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Fondo Pensione Nazionale BCC: le novità imposte dall’1/8/2019

E come direbbe qualcuno… Fatto!

Addio comparto GARANTITO!

Gentile Collega, ci siamo!

Il Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensione Nazionale, dal 30 giugno 2019 ha chiuso definitivamente il comparto “garantito Orizzonte 5”!
Adesso, dopo le nostre “sollecitazioni”, ritiene di chiarire agli aderenti i motivi della chiusura.

Dapprima ci aveva comunicato che le compagnie assicuratrici avevano disdettato il contratto nell’agosto del 2018.

Poi, con nota del 26 luglio (che addirittura viene recapitata via mail a tutti gli aderenti), ci spiega come le compagnie assicuratrici non abbiano risposto al bando di gara per il rinnovo della gestione del comparto non perché il bando di gara fosse ampiamente ed oggettivamente fuori mercato, ma per “ovvio disinteresse” delle compagnie stesse!

Appare ancor più strano, sempre a leggere la nota del Fondo Pensione, che una primaria compagnia (della quale ad oggi non si conosce il nome né tantomeno le condizioni che praticherebbe) si sia invece dichiarata interessata a presentare una offerta (ma non stavano facendo un bando?) per la gestione del ben più modesto patrimonio
di appena sette milioni di euro) derivante dal così detto “TFR tacito”
che comunque deve essere destinato per legge ad un comparto che dia garanzia di restituzione del capitale.

Da tanta confusione possiamo provare ad indicare alcune certezze:

  • la prima è che non sarà più possibile scegliere, nonostante la volontà espressa da molti aderenti che avevano optato per “Orizzonte 5”, di destinare il proprio risparmio previdenziale ad un comparto che dia garanzia di restituzione del capitale seppure con un rendimento magari contenuto;
  • La seconda è che il nostro Fondo Pensione da oggi ci “offre l’obbligo” di cogliere le nuove, ma note, opportunità del mercato finanziario;
  • La terza è che per chi contribuisce il solo TFR tacito (I) (nel nostro Fondo sono circa 1300 iscritti) dovrà essere comunque previsto, in base alle previsioni di legge, un comparto garantito; per il quale comunque, nonostante le sopra citate dichiarazioni del Fondo Pensione, ad oggi siamo ancora in attesa di conoscere le caratteristiche.

Fatta questa doverosa premessa e atteso che il tema è tutt’altro che esaurito riteniamo utile se non necessario richiamare la tua attenzione sulle altre novità che stanno interessando il nostro Fondo Pensione.

Gli attuali comparti sono stati ridenominati: i comparti Orizzonte 10, Orizzonte 20 ed Orizzonte 30, prendono rispettivamente la denominazione di Raccolta, Crescita e Semina. Proviamo a capire come cambierà, dal 1° agosto 2019, l’assetto del nostro Fondo Pensione.
Il patrimonio di ciascun aderente verrà ricondotto in base alla destinazione nei diversi comparti al 30 giugno 2019 nei nuovi comparti cosi come sotto riportato:

Fermo restando che con prossime note torneremo in dettaglio sull’argomento ti invitiamo a consultare la nuova nota informativa del 26 luglio 2019, reperibile sul sito del fondo pensione nazionale al link nota informativa 26 luglio 2016.

Le nuove denominazioni implicano la ridefinizione dell’Asset Strategico dei diversi comparti, in particolare per il comparto Raccolta, e sono funzionali anche alla istituzione del “Percorso Previdenziale” o sistema “Life Cycle”.

Cosa è il sistema Life Cycle:
Un piano di investimento “life cycle” prevede che il grado di rischio del portafoglio di risparmio previdenziale dell’aderente sia modificato automaticamente a scadenze prestabilite, riducendo, tempo per tempo, la componente investita in comparti con profilo di rischio più elevato a vantaggio di quelli con profilo di rischio più contenuto all’approssimarsi della data di pensionamento.
Con il sistema “life cycle” quindi, l’investimento del singolo aderente viene spostato da una tipologia iniziale di investimento con una più marcata componente azionaria (maggiore ipotesi di rendimento e maggiore tasso di volatilità attesa), ad una tipologia di investimento caratterizzato da una rilevante componente di investimenti obbligazionari o altri a basso rischio (che presuppongono un minor rendimento ma anche un minor tasso di volatilità) nell’età più vicina alla pensione.

In teoria con tale sistema, al termine del periodo del ciclo lavorativo, l’aderente alla previdenza complementare dovrebbe beneficiare del massimo rendimento possibile, minimizzando il rischio finanziario.

Davanti a queste rilevanti innovazioni ci saremmo aspettati da parte del nostro Fondo Pensione una attenzione e cura verso gli aderenti di tutta altra natura:

  • non chiudendo nell’immediato il comparto garantito “Orizzonte 5”;
  • iniziando, seppur tardivamente, una capillare campagna informativa riguardo le modifiche dell’asset strategico del Fondo, della istituzione del Percorso Previdenziale;
  • invitando, conseguentemente, ciascuno a valutare con consapevolezza ed
    autonomia il posizionamento dei propri risparmi previdenziali.

Va chiarito che, al momento, l’unica vera conseguenza realizzatasi dalle novità introdotte è quella della chiusura del comparto Garantito “Orizzonte 5” e del conferimento del patrimonio ad esso destinato nel nuovo comparto Raccolta (ex Orizzonte 10) per il quale è stato rivisto Asset Strategico.

Ti invitiamo, pertanto, a non fare scelte affrettate e non necessitate se non dopo una attenta valutazione delle opportunità e dei pregiudizi che dalle stesse potrebbero derivare.
Non c’è fretta! Gli switch tra i diversi comparti, con il nuovo regolamento multicomparto, possono essere effettuati ogni mese. Così come anche la eventuale scelta di aderire al nuovo Percorso Previdenziale (non c’è nessun automatismo!) può essere effettuata con le stesse cadenze degli switch.

Nel rinnovare l’invito ad una attenta valutazione, ti sollecitiamo a prendere visione di tutta la documentazione ufficiale pubblicata dal nostro Fondo Pensione.

Puoi consultare dal sito del Fondo Pensione Nazionale:

  • la Circolare – Nuovo Percorso Previdenziale, la Brochure Percorso Previdenziale , il Regolamento Multicomparto ed il Documento Tecnico Percorso Previdenziale cliccando qui;
  • la Nota Informativa aggiornata al 26 luglio 2019 cliccando qui.

Nei prossimi giorni torneremo comunque sull’argomento con sessioni specifiche di approfondimento riguardanti:

➢ il Percorso Previdenziale – life cycle;

➢ le caratteristiche di investimento dei diversi comparti;

➢ le modalità di switch.

Ti ringraziamo per l’attenzione e restiamo a tua disposizione per ogni eventuale necessità di maggiori chiarimenti.

Un cordiale Saluto.

 

FISAC CGIL
Coordinamento Nazionale Credito Cooperativo

 

(I) Il TFR tacito.
Il D.Lgs n. 252/2005 “Disciplina delle forme pensionistiche complementari” prevede che all’atto della entrata in vigore entro il 30 giugno 2007, e poi successivamente entro sei mesi dalla data di prima assunzione, se successiva al 1° gennaio 2007, se il lavoratore non comunica in maniera espressa la destinazione del proprio TFR maturando (ad una forma di previdenza integrativa o presso il datore di lavoro), il datore di lavoro ha l’obbligo di trasferire comunque, a partire dal mese successivo a quello di scadenza, il TFR maturando del dipendente ad una forma pensionistica complementare, individuata dalla legge stessa. Questo è il caso di “silenzio assenso” o “Conferimento Tacito del Trattamento di Fine Rapporto” alla previdenza complementare.

Nel caso di “silenzio-assenso” del dipendente, il datore di lavoro deve destinare il TFR maturando ad una forma di previdenza complementare, nel nostro caso al Fondo Pensione Nazionale, secondo criteri, stabiliti per legge a tutela degli interessi dello stesso lavoratore.

La forma pensionistica complementare cui viene conferito il TFR deve essere dotata necessariamente di un comparto a gestione “prudenziale”, che garantisca al dipendente la restituzione del capitale e rendimenti comparabili a quelli attualmente previsti dalla gestione del TFR.

Va specificato che dal luglio 2007 sono circa 1.300 le colleghe ed i colleghi che non hanno mai scelto di destinare il loro TFR (silenzio assenso) e quindi hanno il loro TFR versato al Fondo Pensione in maniera tacita. Di questi alcuni erano già aderenti prima del gennaio 2007 al Fondo Pensione Nazionale; pochi altri sono quelli assunti successivamente e che versano in maniera tacita il solo TFR. Solo questi 1300 colleghi, che non hanno mai fatto scelte di collocazione diversa del loro risparmio previdenziale riferibile al TFR inoptato vedranno lo stesso ricondotto all’interno del nuovo comparto garantito che il Fondo Pensione Nazionale sta attivando.

 

Scarica il volantino




Fisac MPS contro Decreto Sicurezza e autonomie differenziate

O.D.G contro i provvedimenti governativi in materia di autonomia differenziata e sicurezza, approvato all’unanimità dal Direttivo di Coordinamento FISAC CGIL di
Banca e Gruppo Monte dei Paschi di Siena

Il Direttivo di Coordinamento Fisac CGIL della Banca e del Gruppo MPS, riunitosi a Roma il 5/8/2019, in relazione ai provvedimenti in corso di emanazione da parte del Governo sui temi dell’autonomia differenziata e della sicurezza, esprime netta contrarietà e ritiene non più rinviabile la prosecuzione della mobilitazione della CGIL a difesa della Costituzione, dell’unitarietà dei diritti fondamentali, dei diritti umani e della libertà di espressione del dissenso.

L’autonomia differenziata proposta in applicazione dell’art.116 della Costituzione, altro non è che un processo di frantumazione economica e sociale di un paese, l’Italia, che invece ha bisogno di provvedimenti che vadano in direzione opposta.

La CGIL ha affrontato il tema fin dal 2017. Le ricadute su lavoratrici e lavoratori saranno pesantissime in termini di aumento delle diseguaglianze nella esigibilità dei diritti fondamentali che già oggi spesso faticano ad affermarsi: sanità, istruzione, salario, lavoro, salute e sicurezza sul lavoro, governo del territorio, protezione civile sono solo alcuni dei 23 temi su cui l’autonomia differenziata può agire peggiorando le condizioni complessive di tutti.

E’ invece necessario dare attuazione ai principi fondamentali della Costituzione, come la definizione di norme quadro, di livelli essenziali delle prestazioni (LEP), di politiche nazionali che riducano i divari esistenti, di una politica contributiva progressiva ed effettivamente applicata a tutti e, ultimo non in ordine di importanza, del mantenimento del sistema perequativo.

In linea con le prese di posizione della CGIL, la Fisac CGIL della Banca e del Gruppo MPS ritiene pertanto inaccettabile qualunque impostazione che si ponga agli antipodi della solidarietà e dell’uguaglianza.

Il decreto sicurezza bis, invece, conferma il suo impianto persecutorio nei confronti dei diritti umani e della libertà di espressione del dissenso.

Sui temi dell’autonomia differenziata e della sicurezza si ritiene necessario debbano essere coinvolte le Lavoratrici ed i Lavoratori in un percorso di consapevolezza dei rischi e delle ricadute, auspicando la definizione a breve della mobilitazione di tutto il mondo del lavoro.

Forte e chiaro è quindi il NO della Fisac CGIL della Banca e del Gruppo MPS alla violazione dei diritti umani, alla negazione della libertà di espressione del dissenso, alla frammentazione dei diritti Costituzionali indisponibili quali ad esempio lavoro, sanità, istruzione, ambiente.

Roma, 5/8/2019

Approvato all’unanimità




Solidarietà a Sadio Camara: restiamo umani

La Cgil della provincia dell’Aquila esprime solidarietà al giovane Sadio Camara, vittima di una brutale aggressione tra Sulmona e Pettorano sul Gizio ed ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Pescara.

Sadio è un difensore dei diritti dei migranti, un attivista per i diritti civili e sociali, sostenitore delle battaglie della Cgil e animatore di tante iniziative. Noto è il suo impegno nell’associazione Ubuntu Onlus.

Sono in corso le indagini per l’individuazione dei responsabili, ma tutto lascia intendere che la matrice sia razzista, in un contesto politico e sociale che, fomentando l’odio e la violenza, ha oltrepassato i limiti della convivenza civile e pacifica.

L’episodio, di una gravità inaccettabile, deve riportare alla luce ed in primo piano il tema dell’immigrazione nel nostro territorio; un tema da affrontare con razionalità, ma anche con umanità e solidarietà. Di ciò va assunta piena consapevolezza.

L’attuale momento storico deve considerare l’accoglienza come un valore assoluto, respingendo  ogni episodio di violenza  e xenofobia.

La Cgil annuncia nelle prossime ore iniziative pubbliche di mobilitazione, e chiederà un incontro con le istituzioni preposte (Prefettura e Questura), allo scopo di sensibilizzare la società civile ad una maggiore riflessione su quanto accaduto.

 

Comunicato stampa CGIL Provinciale L’Aquila




Il punto sui primi confronti con ABI sul CCNL

Si chiude oggi la prima fase di confronto con Abi per il rinnovo del Contratto Nazionale del credito. Dei tre incontri calendarizzati, quello di oggi 30 Luglio non ha avuto luogo in virtù della convocazione governativa di pari data.

Nel corso del primo incontro, ABI ha rappresentato gli scenari del settore con dati, com’era del resto prevedibile, più tesi a evidenziare lo stato di stagnazione del sistema, a sottolineare un livellamento verso il basso delle stime effettuate dagli osservatori istituzionali, a rimarcare i diversi e differenti modelli di business delle associate.

Abbiamo contestato l’impianto della presentazione di ABI, che non tiene conto delle partite che incidono sulla redditività di settore, né, tantomeno, di corretti parametri sui quali misurare la produttività, di cui rivendichiamo una quota nella richiesta economica della Piattaforma.

Per noi, al contrario, la stabilizzazione e lo sviluppo del settore, non certo la sua stagnazione, si fondano su dati oggettivi, che sono alla base delle richieste in Piattaforma, a partire da quella economica, che rivendica anche la maggiore produttività registrata complessivamente.

I dati, richiamati anche nel corso del secondo incontro, parlano chiaro: il Cost Income in Italia è al di sotto della media europea (63,6% contro 64,1%); il CET1, che misura la solidità delle imprese, aumenta del 7,3%; in crescita pure il TIER1 (+9,4%) ed i Fondi Propri (+5,7%). Le OO.SS. hanno infine più volte ribadito a controparte che:

  • i diversi modelli di business di Aziende/Gruppi non possono essere utilizzati per mettere in discussione l’unità della categoria e l’unicità delle regole e dunque del CCNL che la governano;
  • le richieste economiche avanzate in Piattaforma, unica base negoziale approvata dalle assemblee di Lavoratrici/tori al 99,31%, discendono da quei dati oggettivi: premesso che inflazione e produttività ne sono le componenti strutturali e che non va ovviamente tralasciata la partita del TFR. Non è certo questo il tempo di compensazioni!

Il secondo incontro ha riguardato essenzialmente l’istituzione di una“cabina di regia” dei processi di digitalizzazione e delle innovazioni tecnologiche e di ciò che questo comporta in tema di formazione, di profili professionali, di orari di lavoro, di smart working e dei molteplici impatti che determina sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori.

Un primo grosso limite di impostazione da parte ABI tocca la lettura della “cabina di regia” vista riduttivamente come un “utile Osservatorio”.

La “cabina di regia” dovrà essere non solo il luogo di analisi e monitoraggio dei processi di innovazione, ma soprattutto di ampliamento di spazi negoziali atti ad anticipare e gestire le tante conseguenze derivanti dalla digitalizzazione (occupazione, riqualificazione e profili professionali, orari).

Questa “cabina di regia” troverà definizione (anche nelle modalità operative) nel CCNL e la sua base informativa sarà implementata dai dati, così come richiesto in Piattaforma, derivanti da una nuova formulazione dell’informativa annuale (art. 12).

Ribadiamo la centralità del CCNL, rimarcando attenzione sulla valorizzazione della persona e della dignità del lavoro attraverso la richiesta salariale, l’abolizione del livello di inserimento e il riconoscimento di diritti e tutele (a partire dal diritto alla reintegra).

Importante la previsione di precise norme di raccordo tra i due livelli di contrattazione che evitino eventuali deroghe alle norme nazionali.

Sul tema dell’Area Contrattuale, non affrontata da ABI in questa prima fase, abbiamo comunque sottolineato la contrarietà alle esternalizzazioni di NPL e di UTP ai players da parte di aziende/gruppi evidenziando la diretta responsabilità sociale delle banche nei confronti del Paese, delle imprese e delle famiglie.

La giornata del 30 ha visto la trasmissione da parte di ABI di un testo sul Comitato bilaterale e paritetico sull’impatto delle nuove tecnologie/digitalizzazione nell’industria bancaria.
Non ci convincono però i requisiti e le competenze che Abi vorrebbe assegnare alla Cabina di Regia, che non potrà mai essere un semplice momento di monitoraggio, ma un luogo di contrattazione e di confronto sulle trasformazioni inerenti la digitalizzazione sia in fase nazionale sia nei gruppi e nelle aziende.

Le intese nazionali dovranno essere parte integrante del contratto nazionale e nei gruppi bancari. Inoltre la Cabina di Regia sulle nuove tecnologie interverrà politicamente anche rispetto agli accordi di secondo livello, rispetto al tema digitalizzazione, se non conformi ai principi recepiti a livello nazionale.

Non permetteremo fughe in avanti di quelle aziende che potrebbero cercare di realizzare, richiamando l’introduzione di nuove tecnologie, forme atipiche, parasubordinate o ibride di attività lavorative in deroga alle regole del contratto nazionale.

Per quanto riguarda poi la forma sperimentale proposta da Abi siamo completamente contrari.

Niente sperimentazione, una volta raggiunta un’intesa sulle competenze e ruoli in sede di Cabina di Regia, la stessa dovrà essere parte integrante e stabile del nuovo contratto nazionale.

Le Parti hanno concordato il calendario degli incontri che per i mesi di settembre e ottobre saranno così articolati:

  • lunedì 23 settembre
  • giovedì 10 ottobre
  • giovedì 24 ottobre

Roma, 30 luglio 2019

I Segretari Generali




ISP: Basta uscite ed esternalizzazioni! I Sindacati chiedono assunzioni

Esternalizzazione parziale Banca 5

In data odierna l’Azienda ci ha comunicato che Intesa Sanpaolo e Sisal Group hanno siglato un accordo per costituire una “NewCo” dalla quale dipenderanno una società di moneta elettronica (IMEL) ed una società commerciale (vendita schede telefoniche, ecc).

La partecipazione del Gruppo ISP, tramite Banca 5, sarà del 30%. Il restante 70% sarà controllato da Sisal Group, a sua volta detenuta da CVC Capital (fondo di private equity).

L’obiettivo dell’operazione è di creare una rete di 50.000 punti di vendita per la commercializzazione dei prodotti di Instant Banking di Banca 5, che potranno essere collocati anche tramite reti terze.

L’operazione, nei piani aziendali, dovrebbe avvenire il 1° gennaio 2020. Nella NewCo confluirebbero, assieme a 170 lavoratori circa di SisalPay con contratto del commercio,130 lavoratori di Banca 5 (104 Aree Professionali, 23 Quadri Direttivi e 3 Dirigenti), addetti alla rete commerciale, ai quali è garantito il mantenimento del contratto del Credito come previsto dall’art. 1 del CCNL.

L’operazione societaria, come da CCNL, sarà oggetto di procedura di confronto sindacale nel corso dell’autunno.

Come Organizzazioni Sindacali non possiamo che ribadire la nostra contrarietà a qualunque operazione di esternalizzazione pur se ammessa dalla legge.

Esprimiamo pertanto forte preoccupazione per questa operazione che peraltro si colloca nella fase del rinnovo del CCNL e che nei fatti costituisce un’erosione dell’area contrattuale del Credito. Nel corso della trattativa sulla procedura, che si svolgerà in raccordo con le Segreterie Nazionali, presteremo la massima attenzione alle garanzie per i lavoratori e alle ricadute su tutto il Settore.

 

Verifica Accordo 29 maggio sulle uscite volontarie

L’Azienda ci ha fornito i dati relativi alle adesioni all’accordo 29 maggio perpensionamenti incentivati ed accesso al Fondo di solidarietà.

Sono pervenute:

  • 1.295 richieste di pensionamento incentivato (delle quali 822 per pensionamento ordinario, 447 con Quota 100 e 26 con “opzione donna”);
  • 1.216 richieste di adesione al Fondo di solidarietà.

L’Azienda ha comunicato che ci sono ulteriori 185 richieste ancora in corso di verifica per ciò che concerne la validità dei requisiti e 94 domande non sono valide.

Sulla base di tali adesioni è necessario applicare le previsioni dell’accordo inerenti la creazione di graduatorie per l’accesso. Ricordiamo che il criterio di accoglimento è la maggior prossimità al requisito pensionistico, con priorità di accesso per coloro che hanno la L. 104 per sé.

Fatte salve le verifiche ancora da completare, l’Azienda ci comunica che ritiene possa essere garantito l’accesso al pensionamento a chi matura il “diritto” pensionistico entro gennaio 2021 e l’accesso al Fondo a chi matura il “diritto” entro aprile 2023.

L’Azienda ha dichiarato che la comunicazione ai colleghi in graduatoria sarà inoltrata una volta terminate tutte le verifiche suddette. È previsto un incontro a tal fine nel mese di settembre.

Nel frattempo stanno uscendo o usciranno prossimamente quei colleghi che, avendo aderito all’accordo 29 maggio, maturano il requisito pensionistico entro fine anno, e usciranno al 30 settembre per il Fondo di Solidarietà circa 70 colleghi che maturano il requisito entro il 1/1/2022.

Come OO.SS. abbiamo ancora una volta denunciato le forti difficoltà di tutte le strutture in termini di organici ed espresso la necessità di effettuare al più presto le assunzioni previste dagli accordi. Abbiamo ribadito che l’Azienda non sta dimostrando alcuna attenzione alla Rete ed alle aree disagiate del Paese.

 

Razionalizzazione attività delle Direzioni Regionali BdT.

L’Azienda ci ha comunicato che, a partire da settembre, verrà avviata una razionalizzazione di alcune attività attualmente in capo alle Direzioni Regionali.

Le attività di Pricing e CTPS (Coordinamento Territoriale Prodotti e Servizi) saranno ricondotte gerarchicamente alle Funzioni centrali competenti di Banca dei Territori Torino. Si tratta di circa 170 colleghi sul Pricing e 940 CTPS.

I colleghi che operano a più diretto servizio della Rete (ad esempio, specialisti Protezione, Estero, Agricoltura) continueranno a svolgere la loro attività sul territorio riportando gerarchicamente alle funzioni centrali BdT. I colleghi che svolgono invece un ruolo maggiormente consulenziale potranno essere coinvolti in una riorganizzazione che prevede la creazione di Centri di Eccellenza e di processi di efficientamento da cui potràscaturire l’eventuale individuazione di risorse da riconvertire e ricollocare sulla Rete.

Nel corso del mese di settembre verranno fornite ulteriori informazioni sullo sviluppo del progetto.

Milano, 31 luglio 2019

 

Delegazioni Trattanti Gruppo Intesa Sanpaolo

Scarica il volantino

 




BPER acquista il 100% di Unipol Banca

Sono state attuate le operazioni strategiche tra Bper e il Gruppo Unipol annunciate al mercato l’8 febbraio scorso. Bper ha acquistato da Unipol Gruppo e UnipolSai rispettivamente l’85,24% e il 14,76% del capitale sociale di Unipol Banca, detenendone pertanto ad oggi il 100% del capitale sociale. A comunicarlo è Bper in una nota. In particolare, Unipol Gruppo ha ceduto a Bper n.764.955.603 azioni ordinarie per un corrispettivo di euro 187.534.209,12, mentre UnipolSai ha ceduto a Bper n.132.428.578 azioni ordinarie per un corrispettivo di euro 32.465.790,88.

 

Con l’operazione con Bper, “il Gruppo Unipol ha completato il processo di riqualificazione della propria strategia nel comparto bancario, uscendo dalla gestione diretta di una banca di medie dimensioni, per assumere il ruolo di investitore di rilievo di uno dei principali gruppi bancari italiani. E’ quanto sottolinea il gruppo in una nota. “Viene inoltre incrementata la scala operativa di UnipolReC che, divenuta intermediario finanziario iscritto nell’albo ex art. 106 Tub, vede valorizzarsi l’expertise in tema di recupero crediti”, aggiunge Unipol.

 

Fonte: www.adnkronos.it




Cosa sta succedendo in Italia?

Un’analisi lucida, documentata e precisa. E proprio per questo spaventosa.

 

10 cose che abbiamo imparato dall’assassinio del carabiniere a Roma.

1) Quando si tratta di divulgare una notizia dell’ultima ora, i media tradizionali non mettono grande attenzione nella redazione dei titoli e dei contenuti. Informazioni approssimative e non verificate sono gridate nei titoli al pari di notizie certe e documentate. La natura delle fonti è spiegata malamente, quando non del tutto ignota e ignorata. Versioni sbagliate sono corrette a stento, non con rettifiche ufficiali ma semplicemente modificando ex post parti del testo.

 

 

 

Dai media più noti, l’inesattezza si riversa a cascata su tutti gli altri mezzi di informazione con una rapidità incontrastabile. Poiché è nelle prime ore che il pubblico dedica alla notizia la massima attenzione, nessuna rettifica successiva potrà penetrare altrettanto in profondità nell’opinione pubblica, che rischia di assorbire la falsa informazione in modo permanente. Tale disinformazione “a valanga” non è inevitabile ma è frutto di scelte precise da parte degli operatori dell’informazione.

 

2) I leader della maggioranza e i loro spin doctor sfruttano senza esitazione qualsiasi fatto di cronaca potenzialmente utile a rafforzare la narrazione securitaria, autoritaria e razzista, incuranti delle vittime, della verità e delle conseguenze. A tale scopo, non si fanno scrupolo di utilizzare informazioni provvisorie e non verificate, quando non palesemente false. Nel farlo, possono facilmente invocare di aver tratto tali informazioni dai media tradizionali, attribuendo a questi ultimi la responsabilità della disinformazione.

 

Tuttavia, gli stessi leader gialloverdi contribuiscono a orientare i media verso la disinformazione (basti pensare alla Rai sovranista).

 

3) Senza scomodare i leader della maggioranza, esiste un enorme sottobosco di influencer grandi e piccoli (giornalisti, politici in cerca di poltrone, falsi esperti che sgomitano nei blog e nei salotti televisivi, accademici falliti) che si adopera per alimentare la narrazione autoritaria della propaganda gialloverde. Una ciclopica macchina del fango che vive di vita propria e non ha nemmeno bisogno di essere attivata dai suoi beneficiari.

 

 

La rete trabocca di interventi che incitano all’odio, alla discriminazione e alla sospensione di pezzi dello stato di diritto da parte di personaggi più o meno “famosi” che ammiccano ai potenti. Non solo la propaganda trova nella cronaca nera una riserva infinita di argomenti, ma è anche sostenuta da un esercito di “volontari” a costo zero.

 

4) A tale “offerta” di propaganda e disinformazione, corrisponde una “domanda” altrettanto attiva. Il pubblico si beve ormai qualsiasi cosa, non solo perché non ha i mezzi per distinguere il falso dal vero. Il popolo è assetato di sangue e ha bisogno di conferme a sostegno dei suoi orientamenti cognitivi. Gli immigrati sono criminali, gli studiosi sono al soldo delle multinazionali, chi professa buoni sentimenti è un ipocrita che persegue loschi obiettivi, chi salva vite in mare è pagato dalla lobby ebraica e i mali italiani sono colpa di oscure potenze straniere. La propaganda fa facile presa sugli italiani perché gli italiani hanno un disperato bisogno di essa. Per molti, questa narrazione distopica alimenta una speranza malata: quella che, liberandoci dal giogo dei poteri forti che ci opprimono, conosceremo un boom economico senza precedenti, in cui le risorse cadranno dal cielo senza fare distinzioni tra chi merita e chi no.

 

5) Per tale motivo esiste una vasta quota della popolazione che, anche dopo che la falsa notizia è stata smentita dall’evidenza, decide di credervi comunque. L’impatto della falsa notizia è irreversibile, per loro. Fate un giro sui social per vedere quante persone credono che l’arresto degli studenti americani sia un’operazione dei servizi segreti per nascondere la vera nazionalità dell’assassino, con lo scopo di evitare tumulti di piazza (o sostenere il piano di sostituzione etnica ordito dalla lobby ebraica, secondo le versioni).

 

Non è che l’inizio. La sete di sangue e la necessità politica di alimentare tale sete (la domanda e l’offerta di propaganda autoritaria, in altre parole) sono destinate a salire di livello. La rete oggi pullula di persone che invocano la pena di morte, sapientemente aizzate da un leader che chiede “lavori forzati” e ricorda che “negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto ma…”.

 

6) La narrazione autoritaria e razzista del governo non ha una connotazione esclusivamente “distruttiva” come sembra. Non si limita a indicare nemici immaginari su cui indirizzare l’odio del popolo per catalizzare consenso. Implicitamente, suggerisce che una volta sconfitti tali nemici (l’Europa, i poteri forti, gli immigrati, la lobby ebraica, gli studiosi, eccetera), il popolo avrà il suo riscatto dalla crisi che tuttora l’attanaglia e godrà di un benessere senza precedenti.

Il governo propone quindi una visione del futuro che, seppur confusa e priva di fondamento, instilla anche una qualche dose di speranza nei suoi tifosi spaventati. Credere, obbedire, combattere per ottenere, in un futuro non meglio definito, la ricompensa. Le analogie coi regimi autoritari del passato sono ogni giorno più evidenti. L’unico modo per scardinare tale narrazione nell’immaginario del pubblico è contrapporgli una visione alternativa del futuro che sia altrettanto allettante, oltre che compatibile con la democrazia. Tuttavia, l’opposizione è annichilita e lascia che sia la propaganda a dettare l’agenda.

 

7) Non possiamo più ignorare il fatto che una frazione delle forze dell’ordine sembra disponibile ad alimentare la propaganda autoritaria. Le questure fanno filtrare materiali riservati che non dovrebbero giungere al pubblico. La foto segnaletica di Carola Rackete. Lo studente americano bendato e ammanettato: spunti preziosi per la propaganda, che infatti Salvini ha utilizzato senza scrupoli nei suoi post, a supporto della narrazione securitaria e autoritaria.

 

Ma non solo: alcune frange delle forze dell’ordine contribuiscono a diffondere in rete anche le false notizie. Come ha documentato Simone Fontana , la falsa notizia della cattura di quattro nordafricani è stata pubblicata da un collega della vittima e diffusa da un agente della Guardia di Finanza, che ha esposto le foto dei presunti colpevoli sulla sua pagina Facebook incitando al linciaggio. La bufala è stata cancellata troppo tardi, quando i volti dei 4 innocenti erano diventati ormai virali sollevando l’ennesima ondata di indignazione contro gli immigrati.

 

8) Né possiamo ignorare che una parte delle forze dell’ordine mostri una insofferenza crescente per le garanzie democratiche e manifesti (non solo sui social, ma anche in alcune dichiarazioni ufficiali) una adesione talvolta sfacciata alla causa autoritaria. La rimozione sistematica degli striscioni dissenzienti, il sequestro dei telefoni degli autori dei “selfie di protesta”, le minacce ai manifestanti, il pestaggio del cronista di Repubblica, il capo della Polizia che legge “come un segno di attenzione nei nostri confronti” la mania del ministro di travestirsi da poliziotto, il leader del sindacato autonomo che rivela l’esistenza di “un connubio indissolubile tra Lega e Polizia”.

Questo circuito fatto di media approssimativi e talvolta deliberatamente complici, leader autoritari e senza scrupoli, una parte (non ci è dato di sapere quanto numerosa) di forze dell’ordine compiacenti, e un popolo largamente obnubilato dalla propaganda e sempre più assetato di sangue è quanto di più pericoloso per la democrazia.

 

9) A Roma esiste un problema di ordine pubblico che non suscita il minimo interesse nelle persone che dovrebbero affrontarlo, cioè la sindaca Raggi e il ministro dell’interno, né nell’opposizione (che a Roma è particolarmente inesistente). Se il territorio è abbandonato dalle istituzioni e impantanato in uno sfacelo civico capillare e profondo, la criminalità prospera a ogni livello. Si va dai quartieri controllati dai clan a Ostia e Roma Est alle strade del centro pattugliate da spacciatori e truffatori di piccolo taglio. Tutti democraticamente accomunati dall’invasione della spazzatura.

 

10) Mentre alimenta la sete di sangue dei tifosi e rafforza la coesione del popolo contro nemici immaginari, la propaganda distrae dalle notizie scomode, come i finanziamenti russi alla Lega, e dalle vere emergenze che dovremmo affrontare. Il dibattito è polarizzato da storie prive di fondamento, come il Pd “partito di Bibbiano” e la caccia a fantomatici criminali nordafricani, o da pantomime ridicole che non dovrebbero interessare a nessuno (per esempio il “mandato zero” dei grillini). Discorsi che non incidono in alcun modo sul benessere del paese reale. Solo una èlite minuscola, e villipesa dai più, si è resa conto che l’Italia rischia concretamente di uscire dall’euro e per la prima volta dal dopoguerra si sta allontanando dal consesso delle democrazie occidentali.

La realtà e la storia ci presenteranno il conto e sarà salatissimo, ma a pagarlo non saranno le persone che ci hanno portato in questo disastro.

 

Fabio Sabatini
Professore Associato di Economia e Direttore dell ‘European PH.D. in Socio-Economic and Statistical Studies presso l’Università “La Sapienza” di Roma

 

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Chiusura Comparto Garantito FPN BCC: la comunicazione del Fondo Pensione

Tanto tuonò che piovve … ed ora abbiamo capito che l’ombrello ci era stato nascosto!!!

                                                                      … to be continued …

Al Fondo Pensione Nazionale:

  • non è bastato decidere autonomamente di chiudere repentinamente il comparto garantito “Orizzonte 5” senza il minimo coinvolgimento preventivo di tutti coloro (tanti!) che avevano scelto quel comparto.
  • non è bastato imputare la responsabilità della chiusura di tale comparto alle compagnie che lo gestivano, affermando che fossero state le stesse compagnie ad aver disdettato le polizze nell’agosto del 2018 (cosa quantomeno opinabile).
  • non è bastato “rettificare” quest’ultima affermazione pubblicando sul sito del Fondo Pensione la nota del 26 luglio dal titolo “EX COMPARTO ASSICURATIVO – ORIZZONTE 5″ in cui:
    • si motiva la chiusura del comparto per un “ovvio disinteresse” delle compagnie che hanno mandato deserto un bando di gara per il rinnovo della gestione del comparto; bando contenente condizioni assolutamente ed oggettivamente fuori mercato!
    • si apprende, guarda casa solo ora, a bando di gara concluso, dell’interesse di una “primaria compagnia” (di cui non è dato sapere né il nome né tantomeno le condizioni che praticherebbe) per la gestione del ben più modesto patrimonio (appena sette milioni di euro) derivante dal cosiddetto “TFR tacito” che, per legge, deve essere destinato ad un comparto che dia garanzia di restituzione del capitale.

Appare quantomeno anomalo che, mentre una “primaria compagnia” oggi abbia interesse per la gestione in ramo V di 7 milioni di euro per il “TFR tacito”, questa stessa compagnia oppure le 5 compagnie che gestivano nello stesso ramo circa 800 milioni di euro del vecchio comparto garantito “Orizzonte 5”, abbiano improvvisamente perso l’interesse a mantenere tale gestione.

Al Fondo Pensione non è bastato tutto ciò!

Ed ora stranamente, dopo le ultime nostre sollecitazioni, chiede formalmente a tutte le Aziende (a mezzo di una mail) di dare “avviso certo” ad ogni singolo aderente della sua nota del 26 luglio u.s. di cui sopra.

Il Fondo Pensione Nazionale con mail inviata in data 29 luglio 2019, avente ad oggetto “EX COMPARTO “ASSICURATIVO–ORIZZONTE 5 scrive alle aziende:

“Con riferimento a quanto in oggetto, si allega comunicazione informativa da trasmettere a tutto il personale dipendente iscritto al Fondo Pensione dietro rilascio di attestazione per presa visione che avrete cura di inoltrare in copia rispondendo alla scrivente struttura. Nel ringraziare per la preziosa collaborazione si porgono i migliori e più cordiali saluti.”

Per quanto ovvio vale la pena ricordare che nessuna lavoratrice e nessun lavoratore è tenuto a dover firmare per presa visione tale comunicazione.

Come pure è bene sottolineare che nessuna delle aziende destinatarie della mail del Fondo Pensione è obbligata a svolgere tale attività di divulgazione, né tantomeno può esercitare pressioni nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori per ottenere quanto richiesto dal Fondo pensione.

Invitiamo tutte e tutti a segnalarci con prontezza eventuali azioni vessatorie volte a raccogliere la, illegittimamente richiesta, attestazione di presa visione.

Nel ringraziare per l’attenzione e la collaborazione Vi salutiamo cordialmente.

 

FISAC CGIL

Coord. Nazionale Credito Cooperativo

 

Scarica il comunicato in formato PDF

Vai al sito del Fondo Pensione e leggi la circolare del 26 luglio 2019




Germania: le banche chiedono gli interessi ai depositanti

L’era dei tassi ai minimi storici inizia a far sentire i suoi effetti negativi sui risparmiatori. Secondo un sondaggio del portale di confronto prezzi biallo.de citato dalla Sueddeutsche Zeitung sono sempre di più in Germania le banche che impongono tassi di interesse negativi sui depositi: vale a dire che i clienti devono pagare per depositare sul conto i propri soldi, invece che ricevere un interesse positivo. Su circa 160 istituti coinvolti, 107 banche e casse di risparmio hanno dichiarato di aver applicato tassi di interesse negativi. Per i due terzi degli istituti il tasso negativo applicato è lo 0,4% annuo, esattamente lo stesso tasso di mora che le banche pagano per parcheggiare il denaro presso la Banca centrale europea. Si tratta di 4.000 euro per un deposito da un milione di euro.

Secondo il sondaggio se la Bce, come annunciato, dovesse allentare ancora la politica monetaria producendo un ulteriore abbassamento dei tassi, allora potrebbe aumentare il numero delle banche che introducono tassi negativi sui depositi. Del resto non va meglio a chi decide in alternativa di investire in titoli di Stato, visto che il 90% dei bond emessi da Berlino ha ormai tassi negativi.

Il quotidiano Bild ha raccontato il caso della Cassa di risparmio di Amburgo, che ha annunciato lo scioglimento entro settembre dei 16.000 contratti di piani di risparmio con premi garantiti dopo 15 anni, stipulati tra il 1993 e il 2005, motivandola con l’eccessiva onerosità dei termini alla luce delle nuove condizioni dei tassi d’interesse.

 

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it




Pop. Bari: firmato protocollo sulle politiche commerciali

Dopo un lungo periodo di relazioni sindacali complicate dal senso d’incertezza che ammorbava tutta l’azienda e che ha comportato esasperanti allungamenti dei tempi negoziali, ecco che improvvisamente è “l’azienda” che ha urgenza di concludere accordi. In un paio di mesi abbiamo finalmente regolamentato il Customer Center, questione sul tavolo da due anni (almeno), abbiamo istituito il “lavoro agile (smart working)” concettualmente avversato dalla banca negli anni scorsi ed infine, ieri 25 luglio 2019, dopo circa nove mesi di trattativa, abbiamo sottoscritto un accordo di importanza storica e di immensa valenza sociale in Banca Popolare di Bari:

PROTOCOLLO DELLE POLITICHE COMMERCIALI E
ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Premesso che il riferimento normativo è l’ ACCORDO NAZIONALE SU POLITICHE COMMERCIALI E ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO dell’ 8 febbraio 2017, sottoscritto dalle OO.SS. ed ABI, procediamo con l’illustrazione dei punti più significativi del nostro accordo, così da poter chiarie A TUTTI quali sono gli ambiti nei quali, secondo queste sigle sindacali e l’ azienda, si possano definire le corrette “politiche commerciali” nel Gruppo Banca Popolare di Bari.

L’ Accordo individua, tra l’altro, i seguenti fondamentali principi:

  • l’individuazione di azioni e comportamenti atti a favorire lo sviluppo di politiche commerciali sostenibili, rispettose della personalità e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori in un clima  aziendale di trasparenza e collaborazione”;
  • “favorire rapporti con la clientela volti a creare relazioni durature, positive e costruttive, basate sulla fiducia e sulla capacità di rispondere alle esigenze della clientela con competenza, trasparenza ed efficienza, nel pieno rispetto delle norme vigenti e dei valori etici”;
  • tutti i comportamenti tenuti nell’esercizio delle funzioni di propria competenza e responsabilità devono essere improntati alla massima integrità, onestà, correttezza, lealtà, equità, obiettività, tutela della  persona, trasparenza, riservatezza e responsabilità nell’uso oculato dei beni e delle risorse aziendali, ambientali e sociali”.

Sulla base di questi principi si è convenuto di:

1.        Costituire la Commissione Paritetica di Gruppo per le Politiche Commerciali

 composta da due componenti per ogni Organizzazione Sindacale del Gruppo Banca Popolare di Bari firmataria dell’ Accordo e due esponenti nominati da ciascuna società del Gruppo,

  • assume tutte le funzioni ed i compiti previsti dall’Accordo 8 febbraio 2017 e quindi sarà l’organismo

deputato a:

  1. garantire il confronto tra le parti in merito alle tematiche del presente Accordo;
  2. esaminare le  segnalazioni  ricevute,  garantendo  massima  riservatezza  e  l’anonimato  del segnalante;
  3. analizzare e classificare le segnalazioni pervenute;
  4. accertate le violazioni la Commissione riceverà, in tempi congrui, comunicazione da parte dell’Azienda dei provvedimenti adottati o da adottare, al fine di eliminare l’anomalia nonché le opportune misure organizzative finalizzate a prevenire comportamenti inadeguati;
  5. indirizzare e favorire l’a ttua zione c oer ent e di quanto previsto nel presente accordo;
  6. verificare e monitorare le misure messe in atto, per il rispetto del presente Accordo, con particolare riguardo a quelle finalizzate a rimuovere comportamenti difformi o anomali nonché interventi volti a migliorare il clima aziendale e la qualità dei rapporti tra le lavoratrici ed i lavoratori;
  7. interloquire con la Commissione Nazionale costituita in relazione all’Accordo Nazionale 8 febbraio 2017;
  8. informare la Commissione Nazionale;
  • per l’espletamento della propria attività, potrà ricorrere al supporto delle funzioni aziendali competenti nelle materie di volta in volta affrontate;
  • si riunisce di norma ogni sei mesi o a richiesta di almeno una delle parti, in quest’ultimo caso dovrà

riunirsi entro 20 giorni dalla richiesta;

2.        Come inviare le segnalazioni dei comportamenti ritenuti non coerenti

 modalità di “ascolto attivo” delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso un’ apposita casella di posta elettronica (politiche.commerciali@popolarebari.it), abilitata a ricevere le segnalazioni delle lavoratrici e dei lavoratori che potranno pervenire anche per il tramite dei rappresentanti  sindacali;

Al fine di preservare chi effettua la segnalazione da azioni discriminatorie o in genere penalizzanti è garantita la massima riservatezza, nel rispetto degli obblighi di legge in materia di privacy.

3.        Obiettivi Commerciali

Gli obiettivi commerciali saranno assegnati tenendo conto di fattori di tempestività e trasparenza, definiti secondo criteri di oggettività e sostenibilità nel tempo, considerando le peculiarità dei mercati e delle aree di business.

4.        Monitoraggio e analisi dei dati commerciali

La storia recente della BPB è piena di usi distorti di forme, di metodi e di strumenti comunicativi che hanno ingenerato deleterie prassi di “gestione dei rapporti interpersonali” soprattutto nella rete,  malgrado  le reiterate denunce ed “interventi” sindacali finalizzati a sopprimere gli “squallidi riti” che tutti noi ormai sappiamo.

L’ Accordo Aziendale 25 luglio 2019, quindi, stabilisce che al fine di evitare comportamenti non conformi ai principi e alle norme enunciati nell’Accordo Nazionale dell’ 8 febbraio 2017 e nell’Accordo stesso, nel Gruppo Banca Popolare di Bari il monitoraggio e l’analisi dei dati commerciali avvenga secondo le seguenti modalità:

  • le comunicazioni aziendali improntate al rispetto della normativa vigente, evitando messaggi, che possano risultare fuorvianti o vessatori nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, lesivi della loro dignità e professionalità;
  • l’ intera trattazione del Monitoraggio e della rilevazione dei dati commerciali nel pieno rispetto di quanto previsto d all’ 4 della Legge 300/1970 (controllo a distanza del lavoratore) nonché delle altre normative, con particolare riguardo alle indicazioni del Garante sulla Privacy;
  • i contatti aziendali (telefonate, e-mail, sms, messaggi tramite piattaforme elettroniche) effettuati esclusivamente per il tramite di strumenti aziendali, escludendo perciò l’uso di telefoni personali/privati, comunque improntati al rispetto della normativa vigente in materia di orario di lavoro, evitando gli abusi, l’eccessiva frequenza e le ripetizioni, nel pieno diritto alla disconnessione, che in quest’accordo viene definita;
  • le riunioni di orientamento commerciale, incluse le “call conference” e le “riunioni informali”, effettuate nel rispetto delle norme sulla prestazione lavorativa ed etica, convocate con adeguato preavviso e svolgersi nel rispetto dell’orario di lavoro (C.C.N.L.) evitando orari a ridosso della fine dell’orario di lavoro;
  • il monitoraggio degli andamenti commerciali tramite modalità strutturate e procedure informatiche uniformi a livello aziendale;
  • la comunicazione dei dati commerciali, finalizzata al riscontro delle unità operative circa gli obiettivi assegnati, dovrà essere effettuata attraverso l’utilizzo di processi aziendali uniformi che evitino abusi, un’eccessiva frequenza ed inutili

Pertanto sono da ritenersi non conformi tutti i comportamenti contrari ai principi sin qui espressi, quali, a titolo non esaustivo, i seguenti:

  • predisposizione di elenchi comparativi, nominativi e/o tra filiali/unità operative, salvo quelli riservati alle posizioni organizzative di coordinamento e con la finalità di individuare i punti di forza e le aree di miglioramento, che non potranno comunque essere diffusi;
  • richieste di previsioni di vendita a clientela. Vengono fatte salve le richieste di informazioni relative ad operazioni già in corso;
  • comunicazioni rivolte a singoli o a gruppi di colleghi contenenti richieste di informazioni e dati relativi all’attività commerciale, già ottenibili dai sistemi informativi aziendali;
  • predisposizione e diffusione di materiali ad hoc relativi a prodotti e/o servizi che non abbiano carattere di ufficialità aziendale;
  • predisposizione di menzioni speciali e/o premiazioni, non aventi carattere di ufficialità a livello aziendale;
  • tutti i comportamenti difformi o tendenti ad eludere quanto indicato nell’Accordo Nazionale dell’8 febbraio 2017 e nell’ Accordo Aziendale 25 luglio

5.        Disconnessione

Un principio nuovo entra nelle norme che regolamentano il rapporto di lavoro nel Gruppo BPB, è il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro.

Il diritto di poter disporre del proprio tempo libero, cioè dopo l’orario di lavoro o durante le proprie ferie, senza l’incubo della … “telefonata dall’ ufficio”, o della mail del capo, sul telefonino non aziendale o sulla mail personale.

Si è stabilito, quindi, che le comunicazioni inerenti la prestazione lavorativa (a titolo esemplificativo ma non esaustivo: funzionali, organizzative, commerciali) possono avvenire, sia in entrata che in uscita, solo per il tramite di mezzi strumentali e canali dell’Azienda e solo durante l’orario della prevista prestazione lavorativa.

6.        Retribuzione variabile

I sistemi incentivanti e le eventuali iniziative commerciali dovranno essere declinati in coerenza con i principi dell’Accordo aziendale 25 luglio 2019 e dell’Accordo Nazionale 8 febbraio 2017, promuovendo la valorizzazione del lavoro di squadra e la centralità della clientela.

Il budget annuale dovrà essere comunicato alle strutture in tempi congrui.

Il sistema incentivante dovrà essere comunicato alle Organizzazioni Sindacali nei termini contrattualmente previsti.

7.        Formazione

Fattore strettamente legato ai principi sopra citati e pertanto, anche nell’ accordo in argomento, si prevede che nei piani formativi saranno inseriti specifici corsi di formazione individuati dal confronto nella Commissione Paritetica, dedicati al potenziamento delle professionalità e competenze, sia tecniche, sia relazionali. In particolare sviluppare i principi generali di responsabilità sociale e sostenibilità nonché la divulgazione dei contenuti del presente Accordo, anche nei programmi formativi per ruoli di responsabilità.

La formazione sopra descritta sarà continua, specifica e specialistica, finalizzata a prevenire e contrastare situazioni di criticità, diffondendo una cultura improntata ai valori di rispetto delle persone, responsabilità, fiducia, collaborazione e trasparenza.

8.        Responsabilità e tutele

In materia di responsabilità e tutele, l’Accordo assicura la piena applicazione delle garanzie di legge e di contratto, a sostegno, sia sul piano civile che penale, di coloro che abbiano operato nel rispetto delle istruzioni ricevute e di quanto disciplinato dal C.C.N.L. in materia di tutele per fatti commessi nell’esercizio delle funzioni e responsabilità civile verso terzi, che costituisce un quadro di tutele ampio ed esauriente.

L’ Accordo ha validità fino al 31 dicembre 2020, potrà essere oggetto di revisioni in occasione di eventuali variazioni del quadro normativo contrattuale di riferimento, sarà oggetto di verifica entro il 31 marzo 2020 per eventuali integrazioni o modifiche da apportare.

 

Bari, il 26 luglio 2019

 

Segreterie di Coordinamento
FABI FIRST/CISL FISAC/CGIL UILCA UNISIN
Gruppo Banca Popolare di Bari

 

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