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Intesa-Ubi, l’Antitrust mette in stand-by l’operazione.

L’Antitrust rileva che l’accordo per la cessione a Bper di una serie di attività al dettaglio non può essere preso in considerazione perché non è chiaro quali siano gli asset che sarebbero ceduti.


Nell’attesa di avere chiarimenti sulla cessione di asset a Bper, l’Antitrust mette in stand-by l’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo. In una nota l’Authority guidata da Roberto Rustichelli precisa che “non è stata assunta alcuna decisione” in merito alla “compatibilità” della concentrazione tra Intesa e Ubi Banca “con le regole della concorrenza”.
Allo stato”, spiega ancora l’Authority, “è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione”.

Una comunicazione, quest’ultima, con cui l’Ente precisa la propria posizione dopo le indiscrezioni che riportavano stralci della Comunicazione delle Risultanze Istruttorie. Nel documento, inviato nei giorni scorsi, l’Authority afferma che alla luce delle criticità emerse l’operazione non è «allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata».

Dopo l’avvio del procedimento, e la Comunicazione alle parti delle risultanze dell’istruttoria, il documento ora dovrà essere oggetto di controdeduzioni e chiarimenti da parte dei soggetti coinvolti. Peraltro va segnalato che nella sua valutazione dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca, l’autorità Antitrust non ha preso in considerazione la prevista cessione di 400-500 sportelli a Bper perché «in base alle informazioni fornite da Intesa Sanpaolo, non è stato in alcun modo possibile enucleare il ramo di azienda Ubi oggetto di cessione a Bper, senza che permanessero significative incertezze in merito al suo perimetro».

Operazione al momento non autorizzabile

Realistico, dunque, che Intesa voglia precisare con maggiore dettaglio il perimetro di attività oggetto di cessione. Dal documento emerge anche che lo scorso primo giugno Intesa ha chiesto tempo fino al 10 giugno per «fornire la specificazione del ramo di azienda» che sarà ceduto a Bper. Istanza che tuttavia l’Antitrust ha rigettato il 3 giugno. Le parti avranno ora tempo di presentare memorie e documentazioni entro il 15 giugno. Il 18 giugno è invece prevista l’audizione finale di tutti i soggetti coinvolti.
La decisione finale attesa nella seconda metà di luglio

Dopo l’audizione collegiale il procedimento entrerà nella fase decisoria, rispetto alla quale le risultanze istruttorie non precludono alcun esito. Una volta acquisito il parere non vincolante dell’Ivass, per il quale c’è un termine massimo di 30 giorni, il collegio dovrà chiudere entro i 60 giorni lavorativi dall’avvio dell’istruttoria il procedimento, per cui una decisione è attesa nella seconda metà di luglio. L’Antitrust può approvare l’operazione, rigettarla nella sua interezza o approvarla chiedendo però dei correttivi. “E’ ragionevole attendersi che Intesa presenti le proprie controdeduzioni e/o eventuali piani alternativi di cessione in modo da garantirsi il rispetto delle condizioni richieste rimuovendo un ostacolo che non consente la partenza dell`Ops sul mercato”, ha scritto oggi Equita Sim in un suo report.

Concentrazione in molti mercati

Nelle conclusioni delle «risultanze istruttorie» l’Antitrust, come riportato da Radiocor, rileva che la concentrazione è in grado di ridurre «in maniera sostanziale e durevole la concorrenza» su una serie di mercati «in ragione dell’elevata quota di mercato e livello di concentrazione raggiunta, accompagnati da una distanza significativa dal secondo operatore di ciascuna area e in considerazione della capacità ‘disciplinante’ di Ubi nei confronti delle maggiori banche».

L’Antitrust ha identificato «639 aree critiche nel mercato della raccolta bancaria, 782 negli impieghi alle famiglie consumatrici e 218 negli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese, nelle quali l’operazione in esame conduce alla costituzione o al rafforzamento di una posizione dominante». Le “aree” citate sono lo cosiddette “catchment area”, vale a dire i bacini di utenza dei 1.064 sportelli Ubi, la cui ampiezza è stata determinata, secondo la prassi Antitrust, «considerando un tempo di percorrenza massimo di 30 minuti in auto, calcolato sulla base della mobilità della domanda dei clienti bancari». L’autorità sottolinea inoltre che il numero totale di aree problematiche è naturalmente inferiore alla somma delle cifre riportate, dato che in molti casi la stessa area può essere critica in due o più mercati. Sono state identificate come critiche le aree in cui la banca nata dall’aggregazione avrebbe, tra le altre cose, «una quota di mercato congiunta maggiore o uguale al 35%» e «un distanziamento dal secondo operatore, in termini di quota di mercato, non inferiore a 10 punti percentuali».

I dubbi sulla cessione di filiali a Bper

L’Antitrust ritiene inoltre che «non possa essere preso in considerazione, quale intervento volto a risolvere le criticità concorrenziali dell’operazione in specifici mercati e aree territoriali, il contenuto dell’accordo sottoscritto» da Intesa e Bper, che prevede la cessione a quest’ultima di un pacchetto di 400-500 filiali. Ciò, scrive l’Antitrust, per tre ragioni: in primo luogo per la «sostanziale indeterminatezza del perimetro del ramo di azienda di Ubi, oggetto di cessione in favore di Bper»; in secondo luogo per le «incertezze in merito all’effettiva attuazione di tale accordo» qualora Intesa detenga a valle dell’offerta pubblica di scambio «il mero controllo al 50% più 1 azione del capitale sociale di Ubi»; infine per la «sostanziale inefficacia di tale accordo rispetto alle criticità in altre aree del territorio italiano, diverse dalle province del nord-ovest, su cui parimenti le quote post merger» di Intesa e Ubi «risultano di indubbia rilevanza, con specifico riferimento ad alcune CA (catchment area, mercati locali circoscritti ai bacini d’utenza, ndr) della regione Calabria e della regione Marche, nonché dell’Abruzzo».

Per Ubi operazione punta a eliminare concorrente

Ubi Banca «ha sostenuto che l’operazione notificata», vale a dire l’ops lanciata da Intesa Sanpaolo, «eliminerebbe dal mercato non solo un operatore capace già oggi di esercitare una significativa pressione concorrenziale, ma anche l’unico competitor tra quelli di medie dimensioni capace di avviare un percorso di consolidamento nel mercato bancario nazionale in modo indipendente e, dunque, di creare nel breve/medio periodo un terzo polo alternativo a Intesa e UniCredit».

Secondo Ubi «che questo sia il reale fine dell’operazione» sarebbe provato anche dalla decisione di Intesa di procedere con «un’ops ostile, scegliendo un percorso proceduralmente molto più complesso» rispetto a un negoziato. Una modalità «atipica per il settore bancario». «In un mercato nel quale vi sono molti operatori che sarebbero disponibili a valutare ipotesi di integrazione – conclude Ubi, secondo quanto riportato dall’Antitrust – tale modo di procedere cela la volontà di eliminare un operatore temibile e conferma l’assoluto valore competitivo di Ubi».

Nel quadro delle audizioni all’Antitrust, emergono poi schermaglie tra i due gruppi, e in particolare in merito all’ipotesi, evocata da Ubi, che la banca guidata da Victor Massiah faccia da pivot per la creazione di un terzo polo bancario in Italia. Nella Comunicazione delle risultanze istruttorie dell’Antitrust, Ubi ha spiegato «di aver valutato, a livello progettuale, la possibilità di procedere a forme di aggregazione con altri istituti bancari di medie dimensioni (segnatamente Mps, Bper, Bpm), e in particolare con Bper, con la quale risultato agli atti tavoli tecnici con Bper e Unipol». Sul tema la stessa Bper ha chiarito che «nell’autunno 2019 hanno avuto luogo alcuni contatti esplorativi», ma l’interlocuzione si è interrotta alla fine dell’anno per scelta di Ubi, che ha comunicato «di volersi focalizzare su altre priorità, quali l’elaborazione del proprio piano industriale poi presentato in febbraio». Intesa, da parte sua, rileva quindi che «non risultano elementi di fatto da cui possa desumersi che Ubi stesse effettivamente procedendo ad aggregazioni con altri operatori, né tantomeno che tali aggregazioni le avebbero consentito di raggiungere le dimensioni di Intesa Sanpaolo e UniCredit».

Intesa: Ubi non aveva altri interlocutori

L’istituto guidato dall’a.d. Carlo Messina ricorda infatti che in passato le acquisizioni di Ubi hanno riguardato solo «piccole realtà locali in condizioni molto particolari», cioè le cosiddette good banks di Banca Marche, Etruria e Carichieti, e che il piano industriale presentato da Ubi il 17 febbraio, «vale a dire lo stesso giorno dell’annuncio dell’ops», è «stato concepito in ottica “stand alone”». «Pertanto – conclude Intesa – le dichiarazioni di Ubi secondo cui la società avrebbe avuto contatti preliminari con altre banche appaiono manifestamente inidonee a supportare il requisito della “ragionevole certezza” e della sussistenza di evidenze specifiche e convergenti di uno scenario controfattuale, ma confermano semmai come Ubi, all’epoca dell’ops, non avesse individuato uno specifico interlocutore con cui realizzare un’operazione di integrazione».

Intesa: senza Bper valuta operazione diversa da nostra ops

Infine, dal documento emerge come Intesa segnali all’Antritust come, escludendo dalle sue valutazioni la prevista cessione di sportelli a Bper, l’Authority stia valutando un’operazione diversa da quella presentata dalla stessa Intesa, che ha tra le sue condizioni di efficacia quella di ottenere una «autorizzazione incondizionata» dall’autorità. Lo ha sottolineato la stessa Intesa all’Antitrust, secondo quanto riportato da quest’ultima nella Comunicazione delle risultanze istruttorie. «Ad avviso di Intesa Sanpaolo – si legge nel documento – l’Autorità starebbe valutando nella presente istruttoria un’operazione differente rispetto a quanto notificato dalla stessa Intesa Sanpaolo, con conseguenze rilevanti anche sull’ops, posto che l’operazione è subordinata all’autorizzazione incondizionata dell’Autorità».
A quanto si legge nel documento, inoltre, lo scorso primo giugno Intesa aveva chiesto tempo fino al 10 del mese per «specificare il ramo di azienda» da vendere a Bper. Una richiesta, respinta dall’Antitrust il 3 giugno, che secondo quanto risulta a Radiocor metteva sul piatto anche una possibile revisione del perimetro oggetto di cessione, secondo criteri di massima cautela e peggiorativi per Intesa, con una conseguente modifica degli accordi con Bper, per garantire di ridurre le quote di mercato al di sotto della soglia del 35% in tutte le province italiane.

Fonte: www.ilsole24ore.it

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Il Job’s Act ha fatto diminuire le nascite in Italia

Nascono pochi bambini in Italia. E ne nascono ancora meno da quando è arrivato il Jobs Act. Per dirla meglio: da quando – nel 2015 – è stato cancellato l’articolo 18, e gli imprenditori possono più facilmente licenziare una dipendente.
Lo dicono i numeri.

A valutare come la riforma renziana del mercato del lavoro abbia influito sulla natalità è uno studio condotto da Maria De Paola e Vincenzo Scoppa, ordinari di Economia presso l’Università della Calabria, insieme con Roberto Nisticò, ricercatore di Economia Politica all’Università di Napoli Federico II e all’Institute of Labor Economics (Iza) di Bonn. Il Jobs Act è entrato in vigore il 7 marzo 2015 ed è efficace solo sui rapporti di lavoro avviati dopo quel giorno.

La principale novità consiste nell’aver abolito la norma dello Statuto del lavoratori che prevedeva il diritto a essere reintegrato per chi fosse stato licenziato senza giusta causa da un datore con almeno 15 dipendenti (sotto questa soglia, invece, l’articolo 18 non si applicava già prima del Jobs Act). La riforma ha sostituito questa tutela forte con un indennizzo in denaro.

Mandare a casa un addetto è diventato molto meno costoso pure per le aziende più grandi, insomma, e i nuovi lavoratori – nel frattempo assunti con il contratto ora chiamato “a tutele crescenti” – si sentono meno sicuri di chi è stato reclutato prima del 7 marzo 2015. Questo ha influito sulle scelte di maternità delle donne: gli studiosi hanno suddiviso il campione tra lavoratrici assunte prima e dopo il Jobs Act e poi hanno distinto quelle impiegate in imprese sotto i 15 addetti – alle quali le nuove norme non hanno cambiato nulla – e quelle sopra quella soglia, direttamente colpite dalla legge.

Tra quelle entrate prima della riforma, risultava aver preso il congedo di maternità il 3,4% nelle aziende più piccole e il 4,2% in quelle più grandi. Tra i due gruppi c’era una differenza netta: le più protette erano più propense ad avere figli. Tra quelle arrivate dopo, invece, non c’è alcuna differenza: entrambi i gruppi registrano un 2 per cento. Insomma, una volta allineate (al ribasso) le tutele, si è allineata anche la scarsa propensione a diventare madri.
Gli autori dello studio hanno anche chiarito che non tutte sono state colpite allo stesso modo dalla riforma. Visto che negli stessi anni sono stati incentivati i contratti a tempo indeterminato, per chi è stato stabilizzato potrebbe esserci stata una conseguenza inversa (cioè si sono decise a fare figli). Ma in generale i numeri parlano di un effetto negativo.
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it



La Bce dà il via libera al matrimonio Intesa-Ubi

Come da attese, e nei termini dei 60 giorni previsti, Francoforte ha dato in serata dunque disco verde all’operazione che vede la fusione tra la prima e la quarta banca italiana, che è vincolata all’acquisizione del 50% più dei voti di Ubi.


Mentre la Vigilanza Bce dice sì all’acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo, Ca’ de Sass esclude che la pandemia possa impattare negativamente su Ubi, Intesa o sull’offerta di scambio in sé.
Intesa aveva annunciato l’Offerta pubblica di scambio su Ubi lo scorso 17 febbraio ed entro il 6 marzo, giorno in cui ha comunicato il deposito in Consob del documento di offerta, aveva presentato a tutte le autorità competenti «le comunicazioni e le domande volte a ottenere le autorizzazioni».

Come da attese, e nei termini dei 60 giorni previsti, Francoforte ha dato in serata dunque disco verde all’operazione che vede la fusione tra la prima e la quarta banca italiana, che è vincolata all’acquisizione del 50% più dei voti di Ubi. La banca guidata da Carlo Messina incassa così un importante punto a favore nella battaglia che la vede opposta a Ubi: l’ex popolare, i cui grandi soci si dicono contrari all’offerta, ha infatti avviato nelle scorse settimane un ricorso al Tribunale di Milano per chiedere la verifica dell’efficacia dell’Ops, nella convinzione che la mancata rinuncia da parte di Intesa alla condizione Mac – attivata dal Covid-19 – l’abbia fatta decadere.

E proprio su questo punto, Intesa chiarisce che non includerà tra le condizioni di efficacia dell’Ops la pandemia e i suoi effetti. «A seguito dell’autorizzazione ricevuta da parte della Banca Centrale Europea» la banca ritiene che «pur non disponendo tuttora di informazioni in merito ai possibili effetti pregiudizievoli della pandemia da COVID-19 su UBI Banca», che «ragionevolmente dalla pandemia non derivino effetti tali da modificare negativamente l’attività di UBI Banca e/o la situazione finanziaria, patrimoniale, economica o reddituale sua e/o delle società del gruppo UBI, oltre ad analoghi effetti per l’Offerta e per Intesa Sanpaolo». Di conseguenza, Intesa Sanpaolo «non includerà tra le condizioni di efficacia dell’Offerta la pandemia da COVID-19 e i suoi effetti» come indicati al punto (v) del paragrafo 1.5 della comunicazione pubblicata dalla Banca il 17 febbraio 2020.

Nel contempo è in corso un’istruttoria da parte dell’Antitrust per verificare il rispetto dei limiti alle concentrazioni, procedimento che è destinato a spostare a settembre l’avvio dell’Ops originariamente fissato per luglio. Infine, a valle delle autorizzazioni delle Authority prudenziali (oltre a Bce, anche Ivass) si esprimerà Consob, che dovrà dare il suo via libera al prospetto.

 

Fonte: www.ilsole24ore.it




Banca Fucino non fornisce copia del piano industriale

Banca del Fucino S.p.A.

Spett.le Banca del Fucino S.p.A.
C.A. del Presidente
Dott. Mauro Masi

C.A. del Vice-Presidente
Dott. Francesco Maiolini

C.A. del Vice Direttore Vicario
Dott. Andrea Colafranceschi

C.A. del Responsabile Risorse Umane
Dott.ssa Roberta Pennacchietti

e p.c.
a tutte le Lavoratrici e a tutti i Lavoratori
della Banca del Fucino

Roma, 4 giugno 2020

 

OGGETTO: RISPOSTA ALLA VS. DEL 26 MAGGIO 2020

 

 

Egregi Signori,

in riferimento alla Vs. del 26 maggio u.s. evidenziamo quanto segue.
Benché voi sottolineiate che non sussista alcun obbligo per l’Azienda di consegnare il piano industrlale, è tuttavia uso generalmente invalso nelle relazioni industriali (nonché segno di trasparenza e rispetto del ruolo sindacale) fornire copia della documentazione richiesta dalle OO.SS., anche e soprattutto in ordine al piano industriale.
In caso di fusione tra due istituti, poi, si tratta di un atto dovuto. E’ fin troppo ovvio infatti che una relazione orale o la consegna di un documento sintetico in ordine allo stesso, possono essere omissivi di alcuni aspetti.

Quanto poi alla proroga del CIA in scadenza, affermate che l’Azienda è disponibile ad affrontare il discorso entro quella data. Ricordiamo che nel primo incontro svolto è stato proprio il Dott Maiolini ad affermare la necessità di una proroga ad autunno inoltrato, stante l’impossibilità di condurre trattative in questo periodo (emergenza Covid e fusione in corso). Cosa significa ora che l’Azienda vorrebbe discutere la proroga? Premesso che è l’Azienda che ha tutto da guadagnare a posticipare la data per il rinnovo del contratto, la proroga non si discute: si fa o non si fa. La discussione, semmai, attiene alla trattativa di rinnovo, che non può essere affrontata (a detta anche dell’Azienda) nell’imminenza delle complesse operazioni societarie da svolgersi entro il 30 giugno.

Abbiamo pertanto l’impressione che l’Azienda stia temporeggiando nell’accogliere quanto richiesto dalle OO.SS., mentre quello che sembra stare veramente a cuore alla dirigenza è ottenere l’accordo per un esodo dei Lavoratori, che però, come è noto, necessita dell’approvazione delle OO.SS.
Una procedura di concertazione non nasce sotto i migliori auspici se una parte pretende di portarla avanti unilateralmente, secondo i propri desiderata.

Riassumendo: le OO.SS. hanno chiesto il piano industriale e l’Azienda non ha nessuna intenzione di consegnarlo. Le OO.SS. hanno inoltre chiesto la formalizzazione della proroga del CIA, sulla quale (a parole) l’Azienda si è detta d’accordo, ma che di fatto continua a rinviare. D’altro canto, vuole portare a casa, a “costo zero” l’accordo sull’esodo, con l obiettivo di sfoltire l’organico (e qui il pensiero corre ai due licenziamenti in Igea Banca di qualche mese fa, in splendida solitudine nel sistema bancario).
Noi abbiamo una sola priorità: ottenere garanzie sull’occupazione e salvaguardia dei diritti di tutti i Lavoratori
. Non vorremmo trovare brutte sorprese nel piano industriale che non ci volete far vedere, come cessioni di ramo di Azienda (esternalizzazioni). Saremo sempre disponibili al dialogo costruttivo e rispettoso del riconoscimento reciproco delle parti, viceversa, qualora dovesse permanere un atteggiamento ostruzionistico da parte vostra, non potremo che prenderne atto, chiudendo la procedura di fusione. In assenza della consegna del piano industriale, la procedura sarebbe soltanto una farsa. In tal caso daremo avvio alla fase di rinnovo del contratto integrativo aziendale.

In attesa di riscontro scritto, porgiamo distinti saluti.


C.A.C. Fisac Cgil – R.S.A. UILca

Banca del Fucino S.p.A.




Il Bonus Baby Sitting raddoppia

Potrà essere erogato anche direttamente al genitore per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi integrativi per l’infanzia.


Il Bonus Baby Sitting raddoppia: la misura è contenuta nel DL Rilancio in favore delle famiglie per l’accudimento dei figli.

Lo prevede l’articolo 72 del DL “Rilancio” (DL 34/2020) nell’ambito del pacchetto di misure a sostegno del welfare per le famiglie. Come anticipato, il bonus a differenza di quanto in precedenza previsto potrà essere erogato anche direttamente al genitore per l’iscrizione del minore ai centri estivi.

Secondo quanto previsto in origine dal DL “Cura Italia” (DL 18/2020) il bonus spettava nellamisura di 600 euro:

  • a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato;
  • ai lavoratori iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps (sia titolari di partiva iva che collaboratori);
  • ai lavoratori iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (es. commercianti, artigiani e coltivatori diretti) in alternativa alla fruizione del congedo COVID-19
  • nonché ai lavoratori autonomi non iscritti all’INPS (cioè ad esempio avvocati, ingegneri, architetti eccetera) subordinatamente alla comunicazione, da parte delle rispettive casse previdenziali, del numero dei beneficiari.

Per i comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico e per il settore sanitario, pubblico e privato accreditato, la misura era maggiorata a 1.000 euro (la presenza nel nucleo di più figli minori non determina l’aumento dell’importo concedibile).

Il Bonus Baby Sitting raddoppia: quanto vale adesso?

L’articolo 72 del decreto legge 34/2020 raddoppia l’importo erogabile da 600 a 1.200 euro (e da 1.000 a 2.000 euro la cifra più alta) ferme restando le categorie beneficiarie.

Resta inteso che il bonus potrà essere riconosciuto esclusivamente ai genitori di figli che alla data del 5 marzo 2020 abbiano un’età inferiore a 12 anni.

Si prescinde dall’età anagrafica se trattasi di figli con handicap in situazione di gravità iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni assistenziali.

La seconda novità riguarda il termine di fruizione del bonus. Che originariamente coincideva con il periodo di sospensione dei servizi scolastici (quindi entro la prima settimana di giugno 2020). Con il DL Rilancio la cifra potrà essere spesa per pagare servizi di baby sitting erogati sino al 31 luglio 2020.

Viene introdotta, infine, anche la facoltà di ricevere il bonus non tramite il libretto della famiglia. Ma direttamente al richiedente: questo si applica per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi integrativi per l’infanzia.

 

fonte: www.lentepibblica.it




FASE 2- Riapertura sportelli dell’Agenzia delle entrate-Riscossione

In data odierna, nel corso di una call conference, l’azienda ha dato un’informativa riguardante le disposizioni organizzative predisposte per la riapertura degli sportelli prevista per il prossimo 15 giugno.

Il Responsabile delle Risorse Umane ha dichiarato che stanno per essere ultimate le procedure per l’attuazione delle misure previste dal Protocollo condiviso con le Organizzazioni Sindacali per il contenimento ed il contrasto al Coronavirus; ieri è stato pubblicato in Open Space l’Allegato Emergenza Covid-19 al Manuale della Sicurezza e a breve sarà anche reso disponibile ai colleghi che sono in possesso dei previsti requisiti un Applicativo per l’inserimento delle richieste di esonero dal lavoro in presenza.

Saranno riaperti al pubblico, su appuntamento, 134 sportelli che corrispondono all’80% del totale, con esclusione in linea di massima dei più piccoli e di quelli allocati nelle sedi di altre Amministrazioni. Nella fase iniziale non sarà effettuato il servizio di cassa, l’Ente valuterà successivamente in base alle esigenze quando eventualmente ripristinarlo.

Rientreranno in presenza complessivamente, 466 colleghi nell’Area Nord e 518 nell’Area Sud.

Più dettagliatamente l’Ente ha informato che nella Rete Nord saranno riaperti 77 sportelli, rispetto ai 103 esistenti per un totale di 190 postazioni; nella Rete Sud saranno riaperti 57 sportelli su 84 esistenti per un totale di 113 postazioni.
I colleghi che lavoreranno in presenza effettueranno attività di sportello ed attività di supporto, sia a livello territoriale che a livello regionale. Con riferimento ai colleghi delle Direzioni Regionali saranno interessati quelli facenti parte di: Servizi amministrativi, Pianificazione e morosità rilevante, Produzione e notifica, Servizi regionali ai contribuenti, Contenzioso e Amministrazione Riscossione.

E’ confermata inoltre l’attività in presenza per consentire la protocollazione, la scannerizzazione degli atti, e tutte quelle operazioni necessarie anche alle lavorazioni che dovranno continuare ad esser svolte in modalità agile. Ci sarà inoltre il coinvolgimento dei responsabili, degli addetti al Pronto soccorso ed alla Sicurezza.
Sarà garantita ai colleghi la rotazione che potrà avvenire su base giornaliera o settimanale e saranno prese in considerazione le richieste di rientro su base volontaria.

L’Ente ha infine dichiarato che nei prossimi giorni verranno completati tutti i lavori necessari per la predisposizione logistica degli sportelli soprattutto con riguardo alla cartellonistica e segnaletica; verranno disattivate le funzioni di ricircolo dei condizionatori.
E’ stato richiesto che venga il prima possibile pubblicizzata la modalità di riapertura per appuntamento in modo da evitare assembramenti di contribuenti agli sportelli e raccomandato, laddove presenti, l’utilizzo dei citofoni per l’ingresso dei contribuenti muniti di prenotazione.

Le Scriventi OO.SS. hanno infine ribadito all’Azienda la necessità di garantire ai colleghi che rientreranno in presenza il massimo livello di sicurezza attuando rigorosamente le misure previste per il contrasto al contagio da Covid-19 contenute nel Protocollo sottoscritto ed esortato alla puntuale informazione circa l’utilizzo dei previsti dispositivi di protezione individuale ed il rispetto di tutte le procedure affinché i sacrifici fin qui fatti non vengano vanificati.

Queste Segreterie continueranno a vigilare e monitorare l’evolversi della situazione in prossimità della riapertura degli sportelli e della graduale ripresa in presenza a tutela della salute e sicurezza di tutte le lavoratrici ed i lavoratori.

Roma, 4 giugno 2020

 

Le Segreterie




Covid: metà dei prestiti in 4 regioni del Nord. E il Sud rischia l’usura

Quella dei prestiti garantiti dallo Stato resta una battaglia estenuante che si gioca sul filo dei numeri. A più di un mese dall’avvio della macchina, da una parte ci sono i dati annunciati dalla task force bancaria che si incensa per le quasi 400mila richieste di finanziamento arrivate al Fondo centrale di garanzia che gestisce i mini prestiti da 25mila (presto saliranno a 30mila) e 800mila euro, che però fino a oggi sono arrivati solo a metà degli imprenditori. Dall’altra parte ci sono i numeri che arrivano dal territorio, elaborati dal sindacato Fabi, che mostrano una spaccatura tra Nord e Sud: il 50,7% dei prestiti garantiti che è appannaggio di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Quattro Regioni dove, però, è attivo solo il 38% di partite Iva e pmi. Mentre il resto d’Italia, dove opera il 62% di questi professionisti, deve spartirsi l’altra metà dei soldi.

Alcune banche – spiega il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoniper loro convenienze stanno penalizzando determinati territori favorendone altri. Così si allarga il rischio usura: chi non ottiene finanziamenti in banca finisce molto probabilmente in mano alla criminalità organizzata”. Un allarme lanciato negli scorsi giorni dal premier Giuseppe Conte, quando dal “mettetevi una mano sul cuore” è passato a chiedere alle banche “di fare subito”, per il pericolo che “le mafie possano nutrirsi delle difficoltà dei cittadini”.

Ma sulla disperazione degli imprenditori, prevale il fattore territorio. Su 17,1 miliardi di euro di prestiti richiesti al Fondo centrale di garanzia per le pmi fino al 25 maggio, nelle 4 Regioni del Nord andranno ben 8,6 miliardi. In particolare, in Veneto le domande valgono 1,9 miliardi (l’11,5% del totale), mentre la quota di pmi e partite Iva si ferma al 7,9%; situazione simile a quella dell’Emilia-Romagna con 1,7 miliardi di richieste (10,1%) e il 7,4% di imprese e partite Iva; in Piemonte c’è un sostanziale equilibrio: le domande valgono 1,1 miliardi (6,5%), mentre la quota di pmi e partite Iva si attesta al 7%; in Lombardia le domande ammontano a 3,9 miliardi (22,5% del totale), ma imprese e partite Iva rappresentano il 15,7% del totale. È soprattutto a Bergamo e a Brescia che si registra una fervida attività: Ubi sta erogando i prestiti con percentuali bulgare come possibile mossa per difendersi dall’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo. Alle altre 16 Regioni non resta che dividersi le briciole. Ad esempio, nel Lazio le domande di prestiti valgono il 9,4% del totale (1,6 miliardi), ma le pmi e partite Iva rappresentano il 10,9% del bacino nazionale; in Campania, i prestiti arrivano al 7,7% (1,3 miliardi) e le pmi e partite Iva sono il 9,8% del totale; mentre in Toscana il 6,2% dei prestiti è andato al 6,8% dei professionisti.

L’Associazione bancaria non ci sta però a far passare l’idea che le banche possano scegliere gli imprenditori ai quali dare i soldi. E al report della Fabi risponde con uno suo in cui spiega che, anzi, “c’è una forte correlazione tra la distribuzione territoriale delle domande di finanziamento fino a 25.000 euro garantiti al 100% e la loro potenziale domanda”. Ma i due rapporti non sono paragonabili: quello del sindacato include anche i prestiti fino a 800mila euro, elargiti fino a oggi solo a 1 imprenditore su 4. E, sempre secondo l’Abi, a influire sulle domande ci sarebbero “gli effetti del Covid” che dovrebbero giustificare il minor numero di richieste presentate “a Bolzano e Trento, così come in Sicilia e in Campania”. Tralasciando il fatto che la chiusura ha comunque interessato tutto il Paese: bar e negozi di Milano, come quelli di Catania.

 

Da “Il Fatto Quotidiano” del 29/5/2020

 

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Permessi L.104: legittimo il licenziamento per chi li usa per riposarsi

Se da un lato non è possibile sfruttare i permessi della legge 104 (quelli riconosciuti a chi assiste un familiare disabile) per andare al mare, fare vacanza o il ponte dalle ferie, non si può neanche restare a casa in panciolle. Viene licenziato il dipendente che usa i permessi 104 per riposarsi. A dirlo è stata la Cassazione (sentenza n. 18411/19).

La pronuncia sdogana un altro importante principio: fa bene il datore di lavoro a usare gli investigatori privati per smascherare il lavoratore infedele. Gli 007 possono infatti pedinarlo, appostarsi sotto casa e controllarne le mosse purché non invadano la privacy del suo domicilio.

L’interpretazione non è nuova. Originale è però la vicenda. Se, infatti, negli altri episodi di licenziamento per abusi della legge 104, il dipendente si è sempre fatto sorprendere dagli investigatori fuori di casa, intento a svolgere commissioni personali, shopping, attività sportive o, in alcuni casi, in un night club, in questa vicenda il soggetto era rimasto sul divano a riposarsi piuttosto che andare a casa della zia disabile, della quale doveva prendersi cura. Stanco dopo una settimana di lavoro e, probabilmente, anche per l’assistenza prestata alla familiare con l’handicap, il dipendente aveva deciso di dedicare qualche ora in più al sonno e alla tv. Comportamento però ritenuto illegittimo dalla Cassazione secondo cui si può licenziare in tronco, per giusta causa, il dipendente che sfrutta i permessi 104 per riposarsi.

Decisiva è stata la testimonianza degli investigatori appostatisi sotto le abitazioni dell’incolpato e della parente. E tale condotta, non c’è che dire, mina ai fondamenti del rapporto di lavoro basato sulla fiducia. Pesa il disvalore etico e sociale della condotta che compromette in modo irrimediabile il rapporto di fiducia con il datore.

Il dipendente non può quindi usare i permessi per finalità diverse rispetto a quelle previste dalla legge. E se anche per i permessi retribuiti previsti dalla legge 104 non è necessario passare tutte le 24 ore con il familiare bisognoso, buona parte della giornata deve essere comune rivolta a tale scopo.

Ultimo aspetto da non sottovalutare: per la Cassazione bastano anche due soli episodi per giustificare il licenziamento immediato. L’uomo aveva abusato dei permessi per ben due giorni, non muovendosi da casa fra le 6,30 e le 21, senza invece andare ad aiutare la zia anziana.

Insomma, nei giorni di permesso 104 bisogna uscire di casa, ma non per divertirsi con gli amici. Chi non presta assistenza al disabile perde il posto.

 

Fonte: www.laleggepertutti.it

 




730 e Unico, le scadenze fiscali

Con la Fase 2 sono ripartite anche le scadenze, e tra queste quella più importante per i lavoratori dipendenti: la presentazione di 730 o Unico. Il Covid ha fatto slittare i termini rispettivamente al 30 settembre per il 730 ed al 30 novembre per Unico.

Ricordando che i CAF convenzionati con le nostre strutture sono a vostra disposizione di seguito abbiamo riepilogato le principali novità fiscali per il 2020 ed un dettaglio di tutte le spese che possono essere portate in detrazione/deduzione.

 

 

SPESE SOSTENUTE – DETRAZIONE/DEDUZIONE E LORO DOCUMENTAZIONE

  • Visite mediche specialistiche e generiche, esami, acquisto di medicinali, con fattura o con scontrino, (detraibili al di sopra della franchigia di € 129,11).
  • Assicurazioni vita e infortuni (se prima presentazione occorre anche originale della polizza). Le polizze vita e infortuni nell’ambito del limite previsto sono detraibili purché contraente e assicurato siano il dichiarante o un familiare a carico.
  • Assicurazioni a decorrere dal periodo di imposta 2016, le assicurazioni con oggetto il rischio morte finalizzate alla tutela delle persone affette da gravi disabilità, potranno usufruire di una detrazione del 19% fino ad un importo massimo di 750 euro.
  • Premi di assicurazione che hanno a oggetto il rischio eventi calamitosi per le unità immobiliari a uso abitativo. Le polizze relative alle assicurazioni aventi a oggetto il rischio di eventi calamitosi, devono essere stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2018 e la detrazione fiscale prevista ammonta al 19%.
  • Bollettini pagati per contributi volontari.
  • Tasse universitarie.
  • Rette per asili nido (queste ultime detraibili sino all’importo massimo di € 632,00 per ogni figlio).
  • Spese scolastiche nel limite di 800 € per studente nel 2019, su cui opera la detrazione IRPEF del 19%. Si tratta di spese sostenute per la frequenza delle scuole paritarie dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, nonché delle scuole secondarie di secondo grado. (tasse, contributi, mense e gite scolastiche)
  • School Bonus per le erogazioni liberali effettuate nel 2019 a favore degli istituti nazionali, è previsto un credito di imposta pari al 65% delle erogazioni effettuate, che sarà ripartito in tre quote annuali di pari importo.
  • 19% per gli abbonamenti per i mezzi pubblici, come treni e bus. La detrazione fiscale spetta per le spese sostenute sia per il contribuente che per i familiari fiscalmente a carico entro un importo complessivo non superiore a 250 euro.
  • Consorzio di bonifica, (ATTENZIONE: PER CHI EFFETTUA IL PAGAMENTO CON ADDEBITO SU C/C OCCORRE ALLEGARE COPIA DEL MOVIMENTO DI ADDEBITO)
  • Assegni di mantenimento ex coniuge (occorre sentenza di separazione o divorzio e codice fiscale ex coniuge e certificazione di pagamento).
  • Contributi assistenziali e previdenziali obbligatori.
  • Spese veterinarie: detrazione 19%, franchigia 129,11 € e importo massimo di spesa detraibile 387,34 euro
  • Spese funebri, non rileva più il grado di parentela, è sufficiente avere la fattura intestata.
  • Erogazioni effettuate tramite bonifici bancari, bollettini postali, assegni o carte di credito a favore di ONLUS, movimenti e partiti politici, società e associazioni sportive dilettantistiche.
  • Versamento a istituto religioso.
  • Contributi per i paesi in via di sviluppo.
  • Bonus mobili giovani coppie sostenuti fino al 2016, il bonus è destinato alle giovani coppie in cui uno dei due componenti abbia un’età pari o inferiore a 35 anni, potranno usufruire di una detrazione IRPRF del 50% dei costi sostenuti per l’acquisto di arredi per la prima casa, purché quest’ultima sia stata comprata nel 2015 o 2016. La spesa massima detraibile è 16.000 euro.
  • Spese per attività sportive praticate da ragazzi da 5 a 18 anni nel limite di € 210,00 per ragazzo.
  • Spese per affitti studenti universitari fuori sede oltre 100 km (contratto di affitto e ricevute) spese di affitto per lavoratore dipendente trasferito in altra regione, spese di affitto per contratti a giovani fra i 20 e 30 anni di età per unità immobiliare destinata a propria abitazione diversa da quella dei genitori.
  • Bollettini di versamenti per contributi per colf, babysitter, assistenti persone anziane.
  • Spesa sostenuta per l’acquisto di auto o ausili informatici per disabili
  • Il 19% delle spese sostenute per l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’approfondimento, nonché per l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere, per chi soffre di disturbi dell’apprendimento. Le spese che si possono detrarre sono quelle sostenute in favore dei minori o di maggiorenni con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado. Per detrarre le spese sostenute per gli studenti con disturbi dell’apprendimento è necessario un certificato medico che attesti il collegamento funzionale fra i sussidi e gli strumenti acquistati, il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato e il documento di spesa che attesti la spesa sostenuta.
  • Spese sostenute per l’adozione di minori stranieri
  • Spese per riscatto del corso universitario di laurea per familiari a carico

  • Documento di spesa per badante (assistente di persone non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita) detraibile nel limite di € 2.100,00. La documentazione che serve per la dichiarazione dei redditi deve contenere i dati di chi effettua il pagamento e quelli di chi presta assistenza e dell’assistito
  • Donazioni: è prevista una deduzione pari al 20% su erogazioni liberali, donazioni e altri atti a titolo gratuito, complessivamente non superiori a 100.000 euro, a favore di fondi speciali che operano nel settore della beneficenza.
  • Per le erogazioni liberali destinate a interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche è riconosciuto un credito di imposta che può arrivare fino al 65% delle somme erogate. Possono beneficiare del credito d’imposta del 65% anche coloro che hanno effettuato erogazioni liberali per interventi su edifici e terreni pubblici ai fini della bonifica ambientale e della realizzazione o della ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate.
  • Estensione dell’utilizzo del modello 730 all’erede per la detrazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2019 delle persone decedute nel 2019 o entro il 30/09/2020, gli eredi potranno utilizzare il modello 730 per la dichiarazione per conto del contribuente deceduto avente i requisiti reddituali per utilizzare tale modello. La liquidazione del modello 730 del soggetto deceduto segue le regole del 730 “senza sostituto d’imposta”. I versamenti delle imposte a saldo dovranno essere eseguiti dagli eredi nel termine di legge e gli eventuali rimborsi verranno erogati dall’Agenzia delle Entrate agli aventi diritto.

Per quanto riguarda invece chi possiede immobili riportiamo di seguito una serie di indicazioni sia in merito al solo aggiornamento della situazione che alle spese oggetto di recupero fiscale.

DOCUMENTAZIONE INERENTE AGLI IMMOBILI

  • Aggiornare la situazione immobiliare (Atti di vendita/acquisto, immobili, denunce di successione, certificati catastali, atti relativi all’esproprio di terreni, notifica di estimi catastali nel 2019).
  • Acquisto immobili, interessi passivi ed oneri accessori sui mutui, occorrono sia il contratto di mutuo che di compravendita dell’immobile. Se il mutuo è stato contratto per ristrutturazione ai sensi dell’art.3 c.1 lett.d L.457/78) o la costruzione, occorrono le fatture delle spese sostenute, fattura spese notarili per la stipula mutuo e compravendita, fattura agenzia intermediazione immobiliare. Ricordiamo che l’importo degli interessi detraibili per i mutui abitazione principale deve essere in correlazione al valore dell’immobile dichiarato all’atto del rogito ed all’importo del mutuo contratto come da circolare Agenzia delle Entrate n° 15 del 20/4/05

A titolo esemplificativo:

Immobile acquistato dichiarando al rogito un importo pari a € 100.000,00

Mutuo contratto per un importo paro a € 120.000,00

Gli interessi possono essere detratti nel limite massimo per quelli pagati a fronte dell’importo dichiarato a rogito e pertanto solo quelli pagati a fronte di € 100.000,00

  • Aggiornare gli importi degli affitti percepiti (importo affitto percepito nel 2019 per immobili in locazione, allegando il contratto di affitto se il fabbricato è locato con canone convenzionale in quanto sono previste agevolazioni fiscali sia per l’inquilino che per il proprietario)
  • Recupero fiscale del 50% per ristrutturazioni edilizie che comportano risparmio energetico e/o utilizzo di fonti rinnovabili con lavori terminati o collaudati dal 01 gennaio al 31 dicembre 2019. Per usufruire delle detrazioni per interventi di recupero del patrimonio edilizio finalizzati al risparmio energetico, acquisto grandi elettrodomestici e per risparmio energetico c’è l’obbligo di comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori o del collaudo.

Se la scadenza dei 90 giorni dal termine dei lavori ricade nel periodo da 08/03/2020 al 31/05/2020, la trasmissione all’ENEA per beneficiare delle detrazioni potrà essere inoltrata entro e non oltre il 30/06/2020.

  • • Spese sostenute per la sistemazione di aree verdi private (bonus verde), recupero 36%. Si tratta di una detrazione IRPEF legata alla casa. L’agevolazione riguarda le spese sostenute per i giardini, le recinzioni, gli impianti di irrigazione, i pozzi, giardini pensili, e le pertinenze varie. La detrazione IRPEF del 36% sulle spese sostenute è da ripartire in 10 quote annuali di pari importo. È soggetta ad un limite massimo di 5.000 euro per ogni unità immobiliare, e pertanto consente una detrazione che può arrivare fino a un massimo di 1.800 euro da spalmare in 10 anni.
  • Spese e documentazione relativa agli interventi di recupero edilizio (50%, 41% e 36%) più eventuale relativo acquisto di mobili recupero del 50% per un massimo di € 10.000,00 (per lavori iniziati dopo il 01/01/2018)
  • Spese e documentazione relativa agli interventi di riqualificazione energetica 50% – 65%
  • Spese sostenute dal 01/03/2019 al 31/12/2021 per l’acquisto e messa in opera di infrastrutture di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica è previsto che l’onere sostenuto possa essere detratto dall’imposta lorda nella misura del 50% dell’ammontare delle spese sostenute, di ammontare comunque non superiore a 3.000 euro, con una ripartizione in 10 rate annuali di pari importo.

FISAC 730 e UNICO elenco documenti

 

FISAC/CGIL BPER BANCA