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ABI e BCC: richiesta indennità annuali per figli studenti

Come ogni anno, in coincidenza con la riapertura delle scuole, è il momento di inoltrare la richiesta relativa alle somme spettanti ai lavoratori per ciascun figlio o equiparato fiscalmente a carico che frequenti la scuola media – inferiore o superiore – o l’università. L’indennità spetta anche ai lavoratori studenti.

Ricordiamo che l’accredito delle provvidenze non avviene in automatico, quindi è necessario che ogni lavoratore presenti la domanda.

Le indennità sono previste dai CCNL ABI e Federcasse con modalità e importi leggermente diverse; per questo invitiamo i lavoratori a rileggere i post che riguardano la loro casistica.

ABI – indennità annuali – provvidenze per motivi di studio

BCC – indennità annuali – provvidenze per motivi di studio

 




Piano industriale BPER 19/21: al via la trattativa

Dopo gli incontri del 9 e 23 luglio, nei giorni scorsi è proseguita la trattativa relativa alla cd “Manovra sul personale” del Gruppo Bper, di cui fa già parte a pieno titolo Unipol Banca, che il Gruppo intende realizzare in esecuzione del Piano Industriale 2019/2021.
La “manovra”, secondo l’impostazione aziendale, si articola in quattro temi portanti:
a) riduzione e ricambio anagrafico della forza lavoro;
b) razionalizzazione e contenimento strutturale dei costi;
c) mobilità territoriale e professionale;
d) azioni di valorizzazione delle risorse.

Riduzione e ricambio anagrafico forza lavoro
Il Gruppo si propone l’obiettivo più volte enunciato: raggiungere a fine a piano la diminuzione di 1.300 dipendenti tramite l’uscita volontaria di circa 1.500 persone, l’azzeramento del numero dei somministrati (circa 230 a inizio anno) a fronte dell’ ingresso di circa 400 nuovi assunti. Per il capitolo “uscite” il Gruppo ipotizza:
  • l’accesso al Fondo di Solidarietà per chi matura i requisiti pensionistici fino al 31/12/2025 mediante l’uscita dal lavoro a fine marzo, giugno, settembre e dicembre 2020 e marzo 2021, di norma correlate all’anno di maturazione diritto alla pensione (chi va in pensione prima entra prima nel Fondo);
  • l’uscita incentivata direttamente in pensione per chi matura i requisiti pensionistici entro il 2021;
  • uscite incentivate per le c.d. “Opzione Donna” e “Quota 100”;
  • il riscatto laurea, anche parziale, qualora lo stesso consenta di maturare i requisiti per l’accesso diretto alla pensione oppure di diminuire il periodo di permanenza nel Fondo (utilizzabile, quindi, solo da chi ha già i requisiti per accedervi).
Al riguardo, rispetto alla delega che gli altri 3.500 colleghi del Gruppo hanno dato all’azienda per il calcolo dei dati pensionistici, BPER ha comunicato che a circa 1/3 è stata data risposta, per altri 1.000 la pratica è in lavorazione mentre oltre 1.300 posizioni risultano ancora da evadere. BPER ha comunque comunicato di ritenere che entro il mese di ottobre verrà data risposta a tutti i colleghi.
Rispetto al capitolo assunzioni BPER ha comunicato che da inizio anno ha già effettuato 141 assunzioni (mentre le cessazioni sono state 177).

Razionalizzazione e contenimento strutturale costi
Come già comunicato, il 25 novembre 2019 è prevista la chiusura di 75 filiali nell’ambito dell’operazione di incorporazione di Unipol Banca. Nei 2 anni successivi è invece prevista la chiusura di ulteriori circa 100 filiali (indicativamete il 44% al Nord, il 15% al Centro, il 12% al Sud e il 29% nelle Isole).
Fra le altre misure di riduzione dei costi, BPER intende confermare le misure già adottate negli ultimi anni quali la fruizione di ferie e festività entro l’anno di maturazione e della banca ore entro l’anno successivo.
Analogamente al passato piano industriale è inoltre nuovamente prevista la possibilità, per il prossimo biennio, di utilizzare su base volontaria e in modalità che dovrà essere regolamentata delle giornate di sospensione dell’attività lavorativa.
Rispetto alla rete e alle cd strutture di Semicentro
  • entro la fine dell’anno circa 200 filiali dovrebbero essere trasformate in cash light (cioè con la chiusura del servizio di cassa il pomeriggio) e, per alcune di esse, con l’adozione di una nuova modalità di servizio cassa leggera “verticale” (ovvero, per uno o due gg la settimana non effettuerebbero servizio di cassa);
  • è prevista contemporaneamente all’operazione di fusione di Unipol Banca la creazione in Bper Banca di 12 Direzioni Regionali in sostituzione delle attuali 10 Direzioni Territoriali (con 33 Aree territoriali) mentre una ulteriore è prevista al momento della fusione di Cr Bra e Cr Saluzzo.
Mobilità territoriale e professionale
Per effetto delle incorporazioni delle banche (la prossima di Unipol Banca e le future della Casse piemontesi) e della manovra in uscita del personale, sarà inevitabile dover gestire sia una quota di mobilità territoriale , sia una quota di mobilità professionale – quest’ultima indotta non solo dalla “scomparsa” di alcune posizioni dalla pianta organica, ma anche dalla necessità di mantenere il più possibile i lavoratori vicini ai territori di residenza. La gestione di questa importante fase verrebbe fatta utilizzando una combinazione di strumenti, come la conferma di condizioni economiche per il personale coinvolto (già concordate nel passato piano industriale), lo spostamento di lavorazioni da territori
“scoperti” a quellicon con “eccedenze” di personale, il ricorso ad assunzioni mirate sui territori con particolare fabbisogno di risorse e l’incremento del lavoro a distanza (hub e smart working).

Azioni di valorizzazione delle risorse
In questo importante capitolo, rivolto agli oltre 12.000 colleghi che continueranno a lavorare durante e anche oltre la fine del piano, BPER individua alcuni strumenti (part time, flessibilità oraria giornaliera, introduzione della cd “Banca del Tempo”, incentivazione di hub e smart working, formazione svolta in modalità smart) oltre alla salvaguardia dei percorsi professionali già acquisiti e di quelli in corso di acquisizione al fine di non disperderne competenze e decorrenze, nonché sullo sviluppo di percorsi nuovi.
La trattativa entrerà nel vivo le prossime settimane e per poterla svolgere al meglio abbiamo richiesto dati e informazioni al fine di aver una visione completa, attuale e di prospettiva.
Come abbiamo già scritto, il Gruppo BPER, come la quasi totalità degli altri gruppi bancari, con il nuovo Piano industriale prosegue nella “razionalizzazione” strutturale della macchina organizzativa puntando sempre più sulle “nuove attività” (bancassurance e canali digitali).
Per provare a intervenire sulle “ricadute” (le conseguenze) per il personale, riteniamo che siano necessarie regole che non si limitino a limitare i disagi, ma incentivino lo sviluppo di nuovi bagagli professionali e l’armonizzazione di tempi di vita e lavoro.
In particolare, come Fisac CGIL riteniamo che i nostri obiettivi per questa importante trattativa siano:
  • la necessità di evitare l’impoverimento dei territori (in particolare di quelli, come il Mezzogiorno e le Isole, che già soffrono di problemi socio-economici strutturali);
  • la difesa ed il rilancio, territoriale e professionale, dei colleghi – con attenzione per quelli di Unipol Banca attraverso una fusione dalle modalità e caratteristiche meno frettolose e tumultuose rispetto a quelle del recente passato;
  • un deciso colpo di acceleratore alle nuove assunzioni, per colmare i deficit territoriali, per adeguare le dotazione ai fabbisogni, in particolare in Rete, e per stabilizzare e/o riassumere una quota decisamente superiore al preventivato di lavoratori precari che il Gruppo, in questi anni, ha utilizzato e formato ben aldilà dei picchi straordinari di attività, ed anzi con le caratteristiche di personale stabile.
I prossimi incontri sono programmati per i giorni 1-3 e 8-10 ottobre.

Segreteria di Coordinamento Sindacale FISAC/CGIL del Gruppo BPER
Modena, 27 settembre 2019



La politica della paura

Pubblichiamo un articolo molto interessante e ben documentato del Prof. Fabio Sabatini dell’Università “La Sapienza” di Roma.

 

Le domande a cui vorrei rispondere con questo articolo sono:

  1. L’immigrazione causa un aumento del crimine?
  2. C’è differenza tra immigrazione regolare e clandestina?
  3. Perché il pubblico ha paura dell’immigrazione?
  4. Qual è l’impatto della paura sulla spesa pubblica?

 

Milo Bianchi (Université Toulouse 1), Paolo Buonanno (Università di Bergamo) e Paolo Pinotti (Bocconi) hanno studiato il rapporto tra immigrazione e criminalità in Italia.

Lo studio, pubblicato sul Journal of the European Economic Association, si può scaricare qui.

La stime degli autori mostrano che nelle province italiane ad un aumento dell’1% degli immigrati corrisponde un aumento del numero di reati rispetto alla popolazione totale dello 0,1%.

Ma questa relazione è dovuta a una coincidenza, perché gli immigrati si concentrano nelle aree che, per altre ragioni, sono già caratterizzate da alti tassi di criminalità. Per esempio, gli immigrati tendono ad abitare in zone degradate ad alta concentrazione criminale, perché lì le case costano meno.

Se, con tecniche appropriate, si isola la variazione del numero di reati causata dalla variazione del numero di immigrati, si scopre che l’immigrazione non ha alcun effetto sulla criminalità. Il risultato vale sia per il totale degli immigrati sia per le singole nazionalità.

 

Ma gli immigrati sono tutti uguali?

Paolo Pinotti ha studiato la propensione a delinquere degli immigrati regolari e dei clandestini in Italia in uno studio pubblicato sull’American Economic Review (scaricabile gratuitamente qui).

Ogni anno l’Italia mette a disposizione un certo numero di permessi di soggiorno per diversi tipi di candidati, definiti in base al tipo di lavoro, alla nazionalità e alla provincia di residenza. Le domande devono essere presentate online dai datori di lavoro a partire dalle 8 del mattino in determinati “click days”.

Il razionamento dei permessi e la frequenza delle domande nelle prime ore dei click days sono tali che a molte migliaia di persone viene negato il permesso soltanto perché il datore di lavoro ha esitato pochi secondi a sottoporre la domanda.

La chiusura dei termini per la domanda non è nota a priori, dipende dalla frequenza delle domande e si verifica in genere circa 30 minuti dopo l’inizio dei click days.

Le stime mostrano che, nell’anno successivo al click day, il tasso di criminalità degli immigrati che hanno ottenuto il permesso di soggiorno si riduce del 55%. Significa che gli immigrati regolari tendono a delinquere meno, probabilmente perché non ne hanno motivo e hanno molto da perdere.

Questo risultato è molto consolidato in letteratura. Si vedano per esempio Mastrobuoni e Pinotti (2015) e Freedman e altri (2018) citati in fondo a questo post.

In questo caso la ricerca mette a nudo uno degli obiettivi nascosti dei decreti sicurezza. Le condizioni disperate in cui versano i clandestini aumentano la propensione a delinquere, fornendo nuovi reati da usare a favore della narrazione autoritaria.

 

Ma allora perché il pubblico ha tanta paura dell’immigrazione?

Mathieu Couttenier (Université de Lyon) e colleghi hanno studiato l’effetto della copertura mediatica dei reati commessi da immigrati sul supporto ai partiti populisti in Svizzera.

Gli autori mostrano che:

1) i crimini commessi da immigrati hanno una probabilità doppia di essere riportati dai quotidiani svizzeri, a parità di caratteristiche del reato.

2) Leggere tali notizie aumenta la probabilità di supportare i partiti populisti.

Lo studio, pubblicato nella collana del CEPR di Londra, si può scaricare qui.

Risultati simili sono stati trovati da Nicola Mastrorocco (Trinity College) e Luigi Minale (Universidad Carlos III Madrid) per l’Italia, che in uno studio pubblicato sul Journal of Public Economics mostrano che:

1) tra il 2007 e il 2013 le reti Mediaset hanno dato una copertura sproporzionata ai reati commessi da immigrati.

2) Guardare meno i canali Mediaset causa una riduzione della paura dei reati commessi da immigrati.

 

Che effetto ha la paura sulla spesa pubblica?

Vincenzo Bove (University of Warwick), Leandro Elia (Università Politecnica delle Marche) e Massimiliano Ferraresi (Commissione Europea) hanno studiato l’impatto dell’immigrazione sulla composizione della spesa pubblica nei comuni italiani. Lo studio si può scaricare gratuitamente qui.

Gli autori confermano che la presenza degli immigrati non ha alcuna relazione statisticamente significativa con l’aumento dei reati. Tuttavia, c’è una relazione positiva e statisticamente significativa tra immigrazione e spesa per misure di polizia.

In media, la spesa destinata alla sicurezza aumenta di 0,12-0,30 punti percentuali per ogni punto di aumento della quota degli immigrati sulla popolazione totale. Si tratta di un effetto notevole, se consideriamo che i comuni spendono in media il 4,3% del loro budget per la sicurezza.

Nonostante i dati Istat mostrino chiaramente che i reati sono in calo – da parte sia dei nativi sia degli immigrati – chi ha degli immigrati per vicini di casa ha una probabilità più elevata di credere che la criminalità sia un’emergenza nazionale causata dall’immigrazione.

Ma da dove vengono presi i soldi per finanziare le misure di polizia? Gli autori mostrano che sono sottratti ad altre voci molto importanti per l’economia, quali la cultura, il turismo e lo sviluppo locale.

Per concludere: la paura degli immigrati è poco fondata e per lo più guidata da propaganda e differenze culturali, ma è molto costosa.

Riferimenti bibliografici

Bianchi, M., Buonanno, P., Pinotti, P. (2012). Do immigrants cause crime? Journal of the European Economic Association 10(6): 1318-1347.

Bove, V, L Elia and M Ferraresi (2019). Immigration, fear of crime and public spending on security. CAGE WP 424.

Couttenier, M., Hatte, S., Thoenig, M., Vlachos, S. (2019). The Logic of Fear – Populism and Media Coverage of Immigrant Crimes. CEPR DP13496.

Freedman, M., Owens, E., Bohn, S. (2018). Immigration, Employment Opportunities, and Criminal Behavior. American Economic Journal: Economic Policy 10(2): 117-151.

Mastrobuoni, G., Pinotti, P. (2015). Legal Status and the Criminal Activity of Immigrants. American Economic Journal: Applied Economics 7(2): 175-206.

Mastrorocco, N., Minale, L. (2018). News Media and Crime Perceptions: Evidence from a Natural Experiment. Journal of Public Economics 165: 230-255.

Pinotti, P. (2017). Clicking on heaven’s door: The effect of immigrant legalization on crime. The American Economic Review 107(1): 138-168.

 

Fabio Sabatini
Professore Associato di Economia e Direttore dell ‘European PH.D. in Socio-Economic and Statistical Studies presso l’Università “La Sapienza” di Roma

dello stesso autore:

Cosa sta succedendo in Italia?

Com’è stata creata la balla delle ONG criminali




AdER: erogazione “Contributo welfare” per l’anno 2019

Diamo conto dell’esito della Commissione Tecnica paritetica Welfare che si è riunita oggi ed ha consentito di raggiungere l’accordo per l’erogazione del contributo per il 2019.

L’intesa, che alleghiamo, prevede, in continuità con le modalità originariamente concordate (accordo del 15 luglio 2014) e confermate con l’accordo di rinnovo del CIA dell’Agenzia delle entrate- Riscossione siglato il 28 marzo 2018, l’erogazione del “contributo welfare” ai figli dei dipendenti che hanno, al momento della suddetta erogazione, lo status di figlio “a carico”.

Tale contributo, quantificato secondo gli stessi valori ponderali utilizzati per lo scorso anno e tenendo conto delle istanze pervenute nei termini indicati, verrà così attribuito:

  • per figli a carico rientranti nella fascia di età 0-5 spetteranno euro 165,00;
  • per figli a carico rientranti nella fascia di età 6-10 spetteranno euro 77,00;
  • per figli a carico rientranti nella fascia di età 11-13 spetteranno euro 118,00;
  • per figli a carico rientranti nella fascia di età 14-18 spetteranno euro 177,00;
  • per figli a carico rientranti nella fascia di età 19-25 spetteranno euro 295,00.

Gli importi così determinati verranno corrisposti con le retribuzioni del mese di ottobre applicando le agevolazioni fiscali previste dalla vigente normativa (TUIR art. 51, comma 2, lett. F bis), ove le causali di attribuzione dello stesso rientrino in tali previsioni.

Per le nuove nascite che dovessero verificarsi successivamente alla data di erogazione le Parti si incontreranno per una verifica e per l’eventuale pagamento del contributo spettante.

Cordiali saluti.

 

FABI          FIRST/CISL          FISAC/CGIL          UILCA

 

Scarica il Volantino

Scarica l’Accordo Welfare 24 settembre2019




CCNL ABI: su salario, diritti e tutele ABI non risponde

In data 23/9 u.s. è ripreso il confronto in ABI sul rinnovo del CCNL Credito.

In apertura di riunione il Presidente del CASL, Dr. Poloni, ha riproposto il tema relativo alla “cabina di regia” negli stessi termini espressi negli incontri di luglio.
In sintesi per “cabina di regia” ABI intende un comitato bilaterale paritetico con ruoli e funzioni di monitoraggio; alcuni altri capitoli della piattaforma sono stati da ABI solo genericamente affrontati, senza entrare nel merito.
Inoltre, ABI ha espresso la necessità di procedere ad una “semplificazione” di quelle norme contrattuali che ritiene ormai stratificate nel tempo (orario, flessibilità, mobilità) e non più rispondenti all’evoluzione digitale e tecnologica che impatta sull’attività lavorativa.
Infine, in tema di Area Contrattuale, ABI ritiene necessaria una revisione della sua formulazione, ferma agli anni ’90, per rendere più attrattivo il CCNL di settore interessato dall’entrata in scena di nuovi competitor.

Le OOSS hanno fermamente respinto, anche con toni accesi, l’impostazione di ABI per le seguenti ragioni:

  • La cabina di regia non è un osservatorio ma un luogo dove leggere i processi in atto e quelli futuri per costruire una contrattazione nazionale (di 1^livello) e di anticipo (e non ex post rispetto a quella di 2^ livello come la intende ABI), in una visione dinamica del CCNL che mira a gestire e regolamentare tutti i nuovi processi in termini di tutele e garanzie di occupazione, di riqualificazione professionale e di orari. Le aperture verbali di ABI che sono successivamente state espresse, dopo una breve sospensione, andranno verificate nei prossimi incontri.
  • Il corretto funzionamento della cabina di regia, come espresso in piattaforma, prevede una riformulazione dell’informativa prevista dall’art. 12 che non può essere esclusivamente annuale e deve essere la principale base di raccolta dati dei processi di innovazione in atto e programmati in Aziende/Gruppi.
  • Negli incontri fin qui avuti ABI continua a non fornire la certificazione dei dati, da noi richiesti, relativi alle assunzioni e alle fuoriuscite. Le OOSS hanno ribadito la necessità di numeri certi perché lamentano che ci sia un forte scostamento tra il numero di assunzioni previsto nei piani industriali sottoscritti e quanto di fatto si verifica nella realtà; così come si presume che le uscite dalla produzione non siano solo quelle volontarie realizzate con il ricorso al fondo di solidarietà.
  • Nei capitoli enunciati da ABI ne mancano alcuni fondamentali rivendicati in piattaforma tra cui quelli relativi alla richiesta economica, alla reintegra e al Mezzogiorno (per citarne alcuni). Rimane in piedi per le OOSS la partita importante del TFR.
  • La piattaforma ha tre cardini: salario, diritti e tutele e nel merito di questi temi ABI non ha rassegnato alcuna concreta posizione.

In queste prime battute di confronto appare evidente che i componenti del CASL siano più impegnati con le dinamiche dei processi riorganizzativi e negoziali delle banche e/o dei gruppi di appartenenza che non nella ricerca di sintesi che portino alla stesura del CCNL di categoria.
Se ABI continuasse in questo comportamento i tavoli di trattativa di Aziende/Gruppi non ci troveranno certamente disponibili al confronto.
Ricordiamo che la tenuta del settore è il frutto di una dinamica di relazioni industriali equilibrata ed avanzata per merito delle capacità di elaborazione e sintesi espresse ai tavoli negoziali dalle OOSS.

Ci aspettiamo che nei prossimi incontri si entri nel vivo della trattativa con risposte chiare e concrete su tutti i temi della nostra Piattaforma per verificare se in tempi brevi, come dichiarato da ABI al tavolo, ci saranno le condizioni per definire l’accordo di rinnovo del CCNL.

 

Scarica il volantino




AdER: parte la sperimentazione dello smart working

In data 23 settembre si è tenuto l’incontro conclusivo per consentire l’avvio della sperimentazione dello smart working in Agenzia delle entrate – Riscossione, come previsto dall’accordo sottoscritto il 15 maggio 2019. A fronte di una platea di 150 colleghi destinatari della suddetta sperimentazione (50 appartenenti alle Strutture Centrali, 100 appartenenti alle Strutture Reti Territoriali), sono state complessivamente presentate 396 istanze così suddivise:

  • 164 sulle sedi centrali, di cui 5 senza requisiti; quindi valide 159 su un bacino di potenziali 752 (21%);
  • 232 sulle strutture di rete, di cui 7 senza requisiti e 18 non approvate dai responsabili; quindi 225 valide su un bacino di potenziali 3937 (6%).

Le 150 istanze ammesse alla fase di sperimentazione sono così suddivise:

per criteri di priorità:

  • 10,7% lavoratrici/lavoratori con figli con disabilità ai sensi della legge 104/92, art.3 c.3;
  • 16,6% lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità;
  • 0,7% lavoratrici in stato di gravidanza;
  • 4% disabili ai sensi della legge 104/92 art.3 c.3;
  • 68% maggiore distanza residenza/domicilio – sede di lavoro.

per inquadramento:

  • 79% 3AP;
  • 17% QD1/2;
  • 3% QD3/4;
  • 1% 2AP.

Nei prossimi giorni l’azienda contatterà i 150 colleghi interessati al fine della sottoscrizione dell’accordo individuale, il cui format è stato concordato in occasione dell’intesa del 15 maggio 2019; in tale accordo saranno definiti il luogo, il giorno della settimana e la decorrenza della prestazione in modalità smart. Saranno in seguito forniti i pc portatili necessari per lo svolgimento di quest’attività.

L’Ente ha inoltre confermato che procederà al monitoraggio della prestazione lavorativa e delle modalità di realizzazione della stessa, anche al fine della valutazione di questa fase sperimentale.

Esprimiamo soddisfazione per l’avvio della fase sperimentale di un istituto, come quello del “lavoro agile”, fortemente voluto dalle scriventi OO.SS. in fase di rinnovo del contratto nazionale ed auspichiamo che possa divenire strutturale e coinvolgere un maggior numero di colleghi.

 

Roma, 23 settembre 2019

Le Segreterie Nazionali

 

 

Leggi anche:

ADER: accordo su Smart Working




Disdetta del CCNL ANIA

Il giorno 24 settembre i Segretari Nazionali di settore si sono incontrati, a Bologna, per formalizzare la disdetta dei contratti collettivi nazionali per il personale dipendente delle imprese di Assicurazione (ANIA) / Assistenza (ex AISA) che scadranno il 31.12.2019.

La disdetta consentirà di aprire la trattativa per il rinnovo dei contratti stessi.

Nel corso dell’incontro si è anche analizzata la situazione del settore assicurativo e nelle prossime settimane i Segretari Nazionali si incontreranno per avviare il percorso finalizzato alla costruzione della piattaforma di rinnovo contrattuale.

 

Le Segreterie Nazionali

FIRST/CISL      FISAC/CGIL    FNA     SNFIA     UILCA/UIL




CGIL L’Aquila: situazione critica in Provincia

Esportazioni a picco (specie nei settori a valore aggiunto), saldi “demografici” delle imprese negativi, boom della disoccupazione giovanile, un’emigrazione solo parzialmente compensata dai nuovi arrivi di cittadini stranieri.

E’ un quadro a dir poco preoccupante quello dipinto dagli indicatori economici della provincia dell’Aquila forniti dalla Cgil, illustrati in conferenza stampa dal segretario provinciale della Camera del Lavoro Francesco Marrelli e da Luigi Antonetti, segretario provinciale Filcams.

Sono cifre che disegnano uno scenario di crisi profonda del territorio, per fronteggiare il quale il sindacato chiede l’immediata attivazione, da parte della Regione Abruzzo, di un tavolo istituzionale per disegnare una nuova strategia per il futuro della aree interne.

Gli indici economici della provincia dell’Aquila descrivono una situazione di criticità e di fragilità dell’intero territorio” afferma Marrelli “Anche i settori trainanti, che vedevano una condizione anticiclica durante la crisi economica, hanno subito negli anni forti rallentamenti. Infatti se partiamo dal dato delle esportazioni, il cui valore era pari a 996.939.306 euro nel 2008, dobbiamo registrare una drastica diminuzione fino ai 603.233.103 euro nel 2018, con una riduzione del 39,5%. Nello specifico, per quanto concerne i settori trainanti, quali ad esempio sostanze e prodotti chimici; articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici; computer, apparecchi elettronici e ottici; apparecchi elettrici; mezzi di trasporto; attività professionali, scientifiche e tecniche; attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, il dato risulta ancora più allarmante passando da un valore del 2008 di 690.271.507 euro ai 426.795.197 euro del 2018, con una riduzione pari al 38,17%”.

Sul fronte delle imprese inoltre” continua Marrelli “si riscontra una preoccupante inversione di tendenza tra iscrizioni e cessazioni dal 2014 in poi. Infatti fino quell’anno le iscrizioni al registro delle imprese risultavano maggiori rispetto alle cessazioni. Nell’anno 2009 risultavano 1918 iscrizioni contro 1473 cancellazioni, con un andamento che è rimasto simile fino al 2013; nel 2014 tuttavia, l’anno in cui questa tendenza ha subito una drastica inversione, ci sono state 1715 cancellazioni contro 1567 iscrizioni, e tale andamento si è protratto fino al 2017 con 1614 cancellazioni rispetto a 1478 iscrizioni di nuove imprese. Dal 2014 al 2018, in conclusione, siamo passati da 26.690 attività iscritte del 2014 a 26.358 del 2018”.

Le cose non fanno meglio sul fronte occupazionale:Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), che si attestava nel 2008 al 25,5%, è balzato nel 2018 al 31,1%. A ciò si aggiunga che il tasso di disoccupazione riferito a tutte le persone con oltre 15 anni è passato dall’8,3% del 2008 al 9,8 % del 2018. Tra l’altro la popolazione lavorativa ha subito in dieci anni un invecchiamento esponenziale passando dal 31,3% degli occupati tra gli over 54 (le persone occupate dai 55 ai 64 anni) del 2008 al 57,9 del 2018. L’unico indice che subisce una crescita nel periodo 2008-2018 è quello riferito agli addetti delle società cooperative, conseguenza anche di esternalizzazioni si servivi pubblici o utilizzo di detta tipologia di società negli appalti, che passa dal 3,5% del 2008 al 4,3% del 2018”.

La provincia dell’Aquila” osserva Marrelli “già prima del sisma aveva subito pesantemente le conseguenze della crisi economica, laddove dai 124.000 occupati del 2007 si era passati ai 117.000 del 2008. Successivamente, dopo il terremoto, il numero di occupati in provincia è sceso al picco minimo di 107.000 al 31 dicembre 2014, con calo complessivo di 17.000 posti di lavoro. Oggi infine, secondo i dati Istat, stimiamo che il nostro territorio ha perso a partire dal 2007 circa 10.000 occupati (al 2018 risultavano circa 114.000 lavoratori) con un recupero parziale ma ancora lontano da un’effettiva ripresa occupazionale”.

La nostra dunque” nota il segretario provinciale della Cgil “è una provincia che vive una grave condizione di spopolamento delle aree montane dovuta alla scarsità di lavoro e di servizi offerti alla collettività. Si stimano, sempre secondo dati Istat riferibili al decennio 2009-2019, circa 10.200 residenti in meno in tutta la provincia, e nel solo triennio 1° gennaio 2016-1° gennaio 2019 un delta negativo di meno 4208 residenti. Tutto ciò è dovuto anche a un saldo naturale tra mortalità e natalità costantemente in negativo, ma ciò che dovrebbe maggiormente preoccupare la politica e le istituzioni sono i saldi migratori dei capoluoghi di provincia per trasferimento di residenza intraprovinciale ed interprovinciale”.

Nel periodo analizzato 2012-2017 si riscontra che l’andamento dei trasferimenti verso province della stessa regione è costantemente in negativo ed è così caratterizzato:

  • 2012 saldo -275,
  • 2013 saldo -99,
  • 2014 saldo -106,
  • 2015 saldo -192,
  • 2016 saldo -130,
  • 2017 saldo -69,

per un saldo totale di -871.

Tale andamento negativo riguarda ancor più i trasferimenti in province di altre regioni:

  • 2012 saldo -201,
  • 2013 saldo -85,
  • 2014 saldo -137,
  • 2015 saldo -258,
  • 2016 saldo -178,
  • 2017 saldo -293

per un saldo totale di -1.152.

Si tenga presente che se il dato sullo spopolamento non assume ad oggi un carattere di assoluta drammaticità è per il saldo positivo dei trasferimenti dall’estero che continua, nonostante tutto, ad avere andamenti positivi. Infatti dal 2012 al 2017 risulta un incremento di trasferimenti dall’estero verso la nostra provincia come di seguito ripartiti:

  • 2012 +243,
  • 2013 +220,
  • 2014 +182,
  • 2015 +172,
  • 2016 +303,
  • 2017 +452,

per un totale di 1.772 nuove iscrizioni dall’estero”.

Ricordiamo infine” continua Marrelli “che tutte le problematiche che abbiamo trattato riguardano il nostro territorio provinciale, che per estensione rappresenta il 50 % dell’intera superficie regionale e gran parte delle aree interne dell’Abruzzo. Da anni la Cgil dell’Aquila sollecita la necessità e l’urgenza di definire una vera e propria “Strategia per le Aree Interne dell’Abruzzo, una strategia che affrontando i nodi degli investimenti per l’occupazione, per i servizi e per le infrastrutture, che inverta una tendenza ormai decennale di uno spopolamento continuo e inesorabile”.

Le aree interne conclude Marrelli “devono rappresentare un potenziale motore di sviluppo per l’intero territorio regionale, non solo per le ricchezze ambientali che offrono ma soprattutto per le capacità e la storia delle comunità che stabilmente vi risiedono. Per tale ragione bisogna immediatamente avviare un tavolo di confronto con la Regione Abruzzo che tenga presente le priorità da affrontare come lo sviluppo industriale e gli investimenti per i settori produttivi, la tutela e la conservazione ambientale e la messa in sicurezza del territorio attraverso una seria politica di interventi di prevenzione contro le calamità naturali, l’implementazione dei servizi essenziali e indispensabili”.

 

Fonte: www.newstown.it




Le misure allo studio per ridurre l’uso di contanti

Bonus e sconti fiscali riconosciuti solo se il corrispettivo è saldato con moneta elettronica o, comunque, tracciato. Abolizione delle commissioni pagate dagli Esercenti per pagamenti di piccolo importo o sotto una determinata soglia. Sistema sanzionatorio efficace ed operativo per coloro che si rifiutassero di dotarsi di Pos e pagamenti elettronici obbligatori per i pagamenti verso la Pubblica Amministrazione.

Queste le linee guida inserite nel Programma di Governo ed indirizzate a contrastare il diffuso utilizzo del contante nei pagamenti, per la lotta al sommerso, ai pagamenti in nero ed all’evasione fiscale.

Al momento si tratta di ipotesi di lavoro, saranno i competenti Organi di Governo ad avviare la quantificazione (in termini di recupero di gettito, di oneri) e la definizione delle norme e delle misure da adottare.

La digitalizzazione dei pagamenti è già stata avviata all’inizio dell’anno con la fatturazione elettronica e gli scontrini telematici e che con la moneta elettronica e la tracciabilità dei pagamenti, va oltre la lotta all’evasione fiscale per estendersi anche al riciclaggio di denaro sporco.

La strada è quella del contrasto di interessi, indicata dal Portogallo, che già dal 2013 ha consentito di far lievitare il gettito Iva del 13% (chiedendo la fattura elettronica in albergo, ristorante, carrozziere o parrucchiere si ottiene una detrazione del 15% sull’importo in Dichiarazione dei Redditi). Nel nostro Paese potrebbe avvenire lo stesso riconoscendo le detrazioni fiscali solo a chi utilizza moneta elettronica o strumenti tracciabili per spese mediche, canoni locazione prima casa, istruzione, attività sportive under 18…(come già accade con i bonifici per le spese di ristrutturazione edilizia o di riqualificazione energetica degli edifici).

A tutto questo si dovrebbero aggiungere altre due iniziative:

A) eliminazione delle commissioni, sotto determinate soglie, per gli Esercenti (con l’ipotesi di sottoscrizione di un Protocollo con Abi cui dovrebbero aderire, su base volontaria, i principali circuiti di pagamento e di emissione di carte debito/credito. Esiste un consenso di massima ed una ipotesi di soglie tra i 5 ed i 25 euro)

B) sanzioni mirate per chi non accetta pagamenti elettronici e non attiva i Pos (esiste già l’obbligo per tutti gli Esercenti di dotarsi di Pos, ma non un regime sanzionatorio per mancanza di specifica normativa).

Ultima mossa, infine, l’introduzione dell’obbligo per la Pubblica amministrazione di accettare solo pagamenti elettronici, come avviene già in molte città negli Sportelli dell’Anagrafe.

 

fonte: www.fisac-cgil.it




Montereale, 27/9 ore 11.30: inaugurazione Municipio e asilo ricostruiti grazie a finanziamento Prosolidar

L’inaugurazione della nuova struttura antisismica rappresenta una tappa importante sulla difficile strada della ricostruzione dopo i terremoti del Centro Italia del 2016 e 2017. Al tempo stesso si tratta di un’occasione che deve inorgoglire tutti i lavoratori del settore del credito.

 

COS’E’ LA FONDAZIONE PROSOLIDAR?

E’ un Ente bilaterale, costituito per iniziativa del Fondo nazionale del settore del credito per progetti di solidarietà- Onlus, dal quale ha ereditato il patrimonio culturale ed i principi fondativi. E’ riconosciuta come Onlus ed opera in Italia e nel mondo.
All’interno della Fondazione Prosolidar sono presenti pariteticamente tutte le Organizzazioni Sindacali del settore, tutte le banche aderenti all’ABI e la stessa Associazione Bancaria Italiana.

 

CHI FINANZIA LA FONDAZIONE PROSOLIDAR?

La fondazione rappresenta la prima – ed al momento anche l’unica – esperienza a livello internazionale di ente voluto dalle parti in un accordo collettivo, e finanziato dai lavoratori del settore con un contributo poco più che simbolico, pari ad € 6 annui. Le Aziende di credito contribuiscono a loro volta con un importo analogo. La contribuzione è volontaria; attualmente la percentuale di adesione dei lavoratori del settore del credito è del 67%.

Per conoscere i progetti che la Fondazione Prosolidar sta portando avanti e quelli conclusi è sufficiente andare sul sito www.fondazioneprosolidar.org. Come si potrà facilmente verificare, i fondi vengono gestiti all’insegna della massima trasparenza.

Quella che sarà inaugurata il prossimo 27 settembre non rappresenta la prima realizzazione della Fondazione nei territori del cratere. I precedenti interventi sono stati:

  • Ricostruzione scuola per l’infanzia di Norcia, inaugurata il 22/12/2016
  • Centro aggregativo di Montereale, inaugurato il 1/06/2018

Questi interventi si aggiungono a quelli già effettuati in occasione del terremoto dell’Aquila nel 2009, quando la Fondazione Prosolidar contribuì in modo determinante alla realizzazione di diversi progetti tra cui ricordiamo la costruzione del PalaAngeli Prosolidar, del Centro Anziani di Paganica e l’acquisto della Sede dell’Unione Italiana Ciechi.

Si tratta di risultati ottenuti grazie al contributo delle Aziende e dei lavoratori del credito, che tuttavia spesso non ricordano nemmeno di aver contribuito alle iniziative di solidarietà.

Per questo invitiamo tutti i lavoratori che potranno essere presenti a partecipare alla cerimonia d’inaugurazione; ma soprattutto chiediamo a tutti i lavoratori di verificare di aver dato il loro assenso alla trattenuta annuale di € 6 e, in caso non lo avessero ancora fatto, di dare anche loro il loro piccolo (l’equivalente di mezzo caffè al mese) ma importantissimo contributo.

 

Fabi          First/Cisl          Fisac/Cgil          Uilca          Unisin

 

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