Landini: buon anno a chi deve lavorare per vivere

A nome di tutta la Cgil voglio fare gli auguri di buone feste e di buon anno a tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare. La Cgil è una bellissima organizzazione di uomini e donne che hanno scelto in modo libero di associarsi collettivamente per tentare di tutelare meglio i propri diritti e la propria condizione di lavoro. È una scelta molto importante perché non è possibile risolvere tutti i problemi da soli. Nessuno si salva da solo e nessuno, da solo, salva qualcun altro. Ci salviamo e miglioriamo la nostra condizione esclusivamente se proviamo a farlo insieme”.

A dirlo è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini in un videomessaggio di auguri pubblicato su RadioArticolo1.

Sono stati anni difficili – sottolinea – per chi lavora: c’è troppa precarietà e il lavoro tante volte manca, c’è stato un peggioramento dei diritti e delle condizioni del lavoro. Pensiamo quindi che sia importante affermare un principio fondamentale: che qualsiasi persona che lavora, con qualsiasi rapporto di lavoro, debba avere gli stessi diritti e le stesse tutele. Vogliamo affermare che le persone, attraverso il lavoro, siano libere, possano realizzarsi, possano utilizzare la loro intelligenza. Ecco, questo è l’obiettivo che vogliamo realizzare nel 2020. Per farlo abbiamo bisogno che tutti assieme mettiamo al centro una nuova cultura del lavoro“.

 

Fonte: www.rassegna.it




L’immigrazione non è più un’emergenza per merito di Salvini?

È la linea del Corriere della Sera nel suo giudizio di fine anno sui governi Conte: vediamo se è vero.

Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha affidato al suo editorialista Antonio Polito il compito di giudicare e confrontare il lavoro dei due governi guidati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: il primo sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle e rimasto in carica fino ad agosto, il secondo appoggiato da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle e ancora in carica.
Polito si è concentrato su vari temi fra cui economia, politica estera ed Europa, ma il giudizio più discusso lo ha dato a proposito delle politiche sull’immigrazione, nel paragrafo dedicato alla “sicurezza”.

In una ventina di righe, Polito ha sostanzialmente elogiato il lavoro da ministro dell’Interno di Matteo Salvini, in carica nel primo governo Conte, con argomenti piuttosto problematici e spericolati.
Fra le varie imprecisioni, la parte iniziale dell’articolo sostiene ad esempio che a causa del netto calo degli sbarchi di migranti sulle coste italiane «l’immigrazione non è più un’emergenza: ed è impossibile negare che la svolta l’abbia data Salvini al Viminale».

Non è vero: il calo degli sbarchi a cui si riferisce Polito era iniziato nell’estate del 2017, quando al ministero dell’Interno c’era Marco Minniti, del PD. Minniti fece un accordo con varie milizie libiche – mai confermato ufficialmente, ma raccontato da diverse inchieste giornalistiche – affinché bloccassero le partenze dei migranti, mantenendoli nei centri di detenzione libici dove peraltro le torture e le violenze sono sistematiche.

Durante i mesi del mandato di Salvini, come si vede in un grafico elaborato dal ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, gli sbarchi sono persino calati con meno rapidità rispetto a quando al ministero dell’Interno c’era Minniti.

L’articolo del Corriere usa anche diverse espressioni che di solito vengono evitate dagli esperti di immigrazione. È opinabile, per esempio, che nel 2017 l’Italia si trovasse in una situazione di «emergenza» riguardo all’immigrazione, dato che i numeri degli sbarchi erano simili a quelli registrati nei tre anni precedenti. Così come è forzato sostenere che prima del crollo degli sbarchi l’immigrazione verso l’Italia fosse «selvaggia»: il sistema di accoglienza e di esame delle richieste di protezione è sempre rimasto in piedi (la tesi falsa della «immigrazione selvaggia» è una delle più care all’estrema destra in tutta Europa).

Il consuntivo del Corriere dice cose imprecise in diversi altri punti, come per esempio quando scrive che la «politica dei porti chiusi» di Salvini «ha funzionato sul piano dei numeri e ha costretto l’Europa, almeno di tanto in tanto, a non voltarsi dall’altra parte».

Sul piano dei numeri, come abbiamo visto, si può addirittura argomentare che le misure di Salvini abbiano rallentato il crollo degli sbarchi. Ma più in generale i porti italiani non sono mai stati «chiusi», nemmeno durante il mandato di Salvini: i migranti hanno continuato a sbarcare e i divieti emessi dal ministero dell’Interno in quei mesi erano rivolti soltanto alle navi delle ong che soccorrono le persone nel Mediterraneo, e l’unica conseguenza pratica che hanno avuto è stata quella di prolungare le sofferenze e la condizione di disagio per centinaia di persone già provate dalle violenze in Libia. Le ong peraltro fanno un lavoro molto visibile – cosa che le rende facili bersagli della propaganda e delle forzature di Salvini – ma sono responsabili solo in piccola parte degli arrivi via mare in Italia.

(leggi anche: I porti sono chiusi solo per certi migranti)

Nei primi sei mesi del 2019 sono sbarcati in Italia 3.073 migranti: soltanto 248 sono arrivati a bordo delle navi delle ong, circa l’8 per cento. Gli altri 2.825, cioè il 92 per cento del totale, sono arrivati con modalità meno visibili o perlomeno meno raccontate: attraverso i cosiddetti “sbarchi fantasma” o in maniera autonoma.

Nel primo caso si parla di sbarchi che coinvolgono gommoni o piccole imbarcazioni difficilmente individuabili: in questo modo sono arrivate 737 persone dall’1 gennaio ai primi di giugno. Nel secondo caso si parla invece di piccole barche arrivate fino alle coste italiane oppure entrate nelle acque territoriali italiane e poi trainate in porto dalle autorità italiane.

(leggi anche: Chi porta davvero i migranti in Italia )

È falso anche che Salvini sia riuscito in qualche modo ad attirare l’attenzione dell’Europa sul tema dell’immigrazione.

Salvini ha disertato praticamente tutti gli incontri europei dei suoi colleghi ministri dell’Interno – ha partecipato a una sola riunione, in cui ha litigato con un ministro lussemburghese – e il governo italiano è riuscito a ottenere una disponibilità a ricollocare i migranti soccorsi in mare e portati in Italia soltanto con l’insediamento del secondo governo Conte, alla fine di settembre. Matteo Villa ha stimato che l’attuale ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha ottenuto la promessa di ricollocare in altri stati europei l’8,9 per cento dei migranti arrivati in Italia, a fronte del 4 per cento di Salvini.

Matteo Villa@emmevilla

⛔️🚢Malta ed “effetto “.

A quasi tre mesi dalla dichiarazione di Malta, qualcosa è cambiato?

Sì. Oggi l’Italia ricolloca più del doppio dei migranti sbarcati sia rispetto al 2015-2017 (emergenza), sia al periodo di “crisi in mare” con Salvini.

Un thread.

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Ci sono altri parametri, poi, che suggeriscono che le politiche di Salvini siano state quantomeno deleterie o problematiche.

Durante il suo mandato, e molto probabilmente per effetto del primo cosiddetto decreto sicurezza, gli stranieri irregolari sul territorio italiano sono aumentati da 530mila a 600mila.
Più in generale, Salvini ha spesso diffuso informazioni false sui migranti, aizzato l’odio contro gli stranieri attraverso i suoi profili sui social network e propalato teorie infondate come quella sulla presunta sostituzione etnica del popolo europeo.

(leggi anche: Sulla strada per colpa del “decreto sicurezza”)

 

Fonte: www.ilpost.it

 

 




Manovra economica: le misure per il lavoro.

La manovra economica è legge. La Camera ha dato il via libera definitivo, il governo ha incassato la fiducia. I voti a favore sono stati 312, i contrari 153, due gli astenuti. La votazione in aula è avvenuta a notte fonda, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Da tempo Cgil, Cisl e Uil hanno avviato una mobilitazione unitaria, per sostenere le loro richieste proprio in vista della legge di bilancio. L’ultimo appuntamento è stato quello del 17 dicembre, a Roma in piazza Santi Apostoli, con l’intervento del segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Il governo lo deve sapere, non facciamo sconti a nessuno”.

Sono tante e articolate le misure contenute nell’ex Finanziaria, che vanno dall’Iva al taglio del cuneo fiscale. Ecco dunque le principali che riguardano il lavoro e il sociale.

Pensioni tra indicizzazione assegni e ape social. Viene prevista la rivalutazione al 100% per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo Inps (pari a 6.669,13 euro). Confermata la rivalutazione al 77% per gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo; al 52% tra 5 e 6 volte il minimo; al 47% tra 6 e 8 volte il minimo; al 45% per gli assegni tra 8 e 9 volte minimo; al 40% per i trattamenti superiori. Viene prorogata a tutto il 2020 la sperimentazione dell’Ape social. Su Opzione donna, viene estesa la possibilità di fruizione alle lavoratrici che abbiano maturato determinati requisiti entro il 31 dicembre 2019.

Fondo disabilità e non autosufficienza. Viene istituito, nello stato di previsione del ministero del Lavoro, il fondo a carattere strutturale per la disabilità e la non autosufficienza. La dotazione ammonta a 39 milioni di euro per il 2020, a 200 milioni di euro per il 2021 e 300 annui dal 2022. Le risorse del fondo, nelle intenzioni del governo, sono indirizzate all’attuazione di interventi a favore della disabilità, finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno in materia.

Contratti del pubblico impiego. Aumentano di 325 milioni di euro per il 2020 e di 1,6 miliardi di euro dal 2021 i fondi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego nel triennio 2019-2021.

Imprese: promozione per il made in Italy. Viene ampliato il fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca. Si interviene sulla norma in favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, cosiddetta “Resto al Sud”, stabilendo che, per l’anno 2019 e per l’anno 2020, il requisito del limite di età (compreso tra i 18 e i 45 anni), si intende soddisfatto se posseduto alla data del primo gennaio 2019. Risorse poi arrivano per il potenziamento del piano straordinario per la promozione del made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia. Altri interventi sono previsti per le aree di crisi industriale e rifinanziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, nella misura di 700 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020-2021. Gli investimenti previsti dal piano Impresa 4.0, il super e l’iper-ammortamento si trasformano in un credito di imposta da usare in compensazione.

Il taglio del cuneo fiscale. Nasce un Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti con una dotazione di tre miliardi di euro per il 2020 e di cinque miliardi annui a decorrere dal 2021. I 4,5 milioni di lavoratori con redditi tra i 26.600 euro e 35 mila euro, finora esclusi dal bonus Renzi, avranno fino a circa 50 euro in più al mese: quindi intornoai 500 euro in più nel 2020 e mille euro in più nel 2021. Per i 9,4 milioni di lavoratori con redditi da 8.000 euro a 26.600 euro che percepiscono il “bonus 80 euro” dal taglio del cuneo riceveranno solo 40-50 euro annui.

Cancellate le clausole di salvaguardia per il 2020.Vengono cancellate completamente per il 2020 e parzialmente per il 2021 le cosiddette “clausole di salvaguardia”, ovvero gli aumenti delle aliquote Iva e delle accise per un valore complessivo di circa 23 miliardi di euro. Dal 2021 però arriva un nuovo incremento sulla benzina, con un ritocco delle clausole di salvaguardia sulle accise.

Plastic, sugar e auto. Le nuove tasse introdotte dalla manovra sono state ridimensionate e posticipate nel corso dell’iter parlamentare. La “plastic tax”, cambiata più volte, entrerà in vigore da luglio e prevede nella sua ultima versione un’imposta di 45 centesimi al chilo (da un euro iniziale, poi ridotto a 50 centesimi) per i prodotti monouso. Slitta a ottobre la “sugar tax”, che resta a 10 centesimo al litro. Di fatto risulta azzerata, invece, la stretta sulle auto aziendali che partirà a luglio per i nuovi contratti.

Un “green new deal”. L’esecutivo punta alla realizzazione di un piano di investimenti pubblici per lo sviluppo di un “green new deal” italiano, mediante l’istituzione di un fondo con una dotazione complessiva di 4,24 miliardi di euro per gli anni 2020-2023. Parte del finanziamento disponibile (non meno di 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020-2022) sarà destinata a interventi volti alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Risorse in arrivo anche per le reti ciclabili urbane con l’istituzione di un fondo ad hoc di 150 milioni nel triennio 2022-2024 per coprire il 50% delle spese.

 

Fonte: www.rassegna.it




Usereste l’immagine di una scimmia per combattere il razzismo?

La Lega Calcio ha usato una immagine che raffigura il volto di 3 scimmie per la sua campagna contro il razzismo negli stadi.

La scelta ha sollevato una valanga di critiche, sia in Italia sia sui media internazionali.

Volendo interpretare la scelta in modo benevolo, si può immaginare (con molta immaginazione) che l’intento fosse dire ai razzisti da stadio, come ha sostenuto l’autore: “smettetela di fare i razzisti, siamo tutti uguali, siamo tutti scimmie”.

E, pur volendo adottare questa interpretazione benevola, già sembra di sentire l’ultrà razzista di turno dire: “se siamo tutti scimmie, che male faccio a chiamare un nero scimmia, a lanciargli delle banane, a fargli buuuu quando tocca la palla? Tanto anche lui è una scimmia…”

Il calcio italiano è alle prese con un problema persistente: una serie di giocatori è stata nuovamente vittima di abusi razzisti negli stadi del Paese, gruppi di ultrà hanno difeso il loro presunto diritto di maltrattare chiunque scelgano e alcuni club hanno negato che il razzismo sia persino un problema.

Quindi la Lega Serie A, l’organizzazione che sovrintende alla massima serie di calcio del Paese, ha risposto lanciando una serie di iniziative contro il razzismo. Quasi immediatamente, una di queste – una serie di immagini di scimmie con i colori dei club – è stata criticata come razzista. “In un paese in cui le autorità non riescono a gestire il razzismo settimana dopo settimana #SerieA ha lanciato una campagna che sembra uno scherzo da malati”, ha dichiarato la rete antidiscriminazione europea  Football Against Racism. “Queste immagini sono un oltraggio, saranno controproducenti e continueranno la disumanizzazione delle persone di origine africana.”

Le tre immagini realizzate dal pittore Simone Fugazzotto, che saranno appese all’ingresso del quartier generale della Serie A a Milano, raffigurano tre scimmie, ognuna decorata con colori diversi. Fugazzotto – che usa regolarmente immagini di scimmie nel suo lavoro – ha scritto su Instagram di aver avuto l’idea per le immagini dopo una partita allo stadio di San Siro di Milano tra Inter e Napoli. Durante quella partita, dei fan interisti avevano diretto versi da scimmia contro il difensore senegalese del Napoli Kalidou Koulibaly.

Avevo una tale rabbia che ho avuto un’idea“, ha scritto Fugazzotto. “Perché non smettere di censurare la parola scimmia nel calcio, ma girare il concetto e dire invece che alla fine siamo tutti scimmie?”

Dato il contesto, tuttavia, l’utilizzo di tali immagini sembra essere un errore sorprendente. Diversi giocatori della massima serie sono stati vittime di versi di scimmie negli stadi italiani anche in questa stagione: tra gli altri, Romelu Lukaku è stato maltrattato mentre giocava per l’Inter a Cagliari, il terzino sinistro brasiliano della Fiorentina Dalbert ha subito canti simili sul campo dell’Atalanta e Ronaldo Vieira della Sampdoria è stato preso di mira dai tifosi della Roma mentre giocava nello stadio di casa. Mario Balotelli, vilipeso come gli altri, durante una partita a Verona ha preso la palla e l’ha calciata tra la folla. Poi gli altri giocatori e gli ufficiali di gara hanno convinto l’attaccante a rimanere in campo.

La risposta delle società calcistiche e delle autorità è stata questa: il Cagliari non è stato penalizzato per l’incidente di Lukaku e inizialmente i funzionari del Verona si sono rifiutati di riconoscere che fosse successo qualcosa che spiegasse la rabbia di Balotelli. In tutti i casi, gli ultrà (razzisti) delle squadre hanno negato che i loro fossero comportamenti razzisti, per la serie “non siamo noi razzisti, è lui che è nero”.

Il Corriere dello Sport ha avuto la bella idea di annunciare una partita tra Inter e Roma che si giocava il venerdì usando le immagini di due calciatori neri,  Lukaku e Smalling e il titolo “Black Friday”. Quando anche i due giocatori hanno criticato la decisione, il giornale ha detto di essere vittima di un “linciaggio”.

De Siervo, a.d. della Lega di serie A, ha inizialmente respinto l’osservazione che l’uso di immagini di scimmie per convincere a evitare cori razzisti potrebbe contribuire al problema, piuttosto che risolverlo. “I dipinti di Simone riflettono appieno i valori del fair play e della tolleranza, quindi rimarranno nella nostra sede”, ha detto.

Successivamente, sotto il montare delle critiche, ha trasmesso una dichiarazione che rappresenta una parziale retromarcia: «Ci scusiamo con tutti coloro che si sono sentiti offesi per l’opera realizzata da Simone Fugazzotto. Nonostante l’artista avesse spiegato che il senso della sua creazione fosse proprio un messaggio contro il razzismo, l’opera è apparsa però a molti discutibile. Ciò che non può essere oggetto di discussione è la forte e costante condanna da parte della Lega Serie A contro ogni forma di discriminazione e razzismo, fenomeni che siamo impegnati a sradicare dal nostro campionato. La Lega Serie A sta lavorando alla campagna ufficiale antirazzismo, che non può essere identificata con l’opera di Fugazzotto, e che sarà presentata entro fine febbraio».

 

Fonte: People for Planet 




Alleanza: nuovi obiettivi per il 2020, sempre più fuori portata

La scorsa settimana l’azienda ha incontrato le Organizzazioni Sindacali per un’informativa sulle nuove incentivazioni previste per il 2020.

Durante il precedente incontro del 25 novembre avevamo, come Fisac/Cgil, chiesto ad Alleanza di non aumentare l’obiettivo 2020 del 2,8% – 3%, vista la situazione di grande difficoltà vissuta dalla rete, e di rendere più accessibili e semplici le incentivazioni, in modo da consentirne la fruibili ad un numero molto più elevato di collaboratori, in virtù del fatto che esse rappresentano una parte importante della retribuzione dei produttori.

Al contrario, purtroppo, Alleanza ha completamente disatteso ogni nostra aspettativa dichiarando di non essere assolutamente disponibile ad assecondare le nostre richieste.
Il budget aumenterà tra il 2,8% ed il 3% e, in conseguenza della redistribuzione sui territori, lieviteranno ulteriormente gli obiettivi di settore.
Per quanto riguarda le incentivazioni 2020, non solo non sono state semplificate, ma anche rese meno accessibili e meno dispendiose per l’azienda, a nostro avviso, fino al paradosso di DECURTARE addirittura parte del rappel.

Alcuni lievi miglioramenti si registrano solo per chi sceglie la pista extra-performance (con l’apertura di una finestra per chi supera il 180% arrivando fino al 250% e l’inserimento di una nuova aliquota intermedia  tra l’80% el’85%) e per gli Agenti Generali che vengono allineati ai produttori, visto che anche il loro Mix diventa trimestrale e non più semestrale.

Per il resto gli obiettivi Mix non saranno più in quote ma in euro. Per la pista risparmio e previdenza verranno considerate solo le proposte di nuova emissione, mentre per i TFR non si sa ancora come e se verranno considerati, probabilmente saranno usati come bonus.

La penalizzazione più grave per la Fisac è quella di legare i Mix al rappel, per cui se non si attiveranno almeno due piste Mix sul trimestre, il rappel verrà decurtato del 10% (all’attivazione di almeno 3 piste Mix il rappel sarà aumentato del 10%). L’azienda punta ad aumentare la diversificazione attraverso i Mix, ma invece di investire nuovi soldi per incentivare l’organizzazione, li taglia per penalizzarli!

Vengono anche eliminate le quote di lancio sulle Protection, quindi anche sulla Semplice. Verranno assegnati degli obiettivi mensili in raccolta premi protection, a scaglioni superiori almeno ai 1.000 €. mensili  (max. €. 4.000) che genereranno un bonus mensile di 10.000 quote (fino ad un max. di 40.000 quote). Questo bonus non verrà pagato come quote base, ma solo per i rappel ed i Mix. Ad esempio, per prendere il bonus minimo di 10.000 quote mensile, bisognerà acquisire almeno 6 polizze Semplice in soluzione 1 – pacchetto Small.

Infine, l’incentivazione dello Sviluppo organizzativo per gli Agenti verrà rimodulata, ma in modo sempre più complesso ed ingestibile.
Nel frattempo, da gennaio il programma di Generazione Alleanza per i nuovi inserimenti verrà esteso a tutte le Agenzie, con tutte le complicazioni ed i limiti che abbiamo più volte segnalato.

Ci è stato anche comunicato che verrà chiusa l’Agenzia di Sulmona e riaperta quella di Avezzano, con una redistribuzione dei territori delle Agenzie di Isernia, L’Aquila e Sulmona. I vertici aziendali hanno dichiarato che gli Agenti coinvolti hanno condiviso il programma e che non vi saranno ripercussioni per i dipendenti e per i TS coinvolti.

In conclusione, non possiamo che ribadire la nostra assoluta contrarietà all’aumento del budget 2020 ed alle modifiche in peius alle incentivazioni, che vedono addirittura l’inserimento di un malus, riconfermando tutto quanto contenuto nel nostro precedente comunicato. Soprattutto in riferimento alla cecità di questo management che finge di non vedere che l’organizzazione produttiva è sempre più demotivata (con il 40% dei TS che non raggiunge gli obiettivi mensili), oberata di carichi di lavoro, senza più prospettiva di crescita professionale, spesso vessata, demansionata, indebolita psicologicamente (sono aumentati gli episodi di violenze verbali e fisiche, oltre anche ai tentativi di suicidio), controllata ai limiti delle violazioni di legge.
Infatti, decine di dipendenti ogni mese lasciano l’azienda per andare alla concorrenza, parzialmente sostituiti da neo-assunti a metà prezzo (circa 10.000 €. lordi annui e la permanenza nel ruolo di 1° ASA per 4 anni ed almeno 18 mesi dal 2023), grazie all’ultimo rinnovo contrattuale che la Fisac aziendale non ha firmato.

I vertici direzionali continuano col taglio dei costi e con la destrutturazione dell’azienda, mettendo avanti solo ed esclusivamente l’interesse dell’azionista Generali, senza prendere in considerazione ilavoratori e la clientela, nonostante le belle parole dichiarate ai media o durante le convention.

Roma, 18 dicembre 2019

                                                     

                                                                                Coord. Naz. Fisac/Cgil di Alleanza




Buon Natale dalla Fisac AQ

Quest’anno abbiamo scelto, per gli auguri di Natale, un breve ma emozionante video di Bansky, il più famoso (e misterioso) street artist del mondo.

Emozionante perché ci costringe a ricordare che le luci del Natale non cancellano il dramma degli ultimi, ogni giorno alla ricerca disperata di qualcosa da mangiare e di un posto caldo dove dormire, ma al tempo stesso ci spinge a non fermarci alle apparenze, a non rassegnarci, a lottare sempre per cambiare la realtà che non ci piace: e allora, ecco che la fantasia può trasformare un clochard in Babbo Natale, regalandogli almeno per un attimo il riscatto che aveva sempre sognato.

A voi a alle vostre famiglie i migliori auguri dalla Segreteria Provinciale Fisac/CGIL dell’Aquila.




CCNL ABI: i punti salienti del nuovo contratto

In data 19/12/2019 le Organizzazioni Sindacali Fabi-First/Cisl-Fisac/Cgil-Uilca/Uil-Unisin hanno sottoscritto l’intesa di rinnovo del CCNL Abi con scadenza 31/12/2022. Riportiamo in sintesi i punti:

  • AREA CONTRATTUALE: viene mantenuto l’attuale assetto che, fino ad oggi, ha garantito l’intera categoria e viene rafforzato il riconoscimento delle lavorazioni di NPL e UTP come attività che, in caso di cessione, continueranno mantenere il CCNL ABI tempo per tempo vigente.
  • TRATTAMENTO ECONOMICO: aumento di € 190,00 per la figura media (3^AP 4^L) in tre tranche:
    • 1/1/2020 – € 80,00; 
    • 1/1/2021 – € 70,00; 
    • 1/12/2022 – € 40,00
  • LIVELLO DI INSERIMENTO: eliminazione.
  • REINTEGRA: dichiarazione delle Parti che auspicano un intervento legislativo per il superamento, a tutela di lavoratrici/tori, della normativa in tema di licenziamento illegittimo.
  • CABINA DI REGIA: è istituito un Comitato Nazionale Bilaterale paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie e della digitalizzazione con funzioni di cabina di regia che si occuperà di monitoraggio e analisi del cambiamento conseguente alle nuove tecnologie e di elaborazione di soluzioni condivise tra le Parti nazionali: tra queste soluzioni rientrano anche quelle relative agli inquadramenti delle nuove figure professionali legate alle innovazioni tecnologiche.
  • INQUADRAMENTI: fermo restando l’avvio del cantiere di lavoro in materia di inquadramenti che dovrà terminare i propri lavori entro 12 mesi dalla data di stipulazione del contratto, i livelli della 1^ e 2^ A.P. vengono accorpati in un livello unico con garanzia di salvaguardia dei livelli salariali.
  • FOC: per le assunzioni nelle regioni del Mezzogiorno viene aumentata l’erogazione a €3500 annui per ciascun lavoratore.
  • PART TIME: rafforzamento dei diritti e delle priorità per lavoratrici/tori in part-time.
  • APPALTI: rafforzata informativa. 
  • LAVORO AGILE: nuova norma nel CCNL in tema di: Definizione, Costituzione e Modalità di svolgimento del rapporto; Diritti e Doveri; Salute e Sicurezza, Privacy; Formazione; Informativa e Diritti sindacali.
  • TUTELE E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI: rafforzamento delle norme; anticipo di tutte le spese legali; allungamento dei termini di risposta alle contestazioni a 7 giorni lavorativi; possibilità di accesso agli atti con interruzione del suddetto termine.
  • APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE: riconoscimento del livello retributivo al cui conseguimento è finalizzato il contratto di assunzione dopo 18 mesi.
  • PERMESSI: nuove previsioni in tema di comporto, maternità/paternità e gravi patologie.
  • INCLUSIONE: istituzione della Commissione Politiche per l’inclusione.
  • UNIONI CIVILI: recepimento in CCNL delle disposizioni di Legge.
  • BANCA DEL TEMPO: nuovo articolato per la fruizione di permessi supplementari per gravi e accertate situazioni personali e/o familiari.
  • FORMAZIONE: coniugata la formazione flessibile con i principi di efficacia e di effettività.
  • TRASFERIMENTI: fermo restando il limite chilometrico, vengono innalzati i limiti di età.
  • SVILUPPO PROFESSIONALE DI CARRIERA: ai fini dei percorsi professionali vengono riconosciuti nella misura del 50% le assenze cumulate tra congedi parentali e di maternità (comunque riconosciuti fino ad un massimo di 5 mesi).
  • VALUTAZIONE PROFESSIONALE: il mancato raggiungimento degli obiettivi quantitativi commerciali non determina una valutazione negativa e non costituisce inadempimento del dovere di collaborazione. 
  • DISCONNESSIONE: nuova norma che tutela la libertà di disconnessione fuori dall’orario di lavoro.
  • SALUTE E SICUREZZA: avvio dei lavori della Commissione nazionale entro il 30 aprile 2020.
  • RECEPIMENTO NEL CCNL: Accordo Politiche commerciali 8/2/2017; Accordo Congedi a disposizione delle vittime di violenza di genere 8/3/2017; Dichiarazione congiunta Molestie e Violenze di genere sui luoghi di lavoro 12/2/2019.

Per Le Organizzazioni Sindacali l’ipotesi di accordo raggiunta è positiva perché coglie quanto richiesto in Piattaforma su Diritti, Tutele e Salario.

Le intese, infatti, prevedono un forte riconoscimento salariale, un rilancio della dignità del lavoro e di lavoratrici/tori nel riconoscimento di nuovi diritti e rafforzate tutele, nuovi spazi di negoziazione per gestire l’innovazione tecnologica; è un grande risultato dopo un decennio di sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori del settore che hanno, in prima persona, retto l’impatto di una crisi senza precedenti che ha coinvolto l’intero sistema produttivo del Paese. E’ con questa convinzione e questi risultati che affronteremo a partire dal 20 gennaio 2020 le Assemblee per dare voce a lavoratrici e lavoratori sulle intese raggiunte.

Roma, 20/12/2019

Le Segreterie Nazionali

 

 




Firmato il rinnovo del CCNL ABI, aumento di 190 euro

L’Abi e i sindacati bancari hanno firmato il rinnovo del contratto nazionale del credito. Il nuovo accordo sara’ valido fino al 31 dicembre 2022.

Per quanto riguarda il trattamento economico, come anticipato da Radiocor, sara’ di 190 euro sulla figura media con sette scatti di anzianità. L’aumento sarà erogato in tre tranche: la prima, da 80 euro, a gennaio 2020, la seconda da 70 euro a gennaio 2021 e la terza da 40 euro a dicembre 2022.

Per quanto riguarda l’area contrattuale, sottolinea una nota, l’impianto resta in piedi e viene estesa alle lavorazioni di Npl e Utp.

L’accordo prevede poi, tra le altre cose, l’abbattimento a carico delle aziende della penalizzazione del 10% sul salario di ingresso per i neoassunti, l’incentivazione sul Fondo per l’occupazione di 3.500 euro per le nuove assunzioni effettuate nel Mezzogiorno e il “diritto alla disconnessione“.
E’ riconosciuto cioè il diritto dei dipendenti a non connettersi alle strumentazioni aziendali al di fuori dell’orario di lavoro. Sul fronte, infine, degli inquadramenti, c’è la cessione del primo e secondo livello con innalzamento al livello superiore del parametro retributivo.

Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus

 

DI seguito riportiamo le slides predisposte dal Dipartimento Comunicazione della Fisac/Cgil con la sintesi delle principali novità.

Presentazione CCNL ABI 2019

Scarica il testo dell’accordo

 

 




Popolare di Bari, le registrazioni segrete.

La registrazione di una riunione del 10 dicembre, tre giorni prima del commissariamento. Gianvito Giannelli, in carica da luglio quando ha preso il posto dello zio Marco Jacobini: “Ci sarà un percorso light con l’intervento di investitori istituzionali. Non stiamo parlando di Carige, né tantomeno delle Popolari venete. Sono esperienze passate che la Vigilanza non vuole ripetere”. E l’ax direttore generale rientrato a fine 2018 critica le politiche di concessione del credito attuate in sua assenza: “Distrutto il patrimonio”.

Vincenzo De Bustis, ex direttore generale della Popolare di Bari (2011-2015) rientrato a fine 2018 nella veste di amministratore delegato, che parla di “cattivo management, irresponsabile, esaltato”, di “conti truccati“, di una politica del credito che “ha distrutto il patrimonio dell’azienda”. Specificando: “Taroccavate pure i conti economici delle filiali”. Ma con l’intervento dello Stato, anticipa, “la banca diventerà forte, voi potrete dire che abbiamo lo Stato dietro e quindi i soldi dateceli a noi, gli altri li sfondate”. Dal canto suo il presidente Gianvito Giannelli, in carica da luglio quando ha preso il posto dello zio Marco Jacobini, per rassicurare i dipendenti assicura: “Non c’è rischio di commissariamento, ci sarà un percorso light. Non stiamo parlando di Genova (Carige, ndr) né tantomeno delle Popolari venete. Sono esperienze passate che la Vigilanza non vuole ripetere né tantomeno vogliamo ripetere noi. La Banca d’Italia ci è molto vicina, io l’ingegnere De Bustis li sentiamo ai massimi vertici”. E’ la registrazione,pubblicata martedì da Fanpage.it, di un incontro avvenuto il 10 dicembre tra De Bustis, Giannelli e i manager dell’istituto. Che tre giorni dopo, a dispetto dell’ottimismo del presidente, è stato commissariato da via Nazionale per perdite.

“C’è un piano industriale serio in corso di definizione”, spiega Giannelli nell’audio, “che prevede gli interventi di investitori istituzionali, che sono una parte pubblica (Mediocredito centrale, ndr) e una privata (il Fondo interbancario). Ci sarà un percorso light. Non stiamo parlando di Genova, passata per il commissariamento, né tantomeno delle Popolari venete. Sono esperienze passate che la Vigilanza non vuole ripetere né tantomeno vogliamo ripetere noi. Abbiamo avviato un percorso di messa in sicurezza della banca, un percorso ufficiale, assistito dalla Vigilanza in tutti i passaggi. La Vigilanza ci sta supportando perché credono nella banca e nel suo capitale umano. Il percorso si chiuderà prima di Natale e parte dalla premessa che la banca non si tocca. I clienti vogliono sapere “i nostri soldi che fine fanno?”. Noi di qui a 15 giorni potremo dire che la banca è stata messa in sicurezza, è salva. La Banca d’Italia ci è molto vicina, io l’ingegnere De Bustis li sentiamo ai massimi vertici, quindi anche da questo punto di vista dovete essere tranquilli e capaci di irradiare tranquillità. C’è fortissima attenzione anche a livello politico, condivisa anche ai vertici del governo“.

De Bustis, che già in un’intervista al Corriere una settimana fa ha dato la colpa del buco sia alla recessione sia a “una gestione creditizia al di fuori delle regole, negli ultimi tre o quattro anni”, è più specifico ed entra nel dettaglio. “Il 18 di questo mese”, dice, “si firma un accordo in cui ci sono i nuovi proprietari che avranno la maggioranza dell’azienda. E’ bella la notizia, la banca diventerà forte dal punto di vista patrimoniale, avrà lo Stato dietro, voi potrete dire abbiamo lo stato dietro e quindi potrete andare dai clienti e dire “la popolare di Puglia e Basilicata non si regge in piedi, i soldi dateceli a noi”, e li sfondate se avete la forza e l’energia commerciale. E’ molto irresponsabile quello che è avvenuto negli ultimi 3-4 anni, un caso di scuola di managememt irresponsabile, esaltato. Quando sono venuto la prima volta (tra 2011 e 2015, ndr) c’era un signore coi capelli bianchi capo della pianificazione e controllo e gli dicevo: “Fammi vedere i dati delle filiali” e tutti i conti erano truccati, Truccavate, taroccavate i conti economici delle filiali”.

Poi parla dell’emissione di un green bond: “Perché ho rotto tanto le scatole per il green bond? Che cazzo me ne frega del verde? E’ un settore importantissimo ma è la tecnica che sta sotto, fare assistenza alle imprese cercando di non assorbire patrimonio e portando i soldi a casa. Questo si incrocia con un piano di ristrutturazione non semplice che è imprescindibile e prevede un taglio di organici molto importante, se no l’Europa non dà il permesso. I risultati dell’anno sono molto insoddisfacenti e c’è una storia molto negativa sul credito negli ultimi anni, nelle filiali e a livello centrale. Il credito è stata la palla di piombo che ha distrutto il patrimonio di questa azienda, 800-900 milioni. Il cost-income è indecente, al 100% quando alcune banche stanno al 50: abbiamo troppi costi e pochi ricavi”.

 

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it




Bancari, 1 miliardo all’anno per spesare i prepensionamenti

Dal 2001 al 2018, le banche italiane hanno speso oltre 17 miliardi di euro, in media circa un miliardo all’anno, per gli assegni di sostegno al reddito dell’ammortizzatore sociale di settore, il Fondo di Solidarietà su cui sono transitati oltre 77mila bancari, a fronte di poco più di 20mila giovani entrati attraverso il Fondo per l’occupazione.

 

Caratteristiche del Fondo

Istituito da ABI e dai sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin) nel 2000 e divenuto operativo nel 2001, il Fondo di solidarietà ha via via ampliato il suo raggio di azione, anno dopo anno, diventando oggi uno degli ammortizzatori sociali più completi che si conoscano. Ma soprattutto, particolare che troppi ignorano, autofinanziato dalle imprese – quindi senza aggravio per le finanze pubbliche – interamente per gli assegni di sostegno al reddito di coloro che vanno in prepensionamento. E cofinanziato da aziende e lavoratori per finalità di formazione, per l’integrazione di chi ha una riduzione di orario di lavoro, per la parte emergenziale, solo per citare alcuni dei capitoli più importanti: per gli istituti cofinanziati viene versato un contributo dello 0,20 della retribuzione imponibile di tutti i lavoratori, di cui un terzo a carico dei lavoratori e due terzi a carico dell’azienda.

 

Ritorno alla durata di 5 anni

È questa una fase di “transizione”, se si può dire così, per il Fondo di solidarietà dei bancari le cui prestazioni straordinarie ritornano alla durata massima di 5 anni, come previsto dal regolamento originario, dopo che un accordo sindacale e un apposito decreto interministeriale (n.97220/2016, a seguito della Legge n.119/2016) aveva previsto un allungamento della durata della permanenza dei lavoratori sul fondo a sette anni. La legge di bilancio del 2017, per la prima volta, ha contemplato uno stanziamento di 648 milioni per cofinanziare 25mila accessi all’assegno straordinario nel triennio 2017, 2018 e 2019, a parziale compensazione degli oltre 200 milioni di euro che le banche versano ogni anno come contributi per la Naspi, senza però utilizzare questo strumento. Lo stanziamento del governo Gentiloni si è però già esaurito da tempo e, nei fatti, per le banche del mondo Abi si è ridotto di almeno 200 milioni, dopo che la coperta è stata estesa anche a BCC e a Ferrovie dello Stato. L’auspicio di Abi è che possa arrivare un nuovo stanziamento dato che lo shock tecnologico e le possibili future fusioni fanno intravedere, in prospettiva, piani industriali non privi di esuberi.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com