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Dove diminuiscono gli sportelli bancari, aumenta il costo del credito

Banche in ritirata dal territorio: il Nord tiene grazie alle piccole

Negli ultimi anni i grandi gruppi hanno continuato a ridurre il numero di filiali, al punto che gran parte dei Comuni è privo di sportelli. A fare la differenza restano Bcc e casse rurali, meno diffuse in Meridione. E anche i tassi ne risentono


La chiusura degli sportelli bancari è stata imponente negli ultimi anni, grazie allo sviluppo dell’Internet banking e alla razionalizzazione imposta dalle fusioni avvenute. Tali tendenze hanno ricevuto un ulteriore impulso con la pandemia di Covid-19, che ha indotto più clienti a utilizzare il web. Ma la riduzione è stata omogenea sul territorio nazionale e ha prodotto gli stessi effetti sull’erogazione di credito?
A rispondere a queste domande è ora una ricerca dell’Osservatorio del Terziario di Manageritalia. Scorrendo i dati, risulta che in tutte le macroaree c’è stata una riduzione di filiali. A livello percentuale il calo maggiore, 29%, è stato nel Nord-Est, passato tra il 2015 al 2021 da 69 a 49 sportelli ogni 100 mila abitanti. Il Nord Ovest è calato da 58 a 42 sportelli, con una diminuzione di quasi il 28%. Al Centro le filiali sono scese da 53 a 38 sportelli, con un calo del 27%, nell’aggregato Sud e Isole da 32 a 24, con una diminuzione del 25%.

Più sportelli nel Nord Est

Nonostante questi trend il Meridione continua a essere penalizzato, mentre il Nord Est rimane l’area a maggior densità di sportelli in relazione alla popolazione. Questo – spiega la ricerca – grazie anche alla grossa quota di mercato che Bcc e Casse Rurali rivestono in quest’area. A parte il Sud, che rimane la Cenerentola d’Italia con circa la metà degli sportelli rispetto al Nord Est (24 contro 49), è da notare che la differenza vera la fanno i piccoli istituti. Infatti la presenza delle filiali delle banche maggiori è pressoché identica nelle tre aree del Centro-Nord (25-26 per 100 mila abitanti), mentre sono diverse le presenze delle piccole e minori: 18 sportelli nel Nord Est, 10 nel Nord Ovest e 11 nel Centro. “Il Nord est spicca sulle altre aree per l’alta capillarità territoriale di banche di piccole dimensioni”, si legge nella ricerca. Insomma, a quanto pare piccolo è ancora bello quando si tratta di istituti di credito al servizio del territorio. “Una bassa presenza bancaria – dice Mario Mantovani, presidente di Manageritalia – rispetto alla popolazione può limitare la crescita, poiché il credito bancario riveste una funzione essenziale nel finanziare le imprese, soprattutto all’inizio del loro ciclo vitale. Avere un numero di sportelli molto ridotto rispetto alla popolazione, come avviene nel Sud, genera maggiori difficoltà di accesso al credito a potenziali nuovi imprenditori.

Tuttavia, c’è una razionalità nell’attuale dislocazione degli sportelli bancari. A una grandissima differenza in termini di numerosità (molto elevata al Nord, bassissima al Sud) non corrisponde un’analoga differenza in termini di produzione economica. Se si prendono infatti le filiali per ogni miliardo di valore aggiunto, si scopre che le distanze tra Nord e Sud sono limitate: il Nord Est mantiene sì un primato ma con un distacco minuscolo rispetto al Meridione. Quest’ultimo si situa addirittura al secondo posto, seguito da Centro e Nord Ovest. Dunque c’è una ragione se le filiali nel Sud sono limitate: c’è poca attività economica. Ma, come già rilevato, può trattarsi di un cane che si morde la coda: l’attività produttiva nel Sud è oggettivamente scarsa ma la limitata presenza bancaria ne limita le possibilità di crescita. La copertura territoriale dell’Italia da parte degli istituti di credito non è comunque omogenea neanche all’interno delle macro aree o delle singole regioni. Se si guarda la percentuale di Comuni serviti da almeno uno sportello bancario, in Emilia Romagna la percentuale arriva al 96%, in Piemonte al 40%. A dispetto delle statistiche generali che penalizzano il Sud, la Puglia è al sesto posto in Italia per Comuni serviti (78%) e viene prima del Friuli Venezia Giulia (72%). Al settimo posto risulta un’altra Regione del Sud, la Sardegna, con il 73% di copertura dei Comuni. Nella parte bassa della graduatoria, oltre al Piemonte, figurano inaspettatamente altre due Regioni del Nord: Liguria (47%) e Valle d’Aosta (32%), che vengono prima delle ultime due, la Calabria e il Molise, fanalini di coda rispettivamente con il 31% e il 21% dei Comuni serviti.

Le condizioni alle imprese

Un altro elemento di eterogeneità geografica riguarda le condizioni finanziarie applicate dalle banche alle imprese. Anche qui è il Sud a essere penalizzato, con tassi d’interesse più elevati, soprattutto sui finanziamenti alle imprese per esigenze di liquidità. Sicilia, Sardegna, Molise e Calabria sono agli ultimi quattro posti, con tassi tra il 5 e il 6,8% nel 2021. Le altre quattro regioni, Basilicata, Campania, Abruzzo e Puglia, sono sempre nella parte bassa della classifica, con tassi compresi tra il 4,2% e il 4,6%, separate dalle peggiori soltanto da Umbria (4,3%) e Valle D’Aosta (4,9%). Ai primi tre posti per condizioni favorevoli c’è invece gran parte del Nord Est: Trento, Bolzano e Veneto, con tassi tra il 2,9% e il 3%. Il Friuli è al sesto posto con il 3,2%. Lombardia ed Emilia Romagna, rispettivamente al quarto e quinto posto con tassi intorno al 3%, chiudono le Regioni con il più basso tasso sui prestiti di liquidità, sotto la media nazionale (3,3%). Meno marcate, ma comunque significative, le differenze tra Centro-Nord e Sud nel Taeg (tasso annuo effettivo globale) sui prestiti alle imprese per esigenze d’investimento. Qui spicca il primo posto per migliori condizioni del Lazio, con l’1,4%. Le Regioni del Sud sono tutte nella parte bassa: Molise, Sicilia, Puglia, Calabria, Abruzzo sono i fanalini di coda con tassi compresi tra il 2,2% e il 3%.

Fonte: www.repubblica.it

 

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ISP: provvidenze economiche per familiari portatori di handicap grave

Solo fino al 30 aprile si può richiedere la provvidenza economica per familiari portatori di handicap grave

Ultimi giorni per inserire la richiesta in #People

Fino al 30 aprile i colleghi con familiare convivente (coniuge/unito civilmente o convivente di fatto, figli o equiparati, ovvero genitori, fratelli o sorelle), portatore di handicap grave e a carico, possono presentare la domanda per il riconoscimento delle provvidenze in argomento, tramite #People > Servizi Amministrativi > Richieste Amministrative > Provvidenze per Handicap Grave.

Come previsto dalle “Regole in materia di provvidenze economiche per familiari portatori di handicap grave” è possibile richiedere una sola provvidenza annuale per ciascun familiare destinatario in un’unica modalità:

1) se si è in possesso di certificazione medica di non autosufficienza, si potrà richiedere il rimborso delle spese sostenute per i servizi di assistenza per il familiare convivente portatore di handicap grave, per un importo massimo di euro 5.000.
La somma, che potrà essere utilizzata esclusivamente per ottenere il rimborso delle spese indicate nelle “Regole in materia di provvidenze economiche per familiari portatori di handicap grave” sarà accreditata sullo specifico “Conto Sociale familiari non autosufficienti”.
Questa modalità non prevede alcuna successiva monetizzazione, anche parziale, dell’eventuale importo residuo.

2) se non si è in possesso della dichiarazione di non autosufficienza, si potrà richiedere la corresponsione di una somma annua una tantum di euro 5.000 lordi, che verrà erogata con la prima mensilità utile a partire dallo stipendio del mese di giugno.

Accedendo alla funzionalità in #People, il dipendente dovrà selezionare il familiare convivente per cui richiedere la provvidenza e allegare:
1. certificati e verbali medici, attestanti lo stato di gravità senza alcuna indicazione della diagnosi, e l’eventuale certificazione medica di non autosufficienza;
2. certificazione attestante l’indennità di accompagnamento per figli minori beneficiari e, a supporto, anche la certificazione di non autosufficienza;
3. autocertificazione di convivenza;
4. idonea documentazione comprovante la sussistenza del requisito reddituale per i familiari maggiorenni (ad esempio dichiarazione dei redditi del familiare riferita all’anno precedente).

Solo in caso di impossibilità all’utilizzo della funzionalità on line, si potrà inoltrare entro il 30 aprile la richiesta tramite modulo allegato, via mail alla casella provvhandicapgravefamiliari@intesasanpaolo.com, allegando tutta la documentazione necessaria.

Vi ricordiamo che per approfondire  l’intera tematica dell’Handicap e Legge 104 potete consultare la nostra Guida alla Legge 104

 

dal sito Fisac Intesa Sanpaolo




BCC: Cassa Mutua Nazionale – Indagine conoscitiva sanitaria

Dallo scorso 20 Aprile e fino al giorno 5 Maggio p.v., come comunicato a tutti gli aderenti con la relativa circolare 5/2022 (che si allega), esplicativa anche rispetto alla parte operativa (link di accesso all’area riservata ed istruzioni), Cassa Mutua Nazionale ha avviato un questionario online la cui finalità è esclusivamente quella di conoscere, analizzare e predisporre di conseguenza una migliore assistenza e le più idonee prestazioni da dedicare alle situazioni di fragilità presenti nella platea degli iscritti.
Tutte le informazioni raccolte, come ovvio e scontato, verranno trattate con la riservatezza dovuta e nel pieno rispetto della privacy.

La compilazione del questionario è facoltativa e prevede, da parte di ciascun Destinatario iscritto, l’inserimento di informazioni relative a sé stesso ed al nucleo famigliare a lui associato.

Questa iniziativa di Cassa Mutua Nazionale, incardinata con le politiche di ascolto delle esigenze degli iscritti e di continua ricerca ed attuazione delle più adeguate prestazioni, ha necessità della Vostra massima partecipazione visto che, come per tutti gli studi, i risultati saranno tanto più attendibili quante più informazioni verranno raccolte.

Le strutture sindacali della nostra organizzazione sono a Vostra disposizione per ogni necessità di eventuali maggiori informazioni.

Un fraterno saluto.

Roma lì 21 aprile 2022

FISAC CGIL
Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

 

Scarica l’allegato: Circ_5_2022

Scarica l’allegato: BCC CMN – nota fisac su indagine conoscitiva

 




Al via le trattative per il rinnovo del CCNL ANIA

3 - Fisac Cgil

Oggi a Milano, presso la sede Ania, le Segreterie Nazionali scriventi hanno illustrato alla delegazione dell’Associazione Datoriale gli obiettivi e i contenuti della piattaforma per il rinnovo del Ccnl, anche alla luce dello scenario generale e di settore che stiamo vivendo.

Le Segreterie Nazionali hanno altresì evidenziato il forte spirito unitario che caratterizza la piattaforma e le aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori del Settore Assicurativo, come ha dimostrato il grande consenso espresso nelle Assemblee.

A conclusione dell’illustrazione, le Segreterie Nazionali hanno auspicato un negoziato costruttivo, concreto e che vada dritto alla sostanza dei temi, considerando che il tempo non è una variabile indipendente visti gli scenari che abbiamo di fronte.

ANIA ha convenuto sulla necessità di un negoziato concreto, riunirà il proprio esecutivo a seguito dell’incontro di oggi e ha fissato un nuovo appuntamento, il 24 maggio 2022, per un riscontro da parte datoriale sull’illustrazione odierna della piattaforma.

Vi terremo costantemente aggiornati.

 

Le Segreterie Nazionali
FISAC CGIL – FIRST CISL – FNA – SNFIA – UILCA




La Madre del Partigiano

Seguendo quella che è ormai una triste tradizione, anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile va difesa dai tanti che vorrebbero snaturarla, attribuendole significati che non ha, o eliminarla del tutto, considerandola “divisiva”.

Quella che pubblichiamo è una breve poesia di Gianni Rodari, capace in poche righe di ricordarci quello che è stato il significato profondo della nostra Resistenza.

 

La Madre del Partigiano

Sulla neve bianca bianca
c’è una macchia color vermiglio;
è il sangue, il sangue di mio figlio,
morto per la libertà.

Quando il sole la neve scioglie

un fiore rosso vedi spuntare:
o tu che passi, non lo strappare,
è il fiore della libertà.

Quando scesero i partigiani
a liberare le nostre case,
sui monti azzurri mio figlio rimase
a far la guardia alla libertà.

Gianni Rodari

 

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Un barista sfruttato risponde a Borghese: “Per vivere servono i soldi”

In questi giorni, dopo le dichiarazioni di Alessandro Borghese (“lavorare per imparare non significa essere pagati”) e Flavio Briatore (“i giovani preferiscono il weekend libero al lavoro”),  Emanuele Caprarelli, 32enne di Scampia, ha sentito l’esigenza di scriverci a Napoli Today al fine di raccontare la propria esperienza lavorativa come barista sottopagato e sfruttato.

“Sono Emanuele, un ragazzo di 32 anni, nato e cresciuto a Scampia. Ho perso mio padre poco dopo aver compiuto 18 anni, ma avevo una passione: quella del caffè, che poi a Napoli è una vera e propria cultura.

Pur di non delinquere, visto il quartiere problematico e viste le tante responsabilità che mi hanno praticamente rubato l’adolescenza, ho deciso di voler imparare il mestiere di barista. Lavoravo in un bar di Napoli, iniziavo alle 6.30 e se tutto andava bene finivo alle 17.00. Durante il periodo estivo iniziavo alle 6.00 e se tutto andava bene finivo alle 23.00; dovevamo alternarci per l’unica settimana di ferie concessa durante l’anno.

Ho iniziato guadagnando 120 euro a settimana, che moltiplicati per 4 settimane totalizzano 480 euro. Vivevo con mia mamma ma senza mio padre. Con i miei soldi riuscivamo a fare ben poco, una piccola pensione di reversibilità e la fortuna di una casa popolare aiutavano a poterci permettere un piatto di pasta al giorno.

Dopo quasi 8 anni, la mia paga è salita a 180 euro a settimana che moltiplicati per 4 totalizzavano 730 euro al mese. Nessun contratto, se mi ammalavo era un mio problema, le ferie erano solo 7 giorni in estate, contributi mai versati, forse solo 2 anni.

Dopo 8 anni di sangue versato per imparare, di psicologia applicata per relazionarti al pubblico, di pianti fatti di nascosto perché ero stanco ma non potevo mollare, ero arrivato a guadagnare 200 euro in più rispetto all’inizio senza nessun riconoscimento, nemmeno morale, anzi dovevo ringraziare del lavoro, se così lo vogliamo chiamare, che mi era stato concesso.

Sai cosa è successo poi? È successo che avevo un sogno, quello di aprire un bar tutto mio e ci ho provato in tutti i modi, Dio solo sa quanto volte ci ho provato, quante notti non ho dormito per i progetti, i disegni, l’arredamento.

Nel frattempo studiavo; sai, vista la disgrazia che mi ha colpito non ho avuto tempo, ma stavo recuperando e quindi finivo di lavorare, andavo a casa, mi facevo una doccia e poi andavo a scuola fino alle 22.30. Dopo tornavo a casa, mangiavo, dormivo 6 ore e poi di nuovo il giorno dopo: dalle 6.00 alle 17.00 a lavoro, dalle 18.00 alle 22.30 a scuola, così per 4 anni.

Morale della favola, dopo 12 anni, ho preso il mio bel sogno e l’ho chiuso in un cassetto, mi sono diplomato ho lasciato Napoli e ora sono un tecnico che lavora sulla fibra ottica a Bologna e tutte le volte che entro in un bar a prendere un caffè provo odio e tanto rancore verso chi mi ha spezzato il cuore non permettendomi di inseguire il mio sogno, solo mio.

Vedi caro chef (Borghese)  per poter vivere occorrono i soldi, eh sì, occorrono proprio i soldi. Occorrono soldi quando devi mangiare, perché nessuno ti regala nulla e in virtù di questo nessun giovane deve regalare il suo tempo, perché non gli tornerà mai più indietro.

Ti do un consiglio, sfrutta la tua popolarità insieme al tuo sapere per ottenere altri tipi di obiettivi.

 

Fonte: Napoli Today

 

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BNL: rischio STRESS? La Banca risolve in 3 minuti

3 - Fisac Cgil

In meno di 3 minuti, un video su echonet ci racconta la valutazione dello stress lavoro-correlato fatta sui dipendenti BNL nel 2021.

Un minuto dedicato alla metodologia utilizzata, un minuto dedicato alle criticità emerse e meno di un minuto per le azioni di miglioramento da intraprendere, azioni totalmente scollegate dai risultati presentati e non condivise con gli RLS.

Emerge un rischio stress lavoro-correlato “globalmente” moderato, ma alto per chi sta al commerciale: i colleghi di rete sono allo stremo e anche la rilevazione aziendale non può fare a meno di registrarlo.

A fronte di ciò quali azioni di miglioramento?

Monitoraggio delle pressioni commerciali improprie e verifica del rispetto del protocollo vigente in materia ? NO

Assunzioni in rete per diminuire i carichi di lavoro? NO

Miglioramento nell’organizzazione del lavoro? È sotto gli occhi di tutti il peggioramento dei processi dopo la recente ristrutturazione.

No, niente di tutto questo: per l’azienda è troppo complicato concedere al lavoratore quello di cui ha veramente bisogno, quella considerazione e attenzione al benessere psico-fisico che chiede ormai da tempo, troppo tempo. Al contrario, è molto più facile convincere il lavoratore che è lui stesso la causa dei suoi mali, inadeguato nella comunicazione, nel comportamento e scarsamente dotato di energie manageriali!

Quindi si somministra, sordamente, la solita cura, corsi di formazione in tutte le salse come panacea per ogni male del lavoratore. La formazione, come azione di miglioramento proposta, e sino ad oggi adottata dall’azienda, anche se utile, si rivela inefficace nel ridurre il rischio di stress legato alle condizioni di lavoro.

E poi, si evidenzia un pericolo tecnostress ancor prima dell’implementazione del “direct” in tutti i mercati: quali sono le azioni di prevenzione e miglioramento previste per questi colleghi? Non è dato saperlo.

Azioni generiche, non mirate ad aiutare chi al lavoro ci sta male e rischia di ammalarsi, perché una lunga esposizione allo stress lavoro correlato porta con sé tante patologie che possono culminare anche nel “burn out” della persona.

Lavoratrici e lavoratori hanno bisogno di un luogo di lavoro sano, con un clima buono, carichi di lavoro adeguati e i giusti strumenti per affrontarli, molto più che dell’ultimo modello di Iphone.

Roma, 19/04/2022

 

Segreterie di Coordinamento Nazionale Gruppo BNL
FABI – FIRST CISL – FISAC CGIL – UILCA – UNISIN




Dieci piccoli bancari… (e poi non rimase nessuno)

I dati diffusi dalla Banca d’Italia confermano la tendenza che vede le banche allontanarsi dalla nostra regione. Va meglio la provincia dell’Aquila (ma c’è un motivo).


Come ogni anno la Banca d’Italia ha pubblicato le statistiche relative alla presenza delle banche nel territorio italiano, con il confronto rispetto al 2020.

I numeri sono ancora una volta impietosi per l’Abruzzo ed il Molise. L’andamento delle chiusure di sportelli è sintetizzato da questa cartina:

 

Fonte: Banca d’Italia

 

Basta una rapida occhiata per notare come il Molise sia stata la regione maggiormente penalizzata dalle chiusure, e che in Abruzzo sia andata leggermente meno peggio.

Vediamo nel dettaglio l’andamento delle chiusure di sportelli nella nostra regione.

NUMERO SPORTELLI BANCARI PER PROVINCIA
Totale 2020 Totale 2021 Differenza % diff.
ITALIA 23.480 21.650 -1.830 -7,8%
ABRUZZO 496 444 -52 -10,5%
Provincia
AQ 104 98 -6 -5,8%
CH 138 126 -12 -8,7%
PE 122 107 -15 -12,3%
TE 132 113 -19 -14,4%
dati Banca d’Italia

 

Il dato abruzzese risulta nettamente peggiore rispetto a quello nazionale, ancora una volta con differenze notevoli tra le varie provincie.
Nel 2021 la Provincia dell’Aquila risulta la meno penalizzata in Abruzzo, con una percentuale di chiusure inferiore al dato nazionale. Nel valutare questo dato, tuttavia, occorre ricordare che nel 2020 la percentuale di filiali chiuse nella nostra provincia era stata altissima, quasi il triplo rispetto al dato nazionale (oltre l’11% di chiusure in un solo anno). Il numero di filiali chiuse è quindi inferiore anche perché da chiudere non sta rimanendo molto, a meno che non si decida di abbandonare piazze storiche ed importanti. E come capiremo dalla prossima tabella, questo timore non è infondato.

 

La tabella che segue mostra il numero di impiegati per provincia ed il confronto rispetto all’anno precedente.

NUMERO DIPENDENTI SETTORE BANCARIO PER PROVINCIA
Totale 2020 Totale 2021 Differenza % diff.
ITALIA 275.433 269.624 -5.808 -2,1%
ABRUZZO 3.210 2.987 -223 -7,0%
Provincia
AQ 670 669 -1 -0,2%
CH 957 808 -149 -15,6%
PE 768 751 -17 -2,2%
TE 816 759 -57 -6.0%
dati Banca d’Italia

 

Anche in questo caso la Provincia dell’Aquila sembrerebbe essere stata risparmiata dai tagli, ma bisogna ricordare che nel 2020 era stata di gran lunga la più colpita (-6,6%, anche in questo caso un andamento triplo rispetto alla media nazionale).

Un dato salta all’occhio: a livello nazionale la percentuale di riduzione degli occupati è nettamente inferiore a quella degli sportelli chiusi (2,1% contro il 7,8%). Nella nostra regione i due dati sono molto più vicini (7% contro 10,5%).
Come leggere questi dati?

Una possibile spiegazione potrebbe essere essere questa: mentre nel resto d’Italia la chiusura di sportelli riguarda prevalentemente piccole filiali con pochi addetti, nella nostra regione questi tagli sono stati già fatti negli anni scorsi, e adesso le chiusure cominciano a riguardare filiali più importanti e strutturate. E questa non è una buona notizia.

 

L’ultima tabella che riportiamo riepiloga i dati relativi al numero di comuni nei quali è presente almeno uno sportello.

NUMERO COMUNI CON ALMENO UNO SPORTELLO BANCARIO 
Totale 2020 % su tot comuni Totale 2021 % su tot comuni Differenza % diff.
ITALIA 5.102 62,0% 4.902 64,6 -200 -3,9%
ABRUZZO 147 48,2% 132 43,3 -15 -10,2%
Provincia
AQ 33 30,6% 33 30,6% 0 =
CH 48 46,2% 42 40,4% -6 -12,5%
PE 28 60,9% 25 54,4% -3 -10,7%
TE 38 80,9% 32 68,1% -6 -15,8%
dati Banca d’Italia

 

Nonostante il dato della Provincia aquilana resti invariato, è comunque sconcertante vedere come in 7 comuni su 10 non esista nessuno sportello bancario. Nel resto d’Abruzzo invece il taglio è pesante: nel corso del 2021 oltre un comune abruzzese ogni 10 ha visto la propria filiale di riferimento abbassare le saracinesche per sempre.

Abbiamo provato in tutti i modi a lanciare l’allarme e a spiegare cosa significhi per la nostra Regione il fatto che sempre meno banche decidano di investire sul nostro territorio. Abbiamo provato a far capire che meno sportelli significa meno credito. Ma nessuno sembra preoccuparsene, in modo particolare tra i politici locali. Come se il problema non esistesse.

Nel frattempo le banche continuano ad utilizzare i fondi pubblici esclusivamente per i loro interessi, senza alcun beneficio per la collettività. L’ultimo esempio arriva dai fondi messi a disposizione dalla Stato subito dopo il lockdown, a garanzia di crediti che avrebbero dovuto rilanciare l’economia dopo i gravi danni causati da mesi di stop.
Ancora una volta, i numeri sono incredibili.
In Abruzzo sono stati erogati finanziamenti interamente garantiti da fondi pubblici per 1.463 milioni: il 98,5% di questi fondi non è arrivato alle imprese, ma è stato utilizzato dalle banche per compensare la stretta creditizia ed acquisire garanzie su prestiti già esistenti. Solo la miseria di 22 milioni è andata a finanziare effettivamente l’economia abruzzese.
(dati tratti dal report “Il credito bancario in Abruzzo nel 2021” redatto da Aldo Ronci per il CNA)

Difficile, di fronte a queste cifre, continuare a sostenere che gli Istituti di credito nazionali abbiano a cuore l’Abruzzo.


 

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A.A.A. Cercasi banche in Provincia dell’Aquila

 




Bonus edilizi, Unicredit e Intesa bloccano le cessioni: “norme da modificare”

Le troppe richieste arrivate stanno portando alla progressiva impossibilità di accogliere nuove domande di cessione: istituti verso il blocco


Il mercato delle cessioni di crediti fiscali viaggia verso uno stop che rischia di lacerarlo in maniera irrimediabile. Complice il quadro normativo – che, ad oggi, limita le cessioni a tre e consente la seconda e terza cessione solo a banche, intermediari finanziari e assicurazioni, costringendo questi soggetti a tenere in pancia miliardi di crediti – negli ultimi giorni, a quanto risulta al Sole 24 Ore, anche le due banche principali del Paese, Intesa Sanpaolo e UniCredit, sotto il peso delle troppe richieste, avrebbero separatamente preso atto della progressiva impossibilità a procedere con l’accoglimento di nuove domande di cessione. In assenza di modifiche normative, insomma, sarà impossibile procedere con nuove richieste.

Nello specifico, Intesa Sanpaolo, che fino a oggi ha registrato domande per quasi 20 miliardi di lavori, interpellata sul tema dal Sole 24 Ore sottolinea che «se non verranno modificate le norme di riferimento, è inevitabile un progressivo rallentamento fino all’uscita» da un business con cui la banca ha acquisito finora oltre 4 miliardi di crediti fiscali collegati ai bonus edilizi, di cui circa la metà relativi alle imprese che hanno praticato il cosiddetto “sconto in fattura”.

Flussi di richiesta eccessivi

Analoga la posizione di UniCredit. Nei giorni scorsi, l’istituto di piazza Gae Aulenti avrebbe infatti esaminato il tema nel proprio Comitato crediti, arrivando a determinare la necessità di mettere uno stop, almeno al momento, a nuove domande. La banca sta «riscontrando un elevato volume di richieste che potrebbero comportare il raggiungimento della massima capacità fiscale possibile per la cessione dei crediti», dice l’istituto. Da qui l’avvio di «una valutazione interna per poter massimizzare tutte le risorse disponibili e continuare a gestire al meglio i flussi di richiesta della clientela». Tradotto: si riprenderà, eventualmente, quando ci sarà la capienza sufficiente per accogliere nuove richieste. Per ora, insomma, ci si ferma. Va detto che fino a oggi la banca di piazza Gae Aulenti ha crediti d’imposta per 252 milioni e impegni connessi all’acquisto del futuro credito d’imposta per 939 milioni, per un totale di quasi 1,2 miliardi di euro.

I passi indietro di Intesa e UniCredit si inseriscono in un mercato già molto sofferente. All’indomani del decreto Antifrodi, in vigore dal 12 novembre 2021, gli ostacoli per i contribuenti che volevano cedere sono andati progressivamente aumentando. Fino all’arrivo del Sostegni ter (il 27 gennaio 2022), che ha mandato in pensione il concetto di moneta fiscale, tagliando a uno il numero dei trasferimenti possibili.

Punto di equilibrio ed “effetto imbuto”

Da quel terremoto di gennaio sono seguite diverse modifiche (le cessioni adesso sono tre), che però non hanno portato ancora a un punto di equilibrio sostenibile per tutti i diversi attori. Tanto che, dopo le ultime limature alla Camera per attivare una quarta cessione dei crediti, già si pensa a ulteriori modifiche che rendano il meccanismo più efficace (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri): l’obiettivo è consentire alle banche di liberare la loro capienza fiscale, attraverso cessioni ai propri clienti, per non ingolfarle di troppi crediti fiscali. È anche a queste modifiche che guardano i grandi istituti.

In assenza di cambiamenti, comunque, a oggi lo scenario tende a un “effetto imbuto”: le banche medio piccole, una dopo l’altra, stanno raggiungendo la loro capienza fiscale massima e, quindi, non possono più acquistare crediti, perché non avrebbero modo di utilizzarli (a fine anno si rischia di perderli). Chi resta sul mercato come acquirente affronta una domanda sempre crescente di incamerare nuovi crediti già respinti da qualche altra banca.

Capacità fiscale in esaurimento

Questa spirale sta mettendo a dura prova persino i soggetti più grandi, perché anche per loro la capacità fiscale rischia di esaurirsi. Per dare un riferimento, Poste Italiane ha di recente indicato il suo tetto di acquisto di crediti in 9 miliardi, una cifra altissima. Stando all’ultimo report dell’Enea (aggiornato al 31 marzo), però, le sole detrazioni maturate ad oggi per lavori da superbonus valgono 18,7 miliardi.

Tutte potenziali cessioni, alle quali vanno sommate le detrazioni per gli altri bonus edilizi. E non solo, perché il Governo ha di recente incluso i tax credit per le imprese energivore e a forte consumo di gas naturale (valore: quasi un miliardo) tra quelli monetizzabili con il meccanismo della cessione. Il mercato, insomma, ha bisogno di nuove valvole di sfogo.

Fonte: Il Sole 24 Ore

 

 

 




Bper Banca: i corsi online si potranno seguire da casa


E’ in corso di pubblicazione una nuova circolare relativa alla possibilità di seguire i corsi di formazione da casa.
Si tratta di un’autentica novità che riguarda tutti i colleghi non abilitati allo Smart Working Ordinario (che è regolamentato da specifiche disposizioni).
Analogamente a quanto avvenuto durante questa lunga pandemia, quando i colleghi hanno potuto seguire da casa i corsi on line a causa dello stato d’emergenza, si potrà ora scegliere, anche per i prossimi corsi on line, di continuare questa esperienza in modalità “Smart Learning“.

Per Smart Learning s’intende la possibilità di fruire della formazione obbligatoria asincrona (cioè con corsi registrati e senza la presenza di un docente) dalla propria abitazione o da altro luogo esterno ai locali aziendali.
La fruizione della formazione a distanza va richiesta e autorizzata dal proprio Responsabile, che dovrà provvedere all’inserimento del relativo giustificativo,

Si può accedere allo smart learning utilizzando un dispositivo elettronico personale o aziendale, purché collegato a Internet.
L’attività formativa si svolge durante l’orario di lavoro. In caso di imprevisti, o problemi tecnici è possibile il rientro in servizio.
La fruizione è per giornate intere frazionabili in mattina o pomeriggio. In tali giornate non si percepisce il buono pasto nè l’indennità di pendolarismo. In caso di fruizione a mezze giornate (quindi con presenza in filiale/ufficio del lavoratore per le ore residue) resta il diritto a percepire l’indennità di pendolarismo
I giorni utilizzabili sono un massimo di 4 fino alla fine dell’anno.

In modalità “Smart Learning” è possibile svolgere i corsi che il lavoratore è chiamato ad effettuare su richiesta dell’azienda e disponibili sulle piattaforme BLearning e OndaCorta (per i corsi Arca).

Si tratta, come detto, di corsi asincroni che comprendono le seguenti sessioni:

  • Mifid II;
  • Ivass;
  • MCD;
  • Sicurezza Lavoratori (limitatamente a quelli che non richiedono la presenza fisica);
  • Antiriciclaggio;
  • Altra formazione obbligatoria richiesta dall’Azienda e disponibile su BLearning nella sezione “Corsi Obbligatori”.

Lo Smart Learning si aggiunge alle modalità già esistenti attraverso le quali è possibile seguire i corsi: formazione in aula, corsi on line sincroni (con presenza in diretta del docente, come ad esempio i Webinar), corsi on line asincroni da seguire in filiale o in ufficio. A tal fine, ricordiamo che il CIA BPER prevede che sul posto di lavoro i corsi online debbano essere seguiti in postazioni appartate e per almeno due ore consecutive.
Laddove questo non dovesse risultare possibile, si può richiedere l’utilizzo di postazione appartata presso altri locali o uffici dell’azienda.

Le attuali disposizioni normative emergenziali permettono, fino al 30 giugno, di equiparare lo Smart Working Ordinario allo Smart Working “Semplificato”.
I colleghi abilitati allo Smart Working Semplificato (sia ordinario che solo emergenziale), di conseguenza, hanno già la possibilità di fruire corsi in modalità “Smart Learning” e per loro non c’è necessità di inserire un differente giustificativo quando fanno formazione.

Le piattaforme BLearning e Onda Corta consentono la rendicontazione delle attività svolte sia in azienda che fuori dai locali aziendali. La partecipazione ai corsi viene registrata automaticamente nel rispetto delle norme aziendali.

Per accedere alle piattaforme sopra indicate è necessario utilizzare i seguenti link ed inserire le proprie credenziali:

BLearning: www.gruppobperelearning.it/esterni

OndaCorta: www.ondacorta.it

Per informazioni e per le modalità di creazione delle proprie credenziali sono disponibili pagine dedicate, raggiungibili  seguendo il percorso:

BLink -Servizi per il Personale – Formazione Gestione e Sviluppo – Formazione.

Per ulteriori dettagli si rimanda alla circolare in pubblicazione.

12 aprile 2022

 

I Componenti Fisac CGIL della
Commissione Formazione

Anna Trovato
Bruno Lorenzo