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Carige, l’esclusiva va a Bper; dimezzata la dote richiesta

La banca ha migliorato l’offerta dopo la proroga agli incentivi sulle imposte differite


Alla fine l’ha spuntata Bper. Dopo un processo di valutazione «comparativa» e di interlocuzioni con «un numero considerevole di soggetti potenzialmente interessati», il Fondo interbancario di garanzia dei depositi ha deciso di dare alla banca modenese un periodo di esclusiva di un mese, per arrivare «nel più breve tempo possibile» e comunque entro il 15 febbraio alla presentazione di un’offerta vincolante su Carige. In quest’arco di tempo Bper effettuerà una due diligence sulla banca, assistita dai suoi advisor Rothschild e Mediobanca, per arrivare a formalizzare la proposta definitiva.

Per avere la meglio sulla concorrenza (alla fine pare che il Crédit Agricole si sia sfilato, dopo il rilancio di Bper, mentre dovrebbe esserci Cerberus) la banca modenese guidata da Piero Montani ha messo sul tavolo una proposta che chiede al Fondo, titolare dell’80% della banca, una dote finanziaria pari a 530 milioni. Quasi la metà della prima richiesta (un miliardo), a fronte del pagamento di un euro simbolico. La differenza di prezzo viene spiegata dalla banca alla luce di due elementi: la certezza di poter utilizzare subito le Dta (le imposte differite), condizione che un mese fa era prevista nella bozza di Bilancio ma non ancora legge, nonché alcuni miglioramenti nei conti Carige, come minori oneri di ristrutturazione e la chiusura di alcuni contratti commerciali.

Comunque lo sconto, ha tenuto a sottolineare la banca che vede Unipol azionista al 20%, non cambia le pre-condizioni messe sul tavolo fin dal primo momento: «neutralità patrimoniale, miglioramento dell’asset quality e significativo accrescimento della redditività» di Bper fin dal 2023. Tra l’altro, la riduzione della dote chiesta si traduce in un minor esporso anche per Bper, in quanto aderente al Fondo interbancario.

Non è cambiato, invece, il prezzo offerto nell’opa successiva, rivolta al mercato: 0,8 euro per azione, cioè quanto era stato proposto il 14 dicembre scorso. All’epoca però il prezzo rappresentava un premio del 29% mentre adesso a Piazza Affari il titolo vale di più, 0,894 euro. Bisognerà vedere come la prenderà la Borsa; di sicuro è contenta Cassa centrale banca, azionista all’8,3% di Carige: la prima versione dell’offerta a un euro comprendeva anche la loro quota.

Per il Fondo, se si arriverà alla firma della cessione, si chiude così una vicenda cominciata nel 2019, quando entrò con l’80% nel capitale della banca (in quel momento commissariata) sottoscrivendo per la sua quota un aumento di capitale da circa 700 milioni, insieme alla Cassa centrale banca (la holding del Nord Est delle Bcc) che a sua volta prese l’8,3% di Carige pagando 65 di milioni e prendendo un’opzione su una quota futura a un prezzo rivelatosi poi stellare. Quotazioni tra l’altro pre-Covid, tanto che lo stesso Fondo ha più volte svalutato la sua quota, fino ad arrivare a un valore di libro di 103 milioni.

 

Fonte: La Repubblica