, si creano le premesse per il rilancio di una banca al servizio di tutto il Meridione.

Le dichiarazioni dell’Assessore appaiono più dettate da necessità di circostanza per giustificare l’assenza di protagonismo, in una vertenza molto difficile, che volto alla ricerca di soluzioni vere per il territorio, come già accaduto nelle note vicende anche della ex Carichieti; sollecitiamo lo stesso ad una rilettura attenta dell’accordo e auspichiamo che l’interesse su tale vicenda non finisca nel dimenticatoio.

Evidenziamo, inoltre, che grazie al nostro puntuale intervento, siamo riusciti ad inserire la possibilità di cessione degli sportelli (ben 39 nella regione) ad un prezzo simbolico a società creditizie (magari non presenti in Abruzzo) che volessero investire sul territorio regionale. Tutto ciò dovrebbe spingere le Istituzioni locali a ricercare soluzioni idonee affinché si possano proteggere le attività e i servizi bancari in aree svantaggiate oltre alla salvaguardia dei posti di lavoro.

Alle organizzazioni sindacali interessano soluzioni e non facile propaganda.

In ultimo, facciamo presente che, le scriventi OO.SS., sono riuscite ad ottenere l’apertura di un fascicolo d’indagine, da par t e de l la Commi s s ion e d’ Inchiesta parlamentare sulle Banche, sugli accadimenti riguardanti le vicende che hanno interessato le ex Banca Tercas e ex Banca Caripe, a partire dal loro commissariamento e della successiva acquisizione delle stesse da parte della Banca Popolare di Bari.

Pescara, 16 giugno 2020

 

Le Segreterie Regionali
Abruzzo Molise

Il testo dell’accordo

 

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Popolare di Bari: accordo sul piano di salvataggio




Popolare di Bari: accordo sul piano di salvataggio

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil 6 - Uilca Unisin nuovo logo

Roma, 10 giugno 2020.

Accordo raggiunto tra i sindacati bancari Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin e i commissari della Banca Popolare di Bari. L’intesa, firmata oggi a Roma, è arrivata dopo diverse settimane di trattative a cui hanno preso parte anche i segretari generali delle organizzazioni sindacali e getta le basi per il salvataggio dell’istituto di credito pugliese.

Il testo sottoscritto prevede circa 650 esuberi (sul totale di 2.700 dipendenti) spalmati su un arco temporale di 10 anni anche con l’utilizzo delle norme per l’anticipo della pensione “Quota 100”. I pensionamenti e i prepensionamenti saranno gestiti solo su base volontaria e permetteranno un risparmio di 67 milioni di euro, meno rispetto ai 70 milioni inizialmente chiesti dai commissari. Saranno chiuse 91 filiali, anche in questo caso con una riduzione rispetto alla richiesta dei commissari di 94. Scongiurata qualsiasi ipotesi di esternalizzazione. Verranno confermati tutti i contratti di lavoro a tempo determinato.

Nell’accordo non hanno trovato spazio né i riferimenti alla legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi né i riferimenti al demansionamento delle lavoratrici e dei lavoratori. La mobilità del personale sul territorio sarà fortemente limitata. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto una forte discontinuità nel management affinché il piano industriale sia gestito ad un nuovo gruppo dirigente.

Mediocredito Centrale, che si appresta a diventare socio stabile della Popolare di Bari, ha assunto l’impegno sul futuro del gruppo, in particolare manifestando l’intenzione di sviluppare il progetto volto alla creazione di un polo bancario del Sud.

 

Scarica il testo dell’accordo




Pop. Bari: al via la procedura di riorganizzazione

In data odierna si è dato l’avvio alla procedura relativa al piano di efficientamento e riorganizzazione della Banca Popolare di Bari.  Come Fisac Cgil riteniamo assolutamente insoddisfacente la presentazione che ci è stata fatta di un piano che, tra l’altro, non può da nessun punto di vista essere considerato un piano industriale stante  l’assenza del modello di Banca che si vuole disegnare.

Tutta l’informativa, sia quella fornitaci per iscritto che quella consegnata nel corso dell’incontro, verte solo sull’efficientamento e quindi sulla riduzione dei costi del personale nella misura del 40 per cento. Abbiamo con forza ribadito che:

  • salvaguarderemo con ogni strumento i livelli occupazionali e salariali
  • i numeri degli esuberi dichiarati e delle filiali da chiudere sono inaccettabili
  • vogliamo chiarezza e trasparenza sul futuro della Banca.

È intollerabile cercare di far ricadere la responsabilità dell’attuale situazione della Banca sui lavoratori e lavoratrici che fin troppi sacrifici hanno affrontato negli ultimi anni e sono le vittime incolpevoli della dissennata passata governance.

In più di un’occasione l’azienda ha dichiarato che il personale rappresenta una risorsa e una ricchezza per la Banca.

Proprio per questo principio condiviso affermiamo con forza che la ricchezza va tutelata e, soprattutto, valorizzata e che i dipendenti non possono essere trattati solo come dei numeri che si possono sottrarre senza problemi.

Bari, 30 aprile 2020

Lia Lopez – Delegata nazionale Fisac Cgil per le trattative in Banca Popolare di Bari




Pop. Bari: clima aziendale e di relazioni industriali molto diversi dalla realtà percepita e vissuta dal personale

Con riferimento al comunicato stampa della Banca Popolare di Bari del 20 marzo scorso le scriventi OO.SS. precisano che la nota tende a mostrare un clima aziendale e di relazioni industriali molto diversi dalla realtà percepita e vissuta dal personale.

L’informativa fornita, ancorché “tempestiva” non ha in nessun caso tenuto conto delle obiezioni e delle indicazioni del Sindacato.

Le direttive impartite sono confuse e lacunose, lasciano intendere che chi sta governando la BPB non ha mai lavorato in filiale e non si rende conto anche di quel che sta accadendo negli uffici centrali.

Lungi dal rasserenare gli animi pesantemente provati dalla situazione contingente, hanno aumentato il disorientamento dei colleghi, la confusione, qui, è più evidente che altrove.

Il decantato adeguamento alle disposizioni emanate dalle Autorità Pubbliche è stato tardivo, confuso ed incompleto; ancora oggi i Dispositivi di Protezione Individuale non sono a disposizione della totalità dei dipendenti che, in molti casi, hanno dovuto provvedere personalmente.

Il nuovo Protocollo sottoscritto dalle OO.SS.e ABI in data 24 marzo u.s. evidenzia che per qualsiasi operazione da effettuarsi presso i punti operativi -comprese le operazioni di cassa -sarà necessario fissare un appuntamento prima di recarsi in filiale L’ultimo DPCM nonché numerose ordinanze regionali limitano gli spostamenti delle persone da comune a comune. Alla luce di queste importanti limitazioni è necessario prevedere la riapertura delle filiali in maniera graduale ed a giorni alterni nei comuni dove la BPB opera con un solo sportello . Da rivedere anche l’ accorpamento delle filiali nelle piazze dove sono presenti più sportelli, in molti casi distanti decine di chilometri e numerosi sono i problemi operativi che i colleghi stanno riscontrando.

Il Direttore Generale – e non solo lui – scomparso dai radar. Caduti nel vuoto gli appelli che queste Organizzazioni Sindacali avevano lanciato nei giorni scorsi per far fronte alla emergenza COVID -19 .

In ultimo , riteniamo che la nota del 20 marzo scorso, con cui i commissari straordinari hanno freddamente e cinicamente comunicato l’improcrastinabile avvio delle procedure di confronto sul Piano Industriale nonostante la “situazione di emergenza straordinaria” che il Paese sta vivendo, ignora gli sforzi che lavoratrici e lavoratori (e non la banca come astrattamente citato nel comunicato stampa) stanno profondendo per garantire la continuità di un servizio pubblico essenziale.

Le scriventi OO.SS., perdurando tale situazione, si riservano di intraprendere ogni iniziativa a tutela dei lavoratori.

PRIMA LA SALUTE!!!

Bari, 25.03.2020

Segreterie di Coordinamento
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN
Gruppo Banca Popolare di Bari




Popolare di Bari: continuità e discontinuità

Sin dal loro insediamento i Commissari Straordinari hanno usato spesso, nei loro discorsi negli incontri con i Responsabili a tutti i livelli e con le OO.SS., la parola “continuità”.

Il concetto che sembrano esprimere con questa parola è chiaro: fare in modo che l’azienda possa continuare a “lavorare” per poter uscire dall’ attuale condizione e proseguire il suo percorso di stabilizzazione e futuro sviluppo.

Per chi, tramite il lavoro in questa banca, sostiene la propria famiglia, più che un concetto, assolutamente ed ovviamente condivisibile, è di certo, una fortissima speranza.

In entrambi gli incontri avuti dal Sindacato con i Commissari, a voci diverse ma unitariamente, è stata rimarcata la necessità assoluta ed urgente di una svolta, di una discontinuità nella organizzazione della gestione delle risorse umane o, meglio, del cambiamento radicale di una cultura aziendali che passasse dall’anarchia del passato ad un rispetto delle norme, degli accordi, delle regole: questa sì una vera rivoluzione!

È ormai un acclarato fatto storico che in questa banca, specialmente nella rete, la gestione del personale ha assunto carattere ed aspetti da “pre-rivoluzione industriale” da quando è stata interamente affidata alla Direzione Business scippandola, nei fatti e nelle norme, dal regolamento interno.

L’Area Personale manteneva – e mantiene tutt’ora – un marginale ed ingrato ruolo di silente ratificatore di decisioni spesso al limite delle norme e delle leggi e piegato alle sole logiche del business.

La gestione delle risorse umane, organizzata sul consenso di più livelli di responsabilità (filiale, distretto, area, direzione) è diventata “terra di nessuno” dove si intrecciano logiche di budget, di relazioni interpersonali, di appartenenze, di familiarità, a discapito di quei Lavoratori e Lavoratrici che responsabilmente e coscientemente portano avanti la banca. Sono quelli che onestamente, professionalmente e coscienziosamente hanno reso possibile tanti risultati di quest’azienda nella convinzione di mantenere saldo il proprio posto di lavoro, il proprio salario, il proprio futuro professionale.

È variato il modello organizzativo ma non sono cambiati i metodi: a tutt’oggi assistiamo ad iniziative che, per quanto si basino su dichiarate necessità, hanno tutta l’aria di essere frutto di arbitraria improvvisazione slegata da qualsivoglia progetto organico.

Dopo aver espresso riserve sull’accentramento del credito ci troviamo al cospetto di altri riassetti organizzativi che tendono a deregolamentare in maniera assoluta il rapporto di lavoro in BPB.

Ci riferiamo:

  1. all’insano progetto massivo di fungibilità verso il basso della 3 area professionale (gestori di rete, anche consolidati da più lustri nel ruolo, chiamati, dopo un brevissimo affiancamento, a svolgere mansioni di cassa);
  2. al reclutamento forzoso di personale da rete e uffici destinato, anche qui dopo brevissimo addestramento, per un periodo di circa otto settimane, all’Area Canali Diretti per sostenere la migrazione totale del servizio di Internet Banking da un applicativo ad un altro;
  3. alla richiesta di far spendere decine di ore di Formazione a Distanza per effettuare corsi su prodotti finanziari mai collocati o non più da anni collocati.

Quanto al punto 1: oltre che ad essere una decisione (di chi?) che va molto oltre le previsioni del CCNL, statuendo una ordinarietà dell’adibizione alla cassa dei numerosi gestori coinvolti, stravolge i criteri degli inquadramenti contrattuali, mortifica professionalità consolidate, blocca di fatto la crescita degli attuali addetti famiglia, aumenta i costi del personale (ci saranno molte più indennità di cassa da riconoscere, svilupperà maggior mobilità funzionale da rimborsare), avrà effetti collaterali sulle ferie (le ferie si organizzano per punti operativi, non per distretto!), aumenterà la dispersione dell’attività lavorativa con persone chiamate di continuo a lasciare il proprio portafoglio per andare in cassa, esporrà a maggiori rischi operativi soprattutto nei casi di colleghe e colleghi che da anni non svolgono più quei compiti…

Ecco perché definiamo insana questa decisione e chiediamo un immediato passo indietro e, soprattutto, visto che l’origine di questa improvvisa necessità riviene dalla mancata stabilizzazione dei tanti ragazzi e ragazze da anni precari nonostante la loro opera sia indispensabile, viste le soluzioni che si vogliono adottare, chiediamo con forza che vengano richiamati e/o confermati con contratti a tempo indeterminato.

Quanto al punto 2: anche qui trattasi dell’ennesimo “armiamoci e partite”, giocato sulla pelle delle persone che in quattro e quattr’otto vengono strappate dalle loro attività e senza tener conto delle storie lavorative e personali di ciascuno, adibite a compiti dichiarati temporanei perché non si è mai stati capaci di pianificare nulla in quest’azienda se non il costante inseguimento dell’emergenza.

Si badi bene, quello di cui parliamo lo abbiamo appreso dal passaparola dei colleghi perché nessuno (!) ha ritenuto di informare e confrontarsi con le organizzazioni sindacali: condotta questa anche sanzionabile da un tribunale.

Altro che “con i commissari si rispetteranno le regole”.

A proposito di costoro ci permettiamo un suggerimento: la banca ha bisogno di ripartire e di farlo con una immagine che dovrà essere cristallina per riconquistare la fiducia dei risparmiatori. Che le scelte siano efficaci e adamantine.

Quanto infine al punto 3: la cosa si commenta semplicemente con l’eterna lotta del ragionevole buon senso contro l’ottusa burocrazia.

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Hanno ancora senso le Aree Territoriali, ora Direzioni come centri di potere (trasferimenti, benefit, etc.) e non come centri di supporto alla rete?

E se si intende persistere con questo modello organizzativo della rete chiediamo che nelle aree territoriali vengano istituiti presidi dedicati alla gestione delle relazioni sindacali.

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Le cose non vanno decisamente meglio nelle strutture della Direzione Generale. Decine di email che girano tra i colleghi, a mo’ di catena di Sant’Antonio, con il solo testo “PC (per conoscenza)”. Uno scarico di responsabilità impressionante, dovuto alla totale inadeguatezza anche qui dei Dirigenti in primis, troppo impegnati a fare cosa?

Uffici e Comparti da potenziare privi di risorse da anni.

Tutto è crollato nel giro di pochi anni, per i motivi che solo adesso riusciamo a capire, grazie al lavoro di indagine della Magistratura.

Occorre urgentemente apportare il necessario risanamento.

La discontinuità non può realizzarsi sostituendo qualche dirigente, che ha dimostrato nei decenni scorsi tutti i suoi limiti ed è responsabile dell’attuale disastro, con qualcuno della seconda fila della stessa “cordata o scuola”!

Esistono nel nostro organico colleghi che hanno dimostrato oltre alla propria professionalità, anche la dignità di dire “il re è nudo” e per questo sono stati emarginati, trasferiti, puniti. Proviamo a fare valutazioni (assessment – per gli esterofili) di questi colleghi e di quelli attualmente “responsabili”, adesso e con presupposti chiari e trasparenti.

Le ottime valutazioni fatte nel passato, forse vanno riviste nell’ottica di un nuovo modello di banca.

A proposito, qualcuno lo conosce? Quello che sta avvenendo sono forse anticipazioni del nuovo piano industriale? E se no, che senso ha destabilizzare ulteriormente la struttura aziendale?

_________________________

Siamo tutti stanchi di ricevere “fango” dalla stampa, dai clienti, dai soci e dai Responsabili old style, per vicende che ci vedono estranei o colpe chiaramente di altri.

Non potremo più tollerare vessazioni, emarginazioni, processi sommari, sfavillanti carriere di incompetenti presi da fuori, spese per consulenze sempre crescenti ed inutili, improponibili benefit, costosi status symbol, …

Non ci convince l’affidare la stesura del Piano Industriale a chi non ha nemmeno idea di cosa e come sia il lavoro bancario, in particolare di sportello (vero o telematico), nonché risentire nomi di società ormai “di casa” già nei decenni scorsi.

Non possiamo più attendere e perciò in assenza di segnali accettabili e significativi di una rapida e radicale “discontinuità” nei metodi, strutture, norme, comportamenti, saremo conseguenziali con quanto già dichiarato nei mesi scorsi e procederemo all’attivazione di tutte le iniziative sindacali, interne e pubbliche, a tutela dei Lavoratori e delle Lavoratrici della Banca Popolare di Bari.

Fidiamo nell’adesione convinta e solidale alle iniziative che andremo a prendere, perché non c’è alternativa alcuna. Ci auguriamo che anche coloro i quali hanno applaudito in passato nelle riunioni convocate dalla “direzione”, possano continuarlo a fare in piena soddisfazione, ma per un progetto condiviso e concreto di legittima tutela collettiva in un reale ed indispensabile rinnovamento.

Alla prossima.

Bari, li 2 marzo 2020

 

Segreterie di Coordinamento Gruppo Banca Popolare di Bari
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN

 




Pop. Bari, l’idea della First/Cisl: cacciare i Direttori di filiale. Ma la Fisac non ci sta.

Nella vicenda della Banca Popolare la sorpresa è ogni giorno dietro l’angolo. E se fin da subito quasi tutti hanno puntato il dito contro chi aveva in mano l’istituto pugliese, ora sembra che anche i dipendenti rischiano di essere travolti dalla vicenda più di quanto non si pensasse.

In un articolo apparso oggi sul Sole 24 Ore, da quanto dichiara Stella Sanseverino, responsabile della segreteria del coordinamento regionale First-Cisl e del coordinamento Popolare Bari, sembra che tale sigla sindacale ritenga responsabili anche i manager ovvero quelli che comunemente vengono definiti direttori di filiale:
È intollerabile che la rete abbia ancora oggi responsabili di filiale che si sono distinti negativamente”

Ma su questo è scontro tra sigle sindacali, dato che in mattinata Lia Lopez di Fisac Cgil Puglia ha sottolineato:
«Leggiamo con enorme sorpresa e sdegno il titolo apparso su il Sole 24 ore, che recita: “PopBari, i sindacati richiedono la rimozione dei direttori di filiale“. Precisiamo che, nel corso dell’incontro con i commissari straordinari svoltosi ieri, non sono state fatte in alcun modo dichiarazioni in tal senso. La Fisac Cgil marca un’assoluta distanza da esternazioni che affermino tali posizioni. Anzi, è stato ribadito da parte nostra che per assicurare la continuità aziendale della Banca -importante per i lavoratori, il territorio, le imprese, le famiglie- bisognerà riconquistare si la fiducia dei clienti ma anche dei dipendenti, vittime anch’essi della dissennata gestione del top management. Tutti i dipendenti, a cominciare dai direttori di filiale. Chiediamo inoltre di salvaguardare le elevate professionalità presenti all’interno dell’azienda: le responsabilità sono dei banchieri e non dei bancari».

Entro marzo, comunque, i commissari straordinari dovranno presentare il piano relativo a personale, esuberi e assetto delle filiali.

 

Fonte: www.bariviva.it




Popolare di Bari, arrivano gli arresti

La Procura di Bari avrebbe azzerato i vertici della Banca Popolare di Bari già sette mesi fa. È il luglio scorso quando il procuratore aggiunto, Roberto Rossi, e i pm Federico Perrone Capano e Savina Toscani, depositano la richiesta di misure cautelari per Marco e Gianluca Jacobini, ex presidente e direttore, l’ex amministratore delegato Vincenzo De Bustis ed Elia Circelli, responsabile della Funzione Bilancio. Ben sei mesi prima che la Banca d’Italia, a dicembre 2019, procedesse al commissariamento. L’inchiesta riguarda l’acquisizione di Banca Tercas, gli aumenti di capitale del biennio 2014-2015, bilanci “aggiustati” per “mantenere intatto il potere di gestione della banca a spese degli azionisti”. Falsati i dati degli avviamenti di Tercas e Cassa di Risparmio di Orvieto per circa 360 milioni. E ancora: 41 milioni da pagare all’Inps non segnalati in bilancio, false imposte anticipate sulle perdite fiscali per 96 milioni nel 2015, prospetti sballati sulla solidità delle azioni.

E proprio nei giorni del commissariamento, sulla scrivania del gip, giunge un’integrazione all’accusa: i due Jacobini spostano soldi dalla banca per ben 5,6 milioni di euro trasferendoli su conti personali – e intestati alle loro mogli – in altre banche. Se n’è accorta l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, che segnala ben 5 operazioni sospette intraprese a partire dal 12 dicembre 2019 “nell’imminenza” del “commissariamento”: dimostrano “l’intenzione di sottrarre i profitti illeciti a eventuali operazioni di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria”. Per Marco Jacobini emergono “profili di responsabilità in ordine a condotte di auto riciclaggio”. In sostanza, chiosa il gip, la “struttura della banca è ancora sottoposta al controllo di fatto della famiglia Jacobini” e c’è il rischio che “tale potere illecito” ne “impedisca il risanamento” con “devastanti effetti sull’economia meridionale”. Le accuse spaziano dal falso in bilancio al falso in prospetto e all’ostacolo alla vigilanza.

Anche i loro compensi paiono al gip insostenibili: “L’importo percepito da Marco Jacobini, pari a 3 milioni, appare, a prima vista, smisurato con riferimento alle funzioni svolte all’interno della Banca e se rapportato alla situazione di grave dissesto patrimoniale della banca”. D’altronde Marco Jacobini “governava la Banca con lo sguardo”, racconta un dipendente, e “vi era un potere assoluto del duo Marco e Gianluca” che aveva deciso “l’intera rete dei capi distretto come esercizio di potere di fatto”. Questo è accaduto per un decennio e, come abbiamo detto, nei fatti la Procura e la Guardia di Finanza, ci sono arrivati ben prima di Bankitalia. Di certo, Consob con le relazioni firmate da Giuseppe Maria Berruti aveva già multato la Bpb inviando gli atti in procura. E con il tempo la situazione s’è deteriorata al punto da spingere la procura a chiedere il loro arresto, disposto ieri dal Gip: Marco e Ganluca Jacobini sono ai domiciliari. Il concetto di regole pare piuttosto relativo, nel leggere le 409 pagine firmate dal Gip, visto che “i rapporti con il più grande cliente della banca (gruppo Fusillo, di recente dichiarato fallito) con un impressionante esposizione debitoria di centinaia di milioni veniva gestito da Gianluca Jacobini privo dei poteri che lo legittimavano al contatto con il cliente”. Marco Jacobini partecipava “al comitato crediti (senza che ci fosse verbalizzazione) pur non avendone alcun titolo” e “le verbalizzazioni… erano falsificate per non far emergere la presenza della famiglia”. Il gip su alcuni punti concorda con le accuse, su altri, come l’ostacolo alla vigilanza, ritiene che l’impianto indiziario non sia sufficiente, ma il quadro emerso resta devastante. L’accusa registra “la piena consapevolezza di tutti i dirigenti della BPB della falsificazione del bilancio al fine di soddisfare i desideri della famiglia Jacobini”. Il professor Gianvito Giannelli (non indagato, ndr) – compagno dell’attuale procuratore di Larino Isabella Ginefra, a lungo pm a Bari – è un “legale apparentemente indipendente”. In realtà è “consulente interno della Banca sulle questioni giuridiche”, in “conflitto di interessi” per il “monopolio delle pratiche legali” in Bpb e per i “rapporti di parentela con Marco Jacobini”.

Nel novembre 2018 viene intercettato Elia Cicelli mentre chiama Luigi Jacobini e “lo informa di avergli girato il conto economico”: “Il risultato – gli dice – è quello che ci aspettavamo”. L’accusa ritiene che “il risultato del conto economico” sia “stato già predeterminato in modo che … sia di segno positivo”. Alla Popolare di Bari si risponde alla “logica della piaggeria”, dice in un’altra intercettazione Cicelli, analizzando la situazione della banca.

Lo schema secondo l’accusa era il seguente. In primo luogo “il ruolo assolutamente preponderante di Marco e Gianluca Jacobini nella gestione e nel controllo dell’istituto di credito”. Poi c’era Circelli “nella redazione dei bilanci societari e la continua interlocuzione con il Presidente del Cda”. E infine l’ex ad Vincenzo De Bustis Figarola, per il quale il gip dispone l’interdizione e parla di “elevatissima propensione a delinquere”, “notevole spregiudicatezza nella programmazione ed esecuzione di delitti” e “preoccupante serialità” che hanno compromesso “interessi” che fanno capo a “società”, “soci”, “futuri soci” e “creditori”. Da ieri ha il “divieto temporaneo di esercitare la professione di dirigente di istituti bancari”.

 

Articolo di Antonio Massari su “Il Fatto Quotidiano” dell’1/2/2020