Banca del Fucino: incontro con i vertici di Igea Banca

il 10 gennaio scorso abbiamo svolto un incontro, da noi richiesto, con i vertici di Igea Banca, nelle persone del Presidente, Dr. Mauro Masi e del Direttore Generale, Dr. Francesco Maiolini.

Nel corso dell’incontro, abbiamo avuto conferma dell’intenzione di Igea e dei suoi Soci di rilanciare la nostra banca, in sinergia con le loro risorse.

L’importante impegno finanziario che s’intende profondere è legato alle potenzialità che potrebbe avere la nuova entità nascente dalla fusione dei due istituti e si conserverà la denominazione di “Banca del Fucino”, visto il forte radicamento del brand sul territorio. Quanto alla questione che ci sta più a cuore, cioè la tutela dell’occupazione per tutti i dipendenti della Banca del Fucino, abbiamo avuto conferma dal Dr. Masi e dal Dr. Maiolini della totale assenza di tensioni in tal senso. Al fine di dare enfasi all’operazione di rilancio, si è ventilata l’ipotesi di aprire una nuova filiale della Banca del Fucino in una zona centrale di Roma, come segnale forte del nuovo corso.

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio dovrebbero iniziare gli adempimenti formali propedeuci all’aumento di capitale; quest’ultimo è necessario ai fini dell’istanza di autorizzazione della BCE. Nel frattempo la platea dei soggetti intenzionati a partecipare all’operazione potrebbe aumentare. Resta ovviamente di fondamentale importanza l’intervento della SGA per i credi deteriorati, mentre per quanto concerne il Fondo Interbancario ancora non si è proceduto ad una richiesta ufficiale di intervento, al fine di valutare preventivamente la disponibilità di nuovi soggetti.

Il Dottor Masi ed il Dottor Maiolini ci hanno rappresentato l’intenzione di intensificare i contatti fra le due banche, allo scopo di conoscere la realtà Banca del Fucino dall’interno e di stilare le linee d’azione comune per il futuro. In questi giorni saranno creati dieci cantieri che vedranno impegnati dipendenti del Fucino insieme ad un referente di Igea per ciascuno di essi.

Le nostre Organizzazioni sindacali hanno ribadito la piena disponibilità di tutti noi lavoratori e lavoratrici per contribuire al buon esito dell’operazione di aggregazione, ricordando come già essi abbiano dato ampiamente prova di abnegazione e professionalità nel periodo travagliato che da due anni stiamo affrontando e nonostante i danni creati dalla famiglia Torlonia e l’assenza di direttive da parte del management.

Abbiamo altresì evidenziato l’urgenza di affrontare alcune problematiche, quali le difficoltà di lavorazione delle pratiche da girare a SGA, dovute alla scarsità numerica del personale adibito alla bisogna (questione a nostro avviso grave, in quanto investe una fase cruciale per le sorti aziendali), nonché le condizioni ormai croniche delle Filiali, completamente abbandonate a sé stesse, a seguito dell’infausta riorganizzazione messa in atto circa due anni fa. Soltanto grazie all’inesauribile volontà dei lavoratori si è riusciti a limitare al minimo le conseguenti fuoriuscite di clientela.

Tuo ciò premesso, non vogliamo abbandonarci a facili entusiasmi; certo è che, ricordando da dove siamo partiti, con lo spettro del commissariamento, o, peggio, della liquidazione coatta, passando per l’ipotesi di finire in mano ad un fondo speculativo (a cui purtroppo alcuni irresponsabili guardavano con benevolo interesse), poter continuare a svolgere l’attività bancaria con nuove premesse è un approdo che ci sentiamo di salutare con un certo sollievo.

Siamo soddisfatti di aver sin qui svolto un ruolo determinante, cosa peraltro riconosciuta anche dai rappresentanti di Igea Banca, nell’esercitare tutte le pressioni possibili presso gli Organi Istituzionali che hanno avuto parte in questa vicenda. Ciò non toglie che manterremo sempre un’elevata soglia di attenzione sui temi legati alle condizioni lavorative di tutti noi, perché questo rimane il nostro ruolo.

Vogliamo infine ringraziare tutti i Lavoratori e le Lavoratrici per la fiducia ed il sostegno che ci stanno offrendo nei rapporti con tutti gli interlocutori di questa vicenda.

 

Roma, 15 gennaio 2019

C.A.C. Fisac Cgil – R.S.A. UILca Banca del Fucino S.p.A.




Banca del Fucino, via libera alla fusione con Igea Banca

Accordo lampo per Banca del Fucino, la più antica banca privata romana fondata dai principi Torlonia ai primi del ‘900 ed attiva perlopiù fra Lazio ed Abruzzo.

Il Consiglio di Amministrazione ha approvato infatti il progetto di integrazione con Igea Banca ed esaminato le principali guidelines del nuovo piano industriale già deliberato da Igea Banca. Con quest’ultima era stato infatti siglato la scorsa settimana un accordo in esclusiva di due mesi, ma già si attendeva la chiusura veloce dell’operazione entro pochi giorni.

Lo schema dell’operazione prevede la creazione di un nuovo gruppo bancario, nascente dall’integrazione delle due banche: Igea specializzata nel digitale e Fucino attiva nel private banking.

La famiglia Torlonia, già azionista della Banca del Fucino, sarà azionista di minoranza della nuova banca, ma con una quota significativa, dopo aver partecipato all’aumento di capitale. Nel capitale entreranno anche alcune fondazioni bancarie ed altri investitori istituzionali, espressione del mondo industriale e finanziario italiano ed internazionale alcuni dei quali già oggi soci di Igea Banca. In tale contesto, anche gli attuali azionisti di banca del Fucino continueranno a supportare la Banca nel suo percorso di crescita futuro, per garantire il consolidato rapporto fiduciario con la clientela.

L’operazione prevede, come elemento caratterizzante e significativo, anche il deconsolidamento dell’intero portafoglio di crediti deteriorati (NPE) di Banca del Fucino, per un importo stimato in circa 300 milioni di euro e la valorizzazione del ramo fintech di IGEA Banca.

 

Fonte: www.ilmessaggero.it




Banca Fucino: interrotte le trattative con Barents

Banca del Fucino e gruppo Barents interrompono definitivamente le trattative per la partnership.

I due gruppi, spiega una nota, annunciano la fine delle trattative iniziate ad aprile per l’ingresso del gruppo Barents Re nel capitale di Banca del Fucino.
Dopo diversi mesi di analisi ed incontri seguiti alla firma del MoU di aprile 2018, nell’ultimo periodo sono maturate divergenze sui piani futuri della Banca che hanno spinto le parti ad interrompere definitivamente le trattative.

Dopo la chiusura definitiva della trattativa con Barents RE, Banca del Fucino si è avviata verso la valutazione dei termini per l’ingresso nel capitale di nuovi investitori istituzionali “che ad oggi è in fase avanzata”.
Lo si legge in una nota dell’istituto secondo cui “in parallelo la Banca sta definendo con un altro soggetto un’operazione di deconsolidamento integrale del proprio portafoglio crediti deteriorati (Npe)”.

In tale contesto gli attuali azionisti supporteranno ancora la Banca nel suo percorso di crescita per garantire lo storico rapporto fiduciario con la clientela nelle aree dove l’Istituto opera.
Sono certo di poter costruire anche in futuro un percorso di sviluppo importante per la Banca fondata dalla mia famiglia. Questo grazie al contributo essenziale che l’intera organizzazione di Banca del Fucino ha sempre dimostrato e saputo dare, in particolare negli ultimi mesi. Il lavoro svolto sino ad oggi sarà alla base del progetto di ulteriore crescita che ci stiamo avviando ad intraprendere”,
ha dichiarato Alessandro Poma Murialdo, presidente di Banca del Fucino.

 

Fonte: www.abruzzoweb.it




Assemblee alla Banca del Fucino

Si sono svolte nei giorni scorsi le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori della Banca del Fucino. A quella di Roma ha partecipato il Segretario Nazionale Giuliano Calcagni, dopo alcune notizie uscite sugli organi di stampa e relative al futuro del più antico istituto bancario privato della capitale.

Alla base delle assemblee le indiscrezioni riportate nell’ articolo tratto dal sito Bluerating.com.

L’operazione Banca del Fucino-Barents è in bilico. Secondo quanto riportato da MF, non è più così certa l’intesa tra la private bank laziale e la multinazionale delle riassicurazioni. Sono infatti trascorsi sei mesi dal memorandum of understanding, ma la firma del contratto di integrazione non è ancora stata firmata a dimostrazione del fatto che sono sorti dei problemi.

L’intesa di marzo tra la più antica banca privata romana (fondata dai principi Torlonia e guidata da Salvatore Pignataro) e il gruppo britannico prevedeva preliminarmente un aumento di capitale di 50 milioni di euro e il deconsolidamento dell’intero portafoglio di 300 milioni di euro di crediti deteriorati (Npe). Si era parlato anche di un piano industriale quinquennale da mettere a punto in maniera congiunta punta a rafforzare la crescita nel private banking attraverso anche l’aggregazione di altre realtà del settore, l’ingresso di nuovi professionisti attivi nella gestione di grandi patrimoni e la possibile quotazione in Borsa della banca. Per il momento la situazione è in stand-by.

Le assemblee hanno votato all’unanimità il seguente Ordine del Giorno:

I lavoratori e le lavoratrici della Banca del Fucino, stante la delicata e complessa situazione aziendale delineata nel corso dell’assemblea dei rappresentanti sindacali, concordano di posporre le iniziative di mobilitazione pubblica e di sciopero, dando mandato ai rappresentanti di porre in essere tutte le azioni necessarie presso gli Organi Istituzionali e finalizzate ad un tempestivo intervento di salvataggio, ormai non più procrastinabile alla luce del grave rischio per la tenuta della liquidità e del mancato rispetto degli impegni da parte dei proprietari della Banca.

Resta inteso che le iniziative di assemblea di piazza, conferenze stampa, scioperi, in assenza di adeguate risposte istituzionali che comprendano la messa in sicurezza della Banca e dei posti di lavoro, saranno proclamate in tempi brevissimi.

L’ASSEMBLEA, ALL’UNANIMITA’ , APRROVA

 

Scarica l’Ordine del Giorno delle assemblee




Banca Fucino: profonda preoccupazione

Le OO.SS. Fisac-Cgil e Uilca esprimono profonda preoccupazione riguardo l’eventuale acquisizione della Banca del Fucino da parte di Barents, una società di riassicurazioni anglo-panamense-lussemburghese.

Riteniamo che ciò non avrebbe ricadute positive per la stabilità del sistema bancario. E’ forte il rischio che con questa operazione vengano dismessi asset importanti come le filiali, che la direzione e il baricentro della banca si spostino dal Lazio e Abruzzo al nord-Italia e che i servizi della Banca non siano più orientati al sostegno delle famiglie e delle imprese, ma alla gestione dei grandi patrimoni. Ciò sarebbe estremamente negativo per i risparmiatori, per il ruolo sociale della Banca e per l’economia dei territori dove opera, con gravi ripercussioni occupazionali per i lavoratori che non hanno avuto alcuna garanzia.

Al fine di scongiurare tali rischi, la Fisac-Cgil e la Uilca hanno chiesto l’intervento delle Istituzioni competenti, affinché il passaggio di proprietà della Banca sia orientato verso un Istituto di credito ordinario, attraverso l’utilizzo di strumenti di sostegno quali il Fondo Interbancario Schema Volontario o Parte Obbligatoria, anche alla luce della recente autorizzazione concessa dalla Commissione Europea per le piccole banche in crisi.

La Fisac-Cgil e la Uilca, fiduciose nella condivisione da parte delle Istituzioni della grave problematica, continueranno responsabilmente ad intraprendere ogni iniziativa finalizzata alla salvaguardia dell’economia, dei risparmiatori e dei lavoratori.

Roma 19 aprile 2018

Federazione Italiana Sindacale Assicurazioni Credito                   
Comitato Aziendale di Coordinamento

Unione Italiana Lavoro Credito Assicurazioni
Rappresentanza Sindacale Aziendale
Banca del Fucino S.p.A.

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Banca Fucino: servono garanzie su eventuali ricadute




Banca Fucino: servono garanzie su eventuali ricadute

Cari Lavoratori e care Lavoratrici, come noto ieri è stato ufficializzato un comunicato stampa della Banca del Fucino nel quale è stata resa nota una intesa tra la famiglia proprietaria della Banca ed il gruppo Barents, subordinata alla firma di un Memorandum of Understanding. Il suo contenuto prevederebbe un aumento di capitale di 50 mln di euro ed il deconsolidamento di tutto il portafoglio di 300 mln.di Npe, oltre alla predisposizione di un piano quinquennale con eventuali aggregazioni con altre realtà del private e quotazione in borsa.

Da mesi ci stiamo adoperando per far sì che ciascun soggetto coinvolto nella situazione di crisi della Banca del Fucino, a partire dagli azionisti e dall’Organo di Vigilanza, si assuma le proprie responsabilità, per evitare che l’unico stakeholder a pagare la crisi, creata e mal gestita da altri, siano i Lavoratori e le Lavoratrici della Banca del Fucino. In tale contesto abbiamo ripetutamente chiesto l’intervento di salvataggio da parte del sistema bancario o di una banca di elevate dimensioni.

Alla luce di ciò, non appena abbiamo appreso la notizia, abbiamo chiesto immediatamente un incontro con il Direttore Generale che si è svolto nella serata di ieri. In tale sede abbiamo chiaramente esposto che i Lavoratori, pur essendo parzialmente sollevati da un’ipotesi che allontana la liquidazione coatta amministrativa, ciò nondimeno sono preoccupati da un’acquisizione di maggioranza da parte di una compagnia di riassicurazione anglo-panamense. Nelle passate esperienze, anche nel nostro settore, purtroppo numerosi lavoratori hanno perso il posto di lavoro dopo che le aziende erano state acquisite da fondi o altre entità finanziarie straniere. Eclatante il caso Fonspa-Morgan Stanley ed il recentissimo caso di trasferimento di Direzione Generale effettuato nella ex Eurovita Assicurazioni acquisita da JC Flowers e rivenduta dopo due anni ad altro fondo inglese. Sappiamo che tali soggetti, operando in campo multinazionale, hanno le mani completamente libere nel perseguire i propri interessi, che quasi sempre hanno carattere puramente speculativo e di breve-medio termine.

Abbiamo pertanto chiaramente chiesto al Direttore Generale di essere posti a conoscenza in forma ufficiale, in tempi ristretti e comunque prima della firma dell’accordo, delle strategie che intende perseguire Barents, con particolare riferimento alle eventuali ricadute sui lavoratori. Abbiamo rappresentato con estrema chiarezza che vogliamo ottenere, prima della firma, garanzie scritte da parte di Barents che nei prossimi anni non siano attuati tagli al costo del personale superiori a quelli preventivabili con l’utilizzo del fondo di solidarietà e che non vengano attuate misure organizzative che determinino oggettivamente esuberi (ad esempio chiusura di numerose filiali, trasferimento della direzione generale fuori Roma).

Per rafforzare la nostra richiesta e far comprendere al soggetto interessato all’acquisto che è necessario in questa situazione attivare subito un dialogo finalizzato ad evitare di percorrere strade che facciano ricadere sui lavoratori l’onere del rilancio della banca, abbiamo esplicitato al Direttore Generale che è nostra intenzione coinvolgere, in questo specifico momento e prima che venga raggiunto un accordo definitivo, anche il Governo, in particolare la Presidenza del Consiglio ed il Ministero dell’Economia. A tale scopo invieremo nei prossimi giorni una missiva a tali organi nella quale forniremo informativa dell’evoluzione in corso e chiederemo che vengano effettuati insieme alla Fisac-Cgil e alla Uilca gli interventi atti a tutelare i Lavoratori e le Lavoratrici.

Vi terremo informati sui prossimi sviluppi. Un caro saluto

C.A.C. Fisac Cgil e R.S.A. Uil.Ca Banca del Fucino S.p.A.

 

Scarica il volantino




Banca Fucino: dai principi Torlonia arrivano 80 milioni

I principi del Fucino sono stati costretti a mettere mano al portafoglio.

E’ stato infatti tutto a carico dei Torlonia l’aumento di capitale da 80 milioni della Banca del Fucino, imposto da un’ispezione di Bankitalia durata 5 mesi. La maxi ricapitalizzazione da 50 milioni di Banca del Fucino, la più antica banca privata romana, secondo quanto risulta a Radiocor si concluderà entro fine gennaio. A sostenerne interamente il peso sarà la famiglia azionista: i Torlonia che alla fine del 2016 erano già intervenuti con un versamento a fondo perduto da 30 milioni.

La Banca, secondo quanto si ricava dagli atti ufficiali (la ricapitalizzazione non è mai stata annunciata, nella linea della riservatezza totale imposta dal suo deus ex machina, il principe Don Alessandro Torlonia recentemente scomparso), ha deliberato la ricapitalizzazione in agosto dietro input della Banca d’Italia che l’ha sottoposta ad una lunga ispezione, avviata nel febbraio scorso e conclusasi a luglio con la richiesta di ricapitalizzare. Banca del Fucino ha chiuso il bilancio 2016 con una perdita di 47,54 milioni su cui hanno pesato rettifiche draconiane dei crediti deteriorati: oltre 140 milioni (86 milioni l’anno precedente) di cui 120 milioni di sofferenze.

A presiedere la banca oggi è il 38enne Alexander Francis Poma Murialdo, nipote di Don Alessandro, e a guidarla è il direttore generale, Giuseppe di Paola.

A rallentare l’esecuzione dell’aumento, deliberato ad agosto, è stato anche il lutto che ha colpito la nobile famiglia romana: la scomparsa, a fine dicembre, di Don Alessandro Torlonia, 92enne presidente onorario della banca, dopo esserne stato presidente per vari decenni, a partire dal 1947. Il principe Torlonia nel suo ultimo anno di vita non ha esitato a sostenere la ‘sua’ banca ottenendo la quasi unanimità della famiglia.

La Società Romana di Partecipazioni Sociali, immobiliare controllata attraverso la Torlonia Partecipazioni Spa, è stato il veicolo del primo sostegno: i 30,4 milioni versati a fondo perduto a fine 2016 per destinarli «al patrimonio primario della banca computabile nel Tier1». Un versamento reso indispensabile dal fatto che alla fine di quell’anno Banca del Fucino avesse un Tier1 del 7,7% inferiore alla soglia dell’8,5% fissata dall’Autorità di vigilanza. La ricapitalizzazione, sempre secondo gli atti ufficiali, doveva essere compresa in una forchetta tra 30 e 60 milioni che è stata poi fissata a 50 milioni.

Banca del Fucino dal 2016 ha cambiato il suo modello di business puntando sul modello della boutique finanziaria come dichiarò in un’intervista all’agenzia Radiocor lo stesso Poma Murialdo.

Il bilancio 2016 dà conto del cambio di rotta avviato con l’avvio del private banking e la maggiore spinta commerciale che ha permesso alle masse del risparmio gestito di balzare dai 643,3 milioni del 2015 agli 845 milioni del 2016. Per superare le difficoltà legate ai crediti deteriorati Banca del Fucino ha poi riorganizzato l’area crediti, rivisto il suo modello di business, e rafforzato il top management con la nomina nell’aprile scorso del Vice direttore generale vicario Andrea Colafranceschi.

Fonte: www.marsicalive.it